opinione pubblica

  • Il “pensiero unico dominante”: come la contro-rivoluzione deve reagire

    Conferenza data a Napoli, ottobre 2019, durante il Seminario di formazione 2019 organizzato dalla Fondazione Il Giglio. Pubblicato poi nel volume «Il pensiero unico dominante. Come reagire», Il Giglio, Napoli, 2020.

     

     

    di Julio Loredo

    Il tema del “pensiero unico dominante” è già stato sviluppato con autorevolezza e profondità dagli interventi precedenti. Io mi limiterò a tracciare alcune idee su come possiamo reagire da contro-rivoluzionari.

    Dobbiamo capire come questo “pensiero unico dominante”, o “consenso”, o il “politically correct”, come è anche chiamato, nasca e si diffonda nell’opinione pubblica, moderno campo di battaglia fra la Rivoluzione e la Contro-Rivoluzione.

    Per questo mi avvalgo del testo di “Teoria dell’opinione pubblica”, che raccoglie gli schemi di un corso di Plinio Corrêa de Oliveira dettato alla TFP brasiliana nel 1966. Si tratta di un testo ancora inedito, da cui estraggo solo alcuni brani.

    Esordisce il pensatore brasiliano: “Soltanto conoscendo le regole con cui la Rivoluzione agisce sull’opinione pubblica, potremo attuare una Contro-Rivoluzione, vista anche la totale sproporzione dei mezzi. Dobbiamo studiare questa azione nelle singole persone, nei piccoli gruppi sociali e nei grandi gruppi, nazionali e internazionali”.

    Per questo dobbiamo prima studiare l’anima delle persone, poiché l’opinione pubblica non è altro che un’immensa anima collettiva, nella quale si danno – anche se con tempi diversi – gli stessi fenomeni che si danno negli individui: “L’opinione pubblica funziona come un’immensa testa, con tutte le regole della psicologia. Questa testa, ovviamente, non esiste così in nessuno in particolare, ma tutti ce l’hanno nella propria mente”.

    Plinio Corrêa de Oliveira inizia definendo un concetto, su cui poi fa ruotare la sua analisi: l’“orlo di incertezza”.

     

    L’orlo di incertezza

    Messo di fronte a idee divergenti alle sue, l’individuo ha sempre un “orlo di incertezza” che circonda le sue idee, per quanto solide possano essere: “Questo orlo esisterà sempre, a meno che intervenga la grazia divina. Nelle persone con convinzioni ideologiche ben definite, questo orlo affiorerà nei momenti di prova e di mestizia. Nelle persone con convinzioni più deboli, tutto sarà orlo, nel senso che, in tutto quanto esse penseranno o affermeranno, ci sarà sempre un elemento di incertezza”.

    Definendo meglio il concetto, il dott. Plinio scrive: “Un individuo ha un ‘orlo’ quando non è sufficientemente convinto di un’idea, e si sente quindi insicuro. Non sa come giustificarla interamente davanti a persone che la pensano in un altro modo. Ha quindi una certa paura di confrontarsi”.

    Questo fa sì che le persone tendano ad appoggiarsi sul consenso generale: “Ogni uomo ha un orlo di incertezza che, senza la grazia, non riesce a estinguere. Ciò crea in lui un’insicurezza di base che lo spinge ad appoggiarsi sul consenso generale, che tende ad accettare come più sicuro. Egli si sentirà dunque inibito ad affermare cose contrarie a tale consenso, proprio per la sua stessa insicurezza”.

    Per il principio dei “vasi comunicanti” – che il pensatore brasiliano spiega in profondità – gli individui tendono a mettere in comune le proprie idee e i propri modi di essere. Questo è il fondamento della socialità. In presenza di opinioni divergenti, o le persone hanno convinzioni molto radicate, certezze molto ferme, oppure la tendenza sarà a smorzare le divergenze, per facilitare il convivio sociale. Ciò acuisce il fenomeno dell’“orlo di incertezza”, che diventa quindi collettivo: “Tutti si sentono insicuri riguardo alle opinioni che professano”.

    Ciò porta a una conseguenza, che è il fondamento di ciò che oggi chiamiamo pensiero unico: “Per le persone con un orlo di incertezza accentuato, il convivio con altre persone di idee diverse suscita un sentimento di accondiscendenza. Solo con un’ascesi molto forte, e con molta preghiera, si riesce a mantenere una posizione ideologica ferma di fronte a idee divergenti. Nella stragrande maggioranza delle persone si forma una sorta di accondiscendenza sensibile, una zona di tolleranza ‘esperienziale’, che rammollisce le proprie convinzioni. Forse non li abbatte, ma li rammollisce per osmosi. Alla fine si crea uno stato di spirito comune che genera un’accettazione ideologica delle idee predominanti”.

    Questo fenomeno diventa poi sociale: “Dall’individuo, questo fenomeno si trasferisce poi al gruppo sociale, alla nazione e alla società internazionale”.

     

    L’interazione pianeta-satellite

    Per capire come si dà la diffusione del pensiero unico, dobbiamo capire come funziona l’opinione pubblica: “L’opinione pubblica è l’opinione sull’universo di un gruppo sociale, un paese, una regione. Risulta essenzialmente dalla confluenza di opinioni individuali, ma non in modo numerico, bensì come conseguenza dell’interazione fra pianeti e satelliti”.

