Economia

  • 10 ricette per prepararsi al crollo economico

     

     

    di Raymond Drake

    Una "intemperanza frenetica" sta destabilizzando la nostra economia. È un impulso inquieto, esplosivo e implacabile dentro l'uomo. Cerca di mollare tutti i legittimi freni e di gratificare tutte le passioni disordinate.

     

    I problemi che dobbiamo affrontare adesso

    A causa della "intemperanza frenetica", la nostra economia sta crollando sotto schiaccianti obblighi di debito: personali, aziendali, statali e locali, spese federali fuori controllo, disavanzi commerciali incontrollati, una base manifatturiera che si è largamente spostata off-shore, e un dollaro traballante il cui status di riserva monetaria è sempre più sfidato in tutto il mondo. Regolamenti socialisti paralizzanti, leggi e tasse che soffocano sia le imprese che gli individui, scoraggiano l'iniziativa e annullano gli incentivi a lavorare e investire.

    Nessuno si aspetta che una casa senza fondamenta sopravviva a un uragano. Allo stesso modo, è irragionevole aspettarsi che, mentre i venti risultanti da decenni di comportamento intemperante e irresponsabile raggiungono la forza di una burrasca, la nostra società possa resistere al loro potere distruttivo.

     

    L'America sopravvivrà?

    Lo sgretolamento dell'"American way of life" non significa necessariamente la fine dell'America. Dobbiamo pregare, lavorare e confidare in Dio perché dalle macerie della nostra società in rovina, sorga una nuova America, un'America di fede e famiglia, servizio e onore.

    Tutto dipenderà da come affronteremo il prossimo crollo economico. Un crollo che può arrivare improvvisamente o a tappe, come i gradini di una scala. Comunque, in entrambi i casi, dobbiamo essere preparati.

    Tratte dall’illuminante libro di John Horvat “Ritorno all'ordine: da una economia frenetica a una società cristiana organica – Dove siamo stati, come siamo arrivati qui, dove dobbiamo andare”, elenchiamo di seguito 10 ricette per aiutarci in questa circostanza.

     

    1. Rimaniamo sul posto

    Di fronte alla crisi, alcuni suggeriscono di fuggire nei recessi remoti dell'America o di trasferirsi all'estero. Questo è sbagliato, perché il mondo è così interconnesso e interdipendente oggi che la crisi ci raggiungerà ovunque, in un modo o nell'altro. Più importante ancora, è il momento di combattere per l'America e non di abbandonarla. Ovunque viviate e qualunque sia la vostra occupazione, dovete resistere, lottando per il bene comune della nazione, legalmente e pacificamente.

     

    2. Rifiutare le false soluzioni

    Abbondano le false soluzioni. Conoscetele e rifiutatele. Le false soluzioni della sinistra comprendono la spinta a più socialismo, la resa della nostra sovranità ai tribunali internazionali, lo spostamento verso un governo globale e verso ideologie sub-consumiste, neo-tribali ed ecologiche. Le false soluzioni della destra comprendono un’avversione quasi anarchica al governo, il secessionismo e il survivalismo (survivalism) energeticamente autonomo.

     

    3. Prepararsi con prudenza

    La prudenza è la virtù con cui scegliamo i mezzi adeguati per raggiungere il nostro fine. Nell'affrontare una crisi, spesso troviamo più facile concentrarci sulle misure pratiche. Certamente queste non sono da trascurare, ma è più importante contare sui mezzi spirituali che ci aiuteranno ad affrontare i problemi che ci attendono.

    Per questo, dobbiamo rafforzare la nostra fede, fortificare i principi e le convinzioni, iniziando questa prudente preparazione con la preghiera e la riflessione calma e ragionata. Questo renderà solidi i nostri principi e saldo il nostro attaccamento alle istituzioni. Solo ragioni profonde e solide ci sosterranno nella dura e lunga lotta.

     

    4. Esaminare stili di vita e abitudini personali

    Il movimento per trasformare l'America inizia dentro ognuno di noi, sul piano individuale. Poiché l'intemperanza frenetica e l'individualismo egoista sono alla radice dei nostri problemi socio-economici, ad essi dobbiamo opporci risolutamente nella nostra vita personale.

    Questo significa eliminare certe abitudini e stili di vita. Per esempio, spendere oltre i propri mezzi o inseguire mode e tendenze; fare investimenti imprudenti, persino spericolati; essere travolti da orari stressanti; permettere che la frenesia dei gadget tecnologici domini la nostra vita; mettere l’interesse per il denaro al di sopra della famiglia, della comunità o della religione; preferire la quantità alla qualità e avere un'avversione per il tempo libero e la riflessione.

     

    5. Ponderare la dimensione morale

    L'intemperanza frenetica è radicata nella sfrenatezza egoistica e favorisce l'individualismo, per cui Dio e il prossimo sono esclusi dall'universo immaginario che creiamo per noi stessi. Insegna infatti san Giovanni: "Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede” (1Gv 4, 20). Quanto diverso dall’individualismo è il principio guida predicato e vissuto dal Nostro Divino Salvatore: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Gv 15, 13). Attraverso una generosa donazione di sé sradichiamo dalla nostra vita l'intemperanza frenetica e l'individualismo egoistico.

    Qualunque cosa il collasso economico dell'America comporti per noi e per le nostre famiglie, sviluppare l'abitudine all’abnegazione è un'eccellente modo di preparazione spirituale. Infatti, la dedizione agli altri e al bene comune, cioè la vera carità, ha sostenuto ogni società cristiana per 2.000 anni.

     

    6. “Ci vuole una famiglia”

    Giustamente i genitori vedono i loro figli come una loro estensione e si sacrificano per loro. A loro volta, i figli si sentono obbligati da legami di natura ad amare, onorare e sacrificarsi per i loro genitori che hanno collaborato con Dio per dare loro l'esistenza. Questi legami di affetto e di servizio tendono naturalmente ad espandersi, andando oltre la famiglia nucleare fino alla famiglia latu sensu: nonni, cugini, zii, e così via.

    L'ex senatore degli Stati Uniti Rick Santorum ha giustamente notato che "ci vuole una famiglia". La famiglia è una potente e affettuosa rete di sicurezza sociale, e può fornire molti dei servizi usurpati dal freddo Stato moderno. Come entità economica, la famiglia tende a creare modelli di produzione e consumo diversi dal modello individualista imperfetto di oggi.

    Dal punto di vista economico, le strutture temperate dalla tradizione familiare proteggono le persone dalla concorrenza spietata. L'influenza predatoria dell'usura è diminuita poiché molti ricorrono alla famiglia nei momenti di bisogno. L'ambiente affettuoso delle nostre famiglie è il luogo più facile per praticare la carità cristiana.

     

    7. Ci vuole un villaggio

    Dal suo piedistallo a sinistra, Hillary Clinton ha detto che "ci vuole un villaggio". Questo è forse l'unico punto in cui siamo d'accordo con lei, anche se il presupposto di fondo è diverso. La sua è una visione socialista, la nostra deve essere cristiana.

    Vediamo lo spirito della famiglia rispecchiarsi in associazioni e comunità, paesi e città. Questi corpi intermedi tra la famiglia e lo Stato sono aperti allo spirito temperato della famiglia, che irradia la sua influenza benevola verso l'esterno.

    Questo stesso spirito di famiglia ha una tale capacità di unire e integrare, che tutti, in una regione, anche gli elementi esterni, alla fine condividono una mentalità, un temperamento e un affetto comuni, come in una famiglia. Una persona del Sud, per esempio, partecipa alla grande "famiglia del Sud" o, per estendere ulteriormente l'analogia, alla grande famiglia americana.

    Amiamo la nostra comunità. Lasciamoci coinvolgere, fieri delle buone caratteristiche, tradizioni, prodotti e conquiste culturali della regione, facendo tutto il possibile per svilupparle ulteriormente. Aiutiamo gli altri a vedere le benedizioni che Dio ha messo nella nostra regione.

     

    8. Ci vuole uno Stato cristiano

    Questo sentimento di affetto è, difatti, il più importante elemento di unione per lo Stato. Costituzioni, leggi e istituzioni possono essere elementi unificanti indispensabili, ma il più vitale di tutti è l'affetto familiare, senza il quale lo Stato è destinato ad essere diviso in sé stesso. Tanti Stati moderni si vantano delle loro spaccature! Sono divisi da partiti politici, da fazioni o da un'intensa concorrenza economica. Dovrebbero piuttosto vantarsi nell'unire i gruppi sociali, le fazioni e i partiti. I matrimoni dovrebbero unire famiglie, industrie, regioni. Il vero patriottismo non è altro che questo sentimento familiare e l'amore comune per la terra natale di tutti coloro che abitano in uno stesso paese.

    Lo Stato cristiano dà unità, direzione e finalità al corpo sociale - abbracciando, mai assorbendo; delegando, mai concentrando; incoraggiando, mai soffocando.

    Dobbiamo rimanere impegnati nella guerra culturale e trovare il modo di fare rete con gli altri, facendo tutto il possibile affinché il nostro Stato e le nostre leggi siano conformi alle leggi morali divine e naturali.

     

    9. Ci vuole fedeltà al Battesimo

    Senza la fedeltà al nostro Battesimo cristiano, la competizione e le lotte di potere saranno inevitabili. Come risultato, la famiglia finisce per essere divorata dalla società, e la società dallo Stato.

    Uno spirito familiare cristiano deve permeare la società e lo Stato. "Di tutte le disposizioni e abitudini che portano alla prosperità politica, la religione e la moralità sono i supporti indispensabili", scrisse George Washington nel suo discorso d'addio.

