liberalismo

  • Come rifiutare la falsa alternativa autoritarismo o anarchia?

     

     

    di Plinio Corrêa de Oliveira 

    Almeno da un certo punto di vista, l'intera lotta della Chiesa contro il liberalismo negli ultimi secoli può essere riassunta nel modo seguente:

    Diffidando degli eccessi del potere pubblico, i liberali hanno talmente diminuito il potere dell'autorità da renderla incapace non solo di fermare i crimini, ma persino di mantenere l'ordine pubblico. La Chiesa insegna che questo modo di agire è cattivo. Nessuno ha il diritto di fare il male. Quindi, qualsiasi quadro politico che privi lo Stato del potere di reprimere il male prontamente e interamente è fondamentalmente sbagliato.

    Con tragica eloquenza, i fatti dimostrarono che l'insegnamento della Chiesa era giusto. Basta leggere la letteratura politica della maggior parte delle nazioni occidentali nel diciannovesimo e nei primi decenni del ventesimo secolo. Tali trattati raccomandavano di inibire e limitare il potere pubblico in modo che, incapace di contenere la marea montante dell'anarchia, allo Stato non rimanesse altra scelta che assistere alla lenta e inevitabile demolizione dell'ordine sociale.

    Analizzando bene questo errore, vediamo che esso afferma che non esiste uno Stato che reprima il male senza sacrificare la libertà che hanno le persone di fare il bene. Di fronte a questo falso dilemma, il liberalismo preferisce l'anarchia al dispotismo. Così, preferisce lasciare che gli interessi pubblici scivolino lungo la rampa liberale che porta alla dissoluzione di tutta la vita sociale.

    Questo falso dilemma è la questione centrale che separa cattolici e liberali. Sfortunatamente, non c'è mai stata una discussione seria sulla questione. Molti pensavano che di fronte a un'alternativa "inevitabile" tra l'eccessiva libertà e l'abuso di autorità, un liberale sostenesse automaticamente la prima mentre la Chiesa sosteneva la seconda.

    Tuttavia, la Chiesa mette in dubbio il valore scientifico di questa alternativa anarchia-despotismo. Dio ha organizzato così meravigliosamente l'ordine dell'universo degli esseri inanimati e irrazionali, che sarebbe mostruoso immaginare che Egli abbia organizzato imperfettamente le cose dell'uomo. Potenzialmente, l'uomo deve avere qualità che permettano la creazione di società umane con un ordine ancora più perfetto di quello osservato tra gli esseri irrazionali, siano api o formiche. Altrimenti, l'uomo non sarebbe il capolavoro di Dio.

    Poiché esiste una soluzione, la Chiesa condanna la falsa alternativa come due semplici vie verso la perdizione. Esse sono come due abissi che si aprono ai due lati. La Chiesa indica la via giusta, che non tende né all'anarchia né al dispotismo. Questa via si trova nell'ordine cristiano.

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    Per decenni i liberali hanno ingannato la Chiesa con queste false alternative. Il mostro liberale aveva mille facce per accogliere tutte le tendenze. Una faccia sorrideva alla Chiesa, cercando di attrarre e affascinare i suoi figli ingenui. Un'altra guardava la Chiesa con ghigno accigliato per paralizzare i cattolici timorosi. Un’altra ancora trattava la Chiesa con lo stesso sospetto, noia e risentimento con cui il Figliol Prodigo guardava verso la casa paterna quando se ne allontanava. Tutte queste manovre hanno scoraggiato la reazione dei cattolici autentici, che temevano un'apostasia di massa dei loro fratelli cattolici liberali.

    Tuttavia, c'erano altre facce di questa idra. Mille altre teste si sono manifestate nell'anticlericalismo, nel libero pensiero e nell'anarchismo. Queste teste hanno assaltato chiese, profanato tabernacoli e immagini, assassinato preti, vergini consacrate, re e capi di Stato. Dal 1789 ad oggi, questa folla di nichilisti, carbonari e banditi non ha cessato di operare in diversi luoghi.

    Il campo liberale ha indossato questi diversi volti per corrispondere alla grande varietà di risposte che in campo cattolico affrontavano e combattevano l'idra. Rari sono stati coloro che ne hanno percepito tutte le facce. Tra i più perspicaci, ancora più rari erano quelli che capivano che tutte queste facce non ritraevano un'esitazione interiore o una debolezza nelle tendenze della grande idra. Infatti, mentre ogni sorriso era una bugia, ogni bestemmia era vera. Nonostante tutte le sue apparenti incertezze e contraddizioni, il liberalismo era logico, inflessibile e immutabile nella sua marcia verso l'anarchia e l'ateismo.

    Tutti questi volti dovevano parlare una grande varietà di lingue. Nel campo della pura dottrina, non tutto ciò che il liberalismo proponeva era necessariamente condannabile. Così, si poteva essere d'accordo con alcune affermazioni liberali senza professare implicitamente una dottrina condannata dalla Chiesa.

    Cosa fare di fronte a questa situazione? Essere d'accordo con ciò che è possibile e poi cercare di domare la bestia? O attaccarla con forza direttamente e senza esitazione?

    All'epoca dell'offensiva liberale, i cattolici provarono un po' di tutto. Tuttavia, considerando come sono andate le cose nell'Europa dell’ottocento, solo una verità emerge chiaramente. Nonostante tutti i tentativi di collaborazione cattolica, il movimento liberale si impadronì dell'Europa e raggiunse i suoi principali obiettivi. Scristianizzò e secolarizzò l'Europa, dissolse la famiglia e lo Stato e trascinò il mondo contemporaneo su una strada che lo portò a due passi dall'anarchia.

    L'improvvisa sensazione di terrore causata da questa anarchia fu la forza motrice che portò alla reazione opposta cioè, al fascismo e al nazismo.

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    Di fronte alla falsa alternativa "dispotismo-anarchia", i totalitaristi di ogni tipo hanno preferito l'autoritarismo come reazione all'anarchia.

    Hanno visto giusto? Ovviamente no. Ancora una volta non sono riusciti ad evitare la falsa alternativa. Sono fuggiti dal liberalismo, ma sono scivolati dalla cima del dilemma al fondo dell'abisso. Non hanno capito che la soluzione non stava nello scegliere tra due abissi, ma nel cercare la via che non conduce agli abissi bensì al cielo.

    Così, invece di scegliere la civiltà cristiana, la reazione contro l'anarchia ci ha portato a un altro disastro: lo Stato Moloch.

