Condividi questo articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to Twitter

Liberalismo contro Putinismo: un falso dilemma

 

 

di James Bascom

Dall'invasione russa dell'Ucraina il 24 febbraio, la maggior parte dell'attenzione si è concentrata sugli aspetti militari e umanitari del conflitto. La guerra è, dopo tutto, un terremoto geopolitico, il peggior combattimento militare e la più grave crisi di rifugiati sul suolo europeo dalla Seconda Guerra Mondiale. È possibile che la guerra in Ucraina si estenda oltre i suoi confini o si intensifichi fino all'uso di armi nucleari. Un grande conflitto tra le grandi potenze mondiali è più probabile che in qualsiasi momento dagli anni '80, se non prima.

Ma l'aspetto più importante e duraturo dell'invasione russa dell'Ucraina non è la morte e la distruzione che ha scatenato. Segna un importante punto di svolta nella storia, un cambiamento di paradigma nel quadro politico e ideologico del mondo, allo stesso livello dell'11 settembre, del crollo dell'Unione Sovietica e delle due guerre mondiali. Tutti questi disastri, a loro tempo, distrussero i quadri ideologici, politici e persino culturali del mondo e li sostituirono con altri nuovi.

Per prima cosa, l'ottimismo post-Guerra Fredda degli ultimi trent'anni è distrutto per davvero. Come ha detto John Horvat,  “la fine della storia è appena finita".1  Dopo la caduta della cortina di ferro nel 1989 e la dissoluzione dell'Unione Sovietica nel 1991, la divisione della Guerra Fredda tra comunismo e anticomunismo lasciò il posto a un credo quasi universale – in realtà, piuttosto una fede - nella democrazia, nel libero scambio, nella pace e nell'integrazione globale come tappa finale dell'evoluzione dell'umanità. Istituzioni come le Nazioni Unite e l'Unione Europea hanno incarnato questa convinzione. Thomas Friedman ha espresso questa fede negli anni '90 con la sua cosiddetta Golden Arches Theory, che affermava che due paesi con franchising McDonald's non erano mai entrati in guerra tra loro (ebbene, sia la Russia che l'Ucraina hanno ristoranti McDonald's).

In verità, questa convinzione post-Guerra Fredda iniziò a sgretolarsi quasi sin dall’inizio. Le divisioni politiche tra gli Stati Uniti e l'Europa sono aumentate negli anni. L'11 settembre e le sue conseguenze sono state un duro colpo a questa fede democratica e all'unità transatlantica. Le potenze europee, specialmente la Germania, hanno ridotto drasticamente le loro forze armate al punto da rimanere praticamente senza difesa. I presidenti americani di entrambi gli schieramenti politici hanno costantemente ridotto la presenza militare degli Stati Uniti a un'ombra di quello che era una generazione fa.  Nel 2018, il presidente francese Emmanuel Macron affermò che la NATO era "cerebralmente morta" e propose di sostituire l'alleanza con un esercito paneuropeo che escludesse gli Stati Uniti. L'alleanza occidentale ha anche subito un colpo significativo con il crollo dell'Afghanistan nell'agosto 2021.

La debolezza occidentale e la disunione politica sono stati i fattori principali nella decisione di Putin di attaccare l'Ucraina. Ha dato per scontato che l'Occidente avrebbe sbadigliato e fatto un accordo con la Russia, proprio come aveva fatto in precedenza con la Crimea nel 2014 e la Georgia nel 2008 (Russia, Crimea e Georgia, tra l'altro, hanno tutti ristoranti Mcdonald's).

Sorprendentemente, si è verificato il contrario. Letteralmente, nel giro di una notte, l'invasione di Putin ha unito i paesi occidentali e rinvigorito la NATO come principale alleanza difensiva del mondo libero. Le potenze europee stanno ora correndo per ricostruire i loro eserciti. Il 27 febbraio, il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha annunciato 100 miliardi di euro (110,6 miliardi di dollari) in nuove spese militari, raggiungendo l'obiettivo del 2% del PIL per le spese di difesa, prima volta in decenni. "Il nostro obiettivo è quello di avere uno dei più capaci e potenti eserciti in Europa nel corso di questo decennio",  ha detto il ministro delle finanze tedesco Christian Lindner.2  Le richieste di maggiori spese militari hanno risuonate in quasi tutte le capitali europee e quasi tutti i membri della NATO hanno inviato armi all'Ucraina, compresi fucili, munizioni e missili anticarro e terra-aria.