    E, sebbene Sant’Agostino abbia parlato circa 1600 anni fa, il suo insegnamento rimane vero tutt’oggi: "Pertanto coloro che affermano che la dottrina del Cristo è nemica dello Stato, ci diano un tale esercito, quale la dottrina di Cristo volle che fossero i soldati: ci diano tali provinciali, tali mariti, tali sposi, tali genitori, tali figli, tali padroni, tali servi, tali re, tali giudici, infine tali contribuenti e tali esattori del fisco, quali prescrive che siano la dottrina cristiana, e poi osino chiamarla nemica dello Stato e non esitino piuttosto a confessare che, se essa fosse osservata, sarebbe la potente salvezza dello Stato." ("Epis. 138 ad Marcellinum," in Opera Omnia, vol. 2, in J.P. Migne, Patrologia Latina, col. 532.)

    Dobbiamo diventare apostoli di un tale spirito cristiano, aiutando altri a prenderlo a cuore nelle loro vite quotidiane.

     

    10. Ci vuole leadership

    Di fronte all'attuale crisi economica, abbiamo due gruppi. Quelli con qualità di leadership che riescono egregiamente in quello che fanno e quelli che cercano aiuto e direzione. Quello che manca è un modo per unire entrambi i gruppi. Quindi, abbiamo bisogno di rigenerare una cultura che incoraggi figure rappresentative per unificare la nazione e affrontare la crisi.

    Dobbiamo incoraggiare forme di leadership che esprimano legami di fiducia reciproca. Dovremmo pensare a modi concreti - come ci vestiamo, parliamo e comandiamo - per diventare figure veramente rappresentative agli occhi di coloro che ci seguono (nella famiglia, azienda, parrocchia, comunità, regione o stato). Questo ci porterebbe a scoprire modi per abbracciare il dovere, la responsabilità e il sacrificio, rifiutando un individualismo sbagliato ed egoista.

    Con molti leader così impegnati a tutti i livelli della società, lavorando per il bene comune, possiamo restaurare l'America. Si potrà essere leader in alcune aree (grandi o piccole) e seguaci di leader in altre. Comunque, bisogna rendere onorevole la propria leadership e mostrarsi riconoscenti a tutti i leader.

     

    Cos'è un personaggio rappresentativo?

    Un personaggio rappresentativo è una persona che percepisce gli ideali, i principi e le qualità che sono desiderati e ammirati da una famiglia, da una comunità o da una nazione e li traduce in programmi concreti di vita e cultura.

    Si potrebbero indicare figure esponenziali dal generale George Patton a quelle di persone meno famose come i sacerdoti abnegati, gli insegnanti dediti ai loro compiti o i leader locali o corporativi altruisti che disegnano e mettono insieme le persone, dando il tono alle loro comunità. La cultura moderna invece scoraggia l'emergere di personaggi autenticamente rappresentativi e propone personaggi falsi e non rappresentativi, che corrispondono alla nostra società di massa.

     

    Fonte: Return to Order, 10 ottobre 2018.Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia

    © La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte.

  • Cosa succede se l'economia è in pieno boom e nessuno si presenta per lavorare?

     

     

    di John Horvat

    Il mercato del lavoro si è ristretto mentre i datori di lavoro si affannano a trovare lavoratori. Troppi posti di lavoro stanno inseguendo troppo pochi lavoratori. La narrativa ufficiale afferma che la crisi è causata dalla "Grande Dimissione", una situazione in cui i lavoratori si dimettono in numero record per cercare un impiego più redditizio altrove. Con l'economia che torna a ruggire in risposta alla pandemia, le aziende stanno cercando di attirarli con benefici e salari più alti. Dunque, l'intera faccenda potrebbe essere ridotta a un problema economico di domanda e offerta di lavoro.

    La sinistra propone un grande pacchetto di stimolo per fornire migliori posti di lavoro e benefici. Nuovi progetti di infrastrutture riporterebbero al lavoro più persone risolvendo così la crisi dell’impiego.

    I posti di lavoro ora non sono un problema. L'attuale mercato del lavoro consiste in circa dieci milioni di posti di lavoro offerti, due posti di lavoro per ogni persona che ne è in cerca. Tutto quello che la gente deve fare è presentarsi. Il problema più urgente è quello di coloro che semplicemente non si presentano. Un gran numero di americani non è nemmeno interessato a farlo. Questo problema va oltre l'economia. È un problema morale di coloro che si sono disconnessi dalla società e dall'economia.

    In calo i tassi di partecipazione alla forza lavoro

    Già prima della crisi COVID, il mercato del lavoro era in sofferenza a causa di un enorme settore di lavoratori che si rifiutava di offrirsi per lavorare. Le statistiche sulla disoccupazione riflettono solo coloro che stanno attivamente cercando lavoro. Quelli che hanno rinunciato alla ricerca o hanno preso altri accordi non contano.

    Ecco perché l'attuale tasso di disoccupazione è così basso, e il numero di coloro che non lavorano è così alto. Dall'agosto 2020, il tasso di partecipazione della forza lavoro è bloccato a un ostinato 62% della popolazione. È 1,5 punti sotto i livelli pre-pandemici ed è persino sotto i tassi della Grande Depressione. La gente non si offre per lavorare!

    Gli economisti sono preoccupati per il gran numero di maschi abili nella loro prima età lavorativa che si ritirano dal lavoro appesantendo l'economia e la società. L'esodo sta mettendo a dura prova i servizi sociali e danneggiando la vita familiare.

    Perché gli uomini sono assenti

    Nicholas Eberstadt è un economista politico dell'American Enterprise Institute che ha studiato a lungo il tramonto del mercato del lavoro. Il suo libro del 2016, Men Without Work, esamina le cause dietro il drastico calo della partecipazione alla forza lavoro, che raggiunse un picco del 67% nel 2000.

    Gli uomini stanno abbandonando la forza lavoro in gran numero. Nel suo libro, il dottor Eberstadt ha stimato che un vero e proprio esercito di dieci milioni di uomini abili è assente dal lavoro. Questi uomini sono vittime di un cambiamento culturale che li ha colpiti duramente e li ha allontanati dal loro tradizionale ruolo di fornitori.

    Alcune ragioni per la diminuzione dei ranghi includono la crisi degli oppioidi, la cultura dei videogiochi e la stigmatizzazione dei lavori tradizionalmente maschili come l'edilizia. Altri si affidano a genitori, mogli e amici per tenersi a galla. Eberstadt nota anche un sospetto aumento del numero di americani in età lavorativa che ricevono pagamenti federali di invalidità, raddoppiati dal 2,2% nel 1977 al 4,3% nel 2020.

    Cosa fanno con il loro tempo?

    Invece di lavorare, molti uomini stanno semplicemente a casa senza far niente. Un rapporto del governo sostiene che i fannulloni passano molto tempo a "guardare". Passano un sacco di ore su schermi di ogni dimensione e forma. Alcuni passano fino a 2.000 ore all'anno, quasi come un lavoro a tempo pieno. Film in streaming, videogiochi e social media riempiono le loro giornate.

    I lockdown per COVID hanno peggiorato le cose facilitando il rimanere seduti a guardare. Prima del COVID, alcuni di questi uomini avevano almeno un umile lavoro part-time. L'inondazione di benefici e i trasferimenti dai pacchetti di aiuti COVID ha dato a molti una scusa per non fare nulla.

    "Abbiamo fatto una prova generale limitata a un reddito base universale", riferisce più recentemente Eberstadt sui 18 mesi di benefici COVID che hanno scoraggiato il lavoro. La gente si è fatta l'idea che il governo ha risorse infinite per sostenerli nel loro ozio.

    Abbandono della società civile

    Ancora peggio, gli uomini senza lavoro non sono impegnati nella società civile, quindi non contribuiscono al bene comune. Questo settore senza lavoro è narcisisticamente assorbito da se stesso. Raramente questi uomini in età lavorativa sono coinvolti nel volontariato, nel culto religioso, nelle attività familiari o nei dibattiti pubblici.

    "In generale, gli uomini che non lavorano non 'fanno' la società civile", dice Eberstadt in un'intervista al Wall Street Journal. "Semplicemente non spendono il loro tempo aiutando in casa, o nel culto; un'intera gamma di attività, semplicemente non le fanno".

    Se l'America avesse mantenuto i tassi di partecipazione al lavoro della prima parte del secolo, Eberstadt crede che oggi ci sarebbero tredici milioni di posti di lavoro in più. Non ci sarebbe carenza di persone disposte a lavorare e l'economia sarebbe molto più sana.

    Il fatto triste è che una volta che le persone sono pagate per non fare nulla, è difficile farle lavorare di nuovo.

     

    Fonte: American Thinker, 8 Febbraio 2022. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia

    © La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte.

  • Gotti Tedeschi: Salvare il Mondo è Possibile. Ma con Valori e Morale

    di Ettore Gotti Tedeschi

    Questo potrebbe esser un tempo favorevole alla creatività nel capire e spiegare come salvare il mondo. In questi ultimissimi giorni abbiamo letto illuminanti considerazioni, fatte da prestigiosi maestri del pensiero o Istituzioni politiche. Considerazioni già in precedenza proposte, ma ignorate. O erano diversi i tempi o i proponenti non dovevano avere molta credibilità. Per esser credibili oggi si deve aver ottenuto un premio Nobel o si deve presiedere una Istituzione internazionale. A Cernobbio il Nobel per l’economia Stiglitz ha dichiarato che per ridurre il debito bisogna crescere il Pil (“Basta regole per ridurre il debito. Pensate a far salire il PIL”).

