aborto

  • A chi giova il no dei vescovi Usa al peccato pubblico

     

     

    di Luisella Scrosati

     

    «Promuovere l’insegnamento della Chiesa e proteggere l’integrità del Santissimo Sacramento»; in queste affermazioni di Mons. Salvatore J. Cordileone, arcivescovo di San Francisco, intervenuto giovedì scorso alla trasmissione The World Over di EWTN, si trova la ragione profonda che ha portato i vescovi statunitensi a richiedere, a larghissima maggioranza (circa il 75%), che venga prodotto all’interno di un documento sull’Eucaristia il tema della coerenza eucaristica (vedi qui). Certamente occorrerà attendere il reale contenuto dello scritto annunciato, ma di certo il segnale giunto dagli Stati Uniti è un richiamo forte e salutare per questi tempi nei quali l’Eucaristia è divenuta un mero mezzo per rivendicazioni di ogni genere.

  • A trent’anni dalla 194, il dovere di coscienza

     

     

    di Julio Loredo

    Sulla legge 194 del 22 maggio 1978 — detta "per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza", ma che in realtà dovrebbe chiamarsi "in sostegno dell’aborto" — c’è veramente poco da aggiungere agli autorevoli commenti apparsi in diversi organi di stampa in queste ultime settimane, in occasione del 30° anniversario di questa iniqua disposizione che ha aperto la porta alla strage degli innocenti in Italia.

    Ormai è scientificamente dimostrato, al di là di ogni ragionevole dubbio, che la congiunzione dei gameti maschile e femminile produce un nuovo essere umano, distinto sia dal padre che dalla madre, con un patrimonio genetico proprio, unico e irrepetibile e, dunque, con tutto un progetto di vita. La vita esiste sin dal concepimento e va perciò tutelata. Sopprimerla tramite l’aborto è criminale, tanto più che si tratta di un essere perfettamente innocente. È un "crimine abominevole", come lo ha qualificato Giovanni Paolo II, aggiungendo che "costituisce un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio".

    I cattolici e la 194

    Se sulla legge in sé c’e poco da aggiungere, ci sarebbe invece molto da riflettere sul dovere di coscienza che una tale congiuntura impone ai cattolici. Ci sono contingenze in cui l’indifferenza implica un grave peccato di omissione. La polemica sull’aborto ne è tipico esempio. Quando viene negato il diritto alla vita del nascituro, fondamento di tutti gli altri diritti sui quali si fonda la nostra civiltà, viene toccata la nostra Fede in qualcosa di molto intimo, e cioè la consapevolezza che la vita, e con essa ogni bene di cui godiamo, proviene da Dio. E questo, in sana coscienza, un cattolico non lo può accettare.

    Dalla percezione che è in atto un assalto contro la vita innocente, componente di un più ampio assalto contro le radici stesse della nostra civiltà, scaturisce un ineluttabile dovere di difendere queste radici in opposizione alle tendenze deleterie. È chiaro che non tutti possiamo impegnarci a tempo pieno nella battaglia per la vita. Però possiamo difenderla nel nostro ambiente, per esempio diffondendo i diversi documenti pontifici in merito. Possiamo, nella misura delle nostre possibilità, collaborare con tante valide iniziative per la vita. Possiamo, infine, rifiutare il voto a chi si schiera con forze politiche che accettano l’aborto.

    La responsabilità dei politici

    Questo dovere morale raggiunge il suo culmine quando pesa sulle coscienze di uomini che, nella vita pubblica, possono far pendere l’ago della bilancia da una o dall’altra parte. Ci riferiamo chiaramente ai politici, ai quali sia Giovanni Paolo II che Benedetto XVI hanno rivolto diversi appelli affinché "siano consapevoli della loro grave responsabilità (di) sostenere valori fondamentali come il rispetto e la difesa della vita umana".

    Proprio in questo campo l’Italia registra un’anomalia forse unica al mondo.

    La 194 è l’unica legge abortista al mondo che reca in calce esclusivamente firme di uomini politici cattolici. Mentre in altri Paesi l’aborto è stato opera della sinistra, in Italia esso è stato consentito dalla Democrazia Cristiana. "Una prima avvisaglia del tradimento dello Scudo crociato — scrive Mario Palmaro — si era già avuto il 26 febbraio 1976, quando il gruppo Dc alla Camera votò insieme al Pci contro l’eccezione di incostituzionalità alla legge abortista. Nell’estate del 1976 sarà sempre un governo a guida democristiana (l’Andreotti Terzo) ad autorizzare in via straordinaria aborti eugenetici per le donne colpite dalla nube tossica di diossina a Seveso, nei pressi di Milano".

    Durante il dibattito in Parlamento, dove pure esisteva una maggioranza antiabortista, la DC rifiutò ostinatamente i voti del MSI, respingendo anche ogni forma di ostruzionismo. Giunta alla votazione del 21 gennaio del 1977, la legge passò con 310 voti a favore e 296 contro. L’allora Presidente del Consiglio Giulio Andreotti scrisse quel giorno nel suo Diario. "Mi sono posto il problema della controfirma a questa legge (...) Ma se mi rifiutassi non solo apriremmo una crisi appena dopo aver appena cominciato a turare le falle ma (...) la DC perderebbe anche la presidenza e sarebbe davvero più grave".

    In altre parole, la perdita della presidenza di un Governo veniva considerata più grave della responsabilità morale di sottoscrivere una legge che, decretando la sentenza di morte per l’innocente, calpestava gravemente la legge divina.

    Quando viene pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 22 maggio 1978, la legge portava in calce la firma di cinque politici della DC, a cominciare dallo stesso Andreotti. Il Capo dello Stato, anch’esso democristiano, Giovanni Leone, avrebbe potuto rimandare la legge 194 alle Camere per sospetta incostituzionalità. Invece la firmò dopo solo quattro giorni. In seguito, il governo Andreotti giunse ad assumere ufficialmente la responsabilità di difendere la legge abortista di fronte alla Corte Costituzionale, dove era stata sollevata l’eccezione.

    Il tranello della "194 buona ma..."

    Il cedimento della DC non è che un sintomo della corrosione che affetta larghi settori del mondo cattolico i quali, all’insegna di tendenze ed idee esplose negli anni ‘60, avevano ormai perso quella fibra che aveva consentito l’eclatante vittoria contro il comunismo nel 1948. Una corrosione che è andata peggiorando al punto che oggi, trent’anni dopo, vediamo molti cattolici che addirittura sostengono la 194.

    Secondo questi, la 194 conterrebbe anche aspetti positivi che, però, non sono stati mai attuati. In altre parole, sarebbe una legge buona applicata male. Invece di chiederne l’abolizione, dovremmo batterci per la sua applicazione integrale. Questo è un tranello che bisogna dissipare.

    Nella normativa legale precedente alla 194, l’aborto in Italia non era consentito, e anzi veniva sanzionato dalle norme contenute nel titolo X del libro II del Codice penale, che prevedeva la reclusione da due a cinque anni a chiunque cagionasse l’aborto di una donna consenziente. Nel caso di donna non consenziente, la pena saliva da sette a quindici anni. Tuttavia, alla luce dell’articolo 54 dello stesso Codice, venivano contemplate alcune eccezioni, quale per esempio ‘salvare la vita della gestante’.

    La 194 capovolge questa concezione giuridica, ritenendo l'aborto un atto di per sé legale, salvo poi applicare qualche restrizione. La 194 suddivide in modo del tutto arbitrario la vita intrauterina in tre periodi, fissando per ciascuno di essi una differente disciplina e avendo come esclusivo criterio di riferimento i rischi per la salute della donna, senza il benché minimo accenno ai diritti del nascituro, al quale viene pertanto negata la condizione di persona. Ecco l'intrinseca malvagità di questa legge.

    Secondo la morale cattolica, nell'impossibilità di ottenere il bene perfetto, è lecito scegliere un male minore, purché — ed ecco la sfumatura fondamentale — si indichi chiaramente trattarsi d'una scelta non perfetta in attesa di tempi migliori. Applicato al caso sarebbe dunque moralmente lecito affermare: "Come primo paso, vediamo pure di migliorare la 194, applicandola bene, fermo restando che noi, come cattolici, puntiamo alla sua abolizione e ci batteremo in questo senso". È quest'ultima affermazione — essenziale per la moralità dell'atto — che manca in molti cattolici "moderati" o "adulti". E allora la scelta diventa immorale: non si può assolutamente accettare tout court la 194 come buona.

    Esiste in Italia il clima per un'opposizione decisa alla 194? Tutto indica che i tempi stiano cambiando. Dal forte impegno per la vita di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, alle buone notizie che ci giungono dagli Stati Uniti, dove i pro-lifers si stanno imponendo, all'evidente risveglio del mondo cattolico in Europa, dimostrato dai Family Day di Roma e di Madrid, la reazione in difesa della vita si fa sempre più forte. Se ne farà eco la nuova classe politica giunta al potere recentemene? O continuerà a cedere davanti alle lobby abortiste, minoritarie ma ben organizzate? È una domanda cruciale per la legislatura da poco inaugurata.

     

    Fonte: Rivista Tradizione Famiglia Proprietà, Giugno 20008.

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  • Aborti dopo il parto? Cosa voleva dire la ministra cilena per le donne

     

    "La cosa più giusta è andare avanti con un modello di scadenze fino al terzo trimestre e avere causali nei trimestri successivi", ha detto la ministra cilena per le donne Antonia Orellana in un'intervista alla CNN.

     

     

    di Mamela Fiallo Flor

    "Antonia Orellana, ministra cilena per le donne, ha promosso sulla CNN l'aborto fino al terzo trimestre e anche oltre, lasciando dubbi su un limite dopo la nascita. Tutto sembra essere stato un errore senza chiarimenti" (Twitter di un noto poltico cileno).

    "La cosa più giusta è avanzare con un modello di scadenze fino al terzo trimestre e avere causali nei trimestri successivi", aveva detto la ministra Antonia Orellana.

    CNN Chile ha cancellato un tweet in cui la ministra cilena per le donne promuoveva in un clip di un'intervista l'aborto fino al terzo trimestre, cioè quasi fino alla nascita, e anche nei "trimestri successivi". Sì, diceva proprio così.

    Si sarà resa conto di ciò che stava dicendo? Nel caso in cui la ministra non sia brava con la matematica, sarebbe corretto spiegarle che tre trimestri sono nove mesi e interrompere una vita nei "trimestri successivi" non sarebbe un aborto ma addirittura un infanticidio, dato che la nascita potrebbe essere già avvenuta.

    Vale la pena chiarire che per scopi medici, la gravidanza si conta in settimane e il tempo medio stimato per il parto è di 40 settimane. Anche se in alcuni casi può richiedere fino a due settimane in più, può anche accadere già alla 37esima settimana. Quindi, in termini di settimane, il terzo trimestre sarebbe culminato nella settimana 36, che è quasi il momento in cui la nascita può iniziare a verificarsi.

    Sicuramente deve essersi trattato di un errore molto grave da parte della ministra. A quanto pare CNN Chile non l'ha inizialmente notato e perciò ha pubblicato il video, ma qualcuno se ne è reso conto dopo e hanno deciso di rimuoverlo dall'account Twitter.

    Tuttavia, come spesso succede nel mondo delle reti sociali, qualche utente riesce sempre a scaricare il materiale in tempo. E in questo caso è stato l'ex candidato presidenziale cileno José Antonio Kast, padre di 9 figli, che ha salvato il video e lo ha postato.

    Coloro che in buona fede hanno cercato di interpretare ciò che intendeva la ministra, come lo stesso Kast, hanno voluto capire che la proposta è fino al settimo mese di gravidanza. In ogni caso, si tratterebbe niente di meno che dell'interruzione di una vita completamente formata e quasi sul punto di nascere, giacché ci sono molti casi di bambini nati in buona salute a sette mesi.

    La rete di notizie ha pubblicato l'articolo completo dell'intervista alla ministra, ma ha tagliato la parte oggetto della polemica, né ha incluso il tweet controverso nella sua versione stampata. Tuttavia, l'intervista completa può essere vista su YouTube, dove si può vedere che lei non corregge, se è stato un errore, né i giornalisti notano l'errore o le chiedono di spiegare il suo approccio.

     

    Le proposte contraddittorie del ministro cileno sull'aborto

    Quello che ha detto la ministra è molto serio. Poiché la gravidanza dura poco più di tre trimestri (tra 37 e 42 settimane), e parlare dei "trimestri successivi" implicherebbe uccidere il bambino dopo la nascita. Altrimenti, starebbe affermando erroneamente che esistono le gravidanze di 48 settimane. Si spera che questo sia stato solo un enorme errore. Tuttavia, la ministra non ha ritrattato la sua dichiarazione, né ha chiarito che si sia trattato di un malinteso.

    Nell'intervista, in cui tocca varie questioni, la ministra Orellana assicura che non cercherà di presentare una legge per rendere più flessibile l'aborto, ma aspetterà l'esito del dibattito costituzionale. Al momento, il Cile è in procinto di redigere una nuova costituzione che potrebbe includere l'aborto libero. In un’altra intervista aveva suggerito che dovrebbe essere fino al terzo trimestre, cioè quasi fino al momento del parto.

     

    Attivismo di sinistra e femminismo estremo      

    La stessa ministra ha dichiarato di aver abortito durante il suo periodo universitario. Poiché allora era illegale in Cile, il suo aborto fu clandestino. Da allora, Antonia Orellana è stata attiva in politica, marce e atti femministi, tra cui l'attacco alla cattedrale di Santiago del Cile, dove nel 2013 fece irruzione durante la Messa quando gli attivisti abbatterono un confessionale.

    Questo attacco anticattolico si allinea con il secondo nome del ministro: "Cosmica", da un'opera di Ernesto Cardenal (che sua madre ammirava), un prete divenuto un rivoluzionario sandinista e anche ministro del regime nicaraguense, posizione che gli costò il sacerdozio, per ordine di papa Giovanni Paolo II.

    Cardenal è stato determinante per la diffusione della Teologia della Liberazione e come tale per il processo di avanzata della sinistra nella Chiesa (e nella società) della regione.

    Attualmente, la Orellana è stata determinante nel respingere l'inclusione del sacerdote gesuita, Felipe Berríos, in un programma di alloggi del governo. Se è vero che il sacerdote ha declinato l'invito, ciò è accaduto nel contesto di una campagna contro di lui da parte di ministri femministi come Antonia Orellana e Camila Vallejo.

    Orellana è molto vicina al presidente Gabriel Boric, che ha difeso dalle accuse di molestie sessuali. Anche se il motto femminista è che le donne devono essere credute, lei ha scelto di difendere il suo alleato ideologico.

    Ora intende accentuare la trasformazione della nazione e dare allo stato il potere di determinare da e fino a quando la vita umana ha valore. Secondo le sue stesse parole, fino al terzo trimestre e se si applicano i tre motivi (rischio per la vita della madre, stupro e non vitalità del feto), persino dopo.

    Attribuzione immagine: By Mediabanco Agencia, CC BY 2.0, via Wikimedia.

     

    Fonte: Panama Post, 26 aprile 2022. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

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  • Aborto bocciato in Senato: ossigeno per i giudici

     

     

    di Tommaso Scandroglio

    Seconda bocciatura al Senato degli Stati Uniti per la legge (Women’s Health Protection Act) voluta dai Democratici per legalizzare l’aborto in tutta la Nazione: 49 voti a favore, 51 contrari. La famigerata sentenza Roe vs Wade, che forse grazie alla Corte Suprema andrà in soffitta (clicca qui e qui per un approfondimento), ha permesso a molti Stati di varare leggi abortiste più o meno liberali. Con questa legge i Democratici vorrebbero tradurre il contenuto della Roe in un testo legislativo che imporrebbe vincoli pro-aborto a molti Stati.

    La bocciatura servirà sicuramente a livello psicologico ai giudici conservatori della Corte Suprema per confermare anche in futuro la decisione di cancellare la sentenza Roe, in un momento in cui su di loro si sta esercitando una pressione mass-mediatica e politica elevatissima e in cui sono oggetto di violenti attacchi verbali e non solo, come la Bussola ha già evidenziato.

    Come ricordava Luca Volontè da queste colonne un paio di mesi fa, questo disegno di legge prevedeva: “L’eliminazione di tutte le leggi statali e federali sul consenso dei genitori in relazione all’aborto delle minorenni; il divieto di tutte le leggi che prevedono non solo un consenso della madre che intende abortire ma anche pause di riflessione e presa visione delle immagini digitali del proprio figlio; il divieto per gli Stati di approvare leggi per proteggere i bambini sino alle 20 settimane (come avviene per la Corea del Nord, la Cina, il Vietnam, Singapore, il Canada e i Paesi Bassi); il licenziamento per i medici e le infermiere che si oppongono all’aborto e il taglio di tutti i fondi pubblici per gli ospedali di ispirazione religiosa che non eseguono aborti nelle proprie strutture; l’eliminazione di ogni limite al finanziamento federale diretto, con i soldi dei contribuenti, alle strutture che compiono gli aborti nel Paese”. Inoltre la bozza legittimava l’aborto fino alla nascita anche per motivi meramente psicologici.

    Il presidente Biden ha reagito in modo stizzito, come possiamo leggere da una sua dichiarazione pubblicata sul sito della Casa Bianca: “Ancora una volta - quando i diritti fondamentali sono a rischio presso la Corte Suprema - i repubblicani del Senato hanno bloccato l’approvazione del Women’s Health Protection Act, un disegno di legge che protegge in modo positivo l’accesso all’assistenza sanitaria riproduttiva. Questa incapacità di legiferare arriva in un momento in cui i diritti costituzionali delle donne sono sotto attacco senza precedenti e va contro la volontà della maggior parte del popolo americano”. Per l’ennesima volta il sedicente cattolico Biden non fa mistero di essere a favore dell’aborto e sposa la tesi che abortire sia un diritto e addirittura un diritto fondamentale, tesi ribadita anche in questo passaggio: “I repubblicani al Congresso - nessuno dei quali ha votato a favore di questo disegno di legge - hanno scelto di ostacolare il diritto degli americani di prendere le decisioni più personali sul proprio corpo, sulla propria famiglia e sulla propria vita”.

    L’affermazione poi che la maggior parte del popolo americano la pensa come lui andrebbe di certo provata, dato che sempre più Stati stanno modificando la propria disciplina normativa in senso pro-vita. L’ultimo caso è l’Ohio, dove è stato proposto un disegno di legge per vietare l’aborto quasi in ogni caso.

    Biden, però, non si arrende e prevede di riproporre la legge in futuro. A tal fine indica la strategia per vederla approvata: vincere le prossime elezioni a novembre. “Per tutelare il diritto di scelta, gli elettori devono eleggere più senatori pro-choice questo novembre e restituire alla Camera una maggioranza pro-choice. Se lo faranno, il Congresso potrà approvare questo disegno di legge a gennaio e farlo avere sulla mia scrivania, così potrò firmarlo”. Il calo di consensi di Biden però fa ben sperare che potrebbe accadere l’opposto.

    Infine una non troppa velata dichiarazione di guerra alla Corte Suprema che vuole cancellare la sentenza Roe vs Wade: “La mia amministrazione non smetterà di lottare per proteggere l’accesso alle cure riproduttive delle donne. Continueremo a difendere i diritti costituzionali delle donne a compiere scelte riproduttive, come riconosciuto in Roe vs Wade quasi mezzo secolo fa, e la mia amministrazione continuerà a ricercare le misure e gli strumenti a nostra disposizione per ottenere proprio questo”.

    La bozza della Corte Suprema trafugata illegalmente e quest’ultima bocciatura in Senato della legge abortista voluta dai Democratici hanno reso ancor più profondo il fossato tra pro-life e pro-choice, non solo a livello sociale, ma anche a livello politico e hanno acuito il clima di scontro tra le due fazioni. Se i difensori della vita vinceranno questo fondamentale match, tale vittoria potrebbe rappresentare la sponda ideale anche in altri Stati per rimettere mano alle varie leggi abortiste nazionali. Italia compresa.

    Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 14 maggio 2022. 

  • Aborto e transgenderismo: due lati della stessa medaglia

     

     

    di John Horvat

    Molti liberal(americani di sinistra, ndt) condannano la lotta contro l'aborto perché dicono trattarsi di un singolo tema che ha dominato il panorama politico, aggiungendo che anche altri problemi hanno bisogno di attenzione, ma non vengono affrontati adeguatamente a causa dell'infuriare del dibattito su questo punto altamente polarizzante. In un certo senso, hanno ragione. Tuttavia, hanno anche torto. Da un lato, l'aborto è una singola questione che ha assunto un'enorme importanza. Dall'altro, essa si lega ad altri problemi che portano la società sulla china scivolosa dell'autodistruzione.

    Queste conclusioni non provengono da rabbiosi pro-life che gonfiano le cose a dismisura. No, i liberal ammettono correttamente che tutto è collegato. Conviene molto prenderli in parola.

    I diritti "trans" sono i "diritti" all’aborto

    Infatti, J. Boylan - opinionista del New York Times - lo dice chiaramente in un articolo intitolato "I diritti all'aborto e i diritti dei trans sono due lati della stessa medaglia". Chiunque abbia qualche dubbio troverà Boylan coerente con i dogmi liberal. Chiunque non sappia ancora dove porti la posizione pro-aborto deve solo seguire la logica contorta dell'articolo.

