Condividi questo articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to Twitter

Discorso di Giovanni Paolo II ai partecipanti al simposio internazionale sulla storia dell’evangelizzazione nell’America Latina

Nel quadro della recente condanna della “dottrina della scoperta” ad opera due Dicasteri Vaticani, pubblichiamo alcuni passaggi del discorso di papa Giovanni Paolo II tenuto nel 1992 ai partecipanti al simposio internazionale sulla storia dell’evangelizzazione nell’America Latina.

 

 

[…] La testimonianza della Scuola di Salamanca rappresenta un encomiabile sforzo di portare avanti l’opera di colonizzazione secondo principi ispirati da un’etica cristiana. Frate Francisco de Vitoria, nelle sue celebri relazioni sugli indios pose i fondamenti filosofico-teologici di una colonizzazione cristiana. Il maestro di Salamanca dimostrò che indios e spagnoli erano fondamentalmente uguali in quanto uomini. La loro dignità umana stava nel fatto che gli indios, per loro natura, erano anch’essi razionali e liberi, creati a immagine e somiglianza di Dio, con un destino personale e trascendente, per il quale potevano essere salvati o condannati. In quanto esseri razionali e liberi, gli indios erano soggetti ai diritti fondamentali inerenti a ogni essere umano, e non li perdevano a causa dei peccati di infedeltà, idolatria o altre offese contro Dio, poiché questi diritti si fondavano sulla loro natura e condizione di uomini.

6. Gli indios erano, di conseguenza, veri padroni dei loro beni allo stesso modo dei cristiani, e non potevano dipendere da questi ultimi per la loro mancanza di cultura. La situazione deplorevole di molti indios - aggiungeva Vitoria - era dovuta in gran parte alla loro mancanza di educazione e formazione umana. Per questo, in virtù del diritto di società e di comunicazione naturale, gli uomini e i popoli più fortunati avevano il dovere di aiutare quelli più arretrati e sottosviluppati. Così Vitoria giustificava l’intervento della Spagna in America.

[…] La dottrina della Scuola di Salamanca fu in gran parte assunta dalle Leggi delle Indie, le quali manifestano l’ispirazione cristiana dell’impresa colonizzatrice, anche se a volte tali leggi non venivano rispettate. Per questo, la cosiddetta “colonizzazione” non può essere svuotata del contenuto religioso che la permeò o accompagnò, poiché la Croce di Cristo, piantata sin dal primo momento nelle terre del nuovo mondo, illuminò il cammino degli scopritori o colonizzatori, come è provato dalla religiosità che ha segnato tutto il suo percorso e i numerosi scritti dell’epoca, così come i nomi stessi di tante città e santuari sparsi in tutta l’America.

7. Nel parlare della cristianizzazione del nuovo mondo, bisogna sottolineare, come fa questo Simposio, l’eccezionale lavoro svolto dagli Ordini religiosi. A questo proposito “Voglio, tuttavia, ripetere la valutazione globalmente positiva sull’azione dei primi evangelizzatori che erano in gran parte membri di Ordini religiosi. Molti dovettero operare in circostanze difficili e, in pratica, inventare nuovi metodi di evangelizzazione, proiettati verso popoli e genti di culture diverse” (Lettera apostolica I cammini del Vangelo, 4). La loro opera apostolica, stimolata dai Papi e guidata da coraggiosi Pastori, provenienti anche dal clero secolare, come San Turibio di Mogrovejo, Patrono dell’Episcopato latinoamericano, fu ricca di frutti di santità. Di essa siamo gli eredi e siamo chiamati a renderla viva e attuale nell’America dei nostri giorni. Per questo, è necessario penetrare e approfondire le radici cristiane dei popoli americani, esaminando il loro percorso e delineando l’identità del cosiddetto “Continente della Speranza”.

Attribuzione immagine: By Phirosiberia - Basado en la combinación de File:Viajes de colon.jpg, File:Columbus1.PNG, File:Columbus2.PNG, File:Columbus3.PNG y File:Columbus4.PNG, CC BY-SA 4.0, Wikimedia.

 

FonteDiscorso di Giovanni Paolo II ai partecipanti al simposio internazionale sulla storia dell’evangelizzazione nell’America LatinaGiovedì, 14 maggio 1992.