    “L’insicurezza crea nella persona la tendenza a voler corroborare la propria opinione con quella altrui, ritenuta più sicura e, quindi, autorevole. Si configura così un’interazione fra persone-pianeta e persone-satellite. Tutta l’opinione pubblica è un immenso ingranaggio di pianeti e satelliti. Fra persone pianeta e persone satellite, fra famiglie pianeta e famiglie satellite, fra regioni pianeta e regioni satellite. È questo il meccanismo per il quale le insicurezze si intrecciano”.

    La conoscenza di questi meccanismi è essenziale per poter contrastare la diffusione del pensiero unico.

     

    Il ruolo delle forze segrete

    Un fattore sempre presente nel pensiero, e quindi nell’azione, di Plinio Corrêa de Oliveira è il ruolo delle Forze Segrete, realtà molto più ampia e sfaccettata della sola Massoneria. È chiaro che l’imposizione di un “pensiero unico dominante” a tutta un’area di civiltà, per non dire a tutto il mondo, non sarebbe possibile senza l’intervento di una mente organizzatrice.

    Qualcuno potrebbe, quindi, dire: pubblichiamo un’ampia denuncia delle Forze Segrete e tutto sarà risolto. La realtà è molto più sfumata. Pondera Plinio Corrêa de Oliveira:

    “Sarebbe molto facile pubblicare un libro sulle Forze Segrete denunciando tutta la cospirazione. Sarebbe anche il modo più debole e inefficace. Questo per un principio doloroso: la stragrande maggioranza delle persone ha un rigetto implicito a voler ammettere che le cose non sono ciò che sembrano. C’entra la pigrizia di capire e la pigrizia di lottare. È una pigrizia al quadrato, che interviene come forza psicologica che va presa in considerazione.

    “La stragrande maggioranza delle persone ha un fondo di simpatia per la Rivoluzione, e non vuole riconoscere che sia così cattiva. Ai migliori piacerebbe una forma moderata di Rivoluzione. È il segno della decadenza. La pubblicazione di un tale libro implicherebbe voler dire che l’ideologia e la religione muovono tutto, e questo non sarebbe accettato. Anche contenendo documenti impressionanti, un libro sulle Forze Segrete non sarebbe letto da quasi nessuno, ed esporrebbe gli autori all’accusa di affabulatori. È qui che, per esempio, molte destre europee si sono impantanate”.

     

    Il peccato del pensiero unico

    Alcuni capitoli di questo schema sull’opinione pubblica che sto seguendo sono dedicati allo studio dell’“unanimismo”, un altro nome per il pensiero unico dominante. Commenta il pensatore brasiliano: “L’unanimismo è un difetto morale, è una deformazione dello spirito umano che implica l’eliminazione quasi totale della capacità di capire la verità e di agire di conseguenza. Secondo me, questo non va senza un peccato mortale, poiché fa diventare l’uomo incapace di praticare la virtù.

    “In cosa consiste questo peccato mostruoso? È l’ipertrofia dell’istinto di conservazione, sommato a una pigrizia che porta al cinismo. L’unanimismo manipola la stanchezza dell’umanità di fronte alle tante crisi: basta problemi, vogliamo tranquillità! Questa stanchezza colpevole induce la persona a voler vivere una vita piccola, senza frizioni né scontri, che scade in un materialismo pratico fondato sul cinismo. Questa è la sostanza dell’ateismo di oggi. Non è quello di uno che vuole distruggere Dio, ma di uno che ritiene che Dio è già distrutto, nel senso che non ha niente a che fare con la propria vita. Porsi il problema dell’esistenza di Dio è già una noia. Meglio evitarla”.

    Secondo Plinio Corrêa de Oliv­­eira, l’unanimismo ha avuto inizio all’indomani del pontificato di S. Pio X. Il nazi-fascismo ha poi esasperato artificialmente l’animus belligerandi fino all’inimmaginabile, provocando come reazione una sensazione di saturazione e il conseguente desiderio di fuggire da ogni sorta di scontro. Ecco il brodo di cultura nel quale si è poi annidato l’americanismo.

     

    La reazione

    L’unanimismo – o pensiero unico dominante – comunque è un piano “B” della Rivoluzione, che vorrebbe invece che le persone abbracciassero il male con convinzione. Proprio questo apre la via per una reazione: “L’azione della Contro-Rivoluzione è fattibile perché l’unanimismo, in fondo, è uno stratagemma per la quale la Rivoluzione tenta di occultare il proprio fallimento. Io vedo un grande potenziale anti-unanimista che i contro-rivoluzionari possono esplorare”.

    Di per sé, questa reazione esigerebbe una macchina di propaganda al meno proporzionata a quella della Rivoluzione, che chiaramente noi non abbiamo. Ma la storia mostra che un piccolo gruppo di persone, convinte e fervorose, possono fare la differenza.

    Secondo Plinio Corrêa de Oliveira, il modo di reagire contro la tendenza ad adagiarsi sul consenso è di eliminare l’“orlo di incertezza”, prima in sé e poi nell’opinione pubblica:

    “Quando due opinioni divergenti non riescono a cancellare il proprio ‘orlo’, si radicalizzano e prendono le armi. Questa è la situazione ideale per la Contro-Rivoluzione in relazione alla Rivoluzione. Noi, come contro-rivoluzionari, dobbiamo lottare continuamente contro l’“orlo”, radicalizzandoci sempre di più, cioè radicando le nostre idee su basi sempre più solide e inamovibili. L’esito naturale sarà la lotta” [1].

