Papa Francesco

  • A proposito di «Fidem servare»: qualche (preoccupata) osservazione a prima lettura

     

     

    di Enrico Roccagiachini

    Come preannunciato ieri da MiL, che sin dal 15 dicembre scorso aveva anche anticipato il contenuto della riforma, con il Motu Proprio «Fidem servare», pubblicato oggi (ved. qui qui), il Sommo Pontefice ha modificato la struttura interna della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF).

    Se consideriamo l’importanza della materia, la Lettera Apostolica pare un testo piuttosto smilzo, che potrebbe quasi passare inosservato, o ritenersi una mera anticipazione dell’attesa e mai realizzata riforma complessiva della Curia romana. 

    Tuttavia, ad una prima e veloce lettura almeno un passaggio può attirare la nostra attenzione. Si tratta di questo (è il punto 2. del Motu Proprio): «La Sezione Dottrinale, attraverso l’Ufficio dottrinale, si occupa delle materie che hanno attinenza con la promozione e la tutela della dottrina della fede e della morale. Essa, inoltre, favorisce gli studi volti a far crescere l’intelligenza e la trasmissione della fede al servizio dell’evangelizzazione, perché la sua luce sia criterio per comprendere il significato dell’esistenza, soprattutto di fronte alle domande poste dal progresso delle scienze e dallo sviluppo della società».

    Alla "nuova" CDF, dunque, compete un'attività in qualche modo promozionale (“favorire gli studi”), in particolare nel senso precisato dal Motu Proprio: la Lettera Apostolica sembra indicare ai teologi lungo quali linee orientare la riflessione scientifica, segnalando altresì quali siano le questioni che si ritengono meritevoli di particolare approfondimento, a servizio dell'evangelizzazione. A tal proposito, colpisce, in particolare, la volontà di far crescere l’intelligenza e la trasmissione della fede per comprendere il significato dell’esistenza (sic) soprattutto (si badi: soprattutto) di fronte alle domande poste dal progresso delle scienze e dallo sviluppo della società. 

    A fronte di tutto ciò, pur senza trascurare il taglio inopinatamente esistenzialistico dell’assunto, quasi che la miglior intelligenza della fede serva più che altro per sentirsi a proprio agio nella condizione esistenziale in cui ci si trova, piuttosto che a conseguire la salvezza acquistataci dal Signore col sacrificio redentivo della Croce, non ho potuto non pensare a quanto leggevo lo scorso 10 febbraio sul blog di Sandro Magisterche menzionava la seguente dichiarazione del Card. Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo (con sottolineature mie): «Le posizioni della Chiesa sulle relazioni omosessuali come peccaminose sono sbagliate. Credo che la fondazione sociologica e scientifica di questa dottrina non sia più corretta. È tempo per una fondamentale revisione dell’insegnamento della Chiesa e il modo con cui papa Francesco ha parlato dell’omosessualità può condurre a un cambiamento nella dottrina».

    È esagerato il timore che il richiamo “alle domande poste dal progresso delle scienze e dallo sviluppo della società”, inserito proprio nell’atto riformativo della Congregazione per la Dottrina della Fede, possa preludere ad un allineamento alle pretese teorie scientifiche circa la normalità dell’orientamento omosessuale, e, così, alla tanto attesa disapplicazione, in nome di una rinnovata dottrina science-friendly, degli scomodissimi insegnamenti paolini sulla sodomia? 

    È sempre Magister a ricordare che in una recente conferenza stampa, il vescovo di Limburgo e presidente della conferenza episcopale tedesca, mons. Georg Bätzing, ha riferito che «dopo un incontro avvenuto in Lussemburgo tra lui, Hollerich e il cardinale maltese Mario Grech, segretario generale del sinodo dei vescovi, è stato ricevuto in udienza da papa Francesco, che avrebbe incoraggiato la creazione di un gruppo di lavoro su come conciliare il sinodo tedesco con quello della Chiesa universale».

    Sto formulando un giudizio temerario, se ipotizzo che la riforma della Congregazione della Dottrina della Fede sia stata pensata per arrotondare gli spigoli dottrinali che rendono difficile la fase attuale del pontificato, e consentire un qualche assorbimento del sinodo tedesco, anche a costo di adattare la dottrina agli aneliti fieramente eterodossi dell’episcopato teutonico? Ed è plausibile domandarsi quali ulteriori magnifiche sorti e progressive potranno essere aperte alla miglior comprensione della fede in base allo sviluppo scientifico e sociale, oggi particolarmente sensibili all'ambientalismo più radicale? Non è forse questo ciò che auspica da sempre il modernismo: la permanente riformulazione della dottrina al seguito dell’inarrestabile mutare delle teorie scientifiche e sociologiche?

    Si tratta di preoccupazioni destinate ad acuirsi, se mai risultassero confermate le indiscrezioni che circolano circa i nominandi nuovi Prefetto della Congregazione e Segretario della Sezione Dottrinale (ved. qui). Da parte mia, sarei davvero felice se le mie considerazioni potessero rivelarsi sbagliate; in ogni caso, mi permetto di suggerire di aggrapparci al Rosario. Il Motu Proprio reca la data dell’11 febbraio, festa della Madonna di Lourdes: possiamo essere certi che la Madre della Chiesa non permetterà che vada a buon fine nessun tentativo di associarLa a qualsivoglia attentato all’integrità della dottrina.

     

    Fonte: Messa in Latino, 14 Febbraio 2022.

  • Atto di consacrazione al Cuore Immacolato di Maria

     

     

    O Maria, Madre di Dio e Madre nostra, noi, in quest’ora di tribolazione,ricorriamo a te. Tu sei Madre, ci ami e ci conosci: niente ti è nascosto di quanto abbiamo a cuore. Madre di misericordia, tante volte abbiamo sperimentato la tua provvidente tenerezza, la tua presenza che riporta la pace, perché tu sempre ci guidi a Gesù, Principe della pace.

    Ma noi abbiamo smarrito la via della pace. Abbiamo dimenticato la lezione delle tragedie del secolo scorso, il sacrificio di milioni di caduti nelle guerre mondiali. Abbiamo disatteso gli impegni presi come Comunità delle Nazioni e stiamo tradendo i sogni di pace dei popoli e le speranze dei giovani. Ci siamo ammalati di avidità, ci siamo rinchiusi in interessi nazionalisti, ci siamo lasciati inaridire dall’indifferenza e paralizzare dall’egoismo. Abbiamo preferito ignorare Dio, convivere con le nostre falsità, alimentare l’aggressività, sopprimere vite e accumulare armi, dimenticandoci che siamo custodi del nostro prossimo e della stessa casa comune. Abbiamo dilaniato con la guerra il giardino della Terra, abbiamo ferito con il peccato il cuore del Padre nostro, che ci vuole fratelli e sorelle. Siamo diventati indifferenti a tutti e a tutto, fuorché a noi stessi. E con vergogna diciamo: perdonaci, Signore!

    Nella miseria del peccato, nelle nostre fatiche e fragilità, nel mistero d’iniquità del male e della guerra, tu, Madre santa, ci ricordi che Dio non ci abbandona, ma continua a guardarci con amore, desideroso di perdonarci e rialzarci. È Lui che ci ha donato te e ha posto nel tuo Cuore immacolato un rifugio per la Chiesa e per l’umanità. Per bontà divina sei con noi e anche nei tornanti più angusti della storia ci conduci con tenerezza.

    Ricorriamo dunque a te, bussiamo alla porta del tuo Cuore noi, i tuoi cari figli che in ogni tempo non ti stanchi di visitare e invitare alla conversione. In quest’ora buia vieni a soccorrerci e consolarci. Ripeti a ciascuno di noi: “Non sono forse qui io, che sono tua Madre?” Tu sai come sciogliere i grovigli del nostro cuore e i nodi del nostro tempo. Riponiamo la nostra fiducia in te. Siamo certi che tu, specialmente nel momento della prova, non disprezzi le nostre suppliche e vieni in nostro aiuto.

    Così hai fatto a Cana di Galilea, quando hai affrettato l’ora dell’intervento di Gesù e hai introdotto il suo primo segno nel mondo. Quando la festa si era tramutata in tristezza gli hai detto: «Non hanno vino» (Gv 2,3). Ripetilo ancora a Dio, o Madre, perché oggi abbiamo esaurito il vino della speranza, si è dileguata la gioia, si è annacquata la fraternità. Abbiamo smarrito l’umanità, abbiamo sciupato la pace. Siamo diventati capaci di ogni violenza e distruzione. Abbiamo urgente bisogno del tuo intervento materno.

    Accogli dunque, o Madre, questa nostra supplica.
    Tu, stella del mare, non lasciarci naufragare nella tempesta della guerra.
    Tu, arca della nuova alleanza, ispira progetti e vie di riconciliazione.
    Tu, “terra del Cielo”, riporta la concordia di Dio nel mondo.
    Estingui l’odio, placa la vendetta, insegnaci il perdono.
    Liberaci dalla guerra, preserva il mondo dalla minaccia nucleare.
    Regina del Rosario, ridesta in noi il bisogno di pregare e di amare.
    Regina della famiglia umana, mostra ai popoli la via della fraternità.
    Regina della pace, ottieni al mondo la pace.

    Il tuo pianto, o Madre, smuova i nostri cuori induriti. Le lacrime che per noi hai versato facciano rifiorire questa valle che il nostro odio ha prosciugato. E mentre il rumore delle armi non tace, la tua preghiera ci disponga alla pace. Le tue mani materne accarezzino quanti soffrono e fuggono sotto il peso delle bombe. Il tuo abbraccio materno consoli quanti sono costretti a lasciare le loro case e il loro Paese. Il tuo Cuore addolorato ci muova a compassione e ci sospinga ad aprire le porte e a prenderci cura dell’umanità ferita e scartata.

    Santa Madre di Dio, mentre stavi sotto la croce, Gesù, vedendo il discepolo accanto a te, ti ha detto: «Ecco tuo figlio» (Gv 19,26): così ti ha affidato ciascuno di noi. Poi al discepolo, a ognuno di noi, ha detto: «Ecco tua madre» (v. 27). Madre, desideriamo adesso accoglierti nella nostra vita e nella nostra storia. In quest’ora l’umanità, sfinita e stravolta, sta sotto la croce con te. E ha bisogno di affidarsi a te, di consacrarsi a Cristo attraverso di te. Il popolo ucraino e il popolo russo, che ti venerano con amore, ricorrono a te, mentre il tuo Cuore palpita per loro e per tutti i popoli falcidiati dalla guerra, dalla fame, dall’ingiustizia e dalla miseria.

    Noi, dunque, Madre di Dio e nostra, solennemente affidiamo e consacriamo al tuo Cuore immacolato noi stessi, la Chiesa e l’umanità intera, in modo speciale la Russia e l’Ucraina. Accogli questo nostro atto che compiamo con fiducia e amore, fa’ che cessi la guerra, provvedi al mondo la pace. Il sì scaturito dal tuo Cuore aprì le porte della storia al Principe della pace; confidiamo che ancora, per mezzo del tuo Cuore, la pace verrà. A te dunque consacriamo l’avvenire dell’intera famiglia umana, le necessità e le attese dei popoli, le angosce e le speranze del mondo.

    Attraverso di te si riversi sulla Terra la divina Misericordia e il dolce battito della pace torni a scandire le nostre giornate. Donna del sì, su cui è disceso lo Spirito Santo, riporta tra noi l’armonia di Dio. Disseta l’aridità del nostro cuore, tu che “sei di speranza fontana vivace”. Hai tessuto l’umanità a Gesù, fa’ di noi degli artigiani di comunione. Hai camminato sulle nostre strade, guidaci sui sentieri della pace. Amen.

     

    Fonte: Santa Sede, 23 Marzo 2022.

  • Col sostegno papale, continua l’attivismo LGBT di padre James Martin negli ambienti cattolici

     

     

    di Michael Haynes

    L'influenza dell’importante gesuita pro-LGBT, padre James Martin, continua a farsi sentire negli ambienti cattolici, nonostante la promozione che egli fa di insegnamenti contrari alla dottrina cattolica e alla sua trafila di bestemmie contro Nostro Signore, la Madonna e il Rosario. Un esempio è la sua rubrica regolare su Give Us This Day (ndt,“Dacci oggi”) di cui è anche consulente editoriale.

    Lanciata nel 2011 dalla Liturgical Press, Give Us This Day è una pubblicazione mensile che contiene preghiere e riflessioni quotidiane su "persone sante", non necessariamente canonizzate, una decisione specificamente enunciata dall'editore in quanto più attraente per i lettori modernisti.

    La pubblicazione contiene commenti settimanali sulle Scritture e articoli religiosi mensili e descrive sé stessa nei seguenti termini: "traendo ispirazione da una moltitudine di voci, essa fornisce una comprensione pertinente e affidabile delle Scritture". Tuttavia, pur affermando di essere fedele alla dottrina cattolica e alle Scritture, da sempre Give Us This Dayè molto esplicita riguardo al suo sostegno al dissidente padre James Martin, il quale non solo funge da consulente editoriale, ma tiene anche una rubrica mensile intitolata "Insegnaci a pregare". Nel 2017 ha anche raccolto gli scritti della rivista nel "In tutte le stagioni, per tutte le ragioni" (In All Season, for All Reasons).

    Il sostegno pubblico di Give Us This Day all'attivismo LGBT di p. Martin

    Poiché p. Martin è controverso, Give Us This Day prende le sue difese indirizzando i lettori online a un saggio scritto nel 2017. In esso si descrive il gesuita come "un sacerdote in regola" e sottolinea come lo staff di Give Us This Day abbia avuto "il privilegio di condividere l'impegno incrollabile di p. Martin nel proclamare la Buona Novella di Gesù Cristo". 

    Il saggio si vanta di allineare la pubblicazione alle tesi del religioso, parlando di come i lettori siano pieni di "dolore e tristezza" per il contraccolpo subito a causa di quei fedeli cattolici che protestano contro la sua opera pro-LGBT, Building a Bridge: How the Catholic Church and the LGBT Community Can Enter into a Relationship of Respect, Compassion, and Sensitivity (ndt,edito in italiano da Marcianum Press sotto il titolo Un Ponte da Costruire – Chiesa e Persone LGBTUna relazione nuova).

    "C'è un'ulteriore peccaminosa ironia nel fatto che gli attacchi non sono fondati sui fatti", si legge nel saggio. “In Un ponte da costruire e in tutto il suo lavoro, padre Martin poggia sul solido terreno delle Scritture, dell'insegnamento sociale cattolico e del Catechismo della Chiesa cattolica. Senza dubbio, il cuore di padre Martin è radicato e fondato nell'amore e nella misericordia di Cristo".

