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Un Sinodo Autodistruttivo

 

 

Fr. Gerald E. Murray

Il Segretariato Generale del Sinodo dei Vescovi ha pubblicato la scorsa settimana il Documento di lavoro (Working Document – WD nel seguito con i numeri di riferimento) per la fase continentale del Sinodo per una Chiesa sinodale . Mette in discussione, senza scusarsi, varie dottrine cattoliche con il pretesto di ascoltare lo Spirito Santo che, eccezionalmente, in qualche modo parla attraverso le lamentele e le critiche di coloro che rifiutano ciò che la Chiesa insegna e che ha sempre insegnato.

I contributi da tutto il mondo che contraddicono la dottrina cattolica sono citati o riassunti con approvazione perché “esprimono in modo particolarmente potente, bello o preciso sentimenti espressi più in generale in molte relazioni” (6).  Quei sentimenti godono della presunzione di verità ispirata dallo Spirito mentre le dottrine causano alienazione e dolore.

Emblematiche sono le affermazioni di un gruppo parrocchiale americano: «La visione di una Chiesa capace di inclusione radicale, appartenenza condivisa e profonda ospitalità secondo l’insegnamento di Gesù è al centro del processo sinodale:  Invece di comportarci come guardiani che cercano di escludere altri dal tavolo, dobbiamo fare di più per assicurarci che le persone sappiano che tutti possono trovare un posto e una casa qui.” (31). Il WD spiega inoltre che «l’esperienza sinodale può essere letta come un cammino di riconoscimento per coloro che non si sentono sufficientemente riconosciuti nella Chiesa» (32).

Allora chi si sente escluso? “Tra coloro che chiedono un dialogo più significativo e uno spazio più accogliente troviamo anche coloro che, a vario titolo, sentono una tensione tra l’appartenenza alla Chiesa e le proprie relazioni amorose, come ad esempio: divorziati risposati, genitori single, persone che vivono in un matrimonio poligamo, persone LGBTQ, ecc. (39). Questo ottiene anche una seconda menzione: «Tanti riassunti danno voce anche al dolore di non poter accedere ai Sacramenti sperimentati dai divorziati risposati e da coloro che hanno contratto matrimoni poligami. Non c’è unanimità su come affrontare queste situazioni” (94).

Chi altro si lamenta? “Dopo un attento ascolto, molte relazioni chiedono che la Chiesa continui il suo discernimento in relazione a una serie di questioni specifiche: il ruolo attivo delle donne nelle strutture di governo degli organi ecclesiali, la possibilità, per donne con una formazione adeguata, di predicare negli ambienti parrocchiali, e un diaconato femminile. Diversità di opinioni molto maggiori sono state espresse sul tema dell’ordinazione sacerdotale delle donne, che alcuni rapporti richiedono, mentre altri considerano una questione chiusa” (64).

La soluzione? «[La] conversione della cultura della Chiesa, per la salvezza del mondo, è legata concretamente alla possibilità di stabilire una nuova cultura, con nuove pratiche e nuove strutture» (60).

Allora come ci arriviamo? “[Camminare] insieme come Popolo di Dio richiede di riconoscere la necessità di una conversione continua, individuale e comunitaria. Sul piano istituzionale e pastorale, questa conversione si traduce in un’altrettanto continua riforma della Chiesa, delle sue strutture e del suo stile, sulla scia della spinta al continuo ‘aggiornamento’…” (101).

L’insegnamento della Chiesa, datole da Cristo, è il problema.

Alla Chiesa viene chiesto di discutere seriamente di scartare gli insegnamenti che contraddicono le credenze e i desideri di:

– coloro che vivono in secondi “matrimoni” adulteri;

– uomini che hanno due o tre o più mogli;

– omosessuali e bisessuali;

– persone che credono di non essere del sesso con cui sono nate;

– donne che vogliono essere ordinate diaconi e sacerdoti;

– laici che vogliono l’autorità data da Dio ai vescovi e ai sacerdoti.