    Il liberalismo e l’autoritarismo hanno una radice comune. Quando il liberalismo alla fine porta al dispotismo, di quale dispotismo parliamo? Di tutti. I colori politici non hanno importanza. Che la sua bandiera sia marrone, rossa o nera, sempre di dispotismo si tratta. Se è mite, benigno e morbido come il roseo dispotismo di un governo laburista inglese, sarà sempre dispotismo.

    Il socialismo oggi, come il nazismo ieri e il liberalismo l'altro ieri, mostrano mille volti. Uno sorride alla Chiesa, un altro la minaccia, un altro ancora parla contro di lei.

    L'atteggiamento dei cattolici in tutto il mondo, ma soprattutto in Europa, per contrastare questo nuovo socialismo, deve essere lo stesso di quelli che si sono opposti con successo al liberalismo nel passato. Deve consistere in una lotta risoluta, franca, inflessibile e senza paura.

    Il socialismo non è un animale selvaggio che possiamo domare. È un mostro apocalittico che combina l'astuzia della volpe con la violenza della tigre. Non dimentichiamolo, per non dovere dopo imparare nel modo più duro a ricevere i suoi colpi brutali.

     

    L'articolo precedente è stato originariamente pubblicato su Legionário il 16 giugno 1946. È stato tradotto e adattato per la pubblicazione senza la revisione dell'autore.

     

    Fonte: Tfp.org, 28 Dicembre 2021. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

    © La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte.

  • Di fronte al collasso del liberalismo, dove cercare soluzioni?

     

     

    di John Horvat

    La modernità presenta il liberalismo come l'inizio della storia. Prima del liberalismo, sostengono i liberali, non c'era altro che ignoranza, oscurità e stridore di denti. Al liberalismo si attribuiscono tutti i progressi e le sicurezze del mondo moderno. Il suo regno è apparso improvvisamente come la creazione del mondo.

    Così, mentre il liberalismo si schianta e si sgretola, la maggior parte dei liberali esclude automaticamente che quanto lo ha preceduto possa essere una possibile soluzione. I loro piani per un mondo post-liberale sono costruiti sulle fantasie postmoderne che esso ha generato. Il liberalismo ha anche prodotto il suo opposto, cioè l'autocrazia illiberale. I due schieramenti si basano su simili premesse e ora sono impegnati in una battaglia per un futuro che si vede fosco.

    I liberali presentano quindi una visione semplificata della storia, che limita ai termini ristretti di un falso dilemma la soluzione ai problemi del mondo. Nello sforzo di guardare oltre il liberalismo, la maggior parte non osa guardare a ciò che l'ha preceduto, per non invocare la nostalgia di un mondo perduto fatto di mito e sacralità.

     

    Cosa esisteva prima del liberalismo

    Non ci sono dubbi, prima del liberalismo esisteva qualcosa di notevole. Era la cristianità medievale. Questa civiltà cristiana trasformò l'Occidente in un modello di carità e ordine. Nella sua enciclica Immortale Dei, Leone XIII descrive questa società pre-liberale come “un tempo in cui la filosofia del Vangelo governava la società: allora la forza della sapienza cristiana e lo spirito divino erano penetrati nelle leggi, nelle istituzioni, nei costumi dei popoli, in ogni ordine e settore dello Stato”.

    Lungi dall'essere un sistema che si opponeva al progresso, la civiltà cristiana progredì in ogni campo. La cristianità è stata la prima civiltà a dare vita a ospedali e università. È responsabile del governo rappresentativo e dello Stato di diritto. Le arti e la musica fiorirono sotto la sua influenza. Per la prima volta nella storia, la schiavitù in Occidente fu abolita (per essere poi reintrodotta durante il Rinascimento neopagano e l'Illuminismo).

    All'interno di questa società, le istituzioni della famiglia, della comunità e della Chiesa hanno contribuito a stabilire l'equilibrio, la stabilità e la virtù in modo che potesse avvenire un vero progresso. I grandi uomini e i santi, con i loro esempi, hanno trascinato la società verso l'alto. Leone XIII continua dicendo che “la società trasse da tale ordinamento frutti inimmaginabili”.

    Tutto questo progresso è storicamente documentato. Gli storici onesti stanno ora riscoprendo le incredibili conquiste di quest'epoca con innumerevoli libri e articoli. Certo, quella cristianità non era perfetta, ma riconosceva e lavorava entro i limiti della natura umana decaduta ed era saldamente basata sulla realtà, non sulla fantasia. Perciò fiorì per la grazia di Dio e provvide ai bisogni materiali e spirituali di coloro che vissero sotto la sua influenza.

     

    Il liberalismo distrugge la civiltà cristiana

    Se nel periodo del liberalismo c’è stato progresso e prosperità, è perché la civiltà cristiana gliene ha fornito le basi morali. Se la civiltà cristiana è decaduta, è stato perché errori moderni come il liberalismo hanno macchinato per distruggerla.

    Il liberalismo è nato dall'Illuminismo e dagli orrori della Rivoluzione francese e ha dato vita a un secolo di tumulti, industrializzazione di massa e materialismo. I movimenti politici liberali hanno perseguitato la Chiesa, limitandone la libertà e confiscandone i beni. I governi hanno assorbito le funzioni caritative della Chiesa imponendo le loro fredde burocrazie e facendo il possibile per limitarne la diffusione.

    Il liberalismo ha secolarizzato e desacralizzato la società stabilendo la finzione di vivere in un mondo senza Dio e creando un sistema pratico e amorale che contemporaneamente minava e si nutriva dell'ordine e dei frutti della civiltà cristiana.

    La modernità ha pagato a caro prezzo il mantenimento di questa finzione. Questo sistema senza Dio ha dato origine a guerre terribili e a ideologie innaturali. Ha anche prodotto gli idoli dell'iperindividualismo e degli stili di vita narcisisti. Oggi il liberalismo si sgretola perché ha sprecato in modo prodigioso l'intero capitale morale che aveva ereditato. Dunque è in bancarotta. Le sue contraddizioni interne stanno distruggendo tutte le strutture d'ordine rimaste.

     

    Cambiare le premesse

    Pertanto, non serve a nulla guardare al liberalismo quando si cercano soluzioni alla crisi che ne deriva, perché esso produrrà solo versioni estreme di sé stesso. È molto più efficace guardare a prima del liberalismo e quindi tornare alle radici e alla sorgente della civiltà cristiana.