    La tesi centrale di questo autore "transgender"1 è che lo Stato non ha il diritto di limitare ciò che si può o non si può fare con il proprio corpo. Così, l'aborto è legato al movimento "trans" e a tutte le deviazioni sessuali e stili di vita. Lo Stato deve fornire l'"assistenza sanitaria" sia all'aborto che alla "transizione di genere" perché sono essenzialmente la stessa cosa.

    Quindi, non è una coincidenza, sostiene l'autore dell'articolo, che Planned Parenthood2 sia anche "uno dei principali fornitori di assistenza sanitaria per le persone trans a livello nazionale" e riferisca che gli attivisti "trans" sono sempre più coinvolti nella lotta per l'aborto.

    La legge suprema è l'individuo

    Quando l'"autonomia corporea" è considerata assoluta, ogni restrizione diventa tirannia. Se questo dogma liberal è accettato, allora non possono essere vietate la nudità praticata in pubblico né quella lascivia, anzi, dovrebbero essere salutate come espressioni della libertà personale. L'erroneo principio sottostante giustificherebbe anche l'attività sessuale pubblica o privata con animali e oggetti inanimati. Ogni scelta di vita deve essere lasciata all'individuo, come nel caso del suicidio assistito. Tutte queste attività devono essere legalizzate, incoraggiate e, se necessario, pagate dallo Stato.

    Chiunque si opponga a questa offensiva morale estrema viene accusato di imporre agli altri le proprie convinzioni religiose e la propria moralità. Tuttavia, i liberalcercano loro sì di imporre allegramente l'ideologia che "trasforma l'autonomia corporale in un assoluto" sulla cultura, l'educazione e la società.

    Così, per la sinistra, la legge suprema diventa l'individuo che cerca la falsa libertà assoluta di poter fare quello che vuole. Paradossalmente, mentre questa libertà viene ritenuta assoluta e suprema, la sinistra ritiene che la libertà di altri esseri non sia da considerare. Il bambino nascituro non è un altro essere umano, che logicamente dovrebbe essere considerato tanto assoluto e supremo come chiunque altro, ma diventa un ostacolo alla libertà assoluta della madre e dunque va eliminato. Tutti coloro calpestati dalle scelte distruttive di individui che cercano la libertà assoluta non hanno voce in capitolo sulla loro stessa distruzione.

    L'individuo determina la realtà

    Sotto questa falsa nozione di libertà, l'individuo determina la realtà. Non esiste una natura umana. L'essere umano è qualsiasi cosa la persona decida di essere, anche se disumana. Pertanto, le persone devono essere libere di auto-identificarsi con qualsiasi cosa l'immaginazione proponga loro. Nel mondo postmoderno, la fantasia regna e nulla è ancorato alla realtà.

    La vera libertà consiste invece nel vivere secondo la natura umana, il che permette alla persona di sviluppare il massimo potenziale. Questo sforzo spesso comporta autodisciplina e restrizioni che impediscono alla persona di diventare schiava di passioni disordinate.

    Quando gli individui determinano la realtà, nessuna norma oggettiva di comportamento o nessuna morale potrà governare tutti conformemente ad una comune natura umana. Non ci potranno essere norme sociali, anche se sperimentate e consacrate per generazioni, che possano garantire il buon ordine, il buon funzionamento e la perpetuazione della società. Soprattutto, non potrà esistere una legge naturale scritta nel cuore di tutti che mostri alle persone come devono agire secondo la natura umana. E ancor di più, non potrà esistere un legislatore supremo che, con questa legge, desideri la felicità di coloro che ha creato.

    Due visioni del mondo inconciliabili

    Nessuna di queste verità potrà esistere in una tale negazione distorta della realtà. Solo l'individuo guidato dalle passioni sfrenate esisterà in un mondo immaginario isolato. Queste passioni disordinate schiavizzano gli individui privandoli della vera libertà.

    In effetti, tutte le questioni sono collegate. Il dibattito pro-vita non riguarda l'assistenza sanitaria ma la lotta tra due visioni del mondo inconciliabili, una che è vera e un'altra che è falsa.

    La fuga della fantasia dalla realtà finirà in tragedia. Gli sforzi di una persona per creare un universo separato rivelano il desiderio di essere Dio. Quando la realtà riappare, questi universi di fantasia crollano sempre. E l'individuo, incapace di essere un dio, precipita nel nichilismo.

     

    Note

    1. Jennifer Finney Boylan è un autore Americano, attivista transgender, personaggio nei reality show e professore universitario

    2. Planned Parenthood (“genitorialità pianificata”) è nota come la più poderosa lobby abortista a livello americano e mondiale. Ha le sue sedi principali a New York e Washington.

     

    Fonte: Life Site News, 12 Ottobre 2021. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia

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  • Aborto negli Usa. L’inizio della fine?

     

     

    di Samuele Maniscalco

    La Corte Suprema degli Stati Uniti d’America ha iniziato ad esaminare la causa costituzionale intentata dalla Jackson Women’Health Organization contro una legge varata nel 2018 dal parlamento del Mississippi.

    La norma contestata dalla sinistra vieta il ricorso all’aborto dopo la quindicesima settimana di gravidanza (eccetto emergenze mediche e gravi anomalie fetali), in contrasto con quanto stabilito nel 1992 dalla sentenza Planned Parenthood v. Caseysecondo la quale, invece, l’aborto è praticabile fino a quando il feto non sia autosufficiente.

    Cioè fino a sette mesi di gravidanza…

    Il tema, è dunque di epocale importanza.

    Dopo il dibattito generale svoltosi in aula la mattina del 1 dicembre scorso, i pro life americani hanno espresso un cauto ottimismo per una sentenza che arriverà non prima del giugno 2022.

    C’è infatti la generale impressione che la famosa sentenza Roe v. Wade che nel 1973 legalizzò l’aborto, possa essere ribaltata o quantomeno limitata, con effetti a cascata sull’intero sistema abortista.

    Ne sono consapevoli anche a sinistra.

    Ad esempio, intervistata da Il Manifesto1, la giurista, docente e studiosa Mary Ziegler non ha nascosto il suo disappunto per una battaglia che ritiene quasi vinta dai pro life:

    Personalmente credo che per Roe e Casey sarà la fine, o l’inizio della fine. Per legittimare la legge del Mississippi la Corte ha solo due possibilità: rovesciare Roe v. Wade o cambiarne il significato. […] La Corte dovrà stabilire o che la viabilità(del feto, ndr) è un parametro incostituzionale, o che non esiste un diritto a scegliere l’aborto.

    Leggere l’intera intervista è estremamente interessante.

    Se ne ricava infatti l’importanza di non cedere mai a compromessi su questioni fondamentali come la difesa della vita: il compromesso è infatti la moneta tipica della sinistra per trasbordare i buoni da posizioni intransigenti a posizioni sempre più blande.

    Negli Stati Uniti è successo invece l’esatto contrario. E il prossimo anno, a cinquant’anni dalla legalizzazione dell’aborto, i pro life potrebbero cogliere una vittoria clamorosa.

    Una cosa è comunque certa: a giugno, quale che sia la decisione della Corte, l’America sarà ancora più divisa.

    E non è detto che sia un male.

     

    Note

    1. Aborto negli Stati Uniti, l’inizio della fine? – Il Messaggero, 01.12.21

     

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  • All’indomani della Marcia per la Vita a Washington D.C. : qual è il nostro sogno per un'America post Roe versus Wade?

    Dichiarazione della TFP americana

     

     

    Alla 49a Marcia annuale per la Vita a Washington, D.C., la Società Americana per la Difesa della Tradizione, della Famiglia e della Proprietà (TFP) si unisce alle moltitudini pro-vita in tutta la nazione, chiedendo a Dio un futuro post-Roe versus Wade.

    La ragione di questa speranza sta nel fatto che la Corte Suprema degli Stati Uniti potrebbe presto decidere il destino di Roe v. Wade. Il caso Dobbs versus Jackson Women's Health, discusso davanti alla Corte a dicembre, è la sfida più seria all'aborto procurato negli ultimi tre decenni.

    Dal 1973, Roe v. Wade si è nascosta dietro una maschera di "legge consolidata". L’esaltazione di questo status è completamente immeritata dalla Roe,una sentenza scritta in modo scadente. Infatti, non c'è nulla di consolidato in essa. Per quasi cinquant'anni ha diviso l'America, e in questo mezzo secolo una sinistra esausta ha già esaurito gli argomenti con cui difenderla.

    Indipendentemente dalle decisioni giudiziarie pendenti, le basi legali di questa disastrosa sentenza di morte per più di 60 milioni di americani nascituri si stanno sgretolando. Usando una giurisprudenza più efficace, il Texas Heartbeat Act ha fermato la maggior parte delle uccisioni nello “Stato della Stella Solitaria” per un significativo periodo di tempo. Altri Stati potrebbero seguire questo buon esempio. Inoltre, l'aborto di fatto non è disponibile in molte aree della nazione perché vasti settori dell'opinione pubblica americana lo rifiutano.

    Da ogni punto di vista, Roe ha fallito.

    "Roe deve sparire” gridano a squarciagola milioni di persone che marciano in tutta la nazione.

    Passo n°1: Resistere alla tentazione di tornare al 1972

    La tentazione sarà quella di trasformare una America post-Roenella nazione pre-Roe. Tuttavia, i pro-life sanno che non si risolverà nulla se torniamo solo alla situazione pre-Roe, consistente nel lasciare che gli Stati decidano lo status legale dell'aborto nelle loro giurisdizioni. L'aborto procurato è altrettanto atroce a New York come nel Mississippi. I pro-life hanno lavorato tanto in California quanto nel Missouri.

    Un'America post-Roe deve porre fine a tutti gli aborti procurati a livello nazionale. Non possiamo fermarci finché tutti i cinquanta Stati non saranno liberati da questa piaga morale che macchia l'onore della nazione. Quanto è vero il motto: "Uniti siamo in piedi, divisi cadiamo" (“United we stand, divided we fall.”). Dobbiamo esserne ben convinti. Accontentarsi dello status 1972 preparerà solo un'altra sentenza come la Roe del 1973. Dobbiamo fare meglio del 1972.

    Passo n° 2: L'aborto è una questione morale non negoziabile

    Dobbiamo continuare a inquadrare il dibattito come una questione morale non negoziabile. Questa è la nostra strategia di maggior successo contro i pro-aborto. Loro hanno puntato a presentare l'aborto come una semplice questione di salute delle donne. Hanno fallito. Evidenziando l'aborto procurato come una questione morale non negoziabile, l'America pro-vita ha costretto il pubblico a dare un giudizio di giusto o sbagliato: Il massacro dei nascituri innocenti è un bene morale o un male morale?

    L'aborto procurato è intrinsecamente cattivo. Non ci potrà mai essere una vergognosa posizione alla Ponzio Pilato riguardo all'aborto procurato: "Che cos'è la verità? (Gv 18, 37). Su questo livello più alto del dibattito morale, la sinistra deve ammettere la sua negazione della Legge di Dio e della morale oggettiva.

    Mantenere la discussione nell'ambito morale è l'unica via per un'America senza aborto.

    Passo n° 3: L'aborto procurato è uno dei tanti problemi morali interconnessi

    Un'America post-Roedeve capire che l'aborto procurato è solo uno dei tanti mali morali interconnessi. Com’è triste realizzare che la sinistra capisce questa verità molto meglio della destra. Ecco perché la sinistra teme il movimento pro-vita. Vedono molto chiaramente e non hanno dubbi che l'opposizione all'aborto procurato porta necessariamente a un ampio spettro di questioni morali, che devono essere tutte risolte se l'America dovrà essere veramente post-Roe.

    Così, prima di tutto, un'America post-Roedeve essere coerente. Deve denunciare i peccati di impurità che hanno dato origine a Roe. Deve sfidare coraggiosamente la rivoluzione sessuale degli anni sessanta che ha rovinato così tante vite e famiglie. Deve ricostruire con coraggio i costumi sociali e le istituzioni ormai distrutte che salvaguardavano la famiglia, la società e la religione.

    L'aborto ha reso possibile l'apocalittica distruzione sociale di oggi eliminando le conseguenze dell'atto sessuale.

    Un'America post-Roe deve capire chiaramente che l'aborto procurato è solo l'effetto di una profonda rivolta contro la legge morale di Dio. Non ci sarà fine alle infezioni finché non verrà eliminata la causa delle infezioni. Dobbiamo sedare la ribellione contro la Legge di Dio e ristabilire l'ordine morale. Un'America post-Roenon deve scusarsi di onorare e premiare la modestia e la purezza. Deve sostenere e lodare il vero matrimonio (l'unione esclusiva per tutta la vita di un uomo e una donna) e la fedeltà reciproca dei coniugi. I suoi giovani devono ritornare alla pratica della castità. Ancora una volta, il bellissimo abito da sposa bianco indossato dalle giovani donne il giorno del loro matrimonio deve essere il vero simbolo della loro verginità.

    Un'America post-Roe deve rifiutare in tutto il suo orrore morale l'intera rivoluzione sessuale. Dalla contraccezione e dal divorzio all'attuale agenda LGBTQ+. Tutto deve sparire. Proprio come gli americani pro-vita non dovranno riposare finché l'aborto procurato rimarrà legale in qualsiasi parte del paese, così anche un'America post-Roe non dovrà riposare finché ogni ultima distruzione morale portata dalla rivoluzione sessuale non sia stata superata.

    Con la stessa ostinata determinazione impiegata per trasformare la società contro l'aborto, dobbiamo trovare il modo di reintrodurre questi temi nelle giovani generazioni che hanno sete delle certezze che solo l'ordine morale di Dio può dare.

    Passo n° 4: Ritorno a Dio e all'ordine

    Non è solo Roe v. Wade che sta crollando. Anche l'intero ordine liberale che ci diede Roesta crollando. Cosa lo sostituirà? L'America è a un bivio e deve scegliere una strada. La sinistra vuole imporre il comunismo al paese. Questa non è una direzione da prendere per l'America!

    Invece, un'America post-Roe deve coraggiosamente e limpidamente sognare un pieno ritorno a Dio e alla libertà ordinata. Come il Figliol Prodigo, dobbiamo sognare di nuovo la Casa del Padre. Un mezzo ritorno non è un ritorno. Solo un pieno ritorno alla casa paterna sarà sufficiente.

    Un tale compito non è impossibile poiché la sinistra stessa sta distruggendo le premesse liberali su cui è costruita la nostra promiscua società. La sinistra sta estinguendo le certezze liberali e le libertà stesse e sta spingendo il paese su un sentiero oscuro verso il nichilismo. Soprattutto, il liberalismo stesso sta morendo perché il disordine è tale che non possiamo più mantenere l'assurda finzione che il mondo possa funzionare senza Dio. Sia la menzogna che il mondo che essa ha creato stanno sfaldandosi.

    Un ritorno all'ordine, alla moralità e a Dio da parte di un'America post-Roe non arriverà imponendo una serie di regole o sentenze di tribunale (come fa la sinistra). Dovrà provenire da una conversione, come il Figliol Prodigo. Questa metanoia, questo profondo cambiamento di mentalità, risulterà da una sete di verità, un ritorno obbediente ai Dieci Comandamenti, una ricerca del sublime e l'azione della grazia.

    L'America post-Roe dovrà affrontare le importantissime questioni esistenziali che la modernità non ha mai potuto risolvere e che ora, nella terra desolata della nostra postmodernità, tornano a perseguitarci. Se soddisferemo il profondo desiderio di tante anime inquiete per queste cose eterne, se, come nazione, difenderemo il bene e reprimeremo il male, allora sì, l'America rimarrà post-Roe.

    Mentre marciamo quest'anno, confidiamo che Roe v. Wade venga ribaltata come primo passo verso un'America post-Roe. Possa Dio prendere come una preghiera ardentissima la nostra lotta legale e pacifica per cambiare i cuori in America. Per l'intercessione misericordiosa di Maria Santissima, possa questa preghiera di lotta bruciare continuamente davanti a Lui, sollecitando il Suo pronto e decisivo intervento.

    La TFP americana invita tutti gli americani a guardare oltre la Roe per un grande ritorno all'ordine. Come cattolici praticanti, ci rivolgiamo a Dio e alla Sua Beatissima Madre per avere soccorso e aiuto. Confidiamo nel trionfo del Cuore Immacolato della Madonna, come promesso da Lei a Fatima.

    January 21, 2022

    The American TFP

     

    Fonte: Tfp.org, 18 gennaio 2022. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia

    © La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte.

  • Argentina, cattolici a picco. Stati Uniti, cattolici reattivi. Due indagini

     

    di Sandro Magister

    Tra le recenti indagini sociologiche sulle religioni nel mondo, due sono di particolare interesse. La prima registra il netto arretramento del cattolicesimo in Argentina. La seconda misura le opinioni dei cattolici degli Stati Uniti riguardo all’aborto, proprio mentre la corte suprema si appresta a revocare la sentenza Roe v. Wade che nel 1973 legalizzò l’aborto in tutti gli Stati, con la conseguenza che saranno i singoli Stati a legiferare in materia.

    IN ARGENTINA

    In Argentina i “senza religione” sono arrivati ad essere il 22 per cento della popolazione, quando mezzo secolo fa erano praticamente assenti. Mentre i cattolici sono calati nello stesso arco di tempo dal 90 al 52 per cento.

    riferire questi dati è Sergio Rubin, vaticanista e biografo di Jorge Mario Bergoglio, citando Marita Carballo, fondatrice del centro di ricerca argentino “Voices!”.

    Sono in calo anche gli argentini che dichiarano di aver fiducia nella Chiesa cattolica: dal 52 per cento nel 2017 al 31 per cento oggi. Così come i giudizi positivi su papa Francesco, scesi nello stesso arco di tempo dal 62 al 52 per cento.

    Viceversa, tra coloro che continuano a dichiararsi cristiani, aumentano gli “evangelical”, i carismatici e i pentecostali, che oggi in Argentina sono il 12 per cento della popolazione.

    In tutto ciò l’Argentina riproduce una tendenza che investe da anni l’intera America latina, dove già nel 2018 erano almeno sette gli Stati in cui i cattolici erano scesi sotto la metà della popolazione, con in testa l’Uruguay, storicamente il più irreligioso, seguito da altri Stati del Centroamerica.

    Ma oggi anche in un gigante come il Brasile i cattolici sono calati a meno della metà. Nello Stato di Rio de Janeiro sono il 46 per cento, con le punte più basse, inferiori a un terzo, nelle favelas.

    Papa Francesco ha dedicato nel 2019 un intero sinodo all’Amazzonia e pochi giorni fa ha nominato cardinale il vescovo della maggiore città della regione, Manaus. Ma mentre la Chiesa si batte per la salvaguardia della natura, il numero dei cattolici è in continuo calo. Oggi sono solo il 46 per cento dei 34 milioni di abitanti del bacino amazzonico.

    Anche in Cile i cattolici sono recentemente scesi sotto la soglia della metà della popolazione. E l’Argentina, come s’è visto, vi è vicinissima, per di più orfana del papa suo connazionale, che da quando è stato eletto non vi ha più rimesso piede, né intende farlo in futuro.

    NEGLI STATI UNITI

    Quanto ai giudizi dei cattolici degli Stati Uniti in materia d’aborto, a fare testo è una recente indagine del Pew Research Center di Washington:

    > Like Americans overall, Catholics vary in their abortion views, with regular Mass attenders most opposed

    Ai due estremi opposti ci sono quei cattolici, il 13 per cento, che vogliono l’aborto sempre legale, senza eccezioni, e quegli altri, il 10 per cento, che invece lo vogliono sempre illegale, mentre in mezzo ci sono quelli che lo vogliono legale o illegale “nella maggior parte dei casi”.

    Ma tra chi va a messa tutte le domeniche le proporzioni cambiano sensibilmente. Quelli che vogliono l’aborto sempre illegale salgono al 24 per cento e quelli che lo vogliono illegale nella maggior parte dei casi al 44 per cento. Sommati, sono oltre i due terzi dei praticanti regolari, contro un minuscolo 4 per cento che lo vuole sempre legale e un 26 per cento che lo vuole legale nella maggior parte dei casi.

    Nel caso in cui ad essere in pericolo con la gravidanza sono la vita o la salute della madre, il 69 per cento dei cattolici opta per l’aborto legale e il 13 per cento vi si oppone, ma tra chi va a messa ogni domenica quelli che sono per l’aborto legale calano al 49 per cento, mentre salgono al 29 per cento quelli che vi si oppongono.

    A dirsi d’accordo con l’affermazione che “la vita umana comincia con il concepimento, per cui un feto è una persona con tutti i diritti” sono il 44 per cento dei cattolici in genere, ma ben il 70 per cento di quelli che vanno a messa ogni domenica.

    Negli Stati Uniti l’opposizione dei cattolici praticanti regolari alla legalizzazione dell’aborto, sempre o nella maggior parte dei casi, è molto vicina alla quota record, 77 per cento, dei protestanti bianchi “evangelical”.

    Invece i giudizi si differenziano parecchio, tra i cattolici, a seconda delle loro propensioni politiche, indipendentemente dalla frequenza alla messa.

    I cattolici che propendono per i repubblicani sono al 60 per cento per l’illegalità dell’aborto, sempre o nella maggior parte dei casi, e al 59 per cento per l’affermazione che “la vita comincia con il concepimento”.

    Mentre i cattolici che propendono per i democratici sono al 73 per cento per l’aborto legale, sempre o nella maggior parte dei casi, e appena al 30 per cento per l’affermazione che “la vita comincia con il concepimento”.

