Nostro Signore non fu un "progressista"
"Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge e i Profeti"
Conferenza di apertura della XXVI SEFAC [Settimana Specializzata per la Formazione Anticomunista], 15 gennaio 1976.

di Plinio Corrêa de Oliveira
Credo che sarebbe opportuno iniziare i giorni di studio che farete, dando risposta a una domanda fondamentale che si pone dinanzi a ogni corso di studi. La questione è la seguente: nell'insieme dei problemi moderni con i quali dovrete confrontarvi ai nostri giorni, nella situazione in cui vi troverete a vivere, nella giovane età che avete, qual è l'importanza concreta delle questioni che qui studierete? Che relazione hanno queste questioni con il mondo di oggi, con cui siete a contatto?
Mi sembra che la formulazione di questa domanda richieda una risposta un po' dettagliata, alquanto estesa, affinché sia debitamente chiarita. Una volta posti — e ben posti — i punti fondamentali della tematica, sarà abbastanza facile per voi rendervi conto che non esiste, in assoluto, tematica più importante nel mondo moderno di questo tema di cui vi occuperete in questi giorni.
Qual è il fondo di tutti i problemi che oggi si studiano?
Potete notare che oggi vi è una grande disorganizzazione, una lotta di nazioni contro nazioni, una grande lotta di classi sociali le une contro le altre, di interessi economici, culturali ecc., e sotto tutti i punti di vista, lo scontro è la grande caratteristica del mondo contemporaneo. Se aprite un giornale, di qualsiasi Paese sia, degli Stati Uniti, dell'Argentina, della Bolivia, del Cile o di qualsiasi altro luogo, ciò che si osserva è lo scontro, è la lotta.
Qual è la causa profonda di questa lotta?
È, evidentemente, un disaccordo di interessi. Tuttavia, al di là del disaccordo di interessi, c'è il disaccordo delle idee. Perché disaccordo di interessi c'è sempre stato tra gli uomini. Ma quando gli uomini hanno le stesse idee, trovano un modo per risolvere il loro disaccordo di interessi. Quando invece, oltre al disaccordo di interessi, non sono d'accordo neppure sulle idee, allora lo scontro è completo. Allora, una situazione che in sé non è una situazione di guerra, non la si può più nemmeno chiamare una situazione di pace; questa è la situazione del mondo contemporaneo.
Ora, la Storia ci insegna — ce lo ha insegnato specialmente il Pontefice Leone XIII — che vi fu un tempo in cui non si può dire che vi fosse la pace totale, la pace assoluta; ma sulle grandi questioni fondamentali, gli uomini erano d'accordo tra loro. Pertanto, almeno in Europa, vi era un essenziale consenso, un'essenziale comprensione reciproca, sebbene vi fossero a volte guerre da una parte e dall'altra. E quell'epoca fu la parte aurea del Medioevo, della quale Leone XIII disse, in una delle sue Encicliche, che fu l'apogeo della civiltà cristiana.
Quando osservate bene il corso della Storia, si nota un fatto che può rispondere alla seguente domanda: se, ad esempio, nel XIII secolo — nel giudizio di Leone XIII, che fu un grande Papa, molto intelligente, celebre per la sua cultura, la sua erudizione, considerato uno dei grandi intellettuali della sua epoca — se nel giudizio di questo Papa nel Medioevo vi fu questo apogeo della civiltà cristiana, perché decadde? Perché la civiltà cristiana non continuò? Perché non salì sempre più in alto? Perché non continuò l'accordo tra le persone? Perché invece di giungere all'estremo della lotta in cui ci troviamo, non si giunse a un estremo di ordine, di concordia, di pace?
A questa domanda si dà la risposta che già conoscete per sommi capi: vi fu una decadenza della Chiesa; vi fu una decadenza della civiltà cristiana; e a causa di questa decadenza religiosa venne poi la lenta decadenza della civiltà; a causa della decadenza della civiltà, siamo nella situazione in cui ci troviamo oggi.
