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Gelate e riscaldamento verbale

I “Tuttologi” si riferiscono a questo inverno (australe) come a un evento eccezionale e lo collegano alla deforestazione dell'Amazzonia

 

 

di Evaristo de Miranda*

Ondate di freddo, nevicate e gelate hanno segnato il mese di luglio e il passaggio al mese di agosto nel sud e sud-est del Brasile. Le gelate di quest'anno hanno causato perdite soprattutto nella coltivazione del caffè. Hanno anche colpito verdure, frutta, alcune colture invernali e persino un po' di mais “safrinha” (fuori stagione). In tempi di buie profezie sul cambiamento climatico, sul riscaldamento globale e sul futuro del pianeta, l'intensità del freddo invernale ha generato un grande riscaldamento verbale nei media.

I “tuttologi” hanno trattato questo inverno subtropicale, nell'Anno di Grazia 2021, come qualcosa di eccezionale, collegandolo alla deforestazione dell'Amazzonia! E, probabilmente, avrebbero indicato le stesse cause, se quest'inverno non fosse stato freddo. L'onnipotenza di alcuni umani li porta a credere nella loro capacità di alterare il clima della Terra. E nella loro innegabile onniscienza, credono di essere in grado di aggiustare tutto e "salvare il pianeta" sotto i riflettori dei media.

Duemila anni fa, il cristianesimo si proponeva di salvare l'umanità. Non era poco. Ad oggi non ha convertito nemmeno un terzo della popolazione mondiale. La soteriologia ambientalista, invece, intende fare molto di più: salvare il pianeta, prima che finisca il mondo. Questa urgenza esige priorità su tutte le altre. Ma basta una notte di gelo per mettere l'uomo nella sua giusta dimensione.

Le gelate di quest'anno non hanno nulla a che fare con la deforestazione. Né è necessario ricorrere ai dati climatici centenari della meteorologia nazionale per attestarne la “normalità”. Basta osservare il verificarsi delle gelate, registrate fin dal 1882 presso la Fazenda Santana da Serra, a Cajuru (Stato di San Paolo). Ce ne sono state tante e di diversa intensità, in quasi un secolo e mezzo.

Nel sud e nel sud-est ci sono spesso le cosiddette "gelate bianche", come quest'anno. Nelle notti fredde con cielo sereno, l'atmosfera, la terra e le piante perdono calore per tutta la notte e si forma uno strato sottile e superficiale di cristalli di ghiaccio. Esiste però anche un fenomeno, più raro e devastante, noto come gelata nera, in cui la temperatura notturna scende al punto da congelare la linfa delle piante.

Da studente di Agronomia seguii la gelata nera avvenuta il 18 luglio 1975. Non fu causata dalla deforestazione dell’Amazzonia, ma sì avrebbe contribuito alla sua intensificazione negli anni successivi. I suoi effetti furono devastanti a San Paolo, nel sud del Brasile e, soprattutto, nel nord del Paraná, dove i termometri registrarono temperature prossime allo zero e persino negative. In una sola notte il freddo decimò la maggior parte delle piantagioni di caffè. Le piante di caffè venivano “bruciate” dal freddo, dalla cima degli alberi fino a terra. I contadini andarono a letto ricchi e si svegliarono poveri. Il caffè portò il Paraná all'arricchimento e al collasso economico.

Per mezzo secolo la coltivazione del caffè è stata praticata su larga scala nel nord del Paraná. Dagli anni '60 agli anni '70, lo Stato del Paranà ha concetrato circa il 50% della produzione nazionale di caffè. Principale prodotto agricolo, il Paranà giunse a coltivare 1,8 milioni di ettari di piantagioni di caffè, con una media di 20 milioni di sacchi raccolti. Nell'anno successivo a quell'unica gelata, non fu raccolto nulla. Oggi il Paraná ha poco più di 50mila ettari di caffè. Il gelo del 1975 cambiò la geografia del caffè e anche quella dell'agricoltura brasiliana.

Primo, quel gelo cambiò il Paraná. Anche la struttura agraria e urbana ne furono trasformate. Il caffè era una coltura ad alta intensità di mano d’opera. I lavoratori impiegati nella raccolta e nelle diverse tappe della coltivazione persero il lavoro, così come i coloni delle fattorie. Rimasero senza alcuna prospettiva di attività sul campo. Migliaia di terreni furono venduti o abbandonati. Ci fu un forte esodo rurale verso le città di Londrina e Maringá, mentre altri centri persero popolazione. Sertanópolis, ad esempio, è passata da circa 35mila abitanti a 12mila. I non proprietari cercarono lavoro nelle città più grandi. Alla periferia di Londrina sono emersi immensi quartieri e grandi complessi abitativi, come “Cincão”. Le favelas sono cresciute nelle città del sud e di San Paolo.