    Le opinioni sull’aborto dei cattolici che propendono per i repubblicani sono molto simili a quelle dei repubblicani non cattolici.

    In campo democratico, invece, in qualche caso le opinioni tra i cattolici e i non cattolici differiscono un po’. Ad esempio, i cattolici democratici che non ammettono l’aborto al di là delle 24 settimane di gravidanza sono il 38 per cento, mentre i democratici non cattolici che non lo ammettono sono il 27 per cento. E viceversa, i cattolici democratici che ammettono l’aborto anche al di là delle 24 settimane sono il 24 per cento, mentre i democratici non cattolici che lo ammettono sono il 37 per cento.

    Nel riportare questi dati, il Pew Research Center omette di confrontarli con precedenti sondaggi. Ma un fatto è certo: ancora oggi negli Stati Uniti i cattolici sono molto più sensibili e reattivi alla serietà della questione aborto di quanto lo siano i cattolici dell’Europa.

    Fonte: Settimo Cielo - Sandro Magister, 13 giugno 2022.

  • Avvenire e aborto, il fascino discreto della Legge 194

     

     

    di Riccardo Cascioli

    Il segnale politico è chiaro: la Chiesa italiana – ovvero la sua gerarchia - difende la legge 194 che ha introdotto l’aborto nel 1978, ma lo fa in modo discreto, con una breve colonnina pubblicata da Avvenire (il giornale della Conferenza Episcopale Italiana, CEI) a fianco del resoconto della manifestazione per la vita svoltasi a Roma sabato 21 maggio. Il testo non è firmato, ma è chiaramente impensabile che su un tema tanto delicato possa uscire una nota del genere – molto precisa in quel che vuole comunicare - per distrazione o per l’iniziativa di un redattore disinformato o malintenzionato. E non può certo essere casuale il momento scelto, ovvero all'indomani della Manifestazione per la vita, a fianco del resoconto (neutrale) di cronaca, come a voler rassicurare qualcuno che comunque la Chiesa farà di tutto per evitare che venga messa in discussione la legge 194.

    Cosa dice infatti questa nota che sotto l’etichetta “Da sapere” viene titolata “L’obiettivo della 194”? Vale la pena riportare il testo completo:

    “Prima che un diritto è e resta una scelta drammatica ed estrema, quella dell’aborto. Che la legge italiana consente dal 22 maggio del 1978 nella misura in cui un bene giuridico costituzionalmente sancito – il diritto alla vita del concepito – si pone in insanabile contrasto con un altro di pari valore – la salute fisica e psichica della gestante.
    Ecco il vero spirito della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza, che traspare da tutto il suo testo e che tante sentenze hanno confermato nel corso degli anni.
    Lo Stato riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio, vi si legge nell’articolo 1. E riconosce, sì, il diritto ad abortire, ma imponendo ogni volta il tentativo di rimuovere le cause per cui esso viene chiesto e subordinandolo a procedure rigide”.

    Intanto c’è da chiedersi che senso ha fare un colonnino sulla legge 194 quando questa non era a tema della Manifestazione per la vita e men che meno se ne parla nell’articolo di cronaca. Già da questo traspare la volontà di mandare un messaggio. Ma quello che è scandaloso sono la quantità di menzogne che il giornale dei vescovi riesce ad accumulare in così poche righe. Ci limitiamo a sottolineare le questioni fondamentali.

    La legge italiana, ci dice Avvenire, consentirebbe l’aborto solo come soluzione di un insuperabile contrasto tra due beni giuridici (costituzionalmente sanciti) di pari valore. Falso. Intanto perché la vita non è espressamente tutelata dalla Costituzione sin dal concepimento, ma indirettamente: l’articolo 31 impone infatti la “protezione della maternità”, in quanto rientra tra gli adempimenti dei “compiti relativi” alla famiglia. Inoltre, se il problema fosse stato regolare il rapporto tra la vita del concepito e la salute della madre, la legge non sarebbe servita a nulla perché ci aveva già pensato la Corte Costituzionale tre anni prima. Con la sentenza numero 27 del 1975 la Corte aveva infatti già deciso che in questi casi a prevalere è la salute della madre.

    E ancora: si vorrebbe far credere ai lettori che l’aborto in Italia è consentito soltanto in questi casi drammatici in cui si deve scegliere tra la madre e il bambino. Senonché casi del genere si possono contare ogni anno sulle dita di una sola mano, mentre dal 1978 ad oggi sono stati praticati in Italia circa 6 milioni di aborti, senza considerare che ormai tra RU486 e pillole del giorno dopo e dei 5 giorni dopo è diventato impossibile un conteggio esatto.
    In realtà l’aborto in Italia è consentito praticamente sempre nei primi 90 giorni: il rischio per la salute fisica o psichica può essere infatti relazionato allo “stato di salute” della madre, “o alle sue condizioni economiche, sociali e familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito” (articolo 4). E dopo i 90 giorni “quando la gravidanza e il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna” e “quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna” (art. 6).

    Ci vuole una bella dose di malafede per affermare che in Italia l’aborto sia una scelta estrema, così come nascondersi dietro al titolo della legge e all’articolo 1 che afferma come “lo Stato riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio”. Si tratta di un chiaro specchietto per le allodole, visto che di tutela della maternità si parla soltanto all’articolo 2 della legge ed esclusivamente per blindare il sistema dei consultori statali (decisivo per diffondere la pratica dell’aborto), del cui finanziamento si parla poi all’articolo 3. Dopodiché, dall’articolo 4 al 22 (in pratica tutta la legge) si parla esclusivamente di aborto, anzi di “interruzione volontaria della gravidanza” come il linguaggio politicamente corretto prescrive. E delle previste pene pesanti per chiunque causa l’aborto al di fuori di quelle che Avvenire considera “procedure rigide”, ci sanno dire dal giornale della CEI quante ne sono state comminate in questi 44 anni?

    La realtà è che il vero spirito della legge 194 è la legalizzazione dell’aborto, fondata sull’autodeterminazione della donna. Peraltro il direttore di Avvenire era allora già cresciuto abbastanza per poter ricordare in quale clima culturale e politico è stata approvata la legge 194. “Il corpo è mio e lo gestisco io” era forse uno slogan per rivendicare il valore sociale della maternità? Le migliaia di aborti illegali praticati dalle militanti radicali – Emma Bonino in testa – per spingere il Parlamento a legalizzare l’aborto, intendevano promuovere una crociata a tutela della maternità?

    La risposta è ovvia. C’è solo dunque da chiedersi quale sia il vero obiettivo di Avvenire e delle gerarchie ecclesiastiche a cui risponde. Di sicuro manda un segnale rassicurante a certi poteri: lasciate pure gridare un po’ in piazza questi pro-life, non vi preoccupate, sono innocui; in Italia non accadrà come negli Stati Uniti, è la Chiesa cattolica stessa a difendere la legge sull’aborto e a spegnere sul nascere qualsiasi velleità di rimetterla in discussione.
    Quindi c’è un segnale chiaro anche per gli organizzatori della Manifestazione: fate pure delle belle marce, parlate della bellezza della vita, promuovete una cultura della vita, ma restate bene dentro il recinto, non provate neanche a uscire dai confini segnati, sennò restate da soli e niente più copertura mediatica della stampa cattolica istituzionale né saluti del Papa al Regina Coeli.
    E certamente, nel momento del passaggio di consegne della presidenza CEI dal cardinale Gualtiero Bassetti al suo successore, che sarà deciso nei prossimi giorni, si tratta anche di un modo per blindare il futuro presidente (ammesso che ne abbia bisogno).

     

    Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 24 maggio 2002.

  • Cardinale Burke: bisogna correggere lo scandalo dei politici cattolici che promuovono pubblicamente e ostinatamente l'aborto procurato

    Pubblichiamo molto volentieri il seguente comunicato del cardinale Raymond Burke, tratto dalsito ufficiale di Sua Eminenza

     

    28 ottobre 2021

    Festa dei Santi Simone e Giuda, Apostoli

     

    Sia lodato Gesù Cristo!

     

    Cari fratelli e sorelle in Cristo,

    negli ultimi mesi, l'intenzione della Chiesa negli Stati Uniti d'America è stata molto presente nelle mie preghiere. Nella loro prossima riunione di novembre, i vescovi degli Stati Uniti prenderanno in considerazione l'applicazione del canone 915 del Codice di Diritto Canonico: "Non siano ammessi alla sacra comunione gli scomunicati e gli interdetti, dopo l'irrogazione o la dichiarazione della pena e gli altri che ostinatamente perseverano in peccato grave manifesto."[1]. Le loro deliberazioni affronteranno, in particolare, la situazione a lungo termine e gravemente scandalosa dei politici cattolici che persistono nel sostenere e promuovere programmi, politiche e leggi in grave violazione dei precetti più fondamentali della legge morale, mentre, allo stesso tempo, affermano di essere cattolici devoti, specialmente presentandosi a ricevere la Santa Comunione. Pregando per i Vescovi e per la mia patria, gli Stati Uniti d'America, ho sempre più pensato all'esperienza della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti di più di 17 anni fa, nel loro incontro estivo a Denver nel giugno del 2004, nell'affrontare la stessa questione. È un'esperienza che ho vissuto intensamente.

    Ho ritenuto importante offrire le seguenti riflessioni come un aiuto per tutti noi nell'affrontare ora e in futuro una questione così critica - una questione di vita e di morte per i non nati e di salvezza eterna per i politici cattolici coinvolti - nella mia patria, come in altre nazioni. Avrei voluto offrire queste riflessioni molto prima, ma il recupero da recenti difficoltà di salute ha impedito la scrittura di queste riflessioni fino ad ora.

    Il contesto della riunione del giugno 2004 dei vescovi degli Stati Uniti era la campagna del senatore John Kerry per la presidenza degli Stati Uniti. Il senatore Kerry sosteneva di essere cattolico, mentre, allo stesso tempo, sosteneva e promuoveva l'aborto su richiesta nella nazione. All'epoca ero arcivescovo di Saint Louis (nominato il 2 dicembre 2003 e insediato il 26 gennaio 2004). Come era stata mia prassi come Vescovo di La Crosse (nominato il 10 dicembre 1994 e insediato il 22 febbraio 1995), ho ammonito il senatore Kerry a non presentarsi a ricevere la Santa Comunione perché, dopo essere stato debitamente ammonito, persisteva nel peccato oggettivamente grave di promuovere l'aborto procurato direttamente. Non sono stato l'unico vescovo ad ammonirlo in questo modo.

    Fin dai tempi del mio primo ministero episcopale nella diocesi di La Crosse, ho affrontato la situazione di politici che si presentano come cattolici praticanti e, allo stesso tempo, sostenevano e promuovevano programmi, politiche e leggi in violazione della legge morale. Come vescovo nuovo e relativamente giovane, ho parlato con fratelli vescovi, specialmente con uno dei suffraganei più anziani della mia provincia ecclesiastica, di diversi legislatori cattolici nella diocesi di La Crosse, che si trovavano in questa situazione. La risposta comune dei fratelli Vescovi era l'aspettativa che la Conferenza dei Vescovi avrebbe alla fine affrontato la questione.

    Conoscendo il mio obbligo morale in una questione di così gravi conseguenze, definite nel can. 915, ho cominciato a contattare i legislatori della diocesi di La Crosse, chiedendo di incontrarli per discutere la completa incoerenza della loro posizione sull'aborto procurato con la fede cattolica che professavano. Purtroppo, nessuno di loro era disposto a incontrarmi. Uno di loro ha portato avanti una certa corrispondenza con me, insistendo che la sua posizione riguardo all'aborto era coerente con la fede cattolica, seguendo l'errato consiglio presentato da alcuni professori di teologia morale dissidenti, aderenti alla scuola eretica del proporzionalismo, in un summit tenutosi nella residenza di Hyannisport della famiglia Kennedy nell'estate del 1964. La documentazione della riunione si trova in un libro di Albert R. Jonsen che accompagnò uno dei professori europei dissidenti di teologia morale e che fu presente a tutta la riunione. [2]

    Per quanto riguarda il rifiuto dei legislatori di incontrarmi, devo osservare che trovo, nel migliore dei casi, ingenuo il ritornello comune che ciò che è necessario è più dialogo con i politici cattolici e i legislatori in questione. Nella mia esperienza, essi non sono disposti a discutere la questione perché l'insegnamento della legge naturale, che necessariamente è anche l'insegnamento della Chiesa, è fuori discussione. In alcuni casi, inoltre, ho avuto la forte impressione che non fossero disposti a discutere la questione perché semplicemente non erano disposti a farsi cambiare la mente e il cuore. La verità rimane che l'aborto procurato è la distruzione consapevole e volontaria di una vita umana.

    Quando ero arcivescovo di Saint Louis, un legislatore cattolico accettò di incontrarmi, anche se, come attestò anche il suo parroco, non si presentava a ricevere la Santa Comunione. Iniziò l'incontro mostrandomi una foto della sua famiglia. Se ricordo bene, lui e sua moglie avevano quattro figli. Mentre la nostra conversazione procedeva, gli chiesi come, dopo avermi mostrato con tanto orgoglio la foto dei suoi figli, potesse regolarmente votare a favore dell'uccisione dei bambini nel grembo materno. Ha immediatamente abbassato la testa e ha detto: "È sbagliato. So che è sbagliato". Mentre lo esortavo ad agire secondo la sua coscienza, che aveva appena espresso, ho dovuto ammirare il fatto che, almeno, ammettesse il male in cui era coinvolto e non cercasse di presentarsi a me come un cattolico devoto. Considerando la realtà oggettiva della pratica dell'aborto come una gravissima violazione del primo precetto della legge naturale, che salvaguarda l'inviolabilità della vita umana innocente e indifesa, non c'è nulla su cui dialogare. Il tema del dialogo deve essere il modo migliore per prevenire un tale male nella società. Tale prevenzione non può mai implicare l'effettiva promozione del male.

    Con l'annuncio del mio trasferimento dalla Diocesi di La Crosse all'Arcidiocesi di Saint Louis il 2 dicembre 2003, la stampa secolare si recò nella Diocesi di La Crosse, per trovare materiale per la creazione di un'immagine negativa del nuovo Arcivescovo prima del suo arrivo nell'Arcidiocesi. Mentre, prima del mio trasferimento, non c’era stata alcuna discussione pubblica dei miei interventi pastorali con i legislatori in questione, come è del tutto appropriato, la questione diventò pubblica nel dicembre del 2003 e nel gennaio del 2004. Nel porre la questione dell'applicazione del can. 915 davanti al corpo dei vescovi nella sua riunione del giugno 2004, l'azione pastorale che avevo intrapreso nella diocesi di La Crosse e che stavo iniziando a intraprendere nell'arcidiocesi di Saint Louis fu messa in seria discussione. Per illustrare il fatto, durante una pausa della riunione, incontrai, su una tromba delle scale, uno degli eminenti membri della Conferenza dei Vescovi, che scosse il dito contro di me, dichiarando: Non puoi fare quello che stai facendo senza l'approvazione della Conferenza dei Vescovi. Per essere chiari, altri vescovi stavano seguendo un'azione pastorale simile. Risposi alla sua dichiarazione facendo notare che, quando sarei morto, sarei apparso davanti al Signore per rendere conto del mio servizio come Vescovo, non davanti alla Conferenza dei Vescovi.

    Qui, devo notare che l'azione pastorale intrapresa non aveva nulla a che fare con l'interferenza nella politica. Era diretta alla salvaguardia della santità della Santa Eucaristia, alla salvezza delle anime dei politici cattolici in questione - che stavano peccando gravemente non solo contro il Quinto Comandamento, ma che commettevano anche un sacrilegio ricevendo indegnamente la Santa Comunione - e alla prevenzione del grave scandalo causato da loro. Quando sono intervenuto pastoralmente con i politici cattolici, è stato fatto in modo appropriatamente confidenziale. Certamente, non ho dato pubblicità alla questione. Sono stati piuttosto i politici che hanno trovato utile presentarsi come cattolici praticanti, nella speranza di attirare i voti dei cattolici, a pubblicizzare la questione per un fine politico.

    La discussione durante l'incontro del giugno 2004 è stata difficile e intensa. Senza entrare nei dettagli della discussione, apparentemente non c'era consenso tra i Vescovi, anche se c'era tra alcuni dei Vescovi più influenti il desiderio di evitare qualsiasi intervento con politici cattolici che, secondo la disciplina del can. 915, non avrebbero dovuti essere ammessi a ricevere la Santa Comunione. Alla fine, il presidente, l'allora vescovo Wilton Gregory della diocesi di Belleville, rimandò la questione a una Task Force sui vescovi cattolici e i politici cattolici sotto la presidenza dell'allora cardinale Theodore McCarrick che era chiaramente contrario all'applicazione del can. 915 nel caso di politici cattolici che sostenevano l'aborto procurato e altre pratiche che violavano gravemente la legge morale. La Task Force era composta da un gruppo di vescovi con opinioni contrastanti sull'argomento. In ogni caso, con il tempo, la Task Force fu dimenticata, e la questione critica fu lasciata senza essere affrontata dalla Conferenza dei Vescovi. Quando il vescovo Gregory annunciò la Task Force, il vescovo seduto accanto a me osservò che ora potevamo essere certi che la questione non sarebbe stata affrontata.

    Nel contesto del ricordo dell'incontro di Denver della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti nel giugno 2004, è importante per me raccontare altre due esperienze personali collegate.

    In primo luogo, nella primavera del 2004, mentre ero a Washington, D.C., per attività a favore della vita, ho incontrato privatamente per quarantacinque minuti uno dei più alti funzionari del governo federale, un cristiano non cattolico che manifestava grande rispetto per la Chiesa cattolica. Nel corso della nostra conversazione, mi chiese se, alla luce delle gravi difficoltà di salute di Papa San Giovanni Paolo II, l'elezione di un nuovo Papa potesse significare un cambiamento nell'insegnamento della Chiesa riguardo all'aborto procurato. Ho espresso una certa sorpresa per la sua domanda, spiegando che la Chiesa non potrà mai cambiare il suo insegnamento sul male intrinseco dell'aborto procurato perché è un precetto della legge naturale, la legge scritta da Dio su ogni cuore umano. Rispose che aveva posto la domanda perché aveva concluso che l'insegnamento della Chiesa in materia non poteva essere così fermo, dato che poteva nominarmi 80 o più cattolici nel Senato e nella Camera dei Rappresentanti, che sostenevano regolarmente la legislazione a favore dell'aborto.

    La conversazione in questione è stata una testimonianza eloquente del grave scandalo causato da tali politici cattolici. Essi, infatti, hanno contribuito in modo significativo al consolidamento di una cultura di morte negli Stati Uniti, in cui l'aborto procurato è semplicemente un fatto della vita quotidiana. La testimonianza della Chiesa cattolica sulla bellezza e la bontà della vita umana, dal suo primo momento di esistenza, e la verità della sua inviolabilità è stata gravemente compromessa al punto che i non cattolici credono che la Chiesa abbia cambiato o cambierà quello che è, di fatto, un insegnamento immutabile. Mentre la Chiesa, svolgendo la missione di Cristo, suo Capo, per la salvezza del mondo, è totalmente contraria all'attacco alla vita umana innocente e indifesa, la Chiesa cattolica negli Stati Uniti sembra accettare questa pratica ripugnante, in accordo con una visione totalmente secolarizzata della vita umana e della sessualità.

    A questo proposito, mi è stato detto che l'argomento della verità sulla vita umana è spesso inefficace, poiché la cultura non ha alcun riguardo per la verità oggettiva, esaltando le opinioni dell'individuo, non importa quanto contrarie alla retta ragione possano essere. Forse, l'approccio adottato nell'assistere le madri e i padri che stanno prendendo in considerazione l'aborto dovrebbe essere preso su una scala più ampia, cioè la visione di un'ecografia della piccola vita umana al suo inizio. Nella mia esperienza, quando le madri e i padri che pensano di procurare un aborto vedono, prima, una tale ecografia, la maggior parte di loro non procede all'aborto. L'immagine visibile della bellezza e della bontà della vita umana li convince del male dell'aborto. Tali ecografie dovrebbero essere facilmente visibili, specialmente da coloro che sono responsabili di guidare la testimonianza essenziale della Chiesa alla vita e da coloro che sono responsabili delle politiche, dei programmi e delle leggi della nazione, che dovrebbero proteggere e promuovere la vita umana, non prevedere la sua distruzione.