    Una volta radicalizzato, il contro-rivoluzionario deve partire per la lotta contro la Rivoluzione:

    “Di fronte al fenomeno dell’allargamento dell’‘orlo di incertezza’ nell’opinione pubblica, con la conseguente accettazione del consenso generale, la strategia del contro-rivoluzionario dev’essere, prima, rassodare nelle persone buone ciò che non è ‘orlo’, formando quindi un nucleo di persone fortemente convinte e per niente incerte. Questo nucleo potrà poi cercare di radicalizzare una fascia importante dell’opinione pubblica”.

    “L’azione più importante della Contro-Rivoluzione non consiste nel convertire l’avversario alle nostre idee. L’azione più importante consiste nell’attrarre dalla nostra parte le persone che hanno idee simili, cercando quindi di cancellare in esse qualsiasi ‘orlo di incertezza’. Teniamo in considerazione che molte persone hanno tali idee in stato addormentato, nascosto o parziale. È assolutamente necessario risvegliare nelle persone le idee addormentate, spazzando via l’‘orlo di incertezza’ che li avvolge”.

     

    I modi della reazione

    Salto diversi capitoli dello schema, nei quali Plinio Corrêa de Oliveira descrive la morfologia dell’opinione pubblica distinguendo in essa un nucleo e un protoplasma, influenzati da due poli, quello del bene e quello del male, con i vari gradi intermedi e l’influenza che ogni polo esercita sui vari gradi. Salvo miracoli in casi isolati, il polo del bene non riuscirà mai a convertire persone dell’altro polo. Si tratta di attrarre i gradi intermedi verso il polo del bene. Questa attrazione sarà più efficace quanto più il polo del bene sia autentico e senza macchia: “Non serve a niente sorridere. Noi riusciremo ad attrare i gradi intermedi solo nella misura in cui radicalizzeremo le nostre posizioni. Questo è l’unico modo di rompere in loro la naturale attrazione del consenso. I contro-rivoluzionari debbono sollecitare le persone verso l’alto. Se le sollecitano verso il basso, perdono la battaglia”.

    Salto anche le considerazioni, lunghe e articolate, che Plinio Corrêa de Oliveira fa dell’azione della grazia divina sulle anime e sulle società.

    Passo dunque ad alcune considerazioni sui modi della reazione. Ogni anima ha un nucleo e un protoplasma. Il nucleo è il campo dei grandi principi. Il protoplasma è il campo delle conseguenze concrete di tali principi. L’uomo è solitamente più sensibile all’azione sul protoplasma che sul nucleo: “Quasi mai una persona si converte solo con argomenti, ma sì attraverso impatti psicologici”. Noi dobbiamo influenzare il nucleo. Ma questa influenza si esercita solitamente attraverso un’azione sul protoplasma.

    Plinio Corrêa de Oliveira spiega quindi tre modi in cui i contro-rivoluzionari possono agire per contrastare il pensiero unico:

    • “Per certi modi di essere;
    • “Per gesti eclatanti;
    • “Per mezzo di opere che raggiungano direttamente il nucleo”.

    Quanto al primo modo. Tutti noi siamo familiari col concetto di Rivoluzione nelle tendenze, cioè quella dimensione pre-ideologica della rivoluzione, oppure della contro-rivoluzione, che si gioca sulle forme, sui colori, sui suoni, sui sapori e via dicendo. Queste realtà esercitano un’influenza profonda sull’uomo, in modo da condizionarne poi anche le idee. È la prima profondità della Rivoluzione, oppure della Contro-Rivoluzione, descritta da Plinio Corrêa de Oliveira.

    In questo senso, parlare di “pensiero unico dominante” è alquanto riduttivo. Ci sono anche le “tendenze uniche dominanti”, per esempio le mode, molto più potenti nel propagare lo spirito della Rivoluzione che non le idee, proprio perché toccano il protoplasma.

    Ecco il primo campo di battaglia del contro-rivoluzionario contro il consenso. Noi non possiamo immaginare l’importanza, per esempio, dell’andare in giro ben vestiti, anche in estate, per contrastare le mode imperanti. Oppure del presentare tipi umani – per esempio quello della ragazza pura – in una scuola.

    La Contro-Rivoluzione ha bisogno, poi, di gesti eclatanti, che fungano da fulmine a ciel sereno. Per esempio, parlando del Regno delle Due Sicilie, organizzando un’evocazione storica di epoca borbonica in piazza pubblica. Non, però, come un gesto di semplice nostalgia, per quanto legittimo possa essere, bensì come proclamazione di certi modelli mai assopiti nell’anima dei duo-siciliani, che vanno risvegliati e indirizzati verso il futuro. In fondo, dice il dott. Plinio, bisogna seminare nella testa delle persone una domanda: “La monarchia, perché no?”

    È questo, per esempio, il senso delle campagne pubbliche della TFP, con i suoi caratteristici simboli: lo stendardo col leone rampante, la cappa rossa, ecc. scrive il dott. Plinio: “Lo stendardo nasconde l’uomo, insinua moltitudini, suggerisce qualcosa di grandioso. L’uomo cammina, lo stendardo marcia. Una sfilata di stendardi non dice solo ‘la Tradizione, perché no?’, ma ‘guarda che bellezza! È la bellezza del futuro!’”