    Give Us This Day sembra quindi aver scelto di difendere Un Ponte da Costruire come segno pubblico di sostegno a p. Martin, mettendo così però in dubbio la sua qualifica di pubblicazione cattolica. Infatti, Il libro in questione è inficiato da numerose affermazioni che non solo contraddicono gli insegnamenti della fede cattolica, ma direttamente bestemmiano Nostro Signore e la Madonna.

    L'amore di p. Martin per l'ideologia LGBT e la sua avversione alla dottrina cattolica

    Il suo attivismo pro-LGBT è ben documentato: il gesuita, che scrive per America Magazine, sostiene il "transgenderismo" per i bambini, chiede che gli omosessuali si bacino al momento del segno della pace durante la Messa, invita i cattolici a "riverire" le unioni omosessuali e mina l'insegnamento della Chiesa sulla questione dell'ideologia LGBT.

    Padre Martin non si accontenta appena di promuovere l'ideologia LGBT, ma pretende di stravolgere l'insegnamento e l'immaginario cattolico per raggiungere questo obiettivo. Nel 2018 ha invitato le persone a pregare il "Rosario dei dolori moderni", dedicato, tra le altre intenzioni, alle "vittime del razzismo, alle persone LGBT". L'intenzione per il quinto mistero del "rosario" era "l'accoglienza delle persone LGBTQ da parte di tutte le chiese, i templi, le moschee e le sinagoghe... Preghiamo perché possano essere sostenute e amate, pienamente accettate come persone veramente create a immagine di Dio, una creazione vista come ‘buona’ da Dio, che meritano di vivere in pienezza ogni aspetto della vita".

    Un anno prima, p. Martin aveva twittato una immagine blasfema della Madonna accompagnata da due foto che rappresentavano "bellissime immagini della Madonna di Guadalupe, reimmaginate come due donne contemporanee" [sic].  Nel 2019, p. Martin offese Nostro Signore condividendo un'immagine tratta da una serie di opere omoerotiche che rappresenta la vita di Gesù come un omosessuale. L'immagine era tratta da una collezione di opere d'arte intitolata "The Passion of Christ: A Gay Vision" (ndt, “La Passione di Cristo, una visione gay”), opera descritta da Amazon come segue:

    In nuove immagini stupefacenti, la moderna figura di Cristo viene derisa dai fondamentalisti, torturata da sosia dei marines e risorge per godere di momenti omoerotici con Dio. I suoi amici, sorprendentemente diversi, si uniscono a lui in un viaggio dalla sofferenza alla libertà. I lettori la definiscono "accessibile ma profonda".

    Nella primavera del 2021, p. Martin ha continuato la sua campagna blasfema riferendosi a Dio col pronome "lei" e sostenendo che le rappresentazioni femminili di Dio "non sono contrarie alla nostra fede". Ha sostenuto che è "altrettanto teologicamente corretto usare immagini femminili di Dio piuttosto che usare quelle maschili" e che questo "non è contrario alla nostra fede, poiché fa parte della Scrittura, sebbene sia una parte trascurata e persino ignorata".

    Condannato da prelati ma sostenuto dal Papa

    Tenendo conto di queste azioni, prelati fedeli all’ortodossia hanno condannato p. Martin. Il cardinale Raymond Burke giudica l'insegnamento del sacerdote "non coerente con l'insegnamento della Chiesa sull'omosessualità". L'arcivescovo Charles Chaput si è unito alla schiera di prelati che si oppongono al gesuita, affermando che sulle questioni LGBT p. Martin "non parla con autorità a nome della Chiesa".

    L'attacco aperto di p. Martin alla dottrina cattolica non sorprende visto che gode del sostegno di Papa Francesco, che lo ha incontrato privatamente nel 2019, in quello che è stato il loro terzo incontro ma il primo di lunga durata.

    L'evento fu descritto dal prete dissidente e dalla rivista gesuita America Magazine come una "dichiarazione pubblica altamente significativa di sostegno e incoraggiamento" per il suo lavoro. L'anno scorso il Papa ha persino espresso pubblicamente il suo sostegno a p. Martin, con una nota scritta a mano (ndt, e ancora qualche giorno fa Papa Francesco ha inviato un’altra nota manoscritta di sostegno al confratello americano).

    Dato il suo lavoro pubblico e di lunga data per distorcere l'insegnamento della Chiesa, utilizzando a questo scopo opere e commenti blasfemi, qualsiasi pubblicazione o evento di stampo cattolico dovrebbe evitare di associarsi a lui. Nel Vangelo, Cristo avverte del grande danno rappresentato dallo scandalizzare i fedeli: "Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare" (Mt 18, 6).

     

    Fonte: Tfp.org, 18 marzo 2022. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

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  • Dopo “Traditionis custodes” / Cardinale Burke: “Inconcepibile ritenere la Santa Messa Usus Antiquior una fonte di divisione”

    Il cardinale Raymond Leo Burke ha diffuso una dichiarazione sul motu proprio Traditionis custodes e sulla situazione createsi nella Chiesa in seguito alla sua promulgazione.

  • I 9 comandamenti del Papa “per un'economia giusta" dimenticano il primo

     

     

    di John Horvat

    I "movimenti popolari" sono l'avanguardia dei guerriglieri cattolici della giustizia socialecostituita da un vasto caravanserraglio di attivisti di sinistra e organizzatori di comunità che si ritrovano in gruppi di azione politica come le Comunità cristiane di Base, le organizzazioni dei lavoratori e le lobby dei popoli indigeni. Essi esistono in tutto il mondo, specialmente nelle nazioni meno sviluppate, e mettono in pratica i principi della Teologia della liberazione.

    Papa Francesco si è appena rivolto a questi movimenti in un discorso programmatico che delinea le sue proposte per una “economia giusta”. L'energica presentazione video di 38 minuti è stata presentata alQuarto Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari a metà ottobre. Il papa argentino ha chiesto cambiamenti economici radicali all'interno di una cornice di lotta di classe.

    Gerard O'Connell, il corrispondente vaticano per America Magazine, la pubblicazione dei gesuiti decisamente di sinistra, ha notato che il pontefice ha fatto nove proposte "in nome di Dio" e le ha subito soprannominate "i 9 comandamenti per un'economia giusta".

    Come la maggior parte dei commenti economici di Papa Francesco, questi nove comandamenti sono assai problematici. Assomigliano molto di più alle tavole di una legge del Green New Deal che alle tavole di pietra di una legge morale.

    Questi nove comandamenti dell'Ennealogo di Papa Francesco (nove, ennea + logos, non dieci, deca + logos) riguardano diversi settori dell'economia e della cultura di massa. Come era prevedibile, essi riflettono i punti caldi di discussione che dominano ovunque le agende della sinistra.  

    L'Ennealogo richiede “a nome di Dio” che

    1. I grandi laboratori liberalizzino i brevetti dei vaccini COVID-19;

    2. la grande finanza condoni i debiti dei paesi poveri;

    3. le "grandi compagnie estrattive" (minerarie) smettano di distruggere l'ambiente e "d’intossicare i popoli e gli alimenti”;

    4. le grandi compagnie alimentari smettano d’imporre strutture monopolistiche di produzione e distribuzione che gonfiano i prezzi e finiscono col tenersi il pane dell’affamato;

    5. i trafficanti di armi cessino totalmente la loro attività;

    6. i giganti della tecnologia (Big Tech) censurino tutti i discorsi d'odio, le fake newse le teorie della cospirazione;

    7. i giganti delle telecomunicazioni facilitino l'accesso a internet per aiutare l'educazione dei bambini poveri;

    8. i mezzi di comunicazione censurino tutta la disinformazione, la diffamazione, la calunnia e lo scandalo;

    9. i Paesi potenti interrompano i loro blocchi e sanzioni contro altri paesi.

    Altre proposte all'interno dell'Ennealogo includono un reddito di base universale, orari di lavoro più brevi, temi di new deal verde e distribuzione della ricchezza attraverso la tassazione.

    L'Ennealogo di Papa Francesco se la prende con strutture gigantesche, assegnando loro automaticamente ruoli negativi. Sono bersagli facili, abbastanza specifici da adattarsi alle narrazioni della sinistra, sufficientemente vaghi per richiedere un'azione drammatica e urgente. Papa Francesco ha peggiorato ancora le cose menzionando la morte di George Floyd. Per lui, le rivolte estive dell'anno scorso (spesso violente e distruttive) hanno costituito un gesto da "buon samaritano" da parte dei manifestanti. Ecco la sua dichiarazione:

    Sapete che cosa mi viene in mente adesso, insieme ai movimenti popolari, quando penso al Buon Samaritano? Sapete che cosa mi viene in mente? Le proteste per la morte di George Floyd. È chiaro che questo tipo di reazione contro l’ingiustizia sociale, razziale o maschilista può essere manipolato o strumentalizzato da macchinazioni politiche o cose del genere; ma l’essenziale è che lì, in quella manifestazione contro quella morte, c’era il “samaritano collettivo” (che non era per niente scemo!). Quel movimento non è passato oltre, quando ha visto la dignità umana ferita da un simile abuso di potere. I movimenti popolari sono, oltre che poeti sociali, “samaritani collettivi.

    Non è il caso di denunciare qui ognuno di questi comandamenti, poiché sono richieste e recriminazioni continue della sinistra contro il capitalismo e l'economia di libero mercato. Sembra più importante confutare gli errori più profondi dell'Ennealogo.

    Così, tre grandi problemi caratterizzano l'Ennealogo di Papa Francesco.

    Il primo è un approccio ormai sistemico ai problemi.L'Ennealogo di Papa Francesco mette tutto dentro una cornice di strutture immense che poi dipinge come la causa di tutti i problemi sociali.

    Secondo una tale prospettiva, sono le strutture che determinano il comportamento della persona nella società. L'individuo non può fare nulla per evitare questa influenza e quindi non ha nessuna colpa personale per azioni o reazioni. A causa di questo, i promotori della Teoria Critica della Razza (Critical Race Theory), per esempio, sostengono che per quanto santi possano essere, i bianchi non possono fare a meno di essere razzisti. Sarebbero ancora razzisti perché il colore della loro pelle (una struttura) determina i loro atteggiamenti.

    Questa riduzione di tutto alle radici sistemiche favorisce la dialettica della lotta di classe che spinge una classe contro un'altra; un gruppo identitario contro un altro; piccole "vittime" contro grandi "oppressori". Nella narrativa marxista, i problemi "sistemici" non possono essere risolti cambiando i cuori e mediante la conversione, ma solo distruggendo i sistemi e le strutture "oppressive", perché non sono riformabili.

    Tale falsa lettura della storia contraddice l'insegnamento della Chiesa sul libero arbitrio e la responsabilità personale per le azioni buone o cattive e insinua una negazione della natura decaduta, dell'azione della Grazia e del potere rigenerativo della Redenzione.

    Questa visione presuppone una concezione immacolata delle masse le quali non possono sbagliare e manifesta un desiderio di farla finita con tutti i ricchi, perché non possono fare del bene. Tuttavia, la Chiesa ha sempre riconosciuto la necessità di disuguaglianze giuste e armoniche nella società. Queste disuguaglianze sono necessarie affinché tutti possano svilupparsi secondo le loro capacità e la Grazia di Dio. La narrazione di sinistra si contrappone all'appello della Chiesa per una interazione armonica di tutte le classi della società e alla pratica della carità da parte di tutti.

    Il secondo problema con l'Ennealogo di Papa Francesco è una mancanza di comprensione della natura dell'economia. La sfortunata etichettatura delle proposte di sinistra del pontefice come "9 comandamenti per un'economia giusta" insinua che cambiare le strutture economiche secondo linee marxiste, ecologiche e pacifiste possa creare giustizia.

    Non è così però. Il focus dell'economia si limita a un processo di creazione di ricchezza, acquisizione, produzione e consumo. L'oggetto dell'economia è la giustizia commutativa, per cui prezzi giusti ed equi per beni o servizi informano le azioni di tutte le parti coinvolte: produttori, commercianti, lavoratori e consumatori. Contrariamente a questo, l'Ennealogo di Papa Francesco vorebbe che le aziende lavorassero per la loro autodistruzione.

    Inoltre, alcuni comandamenti richiedono che le aziende siano caritatevoli. La carità ha un'influenza moderatrice sull'economia. Tuttavia, la carità non può essere imposta come la giustizia. Infatti, la virtù della giustizia governa le transazioni economiche, poiché ogni parte deve ricevere rigorosamente ciò che le spetta affinché l'economia funzioni in modo giusto. Insistere che la carità entri a far parte della teoria economica sarebbe un'ingiustizia per i caritatevoli, perché li metterebbe in svantaggio e consegnerebbe il mercato e la società a uomini pigri e disonesti. La carità forzata diviene un furto mascherato.

    Infine, l'elaborazione di nove comandamenti lascia ampio spazio per un altro. Il comandamento mancante è il Primo Comandamento, il più importante. Ad ogni uomo è comandato di amare Dio sopra ogni cosa con tutto il suo cuore e le sue forze.

    Il Primo Comandamento della Legge di Dio non è di natura economica, ma tocca direttamente l'Autore della legge suprema da cui derivano tutte le altre leggi. Se ci deve essere un'economia veramente giusta, essa può avvenire solo in una società dove l'adorazione e l'amore di Dio regnino in modo supremo. Ci deve essere l'osservanza della legge di Dio, la pratica della virtù e la soppressione del vizio. Le strutture sociali che Dio ci ha dato, come la famiglia, la comunità e la fede cattolica istituzionalizzata, devono prosperare se l'economia vuole prosperare. I Sette Sacramenti devono aprire le fonti della Grazia per trasformare le anime e tutta la società.

    Tutti questi potenti mezzi che si possono trovare in una prospettiva Dio-centrica mancano tristemente all'Ennealogo di Papa Francesco. Questa visione soprannaturale è soffocata da esauriti modelli marxisti della sinistra cattolica, modelli di stampo naturalistico, lontani da Dio e rivolti alla lotta di classe.

    L'obbedienza amorevole al primo Comandamento è l'unica via d'uscita dal caos e dalla distruzione dei tempi attuali. Come richiesto dalla Madonna a Fatima, il mondo deve tornare a Dio e alla Sua Santa Madre. Quando essi regnano come Re e Regina, non solo un'economia sana e giusta è possibile, ma diventa inevitabile.

