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Aborto bocciato in Senato: ossigeno per i giudici

 

 

di Tommaso Scandroglio

Seconda bocciatura al Senato degli Stati Uniti per la legge (Women’s Health Protection Act) voluta dai Democratici per legalizzare l’aborto in tutta la Nazione: 49 voti a favore, 51 contrari. La famigerata sentenza Roe vs Wade, che forse grazie alla Corte Suprema andrà in soffitta (clicca qui e qui per un approfondimento), ha permesso a molti Stati di varare leggi abortiste più o meno liberali. Con questa legge i Democratici vorrebbero tradurre il contenuto della Roe in un testo legislativo che imporrebbe vincoli pro-aborto a molti Stati.

La bocciatura servirà sicuramente a livello psicologico ai giudici conservatori della Corte Suprema per confermare anche in futuro la decisione di cancellare la sentenza Roe, in un momento in cui su di loro si sta esercitando una pressione mass-mediatica e politica elevatissima e in cui sono oggetto di violenti attacchi verbali e non solo, come la Bussola ha già evidenziato.

Come ricordava Luca Volontè da queste colonne un paio di mesi fa, questo disegno di legge prevedeva: “L’eliminazione di tutte le leggi statali e federali sul consenso dei genitori in relazione all’aborto delle minorenni; il divieto di tutte le leggi che prevedono non solo un consenso della madre che intende abortire ma anche pause di riflessione e presa visione delle immagini digitali del proprio figlio; il divieto per gli Stati di approvare leggi per proteggere i bambini sino alle 20 settimane (come avviene per la Corea del Nord, la Cina, il Vietnam, Singapore, il Canada e i Paesi Bassi); il licenziamento per i medici e le infermiere che si oppongono all’aborto e il taglio di tutti i fondi pubblici per gli ospedali di ispirazione religiosa che non eseguono aborti nelle proprie strutture; l’eliminazione di ogni limite al finanziamento federale diretto, con i soldi dei contribuenti, alle strutture che compiono gli aborti nel Paese”. Inoltre la bozza legittimava l’aborto fino alla nascita anche per motivi meramente psicologici.

Il presidente Biden ha reagito in modo stizzito, come possiamo leggere da una sua dichiarazione pubblicata sul sito della Casa Bianca: “Ancora una volta - quando i diritti fondamentali sono a rischio presso la Corte Suprema - i repubblicani del Senato hanno bloccato l’approvazione del Women’s Health Protection Act, un disegno di legge che protegge in modo positivo l’accesso all’assistenza sanitaria riproduttiva. Questa incapacità di legiferare arriva in un momento in cui i diritti costituzionali delle donne sono sotto attacco senza precedenti e va contro la volontà della maggior parte del popolo americano”. Per l’ennesima volta il sedicente cattolico Biden non fa mistero di essere a favore dell’aborto e sposa la tesi che abortire sia un diritto e addirittura un diritto fondamentale, tesi ribadita anche in questo passaggio: “I repubblicani al Congresso - nessuno dei quali ha votato a favore di questo disegno di legge - hanno scelto di ostacolare il diritto degli americani di prendere le decisioni più personali sul proprio corpo, sulla propria famiglia e sulla propria vita”.

L’affermazione poi che la maggior parte del popolo americano la pensa come lui andrebbe di certo provata, dato che sempre più Stati stanno modificando la propria disciplina normativa in senso pro-vita. L’ultimo caso è l’Ohio, dove è stato proposto un disegno di legge per vietare l’aborto quasi in ogni caso.

Biden, però, non si arrende e prevede di riproporre la legge in futuro. A tal fine indica la strategia per vederla approvata: vincere le prossime elezioni a novembre. “Per tutelare il diritto di scelta, gli elettori devono eleggere più senatori pro-choice questo novembre e restituire alla Camera una maggioranza pro-choice. Se lo faranno, il Congresso potrà approvare questo disegno di legge a gennaio e farlo avere sulla mia scrivania, così potrò firmarlo”. Il calo di consensi di Biden però fa ben sperare che potrebbe accadere l’opposto.

Infine una non troppa velata dichiarazione di guerra alla Corte Suprema che vuole cancellare la sentenza Roe vs Wade: “La mia amministrazione non smetterà di lottare per proteggere l’accesso alle cure riproduttive delle donne. Continueremo a difendere i diritti costituzionali delle donne a compiere scelte riproduttive, come riconosciuto in Roe vs Wade quasi mezzo secolo fa, e la mia amministrazione continuerà a ricercare le misure e gli strumenti a nostra disposizione per ottenere proprio questo”.

La bozza della Corte Suprema trafugata illegalmente e quest’ultima bocciatura in Senato della legge abortista voluta dai Democratici hanno reso ancor più profondo il fossato tra pro-life e pro-choice, non solo a livello sociale, ma anche a livello politico e hanno acuito il clima di scontro tra le due fazioni. Se i difensori della vita vinceranno questo fondamentale match, tale vittoria potrebbe rappresentare la sponda ideale anche in altri Stati per rimettere mano alle varie leggi abortiste nazionali. Italia compresa.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 14 maggio 2022.