    Chissà, se lo avesse dichiarato nel 2011, avrebbe forse salvato il nostro paese dalla austerity e dalle patrimoniali che l’hanno affossato, portandolo ad esser l’unico paese europeo che nei tre anni successivi al 2011 ha visto crollare il suo Pil procapite, quando gli altri paesi europei, seguendo la proposta odierna di Stiglitz, lo accrescevano esponenzialmente.

    Passando ad altro argomento, oggi l’OCSE scopre, con un po’ di ritardo, che il reddito di cittadinanza va ridimensionato. Che l’OCSE sia diventata “leghista”? Ma fra le tante scoperte, denunciate troppo in ritardo, ho letto anche una affermazione, certo non nuova, ma per nulla scontata, su cui vale la pena riflettere. Sempre a Cernobbio, in un clima di ottimismo, il nostro Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha correttamente ricordato che lo sviluppo lo fanno le persone con le loro competenze. Persone e competenze, certo, ma il capitale umano non è fatto solo di competenze scientifiche e professionali, è fatto anche di valori morali e responsabili, che danno a queste competenze un senso, un fine. Le competenze sono mezzi, che per esser ben utilizzati necessitano un fine.

    Mai come in questo momento questo valore di qualità umana risulta esser confuso, non riconosciuto, mistificato persino. Tanto che si potrebbe affermare, con un apparente paradosso, che, mentre il successo non è accessibile a chiunque, lo è poter esser morale nella propria condotta. Invece è manifestamente più facile avere successo, che dimostrare moralità nella condotta. Come mai? Non è infatti oggi molto facile riuscire a vivere valori morali, essendo stati confusi, relativizzati o persino negati. Lo sviluppo vero e “sostenibile” (uso questa espressione ormai imprescindibile, quanto artificiale) è fatto da un capitale umano con visione e condotta morale orientata a un fine e a un bene comune.

    Mai come oggi si sente il bisogno di una dottrina sociale proposta dalla Autorità Morale che spieghi la verità sulla insostenibilità della crisi attuale e dei reset per risolverla. Suggerisco in proposito la lettura di uno splendido libretto intervista: “Salute o salvezza” (Fede&Cultura, 2021) di un prestigioso teologo, don Nicola Bux, che spiega all’uomo di oggi quello che deve apprendere a fare per esser una persona di criterio. Cioè rappresentare il reale capitale umano, quello che produce vero sviluppo sostenibile nel tempo (come auspica correttamente il nostro ministro Bianchi). La posta in gioco è molto alta ed è pertinente proprio alla educazione e istruzione.

    Il lettore di La Verità è certo “educato” a riconoscere la grande “partita a scacchi “che si sta giocando per unificare quanto possibile il mondo intero globalizzato, se non altro per cercare di farlo sopravvivere dopo i grandi Reset fallimentari concepiti negli ultimi 50anni, dimenticando che chi compone il mondo globalizzato non sono ancora automi, ma sono persone, con una propria natura. Poiché i grandi giocatori di scacchi sembrano rifiutare questa natura, continuano a giocare prescindendone e cercando in continuazione valori di riferimento che possano surrogare quelli ignorati. Valori che accomunino gli abitanti del mondo intero distraendoli dai loro valori tradizionali, culturali e religiosi. Il valore comune “imposto” da un paio di decenni fino a ieri, era l’ambientalismo, oggi è piuttosto salutismo e ambientalismo.

    Sottovalutando, o persino ignorando, il valore “dignità” della persona umana e proponendo un nuovo umanesimo e nuova antropologia. Sulla scacchiera giocano tutti: re, regine, cavalieri, manca solo l’alfiere morale. Scomparso. Mancando in tal modo la possibilità di far giocare al gioco di scacchi proprio la famosa ragione, lasciando giocare invece idolatrie ed utopie. E’ la ragione che non ignora il senso morale che spiega quali sono le vere cause ed origini delle crisi attuali in corso, apparentemente irrisolvibili. Le cause originali non sono infatti nei sistemi (politici, economici, sociali…), sono piuttosto negli squilibri in leggi naturali (non riconosciute). Squilibri creati per eccesso di libertà, per confusione su cosa è vero o falso, ordine o disordine, umano o disumano? Certo ci si potrebbe domandare polemicamente cosa è umano e cosa è natura. Bene chiederselo, meglio cercare la risposta finché siamo in tempo.

    Fino a ieri chi cercava di unificare il mondo erano intellettuali, politici con ideali, imprenditori, con visione ispirata da valori comuni di civiltà. Oggi son sostituiti da piattaforme, fondi di investimento, lobby globali, ideologi digitali, profeti di nuove religioni universali. Che possono crescere il rischio di formare i presupposti per futuri reset eterni che prescinderanno sempre più dall’unico vero valore unificante, la dignità unica della persona umana. Chi lo capirà potrà persino pensare di poter governare eticamente il mondo o essere invece, proprio per questo, perseguitato nel mondo. Il libretto di don Nicola Bux, per esempio, aiuta a capirlo. Come spiegò, in Caritas in Veritate, Benedetto XVI queste crisi non si risolvono cambiando gli strumenti, ma cambiando l’uomo. Cosi come queste opportunità di crescita e sviluppo devono avere la creatura umana come fine. Altrimenti addio “sostenibilità”!

    Fonte:La Verità, “Salvare il Mondo”, 10 settembre 2021. Tratto dal blogStilvm Curiae di Marco Tosatti

  • I 9 comandamenti del Papa “per un'economia giusta" dimenticano il primo

     

     

    di John Horvat

    I "movimenti popolari" sono l'avanguardia dei guerriglieri cattolici della giustizia socialecostituita da un vasto caravanserraglio di attivisti di sinistra e organizzatori di comunità che si ritrovano in gruppi di azione politica come le Comunità cristiane di Base, le organizzazioni dei lavoratori e le lobby dei popoli indigeni. Essi esistono in tutto il mondo, specialmente nelle nazioni meno sviluppate, e mettono in pratica i principi della Teologia della liberazione.

    Papa Francesco si è appena rivolto a questi movimenti in un discorso programmatico che delinea le sue proposte per una “economia giusta”. L'energica presentazione video di 38 minuti è stata presentata alQuarto Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari a metà ottobre. Il papa argentino ha chiesto cambiamenti economici radicali all'interno di una cornice di lotta di classe.

    Gerard O'Connell, il corrispondente vaticano per America Magazine, la pubblicazione dei gesuiti decisamente di sinistra, ha notato che il pontefice ha fatto nove proposte "in nome di Dio" e le ha subito soprannominate "i 9 comandamenti per un'economia giusta".

    Come la maggior parte dei commenti economici di Papa Francesco, questi nove comandamenti sono assai problematici. Assomigliano molto di più alle tavole di una legge del Green New Deal che alle tavole di pietra di una legge morale.

    Questi nove comandamenti dell'Ennealogo di Papa Francesco (nove, ennea + logos, non dieci, deca + logos) riguardano diversi settori dell'economia e della cultura di massa. Come era prevedibile, essi riflettono i punti caldi di discussione che dominano ovunque le agende della sinistra.  

    L'Ennealogo richiede “a nome di Dio” che

    1. I grandi laboratori liberalizzino i brevetti dei vaccini COVID-19;

    2. la grande finanza condoni i debiti dei paesi poveri;

    3. le "grandi compagnie estrattive" (minerarie) smettano di distruggere l'ambiente e "d’intossicare i popoli e gli alimenti”;

    4. le grandi compagnie alimentari smettano d’imporre strutture monopolistiche di produzione e distribuzione che gonfiano i prezzi e finiscono col tenersi il pane dell’affamato;

    5. i trafficanti di armi cessino totalmente la loro attività;

    6. i giganti della tecnologia (Big Tech) censurino tutti i discorsi d'odio, le fake newse le teorie della cospirazione;

    7. i giganti delle telecomunicazioni facilitino l'accesso a internet per aiutare l'educazione dei bambini poveri;

    8. i mezzi di comunicazione censurino tutta la disinformazione, la diffamazione, la calunnia e lo scandalo;

    9. i Paesi potenti interrompano i loro blocchi e sanzioni contro altri paesi.

    Altre proposte all'interno dell'Ennealogo includono un reddito di base universale, orari di lavoro più brevi, temi di new deal verde e distribuzione della ricchezza attraverso la tassazione.

    L'Ennealogo di Papa Francesco se la prende con strutture gigantesche, assegnando loro automaticamente ruoli negativi. Sono bersagli facili, abbastanza specifici da adattarsi alle narrazioni della sinistra, sufficientemente vaghi per richiedere un'azione drammatica e urgente. Papa Francesco ha peggiorato ancora le cose menzionando la morte di George Floyd. Per lui, le rivolte estive dell'anno scorso (spesso violente e distruttive) hanno costituito un gesto da "buon samaritano" da parte dei manifestanti. Ecco la sua dichiarazione:

    Sapete che cosa mi viene in mente adesso, insieme ai movimenti popolari, quando penso al Buon Samaritano? Sapete che cosa mi viene in mente? Le proteste per la morte di George Floyd. È chiaro che questo tipo di reazione contro l’ingiustizia sociale, razziale o maschilista può essere manipolato o strumentalizzato da macchinazioni politiche o cose del genere; ma l’essenziale è che lì, in quella manifestazione contro quella morte, c’era il “samaritano collettivo” (che non era per niente scemo!). Quel movimento non è passato oltre, quando ha visto la dignità umana ferita da un simile abuso di potere. I movimenti popolari sono, oltre che poeti sociali, “samaritani collettivi.