    Il secondo evento ha avuto luogo durante la mia visita a Roma alla fine di giugno e all'inizio di luglio del 2004, per ricevere da Papa Giovanni Paolo II il pallio di arcivescovo metropolita di Saint Louis. Data la difficile esperienza dell'incontro di Denver, all'inizio del mese di giugno, mi fu consigliato di visitare la Congregazione per la Dottrina della Fede, per essere certo che la mia pratica pastorale fosse coerente con l'insegnamento e la pratica della Chiesa. Fui ricevuto in udienza dall'allora Prefetto della Congregazione, Sua Eminenza, Joseph Cardinale Ratzinger, dall'allora Segretario della Congregazione, l'Arcivescovo, ora Cardinale, Angelo Amato, e da un funzionario di lingua inglese della Congregazione. Il Cardinale Ratzinger mi assicurò che la Congregazione aveva studiato la mia pratica e non vi aveva trovato nulla di discutibile. Mi ammonì solo di non sostenere pubblicamente i candidati alle cariche, cosa che, di fatto, non avevo mai fatto. Espresse una certa sorpresa per il mio dubbio in materia, data una lettera che aveva scritto ai vescovi degli Stati Uniti, che aveva affrontato la questione in modo approfondito. Mi chiese se avessi letto la sua lettera. Gli dissi che non avevo ricevuto la lettera e gli chiesi se potesse gentilmente fornirmene una copia. Sorrise e mi suggerì di leggerla su un popolare blog, chiedendo al funzionario di lingua inglese di fare una fotocopia del testo così come appariva nella sua interezza sul blog. [3]

    La lettera in questione espone in modo autorevole l'insegnamento e la pratica costante della Chiesa. La mancata distribuzione ai Vescovi degli Stati Uniti ha certamente contribuito al fallimento dei Vescovi nel giugno del 2004 nel prendere azioni appropriate nell'attuazione del can. 915. Ora, mi si dice che si sostiene che la lettera fosse riservata e, quindi, non pubblicabile. La verità è che fu pubblicata, già ai primi di luglio del 2004, e che evidentemente il Prefetto della Congregazione, che ne era l'autore, non era affatto turbato dal fatto.

    Sono passati diciassette anni dalla riunione della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti a Denver durante il mese di giugno del 2004. La questione più seria dell'applicazione del can. 915 del Codice di Diritto Canonico ai politici cattolici che sostengono e promuovono programmi, politiche e legislazioni in grave violazione della legge naturale rimane apparentemente una questione per la Conferenza dei Vescovi. Infatti, l'obbligo del singolo Vescovo è una questione di disciplina universale della Chiesa, riguardante la fede e la morale, sulla quale la Conferenza dei Vescovi non ha autorità. Infatti, un certo numero di Vescovi ha compreso il suo sacro dovere in materia e sta prendendo misure appropriate. Una Conferenza dei Vescovi svolge un importante ruolo di sostegno al Vescovo Diocesano, ma non può sostituire l'autorità che propriamente gli appartiene. È il Vescovo diocesano, non la Conferenza, che applica la legge universale ad una situazione particolare. [4]

    Il lavoro della Conferenza dei Vescovi è quello di assistere i singoli Vescovi nello svolgimento del loro sacro dovere, in accordo con il can. 447 del Codice di Diritto Canonico: "La Conferenza Episcopale, organismo di per sé permanente, è l'assemblea dei Vescovi di una nazione o di un territorio determinato, i quali esercitano congiuntamente alcune funzioni pastorali per i fedeli di quel territorio, per promuovere maggiormente il bene che la Chiesa offre agli uomini, soprattutto mediante forme e modalità di apostolato opportunamente adeguate alle circostanze di tempo e di luogo, a norma del diritto." [5] Che cosa corrisponde di più alla promozione del "maggior bene che la Chiesa offre all'umanità" se non la salvaguardia e la promozione della vita umana creata a immagine e somiglianza di Dio [6], e redenta dal Preziosissimo Sangue di Cristo, Dio Figlio Incarnato [7], correggendo lo scandalo dei politici cattolici che promuovono pubblicamente e ostinatamente l'aborto procurato.

    Vi invito a pregare con me per la Chiesa negli Stati Uniti d'America e in ogni nazione, affinché, fedele alla missione di Cristo, suo Sposo, sia fedele, limpida e senza compromessi nell'applicazione del can. 915, difendendo la santità della Santa Eucaristia, salvaguardando le anime dei politici cattolici che violerebbero gravemente la legge morale e si presenterebbero comunque a ricevere la Santa Comunione, commettendo così un sacrilegio, e impedendo il più grave scandalo causato dalla mancata osservanza della norma del can. 915.

    Che Dio benedica voi e le vostre case. Vi prego di pregare per me e specialmente per il recupero della mia salute.

     

    Vostro nel Sacro Cuore di Gesù

    e nel Cuore Immacolato di Maria,

    e nel purissimo Cuore di San Giuseppe,

     

    Raymond Leo Cardinale Burke

     

    Traduzione: Sabino Paciolla

    [1] “Can. 915 Ad sacram communionem ne admittantur excommunicati et interdicti post irrogationem vel declarationem poenae aliique in manifesto gravi peccato obstinate perseverantes.”

    [2] Cf. Albert R. Jonsen, The Birth of Bioethics(New York: Oxford University Press, 1998), pp. 290-291.

    [3] Cf. https://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/7055.html; English translation:

    https://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/7055bdc4.html?eng=y

    [4] Cf. can. 447; and Ioannes Paulus PP. II, Litterae Apostolicae Motu proprio datae, Apostolos suos, De theologica et iuridica natura conferentiarum Episcoporum, 21 Maii 1998, Acta Apostolicae Sedis90 (1998) 641-658.

    [5] “Can. 447Episcoporum conferentia, institutum quidem permanens, est coetus Episcoporum alicuius nationis vel certi territorii, munera quaedam pastoralia coniunctim pro christifidelibus sui territorii exercentium, ad maius bonum provehendum, quod hominibus praebet Ecclesia, praesertim per apostolatus formas et rationes temporis et loci adiunctis apte accommodatas, ad normam iuris.”

    [6] Cf. Gen 1, 27.

    [7] Cf. 1 Pet 1, 2. 19; 1 Jn 1, 7; Rom 3, 25; Eph 1, 7; and Heb 9, 12; and Rev 1, 5

  • Cinque lezioni cruciali da imparare dal frastuono causato dalla vicenda Roe v. Wade

     

     

    di John Horvat

    La sentenza Roe versus Wade è morta.

    La decisione di abrogarla rappresenta molto di più della fine di una legge sbagliata. Cambia il dibattito morale nell'America di oggi. Il frastuono suscitato dal parere del giudice Samuel Alito, che è stato fatto trapelare e che ha preceduto l’attuale sentenza, e ora anche le drammatiche conseguenze di questa nuova decisione, contengono cinque lezioni cruciali per orientarsi nel futuro post-Roe versus Wade.

    Le lezioni sono iniziate con la fuga di notizie. La probabile intenzione di chi ha fatto trapelare il parere del giudice della Corte Suprema Alito è stata quella di preparare il terreno per una reazione furibonda. La normale pubblicazione nel mese di giugno di una decisione prima sconosciuta avrebbe limitato la capacità di mobilitazione del movimento pro-aborto. Sia il contenuto trapelato che la buona notizia dell'abrogazione della Roe versus Wadehanno conferito urgenza e passione alla causa della sinistra. La sinistra aveva bisogno di quelle settimane addizionali per fomentare l'isteria collettiva

    Nell’atto di eccitare le sue basi, il movimento pro-aborto ha rivelato il suo vero e orribile volto. Il dibattito non è più su una campagna in nome della salute delle donne come quella accuratamente messa in scena e controllata dagli operatori di Planned Parenthood1. Ormai, l'isteria collettiva dei radicali non nasconde più nulla e permette di vedere ciò che unisce e definisce il movimento pro-aborto, rendendo molto più palese che l'aborto procurato ha generato due correnti, due mentalità e, sì, due Americhe.

    Dall'isteria causata dall’abrogazione della Roe versus Wade possiamo trarre cinque lezioni.

    • L'aborto è un dibattito su un concetto sbagliato di libertà. La prima lezione è che la finzione della salute delle donne non è più l’argomento principale di discussione a favore dell'aborto. Gli isterici hanno parlato e hanno presentato la questione come la libertà di fare ciò che si vuole, senza badare alle conseguenze o agli ostacoli umani, anche se ciò significa uccidere degli esseri umani innocenti. I radicali pro-aborto non accettano alcuna restrizione; negano la realtà sia sul piano biologico che metafisico.
    • L'aborto è fattore di unione di tutte le forme di impurità e di tutte le passioni disordinate. All'isteria che ha seguito la fuga della notizia sul parere Alito si sono uniti i promotori dell'intera gamma dei temi caldi della rivoluzione sessuale. Vero, non possono essere separati. Una volta appagate le passioni sessuali disordinate, qualsiasi relazione è possibile. Così, i sostenitori dell'aborto collegano quest’ultimo all'agenda LGBTQ+ (la bandiera di quest’ultima è apparsa durante le proteste) e, correttamente, concludono che vietare l'aborto procurato minaccia “il diritto” a tutte le aberrazioni morali. In effetti, più il giudice Samuel Alito ha ribadito che non c'è alcun legame tra questi temi nel suo parere, più la sinistra ha stabilito un collegamento.
    • L'aborto è fattore di unione della sinistra politica. Purtroppo, la lotta contro l'aborto unisce più la sinistra che la destra. La sinistra non ammette compromessi su questo tema. Il Partito Democratico avrebbe tutto da guadagnare se moderasse la sua posizione sull'aborto ma, sull’argomento, preferisce abbracciare il totalitarismo e non permettere più il dissenso. Socialisti, comunisti e anarchici condividono la stessa passione per l'aborto, consapevoli che esso favorisce infine i loro obiettivi egualitari. Le loro bandiere, i loro simboli e i loro slogan hanno fatto parte delle proteste successive alla fuga di notizie riguardante il parere Alito.
    • Gli abortisti radicali seguono o infrangono la legge a seconda di quando questa li favorisca o meno. Il movimento pro-aborto ha usato Roe v. Wade contro la causa pro-vita a maniera di randello, proclamandola una "legge consolidata". Tuttavia, ora che la Roe è morta, il detto movimento prospetta di far entrare in vigore la massima marxista per cui la legalità s’identifica con qualsiasi cosa favorisca l'avanzamento della rivoluzione. Difatti, mentre gli attivisti ora cantano: "non obbediremo!", dei funzionari politici e pubblici ministeri stanno già minacciando che non applicheranno la legge nei luoghi in cui l'aborto diventerà illegale. L'isteria dopo le notizie trapelate ha spinto molti a violare la legge, protestando e minacciando i giudici della Corte Suprema persino nelle loro abitazioni private. Hanno vandalizzato centri di gravidanza e chiese. La decisione di abrogare la Roe potrebbe dare origine a una "estate di rabbia" in cui i manifestanti si ribelleranno, bruceranno, distruggeranno e uccideranno. I loro complici, la sinistra governativa e i media, daranno la loro benedizione alla violenza ripetendo il mantra del 2020, e cioè che si tratta di proteste "mostly peaceful”2.
    • La questione dell'aborto rappresenta sempre più coloro che sono anti-Dio e pro-Satana. La rivelazione più scioccante dell'isteria post-fuga del parere Alito è stata l'ira apertamente anti-Dio e pro-Satana. Infatti, simboli satanici, cartelli blasfemi e slogan odiosi hanno trovato spazio nelle proteste. In alcuni casi, gli attivisti dell’area hanno invitato ad attaccare e vandalizzare le chiese cattoliche (nel giorno della festa della mamma). I gruppi satanisti hanno ribadito che per loro l'aborto ha un carattere “sacramentale”.  Dei tabernacoli sono stati rubati e il Santissimo Sacramento è stato profanato. I politici cattolici che sostengono l'aborto hanno sfidato le autorità della Chiesa facendo comunioni sacrileghe. E tutto ciò è avvenuto senza proteste ufficiali o rimpianti da parte di coloro che fanno parte del movimento abortista.

    *      *       *

    Pertanto, l'isteria seguita alla fuga di notizie e la tempesta ora in arrivo rivelano molto del movimento abortista. Roe versus Wade non riguarda solo l'aborto. È legata a un insieme di questioni e a una visione del mondo. La sinistra lo vede chiaramente. No altrettanto la destra.

    Le proteste hanno dato alla nazione un'idea reale di dove la sinistra e il movimento abortista vogliano andare. La destra deve ancora vedere con chiarezza il divario esistente tra visioni del mondo e deve fare appello alla fede e alla civiltà cristiana, adottando un programma opposto che unifichi tutto ciò che è secondo la legge di Dio e secondo la legge morale naturale.

    Ecco cinque modi in cui la destra dovrebbe reagire per trovare la strada della vittoria:

    • Il movimento pro-vita deve unirsi intorno alla vera visione della libertà. La libertà è una regola di autocontrollo che permette alla persona di vivere affrancata dalla tirannia delle passioni favorendo una vita piena di verità e bellezza. La libertà è ordinata, non è licenza sfrenata.
    • Il movimento pro-life deve abbracciare tutto ciò che è puro e morale. Deve unire tutti coloro che credono nella legge morale naturale. La sinistra proclama che non esiste una politica su un solo tema, poiché tutte le questioni sono interconnesse. Allo stesso modo, il movimento pro-vita deve vedere nel complesso la dura realtà e raccogliere la sfida; in modo particolare, deve resistere all'offensiva LGBTQ che mina tutto ciò che essa rappresenta.
    • La lotta antiabortista deve servire da piattaforma per unire la destra politica. Una volta che la sinistra si è definita in modo così schiacciante a favore dell'aborto, la destra deve essere coerente e unirsi attorno a questo tema che si è dimostrato vincente. Deve continuare la battaglia politica approvando leggi che rendano l'aborto impensabile. L'obiettivo deve essere la vittoria totale.
    • Il movimento deve attenersi alla legge. Anche se la sinistra infrange la legge e crea il caos, ciò non significa che i pro-vita possano agire al di fuori della legge. La sinistra sa fin troppo bene come sfruttare a proprio vantaggio qualsiasi violazione della legge da parte di chi è di destra. Che saggezza c’è nel fare il gioco della sinistra? Gli attivisti pro-life che violano la legge tradiscono il movimento. I pro-life devono mantenere la lotta legale e pacifica. Sia gli attivisti pro-life che quelli pro-aborto che infrangono la legge vanno denunciati.
    • La lotta per la vita deve sempre essere religiosa, a favore di Dio, fonte di ogni grazia e vita. La sinistra sa che Dio è al centro del dibattito. Sa che la Chiesa rappresenta la legge morale e ne fa il bersaglio della sua azione. I suoi esponenti radicali invocano l'aiuto di Satana. Tanto più, dunque, il movimento pro-vita dovrebbe invocare il potere soverchiante di Dio e della Madonna per assicurarsi la vittoria finale.

    L'isteria collettiva verificatasi dopo la fuga del parere Alito è servita a cambiare la natura del dibattito sull'aborto. L'aborto procurato non è più una questione sanitaria, femminile, politica o secolare. L'aborto procurato è quella questione morale che è sempre stata: l'uccisione di una vita umana innocente.

    La sinistra sta ridefinendo la lotta contro l'aborto in termini universali d’indole morale, religiosa, etica e metafisica. Questo nuovo inquadramento del dibattito dà un vantaggio ai difensori della vita. La parte pro-life deve essere all'altezza della situazione e spingere l'attacco.

     

    Note

    1. Planned Parenthood è, storicamente, l’istituzione più prominente della lotta abortista a livello nazionale e internazionale.
    1. Sono, cioè, “per lo più pacifiche": così dicevano frequentemente i grandi media quando si riferivano alle proteste dell’estate 2020 che misero a ferro e fuoco diverse città americane.

     

    Fonte: Osservatorio Internazionale Cardinale Văn Thuận, 28 giugno 2022.

  • Come “scoprire” la legittimità della legge anti-aborto procurato, detta “legge sul battito cardiaco”, promulgata recentemente in Texas?

    La nuova legge texana (“legge sul battito cardiaco”) richiede che chi pratica aborti verifichi la presenza del battito del cuore prima di procedere all’uccisione del bambino in grembo. Se si riscontra il battito, l’aborto non è consentito, tranne in circostanze eccezionali come il pericolo di vita per la madre (non per stupro e incesto). Questa legge solleva esplicitamente i funzionari statali dal compito di farla rispettare, negando cioè loro qualsiasi autorità in materia, e si basa esclusivamente sulla responsabilità dei cittadini. In sostanza ogni comune cittadino, dall’1 settembre, può esigere il rispetto della legge citando in giudizio coloro che eseguono o favoriscono l’aborto nonostante il riscontro del battito cardiaco. Le donne che richiedono l’aborto non sono denunciabili, mentre lo sono tutti gli altri soggetti coinvolti: per ogni violazione dimostrata, la sanzione minima è di 10.000 dollari.

    di John Horvat

    Sulla scia della decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti sul Texas Heartbeat Act(ndt, la nuova legge texana “sul battito cardiaco”) molti stanno accusando questo Stato americano di legalizzare il “vigilantismo” (ndt, “vigilantism”, cioè il ruolo di forza d’ordine che un gruppo di cittadini a attribuisce a sé stesso, senza alcuna autorizzazione legale). La sinistra dipinge la nuova legge come una tetra manipolazione volta a ostacolare l’applicazione nel Texas della sentenza pro-aborto Roe versus Wade.

    Indubbiamente, la legge che consente ai privati ​​di intentare una causa civile contro chiunque favorisca un aborto illegale costituisce un approccio nuovo. Molti conservatori pro-vita sostengono con entusiasmo la SB 8, come è nota questa nuova legge, nonostante la sua natura complessa. Altri esprimono riserve, dicendo di non capirla bene e, quindi, di fare fatica a difenderla.

    La sinistra mente definendo erroneamente il Texas Heartbeat Act come una attuazione del “vigilantismo”. Invece, non c'è nulla in questa legge che sia estraneo al nostro sistema legale. Anzi, è perfettamente in linea con la nostra lunga tradizione di common law. Non è un trucco legale caotico o anarchico, ma qualcosa che si rifà ai fondamenti stessi del nostro diritto e alla nostra vita insieme come società.

     

    La legge come mantenimento della pace

    Storicamente, noi siamo eredi di un sistema che si è sviluppato dal diritto consuetudinario medievale e dal common law. Lo possiamo far risalire a usi e costumi consolidati del popolo tramandati dalla tradizione nel corso dei secoli. Queste ricche tradizioni si intrecciano ancora con il nostro attuale sistema giuridico. Concretamente, questo Heartbeat Act (legge sul battito cardiaco) attinge a meccanismi in uso da tempo immemorabile.

    Veniamo anche da una tradizione che vede lo scopo del diritto non solo come soppressione del crimine, ma anche come mantenimento della pace. La società cerca la pace come un frutto della giustizia. L'immoralità pubblica e la criminalità danneggiano il bene comune e a causa della violazione della pace che comportano si giustifica l'intervento delle autorità laiche per ripristinarla. Se la pace viene rotta, gli antichi usi prescrivono i modi in cui l'autorità pubblica può avvalersi dell'assistenza di qualsiasi persona idonea a ristabilire l'ordine.

     

    Il diritto consuetudinario non è stato creato ma trovato

    Lo stato di diritto è fondamentale per garantire la pace. In epoca medievale, infatti, il popolo comune era il vero legislatore, poiché il diritto si basava su usi collaudati che venivano poi adottati nel tempo. Il ruolo della classe dirigente non era quello di fare la legge ma di “trovarla”. Il suo compito era quello di indagare, articolare e scoprire ciò che era sempre stato fatto e creduto per poi applicarlo alle circostanze concrete.

    La legge la si trovava anche nel diritto naturale (che era parte della nostra tradizione giuridica al momento della fondazione della nazione) e nella legge di Dio, che regola la pratica della giustizia e assicura la pace. Questa tradizione di "trovare" la legge ha coinvolto tutti coloro che la legge riguardava, facilitando la scoperta di soluzioni creative e organiche che hanno contribuito a mantenere l'ordine.

    Nella ‘legge sul battito cardiaco’, il legislatore del Texas non ha imposto la sua volontà arbitraria alla popolazione. Ha “trovato” il diritto indagando, articolando e scoprendo ciò che si è sempre fatto e creduto, applicandolo alle circostanze concrete. Ha utilizzato creativamente queste misure come mezzo per assicurare la pace.

     

    La nuova legge texana è una applicazione del Diritto Consuetudinario

    Il Texas Heartbeat Act applica questa tradizione di diritto consuetudinario, utilizzando meccanismi legali già esistenti per affrontare una grande disturbo alla pace quale è l'aborto procurato. Ben consapevole di quanto siano insufficienti le autorità pubbliche per garantire la pace in toto, la legge si avvale dell'aiuto di altri, conferendo loro poteri di governo legittimamente delegati.

    I “vigilantes” si ergono a legge. Il Texas Heartbeat Act invece autorizza i privati ​​a far rispettare la legge. Si tratta qui di non confondere le mele con le arance.

    Pertanto, il Texas Heartbeat Act si affida ai privati ​​cittadini per poter essere applicato nei tribunali civili, consentendo loro di citare in giudizio per violazione della legge fornitori e facilitatori di aborti. Poiché le autorità del Texas non sono lo strumento di applicazione della legge, questa non potrà essere annullata attraverso azioni legali contro i funzionari statali. Così, i privati ​​cittadini che fanno causa diventano una legittima estensione del governo. Tutti gli elementi dello stato di diritto rimangono intatti.

    La legge è stata debitamente approvata dalla legislatura del Texas e firmata dal governatore. Pertanto, non si può discutere sulla sua legittimità legislativa. Con ogni probabilità, il Heartbeat Act sarà presto emulato da altri Stati.

     

    L'uso comune di un potere governativo delegato

    La maggior parte della chiassosa opposizione alla nuova legge del Texas si riferisce ai poteri governativi delegati come a un concetto nuovo volto a eludere l'applicabilità della sentenza Roe versus Wade. Ma non c'è niente di nuovo nel chiedere l'aiuto di privati ​​cittadini per assicurare la pace. Tali disposizioni fanno già parte delle nostre tradizioni giuridiche e sono state incorporate nella normativa vigente.

