marxismo

  • America: i neo-razzisti della sinistra non perdonano neppure la “bianchezza” della musica classica

     

     

    di Edwin Benson

    Viviamo tempi difficili per il mondo della musica classica. La Critical Race Theory (Teoria Critica della Razza)* e i suoi compagni di viaggio la stanno prendendo massicciamente di mira, erodendo il terreno sottostante più velocemente di quanto si possa puntellare le sue fondamenta.

    La matematica del razzismo sistemico

    Le accuse alla musica classica somigliano a quelle rivolte ad altri settori. Non ci sono nell’ambito della classica abbastanza neri o ispanici tra il pubblico, le orchestre, i direttori, gli amministratori, i compositori o i mecenati. Gli agitatori della Teoria Critica della Razza ammettono solo due possibili spiegazioni. O l'establishment della musica classica è “apertamente” razzista o lo è in modo “sistemico”. Non ci sono altre spiegazioni.

    Non ci sono prove di razzismo palese. Infatti, per oltre trent'anni, le scuole di musica d'élite hanno attivamente reclutato musicisti neri e ispanici. Hanno setacciato le biblioteche alla ricerca di opere composte da membri di gruppi "emarginati". Hanno scritto ambientazioni orchestrali per brani di altri generi, come il jazz e il rock and roll. I risultati sono stati deludenti.

    I razzisti della Teoria Critica della Razza sostengono che il problema deve essere più profondo. Cioè, alcune correnti sinistre di una cultura razzista bianca impediscono ai neri di avere successo nel mondo della musica classica.

    L'insicurezza finanziaria genera paura

    La maggior parte delle orchestre erano già appese a un filo prima degli attuali attacchi culturali. Infatti, il pubblico della musica classica si stava riducendo. Cinquant'anni fa, la maggior parte delle scuole superiori aveva delle orchestre. La gran parte dei ragazzi non diventavano mai musicisti professionisti, ma l'esperienza li metteva in condizione di apprezzare la musica classica e di assistere ai concerti.

    Da allora, il numero di orchestre scolastiche è diminuito costantemente. I genitori, condizionati da tre generazioni di rock and roll, comprano ai loro figli chitarre elettriche e batterie, non violini o corni francesi. Quando gli insegnanti di musica sono andati in pensione, molti sistemi scolastici hanno allocato i loro stipendi in programmi di scienze e matematica.

    Questo fattore spiega in parte un fenomeno che il critico Terry Teachout aveva notato nell'aprile 2005 quando scrisse: "La musica classica in America si trova sempre più messa all’angolo. Anche se molti gruppi affermati continuano ad attirare folle rispettabili, la maggior parte di essi sta trovando più difficile farlo, e persino ensemble ancora popolari come la New York Philharmonic vedono i capelli dei loro abbonati diventare più grigi di anno in anno. I grandi media hanno perso da tempo l'interesse per gli artisti classici. Le stazioni radio classiche stanno rapidamente diventando una cosa del passato, e le principali etichette discografiche classiche sono in malattia terminale".

    La “bianchezza” della musica classica

    Gli auditori in declino costringono le orchestre a limitare i loro sforzi di raccolta fondi verso un gruppo sempre più ridotto di corporazioni e fondazioni interessate a finanziare il loro lavoro. Come risultato, le orchestre stanno scoprendo che il mondo dei sostenitori della musica classica è intimidito dai "woke" di sinistra.

    Così, i fornitori di musica classica sono particolarmente vulnerabili ad accuse come la seguente di Alex Ross sul New Yorker: "La ‘bianchezza’ (whiteness) della musica classica è, soprattutto, un problema americano. La composizione razziale ed etnica del settore non è sorprendente, data la demografia europea prima del ventesimo secolo. Ma, quando quella tradizione fu trapiantata negli Stati Uniti multiculturali, si confuse con la gerarchia razziale consolidata nel Paese fin dalla sua fondazione. La maggioranza bianca tendeva ad adottare la musica europea come distintivo della sua supremazia... Si fece poco sforzo per coltivare i compositori americani; sembrava più importante fabbricare una fantasia di grandezza beethoveniana".

    Quando le emozioni salgono

    Molti dati confutano l'analisi del signor Ross, giacché le minoranze sono molto coinvolte nella musica. Compositori e musicisti afroamericani hanno usato le loro abilità in forme musicali più popolari (e più redditizie). Università come la Julliard School di New York forniscono programmi di lunga data per reclutare musicisti nelle comunità minoritarie, creando opportunità da cui spesso non si trae profitto. Del resto, i musicisti asiatici sono sempre più numerosi e prominenti sulla scena della musica classica americana.

    Per quanto fattivi possano essere questi dati, non vengono affatto recepiti nel lessico "woke": sono argomenti troppo logici per entrare nel regno emotivo che la sinistra predilige.

    Così, le aziende e le fondazioni sono intimidite dalla mentalità "antirazzista" che promana dalla Teoria Critica della Razza. Le culture aziendali, di per sé già avverse al rischio, gridano di terrore alla sola idea di finire nel mirino della controversia culturale. Molte grandi fondazioni, come la assai liberal Ford Foundation e la Carnegie Corporation, smettono di sovvenzionare le iniziative diventate improvvisamente radioattive.

    Così anche le orchestre capitolano. Heather Mac Donald documenta la profondità della loro sottomissione nel suo articolo "Classical Music's Suicide Pact"(Il patto suicida della musica classica). "[T]he League of American Orchestras (La Liga delle orchestre americane) ha rilasciato una dichiarazione in cui confessa che, per decenni, ha "tollerato e perpetuato la discriminazione sistematica contro i neri, discriminazione che si rispecchia nelle pratiche delle orchestre e in tutto il nostro paese". La Hartford Symphony Orchestra si è scusata per la sua "storia di inazione nell’affrontare efficacemente i sistemi e le strutture razziste che hanno a lungo oppresso ed emarginato musicisti, compositori e comunità nere". L'Opera di Seattle ha annunciato che "continuerà a dare priorità" all'antirazzismo e "farà ammenda" per aver causato danni".

    L'Opera di Seattle è andata oltre. Nel 2020, ha pubblicato un video dal titolo accattivante, un Crescendo per la giustizia razziale nell'opera. Presenta cinque relatori neri e ispanici, moderati dal "direttore dei programmi e dalle partnership" dell'organizzazione. Questo programma servile è insignificante. La tanto rimasticata posizione dei "guerrieri della giustizia sociale" non convince nessuno.

    Critical Race Theory: uno strumento della lotta di classe del marxismo culturale

    Le orchestre, le compagnie d'opera e le scuole dovrebbero distinguersi come conservatori di una preziosa tradizione sociale. L’elevazione dell'anima prodotta dalla musica classica è molto necessaria in un mondo materialista. Buttarsi nella mischia della maldicenza assieme ai loro detrattori sporca soltanto questi enti culturali.

    Ai marxisti culturali poco interessa la musica classica o le presunte legioni di musicisti "oppressi". Essi vogliono soltanto andare verso una società egualitaria dove non ci sia spazio per nessuna eccellenza. Non vogliono elevare i musicisti; vogliono porre fine alla musica. L'unità del marxismo culturale con la Teoria Critica della Razza ha senso perché entrambi cercano di creare la lotta di classe e distruggere l'armonia sociale che dovrebbe esistere in una società genuinamente cattolica. Infatti, l'"utopia" socialista non è altro che un grigio e disperato inferno.

     

    *Critical Race Theory è una delle varianti della rivoluzione anti-occidentale che colpisce specialmente il mondo anglosassone anche sotto altre etichette come “woke revolution” (rivoluzione del risveglio), “cancel culture” (cancellare la cultura) e persino “defund the police” (depotenziare la polizia). 

