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Brasile: mega manifestazione contro la dittatura delle toghe rosse

 

 

di Roberto Bertogna

“La destra è viva, anzi è la maggiore forza politica oggi in Brasile. Lula non sarebbe mai stato capace di organizzare una simile manifestazione”.

Ecco quanto commentava un noto opinionista di sinistra sulla gigantesca manifestazione contro il socialismo e a favore dell’ex presidente Bolsonaro, tenutasi domenica scorsa a San Paolo del Brasile. Il pubblico, calcolato dal Ministero dell’interno in oltre ottocentomila persone, riempiva da un estremo all’altro l’Avenida Paulista, una delle principali vie del capoluogo.      

Dal 2013, quando sono iniziate le grandi manifestazioni di piazza contro la sinistra, il Brasile ha assistito a un risveglio dell’opinione pubblica, con la formazione di un pubblico sempre più consistente e più radicato nelle idee conservatrici. Questo blocco comprende anticomunisti, cattolici di destra, evangelici di varie confessioni, liberali classici e centristi di varie sfumature. Dopo anni di sonnolenza, il Brasile autentico si è risvegliato.

Incapace di contenere in modo democratico questa sana reazione, la sinistra ha buttato nella mischia le sue truppe d’assalto: la stampa e il Potere giudiziario. Ha quindi iniziato una tremenda campagna di manipolazione e intossicazione dell’opinione pubblica. Non contava, però, con le nuove tecnologie. Per contrastare la propaganda del regime, è sorta una fitta rete di canali, pagine, blog, pubblicazioni online, ecc. di centro-destra, che è riuscita egregiamente a bypassare la gioiosa macchina da guerra mediatica della sinistra. È comune, per esempio, per un blogger di centro-destra avere 2-3 milioni di follower.

Il contrattacco del Potere giudiziario, invece, si è dimostrato molto più efficace.

Durante il mandato del presidente Bolsonaro (2019-2022), il Supremo Tribunal Federal (Corte Suprema) è intervenuto a gamba tesa in più di 120 occasioni, calpestando le funzioni organiche dell’Esecutivo. Molti collaboratori di Bolsonaro sono finiti sotto inchiesta. Basta fare un discorso anticomunista in Parlamento per beccarsi un’inchiesta giudiziaria, che spesso e volentieri finisce con la pena di carcere, in barba all’immunità parlamentare. Sì, cari amici, in Brasile oggi ci sono prigionieri politici, come in Cuba. Non pochi esponenti del centro-destra hanno dovuto fuggire all’estero, mentre altri – tra cui lo stesso Bolsonaro – hanno avuto il passaporto confiscato.

Il parti pris delle toghe rosse a favore di Luiz Inácio “Lula” da Silva, leader del Partito dei Lavoratori, di matrice marxista, arriva al limite del surreale. Nonostante una condanna penale, passata in giudicato in tre diverse istanze fino alla Corte d’Appello, egli è stato scarcerato e dichiarato vincitore delle elezioni generali del 2022. Come mai? Semplice: non per l’innocenza dell’imputato, ma perché un Ministro della Corte Suprema (sì, uno!) ha “sospeso” la condanna per “incompetenza di foro” (sic). Lascio ai signori avvocati la qualifica di un tale atto…

L’auge è arrivato quando, per ordine del magistrato Alexandre de Moraes – dichiaratamente comunista – si è proceduto all’invasione, e conseguente confisco delle apparecchiature, di molti organi di comunicazione legati al centro-destra. Più di un giornalista è finito in galera. La maggiore radio conservatrice del Paese, la Jovem Pam, è stata costretta a cambiare linea editoriale, pena la chiusura. Un numero imprecisato di blogger e youtuber si è rifugiato negli Stati Uniti. Per impedire la diffusione online di idee contrarie al socialismo, de Moraes è giunto all’estremo di proibire in Brasile diverse piattaforme digitali.

Mentre il centro-destra è così bastonato, i rappresentanti della sinistra hanno la totale protezione del Potere giudiziario. Un caso clamoroso è quello di José Dirceu, militante del PT ed ex ministro di Lula. Condannato in appello a trent’anni di carcere, è stato messo in libertà dal Supremo Tribunal Federal.

Era naturale che, di fronte a questa palese ingerenza nella vita democratica delle toghe rosse, si creasse un clima di grande insoddisfazione popolare.

Per protestare contro il clima di persecuzione giudiziaria, Bolsonaro convocò una manifestazione pubblica, che si è svolta domenica scorsa nel centro di San Paolo. Mentre la Polizia Federale parlava di quasi ottocentomila persone, uno studio dell’Università di San Paolo calcolava attorno a 750mila. Il pubblico gridava slogan contro il socialismo e il comunismo, a favore della proprietà privata, di biasimo all’ideologia gender, alla cultura woke e all’aborto.

Nonostante sia stata una delle più grandi manifestazioni nella storia del Brasile, la stampa italiana quasi non ne ha parlato. Il Corriere della Sera l’ha liquidata con un trafiletto.

Si fa largo l’opinione secondo cui la manifestazione di domenica scorsa segna uno spartiacque nella storia del Paese. Commenta il noto opinionista Breno Altman, membro dell’ala più a sinistra del PT: “Mi duole dirlo, ma la manifestazione è stata gigantesca, scientificamente. Bolsonaro attirò tre volte più persone di Lula, quando questi celebrò la sua vittoria in quello stesso posto due anni fa. Non possiamo nasconderci. Con un dettaglio: mentre Lula aveva convocato il popolo della sinistra per celebrare, Bolsonaro lo convocò per lottare. È diverso. È stata una gigantesca manifestazione di forza dell’estrema destra”.[1]

Prosegue il portavoce del PT: “La grande domanda è: la sinistra è in grado di rispondere a questa sfida? La sinistra darà una sterzata, oppure continuerà con la stessa tattica di reazione al neo-fascismo, cioè appaltando l’opposizione al Potere giudiziario? Non lo so. Non credo che, da sola, questa manifestazione cambi la situazione politica di Bolsonaro. Ma il fatto è che non possiamo non tenerne conto. Si è trattato della più grande manifestazione politica degli ultimi anni. Non c’è niente di paragonabile nella storia recente del Brasile. Bisogna ammetterlo: la sinistra, il PT, i sindacati non sono in condizione di dare una risposta all’altezza”.

Toccando il nodo della questione, Altman si domanda: “La sinistra continuerà a usare nel combattimento contro il neo-fascismo il Supremo Tribunal Federal? Oppure assumerà la lotta in prima persona? Secondo me, se la sinistra non assume questa lotta, ci sarà una trasferta di voti verso l’estrema destra. Una cosa è certa: io non conosco nella storia una coalizione politica che riesca a mantenersi nel potere se perde la piazza”.

Chiediamo a Nostra Signora Aparecida, Patrona del Brasile, che non permetta che la grande nazione brasiliana soccomba nelle grinfie dei suoi nemici giurati.

 

[1] https://twitter.com/leandroruschel/status/1762522300576862697?s=48&t=3WX0YjwP6PmlLLzAoVW1Eg

 

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