    Finalmente, serve anche un’opera dottrinale che raggiunga direttamente il campo delle convinzioni: “Il libro Rivoluzione e Contro-Rivoluzione è stato calcolato per mettere a nudo il problema del nucleo”.

    L’obiettivo è creare ciò che il dott. Plinio chiamava “cristallizzazione”: “Dobbiamo toccare i punti sensibili del protoplasma, creandovi una cristallizzazione che susciti poi piccole o grandi esplosioni nel nucleo”.

     

    De proche en proche

    Nonostante tutto, l’uomo non cessa di essere razionale, cioè di avere una certa logica nel suo modo di essere e di pensare: “La mentalità di una persona è, in fondo, sempre logica”.

    Si tratta, quindi, di trovare il punto di contatto, di affinità, con la persona, un punto vivo per il quale essa risuoni al discorso contro-rivoluzionario. A partire da questo punto, de proche en proche (passo a passo) si potrà costruire nella persona una posizione contro-rivoluzionaria: “Data un’idea, dobbiamo scoprire, di logica in logica, qual è il sistema di idee che giace nel subcosciente della persona”.

     

    Tramonto e aurora

    Sia nella vita spirituale delle singole persone che in quella dei popoli, vi sono periodi di tramonto e periodi di aurora. L’apostolato nei due casi è assai diverso. Uno è, per esempio, il consiglio spirituale alla persona che è sulla china discendente della propria vita spirituale, un altro per quella che è, invece, nell’auge del fervore.

    La Contro-Rivoluzione deve saper distinguere fra tramonto e aurora, sia nelle persone sia nei popoli. Scrive il dott. Plinio: “Quando si è al tramonto, la tattica consiste nel lottare contro la notte, prolungando il più possibile il giorno. Fu il caso, per esempio, di S. Ugo, abate nel periodo decadente di Cluny. Quando, invece, si è nell’aurora, è il momento di spiegare lo stendardo e suonare le trombe. Nel tramonto serve denuncia e conservazione. Nell’aurora serve la proclamazione. Fu il caso della conversione di Clodoveo”.

    Questo è molto importante perché, sbagliando tattica, si rischia di fare più male che bene: “L’apostolato contro-rivoluzionario ha elementi di tramonto e elementi di aurora. Il nostro apostolato oggi è l’azione di una famiglia spirituale suscitata dalla Provvidenza nel maggiore ‘tournant de l’histoire’ per condurre il movimento del passaggio dal tramonto all’aurora che dovrà finalmente spazzare via le tenebre verso quel mezzogiorno che sarà il Regno di Maria. Bisogna saper calibrare bene questi due aspetti. Questa è la sostanza dell’azione contro-rivoluzionaria”.

    Nella vita del dott. Plinio, l’apostolato della Contro-Rivoluzione è passato dall’essere quasi esclusivamente di tramonto a essere uno con sempre più elementi di aurora.

    Parlando nel 1966, all’epoca di questo simposio sull’opinione pubblica, egli disse: “Ancora non vedo una vera grazia di aurora, ma comincio a intuire alcuni chiarori che preannunciano l’aurora. La gente comincia a rendersi conto che tutto è crollato. C’è stata una frattura nel nucleo. Noi, contro-rivoluzionari, dobbiamo saper penetrare questa falla. Il sole ancora non è sorto ma, denunciando lo stato di estrema calamità del mondo e della Chiesa, possiamo far sorgere il desiderio del suo opposto. È un apostolato di tramonto con alcuni elementi di aurora”.

    Molto più tardi, verso la fine della sua vita, egli cominciò a parlare di una “grazia nuova”, specie nelle nuove generazioni, sulla quale magari potremo fare un altro incontro.

    Chiudo citando il proclama con cui lo stesso dott. Plinio termina lo schema:

             “Il dovere dei contro-rivoluzionari:

            “1. Continuare ad agire per cristallizzare il più possibile in questo inverno;

           “2. Polarizzare sempre di più l’opinione pubblica, con campagne, libri e iniziative;

           “3. Mantenersi pronti per l’ora dell’intervento della Madonna”.

    [1] È quasi superfluo ricordarlo: Plinio Corrêa de Oliveira sottolineava sempre il carattere strettamente ideologico, pacifico e legale di questa “lotta”.

     

    © La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte

  • La formazione dell’opinione pubblica. Aspetti della guerra psicologica* (1° Parte)

    [Seconda parte] – [Terza parte]

     

     

    di Julio Loredo

    Lungo i secoli, la Rivoluzione e la Contro-Rivoluzione si sono scontrate in ogni possibile campo: politico, filosofico, culturale, religioso e perfino militare. Il principale campo di battaglia, però, resta sempre l’opinione pubblica. Dal relativo peso sull’opinione pubblica di uno o dell’altro schieramento dipende il progresso oppure il retrocesso di entrambe. Per un contro-rivoluzionario, studiare l’opinione pubblica e le tecniche per influenzarla è come per un militare imparare le tattiche di guerra e l’uso delle armi. Oggi non si tratta più semplicemente di una guerra ideologica, quanto piuttosto psicologica.

    La guerra psicologica

    Da quando, nel secolo VI AC, Sun Tzu rilevò i fattori psicologici coinvolti in una guerra, questo elemento è stato sempre presente in tutti i conflitti. A lungo ritenuto un elemento secondario della guerra, nel secolo XX l’aspetto psicologico acquisì un’importanza crescente, anche ma se considerato ancora come un coadiuvante.