    Fonte: Crisis Magazine, 4 Novembre 2021. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia

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  • I fedeli hanno pieno diritto di difendersi da un’aggressione liturgica – anche quando viene dal Papa

     

     

    di José Antonio Ureta

     

    Con un tratto di penna, Papa Francesco ha compiuto passi concreti per abolire nella pratica il rito latino della Santa Messa, sostanzialmente in vigore da San Damaso sin dalla fine del IV secolo (con aggiunte di San Gregorio Magno Grande alla fine del VI secolo), fino al messale del 1962 promulgato da Papa Giovanni XXIII. L'intenzione di limitare gradualmente – fino alla sua estinzione – l'uso di questo rito immemorabile è evidente nella lettera che accompagna il Motu Proprio Traditionis Custodes, in cui il pontefice regnante esorta i vescovi di tutto il mondo a “operare perché si torni a una forma celebrativa unitaria” con i messali dei papi Paolo VI e Giovanni Paolo II che diventano così “l'unica espressione della lex orandi del Rito Romano”. La conseguenza pratica è che i sacerdoti di rito latino non hanno più il diritto di celebrare la messa tradizionale, ma possono farlo solo con il permesso del vescovo (e della Santa Sede, per coloro che fossero ordinati d'ora in poi!).

  • I movimenti popolari e l’ambigua teologia del popolo

     

     

    di Stefano Fontana

    La questione dei “movimenti popolari” è un aspetto confuso, pericolante e pericoloso della Chiesa di oggi. Francesco si è messo da tempo su questa strada. Il 16 ottobre scorso ha inviato un lungo videomessaggio ai partecipanti al IV Incontro mondiale dei movimenti popolari. Il 12 aprile 2020, domenica di Pasqua, aveva inviato loro una lettera. In precedenza aveva incontrato i movimenti popolari il 9 luglio 2015 a Santa Cruz de la Sierra, in Bolivia, durante un suo viaggio apostolico, e anche in quella occasione aveva tenuto un lungo discorso, Altri due incontri erano stati tenuti in Vaticano.

    A seguito di questa impostazione pastorale, in America Latina nascono Scuole di formazione per leader cattolici di movimenti popolari. La Academia de Líderes Católicos - Latinoamérica ha le sue sedi in Cile, Messico, Uruguay, Cosa Rica, Colombia, Brasile e Spagna. La sua attività formativa on-line si estende anche a Venezuela, Perù, Argentina, Panama, Guatemala ed Europa centrale. I programmi di queste scuole prevedono anche una qualche lezione sulla Dottrina sociale della Chiesa, ma collocata in un nuovo contesto complessivo e, quindi, reinterpretata e, a mio modo di vedere, deformata.

    La nuova impostazione pastorale dei movimenti popolari presuppone alcune nuove convinzioni dottrinali che non lasciano tranquilli. Una prima osservazione da farsi riguarda l’estrema varietà dei movimenti popolari stessi che possono comprendere movimenti dei popoli indigeni, movimenti socialisti e comunisti, movimenti rivoluzionari, movimenti ecologisti di vario orientamento, comunità cristiane di base animate dalla Teologia della liberazione, movimenti femministi, movimenti per l’uguaglianza di genere estesa agli Lgbt, movimenti per la ”cancel culture” che demoliscono le statue di Cristoforo Colombo, movimenti in stile “Black lives matter” col loro odio ideologico verso tutto quanto è “bianco”. L’espressione “movimenti popolari” comprende quindi una galassia eterogenea che, se in qualche punto persegue scopi accettabili, in altri – o meglio in molti altri – si propone dei fini che contraddicono le esigenze della Dottrina sociale della Chiesa. Inoltre non va dimenticato che molti di questi movimenti popolari non sono per nulla popolari, ma sono finanziati e mossi da potenti soggetti politici nazionali o transnazionali.

    La nuova impostazione di Francesco e dell’Accademia di liderespopulares vuole che il cattolico partecipi ai movimenti popolari in quanto popolari, quindi a “qualunque” movimento popolare. Si tratta allora di una partecipazione “qualunquista”, ossia non motivata da un punto di vista pienamente conforme alla Dottrina sociale della Chiesa. Non è quest’ultima a motivare od orientare la presenza nel movimento, ma sarà la presenza nel movimento a rileggere la Dottrina sociale. Basta che il movimento sia popolare perché nasca l’impegno del cattolico di parteciparvi. Il fatto di essere popolare, però, non elimina dal movimento l’inaccettabilità morale, politica e religiosa di taluni suoi scopi, sicché il cattolico finisce per dare il proprio apporto ad esiti sbagliati. Ammesso anche che su qualche punto specifico questi esiti possano essere accettabili, il contesto generale perseguito dal movimento popolare specifico ne annulla la positività strumentalizzandola per obiettivi sbagliati.

    In questo modo il cattolico che vi partecipa sbaglia su due fronti: collabora col male e rinuncia ad imprimere al movimento la propria visione cattolica. Per questo l’espressione líderes católicos applicata ai movimenti popolari è contraddittoria: se il movimento è buono in quanto popolare, i cattolici non dovranno diventarne leader per guidarlo cattolicamente ma solo per sviluppare la sua “popolarità”.

    L’ambiguità di questa operazione pastorale sta tutta nella cosiddetta “teologia del popolo” che vi fa da fondamento, una bomba destinata a scoppiare con parecchi danni. Il popolo inteso in senso sociologico, storico e culturale non è una categoria fondante, ma una categoria fondata. Il suo valore dipende dalla misura in cui incarna, declinandoli secondo una cultura e una storia sedimentate, gli autentici valori naturali e religiosi. Non ogni tradizione è valida, non tutte le culture sono vere, non ogni popolo è autentico. Anche i popoli hanno bisogno di una salvezza che non possono darsi da sé. La retta ragione e la vera religione sono indispensabili per purificare i popoli. Invece la “teologia del popolo” ritiene che il popolo sia luogo di sapienza umana e cristiana in quanto popolo. E ciò varrebbe per ogni popolo. Ma questo non è vero.

     

    Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 23 Novembre 2021

  • Il modernismo, non l'ultramontanismo, è la "sintesi di tutte le eresie"

    Il seguente articolo è stato presentato a Rorate Caeli da José Antonio Ureta, co-fondatore della Fundación Roma(Cile) e consulente del progetto pro-vita e pro-famiglia Acción Familia. Studioso presso la Société Française pour la Défense de la Tradition, Famille et Propriété (Parigi), è autore di “Il cambio di Paradigma di Papa Francesco: continuità o rottura nella missione della Chiesa?” (Spring Grove, PA, 2018). Lo pubblichiamo nell'interesse di una discussione aperta su temi di grave importanza nella Chiesa.

     

     Apertura sessione Concilio Vaticano I, Incisione del 1870, BNE, La Ilustración Española y Americana (Manuel M. V.CC BY 2.0)

     

    di José A. Ureta

    Nei circoli tradizionalisti americani sta diventando di moda incolpare l'"ultramontanismo" per i mali che colpiscono il cattolicesimo oggi. Si suppone che Papa Francesco sia in grado di imporre un'agenda rivoluzionaria alla Chiesa a causa delle azioni degli ultramontani durante il Concilio Vaticano I. I detrattori di quest’ultimi ammettono che questi hanno trasformato in dogma l'insegnamento tradizionale della Chiesa sull'infallibilità papale e la giurisdizione universale, ma continuano a sostenere, in modo sbagliato, che gli ultramontani hanno corrotto l'obbedienza dei fedeli al papa in ossequio, avendo avvolto la sua persona in un'aura di esagerata venerabilità. Questo sviluppo avrebbe portato ad una centralizzazione e conseguente abuso di potere nella Chiesa. Per evitare la "papolatria" alimentata dagli ultramontani, alcuni autori suggeriscono di ripensare il papato nei termini del primo millennio, prima di San Gregorio VII, per quanto riguarda la nomina dei vescovi e l'esercizio del potere magisteriale del papa.[1]

    Questa accusa è apparsa recentemente in un articolo di Stuart Chessman intitolato "Ultramontanismo: la sua vita e la sua morte". Secondo l'autore, un certo "spirito del Vaticano I" ha portato le persone a interpretare le definizioni dogmatiche di quel Concilio ben oltre i limiti imposti dal testo. Ciò avrebbe inaugurato un "regime ultramontano" in cui "tutta l'autorità in materia di fede, organizzazione e liturgia venne centralizzata in Vaticano" e "l'obbedienza all'autorità ecclesiastica fu elevata ad una posizione centrale nella fede cattolica" con una corrispondente diminuzione dell'autorità episcopale. Un vescovo della corrente minoritaria anti-infallibilista commentò ironicamente: "Sono entrato (al Vaticano I) come vescovo e sono uscito come sacrestano".

    Il Trattato del Laterano e la creazione dello Stato del Vaticano, così come le nuove tecnologie di comunicazione, avrebbero aumentato l'importanza di questo elemento "ultramontano" nella vita della Chiesa. Tutto ciò ha avuto alcuni vantaggi - "si raggiunse una grande uniformità di credo e di pratica" - ma anche gravi inconvenienti, in primo luogo la burocratizzazione della Chiesa e la sua inevitabile conseguenza: mediocri vescovi manager che hanno smesso di essere "guide spirituali" capaci di convertire il mondo. Questa "strategia difensiva", "finalizzata all'unità a blocchi, al controllo centralizzato e alla subordinazione assoluta ai superiori", ebbe come risultato "un revival del cattolicesimo progressista". Quest'ultimo sarebbe nato "come [un sentimento di] frustrazione per la timida natura 'borghese' della testimonianza cattolica ultramontana e l'eccessiva conformità della Chiesa a questo mondo", e come reazione alle "restrizioni al discorso cattolico".

    Secondo la narrazione del signor Chessman, l'"ultramontanismo" si alleò in seguito a "forze progressiste interne" che si materializzarono al Concilio Vaticano II. Egli arriva ad affermare che: "La gestione del Concilio e la sua successiva attuazione furono veramente il più grande trionfo dell'ultramontanismo". I cambiamenti rivoluzionari imposti da Paolo VI incontrarono poca resistenza perché "i costumi e le tradizioni della Chiesa avevano probabilmente perso la loro presa su gran parte del mondo cattolico attraverso la comprensione ultramontana dell'obbedienza all'autorità e dell'aderenza alle regole legali come fonte della loro legittimità."

    A causa della crescita della corrente progressista – continua la narrazione - gli ultramontani non riuscirono a consolidare l'autorità del Romano Pontefice all'indomani del Vaticano II e in particolare dopo il rifiuto dell'enciclica Humanae Vitae. Tuttavia, Giovanni Paolo II intraprese un "revival neo-ultramontano" che enfatizzava l'infallibilità papale e trasformava il papa in una "specie di avvocato spirituale del mondo". A livello interno, tuttavia, e in particolare sotto Benedetto XVI, "il Vaticano funzionava sempre più come un mero centro amministrativo", portando la burocratizzazione della Chiesa ancora più in là e trasformandola in una "cloaca di carrierismo, incompetenza e corruzione finanziaria".

    L'elezione di Papa Francesco avrebbe comportato "un ritorno all'agenda progressista degli anni '60 insieme a un radicale revival dell'autoritarismo ultramontano". Usando "il linguaggio e le tecniche dell'ultramontanismo", il papa argentino "pone l'unità della Chiesa e l'inviolabilità del Concilio come valori assoluti" per ridurre al silenzio e opprimere i tradizionalisti. Quindi, "veramente il regime di Francesco può essere chiamato ultramontanismo totalitario!".

    In breve, per tali critici tradizionalisti, tutti i mali di cui soffre ora la Chiesa derivano dagli ultramontani, il cui grande errore fu quello di aver cercato "di raggiungere obiettivi spirituali attraverso l'applicazione di tecniche organizzative". Paradossalmente, l'ultramontanismo alla fine avrebbe raggiunto l'opposto di quanto si era proposto: "Un insieme di politiche che avrebbero dovuto assicurare la dottrina della Chiesa dai nemici interni e preservare la sua indipendenza dal controllo secolare ha invece facilitato la più grande crisi di fede nella storia della Chiesa insieme alla sua più abietta sottomissione al "potere temporale" - non quello dei monarchi come in passato, ma dei media, delle banche, delle ONG, delle università e, sempre più, dei governi "democratici" (inclusa la Cina!)".

    Da quanto riportato sopra, si potrebbe quasi dire che il "misterioso processo di autodemolizione" della Chiesa dovuto all'infiltrazione del "fumo di Satana", di cui parlava Paolo VI, nacque, si sviluppò e raggiunse il suo apice grazie all'ultramontanismo, la nuova sintesi di tutti i mali! Quale potrebbe essere la via d'uscita da questa crisi? L'autore dice che "l'uscita dal vicolo cieco ultramontano/progressista" richiede un tradizionalismo anti-ultramontano perché non si regge "sull'autorità del clero" ma "sull'impegno individuale dei laici" alla "pienezza della tradizione cattolica", nel rispetto della "libertà di coscienza del singolo credente".

    La costruzione intellettuale del signor Chessman soffre di due difetti. In primo luogo, egli attribuisce l'origine dell'attuale crisi della Fede a fattori puramente naturali - il modo in cui il potere papale è strutturato ed esercitato. La verità è che essa deriva da una crisi morale e religiosa che si è aggravata in tutto l'Occidente a partire dal Rinascimento e dal Protestantesimo, come il Prof. Plinio Corrêa de Oliveira ha acutamente analizzato in Rivoluzione e Controrivoluzione.[2]. Secondo, la teoria del sig. Chessman è antistorica.

    In articoli recenti, ho trattato brevemente l'errore che esiste nell'attribuire alla corrente ultramontana e a un cosiddetto "spirito del Vaticano I" l'espansione dell'autorità magisteriale e disciplinare del papa oltre i limiti stabiliti dalla costituzione dogmatica Pastor Aeternus.

    Nel primo articolo[3] ho mostrato come il massimo rappresentante dell'ultramontanismo, il cardinale Louis-Edouard Pie, avesse un concetto perfettamente equilibrato e non assolutista della monarchia papale e fosse un grande sostenitore dei concili provinciali e plenari. Nel secondo articolo [4] ho mostrato che Papa Leone XIII - ortodosso in dottrina ma liberale in politica - fu colui che iniziò ad esigere che i laici cattolici aderissero incondizionatamente al suo "Ralliement", sostenendo il regime repubblicano e massonico della Francia. Quelli che applaudivano all'imposizione dell'obbedienza incondizionata in materia politica erano i rappresentanti della corrente liberale che si era opposta alle definizioni dogmatiche del Vaticano I. Uno di questi prelati liberali, il cardinale Lavigerie, arrivò ad affermare: "L'unica regola di salvezza e di vita nella Chiesa è stare con il papa, con il papa vivente. Chiunque egli sia". Ho inoltre dimostrato che i rappresentanti dell'Ultramontanismo erano quelli che resistevano a quell'estensione abusiva dell'autorità e dell'obbedienza papale oltre i limiti definiti. Erano talmente consapevoli di questi limiti che, ancora nel XIX secolo, uno di loro sollevò la questione della possibilità teologica di un papa eretico.

