Corte Suprema

  • Aborto bocciato in Senato: ossigeno per i giudici

     

     

    di Tommaso Scandroglio

    Seconda bocciatura al Senato degli Stati Uniti per la legge (Women’s Health Protection Act) voluta dai Democratici per legalizzare l’aborto in tutta la Nazione: 49 voti a favore, 51 contrari. La famigerata sentenza Roe vs Wade, che forse grazie alla Corte Suprema andrà in soffitta (clicca qui e qui per un approfondimento), ha permesso a molti Stati di varare leggi abortiste più o meno liberali. Con questa legge i Democratici vorrebbero tradurre il contenuto della Roe in un testo legislativo che imporrebbe vincoli pro-aborto a molti Stati.

    La bocciatura servirà sicuramente a livello psicologico ai giudici conservatori della Corte Suprema per confermare anche in futuro la decisione di cancellare la sentenza Roe, in un momento in cui su di loro si sta esercitando una pressione mass-mediatica e politica elevatissima e in cui sono oggetto di violenti attacchi verbali e non solo, come la Bussola ha già evidenziato.

    Come ricordava Luca Volontè da queste colonne un paio di mesi fa, questo disegno di legge prevedeva: “L’eliminazione di tutte le leggi statali e federali sul consenso dei genitori in relazione all’aborto delle minorenni; il divieto di tutte le leggi che prevedono non solo un consenso della madre che intende abortire ma anche pause di riflessione e presa visione delle immagini digitali del proprio figlio; il divieto per gli Stati di approvare leggi per proteggere i bambini sino alle 20 settimane (come avviene per la Corea del Nord, la Cina, il Vietnam, Singapore, il Canada e i Paesi Bassi); il licenziamento per i medici e le infermiere che si oppongono all’aborto e il taglio di tutti i fondi pubblici per gli ospedali di ispirazione religiosa che non eseguono aborti nelle proprie strutture; l’eliminazione di ogni limite al finanziamento federale diretto, con i soldi dei contribuenti, alle strutture che compiono gli aborti nel Paese”. Inoltre la bozza legittimava l’aborto fino alla nascita anche per motivi meramente psicologici.

    Il presidente Biden ha reagito in modo stizzito, come possiamo leggere da una sua dichiarazione pubblicata sul sito della Casa Bianca: “Ancora una volta - quando i diritti fondamentali sono a rischio presso la Corte Suprema - i repubblicani del Senato hanno bloccato l’approvazione del Women’s Health Protection Act, un disegno di legge che protegge in modo positivo l’accesso all’assistenza sanitaria riproduttiva. Questa incapacità di legiferare arriva in un momento in cui i diritti costituzionali delle donne sono sotto attacco senza precedenti e va contro la volontà della maggior parte del popolo americano”. Per l’ennesima volta il sedicente cattolico Biden non fa mistero di essere a favore dell’aborto e sposa la tesi che abortire sia un diritto e addirittura un diritto fondamentale, tesi ribadita anche in questo passaggio: “I repubblicani al Congresso - nessuno dei quali ha votato a favore di questo disegno di legge - hanno scelto di ostacolare il diritto degli americani di prendere le decisioni più personali sul proprio corpo, sulla propria famiglia e sulla propria vita”.

    L’affermazione poi che la maggior parte del popolo americano la pensa come lui andrebbe di certo provata, dato che sempre più Stati stanno modificando la propria disciplina normativa in senso pro-vita. L’ultimo caso è l’Ohio, dove è stato proposto un disegno di legge per vietare l’aborto quasi in ogni caso.

    Biden, però, non si arrende e prevede di riproporre la legge in futuro. A tal fine indica la strategia per vederla approvata: vincere le prossime elezioni a novembre. “Per tutelare il diritto di scelta, gli elettori devono eleggere più senatori pro-choice questo novembre e restituire alla Camera una maggioranza pro-choice. Se lo faranno, il Congresso potrà approvare questo disegno di legge a gennaio e farlo avere sulla mia scrivania, così potrò firmarlo”. Il calo di consensi di Biden però fa ben sperare che potrebbe accadere l’opposto.

    Infine una non troppa velata dichiarazione di guerra alla Corte Suprema che vuole cancellare la sentenza Roe vs Wade: “La mia amministrazione non smetterà di lottare per proteggere l’accesso alle cure riproduttive delle donne. Continueremo a difendere i diritti costituzionali delle donne a compiere scelte riproduttive, come riconosciuto in Roe vs Wade quasi mezzo secolo fa, e la mia amministrazione continuerà a ricercare le misure e gli strumenti a nostra disposizione per ottenere proprio questo”.

