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La spada di fuoco del profeta Elia

 

 

di Renato Murta de Vasconcelos

Nove secoli prima della venuta del Redentore, l’ardente profeta Elia fu consumato dallo zelo per il Signore Dio degli eserciti. Trasportato dagli angeli su di un carro infuocato, fu probabilmente portato nel paradiso terrestre. Da questa posizione privilegiata, egli segue gli sviluppi della storia della salvezza, il cui centro è la lotta tra il bene e il male, i figli della luce e i figli delle tenebre, coloro che seguono Dio e coloro che si abbandonano al diavolo. Il profeta Elia, considerato come il fondatore dell'Ordine Carmelitano, gioca un ruolo unico in questa battaglia che durerà fino alla fine dei tempi. Egli fu un combattente indomito e implacabile contro gli idolatri e ritornerà alla fine dei tempi per combattere contro l'Anticristo.

La storia della salvezza e il Popolo Eletto

La storia della salvezza e della lotta tra il bene e il male inizia con i nostri primi genitori, Adamo ed Eva. Il peccato originale portò alla loro espulsione dal paradiso e alla perdita dei loro doni preternaturali. La sofferenza, il dolore e la morte divennero il nostro patrimonio comune. Le terribili conseguenze del peccato originale sulla natura umana si manifestarono tragicamente nei figli della prima coppia quando Caino uccise Abele. La terra divenne davvero una "valle di lacrime".

Seguendo l'ordine divino, "crescete e moltiplicatevi", le generazioni si susseguirono. Eppure, interi popoli caddero nell'idolatria, un peccato che Dio punisce con tremendi castighi.

L'umanità fu quasi estinta dal diluvio universale, che risparmiò solo Noè e la sua famiglia. La Torre di Babele confuse le lingue e disperse i popoli. Tuttavia, nella notte dei tempi, qua e là brillarono anime elette su cui riposava la benevolenza divina. Insieme alla punizione arrivò anche la promessa adempiuta quattromila anni dopo: un Redentore avrebbe aperto le porte del Cielo all'umanità caduta.

Nei suoi disegni, Dio ebbe pietà degli uomini e stabilì un popolo eletto. Promise ad Abramo una terra e una discendenza più numerosa delle stelle del cielo e della sabbia del mare (Gen 12). Mise alla prova la fedeltà del patriarca ordinandogli di sacrificare suo figlio Isacco, concepito nella sua vecchiaia; un ordine a cui Abramo non esitò a obbedire. Fedele tuttavia alla sua promessa, Dio lo ricompensò sostituendo Isacco con un agnello al momento del sacrificio. Da Isacco nacque Giacobbe, i cui figli diedero vita alle dodici tribù. Inizialmente nomadi, le tribù si stabilirono in Egitto dopo la morte di Giacobbe, quando suo figlio Giuseppe era diventato primo ministro del faraone. Ma poi arrivò un altro faraone che non aveva conosciuto Giuseppe, e i discendenti di Giacobbe caddero in cattività per quattro secoli.

Liberato da Mosè su ordine di Dio, il popolo eletto attraversò in maniera veloce e miracolosa il Mar Rosso. Sul monte Oreb, Mosè ricevette le tavole della legge con i Dieci Comandamenti, simbolo della loro alleanza con Dio. Ma proprio in quel momento, stanchi di aspettare, una parte del popolo ai piedi della montagna cadde nell'idolatria, adorò un vitello d'oro e fu severamente punito dai Leviti. Ci vollero altri quarant'anni di vagabondaggio nel deserto prima che il popolo eletto entrasse finalmente nella terra promessa con Giosuè. Una volta stabilitosi lì, esso fu guidato da giudici e profeti.

Mille anni dopo la promessa fatta ad Abramo, Dio mandò il profeta Samuele a ungere Saul. Grande guerriero e organizzatore, Saul divenne il primo re d'Israele. Ma consultò una strega e Dio punì la sua infedeltà con la morte durante una battaglia. Davide, il suo successore, conquistò Gerusalemme e ne fece la capitale delle dodici tribù. Salomone, figlio di Davide, rese il paese prospero e costruì il primo tempio a Gerusalemme, un bellissimo santuario per l'Arca dell'Alleanza, dove si offrivano sacrifici all'unico vero Dio.

