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Presepe indigeno a San Pietro? Gli indigeni (quelli veri) dicono no 

 

 

di Julio Loredo

Questo articolo è ormai fuori tempo massimo, e ne chiedo scusa. Ma il documento mi è arrivato sottomano soltanto ieri, domenica 16 gennaio.

Tutti ricordiamo il presepe peruviano, e più precisamente andino, esibito in piazza San Pietro lo scorso Natale sulla scia degli sforzi di Papa Francesco per dare alla Chiesa un volto “nuovo” che stravolga i canoni finora vigenti. Nel 2018 fu un presepe di sabbia. Nel 2020, uno “astronauta”. Lo scorso Natale, invece, il tema scelto è stato quello “andino”. Tutto, pur di non attenersi alla tradizione.

Il problema è che, nella bramosia iconoclasta di distruggere canoni e consuetudini, a volte si incappa in qualche trappola. È successo al Sinodo Amazzonico del 2017, quando venne presentata al pubblico una supposta divinità delle foreste, la Pachamama, senza accorgersi che Pachamama è un concetto della cultura quechua andina, del tutto estraneo all’Amazzonia e che, per giunta, non comporta nessuna rappresentazione artistica. Si trattava invero di una statuetta comprata in qualche mercatino per turisti, che il Vaticano mostrò imprudentemente al mondo come simbolo del Sinodo, con tanto di cerimonie religiose anche alla presenza del Pontefice.

Qualcosa di simile è successo col presepe andino.

Il presepe è frutto di un accordo fra il Vaticano e il Governo regionale di Huancavelica, nelle Ande centrali del Perù, che si è assunto parte delle spese. Il 6 dicembre, la Federación de Artistas Huancavelicanos (FAH), che riunisce gli artisti della Regione, pubblicava un documento intitolato “Pronunciamento all’opinione pubblica”. In esso, gli artisti indigeni:

        - segnalano che per finanziare il progetto il Governo regionale ha utilizzato fondi che avrebbero potuto essere destinati alla costruzione di una sede della Escuela Regional de Bellas Artes, pregiudicando così il popolo huancavelicano.

        - pubblicano il parere di tre artisti locali, che criticano l’opera dal punto di vista estetico e culturale: Il presepe non obbedisce ai canoni andini né dal punto di vista antropomorfico, né da quello delle vesti, né segue le vere tradizioni andine.

        - denunciano che: “non si è realizzato un processo di selezione e di convocazione aperta degli artisti professionisti della Regione di Huancavelica” per realizzare le statue poi inviate in Vaticano.

Gli artisti chiedono quindi al Governo regionale di sospendere l’accordo col Vaticano “per rispetto all’identità e alla cultura huancavelicana”. Il documento è firmato dal presidente regionale della FAH e dai dirigenti provinciali.

Possiamo, invece, vedere qual è la vera “identità huancavelicana” nella foto che accludiamo, che mostra il presepe allestito lo scorso Natale nella Cattedrale di Huancavelica.

Per dirla con un’espressione spagnola, che credo che i lettori capiranno, sembra che, ancora una volta, il Vaticano ci abbia dato del gatto per lepre…

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