Ciò che sto dicendo, dal punto di vista storico, facilmente si potrebbe provare fatti alla mano. È vero che dopo il Medioevo il mondo continuò a crescere, a svilupparsi sotto diversi punti di vista. Ma è anche vero che quanto più il mondo si sviluppava, tanto più gravi diventavano i suoi problemi, e che quello sviluppo era di superficie. Come può accadere con un giovane. Un giovane può ammalarsi gravemente, ma può continuare a crescere. E mentre cresce, la malattia cresce con lui. Alla fine, se la malattia non è ben combattuta, il giovane muore più vecchio che mai, perché più malato che mai.
Questo è accaduto nel mondo contemporaneo. La società contemporanea è diventata sempre più malata, e al tempo stesso sempre più ricca, più potente, più tecnica, più organizzata; e ha finito per dissolversi, per crollare nello scontro che vediamo ai giorni nostri. Ciò si potrebbe facilmente dimostrare con un'esposizione storica, che avrete in questi giorni di studio ad Amparo.
Tuttavia, il difetto delle dimostrazioni storiche è che sono molto lunghe, richiedono molto tempo, perché è necessario prendere i vari fatti storici e analizzarli dettagliatamente. Ed è naturale che ciò richieda tempo.
Allora, preferisco dare alla stessa affermazione — che è l'affermazione che la causa della crisi contemporanea è una causa religiosa, e che il mondo contemporaneo non troverà soluzione se non nel momento in cui risolverà la sua crisi religiosa —, a questa affermazione, che è dottrinale, per la quale la Storia offre una base eccellente, si può dare anche una dimostrazione teorica. E il vantaggio della dimostrazione teorica è che essa è meno lunga, richiede meno tempo, ed è più concludente. Procederò dunque a dare la dimostrazione teorica.
Questa dimostrazione è valida per i cattolici. Io parlo qui in un ambiente di cattolici, apostolici, romani, che ammettono la Chiesa Cattolica come vera. Se parlassi a dei protestanti, dovrei prendere altre posizioni preliminari per la mia dimostrazione. Ma poiché voi siete cattolici, posso prendere come primo punto della dimostrazione la verità, la veracità della dottrina cattolica, e poi sviluppare il ragionamento che ne deriva.
Comincio dunque col chiedervi qual è la ragione per cui esistono i Dieci Comandamenti della Legge di Dio, che sono gli elementi fondamentali della morale cattolica, della morale cristiana. Qual è la ragione per cui Dio ha proibito all'uomo di compiere le azioni contenute nei Dieci Comandamenti. Qual è la ragione per cui Dio ha dato all'uomo il grande precetto positivo e obbligatorio del I Comandamento, che è "Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta la tua anima ecc." Qual è la ragione di ciò?
San Tommaso d'Aquino lo sviluppa molto bene, con la perfezione che gli è propria, e la ragione è la seguente: Dio è l'autore dell'universo; in quanto autore dell'universo, è autore della natura; e in quanto autore della natura, è autore delle leggi che reggono la natura. Tutta la natura è retta da leggi. Queste leggi furono istituite da Dio nel momento stesso in cui Egli creò l'universo.
Vi è la natura degli esseri senza vita; vi è la natura degli esseri con vita, ma senza anima spirituale; vi è la natura degli esseri con vita e con anima spirituale. L'insieme di questi tre tipi di esseri costituisce l'universo; e la natura di questo insieme di esseri si regge secondo certe leggi.
Alcune sono leggi generali, comuni a tutte le creature animate o inanimate, razionali o irrazionali. Vi sono anche leggi specifiche della creatura razionale; queste leggi corrispondono alla natura di ciascun essere, ed è proprio perché corrispondono alla natura di ciascun essere che Dio ha codificato queste leggi nei Dieci Comandamenti, affinché l'uomo le conosca; affinché l'uomo conosca le leggi fondamentali che deve osservare nell'universo, per condursi secondo l'ordine, per glorificare Dio e ottenere dall'universo tutti i vantaggi che Dio volle, quando creò l'universo, che l'uomo ottenesse utilizzando rettamente l'universo.
Allora, se ci chiediamo qual è la ragione per cui l'uomo deve amare Dio sopra ogni cosa, la risposta è: sta nella natura di chi è Dio e di chi è l'uomo; poiché Dio è un Essere infinito, perfettissimo, modello, fonte ed essenza di ogni santità, l'uomo che è un essere creato, è fatto per adorare un Essere così perfetto e per rendersi simile a questo Essere. E ciò si esprime comandando all'uomo di amare Dio; se Lo ama, Gli assomiglia; se Gli assomiglia, fa la Sua volontà. Dunque, è dalla natura di chi è Dio e dalla natura di chi è l'uomo che l'uomo deve amare Dio.
