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CHI HA VINTO LE ELEZIONI IN CILE?

 

 

di Antonio Montes Varas

La domanda in testa a questo commento può sembrare assurda. Gabriel Boric, candidato della sinistra, ha ottenuto il voto più alto come presidente del Cile, risponderà qualche lettore seccato. Perché allora chiedere chi ha vinto?

Non neghiamo che Boric abbia ottenuto quasi il 56% dei voti espressi, quello che chiediamo è: quale Boric ha ottenuto quell'appoggio?

Quello del primo turno, radicale, portavoce di un discorso estremista? O quello del secondo turno, moderato e che vuole passare come uno che rispetta l’istituzione repubblicana, che prima minacciava di rifare da cima a fondo?

La domanda ha senso, perché se è il primo Boric, il futuro del Paese sarà terribile. Se è invece la seconda, c'è ancora una possibilità che esso possa superare questo "boccone amaro".

Ecco perché sapere chi ha vinto le elezioni è una questione cruciale per il futuro del Cile.

Per ora, la risposta a questa domanda non può essere data da nessuno. Dipenderà da diversi fattori ancora difficili da prevedere. Guardiamo ad alcuni di loro nel tentativo di chiarire il mistero.

1. L'atteggiamento del Partito Comunista

Non si può dimenticare che, nonostante i "cambiamenti" e le promesse di "moderazione" di Boric, i suoi compagni di strada, quelli del Partito Comunista, non sono cambiati di una virgola e hanno già avvertito, per bocca del suo più noto esponente, Daniel Jadué, che "il giorno che Gabriel stravolgerà di un millimetro la linea del programma, sarò il primo a denunciarlo e ad accusarlo".

Da parte sua, il presidente dei comunisti, Guillermo Teillier, ha dichiarato: "non c'è tempo per discutere un nuovo programma".

Chi comanderà in questa coalizione? Boric vorrà dare un pugno sul tavolo di fronte ai suoi alleati del Partito Comunista? Su quali questioni? Quanto sarà forte questo gesto?

Per ora, nessuno può rispondere a queste domande. Tuttavia, pensiamo che sia importante chiederlo, perché ci permette di vedere dove concentrare la nostra attenzione per conoscere la direzione che prenderà il governo di sinistra.

2. L'atteggiamento dell'opposizione

Il risultato di José Antonio Kast al secondo turno fu lo stesso del SÌ nel plebiscito del 19881. Sembrerebbe che, più di 30 anni dopo, e nonostante tutti i governi di sinistra - o di sedicente destra - passati nel corso dei decenni, la percentuale di destra in Cile rimane intatta.

Inoltre, la posizione presa dal candidato Kast era molto più coerente con i principi fondamentali della destra rispetto ai precedenti candidati di centro-destra, o presunti tali, compreso l’attuale presidente del Cile Sebastián Piñera.

Resta da vedere se questa coerenza sarà mantenuta dai deputati e senatori eletti nei partiti di centro-destra e destra (la coalizione Chile Vamos e i Republicanos di Kast) o se si diluirà con il tempo e il desiderio di trovare ad ogni costo un consenso.

Nella prima ipotesi, se si mantiene la coerenza e la fermezza del discorso della "destra senza complessi", sarà difficile per Boric far passare molti dei suoi progetti estremi e dovrà moderarsi.

3. L'atteggiamento della Convenzione costituente

Oltre ai fattori di cui sopra, un altro fattore da prendere in considerazione sarà l'atteggiamento dei membri della Convenzione costituente.

Se essi leggono i risultati di queste elezioni come un prevedibile trionfo per qualsiasi tipo di testo "rifondativo" da presentare all'approvazione, e se i costituenti si aspettano di poter esercitare un'operazione a tenaglia tra il nuovo esecutivo e lo spirito rifondativo della nuova Costituzione, allora saranno loro a suonare la musica. E quella musica sarà probabilmente ciò che piace alla "prima linea", cioè, violenza e caos.

4. Il trionfo della simpatia più che dell'ideologia

Infine, c'è un altro fattore per rispondere alla nostra domanda, forse il più importante. Oggi, le elezioni non sono decise da convinzioni e opinioni ideologiche o dottrinali, ma da simpatie temperamentali.

Nell'era della "post-verità" e del relativismo, non c'è spazio per principi di alcun tipo. C'è solo, per la maggioranza, ciò che "mi piace" o ciò che "non mi piace". Proprio come i meme di Facebook.

Ora, il problema dei gusti e delle antipatie è che possono cambiare da un giorno all'altro a causa di fattori che possono sembrare - a prima vista - insignificanti, ma che possono decidere bruschi capovolgimenti. Il rialzo di pochi centesimi in più di dollaro del biglietto della metropolitana che hanno fatto scoppiare la rivolta sociale nel 2019 e che hanno messo in discussione in modo radicale il paradigma socio-economico del Cile ne sono la prova.

Cosa succederà alle simpatie di cui gode oggi Boric di fronte alla lentezza per realizzare le sue promesse? Le manterrà quando le inevitabili difficoltà economiche cominceranno a farsi sentire? Dove andranno questi movimenti temperamentali di simpatia e antipatia? Chiederanno misure più estreme? Vorranno tornare a un discorso di destra o di centro?

***

Concludiamo con la nostra domanda iniziale: chi ha vinto le elezioni? E noi rispondiamo che è ancora troppo presto per sapere chi ha vinto le elezioni. La risposta dipenderà in gran parte da come saranno risolte queste quattro domande.

Preghiamo che Nostra Signora del Monte Carmelo, Regina del Cile, la cui solenne incoronazione 95 anni fa fu celebrata proprio il giorno di questa elezione, protegga il nostro paese in tutte le difficoltà che comincia ad affrontare oggi.

 

[Attribuzione foto: Biblioteca del Congreso Nacional de Chile, CC BY-SA 3.0 CL, via Wikimedia Commons (Fotos: Christel Andler, René Lescornez, Johanna Zárate)].

 

Note

1. Il plebiscito cileno del 1988 fu un plebiscito nazionale (…) indetto il 5 ottobre 1988 per determinare se il popolo volesse conferire ad Augusto Pinochet un ulteriore mandato di 8 anni come presidente della Repubblica. Il SI ottenne 44% contro il 56% dei NO (wikipedia).

 

Fonte: Credo ChileTraduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia

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