    Non è il caso di denunciare qui ognuno di questi comandamenti, poiché sono richieste e recriminazioni continue della sinistra contro il capitalismo e l'economia di libero mercato. Sembra più importante confutare gli errori più profondi dell'Ennealogo.

    Così, tre grandi problemi caratterizzano l'Ennealogo di Papa Francesco.

    Il primo è un approccio ormai sistemico ai problemi.L'Ennealogo di Papa Francesco mette tutto dentro una cornice di strutture immense che poi dipinge come la causa di tutti i problemi sociali.

    Secondo una tale prospettiva, sono le strutture che determinano il comportamento della persona nella società. L'individuo non può fare nulla per evitare questa influenza e quindi non ha nessuna colpa personale per azioni o reazioni. A causa di questo, i promotori della Teoria Critica della Razza (Critical Race Theory), per esempio, sostengono che per quanto santi possano essere, i bianchi non possono fare a meno di essere razzisti. Sarebbero ancora razzisti perché il colore della loro pelle (una struttura) determina i loro atteggiamenti.

    Questa riduzione di tutto alle radici sistemiche favorisce la dialettica della lotta di classe che spinge una classe contro un'altra; un gruppo identitario contro un altro; piccole "vittime" contro grandi "oppressori". Nella narrativa marxista, i problemi "sistemici" non possono essere risolti cambiando i cuori e mediante la conversione, ma solo distruggendo i sistemi e le strutture "oppressive", perché non sono riformabili.

    Tale falsa lettura della storia contraddice l'insegnamento della Chiesa sul libero arbitrio e la responsabilità personale per le azioni buone o cattive e insinua una negazione della natura decaduta, dell'azione della Grazia e del potere rigenerativo della Redenzione.

    Questa visione presuppone una concezione immacolata delle masse le quali non possono sbagliare e manifesta un desiderio di farla finita con tutti i ricchi, perché non possono fare del bene. Tuttavia, la Chiesa ha sempre riconosciuto la necessità di disuguaglianze giuste e armoniche nella società. Queste disuguaglianze sono necessarie affinché tutti possano svilupparsi secondo le loro capacità e la Grazia di Dio. La narrazione di sinistra si contrappone all'appello della Chiesa per una interazione armonica di tutte le classi della società e alla pratica della carità da parte di tutti.

    Il secondo problema con l'Ennealogo di Papa Francesco è una mancanza di comprensione della natura dell'economia. La sfortunata etichettatura delle proposte di sinistra del pontefice come "9 comandamenti per un'economia giusta" insinua che cambiare le strutture economiche secondo linee marxiste, ecologiche e pacifiste possa creare giustizia.

    Non è così però. Il focus dell'economia si limita a un processo di creazione di ricchezza, acquisizione, produzione e consumo. L'oggetto dell'economia è la giustizia commutativa, per cui prezzi giusti ed equi per beni o servizi informano le azioni di tutte le parti coinvolte: produttori, commercianti, lavoratori e consumatori. Contrariamente a questo, l'Ennealogo di Papa Francesco vorebbe che le aziende lavorassero per la loro autodistruzione.

    Inoltre, alcuni comandamenti richiedono che le aziende siano caritatevoli. La carità ha un'influenza moderatrice sull'economia. Tuttavia, la carità non può essere imposta come la giustizia. Infatti, la virtù della giustizia governa le transazioni economiche, poiché ogni parte deve ricevere rigorosamente ciò che le spetta affinché l'economia funzioni in modo giusto. Insistere che la carità entri a far parte della teoria economica sarebbe un'ingiustizia per i caritatevoli, perché li metterebbe in svantaggio e consegnerebbe il mercato e la società a uomini pigri e disonesti. La carità forzata diviene un furto mascherato.

    Infine, l'elaborazione di nove comandamenti lascia ampio spazio per un altro. Il comandamento mancante è il Primo Comandamento, il più importante. Ad ogni uomo è comandato di amare Dio sopra ogni cosa con tutto il suo cuore e le sue forze.

    Il Primo Comandamento della Legge di Dio non è di natura economica, ma tocca direttamente l'Autore della legge suprema da cui derivano tutte le altre leggi. Se ci deve essere un'economia veramente giusta, essa può avvenire solo in una società dove l'adorazione e l'amore di Dio regnino in modo supremo. Ci deve essere l'osservanza della legge di Dio, la pratica della virtù e la soppressione del vizio. Le strutture sociali che Dio ci ha dato, come la famiglia, la comunità e la fede cattolica istituzionalizzata, devono prosperare se l'economia vuole prosperare. I Sette Sacramenti devono aprire le fonti della Grazia per trasformare le anime e tutta la società.

    Tutti questi potenti mezzi che si possono trovare in una prospettiva Dio-centrica mancano tristemente all'Ennealogo di Papa Francesco. Questa visione soprannaturale è soffocata da esauriti modelli marxisti della sinistra cattolica, modelli di stampo naturalistico, lontani da Dio e rivolti alla lotta di classe.

    L'obbedienza amorevole al primo Comandamento è l'unica via d'uscita dal caos e dalla distruzione dei tempi attuali. Come richiesto dalla Madonna a Fatima, il mondo deve tornare a Dio e alla Sua Santa Madre. Quando essi regnano come Re e Regina, non solo un'economia sana e giusta è possibile, ma diventa inevitabile.

    Fonte: Crisis Magazine, 4 Novembre 2021. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia

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  • L'economia Covid spazza via gli Stati Uniti... E non esiste ancora un vaccino per essa

     

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    di John Horvat

     

    Siamo abituati a pensare al COVID-19 come a un disastro sanitario. Eppure lo è anche sul piano economico. Il COVID soffoca l’organismo impedendo all'aria di entrare nei polmoni. In un'economia COVID, abbiamo inondato il sistema di denaro e soffocato la nazione con il debito. I decreti della Federal Reserve (Fed) funzionano come un ventilatore che mantiene artificialmente in vita l'economia. Tuttavia, verrà il giorno della resa dei conti poiché il sistema non può rimanere in vita così per sempre senza subire gravi danni.

  • Le aziende si vedono costrette a prendere posizione su questioni morali come l'aborto a scapito degli affari

     

     

    di John Horvat

    Due dei principi più sacri dell’economia liberale sono le nozioni di neutralità morale e di libero mercato. Wall Street non si immischia nelle credenze e nei costumi personali perché ciò sarebbe negativo per gli affari. Fintanto che il diritto di proprietà e i contratti vengano rispettati, il liberalismo classico non si preoccupa delle credenze religiose contrastanti. Per dirla con Thomas Jefferson, "non mi fa male che il mio vicino dica che ci sono 20 dei o nessun dio. Non mi sta rubando nelle tasche né mi sta spezzando una gamba". Pertanto, l'uomo d'affari liberale cerca solo vendite e profitti.

    Ciò non significa che le grandi imprese abbiano sempre seguito questa filosofia economica. Il costante commercio con i Paesi comunisti è stato un esempio di come le grandi aziende sostengano regimi immorali e oppressivi, che rubano nelle tasche, spezzano le gambe e mantengono mercati non liberi. Quando si tratta della sinistra, le grandi imprese violano le loro stesse regole liberali. Comunque, la maggior parte di quelle non appartenenti al liberal establishment cercano di evitare le guerre culturali, preferendo vendere a entrambe le parti purché si possa rimanere fuori dal fuoco incrociato delle visioni ideologiche.

    Infiltrazione nelle assemblee degli azionisti

    Tuttavia, il tempo della neutralità morale sta finendo. Le aziende pubbliche saranno presto costrette a prendere decisioni che riguardano questioni morali, anche quando danneggiano i loro profitti. Presto violeranno il libero mercato rifiutandosi di servire i settori che non si conformano agli standard "morali" della sinistra.

    La minaccia viene dai giganteschi fondi di investimento e dagli investitori “militanti” che dicono ai membri dei consigli di amministrazione come gestire le loro aziende e selezionare i loro mercati. Molti conservatori si sono lamentati del cosiddetto sistema di rating ESG. Questo strumento di ideologia “liberal” valuta le aziende in base al rispetto degli obiettivi ambientali, sociali e di governance (ESG=Social and Corporate Governance). Con la controversia sulla possibile abrogazione della sentenza abortista Roe v. Wade, alcuni azionisti militanti stanno aggiungendo all'acronimo ESG la A di aborto.

    Costringere le imprese a sostenere l'aborto

    Con le nuove restrizioni sull'aborto procurato, sempre più attivisti e società d’investimento interverranno nelle riunioni degli azionisti con proposte a favore dell'aborto. I nuovi radicali infrangeranno la regola economica liberale introducendo le “guerre culturali” anche nei settori finanziari. Così le aziende pubbliche, che dovrebbero tutelare gli interessi degli azionisti anziché quelli dei militanti della “giustizia sociale”, si avviano a distruggere il libero mercato e a danneggiare i loro profitti.

    Particolarmente preoccupanti sono i gestori di giganteschi fondi di investimento che possono usare il loro vasto numero di azioni contro i consigli di amministrazione delle società durante le assemblee degli azionisti. I tre grandi fondi di investimento sono BlackRock, Vanguard e State Street, e tutti e tre hanno un orientamento di sinistra "woke". Insieme gestiscono un patrimonio di oltre 20.000 miliardi di dollari.