Tuttavia, il saggio re Salomone ebbe decine di mogli, molte provenienti da popoli idolatri, e fece erigere templi per adorare Baal, Moloch, Astarte, Kamosh e AmonRa. Suo figlio Roboamo propagò l'idolatria, azzerando gli sforzi che Mosè aveva fatto per tirare fuori il popolo eletto dalle sue tendenze idolatriche. La punizione divina non avrebbe tardato ad arrivare. Il regno fu diviso: Israele con dieci tribù a nord, e Giuda con due tribù a sud. Il regno del nord fu trascinato quasi interamente nell'apostasia, adorando Baal, il Dio della fornicazione, servito da 850 sacerdoti, sotto il comando del re Acab e di sua moglie, Gezabele.

L'apostasia del popolo eletto e il rimprovero profetico

In questo contesto di apostasia, dove la pestilenza dell'idolatria colpiva grandi e piccoli, il profeta Elia si alzò per rivendicare i diritti del vero Dio: “Allora sorse Elia profeta, come un fuoco; la sua parola bruciava come fiaccola” (Ec. 48, 1)." Vedendo la tremenda degradazione religiosa e morale del suo popolo, e infiammato di zelo per la gloria di Dio, Elia rimproverò il re Acab: «Per la vita del Signore, Dio di Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo dirò io (1Re 17, 1)».

Padre Cornelo a Lapide (1567-1637), un famoso biblista gesuita, commenta a questo proposito: "Non c'è dubbio che Elia, traboccante di zelo, aveva precedentemente esortato il re Acab ad abbandonare il culto di Baal e ad adorare il vero Dio. Poiché il re rimaneva sordo, Elia trasformò le sue parole in una frusta e colpì tutta la terra con la sterilità, affinché Acab e gli idolatri imparassero che non è Baal ma il vero Dio che dà la pioggia e tutti gli altri beni della terra. Invocate Lui e non Baal, perché possiate ottenere tutte queste cose".

San Giovanni Crisostomo si riferisce a questo passaggio nei seguenti termini: "Quando il santissimo profeta Elia posò gli occhi sul popolo traviato, quando vide che Baal e gli idoli venivano adorati sacrilegamente con disprezzo del Signore, quando tutto il popolo, abbandonando il suo Creatore, si dava all'adorazione di statue d'argilla nei boschi, [Elia], mosso dal suo zelo per Dio, emise contro la Giudea una sentenza di siccità e la fine delle piogge. Allora, improvvisamente, la terra esalò vapori, il cielo si chiuse, i fiumi si seccarono, le sorgenti si spensero, il bronzo bollì, la temperatura torturò [la gente], la tranquillità si trasformò in dolore, le notti divennero secche, i giorni aridi, i campi di grano arrostirono, i cespugli appassirono, i prati scomparvero, i boschi persero la loro linfa, i campi negarono i cibi, la terra divenne incolta, le sue erbe morirono e l'ira di Dio si manifestò su tutte le creature".

Si accese l'odio di Acab e Dio ordinò a Elia di ritirarsi nel deserto, dove i corvi gli avrebbero portato il cibo. Il cielo si chiuse e divenne pesante come il piombo, la terra era sterile e l'acqua dei fiumi e dei torrenti evaporava. Il profeta sentì sulla propria pelle il terribile castigo inflitto a Israele.

La prima resurrezione nella storia

Elia andò a Zarefat, una città tra Tiro e Sidone, dove fu accolto da una povera vedova che non aveva più di una manciata di farina per fare un po’ di pane. Generosamente, ella diede al profeta quella farina che le era rimasta per sostenere la sua vita. Fu ricompensata da Dio, perché da quel giorno non mancò la farina in pentola, né l'olio nell'oliera. Ma la povertà fu accompagnata da una tragedia, perché l'unico figlio della vedova morì, ed ella si lamentò con l'uomo di Dio che le aveva portato tanta disgrazia. “Elia le disse: «Dammi tuo figlio». Glielo prese dal seno, lo portò al piano di sopra, dove abitava, e lo stese sul letto. Quindi invocò il Signore: «Signore mio Dio, forse farai del male a questa vedova che mi ospita, tanto da farle morire il figlio?». Si distese tre volte sul bambino e invocò il Signore: «Signore Dio mio, l'anima del fanciullo torni nel suo corpo». Il Signore ascoltò il grido di Elia; l'anima del bambino tornò nel suo corpo e quegli riprese a vivere.” (1Re 17, 19-22).

Il figlio della vedova di Zarefat tornò in vita, diventando il primo caso di resurrezione conosciuto nella storia.