    Molti liberali scartano automaticamente questo piano perché detestano le sue premesse cristiane e pensano che tutti debbano utilizzare le loro stesse premesse errate. Perciò, questi liberali impongono la loro ideologia agli altri e pensano che i cristiani debbano fare lo stesso.

    In effetti, la civiltà cristiana nasce da una serie di premesse diverse, che si armonizzano con la natura umana, non vanno contro di essa. Pertanto, il sistema si basa su soluzioni organiche che si sviluppano naturalmente e spontaneamente all'interno di un ordine sociale orientato al bene comune. I costumi, le buone abitudini e le diverse associazioni e corporazioni permettono agli individui di perseguire la perfezione della loro natura essenzialmente sociale.

    Questa pratica di sussidiarietà offre un'incredibile quantità di libertà, in quanto le unità sociali cercano aiuto per i loro bisogni e aiutano gli altri nelle loro carenze. Così, ad esempio, la famiglia raggiunge la pienezza della sua azione e della sua influenza come unità fondamentale della società. I gruppi professionali, sociali e altri corpi intermediari tra l'individuo e lo Stato esercitano liberamente le loro attività secondo le proprie forme e i propri diritti. Tutto viene permeato da quella nota umana che favorisce la carità e l'armonia e che è così estranea all'individualismo radicale di oggi.

     

    Il ruolo di Dio e della Chiesa

    In questa società, le persone dipendono dall'amorevole Provvidenza di Dio per soddisfare i loro bisogni. Tutto trova un senso in un universo che riflette la gloria di Dio e una tale visione soddisfa i naturali desideri umani per le cose sublimi, buone, vere e belle.

    Diversamente da quanto sostiene il liberalismo, una civiltà cristiana non è una teocrazia. In realtà, la sfera temporale e quella spirituale si occupano ciascuna delle rispettive attività e aree di responsabilità. Tuttavia, per servire meglio la società, i due poteri stabiliscono ponti di cooperazione, non pesanti cortine di separazione.

    La società opera insieme all'azione della grazia di Dio. I fedeli partecipano per grazia alla vita divina di Cristo e possono così realizzare opere che sono al di sopra della natura umana. In questa società, la Chiesa esercita un'influenza santificante sulle strutture della società e dell'economia.

    Quando pratica la virtù, una tale società può prosperare economicamente e politicamente, contribuendo anche a guidare le anime verso la salvezza e la santificazione. Questo orientamento promuove una sbalorditiva unità, dando uno scopo e un significato alla vita, che va ben oltre quell’adorazione dell'interesse personale tipica del liberalismo.

     

    Rifiuto liberale

    Mentre il liberalismo si sgretola e si schianta, queste idee rinfrescanti e stimolanti dovrebbero almeno trovare un posto nel dibattito sul futuro delle nazioni occidentali. Tuttavia, l'esclusione automatica della civiltà cristiana rivela un ostinato rifiuto ad ammettere errori madornali e ad abbracciare la verità.

    Molti liberali preferiscono insistere sul fatto che un uomo possa essere una donna e una donna possa essere un uomo, anziché ammettere la meravigliosa realtà della natura umana creata da Dio. Preferiscono perseguire una fantasia delirante piuttosto che vivere in una libertà ordinata che segue la legge morale naturale.

    Pertanto, l'unica via d'uscita per coloro che credono ancora nella verità, nella tradizione e in Dio è abbandonare le premesse errate della narrazione liberale. Il cammino da percorrere deve trarre ispirazione da ciò che c’era prima, non da ciò che è seguito al liberalismo e al suo canto di sirena, causa del naufragio. I fedeli devono cercare soluzioni al di fuori degli schemi liberali e tornare a quella verità e bellezza cristiana – “sempre antica, sempre nuova” – che attira le anime.

     

    Fonte: Return To Order, maggio 2022. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

    © La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte. 

  • Falsa alternativa

     

    di Plinio Corrêa de Oliveira

    Tutta la lotta della Chiesa contro i liberali nel secolo scorso [sec. XIX, ndr] può, almeno da un punto di vista, essere sintetizzata in poche righe. Diffidenti nei confronti degli eccessi del potere pubblico, i liberali diminuivano gli attributi dell’autorità fino a renderla impotente non solo per contrastare l’illegalità, ma anche per mantenere l’ordine pubblico. Secondo il Magistero della Chiesa, questo è un male. Nessuno ha il diritto di praticare il male. Una concezione politica che sottragga allo Stato il potere di reprimere il male in modo efficace e veloce è sbagliata alla radice.

    I fatti hanno confermato con tragica eloquenza l’ammonimento della Chiesa. Basta leggere le Costituzioni politiche della maggior parte delle nazioni occidentali nel secolo scorso e nei primi decenni di questo secolo: tutte restringevano il potere pubblico al punto da renderlo incapace di arginare la crescente ondata di anarchia e di socialismo, non lasciando ai cittadini altra scelta che assistere, inermi, al lento ma inesorabile affondamento dell’ordine sociale.

    Al centro della concezione liberale vi è l’idea che non sia possibile organizzare lo Stato in modo da poter reprimere efficacemente il male, senza pari passu sacrificare la libertà di fare il bene. Consoni a tale premessa, i liberali scelgono l’anarchia al dispotismo, e lasciano quindi il paese scivolare giù sulla rampa della dissoluzione della vita sociale.

    Penso che non si sia mai preso nella dovuta considerazione questo punto, che è il vero nervo delle polemiche fra cattolici e liberali. In molti hanno pensato che, poiché è inevitabile dover scegliere fra l’eccesso di libertà e l’abuso dell’autorità, i liberali preferivano il primo, mentre la Chiesa abbracciava il secondo.

    In realtà, l’insegnamento della Chiesa è tutt’altro. La Chiesa nega il valore scientifico dell’alternativa anarchia-dispotismo.

    Poiché Dio ha creato con ammirevole sapienza l’ordine naturale per tutto ciò che riguarda gli esseri inanimati e irrazionali, sarebbe mostruoso pensare che Egli abbia agito diversamente con l’uomo, creandolo in modo imperfetto. Ci devono essere nell’uomo qualità, in stato di potenza, che gli permettano di costruire una società umana più perfetta da quanto si osserva tra le bestie, tra le api e le formiche, per esempio. In caso contrario, l’uomo non sarebbe il capolavoro di Dio.

