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Vivere nel Regno di Maria

 

 

di Diego Benedetto Panetta

Dopo aver appreso la notizia della consacrazione della Russia e dell’Ucraina al Cuore Immacolato di Maria, che il Pontefice effettuerà il 25 marzo in San Pietro assieme ai vescovi di tutto il mondo, sembra essere giunto il momento propizio per riflettere su di un aspetto mariano del massimo interesse e dall’immenso fascino.

Nel Trattato della vera devozione alla Santa Vergine san Luigi Maria Grignion de Montfort (1673-1713) presenta nei nn. 257-265 le pratiche interiori da osservare per «coloro che lo Spirito Santo chiama ad un’alta perfezione»[1]. Queste consistono nel compiere tutte le azioni per mezzo di Maria, con Maria, in Maria e per Maria. Attraverso tali pratiche si instaura con la Madre di Dio un altissimo grado di intimità, attraverso il quale è possibile avvicinarsi nel modo più rapido e completo a Nostro Signore Gesù Cristo.

In questo scritto si esaminerà in particolare la pratica interiore del “vivere in Maria” (nn. 261-264), nella quale sembrano essere condensate anche le altre. La densità delle implicazioni ad essa connesse e le innumerevoli suggestioni in cui proietta l’uomo, la rende infatti di peculiare importanza. Per tale motivo, è tutt’altro che assurdo ipotizzare che molti aspetti della spiritualità pliniana abbiano avuto la loro cornice teologica ed il loro fondamento ultimo nella attenta considerazione di ciò che “vivere in Maria” significhi e comporti nella vita quotidiana[2].

Prima di leggere ciò che scrive il santo bretone, è opportuno ricordare che il dottor Plinio Corrêa de Oliveira dedicò al commento del Trattato monfortano diverse conferenze nel 1951, nelle quali tale opera viene analizzata capitolo per capitolo[3].

L’importanza che il testo rivestì nella vita del pensatore brasiliano è incomparabile, tanto da sentirsi obbligato nel Testamento a ringraziare «la Madonna [...] della grazia di aver letto e diffuso il Trattato della vera devozione a Maria [...] e di essermi consacrato a Lei come schiavo perpetuo»[4].

La ragione per la quale il testo di san Luigi Maria non è da considerarsi un’opera come le altre viene fornita dallo stesso pensatore brasiliano: «Il “Trattato della Vera Devozione” non è [...] un libro di pietà qualsiasi, che presenta una devozione a qualche santo, buono di sicuro, ma che si può indifferentemente avere o non avere. La devozione alla Madonna è una devozione essenziale, “conditio sine qua non” per il nostro lavoro. E lo raggiungeremo solo al massimo grado con la forma e le fondamenta sviluppate da San Luigi Grignion de Montfort»[5].

 

Vivere in Maria

Entrando adesso nel cuore dell’argomento, si ripercorreranno con l’autore dell’opera i passaggi più significativi in cui egli esplicita in cosa consiste questa modalità specifica di vivere in Maria Santissima.

«Dobbiamo compiere le nostre azioni in Maria – scrive san Luigi Maria –. Per comprendere a fondo questa pratica dobbiamo prima conoscere che la nostra Santissima Vergine è il vero paradiso in terra del Nuovo Adamo e che l’antico paradiso ne è stato solo la prefigurazione».

La Santissima Madre di Dio è dunque la creatura destinata da Dio ad essere la dimora del Nuovo Adamo, Gesù Cristo. Ella viene presentata come “il vero paradiso in terra”, in quanto raccoglie l’essenza di ogni delizia, cioè Nostro Signore.

«In questo paradiso terrestre – continua san Luigi Maria – vi sono quindi ricchezze, bellezze, rarità e dolcezze indicibili che Gesù Cristo, il Nuovo Adamo, ha lasciato lì; in questo paradiso Egli si è compiaciuto per nove mesi, ha operato le sue meraviglie e manifestato le sue ricchezze con la magnificenza di Dio»[6].

La ricchezza, al pari della rarità, della bellezza e della dolcezza, si trova in natura in molti aspetti del creato. Quando si fa riferimento ad essa però si tende spesso a pensare ad un oggetto dal costo elevato, ma pur sempre a qualcosa di materiale. Nulla di più sbagliato. C’è forse qualcosa di più ricco, bello e dolce della Santa Chiesa, si chiede Plinio Corrêa de Oliveira; o degli stessi Sacramenti, ovvero dei canali per mezzo dei quali la grazia rende l’uomo partecipe della natura divina, fra i quali spiccano la Confessione e la Santa Eucarestia[7].

