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La Santa Chiesa Cattolica possiede vere meraviglie. Sotto un certo punto di vista, la più grande di esse è l'amore del Sacro Cuore di Gesù

 

 

di Plinio Corrêa de Oliveira

Immaginate un gioiello — del resto, è il caso della corona della regina — che reca nel suo punto più alto un brillante di valore e di bellezza straordinari. Poi, accanto, in altre parti della corona, grandi gioielli: smeraldi, rubini, zaffiri e altre pietre preziose che circondano il Koh-i-noor. E immaginate che si domandi a qualcuno se trovi bella la corona della regina d'Inghilterra.

La persona dirà: “Senza dubbio”.

Allora le si domanda:

— Che cosa trovi di più bello in questa corona? È il Koh-i-noor? Che cosa ha di più bello questa corona?

La persona che sapesse rispondere bene direbbe quanto segue: “Non si può dire che la cosa più bella sia il Koh-i-noor, perché vi sono altre pietre preziose che, pur non avendo la grandezza enorme del Koh-i-noor, sono tuttavia di una bellezza cromatica straordinaria: rubini, brillanti, perle e tutto ciò che Lei può desiderare.

Di modo che vedere il Koh-i-noor insieme alla corona dà un'idea di bellezza e di incanto che supera quella di ciascuna delle pietre prese isolatamente. È l'insieme che determina la maggiore ammirazione dell'uomo.”

E alla domanda — qual è la pietra che trovi più bella, ovvero che cosa trovi di più bello nella corona — se rispondesse: “Trovo più bella questa o quell'altra pietra”, non risponderebbe con molta precisione. Dovrebbe dire: “È l'insieme”.

Così è anche con la Chiesa Cattolica. La Chiesa Cattolica, in un certo senso, è la corona di Nostro Signore Gesù Cristo. In un altro senso, può essere chiamata corona di Nostra Signora. Che cosa ha di più bello? L'essere di Nostro Signore Gesù Cristo, l'essere di Nostra Signora e il ricevere, dunque, da Loro una certa atmosfera di bellezza, una certa atmosfera di incanto che non proviene da questa o da quella pietra, ma dall'essere l'insieme che adorna la Regina. Questo è ciò che ha di più bello.

È proprio così con la Santa Chiesa Cattolica. La Santa Chiesa Cattolica possiede vere meraviglie. Ma la più grande meraviglia della Santa Chiesa Cattolica è l'insieme.

Di ciò il lettore può rendersi conto facilmente, immaginando che una persona non conoscesse — per un difetto di visione, per qualcosa del genere, per ignoranza — molti dei tratti della Chiesa Cattolica, conoscesse poco della storia della Chiesa Cattolica: questa persona non avrebbe idea di che cosa sia l'insieme della bellezza della storia della Chiesa. Gli eroi sconosciuti, i martiri ammirevoli e tutto il resto, la persona non li conoscerebbe. Allora non sarebbe capace di analizzare la Chiesa in tutto ciò che determina l'amore appassionato verso di essa — amore che non giunge fino all'adorazione solo perché si adora soltanto Dio. Altrimenti sarebbe adorazione.

Immaginiamo quanto segue:

Una persona che vedesse nella Chiesa Cattolica questa o quella qualità. La Chiesa ne ha molte. Qualcuna di queste qualità è più bella delle altre?

La qualità più bella della Chiesa Cattolica, sotto un certo punto di vista, è l'amore del Sacro Cuore di Gesù.

Che Gesù abbia avuto, non solo fisicamente ma anche moralmente parlando, un cuore, e che questo Cuore sacro, Cuore adorabile, sia stato tale da essere amato fino alla follia da santi, da grandi personaggi della Chiesa, come Santa Margherita Maria Alacoque, e da queste e da altre persone, è già di per sé cosa bellissima.

Ma la cosa più bella è considerare l'insieme delle cose che la Chiesa, nelle Litanie del Cuore di Gesù, dice a proposito del Cuore di Gesù.

Così, per esempio, vi è questa invocazione delle Litanie: Cuore di Gesù, trafitto da una lancia — abbi pietà di noi.

Immaginare un cuore che ama tanto ogni uomo da donarsi interamente a quell'uomo. Ma che, se quest'uomo, da Lui tanto amato, Lo trafiggesse con una lancia, si lascerebbe trafiggere. E adorando Dio, perché sta subendo un'ingiuria tremenda, perché sta soffrendo un dolore fisico tremendo, per amore di colui che sta facendo ciò. Questo atto di bontà, di perdono verso un nemico che ha deciso di uccidere, vibrando una lanciata al cuore, al simbolo stesso dell'amore, è una delle cose più belle che vi siano per esprimere la dolcezza, la soavità e la serenità del Sacro Cuore di Gesù.

