Biden

  • Il presidente Biden, la Comunione e la guerra civile cattolica

     

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    di James R. Bascom

     

    Il 18 giugno, la Conferenza episcopale degli Stati Uniti (USCCB) ha votato, con 168 voti favorevoli e 55 contrari, in favore della stesura di un documento per delineare le condizioni per una corretta ricezione della Comunione eucaristica da parte dei cattolici. Sarà scritto dal Comitato per la dottrina della Conferenza episcopale e verrà sottoposto all'approvazione dell'assemblea episcopale di novembre.

  • La guerra di Biden all'energia americana

     

     

    di John Horvat

    La guerra della Russia all’Ucraina sta cambiando la geopolitica del mondo. La delicata situazione richiede agilità e improvvisazione per adattarsi a una crisi che potrebbe rapidamente diventare brutta. L'amministrazione Biden e l'Europa occidentale hanno imposto sanzioni come parte di una strategia per porre fine alla guerra.

    Tuttavia, l'amministrazione sta simultaneamente applicando "sanzioni" all'industria energetica americana in ossequio all'ideologia sinistrorsa del cambiamento climatico. L'America non potrà vincere nessuna guerra se combatte contro sé stessa.

    Il presidente Biden sta facendo una guerra all'energia americana, e la sua amministrazione fa tutto il possibile per scoraggiare la produzione. Non può ignorare che cosa sta facendo.

    Una decisione devastante della SEC

    Una recente decisione della Securities and Exchange Commission (SEC) è un caso emblematico. L'organismo dominato dai democratici ha votato per portare avanti la proposta di una nuova regola che porterà scompiglio fra i produttori di energia, proprio quando hanno più bisogno di aumentare la produzione per compensare le forniture russe sanzionate.

    La nuova regola proposta dalla SEC espanderà il requisito che tutte le aziende pubbliche rivelino i rischi climatici che possono causare le loro operazioni. Questo requisito, un tempo assennato, è stato ora reso completamente irragionevole.

    La legge attuale copre i cosiddetti eventi e rischi "materiali", definiti come informazioni ritenute importanti per qualsiasi persona ragionevole. Tali comunicazioni sono di solito molto limitate a quelle cose che hanno un impatto sull'ambiente e che gli investitori avrebbero bisogno di sapere.  

    Tuttavia, il presidente della SEC, Gary Gensler, e i suoi colleghi democratici, hanno votato 3-1 per ridefinire il concetto di "materialità" al fine di farlo significare qualsiasi cosa si voglia. La nuova proposta di 510 pagine amplia le esigenze di divulgazione pubblica dei rischi a ogni aspetto collegato al carbonio e alla politica del cambiamento climatico e in qualsiasi fase della produzione.

    Aperta contradizione dello scopo della SEC

    Non c'è mai stata una proposta come questa nella storia della SEC. La regola scarica una montagna di procedure burocratiche su aziende già in difficoltà. Contraddice la legge sui titoli e la sana pratica normativa. Queste esigenze favoriscono gli investitori progressisti che cercano di strangolare il petrolio e gli investimenti energetici privandoli di credito e di capitale. La divulgazione di queste informazioni fornisce munizioni agli investitori “woke” che possono eliminare le aziende non in regola.

    La SEC esiste per assicurare che gli investitori abbiano informazioni rilevanti sulle imprese quotate in borsa e per nient’altro. Non è mai stata pensata per essere un'agenzia che fa politica e che impone un'ideologia. Il suo scopo è quello di assicurare l'equità nei mercati dei titoli, proteggendo gli investitori dalle frodi.

    La SEC fu fondata dopo il crollo del mercato azionario nel 1929 per cercare di ripristinare la fiducia degli investitori fermando le pratiche di vendita ingannevoli e le manipolazioni all’origine del crollo. La commissione stabilì delle regole, una supervisione e proibì l'uso sleale di informazioni non pubbliche sulle azioni durante il trading.

    Una regola con un'agenda ideologica

    La nuova regola usa questa esigenza di divulgazione completa per richiedere informazioni sulle emissioni di gas serra e altri dati riguardanti l'ideologia del clima. I nuovi requisiti sono pesantissimi. Lo zelo fanatico dei promotori del green-new-deal ignora ancora una volta la realtà per favorire la decrescita e l'eco-fantasia.