    Fonte: Return to Order, Ottobre 2021. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia

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  • Colombia: la guerriglia narco-marxista passa dalle campagne alle città

     

    colombia

     

    Eugenio Trujillo Villegas*

     

    Quello che in Colombia sembrava impensabile qualche anno fa, nell'ultimo mese è diventato una realtà spaventosa: il terrorismo e la guerriglia si sono stabiliti nelle principali città del Paese. Un problema che esisteva nelle profondità della giungla si è ora brutalmente spostato nei principali centri urbani.

  • Come il marxismo ha rovinato l’istruzione in Italia

     

     

    di Julio Loredo

    Sulla scia della rivoluzione bolscevica del 1917 in Russia, diversi pensatori marxisti iniziarono a esplorare le possibilità per replicarla in Occidente. Giunsero rapidamente alla conclusione che da noi fosse impraticabile. Era necessaria una nuova strategia. Gli sforzi più importanti in questo senso furono portati avanti dall’Institut für Sozialforschung dell’Università Johann Wolfgang Goethe in Germania, meglio conosciuto come Scuola di Francoforte, anche dopo che i suoi membri si trasferirono prima in Francia e poi negli Stati Uniti.

    I membri di questa scuola applicarono il marxismo a una teoria sociale radicale e interdisciplinare, utilizzando le intuizioni della psicoanalisi, della sociologia, della filosofia esistenziale e di altre discipline per disegnare un piano di Rivoluzione totale. Nel 1936, ad esempio, coniarono l’espressione “rivoluzione sessuale” per descrivere l’utilizzo della decadenza morale già allora in atto per distruggere la mentalità “borghese” e forgiarne una nuova socialista.

    Forse meno noto a livello internazionale ma, in più di un modo, maggiormente importante fu il lavoro di Antonio Gramsci, cofondatore del PCI. Ampliando il concetto marxista di egemonia - che considerava l’economia la “struttura” e tutti gli altri ambiti (politico, culturale, ecc.) semplici “sovrastrutture” - Gramsci esplorò gli aspetti culturali dell’egemonia, sviluppando le basi di quella che poi divenne nota come Rivoluzione culturale. Insisteva sul fatto che prendere il controllo del governo non è l’obiettivo più importante (come invece sosteneva Lenin). Secondo lui, la sinistra doveva piuttosto controllare alcuni settori chiave della società, in particolare l’istruzione, la cultura e la magistratura. Istruzione e cultura sono intimamente legate. Mentre una cultura di sinistra plasma il sistema educativo, un’educazione di sinistra forma i giovani che in seguito svilupperanno la cultura, creando un circolo vizioso che lentamente ma inesorabilmente cambia le mentalità. Le trasformazioni politiche, sosteneva Gramsci, sarebbero arrivate in seguito come naturale conseguenza di questi cambiamenti nella cultura.

    “L’educazione è da sempre strumento per il consolidamento di qualsiasi egemonia – scrivono Lorenzo Caruti e Giammarco Serino – l’educazione [è] strumento imprescindibile di egemonia politica (…) l’educazione plasma le influenze geopolitiche”[1].

    La sinistra ha avuto un enorme successo nell’applicare questa strategia. La cultura occidentale moderna - lingua, arti, musica, teatro, fotografia, cinema, letteratura, poesia, televisione, moda, pubblicità - è massicciamente orientata a sinistra. Non esiste una cultura “conservatrice” o “tradizionalista” di qualche rilievo. Se prendiamo gli elementi della cultura definiti da Andrew Brown, autore di Organisational Culture - artefatti, storie, rituali, eroi, simboli, credenze, atteggiamenti e valori – ci accorgiamo che sono tutti egemonizzati dalla sinistra.

    Lo stesso per l’istruzione. La sinistra ha avuto un enorme successo nell’infiltrare il sistema educativo fino a controllarlo virtualmente. In Italia, ad esempio, indipendentemente da chi è al governo, l’istruzione cammina sempre a sinistra.

    Come possiamo definire la Rivoluzione culturale?

    Nel descrivere lo spirito che anima il processo rivoluzionario, Plinio Corrêa de Oliveira afferma: “Due nozioni concepite come valori metafisici esprimono bene lo spirito della Rivoluzione: l'uguaglianza assoluta, la libertà completa. E due sono le passioni che più le servono: l'orgoglio e la sensualità”. Se analizziamo le riforme dell’istruzione negli ultimi decenni, tutte si riducono a questo: più uguaglianza e più libertà. Teniamo conto, però, che quando la Rivoluzione proclama la completa libertà come principio metafisico, lo fa solo per giustificare il libero corso delle peggiori passioni e degli errori più perniciosi. Quando è al potere, limita facilmente, e persino con gioia, la libertà del bene.

    La distruzione pianificata della scuola

    Negli ultimi decenni abbiamo assistito in Italia a quella che un analista ha definito “la distruzione pianificata della scuola”. Già visibile negli anni ‘60, questa distruzione subì una brusca accelerazione negli anni ‘90, durante i governi del comunista Massimo D’Alema e del “cattolico adulto” Romano Prodi. Il suo principale promotore fu allora il ministro comunista dell’Istruzione Luigi Berlinguer. Scrive Luciano Benadusi: “A partire dall’assunzione della titolarità ad interim dei due rispettivi ministeri da parte dell’on. Luigi Berlinguer, la politica scolastica ed universitaria italiana è entrata in una fase di grande dinamismo, tradottosi nell’ideazione – sebbene non ancora nell’approvazione – di importanti riforme”. Queste riforme erano guidate da un “chiaro disegno strategico”, di ispirazione comunista[2].

    Il concetto stesso di “educazione” cambiò radicalmente. Se tradizionalmente l’educazione era concepita come trasmissione di conoscenze e formazione del carattere secondo determinati valori condivisi, oggi l’educazione è concepita come un mezzo per distruggere nei bambini e nei ragazzi i vecchi modelli di riflessione, volizione e sensibilità, sostituendoli gradualmente con forme di pensiero, deliberazione e sensibilità sempre più egualitarie e libertarie.

    Vediamo alcuni aspetti di questa distruzione.

    Socialismo autogestionario. Un primo elemento è stato il decentramento del sistema educativo. In breve, ogni scuola è libera di scegliere il proprio stile e i propri contenuti. Alle scuole fu data autonomia “nell’organizzazione, nell’istruzione, nella ricerca e nello sviluppo”; fu concessa “libertà di pianificazione” e la “libera scelta di metodi, contenuti e tempi”. D’altra parte, gli studenti dovevano essere sempre tenuti in considerazione quando si prendevano decisioni che avrebbero riguardato la scuola. Nacquero così le assemblee scolastiche. Tutto questo ispirato al cosiddetto socialismo autogestionario. Chissà per quale motivo, però, nell’applicare la “libertà di scelta”, la quasi totalità delle scuole adottò esattamente le stesse riforme rivoluzionarie...

    Abolizione dei voti. L’istruzione si è sempre basata sul premiare i più intelligenti e i più diligenti, cercando di stimolare i meno intelligenti e i meno diligenti. L’impegno era premiato, mentre la pigrizia veniva punita. Questo creava naturalmente una gerarchia: alcuni erano i primi della classe, altri gli ultimi. Questo si scontra con lo spirito egualitario della Rivoluzione.