Un uomo che ricevesse una lanciata al cuore, per giunta inferta da un amico, quell'uomo protesterebbe, direbbe: “Barabba spaventoso, allontanati da me! Scellerato, via di qui! Assassino, via di qui!”

Egli invece guardò con amore e conquistò, probabilmente, la conversione di quell'anima. E l'uomo che fece ciò si chiamava Longino. Egli aveva pochissima vista, era quasi cieco. Quando Nostro Signore ebbe il fianco trafitto, sgorgò dal Suo Corpo sacro l'ultimo residuo di ciò che doveva uscire perché la separazione tra l'anima e il corpo fosse completa, e la morte fosse morte nella sua integrità. E qualcosa di questo liquido cadde sugli occhi di Longino, colui che aveva trafitto il Cuore! E quell'acqua che cadde sugli occhi di Longino, proprio quell'acqua, lo convertì. E da quel momento in poi egli divenne un apostolo di Nostro Signore Gesù Cristo.

Vale a dire: Nostro Signore, a tanta malvagità, rispose con tale bontà che, dopo aver visto che è questo ciò che la Chiesa raccomanda ai suoi figli, che essa ci ama così, ci ama persino come peccatori — di modo che noi commettiamo il peccato, ma il Sacro Cuore di Gesù guarda al nostro peccato con ripulsa perché è peccato, ma con pena, con misericordia, e ci dona la conversione —; ciò è di una bellezza morale tanto grande, di un'elevazione tanto grande, che si potrebbe dire che, se l'uomo non conoscesse fino a che punto giunge questa bontà di Dio, non sarebbe capace di avere, neppure lontanamente, quell'unione con Lui, quella fiducia in Lui, quella sottomissione a Lui che con la lanciata di Longino divenne evidente per tutti gli uomini.

Non so se è chiaro ciò che sto dicendo, oppure no.

Accadde — anche di questo voi siete a conoscenza — una cosa analoga con il Buon Ladrone.

Nostro Signore era crocifisso tra il Buon Ladrone e il cattivo ladrone. Entrambi erano ladroni, entrambi erano stati condannati a morte per essere giustiziati come Nostro Signore, in cima al Calvario. Ed essi erano, a quanto pare, già legati in alto e pronti a spirare, quando Nostro Signore vi giunse.

Il cattivo ladrone vide Nostro Signore e Lo odiò. Nostro Signore lo guardò con amore, e cercò di fargli capire come desiderasse il suo bene, ed egli bestemmiò.

Allora il Buon Ladrone, al contrario, fu guardato da Nostro Signore e vide l'amore di Nostro Signore. E Nostro Signore lo amò effettivamente. Ed egli si convertì. Si lasciò toccare e si convertì.

E quando il cattivo ladrone cominciò a bestemmiare, egli disse:

— Perché fai questo? Noi siamo sulla croce e moriremo perché lo meritiamo. Siamo ladroni. Ma Egli è innocente, ed Egli soffrirà, Egli patirà, ed Egli patisce, dunque, in modo ingiusto. Non c'è ragione perché tu non faccia altra cosa, se non amarLo.

A quel punto Nostro Signore, con la Sua bontà adorabile, concesse una grazia al Buon Ladrone, per cui il Buon Ladrone ebbe coscienza che Egli era Dio, e Lo amò. Ed Egli allora disse al Buon Ladrone:

— Oggi sarai con Me in Paradiso.

Vale a dire: che bontà! Che misericordia! Che inesauribile pazienza!

Voi direte:

— Ma, Dottor Plinio, Lei elogia tanto questo, però elogia molte volte anche il contrario: cioè Nostro Signore che castiga, Nostro Signore che punisce. Poco dopo che Nostro Signore spira, comincia la sfilata dei Suoi castighi, e sono tremendi! Perché Egli promise castighi spaventosi al popolo deicida. E ciò si confermò.

Non so se vi ricordate che, quando Nostro Signore spirò e disse Consummatum est [Gv 19, 30]: “Tutto è compiuto”, la Sua anima lasciò il Corpo e sulla croce rimase soltanto il Suo Corpo. In quel momento la Terra intera tremò e si scosse, e il sole si oscurò. Erano le tre del pomeriggio e il giorno divenne come notte.