    San Pio X fu un papa ultramontano e un grande ammiratore del cardinale Pie. Gli scritti del prelato francese lo ispirarono a scegliere "instaurare omnia in Christo" come motto del suo pontificato. Certo, Pio X esigeva piena obbedienza in materia di Fede e fu fermo nel denunciare e reprimere l'eresia. Scomunicò i leader modernisti e impose il giuramento antimodernista. Tuttavia, non abusò dell'autorità papale né cercò di imporre un pensiero uniforme in questioni in cui i cattolici hanno il diritto di formarsi un'opinione personale. Persino scusò i fratelli Scotton, proprietari di un giornale antimodernista, per il loro zelo nell'opporsi al cardinale Ferrari, arcivescovo di Milano, affermando che avevano usato un linguaggio eccessivo perché "per difendersi, stanno usando le stesse armi con cui sono stati colpiti."[5]

    Con il plauso della corrente liberale, i papi non ultramontani richiesero successivamente ai fedeli di obbedire alla loro agenda di stretta pacificazione con i poteri politici rivoluzionari. Questo iniziò con Benedetto XV. Nella sua prima enciclica (Ad Beatissimi Apostolorum), mise a tacere coloro che difendevano l'adesione senza riserve agli insegnamenti della Chiesa e la loro applicazione nella società, etichettandoli come "integralisti". Lo fece "per sedare i dissensi e le lotte di qualsiasi tipo tra i cattolici e impedire che ne sorgano di nuovi, affinché tutti siano uniti nel pensiero e nell'azione".

    A tale fine, tutti dovevano allinearsi alla Santa Sede:

    “Ogni volta che la legittima autorità ha dato un chiaro comando, nessuno trasgredisca quel comando, perché non gli capita di commuoversi; ma ciascuno sottoponga la propria opinione all'autorità di colui che è il suo superiore, e gli obbedisca come una questione di coscienza. Ancora, nessun individuo privato, sia nei libri che nella stampa o nei discorsi pubblici, prenda su di sé la posizione di un autorevole maestro nella Chiesa. Tutti sanno a chi è stata data da Dio l'autorità di insegnamento della Chiesa: egli, quindi, possiede un perfetto diritto di parlare come vuole e quando lo ritiene opportuno. Il dovere degli altri è di ascoltarlo con riverenza quando parla e di eseguire ciò che dice” [6].

    Erano ammesse opinioni divergenti in materie diverse dalla fede e dalla morale, come l'azione politica laica cattolica o l'approccio giornalistico da adottare nei confronti del modernismo, purché il papa non avesse dato la propria linea: “Riguardo poi a quelle cose delle quali — non avendo la Sede Apostolica pronunziato il proprio giudizio — si possa, salva la fede e la disciplina, discutere pro e contro, è certamente lecito ad ognuno di dire la propria opinione e di sostenerla.”[7] Un'applicazione pratica di questa restrizione al dibattito fu sottomettere il giornale di proprietà dei fratelli Scotton allo stretto controllo del vescovo di Vicenza, invertendo la loro libertà di opinione che San Pio X aveva garantito [8].

    Il successore di Benedetto XV, Pio XI - che apparteneva alla stessa corrente non-ultramontana - arrivò a scomunicare gli abbonati del giornale monarchico Action Française a causa delle opinioni agnostiche del suo direttore Charles Maurras [9]. (Sarebbe come se Papa Francesco scomunicasse i lettori di Breitbart o Fox News per aver sostenuto le politiche anti-immigrazione). Tolse persino il cappello cardinalizio al gesuita Louis Billot, uno dei più grandi teologi del ventesimo secolo, per aver espresso opposizione a quel provvedimento [10].

    […]

    Colui che mise in guardia sul pericolo di una "strumentalizzazione" del Magistero non fu un liberale anti-ultramontano ma una figura di spicco della Scuola Romana (la roccaforte di ciò che restava dell'ultramontanismo nel mondo accademico). In un articolo pubblicato su L'Osservatore Romano il 10 febbraio 1942, mons. Pietro Parente denunciava "la strana identificazione della Tradizione (fonte della Rivelazione) con il Magistero vivente della Chiesa (custode e interprete della Parola divina)" [11]. Se Tradizione e Magistero sono la stessa cosa, allora la Tradizione cessa di essere il deposito immutabile della Fede e varia secondo l'insegnamento del papa regnante.

    Tutto ciò dimostra che incolpare l'ultramontanismo dell’errore d’identificare la Tradizione con il Magistero vivente e di voler imporre un pensiero uniforme in questioni non dogmatiche è storicamente fuori luogo. È stata la corrente liberal-progressista a farlo. Coloro che sostenevano di essere gli eredi dell'ultramontanismo resistettero a lungo in questo periodo ai tentativi di costringerli ad accettare la politica liberale del papa di mano tesa al mondo.

    Il centralismo e l'autoritarismo ora imputati all'ultramontanismo non erano un frutto del Vaticano I o del suo cosiddetto "spirito", bensì il frutto del liberalismo infiltrato nella Chiesa. Come spiega Plinio Corrêa de Oliveira: "Il liberalismo non è interessato alla libertà per il bene. È interessato solo alla libertà per il male. Quando è al potere, limita facilmente e il più possibile, persino con gioia, la libertà per il bene. Ma in molti modi, protegge, favorisce e promuove la libertà per il male"[12]. Proprio come i liberali denunciarono "la Bastiglia" prima della Rivoluzione francese, ma imposero il Terrore una volta al potere, i liberali cattolici e i modernisti denunciarono il presunto autoritarismo del Beato Pio IX e di San Pio X. Tuttavia, non appena essi presero le più alte posizioni nella Chiesa, imposero una rigida obbedienza al loro programma di abbracciare il mondo anche in questioni strettamente politiche che non riguardavano materia di Fede e Morale.

    Un'altra inesattezza storica del signor Chessman è la presunta alleanza tra ultramontanismo e progressismo al Concilio Vaticano II. Giuseppe Angelo Roncalli non era un ultramontano ma, in gioventù, un simpatizzante del modernismo. Aprendo l'assemblea conciliare, Giovanni XXIII scorticò i "profeti di sventura", riferendosi proprio agli ultramontani. Tutti gli storici di quel Concilio ritengono che ci fu uno scontro tra la minoranza progressista e quella conservatrice, con la prima che riuscì gradualmente a tirare dalla sua parte la vasta maggioranza moderata. La manciata di prelati dallo spirito ultramontano, riuniti nel Coetus Internationalis Patrum, furono quelli che più lavorarono per includere nei testi conciliari le verità tradizionali opposte alle novità moderniste. Il beato Pio IX deve essersi rivoltato nella tomba mentre il Vaticano II approvava l'introduzione di una "doppia" autorità suprema nella Chiesa, implicita nella teoria della collegialità. Come si può pretendere che "la gestione del Concilio e la sua successiva attuazione siano state veramente il più grande trionfo dell'ultramontanismo"?

    Non c'è dubbio che il pontificato di Giovanni Paolo II fu un primo tentativo di dare alle novità del Concilio un'interpretazione moderata sulla falsariga di quella che fu poi definita "ermeneutica della continuità". I suoi sostenitori hanno difeso questa posizione moderata appellandosi principalmente all'immagine mediatica di celebrità del pontefice romano (P. Chad Ripperger lo ha chiamato "magisterialismo" [13]). Tuttavia, non ha senso caratterizzare questa offensiva moderata come un "revival ultramontano". Giovanni Paolo II è l'autore di Ut Unum Sint. Questa enciclica intendeva "trovare una forma di esercizio del primato che, pur non rinunciando in nessun modo all'essenziale della sua missione, si apra ad una situazione nuova” cercando di esaudire “l'aspirazione ecumenica della maggior parte delle Comunità cristiane” [14]. Questa aspirazione era esattamente l’opposto di quanto avevano ottenuto gli ultramontani nel Concilio Vaticano I: il dogma del primato di giurisdizione del papa - che le comunità cristiane eretiche e scismatiche rifiutano.

    Come prima accennato, uno degli errori dell'articolo del signor Chessman è quello di attribuire l'origine dell'attuale crisi della Fede ad un fattore puramente naturale: l'esercizio burocratico e centralizzato dell'autorità papale. La crescente centralizzazione del potere papale nelle mani di papi non-ultramontani e persino anti-ultramontani (Leone XIII, Benedetto XV, Pio XI, e dei papi conciliari) non è la ragione per cui la crisi della Fede si è aggravata alla fine del XIX secolo e per tutto il XX secolo. La crisi è derivata ed è stata aggravata dalla penetrazione dei putrefatti miasmi liberali del mondo nella Chiesa cattolica. La mentalità della modernità è nata dalla rivoluzione anticristiana e ha iniziato a dominare la vita culturale, intellettuale e politica dell'Occidente dal Rinascimento in poi. La Chiesa fu spinta ad adattarsi al nuovo mondo emergente, soprattutto a partire dal XIX secolo. "Non si tratta di scegliere tra i principi del 1789 e i dogmi della religione cattolica", esclamò il duca Albert de Broglie, uno dei leader del blocco cattolico liberale, "ma di purificare i principi con i dogmi e far camminare entrambi fianco a fianco. Non si tratta di confrontarsi in un duello, ma di fare la pace."[15].

    Tale infiltrazione di errori rivoluzionari nella Chiesa raggiunse il suo culmine con il modernismo, il quale professa che i dogmi della Fede devono adattarsi all'esperienza religiosa in evoluzione dell'umanità e che il culto debba evolversi secondo gli usi e i costumi di ogni epoca. Pio IX e Pio X emisero condanne esplicite contro ogni tentativo di conciliare la Chiesa con gli errori moderni. Esortarono i cattolici ad affrontare coraggiosamente quella che San Pio X chiamò "la sintesi di tutte le eresie". Questa opposizione li rese modelli di un papato ultramontano. Tuttavia, i loro successori furono meno energici e persino concilianti. Con Giovanni XXIII e l'apertura del Concilio Vaticano II, la posizione ultramontana e antiliberale di lotta contro la modernità e i suoi errori fu ufficialmente abbandonata e sostituita da un atteggiamento di benevolo dialogo e sottomissione al mondo moderno.

    Come i modernisti del ventesimo secolo, Papa Francesco cerca apertamente di adattare la Chiesa ai "cambiamenti antropologici e culturali". Secondo lui, l'impulso divino presente nel progresso dell'umanità giustifica i cambiamenti di oggi. Egli attribuisce questi impulsi e le nuove dinamiche dell'azione umana all'azione divina: "Dio si manifesta nella rivelazione storica, nella storia.... Dio è nella storia, neiprocessi"[16], afferma. Aveva ragione Eugenio Scalfari, l'agnostico fondatore de La Repubblica, quando titolava il suo articolo sulla Laudato Si': “Francesco Papa Profeta che incontra la Modernità[17]". Gli applausi dei leader moderni per le dichiarazioni e le iniziative dell'attuale papa confermano questa valutazione.

    Il papa attuale e alcuni predecessori hanno abusato dell'autorità papale per portare avanti l'agenda modernista di riconciliare la Chiesa con il mondo rivoluzionario. Questo non li rende papi ultramontani. I prelati carrieristi che hanno gestito le loro diocesi come mediocri funzionari pubblici ignorando l'infiltrazione di errori modernisti tra i fedeli - errori con i quali simpatizzano - non sono stati neppure loro ultramontani. I chierici e i fedeli che hanno sposato gli errori modernisti non l’hanno fatto per un falso concetto di obbedienza, bensì perché impregnati dello spirito liberale e rivoluzionario del mondo.

    […]

    Incolpare l'ultramontanismo per l'attuale crisi della Chiesa e ignorare il ruolo fondamentale del modernismo nella sua gestazione e nel suo cammino verso il parossismo è come incolpare una diga di essere incapace di resistere a un'inondazione, mentre si discolpano le acque spumeggianti e furiose che la stanno stravolgendo.

    […]

    Paradossalmente, un articolo di denuncia del "totalitarismo ultramontano" è apparso per la prima volta sul blog di una società creata per onorare Sant'Ugo di Cluny. Egli fu il grande consigliere dei papi San Leone IX, Nicola II e soprattutto del grande San Gregorio VII. Quest'ultimo, suo confratello cluniacense, elevò l'autorità papale al suo apice. Egli ristabilì la disciplina interna della Chiesa con la riforma gregoriana. Per quanto riguarda l'investitura dei vescovi e degli abati, affermò vittoriosamente la supremazia papale sull'autorità civile. Sant'Ugo era con san Gregorio VII al famoso episodio di Canossa, che gli storici rivoluzionari considerano il punto di partenza dell'ultramontanismo.

    Gli atteggiamenti poco diplomatici del legato di San Leone IX fecero infuriare i greci e favorirono lo scisma d'Oriente. Gli scandalosi stili di vita dei papi rinascimentali fecero infuriare i tedeschi e favorirono l'eresia di Lutero. Oggi, gli insegnamenti palesemente erronei e le azioni a-pastorali di Papa Francesco non devono suscitare una rabbia emotiva nelle sue vittime. Mentre i cattolici possono legittimamente nutrire riserve dottrinali e resistere a un occupante imprevedibile del trono di Pietro, essi non devono mai soccombere alla tentazione di avere riserve sul papato stesso. Queste sono sempre illegittime. Imitiamo i monarchici francesi durante la Restaurazione, che, nonostante la politica liberale di Luigi XVIII - che favoriva bonapartisti e repubblicani e perseguitava i difensori del trono - gridavano: "Vive le roi, quand même!" in altre parole, "Nonostante tutto, lunga vita al re!"

    L'attuale eclissi del papato è probabilmente la più drammatica nella storia bimillenaria della Chiesa. La crisi ci impone di aumentare il nostro amore per questa istituzione terrena, la più santa di tutte. Gesù Cristo l'ha stabilita come chiave di volta della Sua Chiesa e l'ha dotata del potere delle chiavi, il più tremendo e sacro potere che lega il cielo e la terra.

     

    NOTE 

    [1] Eric Sammons,Rethinking the Papacy, Crisis Magazine, 28 settembre 2021.