    La bozza della Corte Suprema trafugata illegalmente e quest’ultima bocciatura in Senato della legge abortista voluta dai Democratici hanno reso ancor più profondo il fossato tra pro-life e pro-choice, non solo a livello sociale, ma anche a livello politico e hanno acuito il clima di scontro tra le due fazioni. Se i difensori della vita vinceranno questo fondamentale match, tale vittoria potrebbe rappresentare la sponda ideale anche in altri Stati per rimettere mano alle varie leggi abortiste nazionali. Italia compresa.

    Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 14 maggio 2022. 

  • Aborto negli Usa. L’inizio della fine?

     

     

    di Samuele Maniscalco

    La Corte Suprema degli Stati Uniti d’America ha iniziato ad esaminare la causa costituzionale intentata dalla Jackson Women’Health Organization contro una legge varata nel 2018 dal parlamento del Mississippi.

    La norma contestata dalla sinistra vieta il ricorso all’aborto dopo la quindicesima settimana di gravidanza (eccetto emergenze mediche e gravi anomalie fetali), in contrasto con quanto stabilito nel 1992 dalla sentenza Planned Parenthood v. Caseysecondo la quale, invece, l’aborto è praticabile fino a quando il feto non sia autosufficiente.

    Cioè fino a sette mesi di gravidanza…

    Il tema, è dunque di epocale importanza.

    Dopo il dibattito generale svoltosi in aula la mattina del 1 dicembre scorso, i pro life americani hanno espresso un cauto ottimismo per una sentenza che arriverà non prima del giugno 2022.

    C’è infatti la generale impressione che la famosa sentenza Roe v. Wade che nel 1973 legalizzò l’aborto, possa essere ribaltata o quantomeno limitata, con effetti a cascata sull’intero sistema abortista.

    Ne sono consapevoli anche a sinistra.

    Ad esempio, intervistata da Il Manifesto1, la giurista, docente e studiosa Mary Ziegler non ha nascosto il suo disappunto per una battaglia che ritiene quasi vinta dai pro life:

    Personalmente credo che per Roe e Casey sarà la fine, o l’inizio della fine. Per legittimare la legge del Mississippi la Corte ha solo due possibilità: rovesciare Roe v. Wade o cambiarne il significato. […] La Corte dovrà stabilire o che la viabilità(del feto, ndr) è un parametro incostituzionale, o che non esiste un diritto a scegliere l’aborto.

    Leggere l’intera intervista è estremamente interessante.

    Se ne ricava infatti l’importanza di non cedere mai a compromessi su questioni fondamentali come la difesa della vita: il compromesso è infatti la moneta tipica della sinistra per trasbordare i buoni da posizioni intransigenti a posizioni sempre più blande.

    Negli Stati Uniti è successo invece l’esatto contrario. E il prossimo anno, a cinquant’anni dalla legalizzazione dell’aborto, i pro life potrebbero cogliere una vittoria clamorosa.

    Una cosa è comunque certa: a giugno, quale che sia la decisione della Corte, l’America sarà ancora più divisa.

    E non è detto che sia un male.

     

    Note

    1. Aborto negli Stati Uniti, l’inizio della fine? – Il Messaggero, 01.12.21

     

    © La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte.

  • La bozza del parere sulla Roe versus Wade mostra come una legge ingiusta non possa mai consolidarsi come una legge

     

     

    di John Horvat

    Come era prevedibile, la bozza del parere - votata a maggioranza - sulla sentenza pro aborto Roe versus Wade, firmata dal giudice Samuel Alito e poi trapelata ai media, sta infiammando il Paese. L'inattesa rivelazione dell'intenzione della Corte Suprema di rovesciare la Roe v. Wade dà alla sinistra rabbiosa il tempo di mobilitarsi in difesa dell'aborto procurato. Difatti, sta ora intimidendo il pubblico con minacce di violenza e di "furore".

    Naturalmente, il presente dibattito non riguarda solo il parere del giudice Alito. La maggior parte degli attivisti abortisti probabilmente non l'ha neppure letto. Tuttavia, capisce il danno che arrecherà alla loro causa e orienta il dibattito in modo da enfatizzare i punti drammatici.

    Allo stesso modo, anche la maggior parte dei pro-life americani non ha letto il documento di 98 pagine. Ma pure loro sanno cosa esso significhi per la loro causa. Essi non si illudono sul fatto che il documento sia il minimo che ci si possa aspettare da questi giudici e che fermerà l'aborto, ma comprendono che potrebbe essere un passo significativo verso questo obiettivo. Se fosse finalmente pubblicato, potrebbe anche essere un duro colpo psicologico per la causa abortista in tutto il mondo.

