Rivista TFP

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di Juan Miguel Montes

 

 

I mezzi di comunicazione hanno dato ampio spazio alla “Correctio Filialis”, una lettera aperta indirizzata da un autorevole gruppo di fedeli a Papa Francesco. Il documento si pone sulla scia di altre simili iniziative: dalla “Supplica Filiale” sottoscritta da quasi un milione di fedeli, ai celebri “Dubia” presentati da quattro cardinali. Ripercorriamo il panorama che ha portato a questi documenti.

 

Verso un “cambiamento di paradigma”

Sandro Magister, forse il più noto vaticanista in attività, in un articolo del 1 marzo 2014 sull’Espresso online ricordava cosa disse Papa Francesco a proposito dell’intervento tenuto dal cardinale Kasper nel Concistoro di pochi giorni prima:

“Ieri, prima di dormire, ma non per addormentarmi, ho letto – ho riletto – il lavoro del cardinale Kasper e vorrei ringraziarlo, perché ho trovato profonda teologia, anche un pensiero sereno nella teologia. È piacevole leggere teologia serena. E anche ho trovato quello che sant’Ignazio ci diceva, quel ‘sensus Ecclesiae’, l’amore alla Madre Chiesa. Mi ha fatto bene e mi è venuta un’idea – mi scusi, Eminenza se la faccio vergognare –, ma l’idea è che questo si chiama ‘fare teologia in ginocchio’. Grazie. Grazie”.

Di anticipazioni ne giravano molte ma ancora nessuno conosceva esattamente quali fossero le parole che avevano tanto colpito il Pontefice. Fu sempre Sandro Magister a illustrare altri particolari:

“Nel corso della sua relazione, Kasper ha detto di voler ‘porre solo delle domande’ perché ‘una risposta sarà compito del sinodo in sintonia con il papa’. Ma a leggere quanto egli ha detto ai cardinali, le sue sono molto più che domande, sono proposte di soluzione già solidamente congegnate. Alle quali papa Francesco ha già mostrato di voler aderire. E sono proposte forti, un vero ‘cambiamento di paradigma’. In particolare su quello che lo stesso Kasper ritiene il problema dei problemi, la comunione ai divorziati risposati, alla quale ha dedicato più di metà delle due ore del suo discorso”.

 

“Standing ovation” dei grandi media. Silenzio perplesso del popolo fedele

Ciò fu sufficiente perché tutti i grandi media del mondo si lanciassero in una sorta di standing ovation alla nuova “apertura” della Chiesa cattolica.

Al contempo, milioni di cattolici in tutto il mondo rimanevano in perplesso silenzio, interrogandosi sulla necessità e l’opportunità di una tale misura, collegandola giustamente a tutto il processo di relativismo morale e secolarizzazione imperanti nella società, specialmente in quella occidentale, a partire dal divorzio civile fino alla rivoluzione sessuale, che ha trovato una vertiginosa accelerazione dagli anni Sessanta del secolo scorso.

Innumerevoli sono i fedeli che ancora hanno presenti nella memoria gli sforzi degli ultimi Papi per mettere un argine alla valanga rivoluzionaria che minaccia seriamente di travolgere l’istituzione della famiglia, in particolare con l’enciclica Humanae Vitae di Papa Paolo VI, col Catechismo della Chiesa Cattolica, con i documenti di Giovanni Paolo II come Evangelium Vitae, Familiaris Consortio e Veritatis Splendor, con l’enunciato dei “principi non negoziabili” da parte di Benedetto XVI.

In effetti, tra i fedeli erano ormai in tantissimi a chiedersi perché giungesse in quel momento una proposta che sembrava voler assecondare la vasta corrente culturale e mass-mediatica, già confutata dal Magistero perenne - peraltro ribadito recentissimamente -, sull’ammissione all’Eucaristia dei divorziati risposati civilmente.

Come mai alte autorità ecclesiastiche sembravano non avvertire ciò che un semplice ma sicuro sensum fidei associava in modo immediato a una sorta di “divorzio cattolico”, aprendo nella Chiesa le stesse piaghe che il divorzio civile aveva aperto nella società secolarizzata?

