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Perché la sinistra americana disprezza ciò che chiama “Guerra Culturale”. Il vero significato della sconfitta in Virginia

 

 

di John Horvat*

Proprio quando sembrava che la sinistra avrebbe dichiarato finite le Culture Wars, la “Guerra Culturale” (ancora una volta!), qualcuno rovina tutto e fa ripartire le cannonate. Le vecchie ferite si sono riaperte, ed entrambe le parti stanno sparando l'una contro l'altra con sentimenti di vendetta.

Infatti, le elezioni del 2021 in Virginia sono state una questione interamente di cultura. Ciò che ha dato una svolta alla partita è stata la lotta sulla “Teoria critica della razza”, l'educazione sessuale radicale, l'ideologia di genere e l'aborto procurato. La controversia ha risvegliato nei sobborghi gli istinti di “mamma orso” su quanto veniva insegnato ai bambini nelle scuole e i ruggiti hanno ribaltato lo Stato.

In tutta la nazione, reazioni simili sono state registrate in queste recenti elezioni americane del 2021. L'enorme impatto delle questioni culturali dimostra che la “Guerra della Cultura” è lungi dall'essere finita. E, poi, quando combattute con intelligenza, queste battaglie stimolano la partecipazione degli elettori e lasciano la sinistra nel caos.

Per la sinistra, questo cambiamento non doveva accadere proprio in Virginia, così divisa fra democratici e repubblicani. Le elezioni del 2021 insegnano alcune lezioni vitali a coloro che sono impegnati nella guerra culturale.

 

La sinistra detesta questa guerra culturale

La prima lezione è che la sinistra detesta e teme questa guerra culturale con cui i conservatori si oppongono alla sua agenda e, paradossalmente, fa la guerra alla guerra culturale. I sinistrorsi preferiscono implementare la loro allarmante agenda procedendo in modo furtivo e scansando il dibattito.

Così, la sinistra è ossessionata dal porre fine alla “Guerra della Cultura”. Negli ultimi decenni, i liberal hanno cercato di denigrare la guerra culturale come un ritorno agli anni novanta, spesso dichiarandola finita e invitato i conservatori ad accettare la loro sconfitta e ad andare avanti.

La tattica più comune è quella di negare che questa guerra persino esista. I “guerrieri della cultura” (culture warriors) conservatori sono, nel migliore dei casi, dei "terroristi domestici" senza alcuna legittimità all'interno di una schiacciante cultura liberal. Devono essere snobbati e disprezzati come gente "deplorevole". I grandi media liberal fanno la loro parte ignorando il più possibile i conservatori e le loro battaglie.

Tuttavia, la vera ragione per cui i sinistrorsi vogliono porre fine alla guerra culturale è che essa inquadra il dibattito come una battaglia morale e la sinistra non può tollerare le definizioni di giusto e sbagliato. I liberal non possono accettare argomenti morali che mostrino in modo appropriato le loro passioni indisciplinate. I negazionisti della guerra culturale vogliono che quell'incubo divisivo scompaia.

 

Mai riconoscere la vittoria dei valori morali

Anche mentre i conservatori stanno ancora sparando, la sinistra vuole dichiarare il conflitto finito. Come parte della guerra alla “Guerra della Cultura”, la sinistra non riconoscerà mai le vittorie della destra culturale. I sinistrorsi ignoreranno, per esempio, il massiccio numero di cliniche abortive chiuse dagli anni '90 come se non fosse mai accaduto. Negheranno anche che la “Teoria critica della razza” venga insegnata nelle scuole anche quando si trova nei programmi scolastici e nei siti web. Ogni volta che la sinistra si confrontata con le sue disastrose politiche, insisterà sempre che la soluzione è più a sinistra, mai meno a sinistra.

L'ultima tattica liberale è quella di trasformare le questioni culturali o morali in questioni razziali. Chiunque difenda una giusta causa può essere immediatamente etichettato come razzista, sessista o altri epiteti odiosi. La “Teoria critica della razza” è ridotta a una questione "scolastica", non a un grande cambiamento di paradigma.

La guerra totale della sinistra alla “Guerra della Cultura” impiegherà qualsiasi tattica per negare il campo di battaglia morale e raggiungere il suo obiettivo di imporre filosofie marxiste innaturali alla nazione.  

 

Le questioni culturali contano

Un importante lezione ancora più significativa delle elezioni del 2021 è che le questioni culturali contano. I conservatori dovrebbero convincersi che affrontare questioni culturali di grande attualità può portare alla vittoria. Se ben esposti, questi temi portano al successo perché affrontano problemi profondi presenti nell'anima di innumerevoli americani. E rappresentano ansie legittime per il futuro.

La “Guerra della Cultura” ha mantenuto questi problemi vivi in mezzo al pubblico americano. Elezione dopo elezione, i conservatori morali (con il loro potente blocco di voti pro-life) sono venuti in soccorso dei repubblicani moderati che promettono tutto ma non mantengono quasi nulla.

Il potere di questi temi si è imposto da sé nonostante la mancanza di sostegno da parte dell'establishment liberal. Vittorie inaspettate come quelle recenti pochi giorni fa mostrano quanto efficacemente contraddicano la prevalente narrazione della sinistra. I deliri irrazionali della sinistra di fronte a queste vittorie mostrano la sua disperazione e il suo esaurimento. Se la guerra culturale fosse inefficace, la sinistra non avrebbe gridato tanto e, invece, la sua paranoia sta a rivelare debolezza, non forza.

 

L'unica opzione è rimanere impegnati

L'ultima lezione da trarre è quella di dover rimanere impegnati nonostante tutte le battute d'arresto che appaiono. Infatti, alcuni conservatori vorrebbero anche loro dichiarare finita la guerra culturale. L'autore Rod Dreher sostiene che gli argini che trattengono la cattiva cultura sono rotti e i conservatori farebbero meglio a costruire arche in cui rifugiarsi per cavalcare le onde della tempesta in arrivo. La sua "Benedict Option" chiede una ritirata strategica dei conservatori per riorganizzarsi, cedendo così il campo di battaglia a un nemico che si trova in condizioni ancora peggiori ed esausto.

Eventi come queste elezioni recenti del 2021 mostrano che la battaglia è tutt'altro che finita. È una guerra delle volontà. L'unica opzione reale è quella di rimanere impegnati nella “Guerra della Cultura” che la sinistra odia e teme. La migliore strategia è attaccare i punti vulnerabili della sinistra come la “Teoria critica della razza” e le ore di storia impartite ai ragazzi da drag queen, cose tutte che cercano di trasformare l'America in una nazione senza Dio e senza bussola morale.

Soprattutto, i conservatori farebbero bene a confidare in Dio perché venga in loro aiuto. Dietro la facciata di mille diverse schermaglie ciò che si nasconde è una guerra totale contro Dio e il suo ordine. E coloro che difendono la Sua causa possono aspettarsi la Sua assistenza.  

 

*John Horvat è uno studioso, ricercatore, educatore e conferenziere. Ha scritto il "Ritorno all'Ordine: da un'economia frenetica a una società cristiana organica - Dove siamo, come siamo arrivati e dove dobbiamo andare". Vive a Spring Grove, Pennsylvania, dove è vicepresidente della Società Americana per la Difesa della Tradizione, della Famiglia e della Proprietà.

 

Fonte: CNSNEWS, 9 novembre 2021. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà - Italia

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