    Il nuovo rapporto richiesto deve includere tutte le fasi della produzione. Questo inizia con le emissioni di gas serra causate direttamente dalle operazioni degli impianti aziendali e dal loro consumo energetico. Le aziende dovranno anche riferire sulle emissioni Scope 3, cioè sui dati relativi alle catene di fornitura e all'utilizzo da parte dei clienti.

    Anche se tutti i produttori dovranno sentire la mano pesante dello stato normativo, questi requisiti draconiani prendono di mira soprattutto le compagnie petrolifere, che saranno tenute a stimare le emissioni delle piattaforme, delle petroliere e delle condotte che trasportano petrolio e gas. Sul lato dei prodotti, le emissioni emesse dal consumo dei motori a combustione, dalla plastica e da altri materiali a base di petrolio verranno monitorate.   

    La cosa peggiore delle emissioni Scope 3 è che la SEC ammette che non esiste una definizione precisa. La commissione "non ha proposto una soglia quantitativa chiara per la determinazione della materialità". Tutto dipende dai fatti e dalle circostanze che circondano ogni caso. Così, il potenziale di arbitrarietà nell'applicazione delle regole è enorme. Tutto quello che serve è che un regolatore molto zelante determini un eco-fattore rilevante all’ipotetico fine che un eventuale investitore lo venga sapere.

    Molestie su larga scala

    La nuova regola ha lo scopo di intimidire. La commissione ha l'autorità di rivelare solo quelle cose che sono "necessarie o appropriate nel pubblico interesse o per la protezione degli investitori". La decisione della SEC non ha fornito alcuna prova che le informazioni richieste dall'ideologia verde rendano necessaria la divulgazione pubblica. 

    La SEC sostiene che la nuova regola "promuoverà l'efficienza, la concorrenza e la formazione di capitale". In realtà, aggiungerà un altro strato di regolamentazione governativa al già eccessivo fardello portato dalle aziende. La minaccia di tali pubblicazioni esaustive scoraggerà le aziende dall'andare nel settore pubblico e incoraggerà il riacquisto di azioni per tornare nel settore privato.

    Inoltre, costringerà i partner privati della catena di approvvigionamento a rivelare informazioni sul clima che di solito non sarebbero tenuti a riferire. Tutte queste informazioni dovranno essere certificate e controllate e le aziende saranno responsabili per eventuali imprecisioni.

    Questo enorme sforzo sembra fatto per aiutare gli investitori “woke” ed ecologici, come BlackRock e i fondi pensione pubblici, a fiutare i "trasgressori" del clima, il cui unico "crimine" sarà quello di usare carbonio come ogni essere umano in America.

    La regola proposta sarà ora aperta a dibattito per 60 giorni prima di essere approvata. Molti Stati, come il West Virginia, si sono ripromessi di fare causa alla SEC per molestie alla loro industria energetica. Tuttavia, diversi analisti hanno notato giustamente che il danno è già stato fatto. Un colpo è stato sferrato sul settore energetico. Anche se i tribunali federali rifiuteranno il regolamento finale, il messaggio è stato inviato. La guerra all'energia è stata dichiarata. Investitori, fatte attenzione, perché siete un bersaglio dei Democratici e dei loro estremisti militanti verdi.

    Il messaggio equivale a sanzioni contro l'industria per aver fatto il suo lavoro. Il presidente Biden sta dichiarando guerra all'energia americana in un momento di crisi. L'amministrazione lo sa eppure continua a distruggere la nazione.

     

    Fonte: American Thinker, Marzo 2022. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

    © La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte.  

  • Né pace né onore in Afghanistan

     

     

    di James Bascom

    Le drammatiche immagini della caduta di Kabul in mano ai talebani non possono fare a meno di evocare in maniera stupefacente le scene della sconfitta del Vietnam del Sud 46 anni fa. Folle di persone aggrappate fisicamente agli aeroplani; trionfanti combattenti talebani in posa nel palazzo presidenziale afghano ed elicotteri che strappano gli ultimi funzionari dell'ambasciata dai tetti, sono immagini del tutto analoghe a quello che è successo a Saigon nell'aprile del 1975.

    Due anni prima, il presidente Richard Nixon aveva cercato di assicurare gli americani che gli accordi di pace di Parigi con il Vietnam del Nord comunista avrebbero ottenuto una "pace con onore". Una affermazione che suonò vuota quando essi videro inorriditi cosa stava accadendo il 30 aprile 1975, mentre le truppe nordvietnamite invadevano il palazzo presidenziale a Saigon. Il presidente Gerald Ford, che non voleva e non era in grado di mantenere le promesse americane di sostenere il Vietnam del Sud, volò a Palm Springs, in California, per giocare a golf.