    Detto questo, non è possibile che la condizione normale della società umana sia il dover scegliere fra una di queste tragiche possibilità: sprofondare nell’anarchia oppure sottostare al peso del dispotismo. Deve esistere, per forza, la possibilità di organizzare la società, in modo stabile e durevole, in un equilibrio che non tenda verso uno di questi due estremi.

    Proprio per questo la Chiesa condanna i liberali che scelgono la strada dell’anarchia. La Chiesa rifiuta di scegliere tra due vie di perdizione, tra voragini che si aprono da un lato e dall’altro. La Chiesa indica all’umanità la strada giusta, che non tende né all’anarchia né al dispotismo. Questa strada è l’Ordine cristiano.

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    Per molti decenni il liberalismo ha cercato di ingannare la Chiesa. Il mostro liberale aveva mille volti per tutti i gusti. Mentre un volto sorrideva alla Chiesa, cercando di attirare e di affascinare i suoi figli ingenui, un altro ringhiava, cercando di paralizzare i cattolici timorosi. Un altro ancora fissava la Chiesa con aria di noia e di malumore, un po’ come il figliol prodigo al momento di lasciare la casa paterna: mera manovra scaltra per scoraggiare la reazione degli autentici cattolici, che temevano una apostasia massiccia dei cattolici liberali, loro fratelli.

    L’idra liberale aveva anche altri volti: il libero pensiero, l’anticlericalismo militante che assaliva le chiese, violava i tabernacoli, profanava le immagini, ammazzava preti e suore. C’era poi il liberalismo anarchico, quella caterva di nichilisti, carbonari e bombaroli che uccideva re e capi di Stato.

    Naturalmente, a una tale varietà di volti liberali corrispondeva, nella Chiesa, una grande varietà di opinioni sul modo di contrapporsi all’idra e di combatterla.

    Pochi quelli che avvertivano tutti i volti dell’idra. Fra questi, ancor più rari quelli in grado di capire che questa pluralità di volti non era l’immagine esterna di una divisione interna nell’idra, bensì una strategia per confondere i cattolici. Ogni sorriso era una bugia. Ogni bestemmia era, invece, autentica. Dietro le apparenti varietà e le apparenti vacillazioni, il liberalismo era logico, inflessibile, invariabile nella sua marcia verso l’anarchia e verso l’ateismo.

    Ai tanti volti corrispondevano, naturalmente, altrettante lingue diverse. Non tutto ciò che il liberalismo proponeva era necessariamente condannato, in sé, nel campo della pura dottrina. Era quindi possibile concordare con alcune affermazioni liberali, senza perciò professare la dottrina condannata dalla Chiesa. Cosa fare? Concordare con ciò che era possibile, sperando di poter domare la bestia dopo? O attaccare subito, istantaneamente, a fondo, senza esitazione?

    I cattolici dell’Ottocento hanno provato un po’ di tutto. E alla fine, considerando l’evoluzione dell’Europa in quel periodo, un fatto salta agli occhi: nonostante tutti i tentativi cattolici di domare la bestia, il liberalismo conquistò l’Europa, scristianizzandola, laicizzandola, sciogliendo la famiglia e lo Stato, e trascinando il mondo lungo un percorso arrivato a due dita dall’anarchia.

    L’improvviso orrore di questa anarchia suscitò un sentimento di rigetto dal quale, come contraccolpo, nacquero il fascismo e il nazismo.

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    Di fronte alla falsa alternativa dispotismo-anarchia, i totalitari di ogni colore scelsero il dispotismo per reagire contro l’anarchia.

    Avevano ragione? Evidentemente no. Perché, ancora una volta, non sono riusciti a liberarsi dalla falsa alternativa. Volendo fuggire dal liberalismo, sono scivolati nell’abisso contrario. Non hanno compreso che non si trattava di scegliere tra due abissi, ma di cercare la Via che conduce al Cielo. Perciò, lungi dal condurci verso la civiltà cristiana, la reazione contro l’anarchia ci portò verso un nuovo abisso: lo Stato Moloch.

    Dico questo per mostrare come vi sia una radice comune tra il liberalismo e il dispotismo. Quale dispotismo? La varietà di colorazione politica non interessa. Che si tratti del marrone, del rosso o del nero, è sempre dispotismo. Non interessa nemmeno se questo dispotismo sia mite, benigno, morbido, come quello che il governo laburista vuole introdurre in Inghilterra. Sarà sempre dispotismo.

    Il socialismo oggi, come il nazismo ieri, come il liberalismo l’altro ieri, vanta mille volti. Mentre uno sorride alla Chiesa, un altro la minaccia, e un altro ancora la attacca. Di fronte a questo nuovo socialismo, come già prima col liberalismo, la reazione dei cattolici di tutto il mondo, ma soprattutto in Europa, può essere una sola: combatterlo in modo deciso, franco, risoluto, senza paura.

    Il socialismo non è un animale selvaggio che si possa addomesticare. È un mostro apocalittico che riunisce in sé la furbizia della volpe e la violenza della tigre. Non dimentichiamo questo, perché altrimenti i fatti finiranno per insegnarcelo in modo molto doloroso.

     

    Fonte:  Legionário, n. 723, 16 giugno 1946.  Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia

    © La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte.
  • La conversione della Russia

     

     

    di Julio Loredo

    Gli anglosassoni lo chiamano “to frame the issue”, cioè dettare i termini del dibattito. Chi detta i termini di un dibattito, controllando quindi il campo di battaglia, sostanzialmente ha già vinto.

    Dillinger o Al Capone?

    Da secoli, ormai, la Rivoluzione[1] ha affinato questo stratagemma che mira non solo a presentare i propri argomenti in termini seducenti, ma – ed ecco il suo aspetto più insidioso – anche a costringere gli avversari a muoversi in un contesto ideologico e strategico fondamentalmente contraffatto. Il capolavoro di questa vera guerra psicologica rivoluzionaria consiste nel favorire, a volte perfino a fabbricare, delle false opzioni che, mentre raccolgono le reazioni contro la Rivoluzione le sviano e le svuotano. L’opinione pubblica è in questo modo costretta a scegliere fra alternative fondamentalmente viziate, dove non c’è spazio per una vera Contro-Rivoluzione.