Piccoli proprietari terrieri, coloni, commercianti e vari servizi nelle città, direttamente o indirettamente collegati alla coltivazione del caffè, furono colpiti e cercarono nuove soluzioni. I lavoratori rurali disoccupati e i piccoli agricoltori sottocapitalizzati cercarono opportunità in altri Stati. Mezzo milione di persone emigrarono in altri Stati. Negli anni successivi, questo esodo interregionale impedì la crescita della popolazione del Paraná. Oggi, lo Stato dovrebbe avere almeno 5 milioni di abitanti in più, se non fosse per una gelata, quella del 1975.

Il freddo di quest'anno gioverà anche all'agricoltura, con o senza gelate

A quel tempo, c'era già una diversificazione embrionale di colture parallele alla coltivazione del caffè. Con la gelata, prese slancio la produzione di grano. Le piantagioni di caffè furono sostituite da colture di soia, mais, grano e pascolo. Crebbero la meccanizzazione e l'incorporazione delle tecnologie che fecero risparmiare terra e mano d’opera. La produttività e il valore aggiunto alla produzione orticola aumentarono ed emersero nuove filiere produttive di suini e pollame. Oggi il Paraná è il maggior produttore di polli da carne: 150 milioni di volatili al mese in 20mila allevamenti che generano 1,2 milioni di posti di lavoro. Sono state create e rafforzate le associazioni di produttori e le cooperative. A monte e a valle delle attività produttive, l'agroalimentare ha prosperato. Una gelata è stata la causa di tutta questa trasformazione rurale creando il fiorente agro-business del Paraná.

In secondo luogo, qulla gelata ha contribuito alla riprogettazione dell'agricoltura nazionale. I lavoratori rurali e soprattutto i proprietari terrieri di piccole e medie dimensioni del Paraná e del Brasile meridionale emigrarono in altre regioni. Molti vendettero i loro possedimenti e acquistarono nuovi terreni in regioni senza gelate. Oppure sostennero i loro figli in quella migrazione verso il Centro-ovest e il Nord, verso il Goiás, il Mato Grosso, la Rondônia e l’Acre. Con l'arrivo di migliaia di coloni e di nuovi proprietari ricchi di tradizione agricola, Rondônia divenne uno Stato. Il Mato Grosso finì per dividersi in due ed è oggi il più grande produttore di grano del paese. La spinta di questi cambiamenti fu dovuta, in gran parte, alla migrazione di persone dal Rio Grande do Sul (gauchos) e dal Paraná (paranaenses). Senza la gelata del 1975, forse il Brasile non potrebbe essere l'attuale potenza agricola mondiale che è.

I cambiamenti portati dal gelo del 1975 hanno dimostrato che il freddo nei campi non è soltanto una brutta notizia. Grazie all'imprenditorialità, alla mobilità sociale e alla libertà economica, i produttori hanno trasformato un evento climatico negativo in progresso e sviluppo locale e nazionale. Con o senza gelate, anche quest’anno il freddo gioverà all'agricoltura. Uno dei suoi maggiori benefici sarà la salute. Le basse temperature ridurranno le popolazioni di insetti nocivi, la proliferazione di malattie e persino le erbacce. Ciò porterà risparmi nell'uso di pesticidi ed erbicidi nella prossima stagione estiva.

Inoltre, quest'anno, la pioggia ha accompagnato l'arrivo del freddo. Non è sempre così. Questa pioggerellina ha portato neve in quota (buona per il turismo) e un piccolo sollievo dalla siccità in diverse regioni. Ha immesso un po’ di quell'acqua così necessaria in questo momento nei suoli, nei fiumi e nei bacini idrici. Il freddo invernale è una manna per gli ecosistemi. Aumenta l'ossigenazione dell'acqua nei fiumi e nei laghi. Facilita il lavoro dei batteri nella depurazione degli inquinanti. L'accumulo delle ore fredde e lo shock delle basse temperature indurranno magnifiche fioriture in varie specie di alberi in natura e nei frutteti. Buona cosa per una parte della frutticoltura.

C'è ancora questo agosto da affrontare. Agosto è il mese dei dispiaceri, dei cani pazzi e dei roghi. Tuttavia, ad agosto, tra polvere, fumo e fuliggine, gli alberi d’ipé (ndt, Caesalpinia ferrea) offriranno i loro fiori, i loro grappoli dorati e viola, alle aree urbane e rurali. A settembre, l'equinozio e la primavera porteranno ancora più fiori. E gli agricoltori pianteranno (e otterranno) un nuovo raccolto record per il Brasile, con più innovazioni e tecnologie moderne. Indifferenti ai riscaldamenti verbali e alle omissioni verbali, sia a livello locale che globale.

 

*Evaristo de Miranda è dottorato in Ecologia e direttore generale di Embrapa Territorial.

Fonte: Revista Oeste, 6 Agosto 2021. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà - Italia.

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