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La bozza del parere sulla Roe versus Wade mostra come una legge ingiusta non possa mai consolidarsi come una legge

 

 

di John Horvat

Come era prevedibile, la bozza del parere - votata a maggioranza - sulla sentenza pro aborto Roe versus Wade, firmata dal giudice Samuel Alito e poi trapelata ai media, sta infiammando il Paese. L'inattesa rivelazione dell'intenzione della Corte Suprema di rovesciare la Roe v. Wade dà alla sinistra rabbiosa il tempo di mobilitarsi in difesa dell'aborto procurato. Difatti, sta ora intimidendo il pubblico con minacce di violenza e di "furore".

Naturalmente, il presente dibattito non riguarda solo il parere del giudice Alito. La maggior parte degli attivisti abortisti probabilmente non l'ha neppure letto. Tuttavia, capisce il danno che arrecherà alla loro causa e orienta il dibattito in modo da enfatizzare i punti drammatici.

Allo stesso modo, anche la maggior parte dei pro-life americani non ha letto il documento di 98 pagine. Ma pure loro sanno cosa esso significhi per la loro causa. Essi non si illudono sul fatto che il documento sia il minimo che ci si possa aspettare da questi giudici e che fermerà l'aborto, ma comprendono che potrebbe essere un passo significativo verso questo obiettivo. Se fosse finalmente pubblicato, potrebbe anche essere un duro colpo psicologico per la causa abortista in tutto il mondo.

Entrambe le parti sanno che il documento non è quello che sembra. Tuttavia, comprendono il valore simbolico del parere e del suo potente impatto sul pubblico. Per la prima volta, questo parere dimostra che agli occhi della Corte Suprema la Roe v. Wade non è una legge consolidata. Costringe la parte favorevole all'aborto ad ammettere che questo mal definito "diritto" può essere ribaltato. Chiunque vinca questa battaglia simbolica vince la guerra.

Il problema dell'originalismo debole e traballante

In gioco si trovano due prospettive giuridiche inconciliabili. La sinistra nega l'esistenza di una legge morale. Rifiuta quindi qualsiasi restrizione nei confronti di un individuo, anche se si tratta di un bambino innocente nel grembo materno. La posizione pro-vita afferma una legge morale universale, che dichiara che l'uccisione di una vita umana innocente è sempre e ovunque un omicidio e deve quindi essere proibita.

Il parere di Alito non entra in questo dibattito di prospettive morali, ma si limita ad evidenziarlo.

Il problema del parere del giudice Alito è che si basa su un originalismo1 debole e traballante, che non rappresenta né una minaccia né una vittoria per nessuna delle due parti. Il parere condanna giustamente la Roe v. Wade come una legge costruita male. Tuttavia, si tratta di un'obiezione quasi tecnica, che non entra nel merito della questione morale.

La posizione del giudice soffre di una mancata volontà di tornare alla lunga tradizione occidentale della Legge Superiore2, rimanendo nella falsa sicurezza di una legge positiva creata dall'uomo e che può cambiare nel tempo. Così viene scartata la solidità di una legge morale naturale data da Dio che è valida per tutti i tempi, luoghi e popoli, giacché si basa su una natura umana immutabile.

Una posizione così superficiale non risolve questo problema. I giudici devono avere il coraggio di tornare alla legge morale naturale.

L'aborto non è una legge consolidata

Il merito del parere sta nell’umile riconoscimento che la sentenza Roe v. Wade è una legge sbagliata. Anche dei giuristi liberali lo hanno ammesso nel corso degli anni. La bozza della maggioranza ha il coraggio di proclamare che l'aborto procurato non è una legge "consolidata".

Il giudice Alito si scusa ulteriormente ammettendo che la Corte Suprema è responsabile di questa cattiva legge che ha polarizzato il paese. Egli afferma che solo la Corte può rimediare al grave errore, che ha tolto tante vite in quasi mezzo secolo, abolendo la Roe. Per due volte, il giudice Alito afferma che la Roe "era gravemente sbagliata". Questo è il primo e gradito mea culpa della Corte Suprema.

Nelle parole del giudice cattolico: "La Roe era clamorosamente sbagliata fin dall'inizio. Il suo ragionamento era eccezionalmente debole e la decisione ha avuto conseguenze dannose. E lungi dal portare a una soluzione nazionale della questione dell'aborto, Roe e Casey hanno infiammato il dibattito e approfondito la divisione". (p. 6). Più avanti, Alito lo ribadisce, affermando che "Roe era.... gravemente sbagliata e profondamente dannosa". Per ragioni già spiegate, l'analisi costituzionale di Roe andava molte oltre ogni ragionevole interpretazione delle varie disposizioni costituzionali a cui vagamente faceva riferimento" (p. 40).

Una legge ingiusta non è affatto una legge

Nel sottolineare gli errori della Roe, il giudice della Corte Suprema rafforza la massima giuridica lex iniusta non est lex, cioè una legge ingiusta non è affatto una legge. Nato con Sant'Agostino, questo concetto è stato ulteriormente ampliato da San Tommaso d'Aquino e proclama che lo scopo della legge è quello di sostenere la giustizia a beneficio del popolo governato. Una legge ingiusta vanifica lo scopo del diritto e quindi cospira contro di esso. Questa visione logica corrisponde alla legge morale naturale.

Le umili scuse offerte a nome della Corte possono servire come una prima espiazione per un peccato nazionale che ha gravemente offeso Dio e macchiato profondamente l'onore dell'America.

Tuttavia, è necessario molto di più. Una legge ingiusta non potrà mai essere una legge consolidata. I giudici devono fare di più. Devono trovare il coraggio di entrare nella grande battaglia morale che sta al centro più candente della guerra culturale americana. Devono abbandonare la finzione amorale, relativista e secolarista dell'originalismo, che consente soluzioni a metà. Come trapelato, la bozza di Alito votata dalla maggioranza sosterrà i divieti di aborto in metà degli Stati, riconoscendo al contempo la legalità dell'aborto post-natale in altri. La vile omissione della Corte di condannare l'errore morale dell'aborto procurato non fa che aggravare i problemi della nazione.

La Corte Suprema deve abbracciare la lex iusta. Ancorata alla più alta legge morale naturale, una legge giusta è e sarà sempre una vera legge.

 

Note

1. “Il principio o la convinzione che un testo debba essere interpretato in modo coerente con il modo in cui sarebbe stato inteso o era destinato a essere inteso al momento in cui è stato scritto (specialmente nel caso della Costituzione americana) – Dizionario di Oxford.

2. Principio di legge divina o morale considerato superiore alle costituzioni e alle leggi promulgate – Merriam Webster.

 

Fonte: Tfp.org, 17 maggio 2022. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

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