    Tale situazione si presentò, per esempio, ai contro-rivoluzionari francesi a cavallo fra Ottocento e Novecento, costretti a scegliere fra Le Sillon (cattolico ma democratico) e l’Action Française (monarchica ma positivista). Si ripresentò agli italiani negli anni Venti, costretti a scegliere fra il Partito Popolare di Don Sturzo (cattolico) e il Partito Nazionale Fascista di Mussolini (anticomunista). E ancora ai tedeschi negli anni Trenta, costretti a scegliere fra Adolf Hitler, che si proponeva come restauratore della Civiltà cristiana e della grandezza tedesca, e la società liberale borghese che affondava nella decadenza e nel nihilismo.

    Plinio Corrêa de Oliveira denunciò questa tattica. Commentando nel 1945 un discorso di Hitler in cui il dittatore invitava il popolo tedesco ad aiutarlo nella lotta contro il bolscevismo, il pensatore brasiliano glossava: “Mi fa pensare a un’ipotetica lotta fra i due maggiori gangster di Chicago. È come se Dillinger, nemico pubblico numero 1, si appellasse ai cittadini per aiutarlo a lottare contro il nemico pubblico numero 2, Al Capone”[2]. E presentava l’unica posizione ragionevole: “I cattolici devono essere anticomunisti, antinazisti, antiliberali, antisocialisti, antimassoni… appunto perché cattolici”[3].

    Liberalismo e Occidente

    Una delle manovre meglio riuscite della guerra psicologica rivoluzionaria è stata quella di aver portato una certa destra su posizioni anti-occidentali, fino a farle proclamare che l’Occidente sarebbe il vero nemico da abbattere. Che la sinistra odi l’Occidente e voglia la sua distruzione, si capisce. È nella sua indole rivoluzionaria e anticristiana. Che una certa destra converga con essa si capisce molto meno. Da dove viene questa posizione?

    In due parole: dicono che la radice del male risiede nel liberalismo che porta alla negazione di ogni principio morale e, quindi, alla decomposizione della società. Nei giorni nostri, questo liberalismo si manifesta soprattutto nella rivoluzione culturale e morale che ormai da decenni devasta i paesi occidentali. Aggiungono che, pur con alcuni errori, in primis l’ateismo, il mondo a lungo dominato dal comunismo (Russia, Cina, Corea del Nord, Cuba e altri) è riuscito a preservarsi dalla peste del liberalismo. La Russia di Putin sarebbe, quindi, per qualcuno, paradossalmente un modello da seguire nella lotta contro i mali dei nostri tempi. Questa posizione si traduce poi non di rado in un radicale anti-americanismo, peraltro non nuovo nel panorama internazionale, e in un non meno radicale anti-capitalismo, nemmeno esso nuovo[4]. Infatti, entrambi facevano parte dell’arsenale psicologico dell’Unione Sovietica. Questo anti-americanismo si traduce poi in un anti-europeismo e, più ampliamente, in un anti-occidentalismo[5]

    È proprio delle reazioni contraffatte dalla propaganda psicologica rivoluzionaria l’avere un nucleo di verità, altrimenti non avrebbero nessuna presa sul pubblico che esse intendono attirare. In questo caso, il nucleo è il rigetto del liberalismo, effettivamente definito dal Magistero della Chiesa la sorgente di tutti i vizi morali e intellettuali, il pozzo avvelenato da dove provengono anche tutti gli errori in campo politico ed economico[6]. Per arrivare da questo nucleo fino a posizioni anti-occidentali, però, si devono stravolgere non pochi passaggi.

    Stando alla visione storica insegnata dal Magistero della Chiesa, e descritta dal prof. Plinio Corrêa de Oliveira in Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, il mondo oggi è vittima di un processo di decadenza – la Rivoluzione – che dalla caduta del Medioevo sta corrodendo la Civiltà cristiana fino alle fondamenta. Questo processo si è sviluppato per tappe che hanno portato quelle precedenti a un’auge. La Rivoluzione marcia di eccesso in eccesso:  (…) ogni tappa della Rivoluzione, se paragonata a quella precedente, ne è soltanto il compimento o l’esasperazione fino alle estreme conseguenze. L’umanesimo naturalista e il protestantesimo si sono compiuti e sono giunti alle loro estreme conseguenze nella Rivoluzione francese, e questa, a sua volta, si è compiuta ed è giunta alle sue estreme conseguenze nel grande processo rivoluzionario di bolscevizzazione nel mondo contemporaneo”[7].

    L’umanesimo ha generato il protestantesimo, questi il liberalismo, e quest’ultimo il comunismo. A sua volta, già dagli anni ’20 del XX secolo, il comunismo cominciò a tracciare la tappa successiva, poi chiamata genericamente rivoluzione culturale. Basti ricordare che l’idea di una “rivoluzione sessuale” come strumento per instaurare il socialismo fu lanciata dal freudo-marxista Wilhem Reich nel 1936[8]. Dobbiamo pure ad Antonio Gramsci la stessa idea di una rivoluzione culturale come vettore per impiantare il comunismo in Occidente[9].

    Tanto quanto un contro-rivoluzionario deve lottare contro il liberalismo, egli deve lottare con forza e attenzione raddoppiate contro i suoi epigoni radicalizzati, il comunismo e la rivoluzione culturale.

    L’Occidente cristiano

    Anche se è universale, la Rivoluzione si è sviluppata soprattutto in Occidente.  “Questa crisi tocca principalmente l’uomo occidentale e cristiano, cioè l’europeo e i suoi discendenti, l’americano e l’australiano – scrive Plinio Corrêa de Oliveira – Essa colpisce anche gli altri popoli, nella misura in cui il mondo occidentale si estende a essi e in essi ha affondato le sue radici”[10].

    Sbaglia, però, chi identifica l’Occidente con la Rivoluzione. Anzi. Lungi dall’essere un suo naturale sviluppo, questa costituisce un’escrescenza patologica, un cancro non solo diverso dal corpo ma in una lotta mortale contro di esso. Avversare l’Occidente per contrariare la Rivoluzione è come voler uccidere il paziente per liberarlo dal tumore.

    L’Occidente è ciò che resta di quella “dolce primavera della Fede” di cui parla Montalembert nel suo celebre Les moines d’Occident. De Saint Benoit jusqu’à Saint Bernard, che lo descrive come figlio del monachesimo cristiano. L’Occidente è il frutto più compiuto della civiltà cristiana, tanto che si parla normalmente di “civiltà occidentale e cristiana”. L’Occidente è il figlio primogenito della Chiesa, oggi sempre più sfigurato dalla Rivoluzione, ma pur sempre primogenito. L’Occidente è il risultato eminente dell’opera civilizzatrice della Chiesa. Le fondamenta che, ancor oggi, sostengono l’immenso peso di un mondo che va in frantumi, sono opera della Chiesa. Niente è davvero utile se non è stabile. Ciò che resta oggi di stabile e di utile — di civiltà, insomma — è stato edificato dalla Chiesa. Al contrario, i germi che minacciano la nostra esistenza sono nati precisamente dall’inosservanza delle leggi della Chiesa.