Come non vedere che così si sarebbe avviato nella vita della Chiesa un processo analogo a quello della società civile, iniziando la stessa rapida discesa nello scivolo della “rivoluzione culturale” sessantottina?

Come non insospettirsi del vasto clamore mediatico in favore della “proposta Kasper” da parte dei grandi promotori della rivoluzione culturale?

 

Un Sinodo truccato?

Al rullare frenetico dei tamburi mediatici sull’inattesa “apertura” fece eco immediatamente una serie di convegni e articoli da parte di teologi “à la page”, volti a dare un avallo accademico e/o pastorale alla “proposta Kasper”.

Era ormai chiaro che questa proposta avrebbe aleggiato sull’incombente Sinodo straordinario sulla Famiglia condizionandone i risultati. E così fu. La supposta urgenza di risposta pastorale ai “nuovi problemi” delle “nuove famiglie” che permettesse alla Chiesa di “non perdere il contatto con l’uomo contemporaneo” dominò sia il dibattito pre-sinodale sia quello sinodale.

Per la maggioranza dei padri sinodali convocati a Roma nell’ottobre 2014 la “proposta Kasper” non era certo la preoccupazione più incalzante sul tema famiglia. Anzi, molto probabilmente era l’esatto opposto: come difendere il gregge affidato loro da Cristo dalle insidie crescenti di una rivoluzione sessuale che finiva per allontanarlo dalla fede e dalla pratica religiosa.

Molto è stato scritto e detto sulle contorte procedure di elaborazione dei preparativi e dei risultati delle discussioni sinodali. Ci sono dei fatti certi: dopo la “Relatio post disceptationem” del primo Sinodo sulla famiglia, scoppiò una forte e clamorosa protesta nell’aula sinodale alla presenza del Papa.

Il Cardinale Erdö, presidente del Sinodo, si sentì in dovere di prendere le distanze dal segretario Mons. Forte davanti a una nutrita platea di giornalisti di ogni dove, perché quest’ultimo di propria iniziativa aveva inserito nella Relatio un’estensione dell’“apertura” anche alle coppie omosessuali.

L’autorevole vaticanista del National Catholic Register, Edward Pentin, ha denunciato le manovre per truccare quel Sinodo in un libro che ha fatto scalpore (The Rigging of a Vatican Synod, appunto La manipolazione di un Sinodo vaticano).

 

L’onda tellurica della confusione

Dall’epicentro della “proposta Kasper” iniziò a espandersi, a mo’ di onda tellurica, un’immane confusione e sconcerto in tutta la Chiesa. Nonostante le rassicurazioni fornite nella seconda parte del Sinodo straordinario del 2014, non era più possibile nascondere che si era aperta una breccia e che da quella breccia sarebbe potuta passare non solo la “proposta Kasper”, bensì tutto un nuovo “cambiamento di paradigma” della morale cattolica. Forse le uscite in libertà alla mons. Bruno Forte sarebbero state calibrate meglio in futuro, ma non c’erano più dubbi sugli scopi dell’agenda della nuova teologia morale.

Oggi i fatti confermano eloquentemente questo andazzo.

A meno di quattro anni dal concistoro del 2014 in cui risuonò la “proposta Kasper”, non c’è settimana che non si senta parlare non già soltanto di comunione ai divorziati risposati ma persino di benedizioni e Messe celebrate per l’ambiente LGBT e per coppie dello stesso sesso; di un consigliere della Santa Sede, il gesuita James Martin, che giustifica e promuove tale “pastorale”; della necessità del “superamento del contesto storico” in cui s’inseriva l’enciclica Humanae Vitae, ecc.

Il “cambiamento di paradigma” ormai scende sulla Chiesa in modo torrenziale.

Fu appunto nel contesto della perplessità generalizzata dopo il primo Sinodo sulla Famiglia dell’ottobre 2014 che un gruppo di laici, fortemente incoraggiati da illustri pastori, decise di riunirsi per elevare al Sommo Pontefice una “Supplica Filiale”, la quale in modo rispettoso già metteva in guardia dallo sbocco prevedibile del processo che si era aperto.

 

Che cosa chiedeva la Supplica Filiale?