    Entrambe le parti sanno che il documento non è quello che sembra. Tuttavia, comprendono il valore simbolico del parere e del suo potente impatto sul pubblico. Per la prima volta, questo parere dimostra che agli occhi della Corte Suprema la Roe v. Wade non è una legge consolidata. Costringe la parte favorevole all'aborto ad ammettere che questo mal definito "diritto" può essere ribaltato. Chiunque vinca questa battaglia simbolica vince la guerra.

    Il problema dell'originalismodebole e traballante

    In gioco si trovano due prospettive giuridiche inconciliabili. La sinistra nega l'esistenza di una legge morale. Rifiuta quindi qualsiasi restrizione nei confronti di un individuo, anche se si tratta di un bambino innocente nel grembo materno. La posizione pro-vita afferma una legge morale universale, che dichiara che l'uccisione di una vita umana innocente è sempre e ovunque un omicidio e deve quindi essere proibita.

    Il parere di Alito non entra in questo dibattito di prospettive morali, ma si limita ad evidenziarlo.

    Il problema del parere del giudice Alito è che si basa su un originalismo1debole e traballante, che non rappresenta né una minaccia né una vittoria per nessuna delle due parti. Il parere condanna giustamente la Roe v. Wade come una legge costruita male. Tuttavia, si tratta di un'obiezione quasi tecnica, che non entra nel merito della questione morale.

    La posizione del giudice soffre di una mancata volontà di tornare alla lunga tradizione occidentale della Legge Superiore2, rimanendo nella falsa sicurezza di una legge positiva creata dall'uomo e che può cambiare nel tempo. Così viene scartata la solidità di una legge morale naturale data da Dio che è valida per tutti i tempi, luoghi e popoli, giacché si basa su una natura umana immutabile.

    Una posizione così superficiale non risolve questo problema. I giudici devono avere il coraggio di tornare alla legge morale naturale.

    L'aborto non è una legge consolidata

    Il merito del parere sta nell’umile riconoscimento che la sentenza Roe v. Wade è una legge sbagliata. Anche dei giuristi liberali lo hanno ammesso nel corso degli anni. La bozza della maggioranza ha il coraggio di proclamare che l'aborto procurato non è una legge "consolidata".

    Il giudice Alito si scusa ulteriormente ammettendo che la Corte Suprema è responsabile di questa cattiva legge che ha polarizzato il paese. Egli afferma che solo la Corte può rimediare al grave errore, che ha tolto tante vite in quasi mezzo secolo, abolendo la Roe. Per due volte, il giudice Alito afferma che la Roe "era gravemente sbagliata". Questo è il primo e gradito mea culpa della Corte Suprema.

    Nelle parole del giudice cattolico: "La Roe era clamorosamente sbagliata fin dall'inizio. Il suo ragionamento era eccezionalmente debole e la decisione ha avuto conseguenze dannose. E lungi dal portare a una soluzione nazionale della questione dell'aborto, Roe e Casey hanno infiammato il dibattito e approfondito la divisione". (p. 6). Più avanti, Alito lo ribadisce, affermando che "Roe era.... gravemente sbagliata e profondamente dannosa". Per ragioni già spiegate, l'analisi costituzionale di Roeandava molte oltre ogni ragionevole interpretazione delle varie disposizioni costituzionali a cui vagamente faceva riferimento" (p. 40).

    Una legge ingiusta non è affatto una legge

    Nel sottolineare gli errori della Roe, il giudice della Corte Suprema rafforza la massima giuridica lex iniusta non est lex, cioè una legge ingiusta non è affatto una legge. Nato con Sant'Agostino, questo concetto è stato ulteriormente ampliato da San Tommaso d'Aquino e proclama che lo scopo della legge è quello di sostenere la giustizia a beneficio del popolo governato. Una legge ingiusta vanifica lo scopo del diritto e quindi cospira contro di esso. Questa visione logica corrisponde alla legge morale naturale.

    Le umili scuse offerte a nome della Corte possono servire come una prima espiazione per un peccato nazionale che ha gravemente offeso Dio e macchiato profondamente l'onore dell'America.

    Tuttavia, è necessario molto di più. Una legge ingiusta non potrà mai essere una legge consolidata. I giudici devono fare di più. Devono trovare il coraggio di entrare nella grande battaglia morale che sta al centro più candente della guerra culturale americana. Devono abbandonare la finzione amorale, relativista e secolarista dell'originalismo, che consente soluzioni a metà. Come trapelato, la bozza di Alito votata dalla maggioranza sosterrà i divieti di aborto in metà degli Stati, riconoscendo al contempo la legalità dell'aborto post-natale in altri. La vile omissione della Corte di condannare l'errore morale dell'aborto procurato non fa che aggravare i problemi della nazione.

    La Corte Suprema deve abbracciare la lex iusta. Ancorata alla più alta legge morale naturale, una legge giusta è e sarà sempre una vera legge.

