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50 anni fa, ossia ieri

 

 

di Antonio Montes Varas

Il prossimo 11 settembre ricorre il 50° anniversario dell'ultimo discorso di Salvador Allende, pronunciato poco prima che gli aerei Hawker Hunter dell'aviazione cilena bombardassero, con precisione professionale, il Palacio de la Moneda1. L'evento produsse uno dei cambiamenti più decisivi nella storia nazionale e ebbe vaste ricadute internazionali.

In effetti, la caduta del governo marxista di Allende rappresentò la fine delle speranze per molti partiti socialcomunisti in Europa, come l'Italia e la Francia, che videro crollare i loro piani di instaurare il comunismo sotto una apparenza di libertà2.

Per questo, mezzo secolo dopo il crollo di questo mito, noto in Cile come "socialismo con empanadas e vino rosso", viene ricordato con dolore e indignazione dalla sinistra cilena e mondiale. Tuttavia, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, la campagna dell'attuale governo di Santiago per commemorare la data con una condanna pubblica, si sta rivelando un vero e proprio boomerang. Invece di mettere a tacere le voci degli anticomunisti, queste si stanno svegliando.

Normalmente, mezzo secolo è sufficiente perché le ferite sociali si rimarginino e qualsiasi convivenza nazionale ritrovi la sua unità. Pochi anni dopo la guerra civile in Cile del 1891 tra "parlamentaristi" e "presidenzialisti", con più di 5.000 morti in entrambi i campi, furono approvate leggi di amnistia e le divisioni inconciliabili lasciarono il posto a nuove intese, cancellando dalla memoria dei cileni le crudeltà praticate da entrambe le parti. Lo stesso non è accaduto con la caduta di Salvador Allende.

Lo slogan della sinistra: "né perdonare né dimenticare" è stato la costante da allora a oggi, con il risultato che anche gli spiriti consensuali, che preferirebbero dimenticare le divisioni del passato, non hanno trovato il terreno psicologico per predicare un accordo. Un recente sondaggio organizzato dal CERC-MORI e presentato dalla Fundación Chile21 di centro-sinistra ha prodotto risultati sorprendenti. "Consultando un campione di 1.000 cileni di diverse generazioni - quelli che hanno vissuto il regime autoritario e quelli che non l'hanno vissuto - (si legge che) nel 2023 c’è un 36% di cileni che ritiene che i militari 'hanno avuto ragione a fare il colpo di Stato, mentre il 41% pensa che 'no, non hanno avuto ragione', cioè ci sono appena cinque punti di differenza tra un'opinione e l'altra. Mentre il 19% non ha risposto"3.

Un altro fatto significativo si è verificato in occasione delle ultime elezioni per il Consiglio Costituzionale del 7 maggio scorso. Il partito che ha ottenuto il maggior numero di voti è stato proprio l'unico che non ha nascosto la sua consonanza con il governo che si insediò dopo la caduta di Allende.

Nell’altro versante, alla recente commemorazione della fondazione del Partito Comunista Cileno, il suo segretario generale, Lautaro Carmona, ha dichiarato che il "progetto storico dell'Unità Popolare (di Allende) è "incompiuto, ma non sconfitto"4.

Come si può vedere, le posizioni non potrebbero essere più opposte e appassionate. Sembrerebbe che la caduta di Allende sia avvenuta ieri. Questo è il risultato del fatto che tutte le campagne contro il regime anticomunista, organizzate dopo la caduta di Allende, hanno fornito - senza eccezioni - un resoconto unilaterale dei fatti. Nessuna di esse, finora, ha cercato di analizzare le cause che hanno portato al rovesciamento di Allende.

Non si può negare che, come in tutti gli scontri del genere, ci siano stati abusi ingiustificabili commessi dopo il suicidio di Allende. Tuttavia, non si può nemmeno negare che molti di essi siano stati causati dal precedente odio di classe sistematicamente predicato dalla sinistra.

Uno sguardo più acuto e profondo ci mostra però che ciò che è accaduto l'11 settembre 1973 ha salvato il Paese da una guerra civile che avrebbe prodotto un numero incalcolabile di vittime tra tutta la popolazione e l'imposizione definitiva di un sistema marxista totalitario che sarebbe durato per decenni, come nel caso delle nazioni sorelle di Cuba e Nicaragua.

Per evitare questa amnesia, che cerca di ignorare la situazione di miseria e oppressione prodotta dal governo Allende, poche settimane dopo l'11 settembre 1973, quando la Moneda era ancora fumante, si formò una commissione, su proposta del professor Plinio Corrêa de Oliveira, composta da dirigenti della TFP di Brasile, Argentina e Cile, per realizzare un'intervista in diretta con coloro che ne avevano subito le conseguenze. Sapendo che le nazioni tendono a dimenticare in fretta i momenti difficili della loro storia, il reportage fu esaustivo, intervistando singoli individui, professionisti di spicco e dirigenti d'azienda su quanto accaduto in quei 1000 giorni di oppressione marxista.

Il rapporto fu pubblicato e diffuso dalla rivista TFP-Fiducia e da tutte le società TFP esistenti all'epoca. Il suo scopo era quello di evitare che la memoria dello sfacelo sociale ed economico prodotto da Allende e dai suoi "compagni di strada" venisse cancellata negli spiriti anticomunisti con il passare del tempo5.