    [2] Plinio Corrêa de Oliveira, Revolution and Counter-Revolution, terza edizione. (Spring Grove, Penn.: The American Society for the Defense of Tradition, Family, and Property, 1993).

    [3] José Antonio Ureta,Understanding True UltramontanismOnePeterFive, 12 ottobre 2021.

    [4] José Antonio Ureta,Leo XIII: The First Liberal Pope Who Went Beyond His AuthorityOnePeterFive, 19 ottobe 2021.

    [5] Romana beatificationis et canonizationis servi Dei Papae Pii X disquisitio circa quasdam obiectiones modum agendi servi Dei respicientes in modernismi debellationem, Typis poliglottis Vaticanis 1950 (redatta dal cardinale Ferdinando Antonelli), 178, in Roberto de Mattei, “Modernismo e antimodernismo nell’epoca di Pio X”, in Don Orione negli anni del modernismo, 60. 

    [6] Benedetto XV, enciclica Ad Beatissimi Apostolorum, 1 novembre 1914, n°22. 

    [7] Ibid., n° 23.

    [8] Giovanni Vian,Il modernismo durante il pontificato di Benedetto XV, tra riabilitaziioni e condanne.

    [9] Taming the Action—II The DecreeRorate Caeli, 21 gennaio 2012.

    [10] Vedi Peter J. Bernardi, S.J.,Louis Cardinal Billot, S.J. (1846–1931): Thomist, Anti-Modernist, IntegralistJournal of Jesuit Studies, 8, 4 (2021): 585-616.

    [11] Pietro Parente, Supr. S. Congr. S. Officii Decretum 4 febr. 1942 —Annotationes, Periodica de Re Morali, Canonica, Liturgica 31 (Febbraio 1942): 187 [l’originale fu pubblicato come “Nuove tendenze teologiche”, L’Osservatore Romano, 9-10 febbraio 1942].

    [12] Corrêa de Oliveira, Revolution and Counter-Revolution, 52.

    [13] Chad Ripperger,Operative Points of ViewChristian Order (Marzo 2001).

    [14] Giovanni Paolo II, enciclica Ut Unum Sint (25 maggio 1995), n° 95.

    [15] Albert de BroglieQuestions de religion et d’histoire, (Paris: Michel Lévy Frères, 1860), 2:199.

    [16] Antonio Spadaro, S.J.,A Big Heart Open to God: An Interview With Pope FrancisAmerica, 30 settembre 2013.

    [17] Eugenio Scalfari,Francesco, papa profeta che incontra la modernitàLa Repubblica, 1 luglio 2015.

     

    Fonte: Rorate Caeli, 20 Gennaio 2022. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia

    © La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte.

  • Il significato e le conseguenze della Consacrazione del 25 marzo

     

     

    di Roberto de Mattei

    Qual è il significato e quali saranno le conseguenze della consacrazione della Russia e dell’Ucraina al Cuore Immacolato di Maria fatta da papa Francesco in San Pietro il 25 marzo 2022?

    Nell’apparizione del 13 luglio 1917 a Fatima la Madonna aveva annunciato ai tre pastorelli: «Verrò a chiedere la consacrazione della Russia al mio Cuore Immacolato e la comunione riparatrice nei primi sabati». In una successiva rivelazione privata a suor Lucia, avvenuta il 13 giugno 1929 nel monastero di Tuy, la Madonna aveva detto che «è giunto il momento in cui Dio chiede al Santo Padre che faccia, in unione con tutti i vescovi del mondo, la consacrazione della Russia al mio Cuore Immacolato, promettendo in questo modo di salvarla». 

    Né Pio XI, né i suoi successori, accolsero questa richiesta, se non parzialmente. Pio XII consacrò nel 1952 la Russia al Cuore Immacolato di Maria, ma senza unire al suo atto i vescovi del mondo. Giovanni Paolo II nel 1984 usò il neologismo “affidamento” invece del termine consacrazione e non menzionò specificamente la Russia. Le modalità richieste dalla Madonna sono invece tutte presenti nell’atto di papa Francesco, che ha pronunciato le seguenti parole: «Noi, dunque, Madre di Dio e nostra, solennemente affidiamo e consacriamo al tuo Cuore immacolato noi stessi, la Chiesa e l’umanità intera, in modo speciale la Russia e l’Ucraina. Accogli questo nostro atto che compiamo con fiducia e amore, fa’ che cessi la guerra, provvedi al mondo la pace. Il sì scaturito dal tuo Cuore aprì le porte della storia al Principe della pace; confidiamo che ancora, per mezzo del tuo Cuore, la pace verrà. A te dunque consacriamo l’avvenire dell’intera famiglia umana, le necessità e le attese dei popoli, le angosce e le speranze del mondo». 

    L’aggiunta dell’Ucraina alla Russia è perfettamente legittima, anche perché Kiev è la culla della civiltà russa e l’Ucraina nel 1917 faceva parte della Russia. L’uso del termine “solennemente” conferisce poi particolare importanza all’atto del Santo Padre, che è stato compiuto in San Pietro, all’interno di una austera cerimonia penitenziale. Al centro della basilica non era il Papa, ma la statua della Madonna di Fatima, con la corona sul capo e un rosario tra le mani, davanti all’altare della Confessione illuminato a giorno. Chi temeva momenti di dissacrazione o di allontanamento dagli usi e dalle tradizioni della Chiesa ha dovuto ricredersi. Papa Francesco ha compiuto questo atto circondato da cardinali, vescovi, rappresentanti del mondo diplomatico, sacerdoti, religiosi, religiose e semplici fedeli: una porzione qualificata, quasi un microcosmo del mondo cattolico. In quello stesso momento, in tutto il mondo, migliaia di vescovi e di sacerdoti si sono uniti alle parole della consacrazione. Le guardie svizzere immobili attorno al tronetto pontificio sembravano raccogliere l’eco di una memoria lontana, ma mai cancellata dalla storia. 

    Sul fatto che la consacrazione abbia corrisposto alle richieste fatte dalla Madonna ai tre pastorelli di Fatima, c’è un quasi unanime consenso. Le poche espressioni di dissenso di qualche tradizionalista non riguardano l’atto in sé, ma la persona di Francesco, ritenuto personalmente inadeguato per compiere un gesto di questa importanza soprannaturale. Bisogna dire però che per alcuni di questi tradizionalisti papa Francesco ha perso il pontificato. Se Francesco non è il legittimo Papa, è ovvio che il suo atto sia illegittimo e invalido. Se, al contrario, malgrado tutte le riserve che si possano avere nei suoi riguardi, egli occupa legittimamente la Cattedra di Pietro, il suo atto non può che essere valido, indipendentemente da ciò che ha fatto in passato e dalle sue intenzioni, che solo Dio conosce.

    Può apparire paradossale che un Papa così aperto alla secolarizzazione come Francesco, sia l’autore di un gesto che è in sé stesso la negazione del principio secolarista. La secolarizzazione è infatti un processo di progressiva esclusione di Dio dalla sfera pubblica. La consacrazione riafferma invece il dominio di Dio sulle nazioni e sulla società intera. È questa la ragione per cui i teologi progressisti e i mariologi “minimalisti” si sono sempre opposti all’uso del termine “consacrazione”, sul piano pubblico e su quello individuale. Durante il Concilio Vaticano II, il padre Yves Congar (1904-1995) annotava nel suo Diario: «Faccio il massimo della campagna possibile contro una consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria, perché vedo il pericolo che si formi un movimento in questo senso» (Diario del Concilio: 1969-1966, Edizioni San Paolo, 2005, vol. II, p. 120). Su questa linea, il padre monfortano Stefano De Fiores (1933-2012), nel suo saggio postumo Consacrazione o affidamento, scriveva che «è difficile comprendere come alcuni autori propongano un ritorno alla “consacrazione a Maria o al cuore immacolato di Maria”, perché a Fatima la Madonna ha usato tale linguaggio». Infatti, «nel 1917 era più che normale parlare così come ha fatto la Madonna. Non ci permettiamo nessuna critica al linguaggio adoperato da lei in quel preciso momento storico. Solo che oggi la Chiesa ha percorso un itinerario biblico-teologico che esige un uso più rigoroso del linguaggio quando si parla di Cristo o di Maria» (“Vita Pastorale”, n. 5, maggio 2012, p. 30). 

    Dieci anni dopo la morte di padre De Fiores, la Madonna sembra essersi presa una rivincita sulla sua pretesa di darle lezioni di teologia e per farlo ha scelto proprio il Papa che sembrava meno adeguato a compiere un “ritorno alla consacrazione a Maria”. Papa Francesco non ha fatto la consacrazione al Cuore Immacolato quando si è recato a Fatima il 12-13 maggio 2017, e il 12 dicembre, 2019 nel corso di una Messa dedicata alla Vergine di Guadalupe, ha perfino negato alla Madonna il titolo di «corredentrice», ma il 25 marzo ha inaspettatamente esaudito la richiesta del messaggio di Fatima.

    È consapevole papa Francesco della portata storica del suo atto? Durante la cerimonia, e nei giorni successivi, è apparso in cattiva salute e quasi schiacciato dagli eventi. Il fatto che la consacrazione abbia corrisposto alle modalità volute dalla Madonna non significa che il castigo che incombe sull’umanità sarà evitato. Perché ciò accada, la consacrazione dovrebbe essere accompagnata dalla pratica riparatrice dei primi sabati del mese e soprattutto da un profondo spirito di penitenza. Queste condizioni mancano e il mondo continua a correre verso l’abisso, ma la consacrazione del 25 marzo ci annuncia che l’ora del compimento della profezia di Fatima si avvicina e ciò significa non solo un grande castigo, ma soprattutto il trionfo finale del Cuore Immacolato di Maria. 

    In una lettera a padre Gonçalves del 18 maggio 1936, suor Lucia riferì un colloquio avvenuto poco prima con il Signore sul tema della consacrazione della Russia: «Intimamente ho parlato al Signore sull’argomento; e poco fa Gli domandavo perché non convertiva la Russia senza che Sua Santità ne facesse la consacrazione. “Perché voglio che tutta la mia Chiesa riconosca questa consacrazione come un trionfo del Cuore Immacolato di Maria e così estendere il Suo culto e porre a fianco della devozione al Mio Cuore Divino, la devozione di quel Cuore Immacolato”. Ma, o mio Dio, il Santo Padre non mi crederà se Voi stesso non lo muoverete con una ispirazione speciale. Il Santo Padre! Prega molto per il Santo Padre. Lui la farà, ma sarà tardi! Tuttavia il Cuore Immacolato di Maria salverà la Russia. Gli è affidata».

    Fatima non annuncia la fine del mondo o l’avvento dell’anticristo, ma il trionfo del Cuore Immacolato di Maria, che è la Civiltà cristiana, sacrale perché ordinata a Dio, e pacifica, perché sottomessa al Figlio eterno di Dio fatto Uomo il cui nome è “Princeps pacis”, come ricordava Pio XII nel suo Radio Messaggio del 24 dicembre 1951 e come lo ha definito papa Francesco il 25 marzo. La consacrazione della Russia affretterà l’ora del trionfo del Cuore Immacolato, portando nuove grazie di conversione al mondo. Ciò basta per riempire di gioia i cuori dei devoti di Fatima in quest’ora buia della nostra storia.

    Fonte: Corrispondenza Romana, 30 Marzo 2022. 

  • La nuova "giustizia" di papa Francesco e la sua "Chiesa sinodale" egualitaria

     

     

     

    di Luiz Sérgio Solimeo

    Nostro Signore comandò ai Suoi Apostoli e ai loro successori di andare in tutte le nazioni e di diffondervi la verità che Egli aveva insegnato loro (cfr. Mc 16, 15). Purtroppo, questo non è quello che vediamo accadere nei molteplici viaggi di papa Francesco. Invece di sforzarsi con zelo apostolico di attirare i pagani, gli eretici e gli scismatici che incontra all'unica vera Chiesa di Cristo - la Chiesa Cattolica - li lascia ai loro errori e superstizioni.

    Un esempio lampante di questo è quanto fatto ad Abu Dhabi il 4 febbraio 2019, quando firmò una dichiarazione in cui si afferma che Dio vuole "il pluralismo e la diversità delle religioni"1.

    Allo stesso modo, nel recente viaggio a Cipro e in Grecia (2-6 dicembre 2021), papa Francesco non ha cercato di riportare questi cosiddetti ortodossi alla vera fede. Al contrario, ha trattato i loro vescovi scismatici-eretici come fratelli nella fede. Inoltre, ha accolto la richiesta dell'arcivescovo ortodosso di Atene e ha chiesto perdono per la presunta colpa della Chiesa cattolica nella rottura ortodossa con la Santa Sede2. papa Francesco ha detto "sento il bisogno di rinnovare la richiesta di perdono a Dio e ai fratelli per gli errori commessi da tanti cattolici”3.

     

    Lo scisma orientale non ha "radici apostoliche”

    Durante il suo discorso nella "Sala del Trono" dell'Arcivescovado ortodosso di Grecia ad Atene, papa Francesco ha ripetutamente affermato che la Santa Chiesa Cattolica e le chiese ortodosse scismatiche condividono le stesse radici apostoliche: "Le radici che condividiamo". "Esse [le nostre radici comuni] sono le radici apostoliche". "Le nostre radici sono apostoliche."4.

    Ora, questo non corrisponde a verità storica. Le radici della Chiesa greco-ortodossa non sono negli Apostoli, ma in Michele Cerulario, che, nel 1054, tagliò i suoi legami di fedele obbedienza a papa Leone IX. Come potè fare questo quando Nostro Signore nominò San Pietro come capo della Sua Chiesa affidandogli il compito di confermare i suoi fratelli nella Fede (Lc 22, 32)? Questa responsabilità papale è passata a ciascuno dei successori di San Pietro.

    Era inevitabile che il fermento di rivolta che portò alla rottura dei bizantini con la legittima autorità del papa avrebbe generato nuovi scismi all'interno del più grande scisma ortodosso orientale. Infatti, oggi gli ortodossi sono frammentati in numerose chiese autocefale. I paesi del Medio Oriente, dell'Europa orientale, della Russia e di tutto il mondo, hanno ciascuno la loro chiesa ortodossa locale e nazionale i cui leader non accettano alcuna autorità superiore. Inoltre, inevitabilmente, la mancanza di unità nel governo della chiesa ha portato ad una mancanza di unità dottrinale. Ad eccezione di un minimo substrato comune, ci sono innumerevoli differenze nella dottrina e nella disciplina tra queste chiese orientali, specialmente tra la Chiesa ortodossa greca e la Chiesa ortodossa russa5.

