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Le contraddizioni di Francesco: sviste o tattica?

di Julio Loredo

 

         Giovanni XXIII diceva bene che la Chiesa è Mater et Magistra, Madre e Maestra. La Chiesa accoglie i suoi figli maternamente e li istruisce. È il munus docendi, la sua funzione docente, che si traduce in un Magistero. Una caratteristica essenziale di questo Magistero è la sua coerenza. La Chiesa sviluppa e approfondisce le verità contenute nella Rivelazione. Ma non può mai contraddirle.

         Ora, proprio questa coerenza sembra che stia venendo meno nell’attuale Pontificato.

         In una recente intervista alla vaticanista Diane Montagna, pubblicata su First Things, il noto canonista americano Don Gerald Murray, fa notare il contrasto clamoroso esistente fra il Responsum che aveva dato il dicastero per la Dottrina della Fede nel 2021 circa le benedizioni alle coppie omosessuali, e la recentissima dichiarazione Fiducia Supplicans dello stesso dicastero alla fine del 2023.

         Nel Responsum del 2021 si rigettava energicamente la possibilità di realizzare un tale atto, perché la benedizione di un sacerdote è sempre un atto liturgico e sacramentale. Conferire una tale benedizione, dichiarava il Vaticano, vorrebbe dire che la Chiesa benedice il peccato, cosa ovviamente assurda.

         Sennonché, nel dicembre 2023, con un nuovo prefetto dello stesso dicastero, le cose cambiano radicalmente e si dice il contrario: cioè, che i sacerdoti possono benedire le coppie omosessuali.

         Ambedue i documenti, benché affermino posizioni diametralmente opposte, recano la firma di Papa Francesco.

         Come la mettiamo? Si tratta di semplici sviste? Oppure c’è una tattica?

         Scrivendo sul noto blog Settimo Cielo di Sandro Magister, il giurista cattolico di Trieste Antonio Caragliu afferma che ci sarebbe una “tattica” in queste contraddizioni, sempre più frequenti nel pontificato attuale.

         Secondo Caragliu, quando si fanno troppe distinzioni e chiarimenti, come appunto nella Fiducia Supplicans, c’è una “consapevolezza delle contraddizioni”. Egli continua: “Il punto, a mio parere, è che, in questo caso come in numerosi altri durante questo pontificato, il popolo di Dio è stato fatto oggetto di una tattica consistente nell’intenzionale induzione di «dissonanze cognitive»”.

         In parole povere, sarebbero contraddizioni che, invece di segnalare la retta strada ai fedeli, producono disorientamento e, di seguito, apatia. Secondo il noto giurista, la tattica della “dissonanza cognitiva” consiste nell’introdurre assieme “affermazioni e principi tra loro incompatibili”.

         I pazienti di questa operazione psicologica, cioè i fedeli sottomessi alle sistematiche “dissonanze cognitive”, provano “un vero e proprio disagio mentale”, giacché le persone hanno bisogno della coerenza.

         Privato della naturale coerenza, ognuno tende a risolvere il rompicapo come può, navigando nelle incongruenze a modo suo. Così, i fedeli si trovano smarriti e sballottati da una parte all’altra. Nascono teorie assurde. I fedeli vanno dietro la prima persona che offre una spiegazione – per quanto fantasiosa – di ciò che sta succedendo. Alla fine, non trovando una via sicura, stanchi di tante teorie fantasiose, si rischia di cadere nell’apatia e nel disinteresse.

         Anche Padre Murray nell’intervista sopra citata parla di “tattica ingannevole”. Dice il celebre canonista a proposito della confusione che si sparge da Roma: “Dato che la missione del Dicastero per la Dottrina della Fede è di sostenere e difendere l’insegnamento perenne della Chiesa, perché il cardinale Fernández avrebbe rilasciato una Dichiarazione che contraddice il Responsum del 2021, sostenendo però che non c’è alcuna contraddizione, ma solo uno sviluppo innovativo della dottrina?”

         E risponde: “Si tratta di un ingannevole gioco di parole, un tentativo fallito di ingegneria verbale che cerca di imporre un cambiamento nella dottrina e nella pratica della Chiesa senza dare l’impressione di farlo”.