Elia affronta i profeti di Baal

Nel frattempo, la siccità stava diventando insopportabile. Tre anni inesorabili passarono senza che una sola goccia d'acqua cadesse su quelle terre aride e dure. Quando Dio mandò Elia a cercare Acab per far cessare la siccità, il re interrogò il profeta:

“«Sei tu la rovina di Israele!». Quegli rispose: «Io non rovino Israele, ma piuttosto tu insieme con la tua famiglia, perché avete abbandonato i comandi del Signore e tu hai seguito Baal. Su, con un ordine raduna tutto Israele presso di me sul monte Carmelo insieme con i quattrocentocinquanta profeti di Baal e con i quattrocento profeti di Asera, che mangiano alla tavola di Gezabele»”. Acab convocò tutti gli Israeliti e radunò i profeti sul monte Carmelo. (1Re 18, 17-20).

Davanti ai profeti, “Elia si accostò a tutto il popolo e disse: «Fino a quando zoppicherete con i due piedi? Se il Signore è Dio, seguitelo! Se invece lo è Baal, seguite lui!». Il popolo non gli rispose nulla. Elia aggiunse al popolo: «Sono rimasto solo, come profeta del Signore, mentre i profeti di Baal sono quattrocentocinquanta. Dateci due giovenchi; essi se ne scelgano uno, lo squartino e lo pongano sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Io preparerò l'altro giovenco e lo porrò sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Voi invocherete il nome del vostro dio e io invocherò quello del Signore. La divinità che risponderà concedendo il fuoco è Dio!».” (1Re 18:21-24).

I sacerdoti di Baal sacrificarono un bue, lo misero sul legno, gli tagliarono le guance e il busto con coltelli e stiletti, girarono intorno e gridarono a gran voce a Baal, che non rispose. “Elia cominciò a beffarsi di loro dicendo: «Gridate con voce più alta, perché egli è un dio! Forse è soprappensiero oppure indaffarato o in viaggio; caso mai fosse addormentato, si sveglierà”. (1Re 18, 27).

I falsi profeti saltarono e danzarono disperatamente, offrendo il loro sangue all'idolo. Il sangue idolatrico scorreva, ma invano, poiché non cadeva fuoco dal cielo. Elia costruì allora un altare con dodici pietre corrispondenti al numero delle tribù d'Israele, stese il legno su cui versò acqua in abbondanza e pose il bue sacrificale sull'altare. Poi si rivolse a Dio:

“«Signore, Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, oggi si sappia che tu sei Dio in Israele e che io sono tuo servo e che ho fatto tutte queste cose per tuo comando. Rispondimi, Signore, rispondimi e questo popolo sappia che tu sei il Signore Dio e che converti il loro cuore!». Cadde il fuoco del Signore e consumò l'olocausto, la legna, le pietre e la cenere, prosciugando l'acqua del canaletto. A tal vista, tutti si prostrarono a terra ed esclamarono: «Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!». Elia disse loro: «Afferrate i profeti di Baal; non ne scappi uno!».” (1Re 18, 3-40).

I falsi profeti di Baal furono uccisi, in parte da Elia, in parte dal popolo, vicino al fiume Kison. Lo zelo di Elia lo portò ad uccidere più idolatri di quanti ne convertisse, poiché, oltre agli 850 indovini e falsi profeti, ne eliminò molti altri con la siccità dei tre anni. Era molto più preoccupato della giustizia e della punizione dei malvagi che della misericordia e della carità nel convertirli

Pieno di ammirazione, padre Cornelio a Lapide sottolinea lo spirito ardente del profeta: "Elia era uno specchio vivente dei predicatori della parola di Dio. Infatti, ardente era la sua mente, ardente la sua parola, ardente il suo braccio, con cui convertì Israele.”1

Il profeta fugge e riceve una nuova missione

Elia andò dal re Acab e profetizzò la fine della terribile siccità: "Su, mangia e bevi, perché sento un rumore di pioggia torrenziale". Accompagnato da un servo, Elia salì sulla cima del monte Carmelo, si prostrò con la testa tra le ginocchia e pregò per la pioggia, finché il suo servo gli disse che una piccola nuvola era apparsa sul mare e sulla linea dell'orizzonte.2  Non ci volle molto perché un grande acquazzone cadesse, mettendo fine alla siccità di tre anni imposta come punizione per il peccato di idolatria.

Nel frattempo, Gezabele venne a sapere della morte dei suoi falsi profeti e giurò di uccidere Elia. Gli mandò un messaggero dicendo: «Gli dèi mi facciano questo e anche di peggio, se domani a quest'ora non avrò reso te come uno di quelli». (1Re 19, 2).

La minaccia di Gezabele spaventò il profeta Elia (il cui nome significa, in ebraico, "il mio Dio è il Signore") che, nonostante avesse chiuso il cielo con una parola della sua bocca, affrontato il potente re Acab, resuscitato un morto e ucciso i profeti di Baal, tremò davanti all'ira di Gezabele. Secondo Cornelio a Lapide, egli temeva la morte imminente non tanto quanto il pericolo che la vera fede si estinguesse in Israele e il falso culto di Baal fosse vittorioso.