    Se c'è una cosa che il sudest asiatico non ottenne dopo la caduta di Saigon fu la pace. Migliaia di persone morirono nell'unificazione forzata del Vietnam del Sud nei campi di prigionia comunisti vietnamiti dopo la guerra, e milioni nei campi di sterminio della Cambogia (come risultato diretto del ritiro degli Stati Uniti). Altri milioni divennero dei rifugiati. Anche l’onore venne messo in fuga, giacché l'America è ancora alle prese con la vergogna e il trauma sociale di aver perso una guerra che costò 58.000 vite americane.

    Il presidente Biden potrà non essere Gerald Ford, ma recita bene la sua parte in TV. Proprio mentre Kabul cadeva in mano ai talebani, Biden ha deciso di prendersi una vacanza a Camp David. Il 16 agosto è andato a Washington per leggere una dichiarazione preparata in cui ha ribadito la sua decisione di abbandonare l'Afghanistan e, subito dopo, se ne è tornato in quel di Camp David senza rispondere a una sola domanda dei giornalisti. Anche il suo addetto stampa Jen Psaki ha deciso di andare in vacanza. La storia si ripete...

    Violente quasi quanto i talebani sono state le recriminazioni negli Stati Uniti e in tutto l'Occidente. Come all'indomani del Vietnam, un paese emotivamente carico e amaramente diviso sta riversando simili quantità di colpa sulla guerra stessa, sul modo in cui è stata combattuta, sui politici che l'hanno guidata e sul Paese che l'ha combattuta. Lo spettacolo degli Stati Uniti virtualmente senza leadership mentre guardano la propria sconfitta in Afghanistan, sta versando ulteriore benzina sul dibattito interno già acceso e sulla legittimità della stessa democrazia liberale. E qualunque sia la propria posizione personale sulla guerra, l'umiliazione del paese più potente del mondo per mano di barbari con i fucili avrà una grave ripercussione negativa a livello mondiale.

    Proprio come la maggior parte degli americani sostenne la guerra in Vietnam per buone e nobili ragioni (cioè per combattere il comunismo), così ha fatto per l’Afghanistan. Dal commando nel suo santuario afghano, l'11 settembre 2001, Al Qaeda uccise 3.000 americani, ferito altri 25.000 e causato danni per 100 miliardi di dollari. La maggior parte dei paesi occidentali si sarebbe arresa o non avrebbe fatto nulla dopo un simile attacco. È stato un bene che si sia reagito distruggendo il regime talebano ed eliminando Osama bin Laden.

    Dagli ufficiali di medio livello fino agli arruolati, la stragrande maggioranza dei soldati americani ha svolto brillantemente il proprio lavoro. Ancora una volta, gli Stati Uniti hanno mostrato al mondo di avere l'esercito meglio addestrato, meglio equipaggiato e più potente mai visto nella storia. Nessun’altra nazione potrebbe recarsi dall'altra parte del pianeta, conquistare un Paese delle dimensioni del Texas, senza sbocco sul mare, ed eliminare i suoi nemici con la stessa rapidità ed efficienza come fecero gli Stati Uniti nell'ottobre 2001. I 2.420 americani morti in Afghanistan non sono morti invano. Il loro sacrificio ha pagato l’immunità dal terrorismo islamico di cui godiamo ancora oggi. Dato da non dimenticare, gli Stati Uniti non hanno subito un grave attacco terroristico dall'11 settembre.

    La maggior parte della colpa per il fallimento degli Stati Uniti va attribuita a coloro che hanno cercato di trasformare l'Afghanistan in una democrazia liberale di stile occidentale. Gli afghani sono uno dei popoli più primitivi e incivili del mondo. Il paese è diviso in parecchi gruppi etnici, a loro volta divisi in tribù e clan su base familiare. La lealtà di un afghano è verso la propria famiglia e il capo tribù. Come molti soldati americani hanno ben appreso, gli afghani sono anche notoriamente inaffidabili. La meritocrazia è praticamente sconosciuta in Afghanistan e il sostegno proviene dai legami familiari, dalla canna di una pistola o dalla brutta e vecchia corruzione.