    Il nostro sistema legale ha numerosi esempi di poteri governativi legittimamente delegati. Si consideri, ad esempio, l'uso dell'arresto da parte del privato cittadino. La maggior parte degli Stati ha codificato la regola della common-law secondo cui una persona privata può effettuare un arresto senza mandato in vista di un crimine, un delitto o una "violazione della pace". Tali azioni legali non sono molestie, falso arresto, aggressione e percosse, sebbene queste azioni criminali possano presentare alcune analogie con l'uso dell'arresto da parte del privato cittadino. Si considerino inoltre le legittime bande convocate dallo sceriffo, che possiede l’autorizzazione legale per invitare i residenti della sua contea a farne parte al fine di aiutarlo a mantenere la pace, se necessario anche con l’uso della forza. In alcuni distretti è persino criminalizzato il rifiuto di fornire questo aiuto. Questa è una azione legittima che non può essere paragonata ai crimini anarchici compiuti da una banda di linciaggio.

    I cacciatori di taglie sono un altro esempio di poteri governativi delegati. Catturano fuggiaschi o criminali al fine di guadagnare una commissione o una taglia. La maggior parte dei terroristi alla base di Guantanamo sono stati catturati in questo modo. Questa azione lecita non va confusa con i crimini commessi dai rapitori.

    Il governo ha da sempre premiato gli individui per aver agito per suo conto nel controllo delle piaghe. Per esempio, lo si vede ancora oggi nella caccia ricompensata dei cinghiali. Questi animali distruttivi disturbano la pace e danneggiano il bene comune. La loro caccia lecita e ricompensata non va confusa con i crimini di bracconaggio o caccia illegale.

    Il vecchio grido d’allarme per dare la caccia all’uomo, richiedeva a ogni uomo abile di abbandonare ciò che stava facendo e unirsi all'inseguimento di un sospettato criminale. Chi non lo faceva violava la legge. Tale legittimo perseguimento non deve mai essere scambiato per giustizia di massa.

    Questi sono solo alcuni dei tanti esempi di poteri governativi delegati, che sostengono lo stato di diritto e fanno parte integrante del sistema giuridico tramandato dalla nazione. Il potenziamento delle cause civili avviate da privati ​​cittadini col Texas Heartbeat Act si inserisce perfettamente nella tradizione legale americana.

    Il processo di applicazione della legge ai sensi dell'Heartbeat Act è trasparente. I privati ​​cittadini avviano cause civili utilizzando la posizione e l'autorità conferite loro dal governo dello Stato. Queste cause poi vengono portate nei tribunali civili del Texas e agiscono contro un atto illegale definito dalla legge: l'aborto illegale eseguito dopo un battito cardiaco rilevabile e senza esistere un'emergenza medica.

     

    Ricompensa per la difesa dell'innocente

    Il Texas Heartbeat Act non è imparziale tra il bene e il male. Poiché l'azione del cittadino è fatta per fermare qualcosa di intrinsecamente cattivo, l'aborto procurato, essa viene ricompensata. La legge prevede che i querelanti civili ricevano almeno 10.000 dollari, più le spese processuali e legali, per ogni caso di successo.

    Questi importi non vengono raccolti dalla madre del bambino abortito, ma dal facilitatore dell'aborto illegale. Gli imputati non sono autorizzati a riscuotere le spese processuali e legali dai querelanti soccombenti. L'obiettivo della legge è ripristinare la pace violata dall'omicidio di un nascituro innocente. Pertanto, la Texas Heartbeat Law è un sostegno alla moralità pubblica.

    La furia della sinistra sta a sottolineare qualcosa che è più della semplice irritazione per l'efficacia di questo corretto uso della legge nel fermare gli aborti procurati in Texas. La insolita rabbia degli ululati che si sono sentiti dalla Casa Bianca in giù conferma che la freccia ha colpito il bersaglio. Grazie alla sua efficacia, la nuova legge del Texas potrebbe riportare il dibattito sull'aborto nell'arena morale dove la sinistra non ha alcuna speranza di vincere.

     

    Fonte: tfp.org, 8 settembre 2021. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia

    © La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte.

  • Come per la Pelosi, c’è una lunga lista di politici “cattolici” da bandire dalla Comunione

     

    Nancy Pelosi e l’Arcivescovo di San Francisco mons. Cordileone - Shutterstock/Arcidiocesi di San Francisco

    di John Horvat

    (LifeSiteNews) - È stata una sorpresa leggere che l'arcivescovo di San Francisco Salvatore Cordileone abbia impedito a Nancy Pelosi di ricevere la Santa Comunione per il suo fanatico sostegno all'aborto procurato.

    I sostenitori della vita sono da tempo abituati ai tentennamenti ecclesiastici su questo tema. Troppo spesso, i rappresentati ufficiali della Chiesa hanno impiegato la deplorevole tattica del dialogo, dell'accompagnamento e dell'ascolto interminabili con politici ostinati e induriti nel loro sostegno all'aborto. Sono passati anni mentre la strage degli innocenti continuava senza sosta.

    Quando la lettera dell'arcivescovo è stata resa pubblica, i fedeli hanno potuto apprezzare una rara e ben mirata determinatezza. Si trattava di una condanna. Vale a dire, un atto che dichiara senza riserve che qualcuno è riprovevole, sbaglia o è in malafede. È un'affermazione che il bene e il male esistono e che ci sono delle conseguenze. In un'epoca di relativismo morale, detto atto equivale a un terremoto politico.

    Una condanna riconfortante

    È stato riconfortante vedere la Chiesa agire come dovrebbe e non menare il can per l'aia. Una boccata d'aria fresca è stato constatare che altri vescovi hanno sostenuto l'arcivescovo di San Francisco o addirittura esteso il suo divieto. Il vescovo di Santa Rosa, Robert Vasa, nella cui diocesi la signora Pelosi avrebbe una casa estiva, ha detto che il divieto si applica anche nella sua giurisdizione: "Il nuovo Canone chiarisce che fornire sacramenti a qualcuno a cui è vietato riceverli [ha] le sue possibili sanzioni".

    L'annuncio a sorpresa è stato come se un oscuro incantesimo fosse stato finalmente spezzato. Per troppo tempo, il male è avanzato perché degli esponenti ufficiali della Chiesa hanno adottato la farsa alla Padre James Martin di "costruire ponti" con il peccato1che tutti i cattolici devono odiare in quanto peccato (distinguendolo dai peccatori, che i cattolici devono amare e aiutare a tornare alla fedeltà).

    L'arcivescovo ha scritto: "Dopo numerosi tentativi di parlare con il presidente della Camera Nancy Pelosi per aiutarla a capire il grave male che sta perpetrando, lo scandalo che sta causando e il pericolo per la sua stessa anima che è a rischio, ho deciso che lei non sarà ammessa alla Santa Comunione".

    L'arcivescovo ha infranto altre regole progressiste menzionando la nozione di peccato, persino "grave", e la possibile dannazione dell’anima. Ha denunciato lo scandalo e ha insinuato la necessità di essere degni per poter ricevere la Santa Comunione. Queste sono delle misure disciplinari a lungo dimenticate, "politicamente scorrette", sebbene pastorali ed efficaci, che i cattolici fedeli hanno chiesto in preghiera per decenni.

    Un rimprovero meritato

    La Presidente della Camera merita il rimprovero. Non solo sostiene l'aborto procurato, ma si è messa in prima linea in questa battaglia, appoggiando ogni iniziativa in questa direzione. Ha confuso le acque dottrinali dicendo di non trovare contraddizioni tra questa orribile posizione e la fede cattolica. Le è stata data ogni opportunità di ritrattare. Tuttavia, continua ad agire pubblicamente contro l'insegnamento della Chiesa.

    "L'idea stessa che si indichino alle donne le dimensioni, i tempi o qualsiasi altra cosa riguardanti le loro famiglie, (una cosa così) personale, è spaventosa, e lo dico da devota cattolica", ha recentemente dichiarato al Seattle Times.

    Dunque, diventa motivo di gratitudine e di elogio pubblico che qualcuno prenda posizione, come ha fatto l'arcivescovo.

    Perché ci è voluto tanto tempo?

    È eccellente che qualcuno parli. Tuttavia, è anche motivo di riflessione. Perché ci è voluto così tanto?

    Il movimento pro-vita ha atteso per cinquant'anni altri pronunciamenti come questo. Molti rappresentanti della Chiesa condannano l'aborto come principio astratto. Tuttavia, sono stati pochi quelli che, con il loro pastorale in mano, hanno fatto nomi e cognomi e sanzionato pubblicamente quei politici e giudici cattolici che promuovono in modo svergognato il massacro di milioni di americani. Quanti milioni di vite innocenti sarebbero state salvate se i rappresentanti della Chiesa avessero mostrato coraggio morale e avessero punito prima i promotori dell'aborto!

    Una considerazione molto più seria riguarda ancora l'amore di Dio. Molte comunioni sacrileghe avrebbero potuto essere evitate se a questi individui fosse stato impedito di ricevere il Santissimo Sacramento. I cattolici devono considerare questa grave offesa a Dio e le sue conseguenze per la nazione. Dio non può benedire una nazione che lo offende costantemente in questo modo.

    Ci vorrebbero molte altre condanne

    C'è un'altra considerazione da fare. La Presidente della Camera Nancy Pelosi non è certo l'unico funzionario governativo cattolico a promuovere l'aborto procurato. Migliaia di personalità pubbliche cattoliche difendono spudoratamente questo massacro di innocenti, affermando di essere, come la Pelosi, "cattolici devoti".

    Anche queste persone devono essere sanzionate. Avvertite per mezzo secolo, ora dovrebbero essere aggiunte alla lista. Per troppo tempo, i rappresentanti ufficiali della Chiesa hanno mancato al loro dovere permettendo che questo scandalo oltraggioso continuasse rifiutandosi di difendere efficacemente i nascituri innocenti.

    Infine, questa stessa disciplina della Chiesa dovrebbe essere applicata alla più alta autorità della nazione, cioè, al presidente Joe Biden. Egli è la figura cattolica più visibile e il più ardente e radicale promotore dell'aborto che rivesta una carica pubblica. Non risparmia alcuno sforzo per promulgare leggi e fornire finanziamenti a questa nefasta causa, pur affermando di essere un fedele cattolico.

    La scandalosa complicità del progressismo cattolico

    Tutte queste considerazioni evidenziano la grave crisi interna alla Chiesa. Nulla di questa tragedia apocalittica sarebbe possibile se non fosse per la complicità e il comportamento scandaloso di vescovi e sacerdoti progressisti. Essi sostengono il Presidente, il Presidente della Camera Nancy Pelosi e tanti altri ancora, dando loro la Santa Comunione nonostante lo scandalo pubblico che ciò provoca. Il cardinale Wilton Gregory, arcivescovo di Washington, ha persino annunciato pubblicamente che non negherà la Santa Comunione al presidente Biden.

    Il progressismo cattolico ha da tempo strumentalizzato propagandisticamente il Santissimo Sacramento dando consapevolmente la Santa Comunione a questi individui, rendendosi conto del vantaggio politico che così veniva dato a politici che, pur sbagliando, volevano apparire come cattolici. I funzionari della Chiesa che assecondano lo scandalo ne sono complici, favorendo sia l'offesa a Dio che il danno ai fedeli.

    La condanna di Nancy Pelosi è un buon inizio e merita un plauso. Occorre fare molto di più e molto presto, per evitare che sia troppo poco e troppo tardi.

     

    Note

    1. Padre James Martin S.I., autore del libro “Un ponte da costruire”, è il grande fautore della “pastorale LGBT”.

     

    Fonte: LifeSiteNews, 23 maggio 2022. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

    © La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte. 

  • Eucarestia e aborto, il ritorno dei princìpi non negoziabili

     

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    di Stefano Fontana

     

    La decisione dei vescovi americani circa la non ammissione alla Comunione eucaristica dei sostenitori pubblici dell’aborto (vedi qui  quii) ha delle conseguenze positive anche nel campo della Dottrina sociale della Chiesa e non solo in quello della dottrina e della vita sacramentale. Infatti la decisione presa dalla maggioranza dei vescovi americani, ossia di continuare a non ammettere alla comunione gli abortisti dichiarati e di iniziare il percorso verso la redazione di un documento magisteriale sull’argomento, rimette in campo la dottrina dei principi non negoziabili. Questa dottrina è stata completamente abbandonata e negata durante questo pontificato, in netto contrasto con il precedente. I loro sostenitori auspicavano che fosse ripresa a partire dai problemi della presenza dei cattolici nella società, invece viene ora imprevedibilmente ripresa dall’interno di una questione sacramentaria.

  • Il presidente Biden, la Comunione e la guerra civile cattolica

     

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    di James R. Bascom

     

    Il 18 giugno, la Conferenza episcopale degli Stati Uniti (USCCB) ha votato, con 168 voti favorevoli e 55 contrari, in favore della stesura di un documento per delineare le condizioni per una corretta ricezione della Comunione eucaristica da parte dei cattolici. Sarà scritto dal Comitato per la dottrina della Conferenza episcopale e verrà sottoposto all'approvazione dell'assemblea episcopale di novembre.

  • L'arcivescovo Cordileone sanziona la Pelosi, una lezione di cattolicità

     

     

    di Luisella Scrosati

    Una decisione di grande coraggio e autentica carità pastorale. La lettera indirizzata dall’Arcivescovo di San Francisco alla Speaker della Camera Nancy Pelosi, resa pubblica il 20 maggio, sarà interpretata come un atto politico, come un’interferenza della Chiesa nell’attuale delicato momento che attende la decisione della Corte Suprema sul “diritto” all’aborto, come espressione di giudizio senza misericordia. In realtà si tratta a tutti gli effetti di un atto dovuto; aggettivo che non vuole minimizzare affatto la scelta di mons. Cordileone, ma sottolineare il merito del pastore che fa quanto deve per la custodia della santità dei Sacramenti, la tutela del popolo che gli è affidato e il richiamo dei peccatori.

    Non si tratta di un ritorno al Medioevo, secondo l’enfatizzazione negativa che si attribuisce a questa espressione, ma dell’applicazione di una norma precisa del Diritto Canonico vigente, nonostante la maggioranza dei pastori faccia finta che tale norma non esista, con grave danno dei fedeli.

    Le posizioni “pro-choice” della Pelosi sono note. Più volte (vedi qui) ha esibito il suo essere cattolica, madre di cinque figli, a suo dire devota e praticante, per sostenere la “libera scelta” delle donne - e di nessun altro - di interrompere o proseguire una gravidanza. Di recente la leader dei Dem americani era altresì divenuta la promotrice della richiesta al Congresso di codificare la decisione della Corte Suprema del 1973 Roe vs Wade in legge. A partire da questa nuova iniziativa della Pelosi, Cordileone aveva cercato più volte di poterla incontrare personalmente, come scrive nella lettera a lei indirizzata, senza però alcun cenno di disponibilità da parte di lei.

    La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata un estratto delle sue dichiarazioni del 4 marzo scorso a The Seattle Times, riportate testualmente dall’Arcivescovo nella sua lettera aperta a tutti i fedeli della propria diocesi (qui in italiano): «L’idea stessa che si dica alle donne la dimensione, la tempistica o qualsiasi altra cosa della loro famiglia, la natura personale di tutto questo è così spaventosa, e lo dico da devota cattolica. Mi dicono: Nancy Pelosi pensa di saperne di più del Papa sull’avere bambini. Sì, lo penso. Siete stupidi?». Da qui la decisione di inviarle il 7 aprile una lettera per informarla che, «se lei non sconfesserà pubblicamente il suo supporto al “diritto” all’aborto e non si asterrà dal riferirsi in pubblico alla sua fede cattolica e dal ricevere la santa Comunione, non avrò altra scelta che fare una dichiarazione, in conformità al canone 915, che lei non dev’essere ammessa alla Santa Comunione».

    Nancy Pelosi non solo non ha degnato di alcuna risposta l’Arcivescovo, ma di recente, il 15 maggio, in un’intervista rilasciata a Dana Bash della CNN, lo ha in qualche modo sfidato, ribadendo che, sempre da «cattolica praticante e devota», madre di «cinque figli in sei anni e una settimana», non spetta «agli incaricati di Donald Trump in tribunale o a qualsiasi politico prendere questa decisione per le donne. E lo faccio e basta, dirò solo quello che dico da decenni. Dovete capirlo. Non si tratta solo di interrompere una gravidanza. Si tratta di contraccezione, pianificazione familiare».

    Da qui la decisione di Cordileone di rendere pubblica la sua lettera del 7 aprile per spiegare a tutti i fedeli che «dopo numerosi tentativi di parlare con lei per aiutarla a comprendere il grave male che sta perpetrando, lo scandalo che sta causando e il pericolo che sta correndo per la sua stessa anima, ho deciso che è arrivato il momento di dichiarare pubblicamente che non sarà ammessa alla Santa Comunione, a meno che e fino a quando non ripudierà pubblicamente il suo sostegno ai “diritti” dell’aborto, non si confesserà e riceverà l’assoluzione per la sua cooperazione a questo male nel sacramento della Penitenza».

    Non è nelle intenzioni di Cordileone di chiudere la faccenda in questo modo, dal momento che nella lettera indirizzata alla Pelosi ha fatto presente di «essere pronto a continuare il nostro dialogo in qualsiasi momento» e che continuerà ad offrire preghiere e digiuni per lei.

    Sempre il 20 maggio, mons. Cordileone ha inviato una lettera al clero della propria diocesi (vedi qui), per spiegare ulteriormente il suo atto ed allontanare qualsiasi tentativo di interpretazione ideologica: «Vi sono alcuni che ritengono le azioni che ho intrapreso come un trasformare l’Eucaristia in un’arma. Invece, si tratta semplicemente dell’applicazione dell’insegnamento della Chiesa. Per giustificare l’accusa di “trasformare in un’arma” l’Eucaristia bisognerebbe dimostrare che le azioni di qualcuno nel seguire l’insegnamento della Chiesa hanno esplicitamente di mira uno scopo politico. Sono sempre stato molto chiaro, sia nelle mie parole che nelle mie azioni, che la mia motivazione è pastorale, non politica». Sono invece coloro che «violano l’insegnamento della Chiesa e ricevono la Santa Comunione per uno scopo politico a usare l’Eucaristia come arma per i propri secondi fini».

    L’Arcivescovo di San Francisco ha dunque fatto il suo dovere fino in fondo, seguendo con grande attenzione quanto la Chiesa dispone in materia. Il Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi pubblicava nell’anno giubilare una precisa spiegazione dell’applicazione del can. 915. Le tre condizioni previste per il diniego della Santa Comunione, nel caso di Nancy Pelosi, concorrono tutte molto chiaramente: il peccato grave oggettivo; l’ostinata perseveranza, spiegata dal documento del 2000 come «l’esistenza di una situazione oggettiva di peccato che dura nel tempo e a cui la volontà del fedele non mette fine, non essendo necessari altri requisiti (atteggiamento di sfida, ammonizione previa, ecc.) perché si verifichi la situazione nella sua fondamentale gravità ecclesiale»; il fatto che tale peccato grave è manifesto.

    A ben vedere, nel caso in questione, sebbene non ne fosse obbligato, Cordileone ha prudenzialmente fatto pervenire all’interessata anche un’ammonizione previa, tentando ripetutamente di mettersi anche in contatto personale, ricevendo però in cambio manifestazioni inequivocabili di ostinazione, che si configurano di fatto come un chiaro atteggiamento di sfida. L’Arcivescovo ha altresì osservato la raccomandazione di «adoperarsi per spiegare ai fedeli interessati il vero senso ecclesiale della norma, in modo che essi possano comprenderla o almeno rispettarla», prima di arrivare alla decisione.
    È inevitabile che Cordileone finisca nel mirino di reazioni politiche ed ecclesiali. Qualunque cosa accada, egli ha fatto il proprio dovere di vero pastore che ha di mira il bene della Chiesa e delle anime, dando così un esempio di fortezza e rettitudine, che in questo momento sono davvero limpida luce che squarcia la coltre delle tenebre.

    Attribuzione immagineBy Steubenville Conferences - Archbishop Salvatore J. Cordileone - Saturday Homily - 2016 Defending the Faith (6m 19s), CC BY 3.0, Wikimedia.

     

    Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 23 maggio 2022. 

  • La bozza del parere sulla Roe versus Wade mostra come una legge ingiusta non possa mai consolidarsi come una legge

     

     

    di John Horvat

    Come era prevedibile, la bozza del parere - votata a maggioranza - sulla sentenza pro aborto Roe versus Wade, firmata dal giudice Samuel Alito e poi trapelata ai media, sta infiammando il Paese. L'inattesa rivelazione dell'intenzione della Corte Suprema di rovesciare la Roe v. Wade dà alla sinistra rabbiosa il tempo di mobilitarsi in difesa dell'aborto procurato. Difatti, sta ora intimidendo il pubblico con minacce di violenza e di "furore".

    Naturalmente, il presente dibattito non riguarda solo il parere del giudice Alito. La maggior parte degli attivisti abortisti probabilmente non l'ha neppure letto. Tuttavia, capisce il danno che arrecherà alla loro causa e orienta il dibattito in modo da enfatizzare i punti drammatici.

    Allo stesso modo, anche la maggior parte dei pro-life americani non ha letto il documento di 98 pagine. Ma pure loro sanno cosa esso significhi per la loro causa. Essi non si illudono sul fatto che il documento sia il minimo che ci si possa aspettare da questi giudici e che fermerà l'aborto, ma comprendono che potrebbe essere un passo significativo verso questo obiettivo. Se fosse finalmente pubblicato, potrebbe anche essere un duro colpo psicologico per la causa abortista in tutto il mondo.