    Un europeo che rinnega l’Occidente è come un figlio che ripudia la propria madre. È una situazione patologica, come ebbe a denunciare l’allora cardinale Joseph Ratzinger nella lectio magistralis nella Sala Capitolare del Senato, nel 2004: “C’è qui un odio di sé dell’Occidente che è strano e che si può considerare solo come qualcosa di patologico; l’Occidente non ama più sé stesso; della sua storia vede oramai soltanto ciò che è deprecabile e distruttivo, mentre non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro. L’Europa ha bisogno di una nuova – certamente critica e umile – accettazione di sé stessa, se vuole davvero sopravvivere”[11].

    Adesso siamo in una situazione ibrida, in cui quelli che potremmo quasi chiamare resti mortali della civiltà occidentale e cristiana coesistono con numerose istituzioni e costumi rivoluzionari. Di fronte a questa lotta tra una splendida tradizione cristiana in cui ancora palpita la vita, e un’azione rivoluzionaria, è naturale che il vero contro-rivoluzionario sia il difensore nato del tesoro delle buone tradizioni, perché esse sono i valori del passato cristiano ancora esistenti precisamente da salvare. In questo senso, il contro-rivoluzionario agisce come Nostro Signore, che non è venuto a spegnere il lucignolo che ancora fumiga, né a spezzare la canna incrinata.

    Invece di voler distruggere ciò che resta dell’Occidente cristiano, la nostra azione dovrebbe ispirarsi all’appello rivolto da Giovanni Paolo II all’Europa a Santiago di Compostela, nel 1982: “Io, successore di Pietro nella Sede di Roma, Sede che Cristo volle collocare in Europa e che l’Europa ama per il suo sforzo nella diffusione del Cristianesimo in tutto il mondo; io, Vescovo di Roma e Pastore della Chiesa universale, da Santiago, grido con amore a te, antica Europa: ‘Ritrova te stessa. Sii te stessa’. Riscopri le tue origini. Ravviva le tue radici. Torna a vivere dei valori autentici che hanno reso gloriosa la tua storia e benefica la tua presenza negli altri continenti. Ricostruisci la tua unità spirituale. Rendi a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio. Non inorgoglirti delle tue conquiste fino a dimenticare le loro possibili conseguenze negative; non deprimerti per la perdita quantitativa della tua grandezza nel mondo o per le crisi sociali e culturali che ti percorrono. Tu puoi essere ancora faro di civiltà e stimolo di progresso per il mondo. Gli altri continenti guardano a te e da te si attendono la risposta che san Giacomo diede a Cristo: ‘Lo posso’”[12].

    La conversione della Russia

    A volte, alla decadenza dell’Occidente si contrappone l’esempio della Russia. Con l’invasione dell’Ucraina, questo problema si presenta in tutto il suo peso. Il tema è troppo vasto e complesso per trattarlo in poche righe. È comunque incongruo voler contrastare la 4a Rivoluzione (quella culturale) mentre si esaltano stili e metodi della 3a Rivoluzione, quella stalinista. Vorrei, però, toccare un punto importante.

    Nel 2005 diedi una conferenza a Mosca dal titolo “Il mistero della Russia”, incentrata sul problema della sua conversione alla luce del messaggio della Madonna a Fatima, nel 1917. Come sappiamo, la Russia è menzionata ben due volte nel segreto di Fatima: una come flagello dell’umanità, e un’altra come il Paese la cui conversione segna invece l’inizio del trionfo del Cuore Immacolato di Maria. Nel trattare della Russia dobbiamo avere molto chiaro a quale delle due ci riferiamo: al flagello dell’umanità o alla Russia convertita. Ecco le parole della Madonna:

    «Avete visto l’inferno dove cadono le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato. Se faranno quel che vi dirò, molte anime si salveranno e avranno pace. La guerra sta per finire; ma se non smetteranno di offendere Dio, durante il Pontificato di Pio XI ne comincerà un'altra ancora peggiore. Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è il grande segno che Dio vi dà che sta per castigare il mondo per i suoi crimini, per mezzo della guerra, della fame e delle persecuzioni alla Chiesa e al Santo Padre. Per impedirla, verrò a chiedere la consacrazione della Russia al Mio Cuore Immacolato e la Comunione riparatrice nei primi sabati. Se accetteranno le Mie richieste, la Russia si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i suoi errori per il mondo, promovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte. Finalmente, il Mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre Mi consacrerà la Russia, che si convertirà, e sarà concesso al mondo un periodo di pace»[13]

    È interessante notare che la Madonna si riferisce agli “errori della Russia”, facendo implicitamente una distinzione fra la Russia e l’Unione Sovietica, portabandiera dell’aspetto allora più avanzato del processo rivoluzionario: il comunismo, che era parte del castigo col quale la Provvidenza richiamava l’umanità alla conversione.

    La Madonna prevede la conversione della Russia dopo la sua consacrazione da parte del Santo Padre[14]. Conversione vuol dire una svolta a “U”. Essa implica una conversione religiosa, col ritorno della Russia all’unica vera fede in Cristo, cioè alla Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana; e una conversione temporale, col rigetto del passato comunista e l’affermazione del suo esatto contrario.

    Da stimatore della Russia, dove sono stato diverse volte, devo dire che non vedo nessuna delle due. Anzi, vedo un riaffermarsi dell’ortodossia, a scapito della Chiesa cattolica, sempre più messa all’angolo; e un riaffermarsi con orgoglio del passato stalinista, con la rivendicazione anche dei simboli dell’Unione Sovietica e l’affermazione che la fine di quest’ultima sarebbe stata “la più grave catastrofe geopolitica del XX secolo”[15].