Si racconta di un romano che, vivendo a grande distanza da Gerusalemme, vide questi fenomeni e commentò con un amico: “Un Dio è appena morto”.

Egli non sapeva di Nostro Signore Gesù Cristo, ma percepì che un Dio era appena morto.

Il Tempio di Gerusalemme si squarciò dall'alto in basso. E anche il velo del Tempio si squarciò. Quando il velo del Tempio si squarciò, gli Angeli di Dio che abitavano il Tempio uscirono, dicendosi gli uni gli altri: “Usciamo di qui! Usciamo di qui!”, perché il Tempio era divenuto un edificio maledetto. Da edificio benedetto, era divenuto un edificio maledetto.

E, cosa ancora più terribile, nel cimitero i sepolcri si aprivano, e i giusti dell'Antico Testamento — vale a dire coloro che erano vissuti e si erano salvati — i loro corpi non risuscitarono, ma camminavano, muti, con gli occhi chiusi, andando da una parte all'altra in mezzo alle tenebre. Eppure trovavano un modo per comunicare a chi passava: “Tu sei questo, e hai fatto tale cosa, hai fatto tale cosa. Sii maledetto! Tu sei mio nipote o mio pronipote, io ho vissuto molto prima di te, ma tu hai fatto tale cosa. Sii maledetto!”

E così la città si riempì di giusti dell'Antico Testamento, colmando di maledizione la città di Gerusalemme.

E rimase così provato, mediante questa prova della maledizione di Nostro Signore che si realizzava tanto splendidamente, questa prova del furore di Dio, che un'altra cosa si sarebbe realizzata. Nostro Signore disse questo: Gerusalemme sarebbe stata distrutta completamente, e non sarebbe rimasta pietra su pietra.

E davvero fu ciò che avvenne.

Quarant'anni dopo, i romani si presentarono dinanzi a Gerusalemme. Erano molto più forti, più numerosi, soldati migliori, ecc.; cinsero d'assedio Gerusalemme ed esigettero dai giudei una somma di denaro. Voi sapete che il giudeo non ama dare denaro. Rifiutarono. I romani entrarono dentro la città. A volte entravano attraverso i condotti delle fognature, ma penetravano dentro la città, per cominciare a saccheggiarla. Tutto ciò che valeva qualcosa, lo portavano a Roma come bottino.

E, al tempo stesso, le donne giudee uscivano attraverso i condotti delle fognature da cui entravano i romani. E i romani si accorsero che esse inghiottivano i gioielli. Vale a dire, toglievano le pietre dai gioielli e le ingoiavano, affinché i romani non potessero accorgersi che esse avevano con sé dei gioielli.

E allora prendevano quelle donne, aprivano loro l'addome con una spada e andavano a cercare negli organi interni del corpo brillanti e altre pietre, monete d'oro, ecc., ecc. E poi non ricucivano il corpo. La donna restava con quello squarcio aperto e moriva in modo tremendo. Ed essi si dispersero per tutta la Terra. E con ciò il popolo fu disperso, la città fu rasa al suolo, e fu compiuta la maledizione.

Nostro Signore, tanto sovranamente maestoso in questo, tanto adorabilmente giusto giustiziere in questo — Nostro Signore, Lo si adora nella Sua severità. Confesso che, quando penso a questa Sua severità, ne resto entusiasmato!

Voi mi direte: “Dottor Plinio, non c'è una contraddizione? Poco fa Lei elogiava la Sua dolcezza fino a tal grado, e ora elogia la severità?”

Io dico: qui sta la bellezza. È che tutto ciò che è ordinato, che ha ragion d'essere, ed è conforme a Dio, tutto questo esiste in Nostro Signore in modo adorabile. Pertanto, tutte le forme di bellezza morale, di santità, che l'uomo possa immaginare, tutte esistono in Lui, ed esistono in modo perfettissimo e insondabile. E nello stesso tempo in cui si adora la Sua severità, si adora la Sua dolcezza. Perché nulla è più dolce di Lui, nulla è più terribile di Lui.

Conclusione: nulla è più perfetto di Lui.

È come le pietre della corona d'Inghilterra: sono molto diverse le une dalle altre, ma la bellezza sta nell'insieme delle differenze.

 

Fonte: pliniocorreadeoliveira.info, Auditorium San Michele, 12 marzo 1994, Santo del Giorno. Registrazione di una conferenza del Prof. Plinio con soci e collaboratori della TFP, non rivista dall’autore. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

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