    Così, in Italia, negli anni è cresciuto il movimento per l’abolizione dei voti. Il primo a essere abolito, nel 2017, è stato il voto di condotta. Poi, nel 2019, agli insegnanti delle scuole elementari è stato vietato di dare voti. Una mia amica, insegnante nella scuola locale, mi ha raccontato che non appena hanno attuato questa legge, il livello accademico della sua classe è crollato. I bambini non erano più stimolati a studiare in maggior misura. Ha avuto allora un’idea brillante: invece di dare voti (vietati dalla legge), ha assegnato dei colori, come quelli dell’arcobaleno. Il rosso per il voto più alto, il viola per il più basso. Immediatamente i bambini hanno iniziato a fare a gara per ottenere un rosso e il livello scolastico generale è tornato alla normalità. Ebbene, la direttrice l’ha rimproverata, perché una simile politica creava disuguaglianze...

    Abolizione delle classi di religione. Secondo il Concordato del 1929 firmato tra lo Stato italiano e il Vaticano, le scuole devono insegnare la religione cattolica. Il nuovo Concordato del 1984 ha reso questo insegnamento facoltativo: gli studenti potevano scegliere se svolgere o meno l’ora di religione. Da allora la frequenza all’ora di religione è diminuita costantemente e in molte scuole è di fato inesistente. Oggi c’è un movimento crescente per abolire del tutto l’ora di religione, come parte di uno sforzo per cancellare la religione dalla vita pubblica.

    Educazione affettiva e sessuale.  Seguendo una tendenza visibile in altri campi, la scuola italiana si è spostata da un’educazione basata sulla conoscenza a una basata sulla psicologia. In altre parole, non è tanto importante ciò che si impara, ma come ci si relaziona con il mondo: abbiamo di fronte agli altri un atteggiamento “corretto”, cioè liberale, tollerante, non giudicante? O piuttosto un atteggiamento “sbagliato”, cioè basato su verità e valori oggettivi?

    Tutto è iniziato con l’“educazione all’affettività”. Secondo un documento, “l’educazione all’affettività ha l’obiettivo di sviluppare l’intelligenza emotiva a partire dalla consapevolezza delle proprie sensazioni, delle proprie emozioni e dei propri sentimenti e di accrescere le abilità affettive con l’obiettivo di favorire una buona relazione interpersonale”[3]. È destinata alle scuole elementari e inizia con la domanda “Chi sono io?”. Naturalmente è vietata qualsiasi identità di genere. La conclusione è: “Non so chi sono. Io divento. Sono fluido”. Nella seconda fase, “Io e gli altri”, si esplorano le relazioni interpersonali. Ai bambini a partire dai cinque anni viene chiesto di esplorare il proprio corpo e quello dei colleghi. Questo porta alla terza fase, “Affetto e sessualità”, in cui i bambini sono stimolati a relazionarsi anche sessualmente con i loro compagni.

    Agenda LGBT. L’imposizione dell’agenda LGBT merita un capitolo a sé. Nel 2014, il Ministero della Pubblica Istruzione emanò un decreto che imponeva un “Programma di educazione all’affettività e alla sessualità”. Gli studenti dovevano essere istruiti da membri dell’ArciGay. Gli insegnanti dovevano seguire “corsi di aggiornamento” tenuti da questi stessi militanti. I critici hanno accusato questo programma di trasformare le scuole in un campo di indottrinamento LGBT. Un portavoce dell’ArciGay ha risposto: “Accresceremo la conoscenza sulle famiglie omogenitoriali e sui loro bambini (…) Amplieremo le conoscenze e le competenze di tutti gli attori della comunità scolastica sulle tematiche lesbo, gay, bisessuali, transessuali (Lgbt); favoriremo l’empowerment delle persone Lgbt nelle scuole, sia tra gli insegnanti che tra gli alunni. Contribuiremo alla conoscenza delle nuove realtà familiari, superando il pregiudizio legato all’orientamento affettivo dei genitori”[4].

    Poco prima della pandemia, con l’intento di “educare alla tolleranza”, il Ministero aveva emanato una circolare suggerendo alle scuole di organizzare una giornata settimanale in cui i ragazzi si vestissero da ragazze e viceversa. Più recentemente, il 15 maggio 2022, il Ministero ha emanato una circolare in cui invitava le scuole a organizzare “iniziative di educazione e sensibilizzazione” in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. L’elenco potrebbe continuare.

    Tutto questo ha avuto ripercussioni sul livello dell’istruzione nel nostro Paese. Infatti, secondo la maggior parte dei parametri, l’Italia è terzultima in Europa per qualità, davanti solo a Portogallo e Malta. Secondo altri rapporti, l’Italia è penultima, davanti solo alla Romania. Questo, però, non sembra preoccupare i promotori della Rivoluzione Culturale, che sembrano accettare questo abbassamento dei livelli accademici pur di imporre la loro agenda.

     

    Note

    [1] Lorenzo Caruti and Gianmarco Serino, Il ruolo della politica nelle diseguaglianze educazionali, “MtP”, 24 June 2021.

    [2] Luciano Benadusi, Le riforme del sistema di governo dell’istruzione, “Quaderni di Sociologia”, 15/1997.

    [3]https://www.cittametropolitana.bo.it/pariopportunita/Educazione_per_il_contrasto/Educazione_allaffettivita.

    [4] Benedetta Frigerio, Scuola di Stato Lgbt. Ecco cosa insegnerà ai nostri figli il maestro unico della “teoria del gender”, “Tempi”, 03-02-2014. 

     

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  • Francia: l'ecologismo politico, una nuova dittatura?

     

     

    di Antoine Béllion

    Cos'altro vorranno vietare i Verdi? L'albero di Natale? Mostra un albero morto. Il Tour de France? Inquina. Le piscine private? Sprecano acqua. Le grigliate di carne? Un simbolo machista. I jet privati? Riscaldano il pianeta. La Corrida? Crudele nei confronti degli animali.

    A poco a poco, le maschere cadono: i Verdi non vogliono proteggere l'ambiente, vogliono rieducare i cittadini secondo i precetti aggiornati del marxismo. In altre parole, secondo loro la natura è solo un modo per far ingoiare al pubblico la pillola amara della loro agenda di sinistra.

    Cosa c'entra la lotta LGBT, ad esempio, con la conservazione dell'acqua e del suolo? Niente. Per compensare la palese mancanza di collegamento tra altre cause che difendono e quella dell'ecologia, i Verdi inventano concetti a effetto come l'eco-femminismo, ma questo inganna sempre meno persone. Resta una domanda essenziale: se la difesa della natura non è la bussola ideologica dei Verdi, qual è la strada che vogliono far percorrere all'intera società? Molto probabilmente è quella che porta all'egualitarismo più radicale.

    Sulle orme dei sovietici

    L'uguaglianza tra le diverse classi sociali prima di tutto. In questo senso, i Verdi sono gli eredi diretti del comunismo e non è quindi un caso che sistematicamente si alleino con loro, soprattutto nel Parlamento europeo.

    Tutte le misure economiche difese dagli ecologisti rientrano in una logica di lotta di classe: tassazione elevata delle imprese, cioè, spoliazione dei "ricchi" attraverso le tasse, riduzione dell'orario di lavoro a 32 ore settimanali. Se riuscissero ad attuare la decrescita economica che chiedono, non c'è dubbio che l'umanità si impoverirebbe con una brutalità senza precedenti nella storia. La vita quotidiana dei Paesi comunisti, fatta di penuria, come avviene, ad esempio, in Venezuela, diventerebbe quella di tutto il pianeta.

    A quel punto, le disuguaglianze sociali non esisteranno più; certo, tutti saranno poveri! Naturalmente, per imporre un simile progetto, contrario sia al bene comune che agli interessi individuali, i Verdi dovrebbero ricorrere a una sorta di governo sovranazionale che imponga la pianificazione ecologica in modo autoritario, come i vecchi soviet in Russia.

