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Affossato il DDL ZAN. Ma la battaglia continua

 

 

di Federico Catani

Il ddl Zan è stato bocciato: lo scorso 27 ottobre il Senato ha approvato (con 154 voti favorevoli, 131 contrari e 2 astenuti) la mozione di non passaggio al voto degli articoli del ddl Zan presentata dalla Lega e da Fratelli d’Italia. In questo modo, il progetto di legge torna in Commissione Giustizia, dove la discussione potrà ripartire tra non prima di sei mesi, ma necessariamente si dovrà iniziare da un nuovo testo.

Da notare che il voto è stato a scrutinio segreto. Questo significa che le persone di buon senso, quando sono libere dal ricatto dei media e dalle pressioni di certe lobby, sanno riconoscere che un uomo è e resterà sempre un uomo, che una donna è e resterà sempre una donna e che la famiglia è solo e soltanto una: quella composta da un padre maschio, una madre femmina e dei figli. Le persone ragionevoli, inoltre, sanno che non si può insegnare ai bambini che l’essere uomo o donna è questione di scelta; e sanno pure che sarebbe davvero criminale e totalitario multare qualcuno o sbatterlo in galera solo perché sostiene che i bambini hanno bisogno di una mamma e un papà o che due uomini o due donne, da soli/e non riescono a mettere al mondo dei figli.

Che lezione trarre dal voto? La consapevolezza che dobbiamo gridare con coraggio queste verità elementari a voce ancora più alta, se vogliamo incoraggiare la maggioranza silenziosa a liberarsi dalla paura dell'accusa di omofobia o di essere “medievale” (come se poi fosse una vergogna essere medievali!).

Ma soprattutto dobbiamo evitare di commettere gli errori tipici del centrodestra e di certe gerarchie ecclesiastiche. Adesso non si può, come ha già dichiarato Salvini, invitare a trovare un’altra mediazione per combattere le presunte discriminazioni. No, no e poi no! L’Italia non ha affatto bisogno di una legge contro l’omofobia: questo deve essere chiaro e noi lo ripeteremo finché avremo fiato in gola. Gli strumenti per punire chi usa violenza verso chiunque esistono già. Approvare una norma in tema di omofobia, per quanto moderata possa essere, costituirebbe la classica falla nella diga: sarebbe di fatto una vittoria del fronte LGBT e nel giro di poco tempo ci troveremmo in piena dittatura arcobaleno.

Questo è piuttosto il momento di giocare all’attacco e non di fare mezzo passo indietro dopo la vittoria.

Intanto ringraziamo il Cielo per il risultato ottenuto, nella consapevolezza però che, come diceva Santa Giovanna d'Arco, "bisogna combattere perché Dio doni la vittoria". Continuiamo quindi a stare in guardia e vigilare, perché la lotta... non finisce qui!

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