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1994: La rinuncia del papa e l’elezione di un pontefice argentino

Nel novembre 1994 circolarono a Roma voci di una possibile rinuncia di Papa Giovanni Paolo II. In una riunione per soci e cooperatori della TFP brasiliana, Plinio Corrêa de Oliveira analizzò tale ipotesi, aprendo alla possibilità dell’elezione di un Pontefice argentino.

 

 

di Plinio Corrêa de Oliveira

Il giornale O Estado de S. Paulo dello scorso 2 novembre cita una dichiarazione di Vittorio Messori che, come ben ricorderete, fece a Giovanni Paolo II la famosa intervista poi trasformata nel libro “Varcare la soglia della speranza”. Afferma Messori: “Dicono che il Papa sia vecchio e malato per fomentare l’idea che egli si stia aggrappando al potere per mera ambizione, nonostante sia in condizioni precarie”. Secondo Messori, manipolando indiscrezioni sulla salute del Papa, la stampa starebbe creando un clima psicologico per costringerlo a dimettersi.

Questa notizia è molto importante, secondo il vecchio proverbio “non c’è fumo senza fuoco”. In effetti, si sente nell’aria un certo fumo. Qualche voce circola infatti nel senso che Giovanni Paolo II sia talmente menomato da dover pensare alle sue dimissioni.

Ora, quale sarebbe la conseguenza di un’eventuale rinuncia di Giovanni Paolo II? Quando una persona in legittimo possesso di una carica si dimette, perde quella carica e la cosa in principio finisce lì. Può sorgere, però, la questione se la rinuncia sia stata perfettamente libera e consapevole. Perché se non è stata libera e consapevole, si può mettere in dubbio la validità della rinuncia. La rinuncia è un atto giuridico, e la validità di ogni atto giuridico dipende dalla piena libertà con cui hanno agito gli attori.

Stanno anche circolando voci secondo cui Giovanni Paolo II abbia ormai superato l’età in cui ogni vescovo dovrebbe automaticamente passare allo status di emerito. Se tutti i vescovi, anche quelli di diocesi piccole e quindi facili da governare, devono rinunciare dopo una certa età, questo non sarebbe valido anche per la diocesi di Roma?

Qualcuno dirà che il Papa è giudice supremo, e sta perfino al di sopra del Diritto Canonico. Ed è vero. In questo caso, dicono però le voci, nessuno deve essere giudice della propria causa. Questo non vale anche per il Papa? Questa circostanza crea una situazione dolorosa per ogni Papa che abbia superato il limite di età e stia fisicamente menomato. Potrebbe dare l’impressione – agli spiriti più o meno malevoli – di un uomo che si aggrappa alla carica per il gusto del potere, invece di dare l’esempio dimettendosi.

Resta comunque il problema della legittimità della rinuncia. Perché, una campagna di voci per cui il Papa sarebbe troppo vecchio e malato, potrebbe costringerlo alle dimissioni. Egli è sotto pressione e in situazione alquanto spiacevole, accusato di aggrapparsi alla carica solo per il gusto del potere. In questo caso, la libertà dell’atto di una sua eventuale rinuncia potrebbe essere discutibile.

Ciò solleverebbe un altro problema: il conclave che elegga il suo successore, agirebbe bene? E abbiamo quindi una situazione che potrebbe portare a un vero caos all’interno della Chiesa. Si aprirebbero dissidi a non finire, che potrebbero arrivare a una spaccatura all’interno di una Chiesa in preda al caos.

Non so se questa sia la situazione alla quale si vuole arrivare. Ma io mi domando se, da parte di qualcuno, non vi sia l’intenzione di creare un tale marasma.

L’articolo di O Estado de São Paulo cita anche il teologo progressista Hans Küng: “Ritengo pericoloso che l’elezione di un Papa avvenga alla presenza del suo predecessore, perché ciò limiterebbe la libertà del Collegio cardinalizio”.

Comunque sia, mi sembra che l’ipotesi della rinuncia di Giovanni Paolo II stia prendendo corpo. Fra i possibili successori i giornali menzionano i cardinali Martini, di Milano; Daneels, di Bruxelles; Vlk, di Praga; e Moreira Neves, del Brasile. Io vorrei, però, menzionare un’ipotesi sollevata da Jean Guitton, l’amico di Paolo VI. Secondo lui, il prossimo Papa potrebbe essere un argentino. Ciò mi sembra possibile: i quattro cardinali argentini sono tutti di origini italiane e, quindi, sono atti a una formula di compromesso tra il passato dei Papi italiani e il futuro dei Papi di altri mondi.

 

* Riunione per soci e cooperatori della TFP brasiliana, 12 novembre 1994, tratto dalla registrazione magnetofonica, senza revisione dell’autore.

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