    Rieducazione delle masse

    Discepoli di Gramsci, i Verdi estendono la lotta di classe oltre i rapporti economici. Il nuovo proletariato è costituito essenzialmente da "minoranze" sessuali, razziali e religiose di cui il movimento dei Verdi è il portabandiera. L'odiata borghesia - da cui spesso provengono i Verdi - è sostituita da individui "cisgender", bianchi, cristiani e mangiatori di carne.

    I Verdi sono stati tra i primi a chiedere il "matrimonio egualitario", cioè la possibilità per le coppie omosessuali di contrarre matrimonio, come le normali coppie costituite da un uomo e una donna.

    Noël Mamère, candidato ecologista alle elezioni presidenziali del 2002 in Francia, è stato il primo sindaco a celebrare la parodia di un matrimonio tra due persone dello stesso sesso, quasi 10 anni prima del voto sulla legge Taubira. Oggi, i Verdi vogliono continuare questa marcia verso l'uguaglianza di genere legalizzando la spaventosa pratica della maternità surrogata.

    Sono anche forti sostenitori della teoria gender, che nega l'alterità dei sessi. Il sindaco di Lione, Grégory Doucet, ha abolito i campi da calcio nelle scuole della sua città, accusandoli di incoraggiare la moltiplicazione di comportamenti negativi di genere.

    La molto mediatica deputata Sandrine Rousseau, oltre alla sua crociata contro la grigliata di carne, si vanta di essere la moglie di un "uomo destrutturato", cioè di un uomo che non corrisponde agli "stereotipi" maschili. "La vita privata è politica", ammoniva la pasionaria ambientalista, cioè, una formula totalitaria che i commissari del popolo dell'Unione Sovietica avrebbero senza dubbio applaudito con ambo le mani.

    Nella stessa ottica totalitaria, Aymeric Caron, oggi deputato ecologista di Parigi, ha difeso l'idea di un "permesso di voto" da riservare solo ai cittadini ritenuti più adatti a questa funzione. Dopotutto, perché preoccuparsi di un partito unico se solo coloro che professano la stessa ideologia possono esprimersi?

    Un'altra idea comunista difesa dai Verdi, questa volta importata dalla Cina: il controllo delle nascite. Per preservare il pianeta e "accogliere meglio i migranti", l'ex ministro dell'Ambiente e storico dirigente del partito, Yves Cochet, ha proposto di "invertire la logica degli assegni familiari": "Più figli si hanno, più gli assegni diminuiscono fino a scomparire dalla terza nascita".

    Odio per il mondo cristiano

    Nulla sfugge alla iniziativa di rieducazione dei “Khmer verdi”. In ogni caso, nulla di quanto appartiene all’eredità cristiana.

    Mentre i Verdi si uniscono regolarmente ai laicisti nel denunciare il "fondamentalismo cattolico", sono estremamente tolleranti quando si tratta di Islam. Così, il sindaco ecologista di Strasburgo, Jeanne Barseghian, ha fatto votare una sovvenzione di 2,5 milioni di euro per la costruzione di un'enorme moschea neo-ottomana nella sua città, la cui gestione è nelle mani di Millî Görüs, una confraternita musulmana fondamentalista vicina al presidente islamista della Turchia.

    A Grenoble, Éric Piolle, anch'egli ecologista, si è distinto per la sua volontà di legalizzare l'uso del burkini nelle piscine comunali. Cosa può spiegare questi due pesi e due misure se non il desiderio inconfessato di veder scomparire l'Europa cristiana, anche se attraverso la sua islamizzazione? La Bibbia è un libro che i Verdi non mancherebbero di bruciare se dovessero resuscitare la pratica dell'autodafé. Il motivo di questo odio? Il libro della Genesi in cui Dio consacra l'uomo come padrone della creazione.

    Per i Verdi, l'idea stessa di una gerarchia tra le specie viventi è una bestemmia contro la sacrosanta "uguaglianza". In nome dell'"anti specismo" e della lotta contro il riscaldamento globale, di cui l'uomo sarebbe colpevole indiscusso, affermano di voler privare gradualmente i francesi della carne. Dalla camera da letto alla cucina, è quindi l'intera vita privata dei cittadini ad essere messa sotto controllo...

    Dopo la rivoluzione repubblicana e quella comunista, dobbiamo prepararci a una rivoluzione ecologica? Siamo ancora in tempo per aprire gli occhi.

     

    Fonte: Avenir de la Culture, 19 Ottobre 2022. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

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  • Greta Thunberg diventa di sinistra... e rossa

     

     

    di John Horvat

    Quando l'attivista del clima Greta Thunberg apparve sulla scena qualche anno fa, i media la celebrarono come un'eroina bambina intenzionata a salvare l'ambiente. Rimproverò le élite mondiali per averla privata della sua infanzia, un atto che l'ha rese subito famosa. Time Magazine l'ha scelse come “personalità dell'anno”. Ora, mentre la diciannovenne attivista svedese matura ed entra nell'età adulta, sta mostrando il suo vero colore. Che è il rosso anziché il verde.

    In occasione della recente presentazione di un suo libro a Londra, Greta ha scioccato alcuni osservatori prendendo di mira il sistema capitalistico "oppressivo" dell'Occidente come causa di tutti i mali climatici. La mossa è sorprendente, poiché l'autrice ha sempre fatto un uso generoso di questo sistema “oppressivo” per diffondere il suo messaggio allarmistico. In effetti, Greta non ha problemi a usare il sistema di marketing capitalista come piattaforma per promuovere il suo nuovo libro. Inoltre, non vede alcun male nel sacrificare molti alberi di cui l'industria editoriale ha bisogno per stampare libri destinati a un pubblico di massa

    Tuttavia, ciò che ora sorprende molti è che questa strana beniamina dei verdi si sia allineata così chiaramente alle idee marxiste. In buona parte, la sua efficacia risiedeva nella capacità di mostrare un atteggiamento ingenuo e infantile che disarmava psicologicamente chi la ascoltava. Sembrava immune alla propaganda di sinistra e incapace di avere un'agenda nascosta.

    Il coming out rosso

    Mentre cresce nella sua amarezza, la bambina-manifesto del movimento ecologista esce fuori dall'armadio rosso. Il suo abbraccio alla sinistra dimostra che l'attivismo per il clima, portato alle sue ultime conseguenze, porterà sempre all'ideologia comunista antioccidentale. Le varie dottrine della sinistra alla fine si fondono tutte in una sola. Il pensatore e uomo d'azione cattolico, prof. Plinio Corrêa de Oliveira, paragona il fenomeno a mille singoli incendi che si uniscono per formare l'unità di un unico incendio boschivo.

    Così anche la causa ecologica si fonde con quella marxista.

    In questa maniera lo "sfruttamento" della terra diventa un tutt’uno con l’oppressione economica. Greta chiede ora una "trasformazione del sistema" e inveisce contro "chi ha il potere", che identifica come i responsabili del collasso climatico. Tutte queste cose fanno parte dello "sfruttamento delle persone e del pianeta". Immagina che il sistema abbia "radici nell'estrattivismo (sic!) razzista e oppressivo" che desidera solo "massimizzare i profitti a breve termine per pochi".

    Greta non risparmia parole, invocando il rovesciamento dell'intero sistema capitalista che è "un sistema definito dal colonialismo, dall'imperialismo, dall'oppressione e dal genocidio da parte del cosiddetto Nord globale per accumulare ricchezza, che ancora modella il nostro attuale ordine mondiale".