     

    Note

    1. “Il principio o la convinzione che un testo debba essere interpretato in modo coerente con il modo in cui sarebbe stato inteso o era destinato a essere inteso al momento in cui è stato scritto (specialmente nel caso della Costituzione americana) – Dizionario di Oxford.

    2. Principio di legge divina o morale considerato superiore alle costituzioni e alle leggi promulgate – Merriam Webster.

     

    Fonte: Tfp.org, 17 maggio 2022. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

    © La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte.

  • MAGNIFICAT PER LA VITA!

     

     

    In una decisione storica, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha ribaltato la sentenza del 1973 nota come Roe vs. Wade, che stabiliva un “diritto” costituzionale ad abortire, vietando quindi gli Stati membri della Federazione di adottare leggi in difesa della vita nascitura.

    La sentenza della Corte Suprema non dichiara l’aborto illegale, ma toglie il divieto federale, lasciando quindi i singoli Stati liberi di adottare leggi in tutela della vita innocente. Si calcola che la metà degli Stati adotteranno simili leggi già nelle prossime settimane.

     

    L’Associazione Tradizione Famiglia Proprietà - TFP:

    - si rallegra con questa sentenza, che tutela la vita umana innocente, un dono di Dio;

    - ringrazia la Madonna dell’Immacolata Concezione, Patrona degli Stati Uniti, per il suo continuo e maternale sostegno;

    - si congratula col movimento pro-life americano che, dopo ben mezzo secolo di lotta, finalmente raccoglie questa importante vittoria;

    - fa un appello ai difensori della vita in Italia affinché riprendano animo nella lotta per bandire dal nostro Paese quel “crimine abominevole”, come il Concilio Vaticano II definì l’aborto;

    - segnala come l’unica tattica che porta alla vittoria è “no exception, no compromise!”, e rigetta pertanto la strategia di difesa della Legge 194 come un male minore.

     

    Roma, 24 giugno 2022

    Festa Del Sacro Cuore di Gesù

    Associazione Tradizione Famiglia Proprietà

    Via Nizza, 110 — 00198 Roma

    www.atfp.it     Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

  • Sarà abolito l’aborto negli Stati Uniti?

     

     

    di Tommaso Scandroglio

    Forse la Corte Suprema degli Stati Uniti potrà mandare in soffitta la famigerata sentenza Roe vs Wade del 1973 che legalizzò l’aborto in tutto il Paese, a cui seguì nel 1992 un’altra storica sentenza dello stesso tenore: Planned Parenthood v. Casey. Ma, come vedremo, la prudenza è doverosa per più motivi.

    La Corte è stata chiamata a vagliare una decisione della 5th Circuit Court of Appeals con sede a New Orleans che riteneva incostituzionale la legge del 2018 del Mississippi la quale prevede la possibilità di vietare l’aborto dopo la 15esima settimana di gestazione. Sui media per ora sta circolando solo la prima bozza di proposta di voto della Corte per cancellare la due sentenze appena citate, a cui forse sono già seguite altre bozze. Questo documento – redatto dal giudice Samuel Alito a febbraio, ma diventato di dominio pubblico solo in questi giorni–- ha ricevuto il placet di altri quattro giudici repubblicani che siedono presso la Corte: Clarence Thomas, Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett. I giudici democratici, Stephen Breyer, Sonia Sotomayor e Elena Kagan, pare che stiano elaborando una contro-bozza. Il presidente della Corte suprema John Roberts non si sa che decisione prenderà al riguardo.  
     
    C’è da appuntare che raramente nella storia della Corte un documento così riservato è stato pubblicato anzi tempo. Pare proprio che questa fuga di notizie sia stata architettata da qualcuno per danneggiare l’iniziativa dei giudici conservatori. Infatti ora, prima di arrivare al verdetto finale atteso tra un paio di mesi, ci sarà tutto il tempo per aizzare le piazze, per mobilitare i media e soprattutto per votare al Congresso una norma, già annunciata da Biden, che legittimi l’aborto in tutto il Paese, vanificando così un’eventuale pronuncia della Corte contro l’aborto.
     
    Ma veniamo al contenuto della bozza, evidenziandone solo alcune parti per motivi di spazio. Innanzitutto il documento di certo non pecca in quanto a chiarezza: «Riteniamo […] che la Costituzione non attribuisca il diritto all’aborto. Roe e Casey devono essere annullate. È tempo di dare ascolto alla Costituzione e l’autorità di regolamentare l’aborto deve essere restituita al popolo e ai suoi rappresentanti eletti». Ciò a voler dire che, se anche la Corte buttasse nel cestino queste due sentenze, l’aborto non diventerebbe automaticamente reato in tutta la Nazione, ma “semplicemente” la sua disciplina verrebbe demandata ai parlamenti dei singoli stati, parlamenti che, ad oggi, hanno dovuto legiferare in materia rispettando i vincoli giuridici presenti nelle sentenze Roe e Casey. E quindi alcuni stati probabilmente continuerebbero a legittimare l’aborto pienamente, altri lo permetterebbero ma prevedendo alcuni vincoli e altri ancora, forse, lo vieterebbero in toto.
     