    La differenza tra ciascuna di esse e la Chiesa Cattolica è ancora più significativa: "Negano l'infallibilità papale e l'Immacolata Concezione, litigano sul purgatorio, sulle parole dell’istituzione nella consacrazione, sulla processione dello Spirito Santo, in ogni caso travisando il dogma a cui si oppongono"6. Essi rifiutano anche il dogma sull'Assunzione della Vergine Maria, così come proclamato da papa Pio XII nel 19507.

     

    "Cosa ha fatto [l'arcivescovo Michel Aupetit]?

    Come al solito, papa Francesco ha rilasciato un'intervista durante il viaggio di ritorno. Un giornalista francese gli ha chiesto perché avesse licenziato l'arcivescovo di Parigi, Mons. Michel Aupetit, e perché così rapidamente.

    Con sorpresa di tutti, invece di rispondere, papa Francesco ha chiesto ai presenti: "Mi chiedo: cosa ha fatto Aupetit di così grave da doversi dimettere? Che cosa ha fatto? Che qualcuno mi risponda...".

    Non ha molto senso che papa Francesco faccia questa domanda ai giornalisti, perché è lui che ha accettato le dimissioni dell'arcivescovo. Pertanto, dovrebbe conoscere tutti i fatti che l’hanno portato a procedere come ha proceduto.

    Colta di sorpresa, la giornalista balbetta: "Non lo so. Non lo so".

    Il papa ha insistito: “Se non conosciamo l’accusa, non possiamo condannare. Qual’ è stata l’accusa? Chi lo sa? [nessuno risponde] È brutto!”.

    Tuttavia, se "non possiamo condannare", perché papa Francesco ha accettato le dimissioni dell'arcivescovo?

     

    I peccati della carne non sono i più gravi, ma “riempiono l’inferno di anime”

    Poi papa Francesco, contrariamente alla discrezione e alla carità, ha fornito ai giornalisti dettagli sulla vita privata dell'arcivescovo: "(…) perché è stata una mancanza di lui, una mancanza contro il sesto comandamento, ma non totale ma di piccole carezze e massaggi che lui faceva: così sta l’accusa”.

    È importante notare che l'arcivescovo nega categoricamente di aver avuto una relazione intima e sessuale8.  Senza voler commentare la presunta colpa, vale la pena notare che l'arcivescovo ha avuto una posizione molto ferma contro l'omosessualità9.

    Dopo aver reso pubblico il presunto peccato dell'arcivescovo, il papa ha aggiunto: “Questo è peccato, ma non è dei peccati più gravi, perché i peccati della carne non sono i più gravi. I peccati più gravi sono quelli che hanno più “angelicità: la superbia, l’odio… questi sono più gravi10.

    L'affermazione non è prudente, specialmente nel mondo superficiale e iper-erotizzato di oggi. Per molti, l'affermazione che i peccati contro la castità non sono i più gravi potrebbe suggerire che non sono importanti, il che può portare alcune persone ad abbassare la guardia in questa materia. Inoltre, essa va contro ciò che Sant'Alfonso Liguori, Dottore della Chiesa e Patrono dei moralisti cattolici, spiega nella sua opera per confessori, Homo Apostolicus:

    1. Il peccato contro questo precetto [il sesto comandamento] è la materia più ordinaria nelle confessioni, ed è il vizio che riempie l'inferno di anime....

    2. Prima di tutto, si deve notare che in materia di lussuria... non c'è materia leggera; così che ogni piacere carnale, quando avuto con piena consapevolezza e consenso, è un peccato mortale11.

    Certo, anche i peccati mortali hanno dei gradi, alcuni sono più gravi di altri. Tuttavia, qualsiasi peccato mortale è sufficiente a porre fine alla vita di grazia in un'anima e, se non viene perdonato prima della morte, attraverso la confessione sacramentale o un atto di perfetta contrizione, porta il peccatore all'inferno12.

     

    La Chiesa cattolica è santa, non peccatrice

    Papa Francesco ha continuato dicendo che siamo tutti peccatori. Tuttavia, non ha distinto tra peccati mortali e veniali. Avendo affermato che "Pietro, il vescovo sul quale Cristo ha fondato la Chiesa", era un peccatore, papa Francesco chiede: "Come mai la comunità di quel tempo aveva accettato un vescovo peccatore? E quello era con peccati con tanta “angelicità”, come era rinnegare Cristo, no? Ma era una Chiesa normale, era abituata a sentirsi peccatrice sempre, tutti: era una Chiesa umile”.

    Dire che la Chiesa "si è sempre sentita peccatrice" va contro ciò che preghiamo nel Credo: "Credo nella Chiesa una, santa, cattolica e apostolica" (Credo Niceno).

    Il teologo svizzero Charles Cardinal Journet spiega come la Chiesa rimane santa anche se ci sono peccatori al suo interno. Il peccatore è unito alla Chiesa solo da ciò che è santo in lui, cioè la sua fede (se non è caduto nell'eresia), il battesimo e gli altri sacramenti. Come dice san Giovanni, nella misura in cui partecipa al peccato, non appartiene alla Chiesa ma al diavolo (vedi 1 Gv 3,8)13.

     

    Un arcivescovo dimissionato "sull'altare dell'ipocrisia"

    Papa Francesco termina la sua confusa risposta con una dichiarazione difficile da capire. Dopo aver detto che ci sono stati molti pettegolezzi sull'arcivescovo Aupetit, aggiunge: "Un uomo al quale hanno tolto la fama così, pubblicamente, non può governare. E questa è un’ingiustizia. Per questo, io ho accettato le dimissioni di Aupetit non sull’altare della verità, ma sull’altare dell’ipocrisia”.

    Allora perché l'arcivescovo è stato dimissionato? Per aver peccato o per i pettegolezzi che hanno rovinato la sua reputazione? Certo, è stato ingiusto distruggere la sua reputazione pubblicamente. La questione fondamentale che l'arcivescovo e il mondo si aspettavano che papa Francesco risolvesse era: "L'arcivescovo è innocente o colpevole?". Se innocente, perché accettare le sue dimissioni, apparentemente, sotto la pressione di una cricca, a causa dei pettegolezzi che circondano la questione? Non sarebbe meglio servita la giustizia affrontando la cricca e proclamando l'innocenza dell'arcivescovo? Oppure ora due torti fanno una ragione? Perché aggiungere una seconda ingiustizia alla prima?

    L'arcivescovo non meritava - come ogni essere umano - di essere giudicato "sull'altare della verità"?

     

    Vuole la "Chiesa sinodale" di papa Francesco equiparare laici e clero?

    Durante l'intervista, papa Francesco ha affermato che la divisione tra clero e laici "è una divisione funzionale". La prima impressione che si ha leggendo questo è che egli nega la differenza fondamentale derivante dal sacramento dell'Ordine. Aggiunge: "Sì (…) questa divisione – clero e laici – è una divisione funzionale, sì, di qualifica, ma c’è una unità, un unico gregge”.

    Questa affermazione sembra riecheggiare le parole di Martin Lutero nel suo Discorso alla nobiltà cristiana della nazione tedesca riguardo alla riforma dello stato cristiano. L'eresiarca negava la differenza fondamentale tra clero e laici creata dal sacramento dell'Ordine: "È stato escogitato che il papa, i vescovi, i sacerdoti e i monaci siano chiamati l’ordine spirituale.... Questa è un'abile menzogna e un espediente ipocrita, ma che nessuno si spaventi per questo motivo: tutti i cristiani sono veramente l’ordine spirituale, e non c'è alcuna altra differenza tra loro che quella del solo ufficio14.

    A complicare la questione, papa Francesco ha aggiunto: "E la dinamica tra le differenze dentro la Chiesa è la sinodalità: cioè ascoltarsi l’uno con l’altro, e andare insieme”15.

    Intendeva forse dire che laici e clero sono effettivamente diversi ma che la sinodalità li rende uguali?

     

    Parlare con prudenza

    La missione di un papa è quella di insegnare, confermando sia il clero che i laici nella Fede. A questo scopo, prevenire i malintesi e il caos nelle anime è cruciale. Quindi, un papa deve sempre parlare con prudenza, tenendo presente il consiglio biblico: " Nella moltitudine delle parole non manca la colpa, ma chi frena le sue labbra è prudente” (Proverbi 10:19).

    Note

    1.  https://www.vatican.va/content/francesco/it/travels/2019/outside/documents/papa-francesco_20190204_documento-fratellanza-umana.html; vedere Luiz Sérgio Solimeo, “Theological and Canonical Implications of the Declaration Signed by Pope Francis in Abu Dhabi,” TFP.org, 27-2-2019.

    2. Vedere “Strong Intervention of Archbishop of Athens in Meeting with Pope Francis,” Orthodox Times, Dec. 4, 2021,https://orthodoxtimes.com/strong-intervention-of-archbishop-of-athens-in-meeting-with-pope-francis-upd-photos/

    3. “Conferenza Stampa del Santo Padre Durante il Volo di Ritorno” https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2021/december/documents/20211206-grecia-volodiritorno.html

    4. Id. Ibid.

    5. Vedi M. Jugie, s.v. “Schisme Byzantin,” in Dictionnaire de Théologie Catholique, 14–1e.:1312–468, consultato il 13 dicembre 2021,  https://archive.org/details/dictionnairedet14vacauoft/page/n667/mode/2up.

    6. Adrian Fortescue, s.v. “The Eastern Schism,” in The Catholic Encyclopedia (New York: Robert Appleton Company, 1912), consultata l’8 dicembre 2021, http://www.newadvent.org/cathen/13535a.htm

    7. Vedi Papa Pio XII, Costituzione Apostolica Munificentissimus Deus (defining the dogma of the Assumption —Nov. 1, 1950),https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/apost_constitutions/documents/hf_p-xii_apc_19501101_munificentissimus-deus.html

    8. “Ammetto che il mio comportamento verso di lei è stato ambiguo, che ha potuto suggerire l’esistenza di rapporti intimi e sessuali fra di noi, che nego categoricamente.” “‘Comportement ambigu’ avec une femme: l’archevêque de Paris s’en remet au pape,” Liberation, Nov. 26, 2021, https://archive.wikiwix.com/cache/index2.php?url=https%3A%2F%2Fwww.liberation.fr%2Fsociete%2Freligions%2Fcomportement-ambigu-avec-une-femme-larcheveque-de-paris-a-presente-sa-demission-au-pape-20211126_WDXSOHLVNJFRNN66OOHRJI2CXI%2F# (traduzione nostra).

    9. Vedi Nicolas Scheffer, “L’archevêque de Paris Michel Aupetit: Démission d’un adversaire acharné des droits LGBTQI+,” Têtu, 3 dicembre 2021, https://tetu.com/2021/12/03/religion-eglise-pape-accepte-demission-mgr-michel-aupetit-acheveque-paris-adversaire-droits-lgbt/

    10. “Conferenza Stampa del Santo Padre durante il volo di ritorno” (Viaggio Apostolico del Santo Padre a Cipro e in Grecia), Vatican.va, 6 dicembre 2021, https://www.vatican.va/content/francesco/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2021/12/6/atene-volodiritorno.html

    11. San Alfonso de’ Liguori, Homo Apostolicus, tr. 9, pnt. 1, n° 1–2, consultato il 13 dicembre 2021, http://www.intratext.com/IXT/LATSA0042B/_P1G.HTM (corsivi nostri).

    12. Vedi Giuseppe Graneris, s.v. “Peccato Mortale” (Mortal Sin) in Dictionary of Moral Theology, ed. Roberti-Palazzini (Westminster, Md.: The Newman Press, 1962), 1134–5, consultato il 13 dicembre 2021, https://archive.org/details/dictionaryofmora00robe/page/1134/mode/2up

    13. Charles Cardinal Journet, The Church of the Word Incarnate (London and New York, Sheed and Ward, 1955), 1: XXVII.

    14. Martin Luther, Address to the Christian Nobility of the German Nation Respecting the Reformation of the Christian Estate, in The Harvard Classics, trans. C.A. Bucheim (New York: P.F. Collier & Son Company, 1910), 36:278–9, consultato il 13 dicembre 2021, https://archive.org/details/MachiavelliMoreAndLuther/mode/2up

    15. “Conferenza Stampa del Santo Padre Durante il Volo di Ritorno” https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2021/december/documents/20211206-grecia-volodiritorno.html

     

    Fonte: Tfp.org, 21 Dicembre 2021. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

    © La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte.

  • Le dimissioni del cardinale Marx rafforzeranno la sua influenza al di là della Germania?

    ANALISI: se le dimissioni saranno accettate da papa Francesco, c'è ancora molto che il cardinale tedesco potrebbe fare in Vaticano e nella Chiesa universale con il potere che gli rimane

     

     

    Edward Pentin

    CITTÀ DEL VATICANO — La sorprendente lettera di dimissioni del cardinale Reinhard Marx da arcivescovo di Monaco e Frisinga, la scorsa settimana, sembrava mirata a far accelerare – prendendo in prestito le parole del World Economic Forum – un “great reset”, un grande resettamento della Chiesa tedesca per quanto riguarda la sua gestione degli abusi sessuali da parte del clero.

  • Papa Francesco contribuisce alla nostalgia della Chiesa che fu

     

     

     

    di Federico Catani

    «Il problema attuale della Chiesa è la non accettazione del Concilio». Questa la sfida che secondo papa Francesco deve affrontare il mondo cattolico oggi. Lo ha detto incontrando i direttori delle riviste culturali europee dei Gesuiti lo scorso 19 maggio, in Vaticano. Il testo dell’udienza si può leggere sul sito internet de La Civiltà Cattolica, dove è stato pubblicato il 14 giugno. E se la stampa finora ha dato ampio risalto alle parole del Papa sul conflitto russo-ucraino – che peraltro non aggiungono molto a quanto già dichiarato in altre interviste – degne di nota sono le riflessioni sulla situazione della Chiesa.