Perché l'uomo non deve pronunciare invano il Santo Nome di Dio? Il Nome di Dio è un simbolo della Persona di Dio, come i nostri nomi sono simboli delle nostre persone. Nessuno può essere soddisfatto se qualcuno menziona il suo nome in modo ingiurioso, perché il suo nome è il simbolo della persona. Se ingiuriano il mio nome, ingiuriano me stesso. È nella natura delle cose che il nome simboleggi la persona, che il Nome di Dio simboleggi Dio. Dunque, chi ingiuria o pronuncia invano il Nome di Dio commette un peccato perché ha agito contro la natura di Dio, che ha diritto alla nostra venerazione. Il Nome di Dio è un simbolo, e come simbolo di Dio deve essere rispettato, non può essere pronunciato invano.
E così potrei percorrere tutti gli altri Comandamenti e mostrerei che ciascuno di essi non è altro che la determinazione dell'ordine naturale, sotto un certo aspetto.
Per esempio, non è lecito uccidere. Perché non è lecito a un uomo uccidere un altro uomo? Perché, per la natura delle cose, l'uomo è padrone di sé, ma nessuno è padrone di un altro uomo. Ciascun uomo è padrone di sé stesso. Se ciascun uomo è padrone di sé stesso, un uomo non può togliere la vita a un altro che non lo vuole, che è padrone di sé; sarebbe come un furto gravissimo. È contro la natura di un uomo che egli venga ucciso da un altro.
"Non rubare; Non desiderare i beni altrui." Perché? Perché l'uomo ha il diritto di essere proprietario. È nella natura dell'uomo che egli sia padrone di sé. Se è padrone del proprio corpo e lavora e con questo lavoro produce qualcosa, egli è padrone di ciò che il suo lavoro ha prodotto. Dunque, la proprietà è una conseguenza naturale della natura, intrinseca alla natura. E se qualcuno ruba il prodotto del lavoro di un altro, ha violato la natura.
Vale a dire, se analizzate i Dieci Comandamenti della Legge di Dio, troverete che questi Dieci Comandamenti sono il codice più perfetto e più sublime dell'ordine naturale istituito da Dio.
Ora, accade che se immaginate un Paese dove tutti osservano i Dieci Comandamenti, potete concludere, senza difficoltà, che è un Paese perfetto. Impiego qui un argomento che fu dato da Sant'Agostino, il grande Vescovo di Ippona e Dottore della Chiesa.
Immaginate una scuola dove il direttore e gli insegnanti osservano perfettamente i Dieci Comandamenti, dove gli alunni osservano perfettamente i Dieci Comandamenti; l'insegnamento di quella scuola è il migliore possibile. Perché il direttore e gli insegnanti, per giustificare lo stipendio che i genitori danno loro, pagando per il loro lavoro, si impegneranno a dare le migliori lezioni possibili. E poiché anche gli alunni osservano i Comandamenti, studieranno il massimo possibile. Allora, quella scuola sarà tanto buona quanto la sua natura lo permette. Se gli insegnanti fossero molto intelligenti e gli alunni anche, sarà una grande scuola. Se gli insegnanti fossero mediocri e gli alunni anche, non sarà una scuola mediocre, ma comunque una scuola buona. Perché quando i mediocri sfruttano il loro talento, il risultato è buono e non mediocre.
Dunque, vedete come in una scuola la cosa principale non è avere buoni edifici, né buon materiale didattico, né aria condizionata per i giorni di caldo come quello di oggi, ma la cosa principale di una scuola è che i direttori e gli insegnanti siano buoni cattolici e praticanti, e che gli alunni lo siano pure. Quando lo sono, le altre cose finiranno per organizzarsi. Quando non lo sono, nessuno giova a nessuno, e la cosa finisce in un disastro.