La pubblicazione prevedeva già, con anni di anticipo, un fenomeno che decenni dopo è stato confermato: "Esiste la possibilità che, entro qualche tempo, il recente passato del nostro Paese - un passato triste e doloroso - venga dimenticato. Vale a dire che, per un tacito consenso nazionale a procedere verso un cammino per il futuro, la memoria dei giorni fatali che abbiamo vissuto venga cancellata"6.

Le campagne pubblicitarie attualmente promosse in occasione di questo 50° anniversario, pur sostenendo di non essere "polarizzanti", cadono tuttavia nello stesso pregiudizio che hanno commesso sempre gli esponenti della sinistra, cioè, l’amnesia volontaria e ostinata di fronte alle cause che provocarono quell'11 settembre 1973.

Coloro che cercano oggi di "canonizzare" la figura del suicida Allende sanno bene che avrebbero un conto salato da pagare se ricordassero l'adesione alla via violenta che il Partito Socialista, laico e marxista, promosse e praticò durante quei mille giorni catastrofici. E non bisogna nemmeno ricordare l’appoggio fornito da una sinistra cattolica all'espropriazione massiccia di aziende agricole e industriali portata avanti dall’alleanza social-comunista del Governo di Unità Popolare, che suscitò un odio di classe mai visto prima e portò a scontri sanguinari tra agitatori marxisti e cittadini.

Persino la stessa Democrazia Cristiana, ormai ridotta alla sua minima espressione, avrebbe difficoltà a spiegare la preparazione del terreno politico portata avanti dal presidente Eduardo Frei Montalva, passato alla storia come il "Kerensky cileno". La campagna dell'attuale governo di estrema sinistra sta avendo invece il merito, ovviamente non voluto, di resuscitare ricordi che sembravano morti per sempre. Cioè, i fatidici mille giorni dell’Unità Popolare e la collusione politica ed ecclesiastica che li preparò.

In vista di questa commemorazione, e in gran parte grazie all'insistenza della sinistra, la società nazionale mostra le stesse divisioni inconciliabili dell'11 settembre 1973. Proprio come 50 anni fa, una data che sembra ieri.

Attribuzione immagine: Di Biblioteca del Congreso Nacional, CC BY 3.0 cl, Wikimedia.

 

Note

1. Ci sono ancora riserve sui piloti e sulla pianificazione del bombardamento. Il generale in pensione Eitel Von Mühlenbrock disse all'epoca: "Si è pensato che fosse meglio per coloro che hanno partecipato vivere in silenzio (...) È un segreto che è stato mantenuto per quasi 40 anni e continuerà ad esserlo". https://www.eldesconcierto.cl/nacional/2018/09/12/toda-la-verdad-estos-son-los-nombres-de-los-pilotos-que-bombardearon-la-moneda-hace-45-anos.html

2. Berlinguer E. Intervista al settimanale Stern, riportata su L'Unita, 17 agosto 1979: "Con una DC che ha rifiutato una linea conflittuale, corriamo il rischio di una situazione cilena, cioè di un 'golpe' di destra".

Da parte sua, Mitterrand, in visita in Cile nel 1971, dichiarò a proposito dell'esperienza cilena: "Quindi, per un socialista francese, soprattutto per il leader del Partito Socialista, c'è una grande esperienza da cui attingere. Innanzitutto, come hanno fatto socialisti e comunisti, per parlare solo di questo, ad arrivare a un programma comune? Poi, nella pratica, come riescono, al di là degli inevitabili litigi, a mantenere una disciplina d'azione, senza che gli uni tracimino negli altri? Infine, e questa è quasi la cosa principale, come riescono a mantenere le libertà pubbliche? Ma dopo il colpo di Stato militare dell'11 settembre 1973 e il suicidio di Salvador Allende, quest'ultimo è diventato un "eroe" per la sinistra socialista e questo viaggio è entrato a far parte della mitologia cilena diffusa dal Partito socialista francese". https://fresques.ina.fr/mitterrand/fiche-media/Mitter00005/francois-mitterrand-s-exprime-sur-l-unite-populaire-chilienne-menee-par-salvador-allende.html

3. https://elpais.com/chile/2023-05-30/un-36-de-los-chilenos-cree-que-los-militares-tuvieron-razon-en-dar-el-golpe-de-estado-que-lidero-pinochet.html

4. Fonte: Emol.com https://www.emol.com/noticias/Nacional/2023/06/05/1097123/partido-comunista-111-aniversario-up.html

5. "Catolicismo", nn. 274-276, ottobre-dicembre 1973; "Crociata per una civiltà cristiana" della TFP americana, 1974; "Tradizione, famiglia e proprietà" della TFP argentina, n. 19, febbraio 1974; "Lepanto" della TFP uruguaiana, aprile 1974; "Cruzada" della TFP colombiana, n. 3, maggio-giugno 1974; "Covadonga" della TFP venezuelana, nn. 8-9, settembre-dicembre 1974. Jóvenes Bolivianos pro Civilización Cristiana, riprodotto nel maggio 1974 nella rivista "Lepanto". "Fiducia", maggio 1974. https://www.pliniocorreadeoliveira.info/GestaES_0403_19671974.htm

5. Ib. Id.

 

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