    Nessun attacco marxista è completo senza una filippica contro l'opposizione, che lei etichetta immediatamente come "movimenti fascisti che offrono soluzioni facili e false e capri espiatori a problemi complessi". Tutti attacchi tratti direttamente dal copione marxista.

    Un libro che Greta non ha scritto

    Le bordate contro il capitalismo non hanno ostacolato l’affare della vendita del suo libro. L'attivista della decrescita si è presentata alla fine di ottobre alla prestigiosa Royal Festival Hall di Londra per lanciare il suo manifesto di 464 pagine, The Climate Book: The Facts and Solutions (n. Il Libro sul Clima, fatti e soluzioni). L'establishment liberal ha dato il benvenuto a questo libro che auspica la distruzione dell'Occidente. Gli algoritmi di Amazon sono già al lavoro per trasformare questo tomo con foto a colori in un bestseller. La Penguin Press sta facendo pubblicità mentre lo pubblica nel Regno Unito e in tutto il mondo. Gli americani dovranno attendere l'uscita ufficiale negli Stati Uniti il 14 febbraio 2023.

    La grancassa è tutta per un'opera che Greta non ha scritto interamente. Seguendo una solida pratica di marketing, il suo nome è prestato solo parzialmente all'opera. Greta si limita a mettere insieme una raccolta di saggi di cento "esperti" di sinistra, che costituiscono la maggior parte del contenuto del titolo.

    All'interno delle sue pagine sono presenti noti esponenti della sinistra come la scrittrice Naomi Klein, il capo dell'Organizzazione Mondiale della SanitàTedros Adhanom Ghebreyesus, l'ecologista Bill McKibben e l'economista francese Thomas Piketty. Tuttavia, per la maggior parte, l'eterogenea raccolta è un “who is not who” di oscuri scienziati, romanzieri, leader indigeni e altri "esperti" che compongono il chiuso mondo ecologico di attivisti che vendono la loro stanca narrativa catastrofista. La maggior parte dei lettori non riconoscerà gli "esperti" e non seguirà la loro pseudo-scienza.

    Trovare i meriti

    Il libro ha alcuni meriti. Dimostra che, sebbene gli esperti di sinistra si manifestino in modo diverso, tutti si uniscono quando si tratta di promuovere un'unica causa. Serve anche per documentare la trasformazione di Greta da attivista per il cambiamento climatico a militante della sinistra anticapitalista e anti-tutto. Caso fosse necessario, il lancio del libro chiarisce una volta per tutte che Greta è una creatura dei media, sostenuta dall'establishment liberale che odia. La produzione dell'opera, realizzata con l'impiego abbondante di carbonio, mostra come gli attivisti infrangano le loro stesse regole quando si tratta di portare avanti la loro rivoluzione.

    Il peccato, però, è che si tratta di uno spreco di bei alberi...

    Attribuzione immagine: By Anders Hellberg - Own work, CC BY-SA 4.0, Wikimedia.

     

    FonteThe Immaginative Conservative, 14 Novembre 2022. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

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  • I 9 comandamenti del Papa “per un'economia giusta" dimenticano il primo

     

     

    di John Horvat

    I "movimenti popolari" sono l'avanguardia dei guerriglieri cattolici della giustizia socialecostituita da un vasto caravanserraglio di attivisti di sinistra e organizzatori di comunità che si ritrovano in gruppi di azione politica come le Comunità cristiane di Base, le organizzazioni dei lavoratori e le lobby dei popoli indigeni. Essi esistono in tutto il mondo, specialmente nelle nazioni meno sviluppate, e mettono in pratica i principi della Teologia della liberazione.

    Papa Francesco si è appena rivolto a questi movimenti in un discorso programmatico che delinea le sue proposte per una “economia giusta”. L'energica presentazione video di 38 minuti è stata presentata alQuarto Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari a metà ottobre. Il papa argentino ha chiesto cambiamenti economici radicali all'interno di una cornice di lotta di classe.

    Gerard O'Connell, il corrispondente vaticano per America Magazine, la pubblicazione dei gesuiti decisamente di sinistra, ha notato che il pontefice ha fatto nove proposte "in nome di Dio" e le ha subito soprannominate "i 9 comandamenti per un'economia giusta".

    Come la maggior parte dei commenti economici di Papa Francesco, questi nove comandamenti sono assai problematici. Assomigliano molto di più alle tavole di una legge del Green New Deal che alle tavole di pietra di una legge morale.

    Questi nove comandamenti dell'Ennealogo di Papa Francesco (nove, ennea + logos, non dieci, deca + logos) riguardano diversi settori dell'economia e della cultura di massa. Come era prevedibile, essi riflettono i punti caldi di discussione che dominano ovunque le agende della sinistra.  

    L'Ennealogo richiede “a nome di Dio” che

    1. I grandi laboratori liberalizzino i brevetti dei vaccini COVID-19;

    2. la grande finanza condoni i debiti dei paesi poveri;

    3. le "grandi compagnie estrattive" (minerarie) smettano di distruggere l'ambiente e "d’intossicare i popoli e gli alimenti”;

    4. le grandi compagnie alimentari smettano d’imporre strutture monopolistiche di produzione e distribuzione che gonfiano i prezzi e finiscono col tenersi il pane dell’affamato;

    5. i trafficanti di armi cessino totalmente la loro attività;

    6. i giganti della tecnologia (Big Tech) censurino tutti i discorsi d'odio, le fake newse le teorie della cospirazione;

    7. i giganti delle telecomunicazioni facilitino l'accesso a internet per aiutare l'educazione dei bambini poveri;

    8. i mezzi di comunicazione censurino tutta la disinformazione, la diffamazione, la calunnia e lo scandalo;

    9. i Paesi potenti interrompano i loro blocchi e sanzioni contro altri paesi.

    Altre proposte all'interno dell'Ennealogo includono un reddito di base universale, orari di lavoro più brevi, temi di new deal verde e distribuzione della ricchezza attraverso la tassazione.

    L'Ennealogo di Papa Francesco se la prende con strutture gigantesche, assegnando loro automaticamente ruoli negativi. Sono bersagli facili, abbastanza specifici da adattarsi alle narrazioni della sinistra, sufficientemente vaghi per richiedere un'azione drammatica e urgente. Papa Francesco ha peggiorato ancora le cose menzionando la morte di George Floyd. Per lui, le rivolte estive dell'anno scorso (spesso violente e distruttive) hanno costituito un gesto da "buon samaritano" da parte dei manifestanti. Ecco la sua dichiarazione:

    Sapete che cosa mi viene in mente adesso, insieme ai movimenti popolari, quando penso al Buon Samaritano? Sapete che cosa mi viene in mente? Le proteste per la morte di George Floyd. È chiaro che questo tipo di reazione contro l’ingiustizia sociale, razziale o maschilista può essere manipolato o strumentalizzato da macchinazioni politiche o cose del genere; ma l’essenziale è che lì, in quella manifestazione contro quella morte, c’era il “samaritano collettivo” (che non era per niente scemo!). Quel movimento non è passato oltre, quando ha visto la dignità umana ferita da un simile abuso di potere. I movimenti popolari sono, oltre che poeti sociali, “samaritani collettivi.

    Non è il caso di denunciare qui ognuno di questi comandamenti, poiché sono richieste e recriminazioni continue della sinistra contro il capitalismo e l'economia di libero mercato. Sembra più importante confutare gli errori più profondi dell'Ennealogo.

    Così, tre grandi problemi caratterizzano l'Ennealogo di Papa Francesco.

    Il primo è un approccio ormai sistemico ai problemi.L'Ennealogo di Papa Francesco mette tutto dentro una cornice di strutture immense che poi dipinge come la causa di tutti i problemi sociali.