    Nel testo della bozza si possono sottolineare anche altre affermazioni dinamitarde per il mainstream attuale: «Roe aveva terribilmente torto sin dall’inizio. Il suo ragionamento è stato eccezionalmente debole e la decisione ha avuto conseguenze dannose. E lungi dal portare a una soluzione nazionale sulla questione dell’aborto, Roe e Casey hanno acceso il dibattito e approfondito la divisione». Sul tema della divisione sociale provocata dalla legittimazione dell’aborto la bozza insiste ancora: «Roe non è certo riuscita a porre fine alla divisione sulla questione dell’aborto. Al contrario, Roe ha ‘infiammato’ una questione nazionale che è rimasta amaramente divisiva nell’ultimo mezzo secolo. […] L’incapacità di questa Corte di porre fine al dibattito sulla questione non avrebbe dovuto sorprendere.
     
    Questa Corte non può tendere ad una soluzione permanente di una polemica nazionale che genera rancori semplicemente dettando un accordo e dicendo al popolo di andare comunque avanti. Qualunque sia l’influenza che la Corte può avere sull’atteggiamento della gente, [questa influenza] deve derivare dalla forza delle nostre argomentazioni, non da un tentativo di esercitare il ‘crudo potere giudiziario’». Insomma, per Alito e i suoi colleghi, la Corte suprema che decise dei casi Roe e Casey impose la propria decisione ad un’intera Nazione non con la forza delle idee, ma con la forza dell’ideologia. E infatti un’altra critica riguarda l’irrigidimento della disciplina normativa statuale su questa materia provocata dalla Roe vs Wade: «Negli anni precedenti [a Roe v. Wade], circa un terzo degli Stati aveva liberalizzato le proprie leggi, ma Roe ha interrotto bruscamente quel processo politico. Ha imposto lo stesso regime fortemente restrittivo all’intera Nazione e ha di fatto demolito le leggi sull’aborto di ogni singolo Stato».
     
    Alito poi insiste che il presunto diritto ad abortire non fa parte del portato culturale statunitense, né è presente nella tradizione giuridica americana: «la conclusione inevitabile è che il diritto all’aborto non è profondamente radicato nella storia e nelle tradizioni della Nazione», anche perché esiste «una tradizione ininterrotta di proibire penalmente l’aborto [… ] dai primi giorni della Common law fino al 1973. […] Fino all’ultima parte del 20° secolo, nella legge americana non c’era nessun puntello per avvalorare un diritto costituzionale ad abortire. Zero. Nessuno. Nessuna disposizione costituzionale statale aveva riconosciuto un tale diritto». 
     
    La bozza poi afferma giustamente che la distinzione presente in Roe vs Wade tra feto che può sopravvivere o non sopravvivere una volta nato «non ha senso». Ma proseguiamo: il parere, anticipando una possibile obiezione degli avversari, afferma che non è inusuale che la Corte sconfessi se stessa e ribalti certi orientamenti da lei assunti nel passato. Ed efficacemente cita alcuni propri pronunciamenti sulla segregazione razziale. Inoltre il giudice Alito tiene a precisare che non ci può essere fissismo giuridico da parte della Corte riguardo ad un tema su cui, in questi decenni, la sensibilità sociale è cambiata ed è cambiata in favore della vita: «La Corte ha mandato in cortocircuito il processo democratico, impedendo di parteciparvi ad un gran numero di americani che hanno dissentito in vari modi da Roe». Da qui la conclusione: «Roe e Casey rappresentano un errore che non può essere lasciato in piedi».
     
    Il giudice Alito, inoltre, sa bene che questa decisione entrerà in rotta di collisione con il politicamente corretto: «Non possiamo permettere che le nostre decisioni siano influenzate da condizionamenti esterni come la preoccupazione per la reazione del pubblico al nostro lavoro. Non pretendiamo di sapere come reagirà il nostro sistema politico o la nostra società alla decisione odierna di annullare Roe e Casey . E anche se potessimo prevedere cosa accadrà, non ci potremmo permettere che questa conoscenza influenzi la nostra decisione».
     
    La conclusione è chiarissima: «Riteniamo che Roe e Casey debbano essere annullate. La Costituzione non fa alcun riferimento all’aborto e nessun diritto del genere è implicitamente tutelato da alcuna disposizione costituzionale». 
     