    Francesco denuncia una tendenza al “restaurazionismo”, specialmente negli Stati Uniti. «Il Concilio che alcuni pastori ricordano meglio è quello di Trento. E non è un’assurdità quella che sto dicendo – ha affermato -. Il restaurazionismo è arrivato a imbavagliare il Concilio [Vaticano II ndr.]». Pertanto, «è molto difficile vedere un rinnovamento spirituale usando schemi molto antiquati». Nella Chiesa quindi c’è un problema. Ma non si tratta delle chiese sempre più vuote, specie dopo l’emergenza Covid; o dei seminari chiusi per mancanza di vocazioni; o del caos dottrinale, aumentato notevolmente nell’ultimo decennio; oppure degli scandali finanziari e sessuali. No. A preoccupare Francesco sono piuttosto «idee, comportamenti che nascono da un restaurazionismo che in fondo non ha accettato il Concilio. Il problema è proprio questo: che in alcuni contesti il Concilio non è stato ancora accettato». Eppure, dati alla mano, proprio quegli istituiti e quelle realtà più fedeli alla tradizione cattolica (e che non accettano solo certe derive post-conciliari) registrano una notevole fioritura di vocazioni e di fedeli, tra cui molti giovani.

    Come modello da seguire, il gesuita Bergoglio addita padre Pedro Arrupe, Preposito Generale della Compagnia di Gesù nei turbolenti anni del post-Concilio (dal 1965 al 1983), la cui voce profetica sarebbe stata contrastata da «una reazione conservatrice», la stessa che sta minacciando la Chiesa oggi, «soprattutto con i tradizionalisti».

    Padre Arrupe, di cui nel 2019 è stato aperto il processo di beatificazione, era un sostenitore della teologia della liberazione, sebbene nella sua versione più “moderata”, contraria ad esempio alla lotta armata. Tuttavia, su quei temi sono noti i contrasti con Giovanni Paolo II. Arrupe, celebre per le sue aperture, guidò i Gesuiti proprio nel periodo in cui la l’Ordine scelse di impegnarsi per le cause più progressiste, vedendo peraltro molti suoi membri lasciare l’abito.

    Per dimostrare la fedeltà al papato del suo vecchio superiore, Francesco ha fatto cenno al discorso tenuto da Paolo VI il 3 dicembre 1974 in occasione della XXXII Congregazione Generale dei Gesuiti. Ha però dimenticato di dire che il suo predecessore sulla cattedra di Pietro non aveva mancato di muovere alcuni rimproveri alla Compagnia, allora in piena crisi di identità e infatuata dalle mode del tempo, quali la simpatia per il marxismo, un certo umanesimo profano, il dubbio sistematico, l’amore alla novità per se stessa, il relativismo.

    Non solo. A ben vedere, Paolo VI sembra contraddire Francesco anche in un altro punto. Mentre Bergoglio, sempre nel discorso di cui sopra, afferma che «la realtà è superiore all’idea, e quindi bisogna dare idee e riflessioni che nascono dalla realtà», rivolgendosi ai Gesuiti degli anni Settanta papa Montini metteva in guardia dal «prevalere dell’agire sull’essere; dell’agitazione sulla contemplazione; dell’esistenza concreta sulla speculazione teorica». Perché, in realtà, custodire e difendere dogmi e principi, non è in contrasto con la carità e l’azione pastorale. Sono due aspetti complementari della fede cattolica.

    Infine, Francesco si è soffermato sul cammino sinodale tedesco, su cui molti vescovi hanno già sollevato le loro preoccupazioni a causa delle derive scismatiche verso una sostanziale protestantizzazione della Chiesa in Germania. In questo caso il Papa non ha usato quei toni duri cui è solito ricorrere con i cosiddetti “restauratori”. Si è mostrato cauto, invitando la Conferenza episcopale tedesca a procedere senza troppi strappi. «Il problema – ha detto – sorge quando la via sinodale nasce dalle élite intellettuali, teologiche, e viene molto influenzata dalle pressioni esterne». Tuttavia, quelle stesse élite e pressioni sembrano avere il loro peso anche nelle scelte di questo pontificato.

    Un pontificato che, eterogenesi dei fini, ha contribuito in maniera decisiva al crescere di quel movimento “restaurazionista” inviso a Francesco.    

     

    Fonte: L’Identità, 18 giugno 2022. 

  • Papa Francesco paragona le proteste di Black Lives Matteral buon Samaritano 

     

     

    di David McLoone

    Le proteste di BLM si trasformano spesso in disordini e i gruppi affiliati al movimento hanno posizioni anticattoliche, anche sull'aborto.

    CITTA' DEL VATICANO (LifeSiteNews) - In un discorso al quarto incontro mondiale dei movimenti popolari sabato scorso, Papa Francesco ha sostenuto le "proteste" distruttive scoppiate in seguito alla morte di George Floyd nel 2020, descrivendo coloro che sono coinvolti nel movimento come "samaritani collettivi".

    I commenti del Papa sono stati fatti all’interno di un discorso più lungo sulla giustizia sociale, parte del quale dedicato a sollecitare "tutti i grandi laboratori farmaceutici" a sospendere i loro brevetti sui vaccini COVID-19 come "un gesto di umanità", nonostante la loro connessione con l'aborto.

    I suoi commenti erano rivolti ai membri dei movimenti popolari, un'iniziativa creata dal Papa e che si descrive come "organizzazioni di base e movimenti sociali istituiti in tutto il mondo da persone i cui diritti inalienabili a un lavoro dignitoso, a un alloggio decente, a una terra fertile e al cibo sono minacciati o negati del tutto".

    Francesco si è riferito ai membri come "poeti sociali", poiché ha detto che essi "hanno la capacità e il coraggio di creare speranza dove sembra esserci solo scarto ed esclusione".

    Paragonando i movimenti popolari al Buon Samaritano del Vangelo di San Luca, il Papa ha detto che gli viene in mente la morte di George Floyd - l'afroamericano di 46 anni morto per mano del poliziotto di Minneapolis Derek Chauvin - quando pensa alla famosa parabola.

    "Sapete cosa mi viene in mente adesso quando, insieme ai movimenti popolari, penso al Buon Samaritano? Sapete cosa mi viene in mente? Le proteste per la morte di George Floyd", ha detto Francesco.

    LifeSiteNews ha contattato la Sala Stampa della Santa Sede per chiedere chiarimenti sui commenti del Papa, ma non ha ricevuto ancora una risposta.

    La parabola del Buon Samaritano racconta la storia di un uomo che viaggia da Gerusalemme a Gerico, interpretata dai padri della Chiesa come la discesa dalla grazia al peccato, e così l'uomo viene derubato e ferito nel suo cammino verso la perdizione. Egli è un simbolo di tutta l'umanità, secondo i padri, poiché si muove nella vita ed è vinto dal peccato, dall'opera del diavolo o semplicemente dalle esigenze della vita.

    Il sacerdote e il levita che, vedendo l'uomo, passano oltre, simboleggiano l'Antica Alleanza: pur essendo buoni, non sono in grado di salvare. Il Samaritano, quello rifiutato dai giudei come un cittadino di classe inferiore, è simbolo di Cristo, secondo i padri della Chiesa. Egli viene nonostante il rifiuto del mondo, per guarire e riabilitare l'uomo caduto.

    Nel caso di George Floyd, fermato e poi morto in un arresto violento, Francesco lo mette al posto dell'umanità, e le proteste intorno alla sua morte (spesso diventate sommosse) al posto di Cristo.

    Dando per scontata la motivazione caritatevole, Papa Francesco ha detto che "è chiaro che questo tipo di reazione contro l'ingiustizia sociale, razziale o maschilista può essere manipolata o strumentalizzata da macchinazioni politiche o altro, ma la cosa principale è che, in quella protesta contro questa morte, c'era il Samaritano Collettivo che non è uno stolto!"

    "Questo movimento non è passato dall'altra parte della strada quando ha visto la ferita alla dignità umana causata da un abuso di potere", ha continuato il Pontefice, aggiungendo che "i movimenti popolari non sono solo poeti sociali ma anche samaritani collettivi".

    Nei commenti a LifeSiteNews, il dottor Peter Kwasniewski, editorialista cattolico ed esperto di liturgia, ha detto che le parole del Papa dimostrano una delle due cose: "O Francesco è sorprendentemente ignorante della vera natura di BLM, un'organizzazione marxista che non si preoccupa di seguire la legge civile o anche la legge naturale e crede nel fomentare la rivoluzione e il razzismo al contrario, o sta mostrando i suoi veri colori marxisti e anti-cattolici".

    Kwasniewski ha aggiunto che per molto tempo, durante il pontificato di Francesco, è stato "difficile conciliare le osservazioni spontanee del Papa e persino alcuni dei suoi documenti ufficiali con gli insegnamenti perenni del cattolicesimo", ma che ora "sembra che stiamo entrando in un periodo in cui il Papa si allinea apertamente con le tendenze più liberali e anarchiche dell'epoca".

    Questi cosiddetti samaritani- secondo il Papa - sono collegati a quasi tutti gli oltre 570 disordini che hanno imperversato in 47 Stati la scorsa estate dopo la morte di George Floyd. Circa 30 persone, tra cui bambini piccoli e genitori di bambini piccoli, hanno perso la vita in quelle rivolte o a causa del clima di disordine generalizzato.

    In un tweet del giugno 2020 in seguito cancellato, il prominente portavoce di BLM Shaun King chiese la rimozione e la distruzione di "tutti i dipinti e le vetrate di Gesù bianco, e di sua madre europea, e dei loro amici bianchi".

    "(Queste raffigurazioni) sono una forma grossolana di supremazia bianca", aggiungeva King, dicendo che le immagini che ritraggono Cristo come bianco sono state "create come strumenti di oppressione", e ora sono usate come "propaganda razzista".

    Le proteste hanno portato al ferimento di oltre 700 agenti di polizia e a un valore record di 1-2 miliardi di dollari di danni solo tra il 27 maggio e l'8 giugno 2020.

    Non solo i danni sono stati così materialmente costosi, ma i principi su cui BLM pretende di operare minano la legge naturale e sono in netto contrasto con gli ideali del cattolicesimo.

    Un gruppo affiliato al movimento Black Lives Matter promuove l'aborto, l'omosessualità e lo smantellamento della "struttura familiare nucleare prescritta dall'Occidente".

    Infatti, in un manifesto online precedentemente disponibile, intitolato "Cosa crediamo", gli esponenti di Black Lives Matter Patrisse Khan-Cullors, Alicia Garza e Opal Tometi affermavano che loro e i loro seguaci si erano liberati dal "pensiero etero-normativo" e chiedevano una "giustizia riproduttiva". La voce è stata rimossa dal sito web, in seguito all’indagine sui media.

    "Noi promuoviamo una rete di affermazione queer1. Quando ci riuniamo, lo facciamo con l'intenzione di liberarci dalla stretta morsa del pensiero etero-normativo, o meglio, dalla convinzione che tutti nel mondo siano eterosessuali", scrivevano all'epoca.

    Inoltre, il gruppo affermava di essere in debito, e quindi di esigere, "una giustizia riproduttiva [cioè l'aborto] che ci dia autonomia sui nostri corpi e sulle nostre identità, assicurando che i nostri figli e le nostre famiglie siano sostenuti, sicuri e in grado di prosperare".

    Or ora, si stima che il 40% di tutti gli aborti statunitensi siano richiesti da donne nere, il che significa che BLM sostiene l'eliminazione annuale di più di 344.800 vite nere ogni anno.

     

    Note

    1. È un termine della lingua inglese che tradizionalmente significava "eccentrico", "insolito" e che oggi caratterizza coloro che non sono eterosessuali e/o che non si identificano con l’individuo il cui senso di identità personale corrisponde al sesso e al genere attribuitogli/le alla nascita (cfr. wikipedia).

     

    Fonte: Life Site News, 18 ottobre 2021. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà - Italia

    © La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte.

  • Papa Francesco riabiliterà Camilo Torres, il prete guerrigliero marxista della Colombia?

    Corrono Voci Che Rallegrano La Sinistra E Allarmano I Fedeli Cattolici

     

    Camilo Torres con campesinos colombianos

     

    Gustavo Solimeo

     

    Ci sono voci sempre più frequenti su una imminente riabilitazione (e anche beatificazione?) di padre Camilo Torres Restrepo. Il sacerdote colombiano morì nel 1966, armi in mano mentre combatteva tra le fila dell'Esercito di Liberazione Nazionale (ELN), un movimento guerrigliero marxista.

  • Per Papa Francesco la Sacra Eucaristia è il "pane dei peccatori". Per San Tommaso D'Aquino è il "panis angelorum"

     

     

    Luiz Sérgio Solimeo 

     

    Il Corpus Domini è la grande e solenne festa liturgica in lode del Santissimo Sacramento. Ispirata da Santa Giuliana di Mont Cornillon (1193-1258), ebbe la sua origine nel Medioevo. Papa Urbano IV l’approvò con la Bolla Transiturus dell'8 settembre 1264 e chiese a San Tommaso d'Aquino di comporne l’ufficio liturgico.

  • Perché manca Dio nella Economy of Francesco?

     

     

    di John Horvat

    Economy of Francesco è il nome di un'iniziativa di Papa Francesco in cui si invitano "giovani economisti, imprenditori e changemakerdel mondo" ad affrontare i problemi economici del mondo. Il progetto cerca di essere una fonte esplosiva di energia e nuove idee per un mondo stanco e bisognoso di cambiamento. Il veicolo principale per comunicare questo messaggio è un sito web multilingue dello stesso nome che presenta i risultati dell'"ascolto" dei "popoli" e dei "cuori" per costruire un mondo migliore. Eventi occasionali online e video popolano anche il sito e danno un aspetto di esuberanza giovanile.  

    Tuttavia, non è tutto oro quel che luccica. A guardare sotto la superficie del progetto si scoprono errori vecchi e familiari. Mentre gli obiettivi dichiarati possono sembrare lodevoli, l'ideologia sottostante è discutibile. Tutto sul sito apparirebbe molto più fresco se certe sue idee riciclate non fossero così stantie.

    La Economy of Francesco richiede di attraversare a guado una miscela confusa che sembra formata da un'accozzaglia di rapporti di commissioni delle Nazioni Unite, del manifesto ecologico della Laudato Si, dell'attivismo del Green New Deal e degli stereotipi del Sinodo dell'Amazzonia. Come la maggior parte dei progetti di "ascolto" di Papa Francesco, si prende atto solo di ciò che si vuole sentire. Nel suo nucleo si trova un messaggio fatto "in nome dei giovani e dei poveri del mondo".

    Mentre il sito vuole apparire giovanile, riesce invece ad avere un tono infantile alla Greta Thunberg. Nella sua introduzione si invita al cambiamento con lo stesso tono disperato e urgente: "I nostri tempi sono troppo difficili per chiedere qualcosa di diverso dall'impossibile".