    Se il Medio Oriente ci insegna qualcosa, la religione islamica rende quasi impossibile avere un governo in stile occidentale. Le politiche statunitensi in Afghanistan contrarie all'Islam sono servite solo a rafforzare la posizione dei talebani. Sebbene ufficialmente illegale, la politica dell'esercito americano era di chiudere un occhio sulla pratica perversa del "Bacha bazi" (in cui uomini adulti abusano sessualmente di ragazzini) e sull'omosessualità in generale. I comandanti militari hanno persino punito alcuni soldati americani per aver picchiato afghani che hanno cercato di sedurli. Il "Bacha bazi" è rifiutato da molti musulmani come non islamico. L'opposizione dei talebani ad esso fu uno dei fattori nella loro ascesa al potere negli anni '90. Questi problemi hanno solo legittimato la pretesa dei talebani a essere i difensori dell'Islam. Cercare poi di imporre il femminismo e il consumismo in stile occidentale ha solo peggiorato le cose.

    Quei leader che hanno ignorato questi ostacoli e hanno scambiato gli obiettivi della guerra con la costruzione di una “democrazia” afghana – vale a dire le amministrazioni Bush e Obama – sono i veri colpevoli della sconfitta. La concezione wilsoniana di rendere il “mondo sicuro attraverso la democrazia" è profondamente radicata nella psiche americana. Il progetto del governo degli Stati Uniti di combattere il terrorismo trasformando l'Afghanistan in una democrazia modello era destinato al fallimento non meno del tentativo di Woodrow Wilson di evitare il ripetersi della Prima Guerra Mondiale smembrando e democratizzando l'Europa. Ancora più ironico è stato il fatto che il governo USA di solito si è rifiutato di ammettere che il nemico fosse un Islam radicalizzato, preferendo il termine "Guerra al terrore".

    Nessuna soluzione priva di legittimità ha alcuna possibilità di successo nel duro Afghanistan. Le amministrazioni statunitensi avrebbero dovuto aiutare a ripristinare la monarchia costituzionale che governò l'Afghanistan dal 1926 al 1973 e rafforzare le leadership dei clan patriarcali. Il leale appoggio americano a queste leadership indigene le avrebbe aiutate a diventare filo-americane e filo-occidentali.

    Nonostante gli errori commessi dal 2001, il fallimento del governo americano non era inevitabile. Come ha sottolineato il senatore James Inhofe (R-OK) sul Wall Street Journal, al popolo americano è stato presentato un falso dilemma tra ritiro totale e "guerra senza fine". Nessuno voleva che gli Stati Uniti restassero in Afghanistan per sempre. Ma solo la presenza di un piccolo numero di truppe in un ruolo non combattente sarebbe stata sufficiente a scoraggiare i talebani1. Quando il presidente Obama rimosse le forze statunitensi dall'Iraq nel 2011, il conseguente vuoto di potere contribuì all'ascesa dello Stato islamico. Il mese scorso, il presidente Biden ha annunciato che le 2.500 truppe statunitensi di stanza in Iraq concluderanno la loro "missione di combattimento" entro la fine del 2021, ma in realtà rimarranno nel Paese con un ruolo solo consultivo. Con un costo minimo, avrebbe potuto fare lo stesso per l'Afghanistan. Forse sarebbe stata la ripetizione del successo della strategia americana in Germania dopo la Seconda Guerra Mondiale e in Corea del Sud.

    Inoltre, il termine "guerra senza fine" è gravemente impreciso. Gli Stati Uniti avevano cessato di svolgere qualsiasi ruolo di combattimento da quasi due anni. L'ultima morte di un militare in combattimento risale al febbraio 2020, diciotto mesi fa. L'anno scorso sono morti per incidenti più soldati negli Stati Uniti che per combattimenti in Afghanistan.

    Il modo in cui l'amministrazione Biden si è ritirata è vergognoso. A quanto pare, l'amministrazione Biden non solo ha voltato le spalle al governo afghano, ma lo ha pure minato. Il governo degli Stati Uniti si è ritirato dalle basi senza nemmeno dirlo all'esercito afghano, ha fornito poco o nessun supporto aereo e ha fatto dichiarazioni pubbliche pessimistiche e ostili che hanno ucciso il morale afghano. Anche quando era chiaro che l'Afghanistan stava per sperimentare un collasso simile al Vietnam, Biden ha cinicamente insistito nel lasciare il Paese. Se un singolo uomo è responsabile del fallimento in Afghanistan, questo è il presidente.