    Entrambe le parti sanno che il documento non è quello che sembra. Tuttavia, comprendono il valore simbolico del parere e del suo potente impatto sul pubblico. Per la prima volta, questo parere dimostra che agli occhi della Corte Suprema la Roe v. Wade non è una legge consolidata. Costringe la parte favorevole all'aborto ad ammettere che questo mal definito "diritto" può essere ribaltato. Chiunque vinca questa battaglia simbolica vince la guerra.

    Il problema dell'originalismodebole e traballante

    In gioco si trovano due prospettive giuridiche inconciliabili. La sinistra nega l'esistenza di una legge morale. Rifiuta quindi qualsiasi restrizione nei confronti di un individuo, anche se si tratta di un bambino innocente nel grembo materno. La posizione pro-vita afferma una legge morale universale, che dichiara che l'uccisione di una vita umana innocente è sempre e ovunque un omicidio e deve quindi essere proibita.

    Il parere di Alito non entra in questo dibattito di prospettive morali, ma si limita ad evidenziarlo.

    Il problema del parere del giudice Alito è che si basa su un originalismo1debole e traballante, che non rappresenta né una minaccia né una vittoria per nessuna delle due parti. Il parere condanna giustamente la Roe v. Wade come una legge costruita male. Tuttavia, si tratta di un'obiezione quasi tecnica, che non entra nel merito della questione morale.

    La posizione del giudice soffre di una mancata volontà di tornare alla lunga tradizione occidentale della Legge Superiore2, rimanendo nella falsa sicurezza di una legge positiva creata dall'uomo e che può cambiare nel tempo. Così viene scartata la solidità di una legge morale naturale data da Dio che è valida per tutti i tempi, luoghi e popoli, giacché si basa su una natura umana immutabile.

    Una posizione così superficiale non risolve questo problema. I giudici devono avere il coraggio di tornare alla legge morale naturale.

    L'aborto non è una legge consolidata

    Il merito del parere sta nell’umile riconoscimento che la sentenza Roe v. Wade è una legge sbagliata. Anche dei giuristi liberali lo hanno ammesso nel corso degli anni. La bozza della maggioranza ha il coraggio di proclamare che l'aborto procurato non è una legge "consolidata".

    Il giudice Alito si scusa ulteriormente ammettendo che la Corte Suprema è responsabile di questa cattiva legge che ha polarizzato il paese. Egli afferma che solo la Corte può rimediare al grave errore, che ha tolto tante vite in quasi mezzo secolo, abolendo la Roe. Per due volte, il giudice Alito afferma che la Roe "era gravemente sbagliata". Questo è il primo e gradito mea culpa della Corte Suprema.

    Nelle parole del giudice cattolico: "La Roe era clamorosamente sbagliata fin dall'inizio. Il suo ragionamento era eccezionalmente debole e la decisione ha avuto conseguenze dannose. E lungi dal portare a una soluzione nazionale della questione dell'aborto, Roe e Casey hanno infiammato il dibattito e approfondito la divisione". (p. 6). Più avanti, Alito lo ribadisce, affermando che "Roe era.... gravemente sbagliata e profondamente dannosa". Per ragioni già spiegate, l'analisi costituzionale di Roeandava molte oltre ogni ragionevole interpretazione delle varie disposizioni costituzionali a cui vagamente faceva riferimento" (p. 40).

    Una legge ingiusta non è affatto una legge

    Nel sottolineare gli errori della Roe, il giudice della Corte Suprema rafforza la massima giuridica lex iniusta non est lex, cioè una legge ingiusta non è affatto una legge. Nato con Sant'Agostino, questo concetto è stato ulteriormente ampliato da San Tommaso d'Aquino e proclama che lo scopo della legge è quello di sostenere la giustizia a beneficio del popolo governato. Una legge ingiusta vanifica lo scopo del diritto e quindi cospira contro di esso. Questa visione logica corrisponde alla legge morale naturale.

    Le umili scuse offerte a nome della Corte possono servire come una prima espiazione per un peccato nazionale che ha gravemente offeso Dio e macchiato profondamente l'onore dell'America.

    Tuttavia, è necessario molto di più. Una legge ingiusta non potrà mai essere una legge consolidata. I giudici devono fare di più. Devono trovare il coraggio di entrare nella grande battaglia morale che sta al centro più candente della guerra culturale americana. Devono abbandonare la finzione amorale, relativista e secolarista dell'originalismo, che consente soluzioni a metà. Come trapelato, la bozza di Alito votata dalla maggioranza sosterrà i divieti di aborto in metà degli Stati, riconoscendo al contempo la legalità dell'aborto post-natale in altri. La vile omissione della Corte di condannare l'errore morale dell'aborto procurato non fa che aggravare i problemi della nazione.

    La Corte Suprema deve abbracciare la lex iusta. Ancorata alla più alta legge morale naturale, una legge giusta è e sarà sempre una vera legge.

     

    Note

    1. “Il principio o la convinzione che un testo debba essere interpretato in modo coerente con il modo in cui sarebbe stato inteso o era destinato a essere inteso al momento in cui è stato scritto (specialmente nel caso della Costituzione americana) – Dizionario di Oxford.

    2. Principio di legge divina o morale considerato superiore alle costituzioni e alle leggi promulgate – Merriam Webster.

     

    Fonte: Tfp.org, 17 maggio 2022. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

    © La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte.

  • Le aziende si vedono costrette a prendere posizione su questioni morali come l'aborto a scapito degli affari

     

     

    di John Horvat

    Due dei principi più sacri dell’economia liberale sono le nozioni di neutralità morale e di libero mercato. Wall Street non si immischia nelle credenze e nei costumi personali perché ciò sarebbe negativo per gli affari. Fintanto che il diritto di proprietà e i contratti vengano rispettati, il liberalismo classico non si preoccupa delle credenze religiose contrastanti. Per dirla con Thomas Jefferson, "non mi fa male che il mio vicino dica che ci sono 20 dei o nessun dio. Non mi sta rubando nelle tasche né mi sta spezzando una gamba". Pertanto, l'uomo d'affari liberale cerca solo vendite e profitti.

    Ciò non significa che le grandi imprese abbiano sempre seguito questa filosofia economica. Il costante commercio con i Paesi comunisti è stato un esempio di come le grandi aziende sostengano regimi immorali e oppressivi, che rubano nelle tasche, spezzano le gambe e mantengono mercati non liberi. Quando si tratta della sinistra, le grandi imprese violano le loro stesse regole liberali. Comunque, la maggior parte di quelle non appartenenti al liberal establishment cercano di evitare le guerre culturali, preferendo vendere a entrambe le parti purché si possa rimanere fuori dal fuoco incrociato delle visioni ideologiche.

    Infiltrazione nelle assemblee degli azionisti

    Tuttavia, il tempo della neutralità morale sta finendo. Le aziende pubbliche saranno presto costrette a prendere decisioni che riguardano questioni morali, anche quando danneggiano i loro profitti. Presto violeranno il libero mercato rifiutandosi di servire i settori che non si conformano agli standard "morali" della sinistra.

    La minaccia viene dai giganteschi fondi di investimento e dagli investitori “militanti” che dicono ai membri dei consigli di amministrazione come gestire le loro aziende e selezionare i loro mercati. Molti conservatori si sono lamentati del cosiddetto sistema di rating ESG. Questo strumento di ideologia “liberal” valuta le aziende in base al rispetto degli obiettivi ambientali, sociali e di governance (ESG=Social and Corporate Governance). Con la controversia sulla possibile abrogazione della sentenza abortista Roe v. Wade, alcuni azionisti militanti stanno aggiungendo all'acronimo ESG la A di aborto.

    Costringere le imprese a sostenere l'aborto

    Con le nuove restrizioni sull'aborto procurato, sempre più attivisti e società d’investimento interverranno nelle riunioni degli azionisti con proposte a favore dell'aborto. I nuovi radicali infrangeranno la regola economica liberale introducendo le “guerre culturali” anche nei settori finanziari. Così le aziende pubbliche, che dovrebbero tutelare gli interessi degli azionisti anziché quelli dei militanti della “giustizia sociale”, si avviano a distruggere il libero mercato e a danneggiare i loro profitti.

    Particolarmente preoccupanti sono i gestori di giganteschi fondi di investimento che possono usare il loro vasto numero di azioni contro i consigli di amministrazione delle società durante le assemblee degli azionisti. I tre grandi fondi di investimento sono BlackRock, Vanguard e State Street, e tutti e tre hanno un orientamento di sinistra "woke". Insieme gestiscono un patrimonio di oltre 20.000 miliardi di dollari.

    Si strumentalizza la questione dell'aborto creando delle zone ghetto

    Gli attivisti stanno inquadrando il dibattito sull'aborto in termini finanziari per dare un'apparenza di correttezza. Ad esempio, chiedono ad aziende tradizionali come Lowes e Walmart di redigere rapporti che valutino i costi/benefici delle misure restrittive dell'aborto nell'assunzione dei dipendenti e nella loro fidelizzazione. Fortunatamente, questa proposta è fallita con solo il 13% dei voti favorevoli a Walmarte il 32% a Lowes. Questi primi sforzi segnalano la volontà degli attivisti di trasformare l'aborto in una questione economica, proprio come hanno fatto con le preoccupazioni per l'ambiente e le diversità, allo scopo di far sottostare le aziende a parametri non economici.

    Le azioni suggerite vanno oltre i semplici rapporti sull'impatto economico. Con un numero sufficiente di voti, gli attivisti possono cambiare i consigli di amministrazione o decidere le strategie di marketing. Secondo un recente articolo del Wall Street Journal (3/6/22), i nuovi rivoluzionari possono persino imporre alle aziende i luoghi in cui operare. Interi settori della nazione potrebbero essere tagliati fuori. Gli attivisti, ad esempio, hanno recentemente chiesto alle aziende di rivelare se chiuderanno o amplieranno le loro attività negli Stati in cui l'aborto sarà vietato o limitato. Tali misure distruggerebbero il libero mercato e creerebbero zone ghetto in cui le aziende “woke” non osano entrare. Il risultato sarebbe segmentare i consumatori, creando un sistema di apartheid culturale basato sulle convinzioni delle persone.

    I promotori dell'aborto si lamentano perché i pro-life impongono la loro moralità alla popolazione. Eppure, i nuovi azionisti rivoluzionari delle corporation sperano di imporre la loro legge immorale alla popolazione, ergendosi come autocrati in un sistema in cui la regola del peccato e del vizio determina la politica del mercato. L'enorme potere del dollaro è messo al servizio di coloro che distruggono la vita in questo nuovo regime di apartheid abortista.

    Così viene imposta all'America un'economia distorta

    I rivoluzionari non si limitano a cambiare la politica aziendale, ma distorcono anche la realtà economica. Lo sforzo di inquadrare il dibattito culturale in termini finanziari impone anch’esso un'economia distorta. Il permettere la nascita di bambini non ha un impatto negativo nell'economia. Anzi, l'economia migliora. Ogni nuovo bambino è un americano in più, un membro di una famiglia, un consumatore, uno studente, un vicino di casa, un amico, un lavoratore e, soprattutto, un'anima immortale in più per la quale Dio ha progetti eterni e meravigliosi.

    Gli attivisti dell’acronimo ESG+A hanno una strana concezione dell'economia. Quale azienda potrebbe concludere che sia economicamente vantaggioso eliminare in un colpo 63 milioni di consumatori, i quali potrebbero acquistare i loro prodotti e lavorare nelle loro fabbriche per tutta la vita?

    La bomba a orologeria del calo demografico minaccia il mondo intero. Le aziende farebbero bene a commissionare studi che analizzino l'impatto dell'implosione demografica sull'economia. Più bambini, non meno, salvaguarderebbero gli interessi degli azionisti e il bene comune della società. Si scoprirebbe anche che un'America morale, dedita alla virtù e al rispetto della legge di Dio, sarà anche una nazione prospera e benedetta dalla Provvidenza.

     

    John Horvat II è uno studioso, ricercatore, educatore, conferenziere internazionale e autore del libro Return to Order, oltre che di centinaia di articoli pubblicati. Vive a Spring Grove, in Pennsylvania, dove è vicepresidente della Società americana per la difesa della Tradizione, della Famiglia e della Proprietà.

     

    Fonte: LifeSiteNews, 6 giugno 2022. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

    © La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte.  

  • MAGNIFICAT PER LA VITA!

     

     

    In una decisione storica, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha ribaltato la sentenza del 1973 nota come Roe vs. Wade, che stabiliva un “diritto” costituzionale ad abortire, vietando quindi gli Stati membri della Federazione di adottare leggi in difesa della vita nascitura.

    La sentenza della Corte Suprema non dichiara l’aborto illegale, ma toglie il divieto federale, lasciando quindi i singoli Stati liberi di adottare leggi in tutela della vita innocente. Si calcola che la metà degli Stati adotteranno simili leggi già nelle prossime settimane.

     

    L’Associazione Tradizione Famiglia Proprietà - TFP:

    - si rallegra con questa sentenza, che tutela la vita umana innocente, un dono di Dio;

    - ringrazia la Madonna dell’Immacolata Concezione, Patrona degli Stati Uniti, per il suo continuo e maternale sostegno;

    - si congratula col movimento pro-life americano che, dopo ben mezzo secolo di lotta, finalmente raccoglie questa importante vittoria;

    - fa un appello ai difensori della vita in Italia affinché riprendano animo nella lotta per bandire dal nostro Paese quel “crimine abominevole”, come il Concilio Vaticano II definì l’aborto;

    - segnala come l’unica tattica che porta alla vittoria è “no exception, no compromise!”, e rigetta pertanto la strategia di difesa della Legge 194 come un male minore.

     

    Roma, 24 giugno 2022

    Festa Del Sacro Cuore di Gesù

    Associazione Tradizione Famiglia Proprietà

    Via Nizza, 110 — 00198 Roma

    www.atfp.it     Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

  • Nuovo presidente al Parlamento europeo. Una falsa cattolica approvata da Soros

     

    Leila Paul, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

    di Philip Beattie*

    I vescovi d'Europa hanno salutato con favore l'elezione alla presidenza del Parlamento europeo della cattolica maltese pro-aborto e pro-LGBTQ+ Roberta Metsola.
     
    La donna più giovane mai eletta a capo dell'Parlamento UE è descritta, in un rapporto dell'Open Society European Policy Institute del filantropo di sinistra George Soros, come avente "punti di vista molto progressisti".
     
    Martedì 18 gennaio scorso, Metsola ha ottenuto 458 dei 690 voti espressi, ottenendo il sostegno di socialisti e democratici e battendo i candidati sostenuti dai Verdi, dalla sinistra radicale e dai nazionalisti conservatori. Sebbene diversi media mainstream l'abbiano etichettata in modo confuso come "anti-aborto", alcuni cattolici maltesi la considerano una "falsa cattolica alla maniera di Joe Biden". È ben noto che la Metsola ha votato diverse volte nel Parlamento europeo contro l’aborto.  Quello che è meno noto è che la nuova presidente ha presentato una risoluzione contro la Polonia per le sue leggi anti-aborto.
     
    Secondo un esponente della Società Maltese per la Civiltà Cristiana – Pro Malta Cristiana: "A Malta diceva di essere contraria all'aborto, mentre a Bruxelles, durante il suo incarico di eurodeputata, ha dichiarato spesso di essere a favore dei cosiddetti diritti riproduttivi delle donne”. Infatti, i giornalisti hanno chiesto alla neoeletta Metsola se volesse chiarire la confusione che circonda la sua posizione sull'aborto, poiché alcuni membri francesi del Parlamento europeo avevano espresso scrupoli sulla sua posizione in materia. La 43enne ha dichiarato categoricamente: " È quella del Parlamento Europeo, che, quando ha parlato della salute riproduttiva e dei diritti alla riproduzione, non è mai stato ambiguo. Ha sempre detto che voleva che questi diritti dovessero essere meglio protetti".
     
    Metsola ha anche affermato di aver recentemente presentato una risoluzione che condanna la legge polacca contro l'aborto: "L'ho promossa e l'ho presentata. (...) Questo è esattamente ciò che farò con tutte le posizioni che sono state assunte in questo ambito in tutti gli Stati membri".
     
    Quello che è certo è che il rapporto finanziato dalla Open Society Foundation di George Soros intitolato "Alleati affidabili al Parlamento europeo (2014–2019)" ha elencato la Metsola come un alleato "molto appassionata di questioni migratorie" così come "asilo, uguaglianza di genere, diritti LGBTI e diritti di tutte le minoranze". I propagandisti di Soros la considerano un'alleata in termini di agenda globalista e anticristiana, anche se la Metsola ha negato qualsiasi collegamento con l'agitatore di estrema sinistra.
     
    Le sue posizioni pro immigrazione sono altrettanto ben note, e la Metsola ha attaccato diverse volte la Polonia e l’Ungheria, due paesi che rifiutano le ondate migratorie islamiche per difendere il proprio patrimonio culturale cristiano.   Date le sue posizioni per la centralizzazione del potere a scapito delle sovranità degli Stati membri, la sua elezione sembra un ulteriore passo in avanti nel piano euro-federalista di ridurre le restanti vestigie delle sovranità nazionali.
     
    Da parte sua, il cardinale Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e presidente della Commissione delle Conferenze episcopali dell'Unione europea ("COMECE"), - ignorando il fatto che le persistenti posizioni pro-LGBT della Metsola in passato fossero in chiara violazione dell'insegnamento cattolico - si è congratulato con la neo-eletta a nome della COMECE, dicendo che non vedeva l'ora di collaborare con la Metsola "per il bene comune". "Abbiamo già avuto l'opportunità di lavorare con lei e riconosciamo le sue qualità: è una persona brillante che sarà sicuramente in grado di svolgere questo importante ruolo istituzionale in modo eccellente", ha affermato Hollerich in un comunicato stampa.
     
    Il vescovo Joseph Galea-Curmi, vescovo ausiliare di Malta e delegato della Conferenza episcopale di Malta per la COMECE, ha plaudito la Metsola alla Radio Vaticana, affermando che potrebbe "ispirare un grande consenso visto la divisione politica dell'Europa".
     
    Da notare il fatto che il sacerdote conservatore maltese padre Davide Muscat, nel mese di ottobre del 2020 aveva spiegato in un video di YouTube come la Metsola "scatenò un feroce attacco alla Polonia e ai cattolici polacchi". Sebbene il suo partito a Malta (Partito Nazionalista) "non sia più nazionalista né cattolico", lei "ha ingannato i cattolici maltesi in passato ed è stata costantemente eletta da diverse migliaia di elettori cattolici al Parlamento europeo", ha avvertito Muscat.
     
    A questo proposito, il sito cattolico Americano Church Militant ha contattato la COMECE, chiedendo perché i vescovi fossero così entusiasti di sostenere un presidente cattolico che ripudia così chiaramente e pubblicamente l'insegnamento cattolico, ma non ha ricevuto alcuna risposta. 
     
    *Philip Beattie insegna finanza ed economia all’Università di Malta. È presidente di Pro Malta Christiana, un’associazione di laici cattolici con lo scopo principale di difendere i valori della Civiltà Cristiana a Malta.
     
    © La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte.
  • Possono i vescovi americani dire no ai politici pro-aborto?

     

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    John Horvat

     

    Il caso contro i politici pro-aborto che ricevono la Santa Comunione dovrebbe essere ovvio per tutti. Il requisito per ricevere la Santa Comunione è essere liberi dal peccato mortale. Favorire l'aborto è un peccato pubblico e grave. Quegli stessi politici commettono anche il grave peccato di scandalo. Pertanto, dovrebbe essere loro negata la Comunione.

  • Russia, isola della salvezza?

     

     

    di Samuele Maniscalco

    Le molte crisi che scuotono il mondo odierno costituiscono soltanto molteplici aspetti di un'unica crisi fondamentale che ha come specifico campo d'azione l'uomo stesso. In altri termini, “queste crisi hanno la loro radice nei problemi più profondi dell'anima, e da qui si estendono a tutti gli aspetti della personalità dell'uomo contemporaneo e a tutte le sue attività”[1].

    Se non si parte da questa chiave di lettura, qualsiasi analisi dei fatti odierni tenderà a trasformarsi in uno scontro tra tifoserie disposte a chiudere gli occhi sui difetti dei propri beniamini ma a vederne di ogni sorta in chi viene percepito come avversario.

    Questa crisi tocca, sì, principalmente l'uomo occidentale e cristiano, ma anche gli altri popoli, “nella misura in cui il mondo occidentale si estende a essi e in essi ha affondato le sue radici. Presso questi popoli tale crisi si aggrava sommandosi ai problemi propri delle rispettive culture e civiltà e si complica per l'urto tra queste e gli elementi positivi e negativi della cultura e della civiltà occidentali”[2].

    Detta in soldoni, niente e nessuno sfugge alla furia distruttrice di questa crisi plurisecolare. Non esistono isole felici. Al massimo, possono esistere paesi/popoli fermi a una tappa antecedente di tale processo ma comunque in cammino verso la sua piena realizzazione.

    Per quanto profondi siano i fattori di diversificazione di questa crisi nei vari paesi del mondo odierno, essa conserva, sempre, cinque caratteri essenziali:

    1. È universale. Oggi non vi è popolo che non ne sia colpito, in misura maggiore o minore.