Faccio un esempio: quante scuole ci sono, nel mondo, che sono molto belle, con eccellenti costruzioni, con materiale didattico di prima qualità, con splendide biblioteche; si va a vedere cosa sanno gli alunni: quasi nulla. Perché? Perché il loro interesse è divertirsi, a loro interessa lo sport, interessa l'immoralità, e non interessa lo studio. Hanno tutto, eccetto la moralità, e per questo nulla è loro utile. Se immaginate una scuola piccola, con tutti molto buoni, essa è proficua; perché in essa c’è moralità; la moralità cattolica, che è la condizione di tutte le cose.
L'esempio della scuola potrei moltiplicarlo all'infinito. Potrei parlare di una piantagione o di un grande allevamento di bestiame. Se in una piantagione o in un allevamento il proprietario e i dipendenti sono veramente buoni cattolici, finisce che ciò che la terra può dare di buono, lo dà; ciò che può dare per alimentare il bestiame, lo dà. Se non sono buoni cattolici, per un certo tempo la terra produrrà qualche effetto. Poi, con la decadenza morale, cominceranno a lottare gli uni contro gli altri; alla fine sorgono le divisioni, con le divisioni gli scioperi, con gli scioperi le crisi, la cattiva comprensione, e con la cattiva comprensione la decadenza della piantagione o dell'allevamento.
Non dispongo di molto tempo, ma potete fare l'esperienza: immaginate un Paese dove tutti sono cattolici, qualunque sia la sua forma di governo — monarchia come quella di San Luigi, nel XIII secolo; repubblica, come quella dell'Ecuador al tempo di García Moreno —, se il capo di quello Stato è un vero cattolico (lo fu San Luigi, lo fu García Moreno), se il popolo è veramente cattolico, quel Paese progredisce. Ma se non è veramente cattolico, decade.
Ciò ha una ragione. La ragione è che il vero cattolico conosce le leggi fondamentali della natura, che sono le leggi dei Dieci Comandamenti della Legge di Dio. Gli altri non le conoscono. Non può essere osservante della legge chi non la conosce. Il risultato è la decadenza.
Qualcuno mi dirà: ma i protestanti conoscono i Dieci Comandamenti della Legge di Dio. Allora, come si spiega che vi siano tante crisi nei Paesi protestanti?
È facile rispondere: essi li interpretano male. Per esempio, ammettendo il divorzio. Il IX Comandamento dice che è proibito desiderare la moglie del prossimo. I protestanti lo interpretano ammettendo il divorzio, che è il matrimonio con la moglie del prossimo, o il matrimonio della moglie con il marito della prossima. Vale a dire, ciò provoca la distruzione della famiglia.
Dunque, non basta conoscere i Dieci Comandamenti; ma è necessario conoscerli bene. E per conoscerli bene, occorre avere un'autorità infallibile che li interpreti bene e li insegni bene.
E l'unica Chiesa, che in termini pratici e attuabili insegna l'infallibilità, è la Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana. Da ciò traete la conseguenza: i Dieci Comandamenti della Legge di Dio sarebbero inutili per l'umanità se non fosse per la Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana. Soltanto nelle mani della Chiesa questi Comandamenti sono utilizzabili.
Prendete, per esempio, i greci scismatici. Essi ammettono anche l'infallibilità, come i cattolici; ma non ammettono l'infallibilità del Papa; soltanto l'infallibilità di tutti i vescovi della terra, riuniti. Come si può fare, ogni anno, una riunione plenaria di tutti i vescovi della terra? Impossibile. Il risultato è che l'esercizio di questa infallibilità è così difficile, secondo il loro sistema, che dal momento in cui si separarono da Roma non hanno mai tenuto un Concilio generale infallibile. La loro storia prova l'impossibilità della struttura che hanno creato. Mentre la Chiesa ha realizzato tanti concili e con tanti risultati, essi non si sono mai riuniti in un concilio plenario che pretendessero essere infallibile. Questa è la loro situazione.
Dunque, vi mostro la rotta dei miei pensieri:
- l'ordine naturale è la condizione di ogni ordine;
- l'ordine naturale si conosce solo nei Comandamenti;
- i Comandamenti sono conoscibili solo se sono ben interpretati;
- la buona interpretazione suppone l'infallibilità;
- tuttavia, l'infallibilità praticabile si trova solo nella Santa Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana, infallibile nella riunione dei suoi Vescovi con il Papa, ma anche infallibile nella persona sacra del Papa. Questa ha le condizioni per insegnare infallibilmente e per orientare gli uomini nella direzione della conoscenza dei Dieci Comandamenti.
Ma sarà soltanto questo? Se una persona legge i Dieci Comandamenti, è facile considerarli sublimi e avere il desiderio di praticarli. Quando arriva il momento di praticare i Dieci Comandamenti, ecco la difficoltà. Perché tutti siamo uomini e sappiamo quanto è difficile praticare i Dieci Comandamenti, quanto ciò è complicato!
Ora, in che modo può un uomo avere le forze per praticare i Dieci Comandamenti? Oggi, tra i figli delle tenebre, corre l'idea che la morale cattolica sia così difficile, così austera, da non essere praticabile dall'uomo. Qual è la risposta che la Chiesa dà a questa obiezione? Per esempio, la purezza, la castità. È vero che la castità è una virtù molto difficile da praticare, è evidente. Solo uno stolto può affermare che questa virtù sia facile da praticare. Come si può esigere da un uomo che pratichi la castità?
La Chiesa ha la risposta a ciò, e una risposta ammirevole:
- Dio non può comandare l'impossibile, primo punto.
- Ora, secondo punto, per la natura umana la pratica prolungata e completa dei Dieci Comandamenti è impossibile. Strettamente impossibile. Per quanto virtuoso sia qualcuno, non riesce nella pratica prolungata dei Dieci Comandamenti.
- Poiché Dio comanda di praticare i Dieci Comandamenti, e l'uomo non ha le forze per farlo, la conclusione è chiarissima: Dio dà all'uomo le forze per farlo; dà una forza soprannaturale, vale a dire una forza creata da Lui, di una natura superiore alla natura dell'uomo stesso, e che dà all'uomo la forza, la risoluzione necessaria, per esempio per essere puro, per essere casto.
Dunque, l'uomo puro, la donna pura sono, secondo la dottrina cattolica, un miracolo. Un miracolo frequente, che è alla portata, a disposizione di tutti coloro che vogliono utilizzare la grazia che Dio dà loro. Tuttavia, un miracolo nel senso speciale della parola, giacché non è possibile praticare la castità duratura e completa senza la grazia di Dio. Questa grazia Dio la dà a tutti. Occorre chiederla, ma chiedendo la si ottiene.
Questa grazia, una volta ottenuta, qualsiasi persona di buona volontà e che abbia spirito di sacrificio, persona seria e coerente con le proprie risoluzioni, può praticare la castità. Questa è la dottrina della Chiesa.
E l'esperienza lo prova. Dove non c'è la Chiesa Cattolica non c'è, per esempio, il celibato dei sacerdoti. Tra i protestanti non c'è il celibato dei sacerdoti; come tra i greci scismatici: quando si separarono dalla Chiesa, una delle prime cose che fecero fu abolire il celibato dei sacerdoti. Nella Chiesa Cattolica c'è. E vi fu un tempo in cui questo celibato era effettivo, autentico, in cui la grande maggioranza, se non la totalità dei sacerdoti era effettivamente casta. Le suore anche. E quante e quante persone, tra i secolari, i laici, erano pure anch'esse. A migliaia.
Perché? Non perché l'uomo abbia le forze per questo, ma perché la grazia di Dio, soprannaturale, viene dal Cielo e scende sull'uomo e dà all'uomo la possibilità di fare questa cosa straordinaria, meravigliosa, la più grande delle meraviglie dell'universo. La più grande delle meraviglie dell'universo non è un grattacielo, non è una centrale atomica; è un uomo, è una donna che pratica i Dieci Comandamenti della Legge di Dio; è superiore a tutto l'universo, è un grande dono di Dio, un capolavoro di Dio. Questo capolavoro, lo vedremo adesso, è la condizione della civiltà.
Che cos'è la civiltà?
Non entrerò qui nella definizione della parola civiltà. Ma, in modo molto sommario, si può dire che il civilizzato è il contrario del barbaro, e che tutte le azioni che caratterizzano il barbaro sono opposte a quelle del civilizzato. Pertanto, tutto ciò che caratterizza il civilizzato è il contrario del barbaro. Se la barbarie è lo stato di maggiore umiliazione in cui si può trovare l'umanità, è naturale che lo stato di maggiore gloria sia la civiltà.