San Luigi Maria sembra poi invitare il lettore a compiere quello che sant’Ignazio di Loyola (1491-1556), nei suoi esercizi spirituali, definisce con il termine di “composizione di luogo”. «La composizione – si legge negli Esercizi – consisterà nel vedere con la vista dell’immaginazione il luogo corporeo dove succede quello che si contempla»[8].

«Questo luogo santissimo – scrive san Luigi Maria – è composto solo di Terra verginale e Immacolata, da cui il Nuovo Adamo fu formato e in cui fu nutrito senza alcuna macchia o peccato per intervento dello Spirito Santo, che in Lei ha dimorato. [...]

In questo divino luogo vi sono alberi piantati dalla mano di Dio e irrigati dalla sua divina unzione, che hanno generato e generano frutti gradevoli al palato di Dio. Sono aiuole adornate con belle e varie gemme di virtù, profumi che si spandono e che deliziano gli stessi Angeli. Vi sono sentieri color verde speranza, torri inespugnabili per la loro fortezza e le più belle case di fiducia. È solo lo Spirito Santo che ci fa conoscere la verità nascosta sotto queste figure di cose materiali. In questo luogo vi è un’aria di perfetta purezza; vi è un bel giorno radioso senza notte di un’umanità santa; vi è un bel sole senza ombra della Divinità, un’inestinguibile fornace di amore ardente [...]; vi è un fiume di umiltà che sgorga dal suolo e che, dividendosi in quattro bracci – rappresentate dalle quattro virtù cardinali –, irriga questo luogo incantato»[9].

In questo luogo traspare in massimo grado la chiamata della Madonna a vivere di Lei e in Lei; ossia, ad aspirare al massimo grado alle virtù e alla bellezza, nei comportamenti interiori ed esteriori; a ricreare, quindi, una cultura ed una civiltà cristiana in cui ogni aspetto della realtà sia permeato dello spirito della Madonna e in cui ogni oggetto simbolizzi Dio.

Secondo il pensatore brasiliano, «la parola simbolo raggiunge la sua accezione più nobile quando una realtà di natura inferiore fa conoscere – per analogia, per somiglianza – un ente di natura superiore»[10]. Per tale motivo san Luigi Maria afferma che solo per mezzo dello Spirito Santo possiamo accedere al significato recondito sito dietro ogni aspetto della realtà. Non bisogna, dunque, sottovalutare l’importanza della realtà materiale che cade sotto lo sguardo umano, in quanto essa costituisce il trampolino ideale e necessario per poter ascendere a Dio, per far sorgere nell’uomo l’appetenza verso realtà sempre più elevate.

La grazia di vivere in Maria costituisce dunque il mezzo più adatto e il privilegio più alto concesso all’essere umano per poter aspirare alla “grandezza”[11]. L’autentica grandezza consiste nell’amare Dio sopra ogni cosa, servendo la Vergine Santissima e vivendo in Lei; amando, in modo particolare, le qualità di cui Ella rifulge nell’opera della creazione: «la sua fede viva [...], la sua profonda umiltà […], la sua purezza divina […]»[12].

 

Vivere nel suo Regno

Avere sete di grandezza significa anche riflettere aspirazioni e virtù all’interno della società in cui si vive; desiderare di edificare un ordine sociale ove si può scorgere la presenza Divina in ogni aspetto della realtà: nelle istituzioni che governano le società, nelle leggi, nelle arti, negli ambienti[13], negli abiti che si indossano.

Vivendo in Maria noi edifichiamo nel nostro cuore il suo Regno, il Regno di Maria. San Luigi all’interno del Trattato spiega l’essenza di questo Reame mariano.

«Maria è la Regina del Cielo e della Terra per grazia – scrive il santo bretone –, come Gesù ne è il Re per natura e per conquista. Ora, come il regno di Gesù Cristo consiste principalmente nel cuore o nello spirito dell’uomo – secondo le parole: “il Regno di Dio è dentro di voi” (Lc 17,21) –, così il regno della nostra Beata Signora è principalmente nel mondo interiore dell’uomo, cioè nell’anima. Ed è principalmente nelle anime, piuttosto che in tutte le creature visibili, che Lei trova maggiore glorificazione con il suo Figlio: ecco perché possiamo chiamarLa, come fanno i Santi, Regina di tutti i cuori»[14].