    Secondo una tale prospettiva, sono le strutture che determinano il comportamento della persona nella società. L'individuo non può fare nulla per evitare questa influenza e quindi non ha nessuna colpa personale per azioni o reazioni. A causa di questo, i promotori della Teoria Critica della Razza (Critical Race Theory), per esempio, sostengono che per quanto santi possano essere, i bianchi non possono fare a meno di essere razzisti. Sarebbero ancora razzisti perché il colore della loro pelle (una struttura) determina i loro atteggiamenti.

    Questa riduzione di tutto alle radici sistemiche favorisce la dialettica della lotta di classe che spinge una classe contro un'altra; un gruppo identitario contro un altro; piccole "vittime" contro grandi "oppressori". Nella narrativa marxista, i problemi "sistemici" non possono essere risolti cambiando i cuori e mediante la conversione, ma solo distruggendo i sistemi e le strutture "oppressive", perché non sono riformabili.

    Tale falsa lettura della storia contraddice l'insegnamento della Chiesa sul libero arbitrio e la responsabilità personale per le azioni buone o cattive e insinua una negazione della natura decaduta, dell'azione della Grazia e del potere rigenerativo della Redenzione.

    Questa visione presuppone una concezione immacolata delle masse le quali non possono sbagliare e manifesta un desiderio di farla finita con tutti i ricchi, perché non possono fare del bene. Tuttavia, la Chiesa ha sempre riconosciuto la necessità di disuguaglianze giuste e armoniche nella società. Queste disuguaglianze sono necessarie affinché tutti possano svilupparsi secondo le loro capacità e la Grazia di Dio. La narrazione di sinistra si contrappone all'appello della Chiesa per una interazione armonica di tutte le classi della società e alla pratica della carità da parte di tutti.

    Il secondo problema con l'Ennealogo di Papa Francesco è una mancanza di comprensione della natura dell'economia. La sfortunata etichettatura delle proposte di sinistra del pontefice come "9 comandamenti per un'economia giusta" insinua che cambiare le strutture economiche secondo linee marxiste, ecologiche e pacifiste possa creare giustizia.

    Non è così però. Il focus dell'economia si limita a un processo di creazione di ricchezza, acquisizione, produzione e consumo. L'oggetto dell'economia è la giustizia commutativa, per cui prezzi giusti ed equi per beni o servizi informano le azioni di tutte le parti coinvolte: produttori, commercianti, lavoratori e consumatori. Contrariamente a questo, l'Ennealogo di Papa Francesco vorebbe che le aziende lavorassero per la loro autodistruzione.

    Inoltre, alcuni comandamenti richiedono che le aziende siano caritatevoli. La carità ha un'influenza moderatrice sull'economia. Tuttavia, la carità non può essere imposta come la giustizia. Infatti, la virtù della giustizia governa le transazioni economiche, poiché ogni parte deve ricevere rigorosamente ciò che le spetta affinché l'economia funzioni in modo giusto. Insistere che la carità entri a far parte della teoria economica sarebbe un'ingiustizia per i caritatevoli, perché li metterebbe in svantaggio e consegnerebbe il mercato e la società a uomini pigri e disonesti. La carità forzata diviene un furto mascherato.

    Infine, l'elaborazione di nove comandamenti lascia ampio spazio per un altro. Il comandamento mancante è il Primo Comandamento, il più importante. Ad ogni uomo è comandato di amare Dio sopra ogni cosa con tutto il suo cuore e le sue forze.

    Il Primo Comandamento della Legge di Dio non è di natura economica, ma tocca direttamente l'Autore della legge suprema da cui derivano tutte le altre leggi. Se ci deve essere un'economia veramente giusta, essa può avvenire solo in una società dove l'adorazione e l'amore di Dio regnino in modo supremo. Ci deve essere l'osservanza della legge di Dio, la pratica della virtù e la soppressione del vizio. Le strutture sociali che Dio ci ha dato, come la famiglia, la comunità e la fede cattolica istituzionalizzata, devono prosperare se l'economia vuole prosperare. I Sette Sacramenti devono aprire le fonti della Grazia per trasformare le anime e tutta la società.

    Tutti questi potenti mezzi che si possono trovare in una prospettiva Dio-centrica mancano tristemente all'Ennealogo di Papa Francesco. Questa visione soprannaturale è soffocata da esauriti modelli marxisti della sinistra cattolica, modelli di stampo naturalistico, lontani da Dio e rivolti alla lotta di classe.

    L'obbedienza amorevole al primo Comandamento è l'unica via d'uscita dal caos e dalla distruzione dei tempi attuali. Come richiesto dalla Madonna a Fatima, il mondo deve tornare a Dio e alla Sua Santa Madre. Quando essi regnano come Re e Regina, non solo un'economia sana e giusta è possibile, ma diventa inevitabile.

    Fonte: Crisis Magazine, 4 Novembre 2021. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia

    © La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte.

  • Papa Francesco paragona le proteste di Black Lives Matteral buon Samaritano 

     

     

    di David McLoone

    Le proteste di BLM si trasformano spesso in disordini e i gruppi affiliati al movimento hanno posizioni anticattoliche, anche sull'aborto.

    CITTA' DEL VATICANO (LifeSiteNews) - In un discorso al quarto incontro mondiale dei movimenti popolari sabato scorso, Papa Francesco ha sostenuto le "proteste" distruttive scoppiate in seguito alla morte di George Floyd nel 2020, descrivendo coloro che sono coinvolti nel movimento come "samaritani collettivi".

    I commenti del Papa sono stati fatti all’interno di un discorso più lungo sulla giustizia sociale, parte del quale dedicato a sollecitare "tutti i grandi laboratori farmaceutici" a sospendere i loro brevetti sui vaccini COVID-19 come "un gesto di umanità", nonostante la loro connessione con l'aborto.

    I suoi commenti erano rivolti ai membri dei movimenti popolari, un'iniziativa creata dal Papa e che si descrive come "organizzazioni di base e movimenti sociali istituiti in tutto il mondo da persone i cui diritti inalienabili a un lavoro dignitoso, a un alloggio decente, a una terra fertile e al cibo sono minacciati o negati del tutto".

    Francesco si è riferito ai membri come "poeti sociali", poiché ha detto che essi "hanno la capacità e il coraggio di creare speranza dove sembra esserci solo scarto ed esclusione".

    Paragonando i movimenti popolari al Buon Samaritano del Vangelo di San Luca, il Papa ha detto che gli viene in mente la morte di George Floyd - l'afroamericano di 46 anni morto per mano del poliziotto di Minneapolis Derek Chauvin - quando pensa alla famosa parabola.

    "Sapete cosa mi viene in mente adesso quando, insieme ai movimenti popolari, penso al Buon Samaritano? Sapete cosa mi viene in mente? Le proteste per la morte di George Floyd", ha detto Francesco.

    LifeSiteNews ha contattato la Sala Stampa della Santa Sede per chiedere chiarimenti sui commenti del Papa, ma non ha ricevuto ancora una risposta.

    La parabola del Buon Samaritano racconta la storia di un uomo che viaggia da Gerusalemme a Gerico, interpretata dai padri della Chiesa come la discesa dalla grazia al peccato, e così l'uomo viene derubato e ferito nel suo cammino verso la perdizione. Egli è un simbolo di tutta l'umanità, secondo i padri, poiché si muove nella vita ed è vinto dal peccato, dall'opera del diavolo o semplicemente dalle esigenze della vita.

    Il sacerdote e il levita che, vedendo l'uomo, passano oltre, simboleggiano l'Antica Alleanza: pur essendo buoni, non sono in grado di salvare. Il Samaritano, quello rifiutato dai giudei come un cittadino di classe inferiore, è simbolo di Cristo, secondo i padri della Chiesa. Egli viene nonostante il rifiuto del mondo, per guarire e riabilitare l'uomo caduto.