         Appunto, una tattica di confusione.

         Ricorda molto ciò che Plinio Corrêa de Oliveira spiega nel suo libro “Trasbordo Ideologico Inavvertito e Dialogo” sulla tattica psicologica usata dalla Rivoluzione per cambiare la mentalità delle persone senza che se ne accorgano.

         Farebbero bene i pastori a ricordare l’avvertimento di San Paolo ai Corinzi: “Se la tromba emette un suono confuso chi si preparerà al combattimento?  Così anche voi, se non pronunziate parole chiare con la lingua, come si potrà comprendere ciò che andate dicendo? Parlerete al vento!” (1 Cor 14, 8-9).

         Alle contraddizioni dottrinali seguono poi le ambiguità nei gesti.

         Questo Pontificato è ricco di gesti simbolici. Possiamo dire che, nel Magistero bergogliano, quasi contano di più i gesti che le dottrine. Ormai siamo abituati a vedere il Papa che saluta, con indifferenza e persino compiacimento, coppie irregolari e omosessuali, persone transgender, ecc., passando il messaggio implicito che si tratta di cose normali.

         Eppure, il cardinale “Tucho” Fernández, vero autore della Fiducia Supplicans, ha annunciato la pubblicazione per aprile di un documento che, secondo quanto anticipato, sarà “fortemente critico su tendenze immorali nella società contemporanea come sono le chirurgie per cambiare sesso, la maternità surrogata e l’ideologia di genere”.

         Come la mettiamo? Da una parte si approvano queste tendenze immorali, e dall’altra si criticano?

         Vediamo un’altra contraddizione. Anche se esplicitamente proibite dalla Fiducia Supplicans, si stanno moltiplicando nel mondo cerimonie simili al matrimonio di coppie omosessuali presiedute da preti, in cappelle e luoghi di culto. E il Vaticano non dice nulla…

         Delle due l’una: o la Dichiarazione del Vaticano è carta straccia, oppure c’è una tattica per confondere i fedeli.

         Ancora un altro esempio di dissonanza cognitiva. Il cardinale Fernández ha emesso poco tempo fa un documento ribadendo la dottrina cattolica che condanna la Massoneria e vieta ai cattolici qualsiasi collaborazione con essa. Tuttavia, poco dopo, l’arcidiocesi di Milano ha partecipato a un incontro cattolico-massonico ad alto livello, dove il cardinale Coccopalmerio ha proposto un tavolo permanente di dialogo fra le due realtà. E il Vaticano non ha niente da ridire…

         Potremmo andare avanti con casi come questi.

         In questa maniera, il principio di non contraddizione, cioè quel principio logico per il quale una cosa non può essere e non essere allo stesso tempo sotto lo stesso profilo, svanisce. E con esso la stessa possibilità di pensare, di volere e di agire. Seguendo la gnoseologia classica, san Tommaso spiega che il principio di non contraddizione è “il principio primo e supremo del pensiero”. Senza il principio di non contraddizione, diventa impossibile distinguere fra verità ed errore, fra bene e male, fra bello e brutto. Di conseguenza, la persona tende verso l’assoluta apatia delle potenze superiori dell’anima. Appunto, il disinteresse di cui parlavamo sopra.

         Svanisce pure la Fede che, come ci ricorda Giovanni Paolo II, va sempre a braccetto della ragione. Svanendo la Fede, scompare anche la pratica della religione.

         Ci possiamo meravigliare che le chiese si svuotino, che i seminari chiudano e che gli ordini religiosi siano soppressi per mancanza di vocazioni? Come insegna San Paolo: “Se la tromba emette un suono confuso chi si preparerà al combattimento?”

         Cosa fare?

         Per prendere in prestito un’espressione anglosassone, credo che dobbiamo vedere “the big picture”, ossia il grande panorama. Duc in altum! La Chiesa ha duemila anni di storia e un meraviglioso Magistero che, affondando le radici nell’era apostolica, passa per la Patristica, la Scolastica, la neo-Scolastica e così via fino ai giorni nostri. Guardiamo con serenità questo patrimonio bimillenario, e proclamiamo con fierezza: Credo in Unam Sanctam Catholicam et Apostolicam Ecclesiam!