    Possiamo applicare alla Russia di oggi le parole del gesuita Principe Ivan Sergeevič Gagarin, nato a Mosca nel 1814 da un’illustre casata discendente dai principi di Kiev:

    «L’unica vera lotta è quella che esiste tra il Cattolicesimo e la Rivoluzione. Quando nel 1848 il vulcano rivoluzionario terrorizzava il mondo con i suoi ululati e faceva tremare la società, estirpandone le fondamenta, il partito che si dedicò a difendere l’ordine sociale e a combattere la Rivoluzione non ha esitato a scrivere sulla sua bandiera: Religione, Proprietà, Famiglia, e non ha esitato ad inviare un esercito per riportare sul trono il Vicario di Cristo, costretto dalla Rivoluzione a prendere la via dell’esilio. Aveva perfettamente ragione; non ci sono che due princìpi uno di fronte all’altro: il principio rivoluzionario, che è essenzialmente anti-cattolico e il principio cattolico, che è essenzialmente anti-rivoluzionario. Nonostante tutte le apparenze contrarie, nel mondo non ci sono che due partiti e due bandiere. Da una parte la Chiesa cattolica innalza lo stendardo della Croce, che conduce al vero progresso, alla vera civiltà, e alla vera libertà; dall’altra si leva lo stendardo rivoluzionario, attorno a cui si raccoglie la coalizione di tutti i nemici della Chiesa. Ora, che fa la Russia? Da una parte essa combatte la Rivoluzione, dall’altra combatte la Chiesa cattolica. Sia all’esterno che all’interno, ritroverete la stessa contraddizione. Non esito a dire che ciò che fa il suo onore e la sua forza è di essere l’avversario incrollabile del principio rivoluzionario. Ciò che fa la sua debolezza è di essere, allo stesso tempo, l’avversario del Cattolicesimo. E se essa vuole essere coerente con sé stessa, se vuole veramente combattere la Rivoluzione, non ha che da prendere una decisione, schierarsi dietro lo stendardo cattolico e riconciliarsi con la Santa Sede»[16].

    Evitiamo, quindi, di cadere nella trappola di credere che l’Occidente abbia sempre torto. L’Occidente ha torto soltanto quando si comporta in modo anti-occidentale, ossia quando abbandona il cattolicesimo e abbraccia la Rivoluzione.

     
    Note

    1. Usiamo il termine nel senso spiegato da Plinio Corrêa de Oliveira, Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, Luci sull’Est, Roma 1998.

    2. “Nazismo versus comunismo?”, O Legionário, 4 febbraio 1945, n. 652. Dillinger era il capo della mafia anglosassone a Chicago, Al Capone di quella italiana.

    3. “Pela grandeza e liberdade da Ação Católica”, O Legionário, 13 gennaio 1939, n. 331.

    4. Cfr. Julio Loredo, “Alle radici dell’anti-americanismo”, Tradizione Famiglia Proprietà, marzo 2004.

    5. Su come la tattica del trasbordo ideologico inavvertito porti persone della destra a simpatizzare col socialismo, si veda Julio Loredo, Teologia della liberazione. Un salvagente di piombo per i poveri, Cantagalli, 2014, pp. 28-34.

    6. Leone XIII, enciclica Libertas praestantissimum, 20 giugno 1888.

    7. Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, p. 49.

    8. Wilhelm Reich, Die Sexualität im Kulturkampf.Zur sozialistischen Umstrukturierung des Menschen, Kopenhagen, Sexpol-Verlag, 1936.

    9. Antonio Gramsci, Quaderni del carcere (6 voll), a cura di Felice Platone, Collana Opere di Antonio Gramsci, Torino, Einaudi, 1948-1951.

    10. Plinio Corrêa de Oliveira, Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, p. 31.

    11. Joseph Ratzinger, “L’Occidente non si ama più”, Apulia, settembre 2005.

    12. Discorso di Giovanni Paolo II durante l’Atto europeistico a Santiago di Compostela, 9 novembre 1982. https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1982/november/documents/hf_jp-ii_spe_19821109_atto-europeistico.html

    13. Congregazione per la Dottrina della Fede, Il messaggio di Fatima, luglio 2000.

    14. Su questa consacrazione la polemica è ancora aperta. Si veda Antonio Augusto Borelli Machado, Fatima. Messaggio di tragedia o di speranza?, Luci sul’Est, Roma, 1995.

    15. Putin, nostalgie pericolose “Rimpiango l’Unione Sovietica”, La Stampa, 14/12/21. Parole che rivelano tutta la difficoltà del leader russo nel fare i conti con il passato.

    16. Ivan Gagarin, S.J., La Russie sera-t-elle catholique?, Charles Douniol, Paris 1856, pp. 63-65. Grassetti nostri. 

     

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  • Un Mondo post-liberale dovrebbe volere la restaurazione della Cristianità

     

     

    di John Horvat

    Alcuni libri sono preziosi per quello che non dicono. Descrivendo lo stato della cultura essi indicano inavvertitamente la direzione che la società sta prendendo, anche se forse cercano di dimostrare il contrario. Il piccolo libro A World After Liberalism: Philosophers of the Radical Right (ndt, Un mondo dopo il liberalismo - Filosofi della destra radicale) è una di queste opere.

    L'autore Matthew Rose costruisce una difesa del liberalismo classico attaccando i filosofi illiberali della cosiddetta estrema destra. Il suo approccio è obiettivo ed equilibrato, la sua descrizione accattivante e impeccabile. Nelle sue pagine si nascondono accenni al mondo che il post-liberalismo potrebbe originare.

    Il bersaglio sono gli illiberali

    Il chiaro bersaglio delle critiche di Rose è quella fazione della cosiddetta destra che molti oggi etichettano come “illiberale”. Questi “illiberali” non hanno un corpo fisso di principi; non fanno parte della corrente principale (mainstream) del movimento conservatore che opera all'interno della cornice liberale. Il collante fra gli illiberali sarebbe solo l'odio per il liberalismo.

    Gli illiberali criticano il liberalismo perché è materialista, individualista e secolarizzante. Desiderano la comunità, la sussidiarietà e la solidarietà e deprecano il mondo odierno, desacralizzato, demitizzato e antigerarchico, che non riesce a soddisfare gli appetiti spirituali dell'anima umana.

    Questa animosità illiberale è entrata nel dibattito politico e la sua retorica fa ormai parte del dibattito pubblico in America, contribuendo al malcontento per il mondo postmoderno e invitando a immaginare un mondo dopo quello liberale.

    Il dottor Rose ha sentito il bisogno di scrivere il suo studio dopo aver constatato la crescente popolarità della letteratura illiberale, soprattutto tra i giovani. Il metodo scelto per contrastare questa tendenza consiste nell'esporre il pensiero politico di cinque figure chiave delle idee illiberali: Oswald Spengler, Julius Evola, Alain de Benoist, Francis Parker Yockey e Samuel Francis.