Questa unità non è solo politica. I leader occidentali e lo stesso Putin hanno tutti fatto capire che la guerra in Ucraina non riguarda solo l'Ucraina. È una lotta tra due sistemi politici, due ideologie. Il paradigma della "fine della storia" segnato da liberalismo, consenso e dialogo ha lasciato il posto a una nuova lotta ideologica, che definirà il ventunesimo secolo, proprio come la guerra fredda definì il ventesimo. 

Durante quest’ultima, una cortina di ferro divideva l'Europa ideologicamente e fisicamente. Entrambi i lati non avrebbero potuto essere più chiaramente definiti. Da una parte c'era il mondo comunista dominato dall'Unione Sovietica, che promuoveva la rivoluzione mondiale, l'ateismo e la servitù a uno stato totalitario e socialista. Dall'altra parte c'era il mondo libero, guidato dagli Stati Uniti, che rappresentava l'ordine, il cristianesimo, la libertà e la civiltà occidentale. Un'alleanza rappresentava il bene, l'altra il male.

Nello scontro di oggi tra la Russia e l'Occidente, le linee politiche sono anche chiare. La grande maggioranza dei paesi occidentali e non occidentali si sono uniti nell'opposizione alla Russia. L'invasione russa è chiaramente immorale e ha isolato Putin dalla comunità internazionale più di quanto abbia mai fatto Joseph Stalin. Pochi in Occidente sostengono la sanguinosa offensiva di Putin in Ucraina, anche tra i suoi più ardenti sostenitori. La Cina, il più importante alleato di Putin, è rimasta neutrale nella guerra.

Tuttavia, la divisione ideologica non è così netta. Mentre i sondaggi mostrano un sostegno maggioritario in Occidente per l'Ucraina, molti a destra e a sinistra hanno preso le parti della Russia. Sia i sostenitori della Russia che quelli dell'Ucraina, tuttavia, concordano su una cosa: la guerra in Ucraina è una guerra per procura di una più ampia lotta tra due ideologie inconciliabili.

Da una parte c'è la causa della democrazia liberale, fondamento del mondo moderno. Anche prima dell'invasione, molti leader occidentali avevano dichiarato che la grande battaglia del futuro sarà stata la difesa della democrazia. Nel suo viaggio in Europa nel giugno 2021, Joe Biden affermò che avrebbe "radunato le democrazie del mondo" di fronte alle minacce delle "autocrazie", in particolare Russia e Cina. Questa lotta, sosteneva, è "una questione determinante del nostro tempo".3

Questo grido di protesta in favore della democrazia è aumentato notevolmente dopo che i russi hanno invaso l'Ucraina. Nel discorso in cui annuncia nuove spese per la difesa tedesca, il cancelliere Olaf Scholz ha detto che la ragione era quella di proteggere meglio il paese dagli attacchi e "proteggere la nostra libertà e la nostra democrazia"4. In un saggio per il New York Times, il primo ministro britannico Boris Johnson ha scritto che "mai nella mia vita ho visto una crisi internazionale dove la linea di demarcazione tra giusto e sbagliato è stata così netta, mentre la macchina da guerra russa scatena la sua furia su una fiera democrazia". Putin, ha scritto, sta attaccando "il fondamento stesso delle relazioni internazionali e la Carta delle Nazioni Unite"5.

Nel suo discorso sullo stato dell'Unione del 1° marzo, il presidente Joe Biden ha affermato chiaramente che la lotta per difendere l'Ucraina dall'aggressione russa è una lotta per la democrazia. "Nella battaglia tra democrazia e autocrazia", ha dichiarato, "le democrazie si stanno al momento alzando, e il mondo sta chiaramente scegliendo la parte della pace e della sicurezza"6. Il 2 marzo, il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato che la guerra in Ucraina dimostra che "la democrazia non è più vista come un sistema indiscusso. È stata messa in discussione proprio davanti ai nostri occhi". Ora, ha detto, l'Europa deve accettare di "pagare il prezzo della pace, della libertà e della democrazia"7.  Nel suo discorso al Congresso degli Stati Uniti il 16 marzo, il presidente ucraino Zelensky ha presentato la guerra nel suo paese come una lotta per difendere la democrazia. "In questo momento si sta decidendo il destino del nostro paese, il destino del nostro popolo, se gli ucraini saranno liberi, se saranno in grado di preservare la loro democrazia"8.