    Man mano gli esperti capirono che si trattava di una guerra a sé – intrecciata col conflitto armato e con quello politico – che poteva a volte vincere battaglie decisive anche da sola. Nacque così il concetto di guerra psicologica (Psychological Warfare). Le vecchie tecniche di persuasione ideologica man mano lasciarono il campo a quelle psicologiche. Queste nuove tecniche, scrive Plinio Corrêa de Oliveira, “non sono inferiori [alla propaganda ideologica] e, sotto alcuni aspetti, perfino la superano, come tecniche di persuasione indiretta e implicita”.[1]

    Prenderò qualche spunto da una collettanea di testi di Plinio Corrêa de Oliveira intitolata Psy-War, tratti soprattutto da conferenze negli anni 1978-1979.[2] La collettanea comprende ben 541 pagine. Dovrò, dunque, essere quasi schematico nella mia esposizione.

    La guerra psicologica rivoluzionaria

    “Nell’ordine concreto – dice il pensatore brasiliano – nei nostri giorni la guerra psicologica è il grande mezzo di conquista della Rivoluzione. Ci troviamo in una situazione di netto vantaggio della Rivoluzione sulla Contro-Rivoluzione, situazione raggiunta col largo utilizzo della guerra psicologica. La guerra classica – politica e militare – continua, ma è un mero supporto a quella psicologica, e non più l’elemento principale”.

    Come indica il suo nome, si tratta di una guerra, portata avanti con mezzi psicologici, al servizio della Rivoluzione. Ha come scopo “polverizzare qualsiasi parvenza di ordine, instaurando l’anarchia tribale”.[3] Proprio perché di solito non utilizza mezzi violenti, questa guerra non è sempre facile da percepire e, quindi, da debellare. Questa mancanza di percezione della guerra psicologica rivoluzionaria ha costituito un vero handicap per certa destra nei tempi moderni. Negli anni Ottanta, per esempio, la “neorrevolución” del PSOE – tutta psicologica e culturale – spiazzò completamente la destra spagnola, ancora aggrappata agli schemi franchisti della Guerra Civile.

    Noi dobbiamo avere la consapevolezza di essere in guerra. “I concetti di guerra e di pace si sono confusi e mescolati – scrive Plinio Corrêa de Oliveira – La pace totale non esiste più, è un aspetto velato della guerra. E la guerra totale non esiste più perché indossa la maschera della pace. Quando c’è un misto di pace e di guerra, non c’è pace, c’è la guerra. Oggi c’è uno stato di guerra permanente, una psy-guerra. Dobbiamo assolutamente smettere di immaginare di essere in pace. Siamo in uno stato di guerra permanente”.

    Ed ecco un aspetto di questa guerra: lo scontro interno, cioè nelle nostre stesse anime, fra la sensazione di normalità e la consapevolezza di essere in guerra contro la Rivoluzione. In noi non c’è spazio per lo spirito borghese e pacifista. “In questo senso – commenta Plinio Corrêa de Oliveira – questa serie di riunioni sulla psy-war è anche una sorta di esercizi spirituali per estirpare dalla nostra anima lo spirito pacifista borghese”.

    La guerra psicologica comprende quella ideologica: “Ho sempre sostenuto che la guerra delle idee, cioè lanciare idee contro un avversario che ha delle idee, in modo tale da conquistare alle nostre idee elementi neutri che oscillano tra loro e noi, oppure elementi che stanno dalla loro parte ma che hanno ancora delle zone mentali dalla nostra parte, questa è la cosa più efficace che si possa fare, e che è più decisiva per la storia del mondo delle guerre belliche. Ritengo che maneggiare le idee sia molto più decisivo per la storia del mondo che maneggiare le armi. Noi conduciamo la battaglia incruenta delle idee più decisiva che se avessimo mitragliatrici o lanciassimo bombe”.

    La guerra psicologica rivoluzionaria si distingue dall’indottrinamento classico perché agisce direttamente sulle tendenze: “La propaganda rivoluzionaria classica diffondeva le dottrine per via logica. Ora si è passati alla psico-propaganda. Nella psico-propaganda la diffusione è molto meno di dottrine quanto di impressioni, ed è rivolta molto più all’inconscio e al temperamento che alla logica. La propaganda dottrinale fa evolvere l’individuo attraverso i processi del normale ragionamento, toccando determinati interessi. La psico-propaganda manipola il nucleo della mentalità umana. In questo senso una nuova forma di bottiglia può aiutare di più il comunismo che mille discorsi di un leader comunista”.

    Questa guerra ha un lato soprannaturale, oppure preternaturale: “La guerra psicologica rivoluzionaria, considerata come un sistema di lotta tra anime in connessione con la Contro-Rivoluzione e la Rivoluzione, entra nel soprannaturale e nel preternaturale. È una guerra tutta intrisa di soprannaturale o di preternaturale, il che le conferisce una bellezza augusta. Allo stesso tempo lottiamo noi e lottano sopra di noi gli angeli e i demoni”. In questo senso, è una guerra religiosa.

    D’altronde, è una guerra fra due opposte esemplarità: quella che partendo dalla bellezza porta verso l’alto fino a Dio, e quella che partendo dall’orrendo porta verso il basso fino al demonio. Ed ecco il pulchrum della lotta contro-rivoluzionaria, non sempre trattato dagli autori tradizionalisti.