Coloro che scelgono di consacrarsi alla Santissima Vergine hanno il privilegio di vivere in Lei e di servirla, domandando così alla Sua anima ed al Suo Spirito il privilegio di comunicarsi.

«Lo Spirito della Santissima Signora comunicherà Se stesso a te, per glorificare il Signore. Il suo Spirito prenderà il posto del tuo, per gioire in Dio, sua salvezza […]. “Ah! Quando verrà quel tempo beato in cui la divina Maria sarà eletta Padrona e Regina dei cuori perché li possa sottomettere completamente al regno del grande e Santo Gesù? Quando mai le anime respireranno Maria come i corpi respirano l’aria?” Quando quel tempo giungerà, succederanno cose meravigliose in quegli umili luoghi dove lo Spirito Santo […] arriverà con abbondanza e farà traboccare per loro i doni e particolarmente il dono di sapienza, perché vengano compiuti miracoli di grazia»[15].

Consacrandosi a Maria e compiendo le azioni in Lei il consacrato inizia dunque a vivere nel Regno di Maria interiormente. È in questa dimora celeste, adornata di misericordia, dolcezza, bellezza, eroismo, grandezza che pensa, agisce e combatte per la restaurazione di una cultura ed una civiltà cristiana.

Egli è un contemplativo della vita terrena ed il suo sforzo deve essere indirizzato alla sacralizzazione di ogni aspetto dell’ordine temporale. Immerso in Maria, il consacrato deve essere da Lei ispirato verso il meraviglioso, il sublime, poiché «quando l’anima è molto propensa al sublime – osserva Plinio Corrêa de Oliveira –, il gusto per le cose spirituali finisce col definirsi meglio in essa»[16].

La contemplazione dei possibili è probabilmente uno dei frutti più delicati ed entusiasmanti del vivere in Maria. Plinio Corrêa de Oliveira ricorda che in natura «esiste una scala nella quale il primo gradino è il mondo reale; il secondo è l’archetipo del reale; nel terzo, e più elevato, c’è il mondo dei possibili»[17].

Il possibile ha una determinata essenza che non esiste, ma che può esistere. Questa potenzialità ad esistere possiede però una certa “consistenza” metafisica, in quanto costituisce «un atto dell’intelletto divino»[18] a cui gli intelletti creati partecipano e, in virtù di tale partecipazione, ad essi è data la capacità di conoscere i possibili in Dio.

La contemplazione dei possibili non distrae, bensì fortifica; non astrae dalla realtà, ma incita alla lotta. Vivere in Maria, vivere nel suo Regno, può paragonarsi al momento culminante nel quale la molla giunge al massimo della sua trazione prima di spiegare la sua forza. «È in questa zona della realtà che l’uomo deve abitare mentalmente per avvicinarsi in Dio – afferma Plinio Corrêa de Oliveira –. E deve considerarsi in esilio, ogni volta che deve scendere al concreto, perché il concreto non è l’acme della realtà»[19].

Nel corso della sua storia e nei limiti posti dalla natura umana decaduta, la Cristianità, attraverso la sacralità delle istituzioni che si diede e la cultura e le arti che profuse, ha dimostrato che vivere in un mondo di possibili, vivere di Fede ed essere alimentati dalla Grazia, produce ricchezze e tesori straordinari.

Si pensi alla reggia di Versailles, al castello di Neushwanstein, all’Escorial, ai dipinti di Giotto e Caravaggio, a Dante e a san Tommaso, a Lepanto, a Carlo Magno, all’Impero ispanico del siglo de oro, al valzer viennese di Johann Strauss e all’Intermezzo della Cavalleria Rusticana di Mascagni… ebbene, considerando tutto ciò si avrà forse soltanto una pallida idea dell’importanza per un’anima di vivere in Maria, e dei frutti di santità e grandezza che possono scaturire dalla corresponsione alla grazia divina.

Che la Consacrazione della Russia e dell’Ucraina al Cuore Immacolato di Maria possa essere preludio di una rinascita spirituale e possa affrettare l’avvento del suo Regno.

