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Le aziende si vedono costrette a prendere posizione su questioni morali come l'aborto a scapito degli affari

 

 

di John Horvat

Due dei principi più sacri dell’economia liberale sono le nozioni di neutralità morale e di libero mercato. Wall Street non si immischia nelle credenze e nei costumi personali perché ciò sarebbe negativo per gli affari. Fintanto che il diritto di proprietà e i contratti vengano rispettati, il liberalismo classico non si preoccupa delle credenze religiose contrastanti. Per dirla con Thomas Jefferson, "non mi fa male che il mio vicino dica che ci sono 20 dei o nessun dio. Non mi sta rubando nelle tasche né mi sta spezzando una gamba". Pertanto, l'uomo d'affari liberale cerca solo vendite e profitti.

Ciò non significa che le grandi imprese abbiano sempre seguito questa filosofia economica. Il costante commercio con i Paesi comunisti è stato un esempio di come le grandi aziende sostengano regimi immorali e oppressivi, che rubano nelle tasche, spezzano le gambe e mantengono mercati non liberi. Quando si tratta della sinistra, le grandi imprese violano le loro stesse regole liberali. Comunque, la maggior parte di quelle non appartenenti al liberal establishment cercano di evitare le guerre culturali, preferendo vendere a entrambe le parti purché si possa rimanere fuori dal fuoco incrociato delle visioni ideologiche.

Infiltrazione nelle assemblee degli azionisti

Tuttavia, il tempo della neutralità morale sta finendo. Le aziende pubbliche saranno presto costrette a prendere decisioni che riguardano questioni morali, anche quando danneggiano i loro profitti. Presto violeranno il libero mercato rifiutandosi di servire i settori che non si conformano agli standard "morali" della sinistra.

La minaccia viene dai giganteschi fondi di investimento e dagli investitori “militanti” che dicono ai membri dei consigli di amministrazione come gestire le loro aziende e selezionare i loro mercati. Molti conservatori si sono lamentati del cosiddetto sistema di rating ESG. Questo strumento di ideologia “liberal” valuta le aziende in base al rispetto degli obiettivi ambientali, sociali e di governance (ESG=Social and Corporate Governance). Con la controversia sulla possibile abrogazione della sentenza abortista Roe v. Wade, alcuni azionisti militanti stanno aggiungendo all'acronimo ESG la A di aborto.

Costringere le imprese a sostenere l'aborto

Con le nuove restrizioni sull'aborto procurato, sempre più attivisti e società d’investimento interverranno nelle riunioni degli azionisti con proposte a favore dell'aborto. I nuovi radicali infrangeranno la regola economica liberale introducendo le “guerre culturali” anche nei settori finanziari. Così le aziende pubbliche, che dovrebbero tutelare gli interessi degli azionisti anziché quelli dei militanti della “giustizia sociale”, si avviano a distruggere il libero mercato e a danneggiare i loro profitti.

Particolarmente preoccupanti sono i gestori di giganteschi fondi di investimento che possono usare il loro vasto numero di azioni contro i consigli di amministrazione delle società durante le assemblee degli azionisti. I tre grandi fondi di investimento sono BlackRock, Vanguard e State Street, e tutti e tre hanno un orientamento di sinistra "woke". Insieme gestiscono un patrimonio di oltre 20.000 miliardi di dollari.

Si strumentalizza la questione dell'aborto creando delle zone ghetto

Gli attivisti stanno inquadrando il dibattito sull'aborto in termini finanziari per dare un'apparenza di correttezza. Ad esempio, chiedono ad aziende tradizionali come Lowes e Walmart di redigere rapporti che valutino i costi/benefici delle misure restrittive dell'aborto nell'assunzione dei dipendenti e nella loro fidelizzazione. Fortunatamente, questa proposta è fallita con solo il 13% dei voti favorevoli a Walmart e il 32% a Lowes. Questi primi sforzi segnalano la volontà degli attivisti di trasformare l'aborto in una questione economica, proprio come hanno fatto con le preoccupazioni per l'ambiente e le diversità, allo scopo di far sottostare le aziende a parametri non economici.

Le azioni suggerite vanno oltre i semplici rapporti sull'impatto economico. Con un numero sufficiente di voti, gli attivisti possono cambiare i consigli di amministrazione o decidere le strategie di marketing. Secondo un recente articolo del Wall Street Journal (3/6/22), i nuovi rivoluzionari possono persino imporre alle aziende i luoghi in cui operare. Interi settori della nazione potrebbero essere tagliati fuori. Gli attivisti, ad esempio, hanno recentemente chiesto alle aziende di rivelare se chiuderanno o amplieranno le loro attività negli Stati in cui l'aborto sarà vietato o limitato. Tali misure distruggerebbero il libero mercato e creerebbero zone ghetto in cui le aziende “woke” non osano entrare. Il risultato sarebbe segmentare i consumatori, creando un sistema di apartheid culturale basato sulle convinzioni delle persone.

I promotori dell'aborto si lamentano perché i pro-life impongono la loro moralità alla popolazione. Eppure, i nuovi azionisti rivoluzionari delle corporation sperano di imporre la loro legge immorale alla popolazione, ergendosi come autocrati in un sistema in cui la regola del peccato e del vizio determina la politica del mercato. L'enorme potere del dollaro è messo al servizio di coloro che distruggono la vita in questo nuovo regime di apartheid abortista.

Così viene imposta all'America un'economia distorta

I rivoluzionari non si limitano a cambiare la politica aziendale, ma distorcono anche la realtà economica. Lo sforzo di inquadrare il dibattito culturale in termini finanziari impone anch’esso un'economia distorta. Il permettere la nascita di bambini non ha un impatto negativo nell'economia. Anzi, l'economia migliora. Ogni nuovo bambino è un americano in più, un membro di una famiglia, un consumatore, uno studente, un vicino di casa, un amico, un lavoratore e, soprattutto, un'anima immortale in più per la quale Dio ha progetti eterni e meravigliosi.

Gli attivisti dell’acronimo ESG+A hanno una strana concezione dell'economia. Quale azienda potrebbe concludere che sia economicamente vantaggioso eliminare in un colpo 63 milioni di consumatori, i quali potrebbero acquistare i loro prodotti e lavorare nelle loro fabbriche per tutta la vita?

La bomba a orologeria del calo demografico minaccia il mondo intero. Le aziende farebbero bene a commissionare studi che analizzino l'impatto dell'implosione demografica sull'economia. Più bambini, non meno, salvaguarderebbero gli interessi degli azionisti e il bene comune della società. Si scoprirebbe anche che un'America morale, dedita alla virtù e al rispetto della legge di Dio, sarà anche una nazione prospera e benedetta dalla Provvidenza.

 

John Horvat II è uno studioso, ricercatore, educatore, conferenziere internazionale e autore del libro Return to Order, oltre che di centinaia di articoli pubblicati. Vive a Spring Grove, in Pennsylvania, dove è vicepresidente della Società americana per la difesa della Tradizione, della Famiglia e della Proprietà.

 

Fonte: LifeSiteNews, 6 giugno 2022. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

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