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Russia, isola della salvezza?

 

 

di Samuele Maniscalco

Le molte crisi che scuotono il mondo odierno costituiscono soltanto molteplici aspetti di un'unica crisi fondamentale che ha come specifico campo d'azione l'uomo stesso. In altri termini, “queste crisi hanno la loro radice nei problemi più profondi dell'anima, e da qui si estendono a tutti gli aspetti della personalità dell'uomo contemporaneo e a tutte le sue attività”[1].

Se non si parte da questa chiave di lettura, qualsiasi analisi dei fatti odierni tenderà a trasformarsi in uno scontro tra tifoserie disposte a chiudere gli occhi sui difetti dei propri beniamini ma a vederne di ogni sorta in chi viene percepito come avversario.

Questa crisi tocca, sì, principalmente l'uomo occidentale e cristiano, ma anche gli altri popoli, “nella misura in cui il mondo occidentale si estende a essi e in essi ha affondato le sue radici. Presso questi popoli tale crisi si aggrava sommandosi ai problemi propri delle rispettive culture e civiltà e si complica per l'urto tra queste e gli elementi positivi e negativi della cultura e della civiltà occidentali”[2].

Detta in soldoni, niente e nessuno sfugge alla furia distruttrice di questa crisi plurisecolare. Non esistono isole felici. Al massimo, possono esistere paesi/popoli fermi a una tappa antecedente di tale processo ma comunque in cammino verso la sua piena realizzazione.

Per quanto profondi siano i fattori di diversificazione di questa crisi nei vari paesi del mondo odierno, essa conserva, sempre, cinque caratteri essenziali:

1. È universale. Oggi non vi è popolo che non ne sia colpito, in misura maggiore o minore.

2. È una. Non si tratta cioè di un insieme di crisi che si sviluppano in modo parallelo e autonomo in ogni paese.

3. È totale. Considerata in un dato paese, essa si estende a tutti i domini dell'azione dell'uomo.

4. È dominante. È come una regina a cui tutte le forze del caos servono come strumenti efficaci e docili.

5. È un processo. Non è un fatto straordinario e isolato. Costituisce, anzi, un lungo sistema di cause ed effetti che vanno producendo successive convulsioni.

Influenzata e condizionata in sensi diversi, da fattori esterni di ogni tipo e seguendo a volte vie molto sinuose, essa tuttavia continua a procedere incessantemente verso il suo tragico fine[3].

 

Perché questa premessa?

Se tutto quello che abbiamo scritto sinora ha un qualche senso per il lettore, allora questo stesso converrà che, così come l’Europa – o gli Stati Uniti se preferisce – anche la Russia è stata investita e tutt’ora lo è da questa crisi globale di valori.

“Il fenomeno della secolarizzazione in Russia ha delle peculiarità che lo differenziano da quello occidentale”, scrive mons. Paolo Pezzi, arcivescovo dell’Arcidiocesi della Madre di Dio a Mosca, nel libro La piccola Chiesa nella Grande Russia (Edizioni Ares). “A cominciare dalla tendenza a mettere in risalto l’apparenza rispetto alla sostanza, con il rischio di nascondere i problemi che nascono. Nella società secolarizzata russa l’elemento religioso mantiene una certa forza e attrazione, ma è molto distaccato dalla vita. Non è necessariamente combattuto. Si tende piuttosto a considerarlo inutile, ininfluente, o perlomeno a ridurne il più possibile l’influenza sull’esistenza quotidiana”[4].

Partire da questa consapevolezza è fondamentale. Oggi si sentono infatti molti voci interne al mondo cattolico che dipingono la Russia come una roccaforte dei valori cristiani, o che almeno lo stia diventando sempre di più sotto una leadership che governa con fermezza da oltre due decadi.

Ma quali valori, di preciso? Intervistata a tal proposito[5], la dott.ssa Marta Carletti dell’Asta[6] ha parlato di una concezione “paganeggiante” della religione da parte del potere politico:

"Facciamo un esempio recente, il 4 febbraio si è concluso l’iter di un decreto presidenziale, che attende ancora la firma definitiva, sui “valori tradizionali a fondamento dello Stato russo”. Questo documento è molto indicativo. Elenca una serie di valori su cui si fonderebbe la Russia, come “patriottismo”, “lavoro costruttivo”, dando l’immagine di uno Stato etico, in cui è prescritto a norma di legge che il cittadino debba essere onesto, generoso e patriottico. In questo elenco figurano gli “alti valori spirituali” ma senza mai nominare Dio, né alcuna confessione religiosa. Si tratta dunque di un uso strumentale di questi valori, definiti “tradizionali” ma che non hanno più un legame specifico col cristianesimo. In questo modo la religione viene usata all’occorrenza, come mero braccio spirituale del potere politico".