Il primo ministro canadese Justin Trudeau ha inquadrato la guerra in Ucraina come parte di una lotta per ripristinare la fiducia nelle istituzioni democratiche. "La democrazia è sempre più forte dell'autoritarismo", ha detto, anche se,  lamentandosi, ha aggiunto: "Se vogliamo essere onesti l'uno con l'altro, la democrazia non ha dato il meglio di sé".9

Trudeau ha ragione a dire che la democrazia sta vacillando, ma non per le ragioni che intende.

In passato, le persone di sinistra in Occidente generalmente simpatizzavano con l'Unione Sovietica, mentre quelle di destra la osteggiavano. Oggi, molte persone in Europa e in America sia a sinistra che a destra sostengono Putin e sono deluse dalla democrazia liberale. In America, la sinistra vede il voto libero come un ostacolo per imporre un'agenda progressista e "woke". Stanno minando o distruggendo le istituzioni della nazione che si frappongono, sia riempiendo i tribunali sia aggiungendo nuovi stati o rendendo più facile la frode elettorale.

A destra, molti sono delusi dalla democrazia rappresentativa e la vedono come un fattore importante della diffusa disfunzione sociale dei nostri tempi. In nome della "democrazia", l'Occidente ha visto l'odio razziale sotto forma di Black Lives Matter e Critical Race Theory, si abbattono monumenti, i posti di lavoro vanno in Cina, la integrità elettorale è danneggiata, i confini sono violati da orde di immigrati illegali, le reputazioni personali distrutte da false accuse di "MeToo", bambini non nati sono assassinati, la definizione di matrimonio è ridefinita e le scuole insegnano ai bambini che possono scegliere uno fra 52 "generi" possibili. La Brexit e l'elezione di Donald Trump sono avvenute, in parte, perché gli elettori hanno rifiutato questa traiettoria suicida della democrazia liberale.

Dall'altro lato della divisione ideologica c'è il "Putinismo", un'ideologia un po' confusa ed eclettica che mescola il nazionalismo russo, lo statalismo, la dittatura, la nostalgia del comunismo, il misticismo russo ortodosso, l'odio per l'Occidente e bizzarre credenze di movimenti del XIX secolo come il cosmismo russo e il panslavismo. Questa ideologia, esposta e promossa da pensatori come Alexander Dugin, è compresa da poche persone, anche in Russia. Il Putinismo ha portato ad uno stato di polizia virtuale in Russia con poche reali libertà, un'economia in declino e l’isolamento internazionale. È anche molto corrotto, con il clientelismo dilagante e governato da un'oligarchia nouveau riche.

Anche se non necessariamente lo appoggiano in tutto, molte persone di destra in Occidente simpatizzano con Putin o lo vedono come un alleato nella lotta contro quello che considerano il vero nemico: il liberismo occidentale woke. Nel suo show su Fox News del 22 febbraio, Tucker Carlson ha espresso questo sentimento quando ha posto una domanda retorica: “Perché odio Putin così tanto?... Putin mi ha mai chiamato razzista? Ha mai minacciato di farmi licenziare per non essere stato d'accordo con lui?"10. L'ex presidente Donald Trump ha definito l'invasione di Putin "intelligente" e "geniale". Steve Bannon ha detto: "Putin non è woke, è anti-woke". Molti altri politici e attivisti di destra continuano a lodare la Russia di Putin, tra cui Candace Owens, J.D. Vance e Mike Pompeo, che ha definito Putin uno "statista di grande talento" con "molti doni". In Europa, quasi tutti i leader dei partiti populisti di destra come Marine Le Pen ed Eric Zemmour sostengono Putin.

Il sostegno a Putin viene anche dalla sinistra. L'ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, l'ex primo ministro scozzese Alex Salmond e il deputato britannico Jeremy Corbyn - tutti socialisti - sono solo alcuni dei maggiori sostenitori di Putin. I primi due lavorano direttamente per il Cremlino, mentre Corbyn è uno dei più affidabili difensori di Putin nel parlamento britannico. I partiti politici populisti di estrema sinistra in tutta Europa sono alcuni dei più grandi fan di Putin, tra cui il Partito della Sinistra della Germania (l'ex partito comunista della Germania orientale), Podemos in Spagna, Syriza in Grecia, e La France Insoumise in Francia.