    2. È una. Non si tratta cioè di un insieme di crisi che si sviluppano in modo parallelo e autonomo in ogni paese.

    3. È totale. Considerata in un dato paese, essa si estende a tutti i domini dell'azione dell'uomo.

    4. È dominante. È come una regina a cui tutte le forze del caos servono come strumenti efficaci e docili.

    5. È un processo. Non è un fatto straordinario e isolato. Costituisce, anzi, un lungo sistema di cause ed effetti che vanno producendo successive convulsioni.

    Influenzata e condizionata in sensi diversi, da fattori esterni di ogni tipo e seguendo a volte vie molto sinuose, essa tuttavia continua a procedere incessantemente verso il suo tragico fine[3].

     

    Perché questa premessa?

    Se tutto quello che abbiamo scritto sinora ha un qualche senso per il lettore, allora questo stesso converrà che, così come l’Europa – o gli Stati Uniti se preferisce – anche la Russia è stata investita e tutt’ora lo è da questa crisi globale di valori.

    “Il fenomeno della secolarizzazione in Russia ha delle peculiarità che lo differenziano da quello occidentale”, scrive mons. Paolo Pezzi, arcivescovo dell’Arcidiocesi della Madre di Dio a Mosca, nel libro La piccola Chiesa nella Grande Russia(Edizioni Ares). “A cominciare dalla tendenza a mettere in risalto l’apparenza rispetto alla sostanza, con il rischio di nascondere i problemi che nascono. Nella società secolarizzata russa l’elemento religioso mantiene una certa forza e attrazione, ma è molto distaccato dalla vita. Non è necessariamente combattuto. Si tende piuttosto a considerarlo inutile, ininfluente, o perlomeno a ridurne il più possibile l’influenza sull’esistenza quotidiana”[4].

    Partire da questa consapevolezza è fondamentale. Oggi si sentono infatti molti voci interne al mondo cattolico che dipingono la Russia come una roccaforte dei valori cristiani, o che almeno lo stia diventando sempre di più sotto una leadership che governa con fermezza da oltre due decadi.

    Ma quali valori, di preciso? Intervistata a tal proposito[5], la dott.ssa Marta Carletti dell’Asta[6] ha parlato di una concezione “paganeggiante” della religione da parte del potere politico:

    "Facciamo un esempio recente, il 4 febbraio si è concluso l’iter di un decreto presidenziale, che attende ancora la firma definitiva, sui “valori tradizionali a fondamento dello Stato russo”. Questo documento è molto indicativo. Elenca una serie di valori su cui si fonderebbe la Russia, come “patriottismo”, “lavoro costruttivo”, dando l’immagine di uno Stato etico, in cui è prescritto a norma di legge che il cittadino debba essere onesto, generoso e patriottico. In questo elenco figurano gli “alti valori spirituali” ma senza mai nominare Dio, né alcuna confessione religiosa. Si tratta dunque di un uso strumentale di questi valori, definiti “tradizionali” ma che non hanno più un legame specifico col cristianesimo. In questo modo la religione viene usata all’occorrenza, come mero braccio spirituale del potere politico".

    Del resto, tra i valori tradizionali della Federazione Russia potrebbero essere inseriti anche quelli afferenti il mondo della stregoneria per i quali, secondo dati del Ministero della Salute russo citati dal Moscow Times, più di 800.000 russi avrebbero fornito servizi come guaritori, medium, veggenti, tra le altre attività del genere, nel 2017[7].

    Un opinionista di sinistra come Antonio Polito ha colto a suo modo uno dei motivi per cui frange delle nostre società occidentali simpatizzano per l’attuale Russia: sono “stanche di sentirsi ingranaggi nel «meccanismo» della modernità (…) fatta di tecnica, scienza, finanza e democrazia; e hanno invece nostalgia di un mondo fondato sulla comunità, sulla sua unità spirituale e mistica”[8].

    C’è nostalgia, in fondo, della casa del Padre. Ma come nella parabola del figliol prodigo, le masse di oggi sono tutt’ora intente a cibarsi delle carrube dei porci non avendo il coraggio e l’umiltà di riconoscersi in errore e debitori di un Dio che li ha creati.

    Fintanto che l’uomo contemporaneo continuerà a contendersi il cibo con i maiali, sarà sempre attratto dalle sirene di false alternative.

    Se ai tempi dell’Unione Sovietica la Russia era dipinta dalla sinistra di tutto il mondo come il paradiso dei lavoratori, il famoso “socialismo reale”, cioè l’ideologia socialista realizzata concretamente e storicamente, oggi, una parte del mondo conservatore in Occidente, stanca della modernità secolarizzata, tende a vedere la “cristianità reale” - ossia la vita vissuta intorno ai valori della tradizione cristiana - in una Federazione Russa che invoca il suo passato religioso.

     

    Ma è così?

    A causa dell’elevato numeri di aborti, la Russia è oggi un paese in preda a un grave calo di popolazione. Nonostante il loro numero sia decresciuto nel tempo, anche per via del calo demografico della fascia in età fertile, le cifre sono rimaste alte: nel 1994 3 milioni, nel 2000 2,11 milioni, nel 2010 1,18 milioni e nel 2020 poco più di 553.000[9].

    In rapporto al numero della popolazione totale il trend attuale sembrerebbe più o meno lo stesso di quello dei paesi dell’Europa occidentale. Non è esattamente così, perché le cifre officiali non tengono conto degli aborti praticati nei centri privati o di quelli chimici ma, se anche lo fosse, allora dovremmo porci una prima questione: in tema di aborto, né a livello delle leggi permissive né della pratica sociale, si vede una presunta superiorità morale della società russa.

    Di più. Putin governa praticamente da oltre un ventennio con poteri inesistenti nelle democrazie liberali. La statistica dice che non si è fatto granché in tutto questo lasso di tempo per debellare questo mostruoso male che colpisce, certo, non solo la Russia, ma tutto il mondo secolarizzato.

    Ma c’è di più. In realtà, a differenza di quanto per esempio vige in Polonia da qualche anno e più recentemente in alcuni stati americani, dove l’aborto è chiaramente ostacolato, la Russia ha ulteriormente regolamentato la pratica, confermandola nei fatti.

    Il 1 novembre del 2011, il Parlamento russo, controllato dal partito del presidente, Russia Unita, che nelle elezioni del 2008 aveva conseguito il 71,25% dei voti, approvò la cosiddetta Legge Federale del 21 novembre del 2011 N 323-FZ “Sui fondamenti della protezione della salute dei cittadini nella Federazione Russa”[10].

    Questa legge non parla mai di "aborto" ma di "interruzione artificiale della gravidanza", un crudo eufemismo in linea con la lobby abortista del mondo occidentale, che così cerca di mascherare questo crimine. L'articolo 56 recita al punto 1: “Ogni donna decide autonomamente sulla questione della maternità. L'interruzione artificiale della gravidanza viene eseguita su richiesta della donna con il consenso informato volontario”.

    Il punto 2 del sopramenzionato articolo stabilisce il termine generale per uccidere legalmente il nascituro: "L'interruzione artificiale della gravidanza su richiesta della donna si realizza ad un'età gestazionale fino a dodici settimane».

    Ma c'è un trucco: il punto 4 di quest’articolo introduce una scappatoia legale che consente l'aborto fino a 22 settimane o anche fino alla fine della gravidanza: «L'interruzione artificiale della gravidanza per motivi sociali si compie a un'età gestazionale fino alle ventidue settimane, e in presenza di indicazioni mediche, indipendentemente dall'età gestazionale”.

    In altre parole, basta che una madre affermi qualcosa di vago come presunte "ragioni sociali" per poter abortire fino al 5° mese di gravidanza, e se un medico lo consente, anche fino al momento prima del parto.

    Qualsiasi partito abortista della più liberale delle democrazie sottoscriverebbe una simile legge senza battere ciglio. Basterebbe questo a dimostrare che non esiste in Russia un serio sforzo politico per eliminare questa piaga.

    Andiamo comunque avanti parlando di un'altra mostruosità di cui in questi giorni si è giustamente detto come l’Ucraina ne sia una delle fucine: la pratica dell’utero in affitto.

    In Russia, la materia venne regolamentata ancora prima che in Ucraina (1° gennaio 2013) da una legge entrata in vigore il 1° gennaio 2012, cioè quando Presidente della Federazione era Medvedev, mentre Putin rivestiva la carica di Premier. Ma a nessuno sfugge che, nei fatti, il mandato del primo era ampiamente condizionato dal secondo, vero uomo forte del Paese. 

    Sotto il titolo «Basi della protezione della salute dei cittadini della Federazione Russa», la legge al punto 10, articolo 55, spiega che «madre surrogata può essere una donna dai 20 ai 35 anni che abbia almeno un figlio sano proprio, che dimostri con una documentazione medica il buono stato della sua salute. Una donna sposata può essere madre surrogata solo col consenso scritto del marito».

    La legge federale stabilisce che a servirsi di madri in affitto possono essere coppie sposate, madri sole e anche uomini soli che possono "affittare" il grembo di una donna, mentre vige formalmente il divieto per le coppie omosessuali[11].

    A questo punto, qualcuno potrebbe dire: “almeno loro vietano alle coppie omosessuali di servirsi di questa pratica ignominiosa!”. Vero – almeno sulla carta – ma questo singolo punto non può certo bastare ad innalzare un governo a difensore della Cristianità, altrimenti oggi dovremmo pensare lo stesso dell’hitlerismo e dello stalinismo per avere varato misure contro l’aborto…

     

    Dugin: “la Russia non è l’isola della salvezza”

    Chi legge l’attuale momento storico come uno scontro tra Liberalismo e Tradizione, difficilmente potrà negare le parole di uno degli intellettuali russi più citati in Italia – molto più qui che in Russia, per la verità – e ritenuto uno degli ideologi di riferimento di Putin.

    Parliamo di Aleksandr Dugin, secondo cui “non si può sostenere che la Russia moderna di Putin sia rappresentante di una tradizione. No, ahimè, non lo è”[12].

    Lo stesso, in una lunga intervista ad ampio spettro, ha del resto descritto molto bene la decadenza morale del suo Paese:

    “[…] dal punto di vista occidentale, può sembrare che Putin sia un conservatore integrale e che la Russia sia conservatrice, ma se si guarda la cosa più da vicino vediamo che non è certamente così. La nostra élite intellettuale va verso i valori occidentali: la teoria gender, il femminismo, l’influenza nel cinema, nel teatro, etc. […] i valori occidentali liberali purtroppo prevalgono tra i giovani. […] È uno dei problemi più grandi della Russia di oggi: siamo poco lontani dagli esempi più disgustosi della cultura occidentale, cioè di quello che è diventata”.

    Parole inconfutabili alle quali si aggiungono quelle sulla situazione dell’educazione scolastica. Sembra di leggere di qualche paese dell’Unione Europea:

    “[…] la maggior parte degli insegnanti ha avuto una formazione sovietica e dunque anche se non sono più marxisti, sono comunque dei materialisti che non hanno mai dato molto peso ai valori spirituali. Questo materialismo che già dava troppa poca importanza ai valori spirituali, è stato poi peggiorato molto dal liberalismo degli anni ‘90 che ha annientato qualsiasi valore spirituale residuo: quasi tutti i nostri professori e insegnanti è come se fossero diventati dei mostri. […] Proprio per questo, Putin non ha nemmeno toccato il campo dell’educazione: perché queste sono le posizioni di quasi tutti i professori. […] Inoltre, nel nostro sistema educativo è arrivato il pensiero occidentale LGBTQI+, di genere, Transgender etc”.

    Si potrebbe arguire che Putin non sia responsabile della situazione della pedagogia in Russia ereditata dal passato. Il fatto è che, pur essendo un uomo potentissimo che ha operato con estrema energia in Cecenia, in Georgia, in Siria e ora in Ucraina, non si capisce perché “non ha nemmeno toccato il campo dell’educazione”, che porta gli studenti russi a quei tanto denunciati modelli decadenti e che mette a rischio molto di più il futuro del Paese che una qualsiasi potenza straniera.

    Dunque, secondo Dugin, i giovani sono purtroppo allo sfascio. Forse si salvano gli adulti:

    “[…] Quando i giovani di oggi guardano i loro genitori vedono spesso dei manager o dei banditi, e tanti divorziati: valori in decomposizione. Persone depravate, degenerate, corrotte e pervertite. E loro non possono essere un esempio positivo per i giovani. Per questo, la nostra società attraversa così tanti problemi. Mancano figure che possano essere d’esempio, sia nella vita privata che in quella pubblica, così come nella cultura.  

    […] i giovani tendono ad abbandonare la loro individualità per divenire parte di una rete neurale globale basata sulla tecnologia. Si omologano alla tecnologia, perdendo così la loro capacità di essere individui. […] Ecco che scompare l’idea della crescita personale positiva: tutti rimangono dei banditi e dei depravati e si preparano a far parte di una società post umanistica e virtuale.

    […] In Russia abbiamo ancora dei valori, ma non è l’isola della salvezza. Non siamo ancora al nulla dell’Europa e degli Stati Uniti ma ci stiamo muovendo in questa direzione. Non siamo su una strada diversa dall’Occidente, è soltanto una questione di velocità: noi andiamo più lenti. Nessuno si occupa dei nostri giovani. Nemmeno Putin, che è l’unico ad avere l’ultima parola”[13].

    Come si vede, Dugin responsabilizza personalmente Putin, l’uomo che ha “l’ultima parola”, di non preoccuparsi di questi malanni così seri che colpiscono una società russa che egli governa senza reale opposizione. Orbene, insistiamo, non sarebbe il caso di rivolgere l’attenzione a queste problematiche anziché di muovere guerre contro i vicini?  

    Insomma, come abbiamo cercato di dire sin dall’inizio dell’articolo, e lo stesso Dugin lo conferma, la Russia non è su una strada diversa dall’Occidente, si tratta appena di una questione di diverse velocità nello stesso percorso di secolarizzazione rivoluzionaria. Allo stato attuale, non ha senso proporla come alternativa valida all’auto-cancellazione dell’Occidente.

    E poi c’è un problema non da poco: da parte di questa grande nazione, a livello ufficiale, non sono state riconosciute le conseguenze disastrose di sette decadi di bolscevismo, sia sul piano nazionale che mondiale. Un giudizio approfondito di quel periodo estremamente cupo della propria storia continua a latitare, anzi, è ostacolato e addirittura proibito, come ha recentemente dimostrato la chiusura definitiva dell’associazione Memorial Internazionale da parte della Corte Suprema russa il 28 febbraio scorso, pochi giorni dopo l’inizio della guerra.  

     

    Note

    [1] Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, Parte I, Capitolo I.

    [2] Idem ibidem, Parte I, Capitolo II.

    [3] Cfr. Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, Parte I, Capitolo III.

    [4] Matteo Matzuzzi, La piccola Chiesa di Russia, Il Foglio – 9 aprile 2022

    [5] Intervista a cura di Stefano Magni, Ecco perché Putin vuole conquistare l'Ucraina. E la religione è un pretesto, La Nuova Bussola Quotidiana, 24 febbraio 2022.

    [6] Ricercatrice presso la Fondazione Russia Cristiana e specializzata sulle tematiche del dissenso e della politica religiosa dello Stato sovietico e direttore responsabile della rivista La Nuova Europa.

    [7] Vedi CNN News – Brasil, 10 febbraio 2019.

    [8] Antonio Polito, Le idee Contro, Corriere della Sera – 18 marzo 2022.

    [9] Vedi Number of abortions in Russia from 2000 to 2020.

    [10] Vedi Федеральный закон от 21 ноября 2011 г. N 323-ФЗ "Об основах охраны здоровья граждан в Российской Федерации".

    [11] Cfr. Giovanni Bensi, IL MERCATO DEI FIGLI. Utero in affitto il traffico russo, Avvenire 7 agosto 2013.

    [12] Intervista a cura di Francesco Borgonovo, «È una guerra alle oligarchie mondiali», La Verità – 21 Marzo 2022.

    [13] Intervista a cura di Jacopo Brogi e Alessandro Fanetti, ALEKSANDR DUGIN: “IL GRANDE RESET È FALLITO. È L’ORA DEL GRANDE RISVEGLIO”, Come Don Chisciotte – 27 gennaio 2022.

     

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  • Sarà abolito l’aborto negli Stati Uniti?

     

     

    di Tommaso Scandroglio

    Forse la Corte Suprema degli Stati Uniti potrà mandare in soffitta la famigerata sentenza Roe vs Wade del 1973 che legalizzò l’aborto in tutto il Paese, a cui seguì nel 1992 un’altra storica sentenza dello stesso tenore: Planned Parenthood v. Casey. Ma, come vedremo, la prudenza è doverosa per più motivi.

    La Corte è stata chiamata a vagliare una decisione della 5th Circuit Court of Appeals con sede a New Orleans che riteneva incostituzionale la legge del 2018 del Mississippi la quale prevede la possibilità di vietare l’aborto dopo la 15esima settimana di gestazione. Sui media per ora sta circolando solo la prima bozza di proposta di voto della Corte per cancellare la due sentenze appena citate, a cui forse sono già seguite altre bozze. Questo documento – redatto dal giudice Samuel Alito a febbraio, ma diventato di dominio pubblico solo in questi giorni–- ha ricevuto il placet di altri quattro giudici repubblicani che siedono presso la Corte: Clarence Thomas, Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett. I giudici democratici, Stephen Breyer, Sonia Sotomayor e Elena Kagan, pare che stiano elaborando una contro-bozza. Il presidente della Corte suprema John Roberts non si sa che decisione prenderà al riguardo.  
     
    C’è da appuntare che raramente nella storia della Corte un documento così riservato è stato pubblicato anzi tempo. Pare proprio che questa fuga di notizie sia stata architettata da qualcuno per danneggiare l’iniziativa dei giudici conservatori. Infatti ora, prima di arrivare al verdetto finale atteso tra un paio di mesi, ci sarà tutto il tempo per aizzare le piazze, per mobilitare i media e soprattutto per votare al Congresso una norma, già annunciata da Biden, che legittimi l’aborto in tutto il Paese, vanificando così un’eventuale pronuncia della Corte contro l’aborto.
     
    Ma veniamo al contenuto della bozza, evidenziandone solo alcune parti per motivi di spazio. Innanzitutto il documento di certo non pecca in quanto a chiarezza: «Riteniamo […] che la Costituzione non attribuisca il diritto all’aborto. Roe e Casey devono essere annullate. È tempo di dare ascolto alla Costituzione e l’autorità di regolamentare l’aborto deve essere restituita al popolo e ai suoi rappresentanti eletti». Ciò a voler dire che, se anche la Corte buttasse nel cestino queste due sentenze, l’aborto non diventerebbe automaticamente reato in tutta la Nazione, ma “semplicemente” la sua disciplina verrebbe demandata ai parlamenti dei singoli stati, parlamenti che, ad oggi, hanno dovuto legiferare in materia rispettando i vincoli giuridici presenti nelle sentenze Roe e Casey. E quindi alcuni stati probabilmente continuerebbero a legittimare l’aborto pienamente, altri lo permetterebbero ma prevedendo alcuni vincoli e altri ancora, forse, lo vieterebbero in toto.
     
    Nel testo della bozza si possono sottolineare anche altre affermazioni dinamitarde per il mainstream attuale: «Roe aveva terribilmente torto sin dall’inizio. Il suo ragionamento è stato eccezionalmente debole e la decisione ha avuto conseguenze dannose. E lungi dal portare a una soluzione nazionale sulla questione dell’aborto, Roe e Casey hanno acceso il dibattito e approfondito la divisione». Sul tema della divisione sociale provocata dalla legittimazione dell’aborto la bozza insiste ancora: «Roe non è certo riuscita a porre fine alla divisione sulla questione dell’aborto. Al contrario, Roe ha ‘infiammato’ una questione nazionale che è rimasta amaramente divisiva nell’ultimo mezzo secolo. […] L’incapacità di questa Corte di porre fine al dibattito sulla questione non avrebbe dovuto sorprendere.
     
    Questa Corte non può tendere ad una soluzione permanente di una polemica nazionale che genera rancori semplicemente dettando un accordo e dicendo al popolo di andare comunque avanti. Qualunque sia l’influenza che la Corte può avere sull’atteggiamento della gente, [questa influenza] deve derivare dalla forza delle nostre argomentazioni, non da un tentativo di esercitare il ‘crudo potere giudiziario’». Insomma, per Alito e i suoi colleghi, la Corte suprema che decise dei casi Roe e Casey impose la propria decisione ad un’intera Nazione non con la forza delle idee, ma con la forza dell’ideologia. E infatti un’altra critica riguarda l’irrigidimento della disciplina normativa statuale su questa materia provocata dalla Roe vs Wade: «Negli anni precedenti [a Roe v. Wade], circa un terzo degli Stati aveva liberalizzato le proprie leggi, ma Roe ha interrotto bruscamente quel processo politico. Ha imposto lo stesso regime fortemente restrittivo all’intera Nazione e ha di fatto demolito le leggi sull’aborto di ogni singolo Stato».
     
    Alito poi insiste che il presunto diritto ad abortire non fa parte del portato culturale statunitense, né è presente nella tradizione giuridica americana: «la conclusione inevitabile è che il diritto all’aborto non è profondamente radicato nella storia e nelle tradizioni della Nazione», anche perché esiste «una tradizione ininterrotta di proibire penalmente l’aborto [… ] dai primi giorni della Common law fino al 1973. […] Fino all’ultima parte del 20° secolo, nella legge americana non c’era nessun puntello per avvalorare un diritto costituzionale ad abortire. Zero. Nessuno. Nessuna disposizione costituzionale statale aveva riconosciuto un tale diritto». 
     
