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Possono i vescovi americani dire no ai politici pro-aborto?

 

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John Horvat

 

Il caso contro i politici pro-aborto che ricevono la Santa Comunione dovrebbe essere ovvio per tutti. Il requisito per ricevere la Santa Comunione è essere liberi dal peccato mortale. Favorire l'aborto è un peccato pubblico e grave. Quegli stessi politici commettono anche il grave peccato di scandalo. Pertanto, dovrebbe essere loro negata la Comunione.

È una questione chiara che non ha bisogno di grandi spiegazioni né presenta complicazioni per la sua applicazione pratica. Basta conformarsi al Canone 915 del Diritto Canonico e dire di no. È molto semplice.

Tuttavia, nessuno sembra voler dire questo no categorico. I politici non vogliono astenersi dalla Comunione. Molti vescovi non vogliono escluderli dalla Comunione. Quindi, c’è un'altra questione legata a questa, più complessa di quella che sarebbe una semplice applicazione della disciplina della Chiesa, e non riguarda la Comunione.

Anzi, questo sembra essere un problema americano. Altre nazioni non sono colpite da questa contraddizione perché i loro politici favorevoli all'aborto non insistono nel ricevere la Comunione.

 

Il problema del liberalismo

In effetti, la versione americana del liberalismo è in crisi. Il sistema sta crollando e la questione della Comunione si situa nel mezzo del dramma.

Il liberalismo ha separato vigorosamente Chiesa e Stato, stabilendo la sovranità assoluta dell'individuo e l'indipendenza della società da Dio e dalla Sua Legge. Il sistema di valori neutrali del liberalismo cercava la prosperità e il benessere generale senza la religione, relegando la fede a qualcosa di personale e soggettivo.

Così, con l'ordine che sta crollando, non ci sono norme morali o autorità da consultare e tutto si frantuma.

 

Il modello americano

Tuttavia, questo modello laico senza standard morali immutabili è stato implementato in modi diversi. Nelle sue diverse varianti, il modello europeo di stampo illuminista tende a rompere ogni legame tra religione e vita pubblica. C'è una più o meno aperta ostilità verso la religione, vista come contraria al progresso. I funzionari di governo tendono a non praticare pubblicamente la loro fede.

Il modello americano accoglie le religioni a braccia aperte: più religioni ci sono meglio è, purché tutti vivano in pace. Gli americani vedono la religione come una garanzia del buon ordine attraverso un codice morale cristiano consensuale, vagamente basato sui Dieci Comandamenti. La cospicua pratica religiosa è considerata una sana influenza moderatrice sull'ordine sociale e sull'economia.

Entrambi i modelli impediscono alla Chiesa di agire direttamente nella società. Entrambi si astengono dal proporre standard morali assoluti. Il modello liberale americano differisce da quello europeo in quanto riconosce l'influenza indiretta della religione. Il buon funzionamento della società presuppone che ciascuna parte rimanga separata all'interno di questo schema limitato. Finché l'insegnamento morale della Chiesa è rimasto intatto, ha potuto influenzare positivamente la società.

 

La mancanza di autorità morale

Il liberalismo è ora vittima delle contraddizioni inerenti al suo relativismo morale. Il caos regna quando non c'è ufficialmente una morale di ciò che è giusto o sbagliato nelle questioni di ordine pubblico. Il decadimento morale della società postmoderna porta i legislatori a prendere posizioni contrarie alla religione, mentre all'interno della Chiesa la crisi porta i vescovi al compromesso, concedendo tutto in nome di una malintesa compassione. Quindi, mali come l'aborto si impadroniscono della società e alla fine la distruggono.

Secondo il sistema liberale, l'America non può invocare alcuna autorità morale per opporsi a questo collasso della società. Pertanto, i cattolici americani escono fuori dagli schemi liberali quando chiedono ai politici pro-aborto di smettere di agire contro la loro fede religiosa offendendo Dio. E, d’accordo a questi schemi, non dovrebbero insistere sul fatto che i vescovi asseriscano un'autorità morale che lo Stato non riconosce su tali legislatori abortisti.

L'impasse che ne deriva getta nel caos lo schema liberale. I politici sinistrorsi favorevoli all'aborto non osano tradire le loro posizioni errate. Da parte loro, molti vescovi si rendono conto che qualsiasi sanzione significativa contro i politici potrà avere come effetto di essere ritenuta come un tentativo di riallacciare il legame tra Chiesa e Stato. Dunque, esitano a intraprendere un'azione coraggiosa che riconosca il posto legittimo della Chiesa nella definizione e nella difesa della legge morale, eppure ciò avrebbe l'effetto di riportare ordine in una società che invoca la sanità mentale.

 

Una crisi esistenziale

Il risultato è una crisi esistenziale. Alcuni cercano di evitare il problema ignorando le contraddizioni. Altri preferiscono posticipare la resa dei conti con dichiarazioni ambigue. Entrambe le parti si rendono conto che il dibattito si estende ben oltre la questione dell'aborto e tocca altre aree dell'ordine cristiano che i fedeli vogliono affrontare.

Indipendentemente dall'esito di questo dibattito, lo schema liberale è morente. Non può essere mantenuto. Nel frattempo, aumenta il prezzo da pagare non facendo nulla. La società cade a pezzi, le vite sono rovinate e le anime si perdono. È tempo che vescovi e fedeli dicano di no.

 

Fonte: Return to Order, Giugno 2016. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà.

 

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