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Portogallo: perché ha vinto la destra?

 

Di Agencia LUSA - ENTREVISTA: Presidenciais: Ventura concorda que “ser homossexual não desvaloriza ninguém” (0s 0m), CC BY 3.0, Wikimedia.

di Diogo Ribeiro de Campos

L’Europa è rimasta sconvolta dalla vittoria del centrodestra, e soprattutto della destra, nelle recenti elezioni in Portogallo. Come siamo arrivati a questa situazione?

Nell’ottobre 2021, la Legge di Bilancio è stata bocciata dall’Assemblea della Repubblica: voto favorevole del Partito socialista, che governava con una maggioranza relativa, sostenuto dai piccoli partiti dell’estrema sinistra; astensione dei Verdi; voto contrario di tutte le altre forze politiche.

Sulla scia di questa batosta, il presidente della Repubblica, il socialdemocratico Marcelo Rebelo de Sousa, ha deciso di sciogliere l’Assemblea e indire elezioni generali per il 30 gennaio 2022. In uno scenario di grande incertezza politica, il Partito socialista ha ottenuto la maggioranza assoluta, con 120 seggi in un Parlamento composto di 230 deputati, pari al 41,37% dei voti, eliminando così la necessità di intese a sinistra e prospettando un futuro di stabilità politica.

Una maggioranza stabilmente instabile

Il Segretario generale del Partito socialista, Antonio Costa, ha quindi assunto la carica di Primo Ministro per la seconda volta, promettendo stabilità. In realtà, non è riuscito nemmeno a tenere in ordine la propria casa. Meno di un anno dopo, si contavano già tredici dimissioni, un numero record in un governo a maggioranza assoluta, e si registravano molti casi di disaccordo tra i membri dell’Esecutivo.

Il 7 novembre 2023, a seguito di indagini condotte dal Pubblico Ministero che hanno coinvolto direttamente il Primo Ministro e il suo Capo di Gabinetto, nel cui ufficio sono stati rinvenuti 75mila euro, Costa è stato costretto alle dimissioni, aprendo così la necessità di nuove elezioni convocate per il 10 marzo 2024.

Una campagna infuocata

Con lo scioglimento del Parlamento, formalizzato il 15 gennaio 2024, si è aperta ufficialmente la campagna elettorale, rivelatasi assai rovente. Tanto per cominciare, è scoppiata una dura contesa per la guida del Partito socialista tra Pedro Nuno Santos, ex ministro delle Infrastrutture, e José Luís Carneiro, ministro dell’Amministrazione interna.

Il maggiore gruppo di opposizione, il Partito socialdemocratico guidato da Luís Montenegro, ha annunciato un’alleanza con il Partito popolare, guidato da Nuno Melo, a cui si è unito il piccolo Partito popolare monarchico. Si è così ricreata la storica coalizione di centrodestra Alleanza democratica, apparsa per la prima volta nel 1979.

La grande novità, però, è stata l’ascesa del partito di destra Chega (Basta), guidato da André Ventura, che ha intensificato gli attacchi al Partito socialista e alla sua provata incapacità di guidare il Paese nonostante la maggioranza assoluta. Dimostrando moderazione, Ventura ha accennato alla possibilità di un’intesa col centro-destra, cosa che Montenegro ha rifiutato categoricamente.

La certezza dell’incertezza

Le elezioni del 10 marzo hanno registrato un’alta partecipazione, raggiungendo il 60% di affluenza alle urne. Ne è uscita relativamente vittoriosa l’Alleanza democratica di Montenegro. Il Partito socialista è arrivato secondo, perdendo 43 seggi rispetto al 2022. La grande sorpresa, però, è stato Chega, passato da 12 a 48 seggi, e che ha eletto deputati perfino in territori storicamente comunisti, come Beja, dove per la prima volta il Partito comunista è rimasto a bocca asciutta.

Nelle settimane successive, il Partito socialista ha subito una nuova sconfitta, perdendo tre dei quattro ballottaggi locali. Augusto Santos Silva, storico leader socialista e controverso presidente dell’Assemblea della Repubblica nonché feroce oppositore di Chega, è rimasto fuori dal Parlamento.

Ecco i risultati finali: l’Alleanza democratica è al primo posto, con 77 seggi, a cui si aggiungono i tre deputati democratici eletti a Madeira. Viene quindi il Partito socialista con 78 deputati. Il terzo partito, con ben 50 deputati, è Chega che così diventa il fattore decisivo per una maggioranza parlamentare, per la quale sono necessari 116 dei 230 deputati. L’estrema sinistra è frammentata. Possiamo quindi dire che esiste una maggioranza di centro-destra. Dove ci porta tale scenario?

Mentre il socialista Pedro Nuno Santos ammetteva la sconfitta, il leader di Chega André Ventura – ritenuto dagli analisti il vero vincitore della tournée elettorale – ha rinnovato l’offerta di un’intesa con l’Alleanza democratica, subito respinta da Luís Montenegro, che formerà un Governo senza di lui.

Chega

A questo punto sorgono due domande: chi è André Ventura?  Com’è il suo partito Chega?

Nato il 15 gennaio 1983 a Sintra, André Claro Amaral Ventura è diventato un fervente cattolico durante l’adolescenza. Dopo aver ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana, è entrato nel Seminario Minore del Patriarcato di Lisbona. Tuttavia, non è stato ordinato sacerdote perché ha scelto di intraprendere invece gli studi di Giurisprudenza presso l’Università di Lisbona, dove si è laureato cum laude. Nel 2013 ha conseguito il dottorato in Diritto presso l’Università di Cork, in Irlanda. Oltre all’insegnamento, ha lavorato in uno studio legale e nell’Agenzia delle entrate. È stato membro del Partito socialdemocratico fino al 2019, quando è fuoruscito per fondare Chega.

Nelle elezioni legislative del 6 ottobre 2019, il suo partito ha ottenuto l’1,29% dei suffragi, portandolo per la prima volta in Parlamento. Da allora l’ascesa non si è più fermata: il 7,18% nel 2022 (dodici deputati) e, finalmente, il 18,07% nel 2024 che, come abbiamo detto, si è tradotto in cinquanta deputati.

Classificato da molti come partito di estrema destra, destra radicale o, in alcuni casi, perfino fascista, Chega in realtà è emerso in modo organico da piccoli gruppi delusi dal Partito socialdemocratico. Il discorso di Chega, lungi dall’essere radicale, semplicemente riflette ciò che la maggioranza dei portoghesi pensa ma non vuole o non può esprimere pubblicamente. Il nome suadente del partito – Basta – è una chiara allusione al sentimento di insoddisfazione nei confronti della classe politica che gran parte dei portoghesi afferma di provare. A livello europeo, Chega è membro di Identità e Democrazia.

Nonostante la martellante campagna pubblicitaria della sinistra, e la freddezza nei suoi confronti del centro-destra, in soli cinque anni Chega è diventato un partito decisivo per una alternativa di governo stabile nel nostro Paese. Non accettarlo semplicemente perpetuerà la crisi politica nazionale. Le carte sono scoperte e la decisione spetta a Luís Montenegro.

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