    Nel caso di George Floyd, fermato e poi morto in un arresto violento, Francesco lo mette al posto dell'umanità, e le proteste intorno alla sua morte (spesso diventate sommosse) al posto di Cristo.

    Dando per scontata la motivazione caritatevole, Papa Francesco ha detto che "è chiaro che questo tipo di reazione contro l'ingiustizia sociale, razziale o maschilista può essere manipolata o strumentalizzata da macchinazioni politiche o altro, ma la cosa principale è che, in quella protesta contro questa morte, c'era il Samaritano Collettivo che non è uno stolto!"

    "Questo movimento non è passato dall'altra parte della strada quando ha visto la ferita alla dignità umana causata da un abuso di potere", ha continuato il Pontefice, aggiungendo che "i movimenti popolari non sono solo poeti sociali ma anche samaritani collettivi".

    Nei commenti a LifeSiteNews, il dottor Peter Kwasniewski, editorialista cattolico ed esperto di liturgia, ha detto che le parole del Papa dimostrano una delle due cose: "O Francesco è sorprendentemente ignorante della vera natura di BLM, un'organizzazione marxista che non si preoccupa di seguire la legge civile o anche la legge naturale e crede nel fomentare la rivoluzione e il razzismo al contrario, o sta mostrando i suoi veri colori marxisti e anti-cattolici".

    Kwasniewski ha aggiunto che per molto tempo, durante il pontificato di Francesco, è stato "difficile conciliare le osservazioni spontanee del Papa e persino alcuni dei suoi documenti ufficiali con gli insegnamenti perenni del cattolicesimo", ma che ora "sembra che stiamo entrando in un periodo in cui il Papa si allinea apertamente con le tendenze più liberali e anarchiche dell'epoca".

    Questi cosiddetti samaritani- secondo il Papa - sono collegati a quasi tutti gli oltre 570 disordini che hanno imperversato in 47 Stati la scorsa estate dopo la morte di George Floyd. Circa 30 persone, tra cui bambini piccoli e genitori di bambini piccoli, hanno perso la vita in quelle rivolte o a causa del clima di disordine generalizzato.

    In un tweet del giugno 2020 in seguito cancellato, il prominente portavoce di BLM Shaun King chiese la rimozione e la distruzione di "tutti i dipinti e le vetrate di Gesù bianco, e di sua madre europea, e dei loro amici bianchi".

    "(Queste raffigurazioni) sono una forma grossolana di supremazia bianca", aggiungeva King, dicendo che le immagini che ritraggono Cristo come bianco sono state "create come strumenti di oppressione", e ora sono usate come "propaganda razzista".

    Le proteste hanno portato al ferimento di oltre 700 agenti di polizia e a un valore record di 1-2 miliardi di dollari di danni solo tra il 27 maggio e l'8 giugno 2020.

    Non solo i danni sono stati così materialmente costosi, ma i principi su cui BLM pretende di operare minano la legge naturale e sono in netto contrasto con gli ideali del cattolicesimo.

    Un gruppo affiliato al movimento Black Lives Matter promuove l'aborto, l'omosessualità e lo smantellamento della "struttura familiare nucleare prescritta dall'Occidente".

    Infatti, in un manifesto online precedentemente disponibile, intitolato "Cosa crediamo", gli esponenti di Black Lives Matter Patrisse Khan-Cullors, Alicia Garza e Opal Tometi affermavano che loro e i loro seguaci si erano liberati dal "pensiero etero-normativo" e chiedevano una "giustizia riproduttiva". La voce è stata rimossa dal sito web, in seguito all’indagine sui media.

    "Noi promuoviamo una rete di affermazione queer1. Quando ci riuniamo, lo facciamo con l'intenzione di liberarci dalla stretta morsa del pensiero etero-normativo, o meglio, dalla convinzione che tutti nel mondo siano eterosessuali", scrivevano all'epoca.

    Inoltre, il gruppo affermava di essere in debito, e quindi di esigere, "una giustizia riproduttiva [cioè l'aborto] che ci dia autonomia sui nostri corpi e sulle nostre identità, assicurando che i nostri figli e le nostre famiglie siano sostenuti, sicuri e in grado di prosperare".

    Or ora, si stima che il 40% di tutti gli aborti statunitensi siano richiesti da donne nere, il che significa che BLM sostiene l'eliminazione annuale di più di 344.800 vite nere ogni anno.

     

    Note

    1. È un termine della lingua inglese che tradizionalmente significava "eccentrico", "insolito" e che oggi caratterizza coloro che non sono eterosessuali e/o che non si identificano con l’individuo il cui senso di identità personale corrisponde al sesso e al genere attribuitogli/le alla nascita (cfr. wikipedia).

     

    Fonte: Life Site News, 18 ottobre 2021. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà - Italia

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  • Papa Francesco riabiliterà Camilo Torres, il prete guerrigliero marxista della Colombia?

    Corrono Voci Che Rallegrano La Sinistra E Allarmano I Fedeli Cattolici

     

    Camilo Torres con campesinos colombianos

     

    Gustavo Solimeo

     

    Ci sono voci sempre più frequenti su una imminente riabilitazione (e anche beatificazione?) di padre Camilo Torres Restrepo. Il sacerdote colombiano morì nel 1966, armi in mano mentre combatteva tra le fila dell'Esercito di Liberazione Nazionale (ELN), un movimento guerrigliero marxista.

  • Perché manca Dio nella Economy of Francesco?

     

     

    di John Horvat

    Economy of Francesco è il nome di un'iniziativa di Papa Francesco in cui si invitano "giovani economisti, imprenditori e changemakerdel mondo" ad affrontare i problemi economici del mondo. Il progetto cerca di essere una fonte esplosiva di energia e nuove idee per un mondo stanco e bisognoso di cambiamento. Il veicolo principale per comunicare questo messaggio è un sito web multilingue dello stesso nome che presenta i risultati dell'"ascolto" dei "popoli" e dei "cuori" per costruire un mondo migliore. Eventi occasionali online e video popolano anche il sito e danno un aspetto di esuberanza giovanile.  

    Tuttavia, non è tutto oro quel che luccica. A guardare sotto la superficie del progetto si scoprono errori vecchi e familiari. Mentre gli obiettivi dichiarati possono sembrare lodevoli, l'ideologia sottostante è discutibile. Tutto sul sito apparirebbe molto più fresco se certe sue idee riciclate non fossero così stantie.

    La Economy of Francesco richiede di attraversare a guado una miscela confusa che sembra formata da un'accozzaglia di rapporti di commissioni delle Nazioni Unite, del manifesto ecologico della Laudato Si, dell'attivismo del Green New Deal e degli stereotipi del Sinodo dell'Amazzonia. Come la maggior parte dei progetti di "ascolto" di Papa Francesco, si prende atto solo di ciò che si vuole sentire. Nel suo nucleo si trova un messaggio fatto "in nome dei giovani e dei poveri del mondo".

    Mentre il sito vuole apparire giovanile, riesce invece ad avere un tono infantile alla Greta Thunberg. Nella sua introduzione si invita al cambiamento con lo stesso tono disperato e urgente: "I nostri tempi sono troppo difficili per chiedere qualcosa di diverso dall'impossibile".