    Molti americani sperano che, anche se brutta, almeno la caduta dell'Afghanistan sotto i talebani porterà la pace. Una tale posizione è ingenua. La reputazione dell'America subirà conseguenze di lunga durata, forse permanenti, in tutto il mondo. Il ritiro dall’Afghanistan manda il messaggio che non ci si può fidare che il governo degli Stati Uniti mantenga le sue promesse. Gli Stati Uniti verranno davvero in aiuto dell'Estonia, della Corea del Sud o di Taiwan se attaccati?

    I nostri nemici come Cina, Iran e Russia esultano nel vedere il fallimento degli Stati Uniti. Questi Paesi sono sempre più propensi ad agire in base alle minacce che rivolgono ai loro vicini. Non è improbabile che stabiliscano un punto d'appoggio economico e politico nel nuovo Afghanistan. I talebani torneranno ad essere un rifugio per i gruppi terroristici. Insomma, la caduta dell'Afghanistan porterà più guerra, terrorismo e morti americane.

    È anche un duro colpo per l'immagine che hanno di sé gli americani. Gli americani si sono sempre considerati persone ottimiste, capaci di fare le cose nel modo giusto. In Afghanistan, gli Stati Uniti hanno trascorso 20 anni e speso 2 trilioni di dollari, il che equivale a più di 250 milioni di dollari al giorno. L'Afghanistan potrebbe diventare il fallimento più costoso della storia mondiale. Per il solo governo afghano, gli Stati Uniti hanno speso oltre 83 miliardi di dollari in armamenti e attrezzature. Gran parte di quelle armi, compresi droni e veicoli sofisticati, sono state catturate dai talebani. Inoltre, il tanto decantato esercito afghano - che sulla carta era ben più numeroso dei talebani - si è semplicemente sciolto a causa del morale basso e della mancanza di sostegno. Un fallimento umiliante dal quale ci vorranno molti anni per riprendersi.

    Ben peggiori delle perdite materiali sono quelle umane. Le vittime della coalizione sono state 3.562 e 22.773 i feriti. Inoltre, quasi 50.000 civili afghani sono stati uccisi nella guerra. Sebbene piccolo rispetto ad altri conflitti, è comunque un numero consistente. Molti degli 800.000 soldati americani che hanno prestato servizio in Afghanistan provano angoscia, rabbia e risentimento verso una leadership politica e militare che, come in Vietnam, non è riuscita a concludere la guerra in modo onorevole. Amici e familiari di coloro che hanno perso la vita si chiedono se i loro sacrifici siano stati vani.

    La sinistra globale esulta vedendo gli Stati Uniti umiliati ancora una volta. Hanno sempre simpatizzato con il terrorismo islamico e vedono gli Stati Uniti come il più grande male del mondo. La destra in America, da sempre favorevole a una forte difesa nazionale e a guerre giuste contro i nemici dell'America, è demoralizzata, incerta o addirittura indifferente allo sfascio in corso. Molti preferirebbero non pensare affatto all'Afghanistan, sperando che il ritiro faccia sparire tutto. Alcuni nella destra isolazionista sono persino contenti del risultato, vedendo il fallimento americano in Afghanistan come una rivendicazione di una politica nazionalista "America First".

    In definitiva, la conseguenza più profonda del fallimento in Afghanistan è la discussione sullo stesso modello democratico americano. Il crollo della fiducia nelle istituzioni, l'aumento della violenza politica e della frode, il crescente totalitarismo di un governo apparentemente "democratico" e la polarizzazione estrema hanno eroso la fiducia un tempo intoccabile dell'America nel suo modello. Lo sbalorditivo crollo della democrazia rappresentativa in Afghanistan è, secondo molti, solo una conferma che la democrazia già non funzioni. Così vengono proposti nuovi modelli, sia a destra che a sinistra. La sinistra ammira la Cina comunista, così come, erroneamente, anche alcuni a destra. Molti altri a destra guardano altrettanto erroneamente a Vladimir Putin come esempio per l'Occidente da imitare. La maggior parte di questi nuovi modelli elimina le tradizionali libertà costituzionali e ripone a torto la speranza in un leader politico che risolverà da solo la crisi della civiltà occidentale.