    Si strumentalizza la questione dell'aborto creando delle zone ghetto

    Gli attivisti stanno inquadrando il dibattito sull'aborto in termini finanziari per dare un'apparenza di correttezza. Ad esempio, chiedono ad aziende tradizionali come Lowes e Walmart di redigere rapporti che valutino i costi/benefici delle misure restrittive dell'aborto nell'assunzione dei dipendenti e nella loro fidelizzazione. Fortunatamente, questa proposta è fallita con solo il 13% dei voti favorevoli a Walmarte il 32% a Lowes. Questi primi sforzi segnalano la volontà degli attivisti di trasformare l'aborto in una questione economica, proprio come hanno fatto con le preoccupazioni per l'ambiente e le diversità, allo scopo di far sottostare le aziende a parametri non economici.

    Le azioni suggerite vanno oltre i semplici rapporti sull'impatto economico. Con un numero sufficiente di voti, gli attivisti possono cambiare i consigli di amministrazione o decidere le strategie di marketing. Secondo un recente articolo del Wall Street Journal (3/6/22), i nuovi rivoluzionari possono persino imporre alle aziende i luoghi in cui operare. Interi settori della nazione potrebbero essere tagliati fuori. Gli attivisti, ad esempio, hanno recentemente chiesto alle aziende di rivelare se chiuderanno o amplieranno le loro attività negli Stati in cui l'aborto sarà vietato o limitato. Tali misure distruggerebbero il libero mercato e creerebbero zone ghetto in cui le aziende “woke” non osano entrare. Il risultato sarebbe segmentare i consumatori, creando un sistema di apartheid culturale basato sulle convinzioni delle persone.

    I promotori dell'aborto si lamentano perché i pro-life impongono la loro moralità alla popolazione. Eppure, i nuovi azionisti rivoluzionari delle corporation sperano di imporre la loro legge immorale alla popolazione, ergendosi come autocrati in un sistema in cui la regola del peccato e del vizio determina la politica del mercato. L'enorme potere del dollaro è messo al servizio di coloro che distruggono la vita in questo nuovo regime di apartheid abortista.

    Così viene imposta all'America un'economia distorta

    I rivoluzionari non si limitano a cambiare la politica aziendale, ma distorcono anche la realtà economica. Lo sforzo di inquadrare il dibattito culturale in termini finanziari impone anch’esso un'economia distorta. Il permettere la nascita di bambini non ha un impatto negativo nell'economia. Anzi, l'economia migliora. Ogni nuovo bambino è un americano in più, un membro di una famiglia, un consumatore, uno studente, un vicino di casa, un amico, un lavoratore e, soprattutto, un'anima immortale in più per la quale Dio ha progetti eterni e meravigliosi.

    Gli attivisti dell’acronimo ESG+A hanno una strana concezione dell'economia. Quale azienda potrebbe concludere che sia economicamente vantaggioso eliminare in un colpo 63 milioni di consumatori, i quali potrebbero acquistare i loro prodotti e lavorare nelle loro fabbriche per tutta la vita?

    La bomba a orologeria del calo demografico minaccia il mondo intero. Le aziende farebbero bene a commissionare studi che analizzino l'impatto dell'implosione demografica sull'economia. Più bambini, non meno, salvaguarderebbero gli interessi degli azionisti e il bene comune della società. Si scoprirebbe anche che un'America morale, dedita alla virtù e al rispetto della legge di Dio, sarà anche una nazione prospera e benedetta dalla Provvidenza.

     

    John Horvat II è uno studioso, ricercatore, educatore, conferenziere internazionale e autore del libro Return to Order, oltre che di centinaia di articoli pubblicati. Vive a Spring Grove, in Pennsylvania, dove è vicepresidente della Società americana per la difesa della Tradizione, della Famiglia e della Proprietà.

     

    Fonte: LifeSiteNews, 6 giugno 2022. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

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  • Per quanto tempo ancora ignoreremo la minaccia più grande?

     

    di Edwin Benson

    Nel febbraio 1972, il presidente americano Richard Nixon visitò la Cina. Milioni di persone rimasero affascinate mentre la televisione trasmetteva le notizie del suo viaggio in tutte le case. Da allora, la politica estera americana si alterna fra la gioia e l’accecamento per il bagliore di quei sette giorni.

    È ora di togliere i paraocchi. La Cina non è mai stata all'altezza dell'ottimismo ingiustificato dell'Occidente. Il popolo cinese non è mai stato libero. Da quando i comunisti hanno preso il potere, hanno perseguito il loro programma di dominio del mondo.

    Trasformano in basi militari isole che non possiedono. Traggono profitto dal lavoro quasi schiavo. Investono miliardi di dollari in terreni agricoli americani e fanno "regali" sontuosi alle università. I loro vicini, compresi i più importanti alleati asiatici dell'Occidente, li temono.

    Allo stesso tempo, la Cina è una delle principali fonti di molti prodotti vitali. In effetti, il suo dominio nella produzione di semiconduttori potrebbe potenzialmente paralizzare gli Stati Uniti. Se la Cina dovesse invadere Taiwan, come ha minacciato di fare, la situazione potrebbe peggiorare a dismisura. La Cina sta espandendo la sua rete di influenza in tutto il mondo.

    Eppure, gli "esperti" del Dipartimento di Stato continuano a mettere la testa sotto la sabbia. Perché? Mi vengono in mente tre motivi.

    La forza dell'abitudine

    La politica dei governi occidentali ha costantemente favorito la Cina dal 1972. Qualsiasi cambiamento improvviso rappresenterebbe una significativa rottura dell'ordine liberale del dopoguerra.

    Dopo la visita del Presidente Nixon, Jimmy Carter ritirò il riconoscimento diplomatico statunitense a Taiwan e lo assegnò alla Cina. Le Nazioni Unite seguirono l'esempio. George Bush senior ricoprì il ruolo di incaricato d’affari con la Cina nel 1974 e nel 1975. I presidenti successivi hanno favorito tutti una continua espansione del commercio con la Cina, nella vana speranza che il miglioramento delle relazioni con l'Occidente avrebbe reso la Cina più aperta.

    Si pensava che il commercio con la Cina avrebbe promosso la pace nel mondo. Gli uomini d'affari speravano di vedere il vasto mercato da un miliardo di persone aprirsi ai prodotti occidentali.

    Dottrina di sinistra filocomunista

    Quando si aprirono le porte del commercio cinese, l'ideologia comunista cinese entrò anche in Occidente. Durante i giorni di Mao, le sinistre edulcorarono i risultati del comunismo e idealizzato persino la sua Rivoluzione culturale, accettando la dialettica marxista della lotta di classe e la sua applicazione da parte della Cina.

    Per questo motivo, c'è chi ha simpatizzato ideologicamente con la Cina, nonostante la sua orribile situazione dei diritti umani e le decine di milioni di persone uccise sotto il regime.

    L'apertura della Cina all'Occidente ha rappresentato una variante del comunismo che ha mantenuto le sue dottrine egualitarie, pur accettando alcune riforme di mercato. L'Occidente è venuto in soccorso dell’impoverito gigante comunista e gli ha fornito capitali, tecnologia e know-how. La sinistra occidentale sperava che questa nuova formula avrebbe fatto accettare le sue idee.

    Dopo aver atteso per decenni che la Cina adottasse il libero mercato e le libertà fondamentali, molti sono ora delusi e si rendono conto che la dipendenza occidentale dalla Cina ha raggiunto livelli pericolosi.

    Una Cina sempre più aggressiva sta distruggendo i sogni di pace. L'America "woke" sta adottando molte idee tipo della “rivoluzione culturale” cinese cancellando intellettuali e proibendo certi discorsi. Le università "woke" emulano la Cina censurando le opinioni sgradite.

    Avidità aziendale

    I cinesi controllano ora la produzione che un tempo forniva posti di lavoro agli statunitensi. Ciò è spesso dovuto agli stipendi incredibilmente bassi del Paese che favorisce la delocalizzazione della produzione per ridurre i costi.

    Il produttore di scarpe sportive Nike è un caso tipico. Questo gigante delle calzature non possiede fabbriche e appalta circa il trenta per cento della sua produzione alla Cina. Un altro trenta per cento viene fabbricato nel Vietnam, anch’esso a guida comunista.

    Il massiccio trasferimento della produzione in Cina rende praticamente impossibile non utilizzare i prodotti manufatti lì. La Cina è anche il terzo mercato di esportazione per l’America, con una vendita di prodotti per 151 miliardi di dollari nel 2021, rispetto ai meno 4 miliardi del 1985 e ai 16 miliardi del 2000.

    Pertanto, le grandi aziende hanno molto da guadagnare con le attuali politiche. Ad esempio, il canale di notizie economiche e finanziarie CNBC, afferma che "circa l'80% delle vendite globali delle macchine Buick [nel 2018] sono state realizzate in Cina". La mentalità aziendale ritiene che la Cina sia un mercato troppo grande per essere scartato a causa di controversie su questioni non commerciali. Questo comportamento non è limitato alla General Motors (che produce le Buick). Un recente articolo della rivista Forbes ha menzionato che la Disney e la National Basketball Association (NBA) hanno una storia di cedevolezza di fronte alla riprovevole situazione dei diritti umani in Cina.

    Sta suonando l’allarme?

    L'America si sta finalmente svegliando vedendo la piena portata della minaccia cinese? Purtroppo la risposta è no.

    Alcuni americani però si rendono conto del pericolo e prendono provvedimenti: per esempio, rifiutando i prodotti "Made in China" ogni volta che è possibile. Altri sostengono che il Congresso dovrebbe indagare sulla portata del ruolo della Cina nella crisi di Covid. I genitori più saggi si rifiutano di permettere ai propri figli di utilizzare il social network TikTok, legato alla Cina a doppio filo. Gli Stati Uniti, il Regno Unito e l'Australia hanno in gran parte impedito al gigante tecnologico cinese Huawei di fare breccia nei loro sistemi di comunicazione.