 

Note

[1] L’edizione di cui ci serviamo in questo scritto è quella accompagnata dalla ampia prefazione di padre Luka Cimirotic s.m.m., nella quale viene spiegato il significato teologico della Consacrazione mariana. L.M. Grignion de Montfort, Trattato della vera devozione alla Santissima Vergine Maria, trad. it., SalusInfirmorum & Editrice Ancilla, Conegliano 2008, p. 292 [n. 257].

[2] Quando si fa riferimento ad una spiritualità pliniana si allude alla peculiare declinazione di elementi teologici, filosofici e spirituali – facenti parte del Magistero della Chiesa – propria del dott. Plinio, da cui egli ricava una modalità precipua d’intendere e vedere la realtà. Una sintesi assai efficace la offre P. Corrêa de Oliveira, A innocência primeva e a contemplação sacral do universo no pensamento de Plinio Corrêa de Oliveira, Ipco, San Paolo 2008 (trad. it., Innocenza primordiale e contemplazione sacrale dell’universo, Cantagalli, Siena 2013).

[3] Queste conferenze vennero trascritte da alcuni membri dell’uditorio lì presente; sono state in seguito riviste ed adattate al linguaggio scritto e sono liberamente consultabili sul sito internet dedicato al pensatore brasiliano. Cfr. P. Corrêa de Oliveira, Comentários ao “Tratado da verdadeira devoção a Nossa Senhora” [in URL: https://www.pliniocorreadeoliveira.info/DIS_1951_tratado_da_verdadeira_devocao_Nossa_Senhora_comentarios_indice.htm#.Yjhp202ZOxG].

[4] Id., Nossa Senhora foi sempre a Luz da minha vida. O testamento do cruzado do século XX, in Catolicismo, anno XVLI, n. 550, San Paolo 1996, pp. 34-35.

[5] Id., Introdução, in Comentários ao “Tratado da verdadeira devoção a Nossa Senhora”, cit.

[6] L.M. Grignion de Montfort, Trattato della vera devozione alla Santissima Vergine Maria, cit., p. 295 [n. 261].

[7] Cfr. P. Corrêa de Oliveira, Fazer todas as ações em Maria: comentários ao tópico 261 do “Tratado da Verdadeira Devoção à Ssma. Virgem”, in Santo do Dia, 5 giugno 1972.

[8] Ignazio di Loyola, Esercizi spirituali, n. 47.

[9] L.M. Grignion de Montfort, Trattato della vera devozione alla Santissima Vergine Maria, cit., pp. 295-296 [n. 261].

[10] P. Corrêa de Oliveira, in Innocenza primordiale e contemplazione sacrale dell’universo, cit., p. 109.

[11] Id., Viver em Maria: comentários aos tópicos 262 e 263 do “Tratado da Verdadeira Devoção à Ssma. Virgem”, in Santo do Dia, 16 giugno 1972.

[12] L.M. Grignion de Montfort, Trattato della vera devozione alla Santissima Vergine Maria, cit., pp. 294-295 [n. 260].

[13] «Che cosa vuol dire a questo proposito “ambiente”? È l’espressione dell’anima che, attraverso il gioco delle forme e dei colori, una persona è riuscita a comunicare a oggetti materiali. [...] Quando ci si trova di fronte a un “ambiente”, proprio perché esprime uno stato dell’anima, esso non può essere moralmente indifferente: o sarà buono e favorirà le anime nella considerazione e nell’assimilazione di Dio, o sarà cattivo e agirà in senso opposto» (P. Corrêa de Oliveira, Note sul concetto di Cristianità. Carattere spirituale e sacrale della società temporale e sua “ministerialità”, trad. it, in Id., Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, Sugarco, Milano 2009, VIII, pp. 233-234).

[14] L.M. Grignion de Montfort, Trattato della vera devozione alla Santissima Vergine Maria, cit., p. 120 [n. 38].

[15] Ivi, p. 266 [217].

[16] P. Corrêa de Oliveira, in Innocenza primordiale e contemplazione sacrale dell’universo, cit., p. 173.

[17] Ivi, p. 186.

[18] Tommaso d’Aquino, Somma Teologica, I, q. 15.

[19] P. Corrêa de Oliveira, in Innocenza primordiale e contemplazione sacrale dell’universo, cit., pp. 193-194.

 

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