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Memorie di un’epoca – Da non credere ma vera: quando Stalin salvò Hitler

 

 

di Luciano Garibaldi

Non passa praticamente giorno senza che emergano, dagli sterminati archivi dell’ex Unione Sovietica, valanghe di documenti sulle stragi e le eliminazioni fisiche decise da Stalin ai danni non solo degli anticomunisti, ma dei suoi stessi compagni che in qualche modo ostacolavano la sua supremazia. Una di queste operazioni tra le meno conosciute riguarda i tedeschi di sentimenti comunisti che si opponevano a Hitler e che furono sterminati, durante la guerra, non già perché scoperti dalle SS e dalla Gestapo, ma perché consegnati a Hitler per ordine di Stalin.

Fu Stalin in persona a fermare i suoi agenti che stavano per dare il via ad un attentato alla vita del Führer circa un anno prima del 20 luglio 1944 (la famosa “Operazione Walkiria” che verrà poi narrata in un film con Tom Cruise). La prova viene da una serie di documenti portati in luce anni or sono dall’organo ufficiale dell’esercito russo. L’NKVD, il servizio segreto sovietico predecessore del KGB, aveva infiltrato negli ambienti governativi di Berlino alcuni agenti che facevano capo a Igor Miklasevski, nipote di un famoso attore sovietico passato dalla parte dei tedeschi.

Con la copertura dello zio, l’agente sovietico era riuscito a piazzare i suoi collaboratori nei circoli più esclusivi del regime. Uno di questi collaboratori era la famosa attrice russa Olga Cechova, emigrata in Germania nel 1921. La Cechova era arrivata a frequentare personaggi come Goering, Goebbels e lo stesso Hitler.

Quando il piano per l’eliminazione del dittatore era ormai a punto, Miklasevski fu improvvisamente convocato a Mosca e si sentì opporre un netto rifiuto da Stalin in persona. Il dittatore sovietico spiegò che, finché Hitler restava al potere, gli angloamericani non sarebbero mai scesi a patti con la Germania. Ma se al posto di Hitler ci fosse stato qualcun altro, allora era possibile che si avviassero trattative per una pace separata, a tutto danno dell’Unione Sovietica.

Ecco perché non venne effettuato l’attentato mortale a Hitler, che avrebbe potuto essere realizzato addirittura un anno prima di quello, tragicamente fallito, del colonnello Von Stauffenberg.

Alla luce di queste attendibili rivelazioni, assume una luce sinistra la spietata repressione attuata, durante gli anni della guerra, dalla Gestapo nazista ai danni dei gruppi clandestini comunisti esistenti in Germania. Ancora oggi, infatti, a distanza di oltre 75 anni, nessuno ha mai potuto chiarire le circostanze in cui questi gruppi vennero scoperti e smantellati. Ma sicuramente vi furono delle spie che avvertirono i nazisti e permisero loro di sgominare, e mandare a morte, gli oppositori marxisti.

La più massiccia organizzazione comunista in Germania fu senz’altro la «Rote Kapelle», l’«orchestrina rossa». Era così chiamata perché il suo capo, Haro Schulze-Boysen, un giovane intellettuale assai noto a Berlino, conduceva vita da bohémien frequentando le orchestrine jazz. In realtà, Schulze-Boysen, sotto l’apparenza trasandata, il maglione nero, la chioma bionda e incolta, le sue poesie ermetiche, nascondeva doti di ferreo organizzatore. Aveva creato una rete spionistica eccezionale: disponeva di cento stazioni-radio e aveva agenti in ogni ministero e ufficio militare di Berlino. Improvvisamente, fu tradito da due agenti sovietici catturati nel ’42 dall’Abwehr: 75 persone, lui compreso, furono arrestate, e 50 condannate a morte.

Ma altri gruppi comunisti finirono in un bagno di sangue, e sempre per spiate di agenti russi, assai prima del 20 luglio ’44. Il gruppo di Robert Uhrig, delle officine Osram di Berlino, fu distrutto all’inizio del ’42, con oltre cento impiccagioni.  Il gruppo di Georg Leichleiter, a Mannheim, fu sgominato il 15 settembre di quello stesso anno. Il gruppo di Herbert Baum, giovani ebrei comunisti, operai alla Siemens, specializzatisi in azioni terroristiche, fu anch’esso scoperto in seguito a misteriose delazioni. Baum morì sotto tortura, 250 ebrei furono fucilati, altri 22 dirigenti del gruppo impiccati. Uguale fine toccò al gruppo Abshagen di Amburgo, che aveva cercato di organizzare un apparato militare tra i lavoratori stranieri prigionieri in Germania.

La tragica fine di questi combattenti comunisti è assai simile a quella di tanti altri sconosciuti eroi che, da sinistra, tentarono, in ogni epoca, di contrastare le dittature fasciste, facendo affidamento su Stalin e sull’Unione Sovietica. Se la loro azione non corrispondeva alla strategia del satrapo di Mosca, questi non esitava un istante a sacrificarli e a consegnarli al nemico. Accadde con gli anarchici spagnoli nel 1938, accadde con Jean Moulin, il capo della Resistenza francese, nel 1942, era accaduto nel 1934 con Antonio Gramsci, fatto cadere dai suoi compagni di partito nelle mani della polizia fascista. La ferocia di Hitler non ebbe eguali nella storia. Ma il cinismo di Stalin non fu da meno.

Fonte: Il Nuovo Arengario, 19 giugno 2022.