    Questi sono solo alcuni estratti della bozza, composta da ben 93 pagine. Come accennato, la decisione definitiva arriverà tra circa due mesi e in questo lasso di tempo tutto potrà ancora accadere.
     

    Fonte: Corrispondenza Romana, 4 maggio 2022. 

  • USA: PERCHÉ I GIUDICI CONSERVATORI DELLA CORTE SUPREMA DELUDONO CHI LI ELEGGE NON RICONOSCENDO IL DIRITTO NATURALE

    I conservatori rimangono giustamente delusi quando i giudici da loro nominati tradiscono i loro principi in favore di un modello giuridico senza bussola morale. Non riescono a capire come questi trovino "diritti" e "libertà" sconosciuti in nome di un costituzionalismo deviato che ignora il solido caposaldo delle verità fondamentali basate sulla tradizione e la morale.

     

    di John Horvat

    Il diritto moderno ha un'avversione per la legge naturale. L'establishment giuridico la considera come un'erbaccia che ostacola il suo processo privando la legge moderna della sua neutralità morale. Non vede alcuna ragione per riconoscere una legge naturale superiore, inscritta nel cuore degli uomini, valida per tutti i popoli e luoghi e che fornisca il fondamento della certezza morale.

    Tale riconoscimento si scontrerebbe con i dogmi individualisti dei pensatori illuministi e contraddirebbe la nozione liberale che gli individui dovrebbero essere autorizzati a fare qualsiasi cosa purché non danneggi un altro. Non è un codice morale, bensì gli individui che vivono in un contratto sociale con gli altri che determinano la validità della legge. Lo Stato, non il Creatore, è l'unica fonte del diritto.

    Così, la legge diventa semplicemente un insieme di regole meccaniche che mantengono la società libera da intoppi, non il prodotto di un ordine divinamente ordinato. La legge positiva redatta dagli individui e confermata da un governo forte evita assoluti morali che complicano le cose creando dunque l'illusione di un'umanità che controlla il suo destino.

     

    La necessità di una legge solida

    Perciò, i conservatori rimangono giustamente delusi quando i giudici da loro nominati tradiscono i loro principi in favore di un modello giuridico senza bussola morale. Non riescono a capire come trovino "diritti" e "libertà" sconosciuti in nome di un costituzionalismo deviato che ignora la base solida delle verità fondamentali che poggiano sulla tradizione e la morale.

    In effetti, tutto il diritto, anche quello moderno, ha bisogno di un tale solido fondamento poiché non può funzionare se cambia continuamente. Un quadro immutabile o almeno difficile da cambiare fornisce stabilità e certezza.

    Il solido fondamento della legge nella civiltà occidentale era un tempo fornito dalla legge naturale attraverso la filosofia classica e l'insegnamento della Chiesa. Questo insieme di ampie linee guida, che esortavano tutti a fare il bene e ad evitare il male, costituiva il fondamento della morale che deve informare la legge. Elementi di questa legge naturale erano presenti anche al tempo della Fondazione dell’America.

    Tuttavia, il liberalismo del diciannovesimo secolo distrusse gradualmente la tradizione del diritto naturale che serviva da guida. L'establishment giuridico adottò uno standard di diritto positivo che si affidava al solo giudizio umano per fare leggi al di fuori di qualsiasi quadro morale stabilito.

    Pur negando il diritto naturale, questo nuovo ordine giuridico ha gradualmente utilizzato la Costituzione degli Stati Uniti facendole assumere la funzione stabilizzante di una sorta di legge naturale che prevale su tutte le altre leggi. Così, la Costituzione si erge come la legge suprema del paese, e la Corte Suprema è la sua interprete.

     

    I limiti della Costituzione

    Tuttavia, la Costituzione ha i suoi limiti. Anche se influenzata da solidi principi di diritto naturale, nulla garantisce che le sue interpretazioni non sbaglino nel definire la giustizia. Infatti, il documento è stato emendato ventisei volte. Alcune decisioni interpretative della Corte sono state ribaltate. Altre non sono andate d’accordo con il bene comune.

    Per funzionare correttamente, la Costituzione presuppone una nazione ordinata, poiché essa è adeguata nella misura in cui lo sono coloro che la sostengono e la interpretano. In tempi virtuosi, si poteva contare sulla Carta costituzionale per difendere valori cristiani e familiari molto basilari.

    Ma in questi tempi decadenti i progressisti manipolano le interpretazioni della Costituzione per renderla un documento "vivo", che rifletta gli standard immorali imperanti. All'interno della "penombra" delle sue clausole, i giudici trovano ora bizzarri "diritti" e stravaganti "libertà" che impongono alla nazione.