In America, la sinistra ha sempre favorito la Russia e Putin. Molti ricorderanno la famosa scena del 2009 quando Hillary Clinton, allora segretario di Stato sotto il presidente Obama, presentò il famoso "pulsante del reset" al ministro degli esteri russo Sergei Lavrov. Nel 2015, la candidata del Partito Verde americano Jill Stein si sedette allo stesso tavolo di Vladimir Putin a una cena di gala di Russia Today a Mosca, durante la quale criticò il "militarismo disastroso" degli Stati Uniti verso la Russia.

Un punto centrale del putinismo è l'odio per l'Occidente "liberale". Nei suoi discorsi, Putin attacca spesso l'Occidente per la sua accettazione delle perversioni sessuali come il "matrimonio" omosessuale e l'ideologia gender. Mentre la condanna dell'omosessualità non è sbagliata, la sua sincerità nell'opporsi all'immoralità è dubbia. I fatti dimostrano che la Russia è uno dei paesi moralmente più corrotti del mondo, con il più alto tasso di aborto al mondo, il più alto tasso di prevalenza di HIV/AIDS e di suicidi in Europa, uno dei peggiori problemi di droga al mondo, e un tasso di partecipazione religiosa significativamente inferiore ai paesi occidentali.

L’avversione di Putin per l'Occidente deriva dalla sua ideologia nazionalista che vede la società occidentale come un nemico mortale della Russia ed è deciso a distruggerla. Nella visione di Putin, l'Occidente (e specialmente l'America) è sinonimo di liberalismo, che lui vede come la fonte dei problemi del mondo. Ha promosso per lungo tempo una fusione di paesi europei e asiatici in una "Unione Eurasiatica" che potrebbe opporsi e distruggere l'alleanza occidentale. I suoi alleati nel mondo sono paesi che si oppongono all'Occidente e specialmente agli Stati Uniti in un modo o nell'altro, come Cuba, Venezuela, Iran e Cina. Putin vede l'Occidente invadere lo "spazio spirituale" della Russia in Europa e impedire alla Russia di realizzare il suo destino manifesto, di dominare l'"Eurasia" da Lisbona a Vladivostok.

Lo scontro tra Putinismo e Liberalismo è un falso dilemma. L'Occidente non dovrebbe scegliere tra due false soluzioni. Nessuna delle due può risolvere la crisi che affligge la società occidentale. Al contrario, mentre il Putinismo sta muovendo guerra all’occidente dall'esterno, il Liberalismo la sta distruggendo dall'interno.

Negli Stati Uniti, i liberali "woke" stanno conducendo una guerra culturale per distruggere i resti dell'ordine e della tradizione, sia rovesciando statue di figure storiche che incitando all'odio razziale con il movimento marxista Black Lives Matter. Per decenni, i liberali hanno minato la famiglia naturale con la rivoluzione sessuale, prima con il cosiddetto "matrimonio" omosessuale e, più recentemente, con l'antinaturale ideologia transgender. I liberali della Big Tech, che dicono di difendere la "libera espressione", hanno di fatto censurato il discorso che contraddice l'ortodossia liberale. La religione, specialmente gli insegnamenti tradizionali del cattolicesimo, è bandita dalla pubblica piazza in nome della "libertà".

Ancora una volta, la scelta presentata al grande pubblico tra putinismo e liberalismo è un falso dilemma. Entrambi sono in guerra con la civiltà occidentale, il fiore all’occhiello della Chiesa cattolica e i cui resti sono l'ultimo baluardo contro il caos che inghiotte il mondo. La civiltà occidentale può essere salvata - e di fatto restaurata - solo ritornando agli insegnamenti tradizionali, sociali e morali, della Chiesa. Come scrisse Papa San Pio X nella sua enciclica Notre Charge Apostolique del 1910:

“Bisogna ricordarlo energicamente in questi tempi di anarchia sociale e intellettuale, in cui ciascuno si atteggia a dottore e legislatore -, non si costruirà la città diversamente da come Dio l'ha costruita; non si edificherà la società, se la Chiesa non ne getta le basi e non ne dirige i lavori; no, la civiltà non è più da inventare, né la città nuova da costruire sulle nuvole. Essa è esistita, essa esiste; è la civiltà cristiana, è la civiltà cattolica. Si tratta unicamente d'instaurarla e di restaurarla senza sosta sui suoi fondamenti naturali e divini contro gli attacchi sempre rinascenti della malsana utopia, della rivolta e dell'empietà: "omnia instaurare in Christo".

Note

 
Fonte: Return to Order, Marzo 2022. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.
© La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte.