Nota
Serve una spiegazione per quanto riguarda i testi del Concilio Vaticano I citati nel capitolo IV, nel terzo e quarto paragrafo.
Questi testi definiscono perfettamente una dottrina comune a tutti i teologi, ossia che la Santa Madre Chiesa, per istituzione divina, è una società diseguale in cui c'è da una parte una gerarchia responsabile di santificare, governare e insegnare, e dall'altra i fedeli, che devono essere santificati, governati e istruiti. Con la consueta chiarezza, il reverendo padre Felice M. Cappello, illustre professore dell'Università Gregoriana, nella sua Summa Iuris Publici Ecclesiastici, n. 324, esprime questa dottrina comune come segue:
“L'intero corpo della Chiesa, per istituzione divina, è diviso in due classi: una - il popolo - i cui membri sono chiamati laici, e l'altra i cui membri sono chiamati clero, incaricati di perseguire i fini immediati della Chiesa, cioè la santificazione delle anime e l'esercizio del potere ecclesiastico (can. 107: Conc. Trid. sess. XXIII, de ordine, can. 4 cfr. Billot, Tract. de Ecclesia Christi, p. 269 ss. 3a ed.; Pesch, Praelectiones Dogmaticae, I, n. 238 ss; Wilmers, De Christi Ecclesia, n. 385 ss; Palmieri, De Romano Pontificae - Proleg. Ecclesia, 11)”.
La distinzione tra gerarchia e popolo, tra governanti e governati, non potrebbe essere confermata in modo migliore. E poiché si tratta di una dottrina comune della Chiesa, normalmente accettata dai teologi come dottrina rivelata, non è lecito a nessuno dei fedeli negarla. Di conseguenza, l'intera argomentazione che abbiamo stabilito con i suddetti testi del Concilio Vaticano è basata su un fondamento dottrinale indiscutibile.
Tuttavia, va detto che, contrariamente a quanto abbiamo erroneamente indicato nel 4° capitolo, 3° e 4° paragrafo, i testi del Concilio Vaticano non sono stati definiti dai Padri conciliari. Non si tratta di un argomento definito, ma di un abbozzo presentato al Concilio che, a causa dell'interruzione di questa augusta assemblea, non è stato nemmeno proposto definitivamente ai Padri per la deliberazione.
Di conseguenza, per le ragioni sopra esposte, negare la dottrina contenuta in questi testi significherebbe ribellarsi a una verità che la Chiesa considera ancora rivelata.
Per quanto riguarda la natura di organizzazioni subordinate come l'Azione Cattolica, che esistono per assistere la sacra gerarchia nella sua funzione di insegnamento, ci sono testi dei Sommi Pontefici abbastanza conclusivi. Nell'enciclica Sapientiae Christianae del 10 gennaio 1890, il Santo Padre Leone XIII, parlando dell'apostolato dei laici in generale, dopo aver ricordato che la funzione di insegnamento appartiene per diritto divino alla gerarchia, dice:
“Ma nessuno creda che sia proibito ai privati di dare la propria attività in questo compito, specialmente per coloro ai quali Dio ha dato profondità di ingegno, e il desiderio di rendersi meritevoli per il bene comune. Costoro, quando sia necessario, possono convenientemente assumersi non la parte del dottore della Chiesa, ma quella di trasmettere agli altri ciò che essi hanno appreso, facendo risuonare la voce dei maestri come fossero la loro immagine”[1].
Nella sua enciclica Vehementer Nos dell'11 febbraio 1906, Papa San Pio X definì gli stessi principi in altri termini:
“La Sacra Scrittura ci insegna, e la tradizione dei Padri ci conferma, che la Chiesa è il Corpo mistico di Gesù Cristo, Corpo retto da Pastori e da Dottori; cioè una società di uomini in seno alla quale si trovano dei capi che hanno pieni e perfetti poteri per governare, per insegnare e per giudicare (Matt. XXVIII, 18-20; XVI, 18-19; XVIII, 18; Tit. II, 15; II Cor. X, 6; XIII, 10). Ne risulta che la Chiesa è per sua natura una società ineguale, cioè una società formata da due categorie di persone: i Pastori e il Gregge, coloro che occupano un grado fra quelli della gerarchia, e la folla dei fedeli. E queste categorie sono così nettamente distinte fra loro, che solo nel corpo pastorale risiedono il diritto e l'autorità necessari per promuovere e indirizzare tutti i membri verso le finalità sociali; e che la moltitudine non ha altro dovere che lasciarsi guidare e di seguire, come un docile gregge, i suoi Pastori”[2].
Non si dica che le disposizioni di Pio XI in questa direzione abbiano introdotto innovazioni. Nel suo discorso ai giornalisti cattolici del 26 giugno 1929, il Papa espresse questo desiderio: “possa la stampa farsene voce e interprete fedele [de l'Azione Cattolica] e non solo esserle di grande aiuto, ma, per necessità di cose, divenire essa stessa una delle più importanti funzione, attività ed energie dell'Azione Cattolica stessa"[3]. In altre parole, l'apostolato della stampa è un apostolato tipico dell'Azione Cattolica.
Per Pio XI, questo apostolato si riferiva chiaramente alla Chiesa discente:
“I giornalisti cattolici sono quindi interlocutori preziosi per la Chiesa, della sua gerarchia e del suo insegnamento: pertanto, sono i più nobili e più alti diffusori di tutto ciò che la Santa Madre Chiesa dice e fa. Svolgendo questa funzione, la stampa cattolica non entra a far parte della Chiesa docente, ma rimane nella Chiesa discente, ma non per questo cessa di essere della disciplina della Chiesa docente in tutte le direzioni, questa Chiesa incaricata di insegnare alle nazioni del mondo...”[4].
Di conseguenza, per quanto riguarda la gerarchia in generale e il magistero che le appartiene in particolare, la dottrina dei Sommi Pontefici e l'insegnamento comune dei teologi confermano pienamente la proposta fatta nel Concilio Vaticano II; e le argomentazioni che abbiamo sviluppato nel quarto capitolo, terzo e quarto paragrafo, sono fondate su verità che non è lecito a nessuno rifiutare, pena, se non la caduta nell'eresia, almeno l'errore nella fede.
[1] https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_10011890_sapientiae-christianae.html
[2] https://www.vatican.va/content/pius-x/it/encyclicals/documents/hf_p-x_enc_11021906_vehementer-nos.html
[3] https://www.comunicazione.va/it/magistero/documenti/discorso-del-santo-padre-pio-xi-sui-compiti-della-stampa-cattoli.html
[4] https://www.comunicazione.va/it/magistero/documenti/discorso-del-santo-padre-pio-xi-sui-compiti-della-stampa-cattoli.html