    Così, il documento diventa un'arma a doppio taglio poiché entrambi i partiti usano la stessa Costituzione come riferimento. Quando atrocità morali come l'aborto procurato vengono approvate, il testo fornisce poca protezione ai conservatori. Infatti, queste aberrazioni vengono poi consacrate come leggi "consolidate", il che le rende difficile da cambiare.

     

    Un sostituto della legge superiore

    Di fronte a questa fragilità, molti conservatori adottano un rigido atteggiamento di "Sola Costituzione”. Essi ragionano che se la lettura liberal del documento non può garantire l'ordine, allora la sua interpretazione deve limitarsi a riflettere l'intento originale dei Fondatori. I cosiddetti "originalisti" o "testualisti" sostengono che il corpo della saggezza congelata dei Fondatori è sufficiente per guidare la nazione attraverso questo periodo di tribolazione. Essi sostengono che questa interpretazione della legge preserverà l'ordine americano senza cambiare alcuna premessa positivista.

    La verità però è diversa. L'insieme di queste interpretazioni crea un surrogato di legge naturale a buon mercato che aggrava ulteriormente le conseguenze disastrose del rifiuto di quella autentica.

    Oggi, riflettendo la decadenza morale dei tempi, questa soluzione non funziona più. L'orribile decisione del giudice Neil Gorsuch nel caso Bostock contro Clayton County (2020) ha mostrato che qualcosa è andato storto nella logica “originalista”. Nessuno capisce come l'affermato "testualista e originalista" giudice Gorsuch (assieme al giudice Roberts) abbia potuto estrarre dei "diritti dei transgender" dal significato originale della parola "sesso” nell’intento dei redattori e degli esecutori del Civil Rights Actdel 1964. Tali letture rivelano che c'è più penombra e oscurità che luce nel campo degli originalisti.

     

    Una tempesta di fuoco sulle verità

    In questo dilemma legale, molti non sanno a chi rivolgersi. Alcuni insistono su un "originalismo migliore". Altri dicono che è tempo di cambiare il paradigma legale. Il professore emerito di Amherst, Hadley Arkes, ha acceso una tempesta di fuoco sulla destra affermando che alcune verità precedono la legge. Egli sostiene che la Natura ha qualcosa da dire sui problemi moderni che va oltre la portata dei Padri Fondatori, dimostrando persino che i Padri Fondatori riconobbero questo fondamento morale del diritto.

    La sua proposta non sarebbe un cambio di paradigma ma un ritorno ad una tradizione di libertà ordinata. Tali verità primarie sono tutte all'interno delle antiche radici della common law (ndt, l’ordinamento giuridico di origine britannico) che sta alla base del diritto americano. È un ritorno alla sorgente, un originalismo molto più originale degli sforzi moderni di definire quale sia stato l'intento dei Padri Fondatori.

     

    La vera battaglia delle mentalità

    Il dilemma non è una scelta tra letture originalistee progressiste della Costituzione giacché entrambe si basano sulle stesse premesse positiviste. Senza una base stabile di norme oggettive, una lettura non ha più autorità dell'altra. Lo scivolamento verso il caos giuridico prevarrà.

    La vera battaglia è quella delle visioni del mondo. Da una parte c'è un sistema evolutivo naturalistico guidato dalla passione umana, privo di uno scopo speciale o di un fine ultimo e che si basa su un'umanità decadente per tracciare il proprio percorso. Dall'altra c'è un ordine gerarchico governato da Dio per cui l'umanità progredisce in accordo con la natura umana e la virtù verso la perfezione morale e la santità.

    La Guerra Culturale non riguarda singole questioni ma lo scontro tra queste visioni del mondo, che ora infuria nel campo della legge.

     

    L'incubo hobbesiano

    Gli interpreti progressisti della Costituzione hanno adottato una visione del mondo hobbesiana che nega qualsiasi fine superiore nella vita che non sia l'autoconservazione. In questo tetro mondo secolare e antimetafisico, non c'è alcuna realtà trascendentale, anima spirituale o summum bonum. Infatti, Thomas Hobbes sosteneva che la società è una "guerra di tutti contro tutti", dove gli individui seguono le loro passioni e lottano per sopravvivere. L'unica soluzione è un governo forte e incontestabile chiamato Leviatano che imponga la sua legge per evitare che la società cada nel disordine.

    Così, liberi dai vincoli metafisici della natura umana, i progressisti ritengono che la legge naturale sia un corpo di fantasie poetiche create da coloro che sono disconnessi dalla realtà. Senza un fine ultimo, essi sostengono che l'uomo non ha bisogno di un quadro guida come la legge naturale, poiché la vita è ridotta a una lotta per sopravvivere in mezzo alla gratificazione delle passioni. Senza vita eterna, la legge naturale diventa un'invenzione della Chiesa per frenare gli appetiti indisciplinati. Lo Stato onnipotente è il legislatore supremo, che interpreta la volontà del popolo.