    Tuttavia, molti membri del governo e del management aziendale statunitensi sembrano troppo avidi, ideologicamente solidali o compiacenti, per interrompere le relazioni con la Cina. La situazione cambierà se la Cina invaderà Taiwan? E se bombardasse il Giappone o l'Australia? Si dovrebbe tracciare da qualche parte una linea sulla sabbia o un punto di non ritorno.

     

    Fonte: Tfp.org, 26 settembre 2022. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

    © La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte

  • Perché la "Cathonomics" non è né cattolica né economicamente valida

     

     

    di John Horvat

    Il titolo del libro Cathonomics: How Catholic Tradition Can Create a More Just Economy è intrigante, poiché mette in evidenzia il fatto che la Chiesa avrebbe molto da offrire in campo economico. L'autore cerca di fondere due campi che generalmente non si mescolano, anche se dovrebbero. 

    Tuttavia, una cosa è collegare i due soggetti, un'altra è fondere prospettive contrastanti. Così il libro attira alla lettura con il suo drammatico titolo, ma poi vi si trova una fusione forzata di vecchio e nuovo, religioso ed ecologico, San Tommaso d'Aquino e Papa Francesco. In nome della "tradizione" emerge un ibrido “catto-economico” che è uno spettacolare scontro degli opposti, finendo per non essere né una cosa né l'altra.  

    L'autore, il dottor Anthony Annett, sembra divertirsi con paradossi che sconvolgono le sensibilità tradizionali. Leggendo il suo lavoro scattano ovunque bandiere rosse (ed eco-verdi). Di origine irlandese, si vanta di aver lavorato per vent'anni al Fondo Monetario Internazionale. L'economista liberal Jeffrey Sachs, noto per il suo sostegno all'aborto e al controllo demografico, ha scritto la prefazione. Una entusiasta Georgetown University Press (università gesuita, ndr) ha pubblicato e promosso il libro (2022) con commenti entusiasti di notabili personaggi liberal.

    L'obiettivo impossibile del libro è quello di mettere insieme ciò che si potrebbe chiamare un'ermeneutica della continuità economica senza che ci sia però la continuità. L'autore, per esempio, espone ragionevolmente l'insegnamento tradizionale della Chiesa (che lui chiama la “vecchia roba”). Critica, anche brillantemente, le squallide teorie economiche dell'illuminismo e del liberalismo che hanno distrutto la cristianità.

    Tuttavia, le cose si complicano quando cerca di integrare le proposte di giustizia sociale, gli obiettivi del Green New Deal e la teoria economica keynesiana nei modelli cattolici tradizionali. L'autore sostiene prima una parte e poi l'altra, ma insiste che il tessuto strappato risultante da questi punti di vista abbia l’aspetto di un unico indumento inconsutile.

    Ci sono tre grandi errori nella presentazione della Cathonomics che impediscono alla paradossale proposta di fornire valide soluzioni.

    Il primo errore è che, non essendo cattolica, il dottor Annett cita autori, papi e documenti cattolici. Usa alcuni concetti cattolici, specialmente sussidiarietà e solidarietà.  Tuttavia, non è necessario essere cattolici, praticare le virtù cattoliche, o anche credere in Dio per essere parte della Cathonomics. La sua proposta si rivolge alla "persona umana" e quindi è destinata ad applicarsi a tutti indistintamente. Il tema potrebbe essere meglio denominato "economia umana".

    Così, la nuova scienza è estremamente limitata poiché deve esprimersi in termini laici e naturalistici rivolgendosi "al più pieno sviluppo di tutta la persona e di tutti i popoli". L'autore sembra pensare che fare appello a "un bene comune con un destino comune, che comporta la protezione della nostra casa comune" basti per motivare le persone a sacrificarsi a beneficio degli altri. Inoltre, egli incentiva una solidarietà ecologica che si estende attraverso le diverse specie viventi legate dalla "nozione che tutte le creature hanno un valore e un diritto intrinseco".

    Il libro, che inizia con sublimi espressioni teologiche della "vecchia roba", a un tratto si trasforma utilizzando il moderno gergo economico, sociologico ed ecologico. Senza un fine soprannaturale o trascendentale, l'appello alla solidarietà è tutt'altro che convincente. Così, il libro finisce per avere quel “fascino” della retorica naturalistica che si trova nei documenti delle Nazioni Unite o nella piattaforma del Partito Democratico.  

    In effetti, l'autore presenta le diciassette mete liberal degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile dell'ONU quasi come una rinnovata serie di comandamenti che introducono un nuovo paradigma economico "con inclusione sociale e protezione della natura". Suggerisce "un'autorità mondiale" per attuare le decisioni che richiederebbe "una riforma delle Nazioni Unite orientata verso la giustizia e la fraternità universale invece di essere cooptata dai potenti".

    Questa ampia piattaforma porta al secondo errore di Cathonomics. Tranne che il suo fantasioso nome, non c'è davvero nulla di nuovo in questo programma. Vi si trova solo un'ampia rimasticatura di considerazioni economiche inefficaci, ripetendo con la solita mancanza di originalità che il nemico è il "neoliberalismo".

    L'autore descrive tutti gli effetti di un'economia sbilanciata ma non la loro causa. Come l'analisi marxista che informa la maggior parte dell'economia di sinistra, tutto è nelle strutture che costringono le persone a vivere in miseria e niente sulla miseria della natura umana caduta che costruisce strutture peccaminose. In questo modo, non vi si trova nessuna chiamata alla conversione personale nel senso tradizionale della parola.

    L'invito del Dr. Annett è perché tutte le nazioni diventino “scandinave”, con tasse elevate e ampi progetti di welfare sociale, ricolmi di solidarietà e di sussidiarietà. Il programma riflette molto più Thomas Piketty che santo Tommaso d'Aquino. C'è poi una condanna ossessiva di tutte le disuguaglianze, anche quando esse sono proporzionate.

    Così, una proposta esplicita della Cathonomicssono le "tasse alte e progressive" come mezzo che "potrebbe inculcare la virtù, data l'evidenza di meno solidarietà, generosità ed empatia nei ricchi delle società più diseguali". La Cathonomics chiede anche di punire con “aliquote fiscali confiscatorie" specialmente i miliardari. Infine, afferma che saranno necessarie significative tasse di successione per sostenere il bene comune e lo sviluppo umano integrale.

    Lo Stato gioca un ruolo importante in queste proposte, sia come datore di lavoro di ultima istanza che come fornitore di reddito supplementare.  Il modo preferito per risolvere i problemi sembra essere quello di gettarci sopra il denaro altrui.  Il Dr. Annett lascia cadere casualmente nel discorso cifre "insignificanti" che risolverebbero tanti problemi. Si potrebbe venire a capo di tutto stanziando 100 miliardi di dollari all'anno per un programma, un trilione di dollari per un altro e 50 miliardi di dollari per un altro ancora. "La linea di fondo è che, nel contesto di un'economia [mondiale] di 128 trilioni di dollari, questi importi sono piccoli, a volte addirittura minuscoli".

    Particolarmente notevole è la forte componente ecologica della Cathonomics,che rivela un particolare malanimo verso il settore del petrolio e del gas (il quale dovrà essere sostituito a tutti i costi). Mentre l'autore ammette che è difficile quantificare il numero di morti a causa del cambiamento climatico, fa di tutto per dipingere il peggior quadro possibile basato su modelli e stime. Così, al lettore viene detto che i problemi mentali causati dal cambiamento climatico sono responsabili di una stima di 59.000 suicidi in India, molti dei quali sono contadini poveri. Le morti premature dovute all'inquinamento vengono stimate in cinque milioni di persone all'anno. Gli esperti prevedono "un numero impressionante di 200 milioni di rifugiati climatici solo entro il 2050, con una stima elevata di un miliardo".

    Queste argomentazioni “alla Greta Thunberg” sono al massimo discutibili, ma difficilmente possono essere dogmi assoluti. Inoltre, non c'è nulla di nuovo nelle soluzioni del Green New Deal che la Cathonomics propone.

    Infine, il terzo errore, il più grande è l'assenza di Dio nella Cathonomics. Non si fa nessun appello all'amore di Dio come mezzo per ottenere una rifioritura umana. Dio non ha bisogno di essere coinvolto nello sviluppo delle sue creature. In un libro sull'economia cattolica, si dovrebbe dire qualcosa sulla Divina Provvidenza che metta in evidenza la amorevole cura di Dio per l'umanità, anche di fronte ad un eco-disastro. Tuttavia, non c'è nulla che suggerisca un interesse di Dio per l'umanità... e anche viceversa.

    Nel libro si parla tanto della solidarietà che dovrebbe unire tutti, ma niente su ciò che deve stare al centro di essa. La solidarietà diventa impossibile senza l'amore di Dio. Tutti sono chiamati ad amare il prossimo come se stessi per amore di Dio, che è la motivazione più alta. Perciò gli Obiettivi/Comandamenti per lo Sviluppo Sostenibile dell'ONU, per esempio, diventano vuoti appelli filantropici per porre fine alla povertà, alla fame e ad altri bisogni, giacché non hanno nulla di trascendente per sostenerli. L'interesse personale e la natura decaduta (anch'essa mai menzionata) vinceranno sempre quando Dio non è posto al centro delle cose.