Chi è l'uomo civilizzato?
L'apogeo della civiltà è che sia un buon cattolico. Se è buon cattolico, avrà portato in sé la civiltà al suo apogeo, perché avrà le virtù morali che il barbaro non ha e che sono proprie del cristiano; con le virtù avrà il profitto delle sue qualità naturali, e con il profitto delle sue qualità naturali giungerà alla condizione di civilizzato perfetto.
Mi direte che vi sono stati popoli nel passato con una civiltà molto grande, e che non erano cattolici. Per esempio, i greci ebbero una grande civiltà e non erano cattolici.
Dirò: è proprio vero che i greci erano civilizzati? Sotto certi aspetti, è indiscutibile; ebbero una grande civiltà. Tuttavia, ebbero alcune cose che sono il contrario della civiltà, che sono barbarie, e che caratterizzarono quegli uomini che fecero opere d'arte e opere filosofiche così ammirevoli. Per esempio, la schiavitù. La maggior parte della popolazione greca e romana, la grande maggioranza, era costituita da schiavi. Essi intendevano la schiavitù come il diritto di un uomo su un altro, portato fino al punto in cui un uomo poteva uccidere impunemente il proprio schiavo, poteva torturarlo impunemente, come si fa con un animale; ciò non aveva conseguenze legali. Era lecito.
Io domando: è civiltà che un uomo possa costruire bei edifici, ma avere un gran numero di schiavi e sottoporli a questo trattamento? Questo lo considerate una civiltà? Dunque, si può dire che la Grecia antica ebbe una mescolanza di barbarie e civiltà. Ma civiltà intera, no. Questo possiamo dirlo di tutte le civiltà antiche, nelle quali troviamo cose mostruose.
Per parlare dei greci stessi: gli dèi greci della mitologia classica, così eleganti, così letterari, così scultorei, così ben concepiti per farne dipinti; ma non erano l'unica religione dei greci. Essi avevano anche altre religioni, tra le quali — è scioccante dirlo in questo contesto, ma è la verità — i culti fallici. Che cos'era un culto fallico? Era un culto che i greci tributavano ufficialmente all'organo sessuale dell'uomo; facevano statue immense con l'organo sessuale maschile e facevano processioni, ad Atene, in onore di quell'organo.
Se i barbari lo avessero fatto, diremmo che era naturale perché erano barbari. Ma erano i grandi greci a farlo!...
E se dovessimo parlare dei romani, quante cose avremmo da raccontare! Vale a dire, non era una civiltà sotto tutti gli aspetti. Se fossero stati veri cattolici, avrebbero avuto una civiltà completa; la loro arte sarebbe stata ancora più splendida e molti aspetti orribili della loro struttura sociale, politica, dei loro costumi, sarebbero stati diversi, radicalmente diversi. Allora sarebbero stati pienamente civilizzati.
Dunque, giungiamo a questa conseguenza (sto riducendo molto affinché abbiate una visione introduttiva): nella misura in cui l'umanità conosce e obbedisce al Nostro Salvatore e Redentore, Nostro Signore Gesù Cristo, in quella misura essa trova la sua civiltà, il suo ordine, la sua gloria e la sua pace. Nella misura in cui si allontana da Nostro Signore Gesù Cristo, dalla Sua Chiesa, essa va sprofondando lentamente nel disordine e giunge alla sua ultima rovina.
Se ciò è vero — e qui sta la grande verità fondamentale sulla quale è costruita la TFP — se ciò che ho appena detto è vero, tutto ciò che dice la TFP è facile da dimostrare; se ciò che ho appena detto non è vero, allora quasi nulla di ciò che dice la TFP si può dimostrare. Se questa verità fondamentale è una verità fondamentale, allora la conseguenza è: la causa della crisi contemporanea è una causa religiosa.
Se gli uomini torneranno alla vera religione, tutto finirà per sistemarsi bene; se gli uomini non torneranno alla vera religione, se coloro che si sono allontanati dalla vera religione non si convertiranno ad essa, allora nulla potrà giungere a una buona soluzione. Si possono fare leggi, regolamenti, creare strutture come l'ONU: vedremo soltanto disastri, conflitti, incomprensioni, frodi e barbarie.