Del resto, tra i valori tradizionali della Federazione Russia potrebbero essere inseriti anche quelli afferenti il mondo della stregoneria per i quali, secondo dati del Ministero della Salute russo citati dal Moscow Times, più di 800.000 russi avrebbero fornito servizi come guaritori, medium, veggenti, tra le altre attività del genere, nel 2017[7].

Un opinionista di sinistra come Antonio Polito ha colto a suo modo uno dei motivi per cui frange delle nostre società occidentali simpatizzano per l’attuale Russia: sono “stanche di sentirsi ingranaggi nel «meccanismo» della modernità (…) fatta di tecnica, scienza, finanza e democrazia; e hanno invece nostalgia di un mondo fondato sulla comunità, sulla sua unità spirituale e mistica”[8].

C’è nostalgia, in fondo, della casa del Padre. Ma come nella parabola del figliol prodigo, le masse di oggi sono tutt’ora intente a cibarsi delle carrube dei porci non avendo il coraggio e l’umiltà di riconoscersi in errore e debitori di un Dio che li ha creati.

Fintanto che l’uomo contemporaneo continuerà a contendersi il cibo con i maiali, sarà sempre attratto dalle sirene di false alternative.

Se ai tempi dell’Unione Sovietica la Russia era dipinta dalla sinistra di tutto il mondo come il paradiso dei lavoratori, il famoso “socialismo reale”, cioè l’ideologia socialista realizzata concretamente e storicamente, oggi, una parte del mondo conservatore in Occidente, stanca della modernità secolarizzata, tende a vedere la “cristianità reale” - ossia la vita vissuta intorno ai valori della tradizione cristiana - in una Federazione Russa che invoca il suo passato religioso.

 

Ma è così?

A causa dell’elevato numeri di aborti, la Russia è oggi un paese in preda a un grave calo di popolazione. Nonostante il loro numero sia decresciuto nel tempo, anche per via del calo demografico della fascia in età fertile, le cifre sono rimaste alte: nel 1994 3 milioni, nel 2000 2,11 milioni, nel 2010 1,18 milioni e nel 2020 poco più di 553.000[9].

In rapporto al numero della popolazione totale il trend attuale sembrerebbe più o meno lo stesso di quello dei paesi dell’Europa occidentale. Non è esattamente così, perché le cifre officiali non tengono conto degli aborti praticati nei centri privati o di quelli chimici ma, se anche lo fosse, allora dovremmo porci una prima questione: in tema di aborto, né a livello delle leggi permissive né della pratica sociale, si vede una presunta superiorità morale della società russa.

Di più. Putin governa praticamente da oltre un ventennio con poteri inesistenti nelle democrazie liberali. La statistica dice che non si è fatto granché in tutto questo lasso di tempo per debellare questo mostruoso male che colpisce, certo, non solo la Russia, ma tutto il mondo secolarizzato.

Ma c’è di più. In realtà, a differenza di quanto per esempio vige in Polonia da qualche anno e più recentemente in alcuni stati americani, dove l’aborto è chiaramente ostacolato, la Russia ha ulteriormente regolamentato la pratica, confermandola nei fatti.

Il 1 novembre del 2011, il Parlamento russo, controllato dal partito del presidente, Russia Unita, che nelle elezioni del 2008 aveva conseguito il 71,25% dei voti, approvò la cosiddetta Legge Federale del 21 novembre del 2011 N 323-FZ “Sui fondamenti della protezione della salute dei cittadini nella Federazione Russa”[10].

Questa legge non parla mai di "aborto" ma di "interruzione artificiale della gravidanza", un crudo eufemismo in linea con la lobby abortista del mondo occidentale, che così cerca di mascherare questo crimine. L'articolo 56 recita al punto 1: “Ogni donna decide autonomamente sulla questione della maternità. L'interruzione artificiale della gravidanza viene eseguita su richiesta della donna con il consenso informato volontario”.

Il punto 2 del sopramenzionato articolo stabilisce il termine generale per uccidere legalmente il nascituro: "L'interruzione artificiale della gravidanza su richiesta della donna si realizza ad un'età gestazionale fino a dodici settimane».

Ma c'è un trucco: il punto 4 di quest’articolo introduce una scappatoia legale che consente l'aborto fino a 22 settimane o anche fino alla fine della gravidanza: «L'interruzione artificiale della gravidanza per motivi sociali si compie a un'età gestazionale fino alle ventidue settimane, e in presenza di indicazioni mediche, indipendentemente dall'età gestazionale”.