    Dunque, la modernità ha introdotto l'incubo hobbesiano di un mondo razionalista cane-mangia-cane alimentato dall'intemperanza frenetica delle passioni che hanno cambiato le strutture esterne della società. La postmodernità ha portato avanti questo processo cambiando le strutture interne dell'identità, dell'essere e della sessualità dell’individuo di oggi.

    Di conseguenza, ora i radicali cercano di adattare il diritto in modo che l'immaginazione prenda il controllo. Perciò, un ritorno all'“originalismo" basato su premesse positiviste non porterà ad un ritorno all'ordine. Non fermerà il progresso dei radicali d'avanguardia che negano la natura umana e cercano di distruggere tutto ciò che ostacola le loro passioni esacerbate.

     

    L’opposta visione del mondo cristiano

    La visione classica e cristiana del mondo non potrebbe essere più diversa dall'incubo hobbesiano. La sua cornice metafisica afferma la natura e la causalità che porta le cose verso il loro fine ultimo e scopo della vita. La legge naturale deriva dalla natura dell'uomo e sancisce norme oggettive e morali di comportamenti giusti e sbagliati.

    Questa legge non si impone agli individui, ma li aiuta a sviluppare il loro pieno potenziale e ad evitare il caos distruttivo delle passioni indisciplinate. La Chiesa non è l'inventrice di questa legge ma la sua custode, guidando le persone alla loro santificazione. La legge naturale è l'unico modo per opporsi alla marcia verso la distruzione della legge e dell'ordine. Il suo solido fondamento metafisico è legato alla realtà e al fine ultimo della salvezza.

     

    La tradizione americana di un diritto superiore

    Inoltre, il diritto naturale non è qualcosa di estraneo alla storia americana. Infatti, l'America ha una forte tradizione di diritto naturale. L'attaccamento della nazione a un diritto superiore risale a prima dell'indipendenza, come si può vedere in questo riferimento del famoso giurista inglese Sir William Blackstone (1723-1780): "Questa legge di natura, essendo coeva all'umanità, e dettata da Dio stesso, è naturalmente superiore in obbligo a qualsiasi altra. È vincolante su tutto il globo, in tutti i paesi e in tutti i tempi: nessuna legge umana è valida se contraria a questa; e quelle che sono valide derivano tutta la loro forza e tutta la loro autorità, mediatamente o immediatamente, da questa originale".

    Blackstone è l’autorità suprema sia della common law americana che di quella inglese, ed egli difende in modo inequivocabile questa legge superiore. Tali opinioni si possono trovare anche nelle opere di Sir Edward Coke (1552-1634), che anche lui influenzò fortemente il diritto americano incorporando i principi di diritto naturale contenuti nella Magna Carta nel diritto coloniale.

    La prova dell'antico passato del diritto naturale può ulteriormente essere fatta risalire alle radici romane del diritto trovate nelle espressioni di Cicerone, lex naturae, non scripta sed nata lex, lex caelestis, lex divina ("legge naturale, legge innata o non scritta, legge celeste, legge divina"). I filosofi e i canonisti cristiani adottarono in seguito tali formulazioni universali.

    Inoltre, le manifestazioni della legge naturale possono essere trovate ovunque, perché è incorporata dappertutto ci sia l'azione umana. Le leggi che la riflettono si trovano tra i molti luoghi in cui Dio l'ha introdotta: l'opinione pubblica, la coscienza comune, la testimonianza del costume, le antiche Carte e il senso giuridico del popolo.

    Lungi dall’essere un insieme arbitrario di regole religiose, la legge naturale collabora con la natura umana per fornirle cornici legali che sono ad essa connaturali.

    Quanto diversa da questa visione è il caos legale che ora affligge la nazione! Mentre l'infrastruttura legale del paese si sta smantellando, gli americani dovrebbero avere il coraggio di proclamare che le verità oggettive e ineludibili, fondate sulla natura, precedono e influenzano la legge e che persino i Padri Fondatori le riconoscevano come ancore e assiomi. Giudici e magistrati non possono più permettersi di ignorare la sostanza morale dei problemi moderni in nome di una presunta lettura testuale. I conservatori saranno sempre delusi fin tanto che mancherà un fondamento sostanziale per interpretare la legge.

    È tempo di tornare alla tradizione. È tempo di tornare a Dio, fonte di ogni autorità e legge. L'unica altra scelta è il percorso irrazionale verso il caos della legge postmoderna. Solo il solido fondamento di una tradizione di diritto superiore servirà a contrastare il naufragio giuridico che si profila all'orizzonte.

     

    Fonte: The immaginative Conservative, 8 Novembre 2021. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia

    © La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte.