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Le reliquie del passato latino-americano preannunciano un grande futuro

 

di Plinio Corrêa de Oliveira

Commentando una volta con i redattori di questo giornale l’enorme ignoranza che regna in Europa circa il progresso materiale del Brasile e dell’America Ispanica, un distinto intellettuale francese arrivò a dire che a tale fatto non erano estranee le manovre degli avversari della Chiesa. In effetti, essendo ignorate le splendide prospettive che si aprono per essa con la crescita dei Paesi ibero-americani, il pubblico del mondo intero resta privato della conoscenza di uno dei dati più importanti dell’attualità. Esso consiste nel fatto che, se oggi l’egemonia dell’universo è contesa tra anglosassoni protestanti e comunisti slavi, il domani sarà certamente — senza obiettivi di imperialismo politico, etnico, e ancor meno economico — dell’America del Sud.

Quanta gloria per Dio potrà derivare dal luminoso avvento di questa parte del Nuovo Mondo, fedele continuatrice del Portogallo e della Spagna, è superfluo dirlo. E si comprende che i nemici della Chiesa vogliano distogliere gli occhi afflitti ed esausti dei cattolici di oggi da questa incoraggiante e radiosa previsione.

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Il lucido commento di questo amico francese potrebbe estendersi anche all’ignoranza in cui si trova lo straniero circa le nostre vere tradizioni culturali. Se fossero conosciuti i capolavori che l’epoca coloniale ha lasciato in tutta l’America Latina, si comprenderebbe meglio, contemplando queste primizie culturali, che non è soltanto un futuro di grandezza materiale ad attenderci.

Se, per esempio, in Europa conoscessero le opere dell’Aleijadinho, vedrebbero che fanno un’ottima figura accanto a stimate e famose produzioni dell’arte francese, italiana o tedesca.

In alto in questa pagina abbiamo le figure di Daniele ed Ezechiele, in due splendide statue della maestosa Cattedrale di Amiens: pie, naturali, dignitose, affabili, rendono bene un intero aspetto della fisionomia morale così ricca e complessa dei Profeti.

Negli altri due cliché vediamo Daniele ed Ezechiele rappresentati in mirabili sculture di Antônio Francisco Lisboa, l’Aleijadinho (Santuario del Bom Jesus, Congonhas do Campo, nello Stato di Minas Gerais). Lo sguardo di lince di Ezechiele sembra attraversare i secoli, scrutando un futuro remoto che le sue labbra vigorose sono pronte ad annunciare agli uomini.

Daniele, virile quanto Ezechiele, ha tuttavia una fisionomia più dolce. Il suo sguardo meditativo sembra fissare il paesaggio senza vederlo, come se questo fosse intercettato, in una zona ideale dello spazio, da tutto un mondo di visioni auguste e pie che scorrono davanti a lui.

Non è forse vero che i capolavori del nostro artista figurano assai bene, e perfino con onore, accanto alle belle opere della bellissima Cattedrale francese?

 

Fonte: “Catolicismo”, Campos (Rio de Janeiro), Nº 102 – Giugno 1959. Traduzione e immagini tratte da pliniocorreadeoliveira.info