    Lo scopo della guerra psicologica rivoluzionaria

    Entriamo dunque nell’analisi più dettagliata della guerra psicologica rivoluzionaria.

    Qual è il suo scopo? Il dott. Plinio lo riassume così: “Non si tratta solo di capitolare davanti alla Rivoluzione, ma di rinunciare alla civiltà e far immergere nella IV Rivoluzione”. E continua: “È una strategia volta a prendere l’uomo che ha già potenzialmente aderito all’estremo della Rivoluzione, ma che ha molte abitudini mentali non ancora conformi alla Rivoluzione, e che perciò non osa rompere con le istituzioni e gli ambienti ai quali è abituato. Si tratta di prendere questa massa di uomini, che costituisce l’immensa maggioranza dell’Occidente, e fare una sorta di graduale lavaggio del cervello che tolga le convinzioni ai pochi che ancora ne hanno. I fatti superficiali della Storia non sono altro che artifici per accelerare questo processo di alterazione delle abitudini mentali dell’opinione pubblica, preparando non solo la capitolazione, ma la creazione dell’uomo tribale”.

    Riassumendo. La guerra psicologica rivoluzionaria vuole:

             - strappare le giuste convinzioni ai pochi che le hanno;

             - strappare la possibilità di avere convinzioni ai pochi che hanno convinzioni
               sbagliate;

             - eliminare le abitudini mentali ancora civilizzate dei pochi che hanno civiltà;

            - indurre tutti alla capitolazione, preparando la IV Rivoluzione.

    Il dott. Plinio spiega, in modo assai dettagliato e pieno di esempi concreti, in cosa consista un’abitudine mentale rivoluzionaria, cioè un’abitudine senza base razionale salda radicata piuttosto nel subcosciente, e che la Rivoluzione scuote attraverso operazioni psicologiche, per esempio permettendo l’uso di abbigliamenti succinti nelle chiese. Senza negare dottrinalmente che la chiesa sia un luogo sacrale, la Rivoluzione smorza, salvo poi cancellare del tutto dallo spirito dei fedeli, l’esperienza che quello sia un luogo sacrale.

    Continua…

     

    *Conferenza data nel seminario “A scuola di politica. I fondamenti di teoria e di teoria dell’azione per chi vuole agire in politica”, organizzato dalla Fondazione Il Giglio, Napoli, 9 giugno 2022.

     

    Note

    [1] Plinio Corrêa de Oliveira, Trasbordo ideologico inavvertito e Dialogo, Editoriale Il Giglio, Napoli 2012, pp. 15-16.

    [2] Psy-War, collettanea di testi di Plinio Corrêa de Oliveira, tratti da conferenze pubbliche per soci e cooperatori della TFP brasiliana. Dalla registrazione magnetofonica, senza revisione dell’autore.

    [3] Plinio Corrêa de Oliveira, Tribalismo indígena.Ideal comuno-missionário para o Brasil do século XXI, Artpress, San Paolo, 1977.

     

    © La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte. 

  • La formazione dell’opinione pubblica. Aspetti della guerra psicologica* (2° Parte)

    [Prima parte] – [Terza parte]

     

     

    di Julio Loredo

    L’essenza della guerra psicologica rivoluzionaria

    La guerra psicologica rivoluzionaria intende cancellare, nella misura del possibile, lo stesso senso dell’essere connaturato all’uomo. Plinio Corrêa de Oliveira cita in merito un esperto: “La guerra psicologica rivoluzionaria cerca di provocare un impatto psicologico totale, cioè non solo usa la propaganda, che colpisce i pensieri, ma vuole degradare completamente l’uomo, trasformandolo in un homunculum ex hominum”. Commenta il dott. Plinio: “Questa guerra vuole ridurre la psiche, la mente umana, a una cosa così insignificante, tale che l’uomo sia completamente degradato e possa essere comandato con la punta di un bastone. Egli sarà lo zombi dei futuri signori della terra. Lo scopo è degradare l’uomo intero –moralmente e psichicamente, nella sua intelligenza, volontà, sensibilità, e anche fisicità – per farne lo zombi del secolo XXI”.

    “Quali sono le cose degradabili nell’uomo e come degradare ciascuna? Ecco l’essenza di questa arte maledetta. Come si prende l’intero uomo e lo si degrada? È necessario conoscere ogni fibra della natura umana per degradarla una a una. Quali sono i mille elementi della mobilità, dell’azione, della sensibilità, del pensiero dell’uomo? E come degradare ciascuno di questi?”.

    “Un tale stato non si può raggiungere senza il peccato. Il libero arbitrio è inalienabile anche nell’homunculus, e senza il suo consenso non vi si arriva.Deve esserci quindi un peccato cui l’uomo acconsente. Questo peccato è necessariamente contro il primo comandamento. Per essere supremo deve compiere un supremo tentativo contro il supremo comandamento. È un peccato apice, il peccato più alto contro l’amore di Dio”.