In altre parole, basta che una madre affermi qualcosa di vago come presunte "ragioni sociali" per poter abortire fino al 5° mese di gravidanza, e se un medico lo consente, anche fino al momento prima del parto.

Qualsiasi partito abortista della più liberale delle democrazie sottoscriverebbe una simile legge senza battere ciglio. Basterebbe questo a dimostrare che non esiste in Russia un serio sforzo politico per eliminare questa piaga.

Andiamo comunque avanti parlando di un'altra mostruosità di cui in questi giorni si è giustamente detto come l’Ucraina ne sia una delle fucine: la pratica dell’utero in affitto.

In Russia, la materia venne regolamentata ancora prima che in Ucraina (1° gennaio 2013) da una legge entrata in vigore il 1° gennaio 2012, cioè quando Presidente della Federazione era Medvedev, mentre Putin rivestiva la carica di Premier. Ma a nessuno sfugge che, nei fatti, il mandato del primo era ampiamente condizionato dal secondo, vero uomo forte del Paese. 

Sotto il titolo «Basi della protezione della salute dei cittadini della Federazione Russa», la legge al punto 10, articolo 55, spiega che «madre surrogata può essere una donna dai 20 ai 35 anni che abbia almeno un figlio sano proprio, che dimostri con una documentazione medica il buono stato della sua salute. Una donna sposata può essere madre surrogata solo col consenso scritto del marito».

La legge federale stabilisce che a servirsi di madri in affitto possono essere coppie sposate, madri sole e anche uomini soli che possono "affittare" il grembo di una donna, mentre vige formalmente il divieto per le coppie omosessuali[11].

A questo punto, qualcuno potrebbe dire: “almeno loro vietano alle coppie omosessuali di servirsi di questa pratica ignominiosa!”. Vero – almeno sulla carta – ma questo singolo punto non può certo bastare ad innalzare un governo a difensore della Cristianità, altrimenti oggi dovremmo pensare lo stesso dell’hitlerismo e dello stalinismo per avere varato misure contro l’aborto…

 

Dugin: “la Russia non è l’isola della salvezza”

Chi legge l’attuale momento storico come uno scontro tra Liberalismo e Tradizione, difficilmente potrà negare le parole di uno degli intellettuali russi più citati in Italia – molto più qui che in Russia, per la verità – e ritenuto uno degli ideologi di riferimento di Putin.

Parliamo di Aleksandr Dugin, secondo cui “non si può sostenere che la Russia moderna di Putin sia rappresentante di una tradizione. No, ahimè, non lo è”[12].

Lo stesso, in una lunga intervista ad ampio spettro, ha del resto descritto molto bene la decadenza morale del suo Paese:

“[…] dal punto di vista occidentale, può sembrare che Putin sia un conservatore integrale e che la Russia sia conservatrice, ma se si guarda la cosa più da vicino vediamo che non è certamente così. La nostra élite intellettuale va verso i valori occidentali: la teoria gender, il femminismo, l’influenza nel cinema, nel teatro, etc. […] i valori occidentali liberali purtroppo prevalgono tra i giovani. […] È uno dei problemi più grandi della Russia di oggi: siamo poco lontani dagli esempi più disgustosi della cultura occidentale, cioè di quello che è diventata”.

Parole inconfutabili alle quali si aggiungono quelle sulla situazione dell’educazione scolastica. Sembra di leggere di qualche paese dell’Unione Europea:

“[…] la maggior parte degli insegnanti ha avuto una formazione sovietica e dunque anche se non sono più marxisti, sono comunque dei materialisti che non hanno mai dato molto peso ai valori spirituali. Questo materialismo che già dava troppa poca importanza ai valori spirituali, è stato poi peggiorato molto dal liberalismo degli anni ‘90 che ha annientato qualsiasi valore spirituale residuo: quasi tutti i nostri professori e insegnanti è come se fossero diventati dei mostri. […] Proprio per questo, Putin non ha nemmeno toccato il campo dell’educazione: perché queste sono le posizioni di quasi tutti i professori. […] Inoltre, nel nostro sistema educativo è arrivato il pensiero occidentale LGBTQI+, di genere, Transgender etc”.

Si potrebbe arguire che Putin non sia responsabile della situazione della pedagogia in Russia ereditata dal passato. Il fatto è che, pur essendo un uomo potentissimo che ha operato con estrema energia in Cecenia, in Georgia, in Siria e ora in Ucraina, non si capisce perché “non ha nemmeno toccato il campo dell’educazione”, che porta gli studenti russi a quei tanto denunciati modelli decadenti e che mette a rischio molto di più il futuro del Paese che una qualsiasi potenza straniera.