    La soluzione a questa crisi, di cui la caduta dell'Afghanistan è solo un sintomo, è un ritorno alla società cristiana organica come descritto nel libro Return to Order di John Horvat. Questo ritorno richiede un serio esame di coscienza e il riconoscimento che, come il figliol prodigo, abbiamo peccato e dobbiamo tornare alla casa del Padre. La democrazia liberale ci ha condotto sulla via dell’abisso. Solo tornando alla Chiesa cattolica in campo religioso e alla società cristiana organica in campo socio-politico si può sperare di evitare il baratro che si sta chiaramente avvicinando.

     

    Nota

    1. https://www.wsj.com/articles/an-alternative-to-the-afghan-pullout-11623615905

     

    Fonte: Returnto Order, Agosto 2021. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà - Italia

    © La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte.

  • Una visione marxista del mondo dietro gli assegni governativi

    I programmi del governo non possono risanare famiglie spezzate e comunità distrutte. Solo una rigenerazione morale di valori non economici può farlo. Le devastazioni cagionate dalla solitudine, dalla disperazione e dal suicidio devono essere affrontate riempiendo i vuoti spirituali che incombono sulla vita delle persone e non emettendo assegni governativi.

     

     

    di John Horvat*

    Infuria la lotta sull'ultimo pacchetto di spesa. I democratici sono intenzionati a versare ancora altri 2 trilioni di dollari nei loro progetti speciali. Sono pronti a tassare e a ipotecare il futuro per farlo.

    Molti americani che lottano per arrivare a fine mese non capiscono perché il governo stia spendendo soldi che non ha. Con l'inflazione già alta e la disoccupazione molto bassa, non riescono a vedere la logica dietro tali misure.

    Ma la logica dietro la legge sulla spesa è semplice anche se difettosa. David Brooks del New York Times riassume così il ragionamento. Dice: "Eravamo diventati un paese che si divideva in due nazioni, una altamente istruita e ricca e l'altra lasciata indietro. I divari economici hanno ulteriormente infiammato i divari culturali e sociali, creando un'atmosfera di intensa polarizzazione, ostilità culturale, alienazione, amarezza e risentimento".

    La soluzione della sinistra è anche quella semplice ma difettosa. Cioè, mettere il turbo all'economia con i dollari delle "infrastrutture", la porcata del New Deal verde e i programmi governativi. Il denaro riempirà il vuoto facendo sparire la polarizzazione e tutti gli altri mali. Mentre la mostruosa legge contiene altre componenti tossiche, i suoi promotori la smerciano da questa prospettiva economica.

     

    Una visione del mondo attraverso un prisma economico

    Per capire perché il ragionamento dietro la legislazione è difettoso, va analizzata la visione del mondo che esprime. Coloro che promuovono questa legge vedono il mondo principalmente attraverso un prisma economico. La loro analisi sostiene che le disuguaglianze economiche possono spiegare tutti i problemi. La società può essere nettamente divisa tra coloro che hanno soldi e coloro che non ne hanno. La mancanza di denaro lascia necessariamente le persone in uno stato di oppressione, risentimento e polarizzazione. Le strutture sociali che causano disuguaglianza devono essere sradicate e sostituite con quelle che non lo fanno.

    La soluzione proposta, ma imperfetta, manda un chiaro messaggio: Il denaro comprerà la felicità. Il denaro - "denaro gratis" - risolverà tutti i problemi di risentimento. Il denaro ottenuto da tasse più alte sui ricchi comprerà la prosperità. Il denaro, sempre e sempre di più, soffocherà tutte le disuguaglianze. Spendete con coraggio. Spendete rapidamente. Spendete in modo disinibito. Non preoccupatevi dei dettagli; alla fine tutto andrà bene.

    Questa è la visione del mondo dei democratici americani così ben descritta da David Brooks.

     

    L'economia non è il prisma più importante

    Questa è anche la visione del mondo marxista. Marx vedeva tutto attraverso il prisma economico, e il suo materialismo dialettico insegnava che la storia è definita dalla lotta di classe tra chi possiede e chi non possiede. Tutti i problemi possono essere ridotti a strutture economiche che il governo deve cambiare per promuovere la disuguaglianza. Il cambiamento sistemico toglierà ai ricchi e darà ai poveri.

    La visione del mondo marxista è sbagliata. Pur essendo uno strumento prezioso, l'economia non è il prisma più importante. Essa non determina la felicità o risolve tutti i problemi. Insistere che solo queste cose contano è ridurre l'uomo al livello degli istinti animali.