    Per arrivare a questo punto estremo, la Rivoluzione deve togliere all’uomo ogni punto di riferimento, sia esterno sia interno. Ed ecco la sistematica distruzione delle istituzioni: lo Stato, la Famiglia, la Scuola, i corpi sociali e via dicendo. È a questa luce che dobbiamo considerare la rivoluzione culturale oggi in atto. In questo senso, l’asso nella manica della Rivoluzione è la demolizione della Chiesa. Tale demolizione fa sì che l’uomo perda la certezza della Fede e sia, quindi, lasciato alle sue forze, necessariamente deboli e fallibili.

    Un altro elemento del disfacimento della psiche umana è la distruzione della proprietà privata, che offre all’uomo certezza e sicurezza.

    Il dott. Plinio usa diverse pagine per descrivere un aspetto importante della distruzione dei punti di riferimento: il disfacimento del tessuto sociale: “Io vorrei esaminare un aspetto della guerra psicologica rivoluzionaria: la trasformazione del popolo in massa, con l’eliminazione delle elite organiche. Lo Stato è l’organismo politico della Nazione. La Nazione è il popolo organizzato organicamente. Trasformando il popolo in massa, questo sarà facilmente manipolabile dalla propaganda”.

    Come la Rivoluzione manipola l’opinione pubblica

    L’opinione pubblica non è altro che l’insieme delle opinioni individuali, e si comporta come un’immensa anima collettiva. Tutti i fenomeni che hanno luogo nell’anima umana hanno luogo mutatis mutandis nelle società: “Tutte le regole della guerra psicologica nel campo individuale si applicano all’opinione pubblica. La guerra psicologica sull’opinione pubblica è del tutto incomprensibile se non la si conosce perfettamente a livello individuale”.

    Plinio Corrêa de Oliveira analizza quindi, lungo diversi capitoli, l’azione rivoluzionaria sugli individui. Impossibile dare qui, nell’angusto ambito di una riunione, una visione d’insieme di tale analisi. Ci dovremo accontentare di uno schema.

    Due sono le tappe dell’azione rivoluzionaria:

    - Produzione di circostanze che inclinino la mentalità del paziente nella direzione desiderata dall’agente

    - La persuasione vera e propria

    Per produrre tali circostanze, la Rivoluzione deve classificare il temperamento del paziente secondo due criteri:

    - Dal punto di vista del binomio inerzia-movimento:

             -- Persone stabili

             -- Persone instabili

    - Dal punto di vista della modalità del movimento:

             -- Quelli cui piace negoziare

             -- Quelli cui piace litigare

             -- Quelli cui piace concludere subito a prescindere dalla modalità

    L’inclinazione della mentalità del paziente si fa manipolandone idee, sensazioni e abitudini in tre ambiti:

             - Prestigio

             - Sicurezza

             - Svago

    Le stesse regole che valgono per l’individuo, valgono anche per una società. Ci sono, per esempio, società più tendenti a valorizzare il prestigio, piuttosto che la sicurezza o lo svago. Normalmente, però, la Rivoluzione manipola tutte e tre.

    Un caso concreto: la Prussia

    Plinio Corrêa de Oliveira analizza un caso concreto: l’uso che la Rivoluzione fece della Prussia per scardinare il baricentro del mondo germanico, strappandolo dalle mani delle cattoliche Austria e Baviera e spostandolo verso la protestante monarchia di Berlino, salvo poi creare il Secondo Reich sotto gli Hohenzollern. Scrive il pensatore brasiliano.

    “La cosa iniziò col padre di Federico II, con la creazione di un esercito molto appariscente in cui servivano uomini di guerra di tutta l’Europa. Inventarono un cappello vagamente a forma di mitra, che rendeva l’uomo più alto. Inventarono il Parademarsch e uno stile di manovra militare nuovo. Soprattutto, instillarono in questi uomini una psicologia che era in parte la loro naturale psicologia, e in parte un’esagerazione”.

    “Impiantarono nel profondo delle loro menti un’idea del prestigio del soldato alto, dalle spalle larghe, grande e sano, ebbro del ruolo che svolge, che marcia con passo fermo, aprendo una linea retta e incutendo terrore, diffondendo il panico nelle nazioni marce didouceur de vivre. E marciavano per le città con le donne e i bambini che gli correvano dietro acclamandoli”.

    “Questo produsse nel popolo una sensazione di sicurezza: chi mai avrebbe potuto toccare la Prussia, che contava su un tale esercito? Nessuno la poteva attaccare né insultare perché aveva questi uomini dalle spalle larghe, buone armi e molto coraggio”.

    “E anche lo svago diventò militare. Non si può negare che una parata ha molta bellezza. Ogni festa pubblica assunse un carattere militare, lo sfarzo della Corte divenne militare. Tutti i piaceri assunsero un tono militare”.

    “Mettete questo a confronto con la Francia e l’Austria. È completamente diverso: porcellane, delicatezza, valzer, balli, toni soavi, colori pastello, gentilezza. Francia e Austria furono svuotate della voglia di combattere. L’unica classe che rimaneva guerriera era la nobiltà, comunque sempre meno importante socialmente. Erano pronte per essere soprafatte dalla Prussia”.

    “Quanto all’Austria, basta mettere a confronto le canzoni di Schubert con il Parademarsch per capire chi avrebbe vinto lo scontro. E con questo, l’egemonia cattolica sul mondo germanico finì”.

    Vedete, quindi, che l’operazione psicologica comporta la manipolazione delle impressioni, dei fatti della vita quotidiana, delle tendenze, in modo apparentemente sconnesso, ma in realtà indirizzate verso un orientamento essenziale, una linea maestra. Ovviamente, dopo questo lavoro tendenziale vengono gli intellettuali che danno un fondamento dottrinale a questa mentalità. Così, mentalità e dottrina si appoggiano a vicenda.

