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L'inchiostro nero del polpo rosso

 

 

José Antonio Ureta

È sicuramente provato che John Allen, il sempre informato e perspicace vaticanista di Crux, non legge il tedesco. Né legge gli articoli del suo collega Edward Pentin del National Catholic Register, vaticanista altrettanto  ben informato e perspicace.

Allen ha scritto un articolo sulle dimissioni del cardinale Reinhard Marx dall'arcidiocesi di Monaco, intitolato A bit of clarity about spectacular ‘resignation’ of German cardinal (ndt, Un po' di chiarezza sulle spettacolari "dimissioni" del cardinale tedesco). Secondo Allen, ciò che è notevole del caso è che il cardinale Marx è un confidente di papa Francesco e che ha offerto le sue dimissioni per assumersi una "responsabilità istituzionale", nonostante il fatto che "Marx personalmente non sia stato accusato di abusi o illeciti significativi".

Davvero? Se Allen fosse pratico della lingua di Goethe - o manovrasse di più con Google Translate - dovrebbe sapere che lo scorso 24 aprile, nella diocesi di Treviri, un gruppo di vittime di abusi sessuali ha chiesto al Presidente della Repubblica tedesca di non conferire al cardinale Marx la medaglia dell’Odine al Merito della Repubblica tedesca, poiché ciò renderebbe “inutili" e "assurdi" gli sforzi miranti a far luce sugli insabbiamenti degli abusi sessuali del clero. Il rappresentante delle vittime, il sig. Peter Bringmann-Henselder, che ha ricevuto anche lui l'Ordine al Merito, ha detto che avrebbe restituito la propria medaglia se fosse stata assegnata al cardinale Marx.

Cauto, il cardinale stesso ha scelto di rinunciare all'onore, scrivendo al presidente Walter Steinmeier: "Prendo molto sul serio le critiche che ora vengono espresse da persone che sono state colpite da abusi sessuali nell'ambiente ecclesiale, indipendentemente dall'accuratezza delle dichiarazioni individuali fatte nelle lettere aperte e nella pubblicità sui media”.

Capita che, all'inizio di quest'anno, il quotidiano Volksfreund di Treviri, diocesi di cui l'attuale cardinale fu vescovo tra il 2001 e il 2007, abbia riferito che, nel 1989, una dipendente della diocesi fosse rimasta incinta per opera di un sacerdote diocesano, che in seguito la fece abortire, con la complicità di un altro sacerdote che, sentendola in Confessione, la convinse ad abortire. La donna, che all'epoca degli abusi aveva 20 anni, denunciò i fatti all'allora vescovo Marx nel 2003. Nel 2005 fu avviata un'indagine ecclesiastica, poi interrotta. Il sacerdote abusatore fu sospeso a divinis, ma in seguito ottenne da Roma la dispensa per celebrare nuovamente la messa. A sua volta venne ripristinato anche il sacerdote che abusò dell’uso del confessionale. Il vescovo Marx avrebbe riconosciuto il suo "errore" nel 2007, davanti alla Congregazione per il Clero.

Se John Allen avesse indagato un po' di più, sarebbe venuto presto a conoscenza di quel passato oscuro dell'ex Vescovo di Treviri, giacché il ritiro della Medaglia al Merito è stato riportato da Deutsche Welle in inglese e il caso della dipendente messa sotto pressione per abortire è stato riportato da Edward Pentin in un lungo articolo dello scorso marzo intitolato Cardinal Marx’s Handling of Abuse Cases Under Scrutiny (ndt, La gestione dei casi di abuso sotto esame da parte del cardinale Marx.)

Secondo il professore di diritto canonico Thomas Schüller di Münster, il card. Marx non ha neppure adempiuto al suo dovere di educare, segnalare, informare e prevenire. In un'intervista all'"Augsburger Allgemeine", lo ha accusato di non aver agito nel 2006, dopo chiare indicazioni che un sacerdote della diocesi avrebbe potuto essere un abusatore. Secondo la rivista "Christ & Welt", il sacerdote in questione, nonostante sia stato denunciato più volte, ha mantenuto contatti con bambini e giovani ed è persino andato in vacanza con loro.

Raoul Löbbert, caporedattore di Christ & Welt, ha dichiarato a Dom Radio di Colonia che si conosce un totale di nove accuse contro il suddetto sacerdote, il quale avrebbe fatto una ammissione parziale davanti ai tribunali, ma che non è stato fatto un processo in quanto gli atti criminali sono caduti nel frattempo in prescrizione. Anche la diocesi ha deciso di non perseguirlo, sebbene fosse possibile secondo il Diritto Canonico. Il cardinale Marx si è scusato per come è stato gestito il caso. Due avvocati canonisti che l’hanno esaminato hanno affermato molto chiaramente e separatamente che vi erano violazioni flagranti della linea del dovere.

Nell'insabbiamento di questo caso sono coinvolti anche mons. Georg Bätzing, attuale presidente della Conferenza episcopale tedesca, poi vicario generale di Treviri, e l'attuale vescovo di Treviri, mons. Stephan Ackermann.

È davanti a questo quadro di un'escalation di denunce contro di lui che il cardinale Reinhard Marx ha deciso di dare le sue dimissioni. Ma lo ha fatto alla maniera del polpo: nascondendo le sue personali responsabilità con l'inchiostro nero di un "fallimento sistemico" dell'intera Gerarchia tedesca e facendo capire che si sacrifica per continuare il lavoro di pulizia - che in realtà è un lavoro di autodemolizione - intrapreso dal Cammino sinodale tedesco.

In questa manovra di intorbidimento delle acque e per distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica sulla sua responsabilità personale, il cardinale Marx è stato fortemente assecondato da papa Francesco, che ha avviato un'inchiesta sull'arcidiocesi di Colonia appena una settimana dopo aver ricevuto la lettera delle dimissioni e una settimana prima che fosse rivelata al pubblico.

Risultato: nessuno è andato a indagare sul passato del cardinale Marx e tutti i giornalisti dei grandi media premono in modo corale per le dimissioni del cardinale Woelki.

 

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