E la prova di ciò che dico è la tendenza evidente del mondo moderno verso la barbarie. Sappiamo che una delle correnti filosofiche più prestigiose del mondo moderno, contemporaneo, si chiama strutturalismo. Uno dei filosofi più celebri del mondo contemporaneo, Lévi-Strauss [1908-2009], è il filosofo dello strutturalismo. Non c'è nulla di più moderno, in materia di filosofia, che essere strutturalista.
Che cosa vuole lo strutturalismo?
Esso sostiene ufficialmente, nei suoi libri, che l'epoca d'oro dell'uomo fu il paleolitico, all'inizio della preistoria. Non è nemmeno il neolitico, ma il paleolitico. Bisogna tornare al paleolitico. Questo è l'apogeo della modernità: tornare al paleolitico, vale a dire tornare alla barbarie. Il mondo moderno produce la barbarie, perché è barbaro nella sua radice; la sua radice è l'incredulità, è l'empietà. Noi vediamo che la soluzione sta nella Chiesa.
Cari miei, in un'epoca normale terminerei questa esposizione qui, a questo punto: siamo dunque buoni cattolici. Poiché nell'epoca in cui viviamo non si può essere così, si solleva allora un'altra questione: che cosa significa essere buoni cattolici?
Noi vediamo la Chiesa Cattolica è divisa in almeno due grandi correnti: la progressista e la tradizionalista. E le concezioni di queste correnti sono diametralmente opposte l'una all'altra. È uno scontro completo. E non è possibile che entrambe abbiano ragione. Perché non è possibile che due correnti, ciascuna delle quali afferma il contrario dell'altra, abbiano entrambe ragione. Bisogna che una abbia ragione e l'altra no, oppure che nessuna delle due abbia ragione.
Dunque, formulo la domanda: quale corrente ha ragione all'interno della Chiesa Cattolica, e quale riflesso ha sul mondo contemporaneo questa divisione della Chiesa Cattolica?
Non so se la questione che sto ponendo sia ben chiara. Questa è la domanda culminante in questa parte dell'esposizione.
A ciò devo dare la seguente risposta, anch'essa facile da comprendere: che cos'è il progressismo? Come definiscono il progressismo i progressisti?
La mia domanda non è la seguente: come un tradizionalista come me definisce il progressismo? In tal caso, per partigianeria, potrei dare una definizione errata di progressismo. Non è questa la domanda che pongo. Come definiscono i progressisti il progressismo? È un'altra questione.
Essi si appellano progressisti a causa dell’elemento essenziale che, per definizione, riferiscono a sé stessi. Essi dicono che l'umanità è in continua trasformazione, e poiché è in continua trasformazione, la religione deve continuamente adattarsi all'umanità; pertanto, la religione deve essere anch'essa in continua trasformazione.
Poiché questa trasformazione continua dell'umanità si chiama progresso, la religione deve essere progressista, vale a dire deve adattarsi al mondo, deve assumere la mentalità del mondo, deve riflettere il mondo, per attrarre il mondo.
Questo è il contrario del tradizionalista.
Il tradizionalista dice che se la religione insegna la verità, poiché la verità è una sola e non cambia mai, la dottrina cattolica non può mai cambiare. Se la Legge di Dio dice "è proibito uccidere", ciò deve continuare a essere proibito fino alla fine del mondo, perché è un precetto di Dio che riflette la natura, la quale non può, nei suoi dati fondamentali, cambiare mai.
Dunque, per una tradizione, per un insegnamento vivo, per una tradizione, noi ci rapportiamo con il più antico passato e vogliamo mantenere non le cose accidentali, ma in ciò che è fondamentale vogliamo mantenere il presente e il futuro nella rotta del passato. Questo si chiama tradizione.
Dunque, siamo tradizionalisti perché sosteniamo che vi sono verità, che vi sono princìpi che non cambiano mai, perché vi sono elementi della natura che non cambiano mai; e aveva ragione Nostro Signore Gesù Cristo quando diceva che il Cielo e la terra passeranno, ma che le Sue parole non sarebbero cambiate. Quando diceva che era venuto su questa terra non per alterare la Legge, nel più piccolo punto, ma per completarla. Vale a dire, Egli era tradizionalista. Egli manteneva la tradizione e la completava con il Suo insegnamento.