    Tuttavia, l'appello riesce a trasmettere ciò che sembrerebbe impossibile: un messaggio ispirato dal Vaticano ma che non contiene nulla che lo identifichi come cattolico o addirittura come religioso. Infatti, da nessuna parte in questo appello di quasi 900 parole appaiono le parole "Dio", "Gesù", "Maria" o "cattolico". Neanche il peccato e il vizio sono menzionati. Il documento non è nemmeno diretto ai membri della Chiesa ma a "economisti, imprenditori, decisori politici, lavoratori e cittadini del mondo".

    Il progetto è tutto sull'umano e niente sul divino. Nonostante si mostri desideroso di essere inclusivo, esclude Dio dalla soluzione dei problemi del mondo. L'aspetto materialista è tanto più evidente quanto più l'unico obiettivo del progetto è costruire un mondo migliore attraverso l'economia. Detto progetto è diviso in dodici "villaggi", che sarebbero gruppi di lavoro che discutono temi specifici.

    I dodici temi dei villaggi sono management e dono, finanza e umanità, lavoro e prendersi cura, agricoltura e giustizia, CO2 della disuguaglianza, vocazione e profitto, affari e pace, donne per l'economia, energia e povertà, imprese in transizione, vita e stile di vita e, infine, politiche e felicità.

    I temi-villaggio evidenziano alcune legittime aree di preoccupazione. Tuttavia, il linguaggio impiegato per esprimerli riflette gli schemi secolari, ecologisti, socialisti e "woke"(ndt, termine per descrivere un “risveglio” della sinistra davanti alle ingiustizie sociali). Per descrivere più accuratamente il progetto, forse sarebbe meglio concentrare i dodici villaggi in quattro kolchozsecondo tematiche che rivelano meglio la realtà egualitaria delle loro proposte.

    Così, il primo kolkhoz potrebbe mettere in evidenza il tema della lotta di classe e dell'uguaglianza. Un tema costantemente ricorrente nell'Economy of Francescoè la divisione del mondo in ricchi e poveri o nei conflitti generati dalla politiche identitarie. Invece di cercare l’armonia sociale, in questo kolchoz sicerca di sottolineare la lotta di classe come mezzo per realizzare la giustizia sociale.

    Dunque, l'ineguaglianza delle nazioni è enfatizzata dalla esigenza di condividere con i paesi a basso reddito le tecnologie avanzate, in modo che siano utilizzate per raggiungere la "produzione sostenibile" e la "giustizia climatica".

    Il progetto critica anche le "ideologie economiche" che "offendono e rifiutano i poveri, i malati, le minoranze e le persone svantaggiate di ogni tipo". Il colpevole senza nome non è, per es., il comunismo, ma coloro che cercano il profitto nel loro lavoro. Esso invita inoltre "le organizzazioni economiche e le istituzioni civili a non fermarsi finché le lavoratrici donne non avranno le stesse opportunità dei lavoratori maschi".

    Dappertutto troviamo il costante richiamo all'uguaglianza. L'enfasi fa capire che le disuguaglianze giuste e ordinate che Dio desidera, come quelle basate sul talento, l'intelletto, lo sforzo e così via, sono illegittime e non necessarie per il progresso umano. Invece, queste disuguaglianze legittime sono condannate come non favorevoli alla creazione di "luoghi autenticamente umani e felici".

    Il kolkhoz per l'ecologia e la sostenibilità promuove una nuova dittatura ecologica che cerca di orientare tutte le cose verso il culto della terra. Così, c'è la richiesta di una gestione etica dei beni comuni, in particolare nelle aree di "atmosfera, foreste, oceani, terra, risorse naturali, tutti gli ecosistemi, la biodiversità e i semi". Questi temi sono al centro delle preoccupazioni per raggiungere la "giustizia climatica".

    L' Economy of Francesco chiede alle istituzioni nazionali e internazionali di promuovere e addirittura "premiare" coloro che meglio sapranno realizzare una "sostenibilità ambientale, sociale, spirituale e, non ultima, manageriale" che renda possibile "la sostenibilità globale dell'economia".

    Gli obiettivi e i piani del kolkhoz per il socialismo e la regolamentazione globale vanno oltre i semplici suggerimenti. Il socialismo genera regolamentazione e azione esecutiva. Come tutti i piani generali socialisti, questo collettivo immagina leggi, carte e trattati globali per far rispettare le buone intenzioni degli autori del progetto.

    Così, ci sono richieste di politiche sociali "riconosciute a livello mondiale da un trattato concordato che scoraggi le scelte commerciali basate solo sul profitto". Un nuovo patto fiscale globale deve essere fatto per abolire immediatamente i paradisi fiscali, che rubano "sia al presente che al futuro". Ma non si parla di eliminare il comunismo.

    Le nuove istituzioni finanziarie, e quelle esistenti come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, devono "essere riformate in senso democratico e inclusivo per aiutare il mondo a riprendersi dalla povertà e dagli squilibri prodotti dalla pandemia". Le grandi aziende e le banche dovrebbero "introdurre un comitato etico indipendente nella loro governance con un diritto di veto sull'ambiente, la giustizia e l'impatto sui più poveri".

    L'ultimo kolkhoz pretende di poter chiedere l'abolizione della guerra e l'instaurazione della pace,completando la serie di richieste di Economy of Francesco. "Noi giovani non possiamo più tollerare che vengano sottratte risorse alla scuola, alla sanità, al nostro presente e al nostro futuro per fabbricare armi e alimentare le guerre al fine di venderle".

    La guerra è vista dalla prospettiva materialista marxista delle cause sistemiche. L’ineguaglianza, la povertà e la vulnerabilità economica mettono in pericolo la pace. La guerra non è mai giusta. La guerra non è il risultato del peccato, della natura umana caduta o delle ideologie malvagie (come il comunismo).

    In conseguenza, i liberi mercati sono etichettati come squilibrati e visti come fonti di conflitto, mentre le strutture sociali più egualitarie favoriscono la pace. La sostenibilità sociale e ambientale introdurrà la pace ed eliminerà la guerra per sempre.

    LaEconomy of Francesco è un progetto senza anima. È una collezione di slogan presi dall'ecologia, dal socialismo e dalla politica "woke". Il sito web riflette un entusiasmo forzato che caratterizza le moderne "attività giovanili" proposte dalla Chiesa progressista del post Concilio Vaticano II. E dietro l'apparenza di esuberanza giovanile ci sono gli esausti errori marxisti ed ecologisti dei tempi passati e presenti.

    Tali progetti sono superficiali e poco attraenti perché non sono centrati in obiettivi eterni. Non c'è un richiamo al ritorno alla virtù e alla santità personale o alla lotta contro il peccato e il vizio. L’appello introduttivo della Economy of Francesco non invoca Dio né cerca l'aiuto della Sua grazia.

    Il risultato è un blando invito a un'esistenza materiale egualitaria. Ai giovani promotori del progetto si chiede di impegnarsi "a vivere i migliori anni della nostra energia e intelligenza affinché la Economy of Francesco possa sempre più portare sale e lievito nell'economia di tutti".

    Un tale appello è contrario alla tradizionale chiamata della Chiesa alla santità. In tempi in cui i principi del Vangelo plasmavano la società, i cuori e le menti della cristianità erano rivolti al sublime spirito della Via Crucis. Esso permeava l'economia, l'arte e il pensiero, dando valore, significato e bellezza a tutte le cose umane. Così, l'economia della "Via Crucis" trovò un senso ai sacrifici e alle limitazioni legate al soddisfacimento dei bisogni economici dell'uomo.

    L'umanità non troverà mai la pace - la “tranquillità dell'ordine” - finché non tornerà a Dio, il centro di tutte le cose. Ella deve obbedire ancora una volta al consiglio divino: "Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta" (Matteo 6, 33).

     

    Fonte: Crisis Magazine, 4 ottobre 2021. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

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