    Rivelando i loro strani insegnamenti e le loro vite ancora più strane, l'autore spera di mettere al sicuro il suo liberalismo classico.

    Chi sono questi personaggi?

    L'autore rende un buon servizio descrivendo questi filosofi radicali perché, a causa dei temi avvincenti che sollevano, potrebbero facilmente trarre in inganno i cattolici. Infatti, sulla base di una comprensione superficiale del loro pensiero, si potrebbe essere tentati di immaginare il mondo illiberale successivo al liberalismo come un ritorno all'ordine cristiano.

    Il dottor Rose invece mostra chiaramente che la vita di queste cinque figure era tutt'altro che cristiana. Diversi di loro si auto-identificano come pagani. Uno, Alain de Benoist, è un sessuologo occultista. Un altro, Francis Yockey, si dilettava a scrivere letteratura pornografica. Insomma, tutti erano anticristiani. Le loro vite disordinate e non di rado tragiche non possono essere un modello da imitare. Il loro esempio personale non può essere d’ispirazione per un ritorno all'ordine cristiano.

    Cosa insegnavano

    L'autore va oltre e riesce anche a districare le contorte teorie di questi filosofi illiberali. Le loro critiche alla modernità sono spesso valide, ma le loro opinioni rivelano un mondo sconosciuto, mistico e irrazionale, contrario alla civiltà cristiana.

    La maggior parte di questi scrittori, ad esempio, depreca un mondo vuoto e "desacralizzato" in cui "il lavoro, la famiglia, il tempo libero e la cittadinanza non vengono più nutriti di significato spirituale, ma sono intesi in termini secolari funzionali". Tuttavia, questo desiderio di tornare a un mondo sacrale si evolve rapidamente in un panteismo primitivo, in un mondo di mistero e mito permeato di fantasia.

    Le opere dei filosofi analizzati tendono a mostrare ammirazione per i costumi, i miti, i riti e altri temi che potrebbero cementare una società cristiana organica. Tuttavia, non vengono sviluppati i principi su cui una tale cultura si basa. Al contrario, la loro tendenza è divinizzare questi elementi e trasformarli in una forza vitale che si evolve nella storia.

    Tuttavia, l'aspetto più inquietante dell'illiberalismo è la sua posizione a-cattolica e a-cristiana. Il dottor Rose mostra come Oswald Spengler, ad esempio, "non sosteneva che non c'era civiltà occidentale senza cristianesimo. Sosteneva che non c'era cristianesimo senza civiltà occidentale". Altri invece sostengono che la Chiesa sarebbe contraria a un mondo illiberale post-liberale.

    Insomma, i cinque autori illiberali del libro vedono la Chiesa come parte del problema e non come la soluzione. Un Dio personale e onnipotente non fa nemmeno parte delle loro considerazioni. Per loro, nel migliore dei casi, la religione è un elemento culturale che dovrebbe essere rispettato in quanto parte della tradizione e del folklore, ma dovrebbe essere sottomessa allo Stato così come avviene con l'Ortodossia russa.

    Questo è il tipo di critica che si trova in Un mondo dopo il liberalismo. La maggior parte dei lettori ci vedrà poco più di una sinossi che discute idee bizzarre di personaggi bizzarri. Tali critiche sono utili, ma non troppo. Tuttavia, ci sono due cose che il libro non dice esplicitamente e che gli conferiscono valore.

    In difesa della mediocrità liberale

    La prima serve a far vedere che il liberalismo è in crisi. La gente non è più attratta dalle comodità che offre e vuole qualcosa di più e di più alto. In effetti, la presentazione equanime del pensiero illiberale da parte del Dr. Rose è interrotta da una sua difesa sorprendentemente appassionata, quasi violenta, della mediocrità liberale, che egli vede minacciata. Improvvisamente diventa anti-accademico e…antiliberale. Nega le basi storiche dell'Occidente e abbraccia i miti liberali e le superficiali leggende nere che condannano tutto ciò che in Occidente è pre-liberale.

    "Cosa c'è dopo il liberalismo?", si chiede. "Sappiamo bene cosa c'è stato prima: oppressione, ignoranza, violenza e superstizione. Il mito delle nostre origini politiche è la storia di come abbiamo imparato a costruire le società sui valori della libertà e dell'uguaglianza anziché su differenze di culla e sulle crudeltà del potere".

    Dalla negazione degli enormi progressi compiuti nella cristianità pre-liberale l’autore conclude che è molto meglio rinunciare al mondo eroico di tempi passati che perdere "le comodità e la mediocrità del nostro", lamentandosi del fatto che la gente "pensa al coraggio e alla galanteria che [il mondo eroico del passato] ispirava, il che ci spinge a chiederci cosa sia andato perduto per voler scambiare i suoi nobili codici con una maggiore sicurezza... Avrebbe sì potuto ispirare uomini più coraggiosi e azioni più grandi, ma ormai  non si può tornare indietro. La frontiera è chiusa".

    Così, il dottor Rose sbatte la porta a qualsiasi ipotesi di restaurazione della cristianità con forza analoga a quella dei cinque autori illiberali che prende in esame, unendosi a loro nel dire che non si può tornare indietro. Ma non spiega perché non si può tornare indietro né per quale motivo non si può nemmeno pensare di farlo. Si tratta di un decreto liberale da non mettere in discussione.

    Cogliere il suggerimento

    Un secondo elemento di rilievo del libro è che, essendo il liberalismo in crisi, c’è un ampio settore dell'opinione pubblica attratto da argomenti al di fuori degli schemi liberali e che vuole sentire parlare di tematiche come la sacralità, l'onore e la metafisica. In altre parole, i termini del dibattito stanno cambiando.

    Questi stessi settori potrebbero essere attratti dall'ordine cristiano e, per quanti osano cogliere l'occasione, si potrebbe aprire la porta che l'autore sbatte in faccia. Questi eroi potrebbero addirittura varcare la frontiera che porta fuori dal deserto liberale. Per contro, l'inevitabile deludente frustrazione del pensiero illiberale potrebbe portarli a esplorare il mondo razionale, sublime e soprannaturale proposto dall’insegnamento tradizionale della Chiesa, nel quale troverebbero grande soddisfazione. Il mondo post liberale non dovrebbe essere più liberale bensì costituire un ritorno all'ordine cristiano.

     

    Fonte: Tfp.org, 10 giugno 2022. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

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