I progressisti non sono così. Vogliono che le cose cambino.
Alla radice di questa differenza di posizione vi è una differenza di concezione sulla missione della Chiesa. Per noi, tradizionalisti, la Chiesa è la regola fissa alla quale il mondo deve adeguarsi; per i progressisti, il mondo è la regola variabile alla quale deve adeguarsi la Chiesa. E qui sta lo scontro completo.
Ma dove sta Dio?
Dio che è eterno, immutabile, che ha insegnato, che Si è rivelato a Mosè, che ha dato i Dieci Comandamenti, che Si è incarnato nella Persona umana e divina di Nostro Signore Gesù Cristo, e che ha dato tutti gli insegnamenti del Vangelo; questi insegnamenti possono forse essere cambiati dall'uomo? L'uomo ha il diritto, la capacità, il potere di correggere secondo la sua fantasia e il suo capriccio ciò che Dio ha fatto? Quale persona non comprende che la religione che ponga la persona al di sopra di Dio, e con la capacità di correggere Dio, non è una religione, ma un'anti-religione? Il contrario della religione? Ciò è così evidente che non perderò altro tempo di questa conferenza per farne la dimostrazione.
Dunque, facciamo un passo avanti.
Se le cose stanno così, la grande battaglia contemporanea non è soltanto — e aggiungo —, non è principalmente la battaglia dei cattolici contro i comunisti o contro i non cattolici; bisogna combattere, all'interno della Chiesa Cattolica, i falsi fratelli, i falsi cattolici, per espellerli dalla Chiesa, facendo sì che siano detestati dalla Chiesa e che Essa li espella; e che se non si convertono, Essa li scacci fuori da sé.
Questa purificazione interna della Chiesa è il punto di partenza per tutto il resto.
Con una Chiesa in gran parte sviata, non si può dare un orientamento vero al mondo; perché lo sviato non dà un orientamento vero a nessuno. Il Vangelo ha la parabola del cieco che guida un altro cieco; entrambi cadono nell'abisso. Così anche il progressista che guida altri progressisti: sono ciechi; vogliono correggere Dio, non vogliono lasciarsi guidare da Dio. Dunque, cadranno nell'abisso.
Bisogna dunque scacciare dalla Chiesa questa gente; bisogna contestare loro il diritto di dirsi cattolici; bisogna fare in modo che il mondo comprenda che sono falsi cattolici, e che i veri cattolici sono quelli che mantengono la tradizione. Tra gli altri, i membri della TFP.
Dunque, il grande centro della battaglia contemporanea, dell'immensa battaglia tra la verità e l'errore, tra il bene e il male che si svolge da ogni parte, il centro di questa grande battaglia è nel cuore stesso della Santa Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana, la battaglia tra i tradizionalisti e i progressisti.
Ciò non vuol dire che la TFP si accontenti solo di combattere i progressisti. Sapete bene quanto la TFP combatte i comunisti, i divorzisti ecc., ma il nostro principale nemico, vale a dire coloro che più ci odiano, e che abbiamo l'obbligo principale di sconfiggere, questi sono i progressisti. Il nostro bersaglio principale sono i progressisti; e noi, senza dubbio, siamo il loro bersaglio principale. Lo sappiamo per esperienza sulla nostra stessa pelle.
Vale a dire, la TFP è come una tromba piccola, ma potente; la loro tromba è immensa, ma è poca sonora.
Prendiamo la nostra tromba e suoniamola con tutta la forza, in onore della Madonna, affinché voi, che siete più giovani, lo sappiate fare, lo vogliate fare e lo facciate con tutto l'amore necessario perché questa tromba abbia il suono magnifico che deve avere. Per questo si realizza questa Settimana di Studi.
Che la Vergine Santissima, in onore della quale si tiene questa Settimana di Studi, vi benedica e vi faccia trarre da essa tutto il profitto.
È ciò che avevo da dirvi.
Fonte: Nosso Senhor não foi um "progressista". "Não penseis que vim abolir a Lei e os Profetas". Registrazione di una conferenza del Prof. Plinio con soci e cooperatori della TFP, non rivista dall'autore. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.
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