    La bozza poi afferma giustamente che la distinzione presente in Roe vs Wade tra feto che può sopravvivere o non sopravvivere una volta nato «non ha senso». Ma proseguiamo: il parere, anticipando una possibile obiezione degli avversari, afferma che non è inusuale che la Corte sconfessi se stessa e ribalti certi orientamenti da lei assunti nel passato. Ed efficacemente cita alcuni propri pronunciamenti sulla segregazione razziale. Inoltre il giudice Alito tiene a precisare che non ci può essere fissismo giuridico da parte della Corte riguardo ad un tema su cui, in questi decenni, la sensibilità sociale è cambiata ed è cambiata in favore della vita: «La Corte ha mandato in cortocircuito il processo democratico, impedendo di parteciparvi ad un gran numero di americani che hanno dissentito in vari modi da Roe». Da qui la conclusione: «Roe e Casey rappresentano un errore che non può essere lasciato in piedi».
     
    Il giudice Alito, inoltre, sa bene che questa decisione entrerà in rotta di collisione con il politicamente corretto: «Non possiamo permettere che le nostre decisioni siano influenzate da condizionamenti esterni come la preoccupazione per la reazione del pubblico al nostro lavoro. Non pretendiamo di sapere come reagirà il nostro sistema politico o la nostra società alla decisione odierna di annullare Roe e Casey . E anche se potessimo prevedere cosa accadrà, non ci potremmo permettere che questa conoscenza influenzi la nostra decisione».
     
    La conclusione è chiarissima: «Riteniamo che Roe e Casey debbano essere annullate. La Costituzione non fa alcun riferimento all’aborto e nessun diritto del genere è implicitamente tutelato da alcuna disposizione costituzionale». 
     
    Questi sono solo alcuni estratti della bozza, composta da ben 93 pagine. Come accennato, la decisione definitiva arriverà tra circa due mesi e in questo lasso di tempo tutto potrà ancora accadere.
     

    Fonte: Corrispondenza Romana, 4 maggio 2022. 

  • Sbarazzarsi della Roe v. Wade è solo metà della battaglia. Il clamoroso caso del Michigan

     

     

    di Edwin Benson

    La stampa è piena di previsioni terribili per l'intera umanità se la Corte Suprema degli Stati Uniti dovesse annullare la sentenza Roe v. Wade. Se la bozza di parere trapelata predice l'eventuale decisione della Corte, i brutti giorni della Roe saranno presto alle nostre spalle.

    Contrariamente a coloro che prevedono il caos legale, la situazione post-Roe è relativamente semplice. Prima della Roe, ogni Stato aveva le proprie leggi che regolavano gli aborti. Se la Corte Suprema annullerà la catastrofica decisione del 1973, quelle leggi torneranno a essere in vigore, a meno che il legislatore statale non le cambi.

     

    Assumere poteri che vanno al di là della legge

    I pro-vita devono quindi rivedere le leggi dei loro Stati, soprattutto se questi hanno governatori che si oppongono all'aborto procurato. Quelli che si definiscono "pro-choice" (cioè, favorevoli all’aborto procurato) cercheranno invece di imporre le loro opinioni erronee ai propri Stati, indipendentemente da ciò che dice la legge. Ma è nostro dovere non permettere che la facciano franca.

    Lo Stato del Michigan offre un ottimo esempio delle possibilità e dei conflitti che si prospettano. Il 9 maggio 2022, il giornale The Hill ha pubblicato un articolo dal titolo molto eloquente: "Whitman: ‘Non aspetterò che il Congresso agisca sull'aborto’". L'articolo cita un editoriale del governatore del Michigan pubblicato sul New York Times. Il tema è l'aborto procurato e la governatrice Whitman si esprime con schiettezza a favore della morte dei nascituri. Le sue parole vanno ben oltre i suoi poteri legali.

    "Non me ne starò con le mani in mano ad aspettare che il Congresso faccia qualcosa", ha scritto la governatrice del Michigan. "Che sia attraverso la legislazione, l'azione esecutiva, l'iniziativa elettorale o l'impegno civico, la nostra risposta alla sentenza apertamente politica di un organo presumibilmente apolitico e non eletto sarà quella di impegnarsi in ogni modo ed a ogni livello". Senza percepire l'incoerenza delle sue parole, aggiunge: "Se non usiamo ogni leva di potere che abbiamo in questo momento, o se cediamo all'autocompiacimento, gli americani soffriranno e potrebbero morire".

    Inoltre ha invitato la Corte Suprema del Michigan a intervenire qualora la Corte Suprema degli Stati Uniti dovesse avere un'opinione diversa. Le sue parole fanno eco a quelle di molti governatori liberal che promettono contromisure rapide e decisive.

     

    Il popolo ha già parlato

    La legislazione e i cittadini del Michigan si sono già espressi chiaramente su questa pratica malvagia. Per quanto riguarda la legge sull'aborto del Michigan, la data cruciale è stata il 7 novembre 1972. Era il giorno delle elezioni generali. La maggior parte dei media nazionali si concentrava sulla corsa presidenziale tra il presidente Richard Nixon e il senatore George McGovern. Il Presidente fu eletto con una vittoria schiacciante, ottenendo il 60,7% dei voti contro il 37,5% del senatore McGovern. La vittoria del Presidente Nixon fu così convincente che la NBC dichiarò l'elezione prima delle 20:00 ora orientale, quattro ore prima della chiusura dei seggi in alcuni Stati occidentali.

    Nel Michigan anche l'aborto era stato messo ai voti, sotto forma di "Proposta B".

    Fin dal 1846, l'aborto era già illegale in quasi tutti i casi, l'unica eccezione era rappresentata dalla minaccia alla vita della madre. Nel 1931 la legge venne riscritta per renderla più semplice e modificata ulteriormente nel 1948. "Chiunque somministri intenzionalmente a una donna incinta qualsiasi medicina, farmaco, sostanza o cosa analoga, o utilizzi qualsiasi strumento o altro mezzo, con l'intento di procurare l'aborto a tale donna, a meno che ciò non sia necessario per preservare la vita di tale donna, sarà colpevole di un crimine, e nel caso in cui la morte di tale donna incinta sia prodotta nei detti modi, il reato sarà considerato omicidio colposo".

     

    Tutto pronto per il successo dell’aborto

    Tuttavia, nel 1972 c'era un notevole fermento per "riformare" le leggi nazionali sull'aborto. La rivoluzione sessuale era iniziata e il nuovo termine "femministe" descriveva quanti volevano che le donne avessero maggiori "opportunità" davanti alla legge e nel mondo del lavoro. Secondo costoro, i bambini rappresentavano un ostacolo che avrebbe impedito alle donne di esercitare la loro nuova "liberazione".

    I due Stati più grandi della nazione avevano già preso provvedimenti per rendere legale l'aborto procurato: la California nel 1969 e New York nel 1970.

    Così, i sostenitori dei cosiddetti "diritti all'aborto" del Michigan formarono il "Michigan Abortion Referendum Committee". Il comitato raccolse 229.044 firme per sottoporre la loro proposta agli elettori dello Stato.

    Sotto il titolo di "Proposta di legge per consentire l'aborto a determinate condizioni", la legge avrebbe permesso a un medico o a un osteopata autorizzato di praticare un aborto su richiesta della paziente se (1) il periodo di gestazione non superava le 20 settimane e (2) se la procedura veniva eseguita in un ospedale autorizzato o in un'altra struttura approvata dal Dipartimento di Sanità Pubblica.

     

    Una vittoria a sorpresa...

    Molti pensavano che la misura sarebbe passata facilmente. All'inizio dell'anno, la legislatura statale aveva approvato a stragrande maggioranza la legge preferita dalle femministe, il cosiddetto emendamento per la parità dei diritti (ERA). Il governatore William Milliken, un repubblicano liberal, era favorevole sia all'ERA che alla nuova proposta sull'aborto.

    E, cosa forse più importante, non c'era quasi nessuna resistenza organizzata. Poi, solo pochi mesi prima del voto, i sostenitori pro-vita formarono la "Voice of the Unborn Coalition". Non avendo un grande conto in banca, la Coalizione si concentrò sulla stampa di volantini. I volontari lasciarono i volantini sulle auto nei parcheggi dei supermercati e dei centri commerciali durante i fine settimana precedenti le elezioni. Molte persone (tra cui la madre del sottoscritto) ricevettero due o tre volantini. Praticamente tutti i media ignorarono questo immane sforzo.

    Il risultato elettorale sorprese quasi tutti, anche molti volontari. Poco più del 60% degli elettori del Michigan si opposero all'aborto. Non si trattava nemmeno del caso di elettori urbani a favore della liberalizzazione e di elettori rurali contrari. La contea più urbana del Michigan, Wayne (dove si trova Detroit), votò in modo schiacciante per il NO (513.972 a 346.566). Solo una delle 83 contee del Michigan si espresse a favore del cambiamento, quella di Washtenaw, sede dell'Università del Michigan e della Eastern Michigan University.

     

    …trasformata in sconfitta

    Come da copione, tre mesi dopo la vittoria pro-vita in Michigan, la Corte Suprema si accaparrò tutto il potere in materia di aborto emettendo la disastrosa decisione Roe v. Wade.

    La sentenza sconvolse la nazione. Secondo la sua ex assistente, Monica Crowley, nemmeno il Presidente Nixon se l'aspettava. Non solo la Corte Suprema aveva riscritto le leggi sull'aborto di ogni Stato, ma la sentenza era così estrema che non consentiva praticamente alcuna regolamentazione da parte degli Stati. Diciannove anni dopo, la Planned Parenthood v. Casey permise alcune restrizioni statali, ma molto poche. Ancora oggi, gli Stati Uniti hanno leggi sull'aborto, ispirate a quella pronuncia, che sono molto più liberali di quelle delle nazioni europee più di sinistra.

    In tal modo, sferrando un solo colpo, la Corte Suprema consegnò alla fazione "pro-choice" un successo che andò oltre i loro sogni più ottimisti. Tuttavia, la maggior parte degli Stati lasciò semplicemente in vigore le vecchie leggi, ormai inapplicabili.

     

    Le sfide legali sono già iniziate

    Pertanto, queste vecchie leggi precedenti alla sentenza Roe v. Wade rimangono, pronte a riprendere il loro funzionamento se Roe dovesse essere annullata. Ma la sinistra sta già istruendo i suoi avvocati per far annullare le vecchie leggi.

    La governatrice del Michigan Whitmer contesta la legge del 1931. La Corte Suprema dello Stato non ha accantonato la legge, ma ha accettato di ascoltare argomenti in tempi accelerati. La Corte potrebbe assecondare i desideri della governatrice, trovando (o inventando) un diritto all'aborto nella Costituzione dello Stato. Ma potrebbe anche decidere che la legge del 1931 e il referendum del 1972 sono di nuovo in vigore.

    Una cosa è chiara. Se la Roe v. Wade verrà cancellata, ogni Stato dovrà decidere quali saranno le sue leggi sull'aborto. Alcuni Stati, come New York e la Virginia, si sono già schierati a favore dell'aborto. Altri, come la Florida e l'Oklahoma, proteggono la vita innocente. Stati come il Michigan sono in un limbo giuridico e potrebbero andare in entrambe le direzioni.

    È più che mai importante che i pro-vita scoprano la posizione dei loro Stati su questo tema cruciale.

    Attribuzione immagine: By Julia Pickett - Own work, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia.

     

    Fonte: Tfp.org, 26 maggio 2022. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

    © La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte.   

  • Se i Gesuiti Studiano il Cervello per Far “Evolvere” il Libero Arbitrio…

     

     

    Mons. ICS a Tosatti – Il futuro della concezione del bene e del male per l’uomo verrà stabilito dai gesuiti?

    Il filosofo matematico Piergiorgio Odifreddi nell’ottobre 2020 scrisse, in proposito, una riflessione interessante, che potrei riassumere così: – i gesuiti sanno mentire dicendo la verità o sanno dire la verità mentendo –. Perciò il male può diventare bene e così il contrario?

    Ormai da quasi nove anni siam tutti diventati esperti di un certo “gesuitismo”.

    Scrivo “di un certo gesuitismo ” perché personalmente conosco gesuiti santi che si occupano solo di cercare di santificare il prossimo. Ma nel pensiero (e linguaggio) comune la Verità gesuitica è sempre in evoluzione e sempre va interpretata e spiegata gesuiticamente.

    Perché parlo di questo? perchè negli ultimi miei due Stilum Curiae ho riferito della interpretazione gesuitica sul tema libertà della donna di decidere se abortire (Qui) e della necessità di riflettere sulla libertà di decidere il fine vita (Qui). Ma il bello forse deve ancora venire.

    Oggi son costretto a trattare un terzo argomento cruciale, il cui avvenire è sempre in mano gesuitica.

    Questo argomento si riferisce indirettamente alla ristrutturazione delle facoltà del cervello umano per “aiutare” il funzionamento del libero arbitrio. Mi spiego, o meglio, spiego quanto mi viene riferito.

    Un amico scienziato che studia l’Alzheimer mi spiegava che si stanno promuovendo ricerche sulla memoria umana utili a ricostruire il cervello umano (e l’autocoscienza), quando il cervello si ammala.

    Mi diceva che, per conto della Chiesa, son i gesuiti che stanno occupandosi di questi studi scientifici in evoluzione.

    E’ comprensibile ed ammirevole che la Chiesa desideri stabilire regole di “neuroetica” onde anticipare scontri e conflitti tra approccio scientifico e natura umana.

    Ma, sempre l’amico scienziato, lascia immaginare che detti studiosi gesuiti stiano facendo emergere una terza via etico-scientifica riferita alla coscienza – mente – cervello e responsabilità personale che potrebbe portare ad una “evoluzione” (Teilhardiana ) del Libero Arbitrio.

    Se ciò fosse emergerebbe il rischio che sia provabile scientificamente la causa della irresponsabilità dovuta a carenza di logica e di volontà e pertanto il rischio che ciò spieghi l’esigenza di intervenire sulla funzionalità del cervello umano.

    È nota la disputa sul libero arbitrio (riferito alla salvezza) dei gesuiti (centrata soprattutto sulla volontà) contro i giansenisti (centrata solo sulla grazia), e tutti ricorderete l’attacco di Pascal ai gesuiti in proposito.

    Ma intervenire sulle funzionalità del cervello per rafforzare la volontà, stimolando nuove capacità, è pericolosetto. La scienza non è neutra nelle sue applicazioni.

    Basta pensare agli psicofarmaci per alleviare la tensione o accrescere la concentrazione, che possono provocare traumi irreversibili.

    Rimettere in discussione (e magari negare parzialmente) il Libero Arbitrio e provare la inadeguata coscienza dell’uomo nel XXI secolo a capire il processo evolutivo in corso (anche spirituale) è il tema chiave su cui stanno riflettendo (mi vien detto) i nostri amici gesuiti.

    Benvenute ed auspicate conferme, o negazioni, di quanto qui detto.

    Fonte: Stilvm Curiae - Marco Tosatti, 18 Gennaio 2022.

  • Tre cose che non accadranno all'incontro del presidente Biden con papa Francesco

     

     

    di John Horvat 

    Il Vaticano ha confermato che il presidente Biden incontrerà Papa Francesco quando si recherà in Europa per il vertice del G20 a Roma il 30-31 ottobre. Non sono stati rilasciati dettagli su ciò che potrebbe essere discusso nel breve incontro privato.
     
    Tuttavia, le passate dichiarazioni di entrambi i partecipanti possono fornire alcune idee su ciò che non accadrà all'incontro.  Inoltre, l'udienza del 9 ottobre del Papa con Nancy Pelosi è indicativa di cosa non aspettarsi alla fine di questo mese quando il Papa si vedrà con Biden. Una dichiarazione della ottantunenne presidente della Camera ha riferito che i temi discussi durante la sua visita con il pontefice sono stati l'ambiente, la migrazione e i diritti umani. La visita del presidente Biden seguirà probabilmente un formato simile. Ecco tre cose da non aspettarsi durante l'udienza.
     
    1. Niente sull'aborto
    La riunione non riguarderà l'aborto. Non aspettatevi nessuna clamorosa condanna dell'aborto procurato.  Il presidente Biden non cambierà la sua agenda radicale andata oltre qualsiasi altro presidente nel promuovere la strage di vite innocenti. Non aspettatevi che Papa Francesco lo critichi, rimproveri o gli faccia una lezione sul suo scandaloso sostegno all'aborto.
     
    Questa visita dovrebbe smentire tutte le illusioni che ci sia speranza di dialogo con i cattolici liberal su questo tema. Il presidente Biden mostra chiaramente che l'aborto è una questione non negoziabile per lui e per il suo partito e che non farà alcun compromesso o concessione in questa battaglia. L'aborto procurato è il dogma centrale del suo credo liberal. Il suo aggressivo impegno per l'aborto illimitato non mostra alcuna pietà per i molti americani nascituri morti sotto il suo sguardo.
     
    Per molto tempo, alcuni cattolici hanno nutrito l'idea che i politici pro-aborto fossero pecorelle confuse, ignoranti e disinformate bisognevoli di un'ampia "guida" pastorale per spiegare loro la dottrina cattolica. La doppia visita di Nancy Pelosi e del presidente Biden renderà palese che non sono interessati alla guida dottrinale della Chiesa o al ritorno all'ovile.
     
    Tragicamente, diventerà evidente che il peccato mortale dell'aborto procurato non è importante neanche per il Vaticano. Non ci sarà nessuna condanna o duro rimprovero da parte di Papa Francesco su questa questione preminente, nonostante l'opportunità unica.
     
    2. Niente su questioni morali
    Non aspettatevi che l'incontro sia su questioni morali. La nuova teologia della terra è più che probabile che sia un tema centrale dell'incontro. I due sono d'accordo sulla "giustizia climatica". È molto più probabile che ci siano lamentele contro la società dei consumi piuttosto che contro i temi caldi della sessualità che distruggono la fibra morale dell'America.
    Qualsiasi menzione di Dio è più probabile che assomigli alla Pachamama venerata al Sinodo dell'Amazzonia a Roma l'anno scorso che all'unico vero Dio del culto cattolico.
     
    Ancora una volta, è il momento di abbandonare le illusioni. Nessuno cambierà le proprie posizioni. Da una parte, Papa Francesco ha scritto le encicliche Laudato Si' e Fratelli Tutti, che delineano la sua decisa agenda ecologica in favore dell’immigrazione di massa non controllata. Da parte sua, il presidente Biden sta cercando di far passare al Congresso (con il nihil obstant di Bernie Sanders) una versione del Green New Deal dell’Alexandria Ocaso Cortez (ndt, deputato neo-marxista), travestito da “legge sulle infrastrutture”.
     
    3. Nessuna scomunica
    Non aspettatevi dall'udienza di vedere alcuna scomunica. Papa Francesco vede le scomuniche come anti-pastorali - tranne che per i cattolici devoti che si attengono fortemente alla Tradizione. Papa Francesco ha appena detto che non ha mai negato la Comunione a nessuno durante i suoi decenni da vescovo. Questa visita non romperà con il suo rifiuto di ammonire i famigerati politici cattolici che scandalizzano i fedeli con il loro empio disprezzo per l'insegnamento della Chiesa.
     
    D'altra parte, né il presidente Biden né la signora Pelosi temono la scomunica. Sembra che non ci sia nulla che entrambi possano intraprendere tale da provocare un'azione disciplinare. Mons. Salvatore Cordileone - arcivescovo di San Francisco, dove risiede la signora Pelosi - ha definito il Women's Health Protection Act del 2021, che cerca di codificare il "diritto" all'aborto nella legge federale, come "il tipo di legislazione che ci si aspetta da un satanista devoto, non da un cattolico devoto". Tuttavia, non l'ha scomunicata.
     
    Tragicamente, la visita del presidente Biden al Santo Padre servirà solo a convalidare la loro indifendibile posizione pro-aborto. Non ci sarà alcun "dialogo" per cercare la conversione del presidente alla posizione corretta. Sia il presidente che l'oratore useranno le loro visite per strombazzare la "buona accoglienza" in Vaticano. Parallelamente, Papa Francesco continuerà le sue politiche sbagliate che favoriscono la sinistra radicale.
     
    La visita può aiutare però a frantumare tutte le illusioni. Gli atteggiamenti esibiti durante queste visite indicano che nessuna delle persone coinvolte cambierà le loro posizioni.
     
    Coloro che si oppongono all'aborto procurato devono continuare il loro ammirevole lavoro dentro questa dolorosa conclusione. Devono continuare a pregare, ponendo tutta la loro fiducia in Nostro Signore e in Sua Madre e in nessun altro. Devono confidare che Dio porrà fine a questi giorni di maledizione e castigo. Devono ricordare le parole consolanti della Chiesa nell'Introito della Quarta Domenica di Avvento, il Rorate caeli desuper: "confortati,/ confortati, o mio popolo, improvvisa verrà/ la tua salvezza. Perché ti struggi/ d'amarezza, per il dolore che ti penetra? Ti/ porterò io a salvezza, non temere; sono/ infatti il tuo Signore, il tuo/ Creatore, l'Ideale tuo, il tuo Redentore.”
     
    Fonte: Return to Order, Ottobre 2021. Traduzione a cura di Tradizione Famglia Proprietà - Italia

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