    Allo stesso modo, la Cathonomics non trova nessun spazio per la grazia, che illumina l'intelletto e rafforza la volontà in modo che le persone diventino capaci di realizzare opere (inclusi atti economici e opere di carità) le quali vadano oltre la mera natura umana. La visione ristretta dell'autore consiste invece in un programma freddo e meccanico, che esclude il soprannaturale e restringe tutto allo Stato.

    Nel mondo della Cathonomics il peccato personale non ha conseguenze. Quindi, si fa un inquietante silenzio sull'aborto o su altri peccati che trascinano la società e l'economia verso il basso e diminuiscono l'amore di Dio che deve sostenere tutto. Anche il ruolo della preghiera e del condurre una vita virtuosa, libera dal peccato, non può essere sottovalutato come potente forza per ottenere la prosperità umana. Tuttavia, tutti questi fattori, essenziali per un'economia cattolica, sono del tutto assenti nella Cathonomics.

    Eloquente della prospettiva dell'autore è la sua citazione finale tratta dal discorso di Papa Francesco del 2015 all'Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari: "il futuro dell’umanità non è solo nelle mani dei grandi leader, delle grandi potenze e dell’élite. È soprattutto nelle mani dei popoli; e nella loro capacità di organizzarsi". L’approccio naturalistico è il problema della Cathonomics. Qualsiasi futuro dell'umanità (e dell'economia) deve essere messo nelle mani di Dio, non dell'umanità. Quando l'umano si mette al centro, è una ricetta veloce per il disastro.

    L'autore dimentica un altro elemento importante. Ahimè, come si può chiamare qualcosa di cattolico senza menzionare la Madonna? La Madre ha in mente il benessere materiale di tutti. La Madonna a Fatima l'ha detto meglio: l'umanità deve smettere di offendere Dio. Solo allora il mondo troverà pace e prosperità.

     

    Fonte: Crisis Magazine, 11 Aprile 2022. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

    © La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte.

  • Return to Order – Un manifesto di economia che compie 10 anni (Parte 2)

     

    di Gabriele Marasti

     

    SEZIONE I

    Il sistema economico globale si trova in una fase di forte e perdurante difficoltà nonostante lo si sia “drogato” con un forte indebitamento pubblico e privato e attraverso una consistente emissione di liquidità ad opera delle banche centrali. L’autore identifica la causa di questo deragliamento in un’intemperanza frenetica (“frenetic intemperance”):

    -       da parte dei privati visto che la quantità ha iniziato a prevalere sulla qualità, l’utilità sulla bellezza e la necessità sullo spirito, 

    -     e da parte delle amministrazioni pubbliche in quanto lo stato liberale, lontano dal favorire il libero mercato[1], finisce per invadere ogni ambito economico e privato.

    Questa intemperanza frenetica, è anzitutto una propensione spirituale e psicologica, consolidata da diversi secoli di processo rivoluzionario e che manifesta i suoi cascami in anche in economia.

    L’uomo moderno rifiuta l’idea di sacrificio illudendosi di un successo facile, in stile Hollywood, in cui i desideri travalicano i confini della legittimità. Questo desiderio smodato è esploso con la Rivoluzione Industriale, sebbene vada riconosciuto che a questa ne siano seguiti anche parecchi benefici (tuttavia, alcuni di questi derivano dall’eredità del sistema che la precede). L’economia assume così un ruolo prioritario: il sistema creditizio aumenta a dismisura e l’anelito al Paradiso viene svilito alla dimensione materiale.

    Quest’intemperanza frenetica guida l’economia verso un fenomeno di “gigantismo” con enormi gruppi industriali o gruppi di gruppi. Tale gigantismo non è necessariamente un fenomeno negativo (es. nel caso di necessità di forti economie di scala o di competenze tecniche molto settoriali) però comporta spesso un dinamismo disordinato, una minore resilienza del sistema, manipolazioni e danni sul mercato, operazioni di lobby sugli stati e contrattazioni a livello di imposte a cui non riescono ad accedere le piccole imprese. Tali mostri aziendali rischiano di ridurre la persona a mera cifra e preparano la via per un capitalismo di stato in cui quest’ultimo, come prestatore di ultima istanza, finisce per controllare buona parte dei mezzi di produzione o, quanto meno, nel creare una collusione. Il gigantismo ha luogo e prospera grazie al un fenomeno di omologazione delle masse e dei prodotti in cui viene eliminata ogni sostanziale diversità. Un numero infinito di offerte standardizzate finisce infine per soffocare l’individuo dalle troppe decisioni superficiali.

    Lungi dal sorgere esclusivamente da uno spontaneo processo di emancipazione, questi fenomeni, storicamente, sono stati artificialmente alimentati dagli stati che hanno esautorato la Chiesa e gli altri corpi intermedi di poteri e capitali con il pretesto che questi avrebbero disturbato l’attività del libero mercato e dello Stato. Corporazioni, prassi e common law sono esempi di istituzioni nate dal basso e demolite dallo Stato moderno. Le opere di “carità” sono state centralizzate nelle mani di burocrati. Assieme a ciò, il processo rivoluzionario ha demolito nell’uomo la consapevolezza di dover anteporre a qualsiasi autorità il rispetto di quanto disposto con la Rivelazione ed ha smantellato quegli atteggiamenti di coraggio, cortesia, giustizia e carità che arginavano l’utilizzo smodato del potere da parte dello stato e di una certa idea di libero mercato. Per colpa di queste misure, siamo ora soggetti a vulnerabilità fonti di forte fragilità: il più piccolo errore ad opera di un pianificatore statale o di una grande multinazionale, può essere oggetto di enormi danni per la collettività.

    Con questa intemperanza frenetica, le speranze che erano riposte nella Provvidenza, si indirizzano ora in un cieco fideismo verso la tecnologia. La fede spropositata nella macchina tende a trasformare l’uomo in un ingranaggio invece che in una parte di un organismo (un esempio è il processo di burocratizzazione). Anche la storia perde di significato e tutto viene spiegato come un flusso cieco e un susseguirsi causale. La tecnologia e la frenesia moderne hanno spostato il focus dell’uomo dalla contemplazione alla sensazione, l’immediatezza e l’impatto. A livello individuale, le stesse giornate, stracolme di impegni, sembrano volare senza senso e senza significato. Anche l’arte subisce questo fenomeno: le città moderne con i loro grattacieli comunicano fredda inumanità, mancanza di proporzioni e sterilità. La cultura di massa pulisce il campo dalle differenze culturali e quel poco che ne resta, è ridotto ad inutile folklore.

    Ciò che più ha contribuito a quest’intemperanza frenetica, è l’individualismo. Teorizzato inizialmente da Thomas Hobbes, presuppone che la preservazione di sé e dei propri interessi sia considerata come il diritto più inalienabile e fonte di moralità e giustizia. Si rottama così l’idea di comunità volta alla perfezione dei propri individui ed ognuno diventa misura soggettiva del male e del bene, ritirandosi in un glorioso ma terrificante isolamento.

    Da qui, il paradosso: l’individuo moderno, libero da tradizioni e legami famigliari e sociali, diventa dipendente da nuove forme di integrazione che lo fanno omologare all’interno della massa della società. Su questa insicurezza dell’uomo moderno punta il marketing, che promette di regalare felicità, amore e gioia in cambio dell’acquisto dei prodotti che promuove. Nel mondo individualista, le associazioni sono incoraggiate purché siano relazioni deliberatamente superficiali (fanclub di calcio, fumetti, cosplay…) e che non definiscano e sviluppino profondamente la persona (come la famiglia, la chiesa…). In questo modo tutte le dimensioni intermedie tra lo stato e l’individuo vengono sterilizzate e neutralizzate. L’individualismo post-moderno punta poi ad un livello di demolizione ulteriore: alla disintegrazione dello stesso atomo-individuo per quanto attiene alla sua logica, identità ed unità.

    La società materialistica boccia ciò che è vero, bello e buono per far passare solo ciò che è utile. Tante virtù vengono declassate come inutili (umiltà, modestia, fedeltà…) a favore di un piano valoriale più borghese e commerciale come onestà, moderazione e utilità. Questo tipo di paradiso in terra finisce inevitabilmente per frustrare le aspirazioni dell’uomo negandogli ogni relazione con il metafisico. Anzi: il giocare sull’insoddisfazione del presente per potersi gratificare con un maggiore consumo è uno degli attuali obiettivi del marketing. La sofferenza non ha significato e deve essere necessariamente eliminata, evitata o quanto meno nascosta; un’implicazione pratica è l’inadeguata trasmissione di educazione ai figli per evitare che possano soffrire quando puniti.

    Quanto è sublime viene cancellato dalla società e questo causa infelicità, nonostante le mille opportunità di intrattenimento, piacere ed eccitamento. Gli slanci che normalmente sarebbero indirizzati al metafisico, dagli anni ’60 in poi vengono saziati da droga, sette religiose o hobby morbosi quanto inutili.

    I rapporti di lavoro risultano sempre più impersonali, scomparendo così i rapporti costruiti ad immagine di quelli famigliari. Lo Stato assiste a un processo di “socialistizzazione” dovuto al fatto che il mercato necessita di essere sempre più normato: non basta più l’onestà che normalmente blindava un accordo siglato da una stretta di mano. Infine, alimentata da quest’intemperanza, la speculazione diventa nevrotica, forte di poter sempre contare su un salvataggio da parte delle banche centrali che si propongono come salvatrici di istituzioni gigantesche, too big to fail.

    Da tutto ciò ne sorge di un nuovo “ordine del denaro” (rule of money), in cui la quantità vince sulla qualità, l’utilità sulla bellezza e l’uso sullo spirito.