Elia fuggì nel deserto, dove un angelo gli portò pane e acqua, e Dio gli ordinò di andare sul monte Oreb. Camminò quaranta giorni e quaranta notti fino al monte Oreb, dove sentì la voce di Dio: «Che fai qui, Elia?» Rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita». (1Re 19, 9-10).

Ora Dio non parlò ad Elia con un terremoto, ma con "un sussurro dolce e soave". Gli diede una triplice missione: ungere Hazael come re di Siria, Jehu come re d'Israele ed Eliseo come profeta "al suo posto". Elia trovò Eliseo che arava un campo e gettò il suo mantello su di lui. D'ora in poi Eliseo sarebbe stato completamente trasformato: da ricco agricoltore (possedeva molta terra e ventiquattro gioghi di buoi) a profeta e successore di un profeta.

La punizione di Gezabele

Ora il re Acab bramava una vigna che apparteneva a Naboth di Izreel. Anche se Acab gli offrì un prezzo equo o addirittura una vigna migliore altrove, Naboth non volle venderla perché era un'eredità dei suoi genitori. Vedendo la tristezza e la rabbia del marito, Gezabele gli promise che la vigna sarebbe stata sua. Ordinò agli anziani della città di organizzare una riunione in cui Naboth sarebbe stato (falsamente) accusato di aver bestemmiato e così fu fatto. Naboth fu lapidato a morte, e Acab prese possesso della sua terra. Era un crimine due volte odioso: omicidio vile e appropriazione indebita. Così, la punizione divina non si fece attendere.

Dio ordinò a Elia di andare incontro ad Acab, di rimproverarlo e di annunciargli il suo prossimo castigo: “Così dice il Signore: Dopo aver commesso un omicidio, vieni a prendere possesso?” E dopo queste parole aggiungerai: 'Nello stesso luogo dove i cani hanno leccato il sangue di Naboth, i cani leccheranno anche il tuo' (1Re 21, 19). Egli annunciò anche la punizione di Gezabele: ""I cani divoreranno Gezabele sotto le mura d'Izreel.”

Acab fecce penitenza più per paura della punizione che per amore della giustizia; una penitenza servile e imperfetta. Si pentì del suo peccato a causa dell'imminente e terribile castigo annunciato da Elia e non per amore di Dio, per avere offeso Colui che è il sommo bene. Dio ritardò la sua punizione, e Acab morì sul campo di battaglia, ferito da un dardo nemico.

Nel frattempo, l'ira divina si abbatté inesorabilmente sulla testa della malvagia Gezabele. Gettata dalla finestra del suo palazzo, giaceva a terra calpestata dagli zoccoli dei cavalli e fu divorata da cani affamati. Quando alcuni servi si affrettarono a recuperare e a seppellire il suo cadavere, trovarono solo il suo cranio e alcune ossa.

Ocazia successe a suo padre Acab. Un giorno, cadde da una stanza alta del suo palazzo a Samaria. Costretto a letto, voleva sapere se sarebbe sopravvissuto e mandò i suoi messaggeri a consultare un oracolo di Belzebù. Elia intercettò i messaggeri e li rimproverò per la loro superstizione idolatra.

Infuriato dalla notizia, Ocozia mandò un capitano con cinquanta uomini ad arrestare Elia. Il capitano si rivolse a lui in modo sprezzante: "Uomo di Dio, il re ha ordinato che tu venga". Elia rispose al capitano di cinquanta uomini: "Se io sono un uomo di Dio, scenda fuoco dal cielo e consumi te e i tuoi cinquanta". E scese del fuoco dal cielo e consumò lui e i cinquanta che erano con lui. Ocozia mandò un altro capitano con cinquanta uomini, e anch'essi furono consumati dal fuoco del cielo. Per la terza volta, Ocozia mandò un capitano con cinquanta soldati, e questa volta il comandante implorò pietà. Elia risparmiò la sua vita e quella dei suoi subordinati.

Accompagnato da questo capitano, Elia si recò a parlare col re: «Così dice il Signore: Poiché hai mandato messaggeri a consultare Baal-Zebub, dio di Ekròn, come se in Israele ci fosse, fuori di me, un Dio da interrogare, per questo, dal letto, su cui sei salito, non scenderai, ma certamente morirai» (2Re 1, 16). Ocozia morì dopo aver regnato per un anno.