    Il problema dell'interpretazione marxista di Brooks della legge sulla spesa è la sua focalizzazione sui mezzi materiali e la sua negazione di una realtà superiore. Riduce tutto alla materia. Tuttavia, " Non di solo pane vivrà l'uomo", dice la Scrittura (Luca 4, 4).

     

    Un lato spirituale e superiore

    Questa visione del mondo materialista si scontra inevitabilmente con la visione cristiana del mondo che dà l’impronta al pensiero e alla civiltà occidentale. La visione cristiana del mondo insegna che ogni individuo ha un'anima che è spirituale, superiore alla materia e orientata alle verità trascendentali. Anche oggi, la visione conservatrice del mondo mantiene resti di questa prospettiva, che fu ben formulata a suo tempo da Barry Goldwater, quando affermò che ogni persona è una "creatura spirituale con bisogni e desideri spirituali".

    Questo lato superiore della natura umana è ciò che rende tutte le persone uniche e stabilisce la loro dignità. Dà origine ad attività e scienze politiche, sociali, culturali e religiose che si elevano al di sopra del mero sostentamento economico materiale. Questi soggetti si rivolgono ai bisogni spirituali dell'umanità e alla fine puntano alla salvezza eterna di ogni persona.

    Quando prevale una visione economicista, l'umanità viene sminuita. "Il grande spettacolo della storia divenne così riducibile agli sforzi economici degli individui e delle classi", scrive Richard Weaver riferendosi a questa ossessione materialista, e continua: "L'uomo creato a immagine divina, il protagonista di un grande dramma in cui la sua anima era in gioco, è stato sostituito dall'uomo animale che cerca e consuma ricchezza".

     

    Una crisi morale di proporzioni enormi

    Quando prevale solo l'economia, una visione fredda e senz'anima della società prende il controllo. Manca il calore delle relazioni familiari e comunitarie che danno un senso alla vita. Non c'è spazio per gli ideali superiori che conferiscono uno scopo alla vita. La gente non può affrontare le inevitabili sofferenze da cui nessuno sfugge. La vita delle persone va in pezzi.

    Le lezioni della postmodernità hanno rivelato che i problemi più critici oggi non sono economici ma morali. Anche se il denaro può comprare il piacere, non può acquisire o determinare la felicità. Ecco perché l'infelicità si trova in ogni classe sociale, compresi coloro che sono estremamente ricchi.

    I programmi del governo non possono risanare famiglie distrutte e comunità in frantumi. Solo una rigenerazione morale di valori non economici può farlo. Le devastazioni della solitudine, della disperazione e del suicidio devono essere affrontate riempiendo i vuoti spirituali che incombono sulla vita delle persone e non emettendo assegni governativi.

    Solo Dio può soddisfare i desideri eterni dell'anima. Di fronte a questo grande bisogno, i trilioni di dollari proposti sono nulla.

     

    Il nemico è la visione marxista del mondo

    Così, come tutti gli sforzi ispirati dal marxismo, il pacchetto governativo di spesa è destinato a fallire. Probabilmente genererà una successione infinita di simili misure, portando la nazione alla bancarotta e alla rovina. La soluzione ai problemi che creerà sarà sempre più socialismo... coronato dalla più abietta povertà e miseria.

    La crisi attuale rappresenta uno scontro di visioni del mondo. Certo, i progetti socialisti di stimolo devono essere contrastati. Più importante, tuttavia, è che questa visione del mondo materialista, disumana, atea e marxista che distorce la realtà e danneggia le anime deva essere respinta.

     

    *John Horvat II è uno studioso, ricercatore, educatore, oratore internazionale e autore del libro Ritorno all'Ordine, nonché autore di centinaia di saggi pubblicati. Vive a Spring Grove, Pennsylvania, dove è vicepresidente della Società Americana per la difesa della Tradizione, Famiglia e Proprietà.

     

    Fonte: The Imaginative Conservative, 28 Novembre 2021. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia

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  • Usa: il presidente Biden si butta nella mischia della “Teoria Critica della Razza”

     

     

    di Edwin Benson

     

    Il conflitto sull'insegnamento della “Teoria Critica della Razza” (CRT) nelle scuole americane, sia pubbliche che private, è in crescita. Al centro di questo scontro ci sono tre versioni della storia del razzismo negli Stati Uniti.