Dunque, secondo Dugin, i giovani sono purtroppo allo sfascio. Forse si salvano gli adulti:

“[…] Quando i giovani di oggi guardano i loro genitori vedono spesso dei manager o dei banditi, e tanti divorziati: valori in decomposizione. Persone depravate, degenerate, corrotte e pervertite. E loro non possono essere un esempio positivo per i giovani. Per questo, la nostra società attraversa così tanti problemi. Mancano figure che possano essere d’esempio, sia nella vita privata che in quella pubblica, così come nella cultura.  

[…] i giovani tendono ad abbandonare la loro individualità per divenire parte di una rete neurale globale basata sulla tecnologia. Si omologano alla tecnologia, perdendo così la loro capacità di essere individui. […] Ecco che scompare l’idea della crescita personale positiva: tutti rimangono dei banditi e dei depravati e si preparano a far parte di una società post umanistica e virtuale.

[…] In Russia abbiamo ancora dei valori, ma non è l’isola della salvezza. Non siamo ancora al nulla dell’Europa e degli Stati Uniti ma ci stiamo muovendo in questa direzione. Non siamo su una strada diversa dall’Occidente, è soltanto una questione di velocità: noi andiamo più lenti. Nessuno si occupa dei nostri giovani. Nemmeno Putin, che è l’unico ad avere l’ultima parola”[13].

Come si vede, Dugin responsabilizza personalmente Putin, l’uomo che ha “l’ultima parola”, di non preoccuparsi di questi malanni così seri che colpiscono una società russa che egli governa senza reale opposizione. Orbene, insistiamo, non sarebbe il caso di rivolgere l’attenzione a queste problematiche anziché di muovere guerre contro i vicini?  

Insomma, come abbiamo cercato di dire sin dall’inizio dell’articolo, e lo stesso Dugin lo conferma, la Russia non è su una strada diversa dall’Occidente, si tratta appena di una questione di diverse velocità nello stesso percorso di secolarizzazione rivoluzionaria. Allo stato attuale, non ha senso proporla come alternativa valida all’auto-cancellazione dell’Occidente.

E poi c’è un problema non da poco: da parte di questa grande nazione, a livello ufficiale, non sono state riconosciute le conseguenze disastrose di sette decadi di bolscevismo, sia sul piano nazionale che mondiale. Un giudizio approfondito di quel periodo estremamente cupo della propria storia continua a latitare, anzi, è ostacolato e addirittura proibito, come ha recentemente dimostrato la chiusura definitiva dell’associazione Memorial Internazionale da parte della Corte Suprema russa il 28 febbraio scorso, pochi giorni dopo l’inizio della guerra.  

 

Note

[1] Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, Parte I, Capitolo I.

[2] Idem ibidem, Parte I, Capitolo II.

[3] Cfr. Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, Parte I, Capitolo III.

[4] Matteo Matzuzzi, La piccola Chiesa di Russia, Il Foglio – 9 aprile 2022

[5] Intervista a cura di Stefano Magni, Ecco perché Putin vuole conquistare l'Ucraina. E la religione è un pretesto, La Nuova Bussola Quotidiana, 24 febbraio 2022.

[6] Ricercatrice presso la Fondazione Russia Cristiana e specializzata sulle tematiche del dissenso e della politica religiosa dello Stato sovietico e direttore responsabile della rivista La Nuova Europa.

[7] Vedi CNN News – Brasil, 10 febbraio 2019.

[8] Antonio Polito, Le idee Contro, Corriere della Sera – 18 marzo 2022.

[9] Vedi Number of abortions in Russia from 2000 to 2020.

[10] Vedi Федеральный закон от 21 ноября 2011 г. N 323-ФЗ "Об основах охраны здоровья граждан в Российской Федерации".

[11] Cfr. Giovanni Bensi, IL MERCATO DEI FIGLI. Utero in affitto il traffico russo, Avvenire 7 agosto 2013.

[12] Intervista a cura di Francesco Borgonovo, «È una guerra alle oligarchie mondiali», La Verità – 21 Marzo 2022.

[13] Intervista a cura di Jacopo Brogi e Alessandro Fanetti, ALEKSANDR DUGIN: “IL GRANDE RESET È FALLITO. È L’ORA DEL GRANDE RISVEGLIO”, Come Don Chisciotte – 27 gennaio 2022.

 

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