Secondo quanto scritto da San Bernardo a Papa Eugenio III, Elia, rivendicando i diritti di Dio, fu modello di giustizia, specchio di santità, esempio di pietà, campione di verità, difensore della fede, dottore di Israele, maestro degli ignoranti, rifugio degli oppressi, avvocato dei poveri, braccio delle vedove, occhio dei ciechi, lingua dei muti, vendicatore dei crimini, terrore dei malvagi, gloria dei giusti, verga dei potenti, martello dei tiranni, padre dei re, sale della terra, luce del mondo, profeta dell'Altissimo, precursore di Cristo, l'unto del Signore, terrore dei baaliti e folgore degli idolatri.3

“Consumato dal zelo per il Signore degli eserciti”

Elia compì la triplice missione che Dio gli aveva affidato sul monte Oreb. Si avvicinava il momento in cui doveva lasciare la terra. Per una persona comune, questo significa necessariamente passare attraverso la soglia della morte. Tuttavia, la Provvidenza divina aveva altri piani per Elia, il profeta delle grandi eccezioni. Alcuni studiosi credono che gli angeli lo portarono su un carro di fuoco4  in un luogo sconosciuto sulla terra; altri, che andò nel paradiso terrestre. Quando fu portato in Cielo, gettò il suo mantello a Eliseo, suo discepolo e successore.

Così, dal suo posto, "consumato dallo zelo per il Signore Dio degli eserciti", il profeta Elia segue lo svolgimento della storia della salvezza.5 Egli contempla l'estrema decadenza dei tempi moderni, quando le leggi del Signore Dio sono calpestate come mai prima d'ora. Disprezza gli idoli che gli uomini del ventunesimo secolo erigono a Moloch, il Dio associato al sacrificio dei bambini, attraverso il peccato indicibile dell'aborto; o agli idoli della sensualità con il crescente numero di immoralità sessuali accettate in genere dalla società; infine, riesce a stento a trattenere la sua spada di fuoco quando assiste alla corruzione e al tradimento di membri dell'unica vera Chiesa di Cristo.

Preghiamo Sant'Elia per la grazia della perseveranza e della fedeltà al Signore degli eserciti in questi tempi difficili e uniamo le nostre suppliche al Siracide . . .

“Chi può vantarsi di esserti uguale? Tu hai fatto sorgere un defunto dalla morte e dagl'inferi, per la parola dell'Altissimo; tu hai fatto precipitare re nella perdizione, e uomini gloriosi dal loro letto. Tu sul Sinai hai ascoltato parole di rimprovero, sull'Oreb sentenze di condanna. Hai unto re per la vendetta e profeti come tuoi successori. Tu sei stato assunto in un turbine di fuoco, su un carro di cavalli di fuoco; tu sei stato designato a rimproverare i tempi futuri, per placare l'ira prima che divampi, per ricondurre il cuore del padre verso il figlio e ristabilire le tribù di Giacobbe. Beati coloro che ti hanno visto e si sono addormentati nell'amore” (Ecclesiastico 48, 4-11).

 

Note

  1. Cornelius a Lapide, Commentaria in Scripturam Sacram, (Ludovicus Vivès, Editor, Paris, 1860), vol. X, p. 504.
  2. "Precorritrice della pioggia, la piccola nuvola è anche un simbolo della venuta dell'Immacolata Vergine Maria, che emerge pura dalle acque salate del mondo per essere la Madre del Redentore", commentano gli esegeti. Sant'Elia fu dunque il primo devoto della Madonna più di otto secoli prima della sua nascita.
  3. De Consideratione, lib. IV, Cornelius a Lapide, Commentaria in Scripturam Sacram, in Librum III Regum, Cap. XVII.
  4. Si addiceva all'anima ardente di Elia essere rapita e portata in Cielo su un carro di fuoco, commenta San Giovanni Crisostomo, 1a Omelia de Elia.
  5. Gli esegeti Saliano e Genebrardo affermano che Elia fu rapito nel diciannovesimo anno del regno di Giosafat. Secondo Saliano, nell'anno 3139 della creazione del mondo e 914 anni prima della nascita di Cristo. Su questo gli ebrei sono praticamente d'accordo con Seder Olam, Giuseppe, San Giovanni d'Avila, Torniello, Serario e altri. Quindi oggi, nel 2021 d.C., Sant'Elia avrebbe circa 2.981 anni, poiché, secondo Cornelio, si pensa che Elia sia stato rapito quando aveva circa quarantasei anni, dopo aver esercitato per sedici anni la missione profetica iniziata quando ne aveva trenta.

 

Fonte: Tfp.org, 10 gennaio 2022. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia

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