Davanti alla confusione creatasi già a quel punto del dibattito, la Supplica Filiale a Papa Francesco sul futuro della Famiglia chiedeva al Sommo Pontefice “una parola chiarificatrice” che dissipasse il “generalizzato disorientamento causato dall’eventualità che in seno alla Chiesa si apra una breccia tale da permettere l’adulterio in seguito all’accesso all’Eucaristia di coppie divorziate e risposate civilmente”.

La lettera era motivata dall’apprensione che produceva una tale prospettiva visto che, asseriva, dalla “cosiddetta Rivoluzione del ’68 assistiamo a una imposizione graduale e sistematica di costumi morali contrastanti la legge naturale e divina, in modo talmente implacabile da rendere per esempio possibile in molti paesi l’insegnamento della aberrante ‘ideologia del gender’ fin dalla più tenera infanzia”.

I supplicanti chiedevano anche una “parola chiarificatrice” perché se fino a quel momento l’insegnamento cattolico sul Sesto Comandamento del Decalogo era “come una fiaccola che brilla dinanzi a questo oscuro disegno ideologico”, con le discussioni pre-sinodali e sinodali del 2014-15 quella stessa fiaccola “sembra vacillare”.

 

Consegna della Supplica Filiale

Il 29 settembre 2015, festività dei Santi Arcangeli, questa “Supplica Filiale sul futuro della Famiglia” sottoscritta da 790.190 cattolici di 178 Paesi, fra cui 8 cardinali, 203 arcivescovi e vescovi e innumerevoli sacerdoti fu consegnata alla Segreteria di Stato di Sua Santità. Giorni dopo furono consegnate altre 89.261 adesioni, totalizzando quindi 879.451 firmatari.

È triste dirlo ma tuttora il coordinamento della “Supplica Filiale”, che rappresenta una coalizione di oltre 60 organizzazioni pro-famiglia e pro-vita dei 5 continenti, non ha ricevuto nemmeno una nota di avvenuta ricezione da parte della Santa Sede. Un’omissione che risulta paradossale, dal momento che Papa Francesco ha manifestato più volte il desiderio di una Chiesa vicina ai problemi dei fedeli e del popolo in genere, aperta al dialogo e al franco dibattito.

Ciò nonostante la “Supplica Filiale” ha avuto una vasta ripercussione internazionale, sia nella stampa religiosa che in quella laica, e ha contribuito a dare avvio al movimento di opinione pubblica cattolica che si configura sempre più nitidamente come una legittima resistenza al “cambiamento di paradigma” morale e di fedeltà al magistero perenne della Chiesa.

 

La prosecuzione della resistenza: una dichiarazione di fedeltà

Dopo il secondo Sinodo sulla Famiglia e la pubblicazione dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia, gli organizzatori della “Supplica Filiale” hanno predisposto una “Dichiarazione di fedeltà all’insegnamento immutabile della Chiesa sul matrimonio e alla sua ininterrotta disciplina”, ricevuta dagli apostoli, attendendo così ad un suggerimento di alte sfere ecclesiastiche. Non disponendo degli stessi mezzi logistici della prima iniziativa e trattandosi questa volta di un documento significativamente più esteso, il coordinamento della “Supplica Filiale” ha pubblicato detta “Dichiarazione di fedeltà” nel suo sito internet il 29 agosto 2016.

La “Dichiarazione di Fedeltà” ha superato le 35 mila firme, fra le quali si contano 3 cardinali, 9 vescovi, 635 fra sacerdoti diocesani e religiosi, 46 diaconi, 25 seminaristi, 51 fratelli religiosi, 153 religiose claustrali e di vita attiva, ai quali si devono aggiungere 450 laici fra accademici in genere, professori di teologia, insegnanti di religione, catechisti e agenti pastorali.

 

Cosa affermano i firmatari della Dichiarazione di Fedeltà?

Come già indica il titolo, essi ribadiscono in modo esplicito e formale la loro “fedeltà all’insegnamento immutabile della Chiesa sul matrimonio e alla sua ininterrotta disciplina”, e questo perché “errori circa il vero matrimonio e la famiglia sono stati molto diffusi in ambito cattolico, in particolare dopo il Sinodo Straordinario ed Ordinario sulla famiglia e la pubblicazione di Amoris Laetitia”.