     

    Note

    [1] “Se con «capitalismo» si indica un sistema economico che riconosce il ruolo fondamentale e positivo dell'impresa, del mercato, della proprietà privata e della conseguente responsabilità per i mezzi di produzione, della libera creatività umana nel settore dell'economia, la risposta è certamente positiva, anche se forse sarebbe più appropriato parlare di «economia d'impresa», o di «economia di mercato», o semplicemente di «economia libera». Ma se con «capitalismo» si intende un sistema in cui la libertà nel settore dell'economia non è inquadrata in un solido contesto giuridico che la metta al servizio della libertà umana integrale e la consideri come una particolare dimensione di questa libertà, il cui centro è etico e religioso, allora la risposta è decisamente negativa” [CENTESIMUS ANNUS  DEL SOMMO PONTEFICE GIOVANNI PAOLO II]

     

    Fonte: Messa in Latino, 15 Dicembre 2022.

  • Tre ragioni per cui i problemi della catena di approvvigionamento persisteranno

     

     

    di John Horvat

    La crisi del COVID ha rivelato la vulnerabilità dell'immenso sistema della catena di approvvigionamento globale. Le linee di rifornimento corrono su processi strettamente accoppiati che possono essere incredibilmente complessi. Il sistema è in grado di gestire piccole interruzioni, affidandole a più attori, in modo di far arrivare le merci sul mercato appena in tempo per la vendita.

    Tuttavia, quando il sistema è colpito da sconvolgimenti monumentali come l'attuale crisi COVID, esso entra in convulsione con partenze e arresti, oppure punti di strozzatura che producono sovrabbondanze o carestie. Possono essere necessari anni di ragionevole stabilità per recuperare slancio e ritmo. Un sistema gigantesco può muovere enormi quantità di merci, ma può anche generare problemi altrettanto immani che mettono sotto scacco la capacità di un mondo diviso a porvi rimedio.

    Il fattore grandezza

    Il gigantesco sistema senza soluzione di continuità si è evoluto in una macchina rigida, goffa e inefficiente che non si adatta bene a eventi apocalittici. In effetti, la catena di approvvigionamento aveva già dei problemi critici prima della situazione attuale. Tre di questi problemi non se ne andranno presto.

    Il primo problema è che la catena di approvvigionamento è molto grande e lunga, con una tendenza ad espandersi. Il gigantismo spesso non può operare fuori dagli schemi dei container. Quando i sistemi diventano troppo grandi, perdono l'agilità di quei modi di lavorare più piccoli e umani.

    L'attuale catena di approvvigionamento deve operare dentro uno schema a scatola che, in questo caso, è il container di spedizione, proprio a forma di scatola, che serve come unità base di carico. Le navi più grandi trasportano fino a 20.000 container, abbastanza per contenere tutto il volume dell'Empire State Building. I porti della costa orientale non possono gestire queste grandi navi perché non hanno strutture sufficienti. La grandezza diventa un ulteriore limite delle catene di rifornimento, poiché le navi ad alto volume possono essere gestite solo da circa 15 porti americani già congestionati.

    Il fattore grandezza complica il crescente problema della costruzione di nuovi porti o dell'espansione di quelli vecchi. Il processo è ora ostacolato da una serie di regolamenti ambientali e burocratici. Le città non hanno le aree e le risorse necessarie per sostenere questi progetti a lungo termine.

    L'effetto Bullwhip1 e il problema di portare i container dove sono necessari

    Il secondo grande problema è il crescente accumulo di container. Ogni container passa di mano una ventina di volte tra il produttore e il mercato finale. Ogni fermata deve essere supportata da strutture di trasporto, di stoccaggio e da infrastrutture varie. Qualsiasi interruzione significativa non solo fermerà il singolo container, ma manderà l'intero sistema fuori sincrono. Un ritardo di un solo giorno a un'estremità può avere un effetto "bullwhip" (frusta) di dieci giorni all'altra estremità, poiché le date di consegna saltano e devono estendersi le finestre di consegna.

    Il gigantismo del sistema dei container presenta altri problemi in tempi di crisi. Le merci cinesi si riversano nei porti occidentali depositando montagne di container. La merce che più probabilmente rispedirà l’Occidente in Cina sarà l'aria. Milioni di container vuoti devono essere trasportati indietro, sprecando la capacità di spedizione perché il sistema attuale è orientato a massimizzare non l'efficienza ma i costi. Le interruzioni della catena di approvvigionamento mettono questi container nei posti sbagliati al momento sbagliato.

    Inoltre, la maggior parte dei container importati sono depositati in grandi porti di spedizione vicino ai centri abitati dove le merci sono distribuite. Invece, tutti i container necessari per l'esportazione devono viaggiare verso luoghi di produzione che di solito si trovano in aree più rurali dove la terra, la manodopera e i costi delle infrastrutture sono più economici. L'attuale crisi rende questo scollegamento ancora peggiore.

    Infine, il sistema americano di distribuzione dei container è più complesso a causa del Jones Act del 1920, che non permette alle navi di bandiera straniera, con equipaggio e proprietà stranieri , di trasportare merci tra le città americane. Dato che le spedizioni via nave americane sono state da tempo sostituite da più economiche compagnie di navigazione straniere, i container di merci che di solito potevano viaggiare sui sistemi fluviali della nazione ora intasano le autostrade con massicce flotte di camion.

    Complessi processi finanziari interconnessi

    Un ultimo problema suscitato dalla crisi della catena di approvvigionamento è la sua interconnessione con altri processi. La mappa del coordinamento delle spedizioni fisiche si rispecchia nei processi finanziari che accompagnano ogni container nel suo viaggio verso la destinazione. Alcune spedizioni di merci spesso cambiano di proprietà durante il viaggio, poiché gli speculatori determinano il prezzo finale di sbarco delle merci fungibili, e i commercianti ne prendono poi possesso fisico di seguito.

    Altre merci seguono complessi modelli di business che hanno bisogno di regolarità e stabilità. In un'intervista su Liberty Law Talk, l'esperto di logistica Richard Rentz racconta come i rivenditori giganti quali Walmart possono usare il sistema logistico per vendere in perdita e fare tuttavia soldi. I rivenditori al dettaglio ricevono le merci nei loro negozi e le pagano solo quando i consumatori le comprano. I termini di pagamento sono negoziati a scadenze da 90 a 120 giorni dopo la vendita. Nel frattempo, le aziende prendono il denaro delle vendite senza interessi e lo investono, spesso assicurandosi un rendimento del 7-9 per cento. Il prestito forzato compensa la perdita subita in negozio.

    Queste e altre pratiche complesse funzionano meglio quando i sistemi logistici sono sincronizzati e sottolineano anche come il campo di gioco non è livellato per tutti quando questi enormi processi possono essere messi in pratica a spese dei concorrenti minori

    Queste tre disfunzionalità della catena di approvvigionamento non se ne andranno presto. La crisi attuale ha messo in discussione l'intero sistema mentre il mondo degli affari sta valutando come accorciare le linee di approvvigionamento e riportare l'industria in America dove le cose saranno più sicure.

    Oltre la logistica

    Tuttavia, l'enorme sfida delle linee di approvvigionamento non riguarda solo la logistica dello spostamento delle merci da una parte all'altra del mondo. La natura del commercio è quella di trasportare merci, anche in grandi quantità.

    Le domande più importanti riguardano la saggezza operativa delle scelte fatte in questa rete globale di approvvigionamento. Esse coinvolgono fattori politici, sociali e morali che il mondo degli affari preferisce non considerare, dato che solo i costi, i profitti e i guadagni trimestrali costituiscono le preoccupazioni di innumerevoli amministratori delegati.

    In primo luogo, il problema non è come portare le cose da un posto all'altro, ma perchécosì tante cose si spostano. Non si tratta di soddisfare la domanda, ma di moderare la natura della domanda.

    I leader occidentali dovrebbero considerare che linee di approvvigionamento lunghe e complesse sono punti vulnerabili in un mondo pericoloso e caotico. Si dovrebbe mettere in discussione la saggezza di produrre così tante cose all'estero, specialmente quando si tratta di mettere un tale potere nelle mani di avversari come la Cina comunista. Una società sana dovrebbe anche vedere la sua produzione economica come un'espressione della sua cultura e non solo come un numero su un foglio di calcolo finanziario.

    La rottura della catena di approvvigionamento rivela come l'intemperanza frenetica di una vorace domanda sacrifica tutto alla soddisfazione della gratificazione materiale. La gente ha bisogno di valutare le proprie priorità per includere più valori spirituali anziché solo consumo. Una tabella di valori basata sull'onore e la virtù aiuterebbe molto a riportare equilibrio, buon senso e temperanza nell'economia. La catena di approvvigionamento riacquisterebbe allora quel tocco umano e quell'agilità soffocata da sistemi massicciamente automatizzati.

     

    Note

    1. “L'effetto bullwhip (frusta) è un fenomeno della catena di approvvigionamento che descrive come piccole fluttuazioni nella domanda a livello di vendita al dettaglio possono causare fluttuazioni progressivamente più grandi nella domanda a livello di grossisti, distributori, produttori e fornitori di materie prime. L'effetto prende il nome dalla fisica coinvolta nello schioccare una frusta. Quando la persona che tiene la frusta schiocca il polso, il movimento relativamente piccolo fa sì che i modelli d'onda della frusta si amplifichino sempre di più in una reazione a catena.” (Diann Daniel – Techtarget): https://www.techtarget.com/searcherp/definition/bullwhip-effect)

     

    Fonte: Return to Order, Gennaio 2022. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia

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