    Ricettività e “carica elettrica” nell’opinione pubblica

    Prima di lanciare un’offensiva psicologica, e poi durante la stessa offensiva, bisogna misurare il grado di ricettività del paziente, prendendo in considerazione anche l’azione angelica e demoniaca. Dice Plinio Corrêa de Oliveira: “Questa ricettività scende e sale secondo le circostanze proprie del temperamento pubblico, secondo la maggiore o minore azione del demonio, secondo ciò che la Madonna permette o non permette e le grazie che elargisce. Tutto ciò forma un movimento di apertura o di chiusura della sensibilità, a volte molto caotico, molto incerto”.

    Sia la Rivoluzione sia la Contro-Rivoluzione devono essere molto attente all’oscillazione della ricettività dell’opinione pubblica, contrariamente rischiano di rompersi le gambe.

    Nessuna rivoluzione è fatta senza una carica di “elettricità”, cioè di eccitazione temperamentale dell’opinione pubblica. Bisogna sempre saper misurare questa carica prima di lanciare qualsiasi iniziativa. Un esempio. Esiste oggi molto più “carica elettrica” quando si tratta di difendere la vita degli animali che quando si difende la vita del bambino nascituro. È una situazione che bisogna prendere in considerazione quando si progettano azioni per la vita.

    Spiega il dott. Plinio: “Qualcuno mi dirà: Lei ha molte volte fatto delle operazioni magistrali. Perché non inventa un modo per cambiare la sensibilità dell’opinione pubblica? Il fatto è che ci sono cose nel flusso della Storia che si possono cambiare, ma a volte no. Bisogna essere sempre molto attenti alla situazione concreta e all’influenza del demonio o della grazia. La sensibilità dell’opinione pubblica è influenzata dai venti demoniaci ma anche dalla luce della grazia. Se, quando questa luce risplende, i contro-rivoluzionari sanno interpretarla e canalizzarla, ci può essere una vittoria. Questa vittoria può dare inizio a una cavalcata di riconquiste. Altre volte questa luce semplicemente non risplende. Per esempio, Nostro Signore Gesù Cristo stesso esclamò nell’Orto degli Ulivi:Haec est hora vestra et potestas tenebrarum!.

    Plinio Corrêa de Oliveira dedica quindi diverse pagine a spiegare come, attraverso la guerra psicologica, la Rivoluzione riesce a smorzare, e poi cancellare, delle idee, salvo poi inocularne altre. Prima di ogni mossa, la Rivoluzione deve operare un’immobilizzazione ideologica dell’opinione pubblica. Questa manovra tende a cancellare le condizioni psicologiche per il vero entusiasmo, togliere la base alle vere convinzioni e impedire qualsiasi “vibrazione” temperamentale buona. Esempio tipico è la diminuzione dell’entusiasmo per i veri eroi di un tempo.

    Altri capitoli sono dedicati all’analisi di come, attraverso la guerra psicologica, la Rivoluzione demolisce le abitudini mentali tradizionali, salvo poi modificarle e crearne delle nuove. Le abitudini mentali di un popolo fanno parte della sua tradizione. La Rivoluzione cerca i punti deboli, cioè laddove queste abitudini non sono solide in conseguenza della decadenza morale, salvo poi smorzarle, cancellarle e sostituirle con nuove. Con questa manovra, la stessa mentalità del popolo cambia in un senso rivoluzionario.

    Come si compie questa manovra? Risponde Plinio Corrêa de Oliveira: “La Rivoluzione demolisce le vecchie abitudini, basate sulla tradizione, prima silenziando le loro fondamenta dottrinali. Così l’abitudine diventa pura consuetudine. Nessuno più sa perché si fa una certa cosa in un certo modo. Quando un popolo non sa più come giustificare una certa abitudine, la generazione successiva non potrà resistere all’impatto di un’abitudine diametralmente opposta”.

    Altro capitolo – e mi scuso se a volte sembro quasi telegrafico, ma sto cercando di riassumere più di cinquecento pagine – altro capitolo è dedicato allo studio della manipolazione dei riflessi, cioè delle reazioni istintive. Questo si fa alternando periodi di sopore e tedio a periodi di eccitazione febbricitante. Cioè, periodi di indifferenza e periodi di iper-attività.

    Commenta Plinio Corrêa de Oliveira: “Questo configura una situazione ambigua di tensione e di inquinamento. La persona resta un po’ stordita, un po’ addormentata, ma con una leggera sonnolenza piacevole nell’anima e nel corpo come a dire: ‘Posso godermi la vita ancora per un po’, poi vedremo…’ Questo è uno stato d’animo molto favorevole alle azioni preternaturali, per l’esaurimento che provoca, per il disorientamento che provoca e la situazione disumana in cui si trova l’anima, che le fa venire voglia di saltare non importa dove. Questo è un modo molto utile per togliere ai contro-rivoluzionari la voglia di lottare”.

    Continua…

     

    *Conferenza data nel seminario “A scuola di politica. I fondamenti di teoria e di teoria dell’azione per chi vuole agire in politica”, organizzato dalla Fondazione Il Giglio, Napoli, 9 giugno 2022.

    © La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte.