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La tentazione dell’intelligenza umana di rafforzarsi con quella artificiale

 

 

di Ettore Gotti Tedeschi

Henry Kissinger, alla veneranda età di quasi 99 anni, si fa sentire ancora una volta con un libro profetico “The age of AI and our human future” scritto con altri due autori, tutt’altro che trascurabili: Eric Schmidt, past chairman di Google e Daniel Huttenlocher professore del MIT e director di Amazon. Questo libro merita una riflessione, poiché lascia immaginare un nuovo grande Reset, che stavolta sembra interessare le stesse facoltà umane, arrivando persino a metter in discussione il libero arbitrio.

Il prossimo Reset sarà molto probabilmente centrato sulla IA (Intelligenza Artificiale), la quale contiene un potenziale tale da poter arrivare a modificare la nostra percezione del concetto di realtà, rendendola ben superiore a quella finora percepita. L’IA potrà persino farci scoprire l’esistenza di una coscienza che fino ad oggi è stata deformata-impedita, sia dai nostri limiti intellettivi che dalla influenza delle fedi religiose. Potrà pertanto modificare il concetto di bene-male, di responsabilità e pertanto di libero arbitrio. Il “cogito ergo sum” nell’età della IA, potrebbe esser dirompente, potendo influenzare persino l’identità e il ruolo dell’uomo nella natura. Ciò potrebbe avvenire ridefinendo principi e concetti morali, fino a ieri riferiti al rapporto fede-ragione, a cui potrebbe venir imposto un terzo elemento: l’IA, destinato a ridisegnare la stessa ragione umana, convincendo l’uomo che è possibile migliorarla e rafforzarla con una partnership, appunto con l’IA. Ciò potrà avvenire in pratica accompagnando la ragione umana con un sistema logico azionato dalla macchina.

Non vi è dubbio che la tecnologia stia trasformando non solo il lavoro umano, ma anche il pensiero umano, che con la tecnologia può accrescerne risultato e sforzi. Come meravigliarsi che l’uomo riconosca di aver gran bisogno di questo rafforzamento e valorizzazione delle sue capacità per risolvere le grandi crisi in corso (economico finanziarie, energetiche, ambientali, sanitarie, sociali…) e stia confidando pertanto nell’aiuto della IA? Non sarà facile sottrarsi a questa scelta poiché siam costretti a riconoscere che ormai nel mondo globalizzato potrebbe esser impossibile farlo per evidenti ragioni di competizione tecnologica globale, che si è sviluppata rapidamente in aree con culture e morali ben diverse, che implicheranno utilizzi   competitivamente differenti. Ecco le basi del nuovo Reset prevedibile.

Ma c’è un ma. Come l’IA può senza dubbi accrescere dette facoltà umane, potrebbe anche ridurle, assorbendo alcune funzioni cerebrali, arrivando anche a modificare l’uso dei sensi, erodendo la ragione umana, riducendo la capacità di riflessione, la volontà, l’istinto creativo, la capacità di riconoscere e correggere l’errore, l’umiltà di riconoscerlo, la capacità di distinguere bene e male, decidendo solo tra efficiente e inefficiente, utile non utile. La tentazione di risolvere i grandi problemi dell’umanità migliorando le prestazioni sovrumane, presenta pertanto alcuni lati complessi.

Per millenni l’umanità si è limitata a esplorare la realtà inseguendo lo stimolo alla conoscenza con la sua logica. Con l’IA l’umanità sarà costretta a riflettere se realmente c’è una forma di logica superiore che gli umani non hanno. Sarebbe opportuno che l’umanità possa domandarsi, e rispondersi, se si tratta di logica umana o no, poiché arriva evidentemente a conoscere ciò che l’uomo direttamente non avrebbe potuto conoscere, visto che trascende la stessa natura umana e la comprensione della realtà. Certo tutto si spiegherà con suggestive teorie evoluzionistiche.

Ma è indispensabile porsi anche una domanda chiave: è pensabile che un essere umano possa creare una forma logica non umana che superi quella di chi l’ha creata? Come impatterà la stessa realtà e come verrà usata? Ma ancora, se si riconoscesse che l’IA pensa, noi chi siamo? Ecco il nuovo cogito ergo sum.

La macchina potrebbe non essere più solo uno strumento, ma potrebbe diventare partner indispensabile della ragione umana, che cesserebbe perciò di comprendere e descrivere da sola tutta la famosa realtà. Ma ciò cambierà le aspirazioni umane, e le opere? Potrà arrivare persino a cambiare la stessa natura umana? La IA infatti non spera, non soffre, non ha percezione e conoscenza del bene e del male, non ha scrupoli, non ha emozioni, non ha bisogno di pregare. Come profetizzò San Giovanni Paolo II in Sollecitudo Rei Socialis, tutto ciò è certo frutto del genio umano che ha molto investito in scienza e conoscenza, ma poco in sapienza, ed il rischio è che detta conoscenza scientifica possa “sfuggirgli di mano”. Cioè il rischio è che sia la macchina a decidere ciò che è bene o male poiché non è affatto certo che la mente umana sia in grado di funzionare nel modo che l’IA richiede.

 

Fonte: La Verità, 8 Febbario 2022.