In questo contesto generale, la Dichiarazione “esprime la volontà dei firmatari di restare fedeli agli insegnamenti immutabili della Chiesa sulla morale e sui sacramenti del matrimonio, della Riconciliazione e dell’Eucaristia, e alla sua perenne disciplina per quanto riguarda quei Sacramenti”.

Fra l’altro, i firmatari desiderano esprimere che “tutte le forme di convivenza more uxorio (come marito e moglie) al di fuori di un matrimonio valido sono gravemente contrarie alla volontà di Dio; che le unioni irregolari contraddicono il matrimonio voluto da Dio e non possono mai essere consigliate come un prudente e graduale adempimento della Legge Divina”. Affermano pure che una coscienza ben formata non può giungere alla conclusione

• che la sua permanenza in una situazione oggettivamente peccaminosa può costituire la sua migliore risposta al Vangelo, né che questo è ciò che Dio le sta chiedendo;

• che il sesto comandamento e l’indissolubilità del matrimonio sono semplici ideali da perseguire;

• che a volte non sia sufficiente la grazia per vivere castamente nel proprio stato, il che darebbe ad alcuni il “diritto” di ricevere l’assoluzione e l’Eucaristia;

• che sia sufficiente una coscienza soggettiva per auto-assolversi dal peccato di adulterio.

Insegnare e aiutare i fedeli a vivere in conformità a queste verità – aggiungono i firmatari – costituisce in se stessa una “eminente opera di misericordia e di carità”. Se la Chiesa consentisse l’accesso all’Eucaristia a chi si trova manifestamente in uno stato oggettivo di peccato grave, si comporterebbe come “proprietaria dei sacramenti” e non come la loro “fedele amministratrice”, incarico affidatole da Nostro Signore.

 

Iniziative analoghe e convergenti

Sebbene diversa da altre iniziative tese a chiedere chiarimenti per porre fine all’anomala situazione di confusione e perplessità imperante nella Chiesa, la “Dichiarazione di Fedeltà”, col suo nutrito e qualificato numero di firmatari ecclesiastici e civili, si costituisce come un’ulteriore voce nel coro di quanti esprimono preoccupazione per l’ottavo capitolo di Amoris Laetitia e per le contraddittorie interpretazioni che l’hanno seguito.

La perplessità di innumerevoli fedeli di tutti i continenti trova un’autorevole risonanza nei cinque Dubia presentati da quattro cardinali nel settembre 2016. I porporati hanno sollecitato fraternamente il Papa di chiarire se, dopo la suddetta esortazione apostolica, è da ritenersi ancora vigente l’insegnamento circa l’esistenza di norme morali assolute, valide senza eccezione, che proibiscono di compiere atti intrinsecamente cattivi come l’adulterio, e se sia ora possibile concedere l’assoluzione nel sacramento della Penitenza e, dunque, ammettere all’Eucaristia, una persona che, unita in un vincolo matrimoniale valido, convive in adulterio senza che si siano adempiute le condizioni previste dalla morale tradizionale e dal Codice di Diritto Canonico.

Il Santo Padre ha deciso di non rispondere e - con grande sconcerto tra i fedeli - non ha nemmeno concesso l’udienza privata chiesta dai porporati in una lettera del 25 aprile scorso per trattare questo tema, viste le “numerose dichiarazioni di vescovi, cardinali e persino conferenze episcopali che approvano ciò che il Magistero della Chiesa non ha mai approvato”, cosicché “ciò che è peccato in Polonia è buono in Germania e ciò che è proibito nella arcidiocesi di Filadelfia è lecito a Malta”.

La più recente manifestazione della volontà di Papa Francesco di restare in silenzio, permettendo così l’aggravarsi del clima di confusione, è stata la reticenza mostrata davanti alla “Correzione filiale per la propagazione di errori”, elevata a Sua Santità lo scorso 11 agosto da un gruppo di pastori di anime e accademici. Gruppo al quale ogni giorno si aggiungono nuovi e qualificati aderenti.

Categoria: Dicembre 2017

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