Qualcosa qui rafforza o promuove la fedeltà agli insegnamenti di Cristo? Ovviamente no.

Si tratta di cambiare la Chiesa.

Qualcuno dal Regno Unito ha fatto il commento più pertinente dell’intero documento: “ Non mi fido del Sinodo. Penso che sia stato indetto per portare un ulteriore cambiamento agli insegnamenti di Cristo e a ferire ulteriormente la sua Chiesa.” (18).

Nella fase successiva di questo processo sociale autodistruttivo – le Assemblee Continentali previste per l’inizio del 2023 – ai vescovi del mondo viene dettato che:

tutte le Assemblee siano ecclesiali e non meramente episcopali, assicurando che la loro composizione rappresenti adeguatamente la varietà del popolo di Dio: vescovi, presbiteri, diaconi, consacrati e consacrate, uomini e donne laiche. . . . è importante prestare particolare attenzione alla presenza delle donne e dei giovani (laici e laiche, consacrati e donne in formazione, seminaristi); le persone che vivono in condizioni di povertà o di emarginazione e coloro che hanno un contatto diretto con questi gruppi e persone; delegati fraterni di altre confessioni cristiane; rappresentanti di altre religioni e tradizioni religiose; e alcune persone senza affiliazione religiosa (108) [Enfasi aggiunta dal traduttore].

Data questa lista, i vescovi saranno una minoranza.

E il loro ruolo? “A loro è richiesto di individuare modalità adeguate per svolgere il loro compito di validazione e approvazione del Documento finale, assicurando che sia frutto di un cammino autenticamente sinodale, rispettoso del processo che si è svolto e fedele alle diverse voci del Popolo di Dio in ogni continente” (108) (Enfasi aggiunta nel testo originale).

In altre parole, i vescovi devono fungere da segretari di registrazione. Non è loro consigliato garantire ed assicurare la fedeltà dell’assemblea all’insegnamento della Chiesa.

Il WD chiede alla Chiesa di operare con “trasparenza” (79). Un buon punto di partenza sarebbe che il Segretariato sinodale pubblichi tutte le comunicazioni scritte ricevute. Qualcuno, ad esempio, ha lamentato: la perdita della fede nella presenza reale di Cristo nell’Eucaristia; la mancanza di vocazioni sacerdotali nel mondo sviluppato; il forte calo della frequenza alle messe, ai battesimi e ai matrimoni in chiesa; lo scandalo di vescovi e cardinali che contraddicono ripetutamente in pubblico l’insegnamento della Chiesa; la perdita di fedeli cattolici a favore delle Chiese evangeliche; il crollo del sistema scolastico cattolico nel mondo sviluppato; il diffuso fenomeno degli abusi liturgici mentre la celebrazione della Messa tradizionale latina è fortemente ridotta o addirittura vietata; il crollo degli ordini religiosi a causa della secolarizzazione e il rifiuto della fedeltà dottrinale e della vita ascetica.

È evidente che oggi nella Chiesa è in corso una palese rivoluzione, un tentativo di convincerci che abbracciare l’eresia e l’immoralità non è peccato, ma piuttosto una risposta alla voce dello Spirito Santo che parla attraverso persone che si sentono emarginate da una Chiesa che finora è stata infedele alla sua missione.

Il WD afferma:  Per usare un’immagine biblica, si potrebbe dire che il cammino sinodale ha segnato i primi passi del ritorno da un’esperienza di esilio collettivo, le cui conseguenze toccano l’intero Popolo di Dio: se la Chiesa non è sinodale, nessuno può davvero sentirsi completamente a casa” (24).

Preghiamo affinché i Padri sinodali, e tutti i vescovi, si alzino e difendano l’insegnamento e la pratica della Chiesa contro questo esercizio di comportamento autodistruttivo sponsorizzato dal Vaticano.

Sono in gioco le anime.

Traduzione di Vincenzo Fedele

 

Fonte: Stilvm Curiae - Marco Tosatti, 10 Novembre 2022. Articolo orginale apparso su The Catholic Thing, 31 Ottobre 2022.