    Tuttavia, l'appello riesce a trasmettere ciò che sembrerebbe impossibile: un messaggio ispirato dal Vaticano ma che non contiene nulla che lo identifichi come cattolico o addirittura come religioso. Infatti, da nessuna parte in questo appello di quasi 900 parole appaiono le parole "Dio", "Gesù", "Maria" o "cattolico". Neanche il peccato e il vizio sono menzionati. Il documento non è nemmeno diretto ai membri della Chiesa ma a "economisti, imprenditori, decisori politici, lavoratori e cittadini del mondo".

    Il progetto è tutto sull'umano e niente sul divino. Nonostante si mostri desideroso di essere inclusivo, esclude Dio dalla soluzione dei problemi del mondo. L'aspetto materialista è tanto più evidente quanto più l'unico obiettivo del progetto è costruire un mondo migliore attraverso l'economia. Detto progetto è diviso in dodici "villaggi", che sarebbero gruppi di lavoro che discutono temi specifici.

    I dodici temi dei villaggi sono management e dono, finanza e umanità, lavoro e prendersi cura, agricoltura e giustizia, CO2 della disuguaglianza, vocazione e profitto, affari e pace, donne per l'economia, energia e povertà, imprese in transizione, vita e stile di vita e, infine, politiche e felicità.

    I temi-villaggio evidenziano alcune legittime aree di preoccupazione. Tuttavia, il linguaggio impiegato per esprimerli riflette gli schemi secolari, ecologisti, socialisti e "woke"(ndt, termine per descrivere un “risveglio” della sinistra davanti alle ingiustizie sociali). Per descrivere più accuratamente il progetto, forse sarebbe meglio concentrare i dodici villaggi in quattro kolchozsecondo tematiche che rivelano meglio la realtà egualitaria delle loro proposte.

    Così, il primo kolkhoz potrebbe mettere in evidenza il tema della lotta di classe e dell'uguaglianza. Un tema costantemente ricorrente nell'Economy of Francescoè la divisione del mondo in ricchi e poveri o nei conflitti generati dalla politiche identitarie. Invece di cercare l’armonia sociale, in questo kolchoz sicerca di sottolineare la lotta di classe come mezzo per realizzare la giustizia sociale.

    Dunque, l'ineguaglianza delle nazioni è enfatizzata dalla esigenza di condividere con i paesi a basso reddito le tecnologie avanzate, in modo che siano utilizzate per raggiungere la "produzione sostenibile" e la "giustizia climatica".

    Il progetto critica anche le "ideologie economiche" che "offendono e rifiutano i poveri, i malati, le minoranze e le persone svantaggiate di ogni tipo". Il colpevole senza nome non è, per es., il comunismo, ma coloro che cercano il profitto nel loro lavoro. Esso invita inoltre "le organizzazioni economiche e le istituzioni civili a non fermarsi finché le lavoratrici donne non avranno le stesse opportunità dei lavoratori maschi".

    Dappertutto troviamo il costante richiamo all'uguaglianza. L'enfasi fa capire che le disuguaglianze giuste e ordinate che Dio desidera, come quelle basate sul talento, l'intelletto, lo sforzo e così via, sono illegittime e non necessarie per il progresso umano. Invece, queste disuguaglianze legittime sono condannate come non favorevoli alla creazione di "luoghi autenticamente umani e felici".

    Il kolkhoz per l'ecologia e la sostenibilità promuove una nuova dittatura ecologica che cerca di orientare tutte le cose verso il culto della terra. Così, c'è la richiesta di una gestione etica dei beni comuni, in particolare nelle aree di "atmosfera, foreste, oceani, terra, risorse naturali, tutti gli ecosistemi, la biodiversità e i semi". Questi temi sono al centro delle preoccupazioni per raggiungere la "giustizia climatica".

    L' Economy of Francesco chiede alle istituzioni nazionali e internazionali di promuovere e addirittura "premiare" coloro che meglio sapranno realizzare una "sostenibilità ambientale, sociale, spirituale e, non ultima, manageriale" che renda possibile "la sostenibilità globale dell'economia".

    Gli obiettivi e i piani del kolkhoz per il socialismo e la regolamentazione globale vanno oltre i semplici suggerimenti. Il socialismo genera regolamentazione e azione esecutiva. Come tutti i piani generali socialisti, questo collettivo immagina leggi, carte e trattati globali per far rispettare le buone intenzioni degli autori del progetto.

    Così, ci sono richieste di politiche sociali "riconosciute a livello mondiale da un trattato concordato che scoraggi le scelte commerciali basate solo sul profitto". Un nuovo patto fiscale globale deve essere fatto per abolire immediatamente i paradisi fiscali, che rubano "sia al presente che al futuro". Ma non si parla di eliminare il comunismo.

    Le nuove istituzioni finanziarie, e quelle esistenti come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, devono "essere riformate in senso democratico e inclusivo per aiutare il mondo a riprendersi dalla povertà e dagli squilibri prodotti dalla pandemia". Le grandi aziende e le banche dovrebbero "introdurre un comitato etico indipendente nella loro governance con un diritto di veto sull'ambiente, la giustizia e l'impatto sui più poveri".

    L'ultimo kolkhoz pretende di poter chiedere l'abolizione della guerra e l'instaurazione della pace,completando la serie di richieste di Economy of Francesco. "Noi giovani non possiamo più tollerare che vengano sottratte risorse alla scuola, alla sanità, al nostro presente e al nostro futuro per fabbricare armi e alimentare le guerre al fine di venderle".

    La guerra è vista dalla prospettiva materialista marxista delle cause sistemiche. L’ineguaglianza, la povertà e la vulnerabilità economica mettono in pericolo la pace. La guerra non è mai giusta. La guerra non è il risultato del peccato, della natura umana caduta o delle ideologie malvagie (come il comunismo).

    In conseguenza, i liberi mercati sono etichettati come squilibrati e visti come fonti di conflitto, mentre le strutture sociali più egualitarie favoriscono la pace. La sostenibilità sociale e ambientale introdurrà la pace ed eliminerà la guerra per sempre.

    LaEconomy of Francesco è un progetto senza anima. È una collezione di slogan presi dall'ecologia, dal socialismo e dalla politica "woke". Il sito web riflette un entusiasmo forzato che caratterizza le moderne "attività giovanili" proposte dalla Chiesa progressista del post Concilio Vaticano II. E dietro l'apparenza di esuberanza giovanile ci sono gli esausti errori marxisti ed ecologisti dei tempi passati e presenti.

    Tali progetti sono superficiali e poco attraenti perché non sono centrati in obiettivi eterni. Non c'è un richiamo al ritorno alla virtù e alla santità personale o alla lotta contro il peccato e il vizio. L’appello introduttivo della Economy of Francesco non invoca Dio né cerca l'aiuto della Sua grazia.

    Il risultato è un blando invito a un'esistenza materiale egualitaria. Ai giovani promotori del progetto si chiede di impegnarsi "a vivere i migliori anni della nostra energia e intelligenza affinché la Economy of Francesco possa sempre più portare sale e lievito nell'economia di tutti".

    Un tale appello è contrario alla tradizionale chiamata della Chiesa alla santità. In tempi in cui i principi del Vangelo plasmavano la società, i cuori e le menti della cristianità erano rivolti al sublime spirito della Via Crucis. Esso permeava l'economia, l'arte e il pensiero, dando valore, significato e bellezza a tutte le cose umane. Così, l'economia della "Via Crucis" trovò un senso ai sacrifici e alle limitazioni legate al soddisfacimento dei bisogni economici dell'uomo.

    L'umanità non troverà mai la pace - la “tranquillità dell'ordine” - finché non tornerà a Dio, il centro di tutte le cose. Ella deve obbedire ancora una volta al consiglio divino: "Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta" (Matteo 6, 33).

     

    Fonte: Crisis Magazine, 4 ottobre 2021. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

    © La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte.

  • Proprietà privata diritto secondario: un assist ai regimi

     

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    di Stefano Fontana

     

    Papa Francesco afferma spesso che quello alla proprietà privata non è un diritto assoluto e che può essere limitato. Di recente è tornato sull’argomento con il videomessaggio alla Conferenza internazionale sul lavoro dell’ONU del 17 giugno scorso con queste parole: «A volte quando si parla di proprietà privata, dimentichiamo che è un diritto secondario, che dipende da questo diritto primario, che è la destinazione universale dei beni». Anche stavolta, le sue affermazioni si sono accompagnate ad altre sulla società “dello scarto” e sulla necessità di ripensare completamente questa economia “che uccide”. Chi ascolta i discorsi del papa è spinto a collegare il richiamo alla proprietà privata come diritto “secondario”, e quindi che si può manomettere in virtù di quello primario, e la necessità di opporsi all’economia “che uccide” perché non accetterebbe manomissioni alla proprietà privata.

  • Quale conversione per la Russia?

     

     

    di Federico Catani

    Papa Francesco consacrerà la Russia e l’Ucraina al Cuore Immacolato di Maria il prossimo 25 marzo. Lo stesso farà, in contemporanea, il cardinale Krajewski a Fatima.

    Da diversi anni nel mondo cattolico c’è chi ritiene che la Russia sia già stata consacrata nel 1984 da papa Giovanni Paolo II e si sia convertita, perché l’URSS è collassata e oggi la Federazione Russa è guidata dal presidente Vladimir Putin, che sarebbe difensore dei valori della cristianità. Dietro questo modo di pensare v’è l’idea che la conversione preannunciata dalla Madonna a Fatima riguardasse solo il crollo del sistema sovietico.

     

    Già consacrata?

    Eppure, ci sono valide ragioni per credere che quella del 1984 non fu la consacrazione compiuta nei termini e modi chiesti dalla Madonna. Tralasciamo in questa sede le opinioni di suor Lucia, che, sebbene in un primo momento abbia negato che si fosse adempiuto quanto esattamente chiesto dalla Madre di Dio, solo a partire dal 1989, con la caduta del Muro di Berlino e per via di pressioni vaticane, cambiò idea e dichiarò che la consacrazione della Russia era avvenuta.

    Basiamoci solo sui fatti. La Madonna a Fatima spiegò che a seguito della consacrazione della Russia, questa si sarebbe convertita e sarebbe stato concesso al mondo un periodo di pace: “Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà”.

    Ebbene, è vero che uno è il tempo della semina e altro quello del raccolto. Ed è altrettanto vero che l’atto compiuto da Giovanni Paolo II ha probabilmente avuto, assieme ad altri fattori, i suoi benefici effetti, ovvero l’implosione, senza grande spargimento di sangue, del mostro sovietico. Del resto, anche la consacrazione del mondo fatta da Pio XII nel 1942 era servita, secondo suor Lucia, ad abbreviare la durata della guerra mondiale in corso.

    Però guardiamoci intorno. Questi ultimi decenni sono stati forse decenni di pace? Gli errori del comunismo sono scomparsi? Dov’è il trionfo del Cuore Immacolato promesso dalla Madonna? E soprattutto, si può affermare che la Russia si sia convertita?

    Prima di tutto occorre riflettere sul fatto che il comunismo non è affatto morto né ha smesso di diffondere i suoi errori: si dimentica infatti che l’ideologia marxista ha una natura evoluzionistico-trasformista e il suo nucleo centrale non riguarda solo un certo tipo di economia, ma l’ideologia ateo-materialistica. E oggi gli errori del comunismo si manifestano con altri tipi di lotte di classe: femmine contro maschi, figli contro genitori, omosessuali contro eterosessuali, animali e ambiente contro genere umano, neri contro bianchi, tribalismo indigeno contro civilizzazione cristiana e così via.

     

    Il ritorno alla Chiesa cattolica

    E poi è necessario tenere a mente quanto scritto da Padre Joaquín María Alonso, che intervistò molte volte l’ultima veggente di Fatima: «Potremmo affermare che Lucia ha sempre pensato che la “conversione” della Russia non va intesa soltanto come un ritorno del popolo russo alla religione cristiano-ortodossa, rigettando l’ateismo marxista dei Soviet, ma piuttosto si riferisce semplicemente e chiaramente alla conversione totale e integrale del ritorno all’unica e vera Chiesa, la cattolica romana»[1].

    Come si può pensare infatti che la Madonna accetti che il popolo russo resti nell’errore dello scisma ortodosso? La Beata Vergine Maria, debellatrice di tutte le eresie, approverebbe quindi la separazione da Roma e dal Romano Pontefice? E perché avrebbe chiesto proprio al Papa e a tutti vescovi del mondo in comunione con lui la consacrazione? Non è forse questo un riconoscimento fatto dalla Madonna del potere immenso del Papato? Non è forse un’implicita apologia del primato pontificio?

    La Madonna non ha promesso una conversione alla liberaldemocrazia o ai diritti dell’uomo. La Madre di Dio infatti non è antropocentrica né tantomeno ecumenica, ma vuole la conversione ai diritti di Dio: solo così anche la dignità umana sarà realmente rispettata e difesa.

    Ecco allora che l’effetto primario della consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria è il suo ritorno alla fede cattolica. Sì, perché è la Chiesa cattolica, nonostante la sua crisi spaventosa, a possedere la verità tutta intera. Rifugiarsi nell’ortodossia per scappare dal modernismo cattolico non è la soluzione, ma un tradimento. Piuttosto bisognerebbe lottare per restaurare e valorizzare la dottrina e la liturgia tradizionali della Chiesa di Roma, anziché illudersi di trovare nell’ortodossia russa un baluardo contro la deriva morale dell’Occidente.

     

    La Russia deve ancora convertirsi

    Ora, dopo quasi quarant’anni dall’atto di Giovanni Paolo II, non si vede neanche l’ombra della fine dello scisma di Mosca. Anzi. Le conversioni al cattolicesimo in Russia sono pochissime e la legislazione ammette come religioni tradizionali del paese - e quindi protette - ovviamente l’Ortodossia, e poi il Buddismo, il Giudaismo e l’Islam. Per la religione cattolica «vi è un regime non di libertà, bensì di tolleranza, i cui confini con l’intolleranza sono sempre aleatori. Si consideri, in proposito, la normativa sui veti amministrativi posti nei confronti dei ministri del culto stranieri e quella sui visti di ingresso in Russia al fine di evitare l’espansione spirituale e di garantire la sicurezza spirituale del paese»[2].

    Non è ad esempio un caso che nessun Papa finora sia mai riuscito a mettere piede sul territorio della Federazione. Quanto alla società russa, inoltre, non vi è molta differenza con quella dei Paesi occidentali. La pratica religiosa è molto bassa, mentre il degrado morale dilaga. Il tasso di aborti e divorzi è altissimo, la pratica dell’utero in affitto è permessa e gli omosessuali, benché non possano manifestare pubblicamente il loro “orgoglio”, hanno comunque i propri locali dove trovarsi, almeno nei grandi centri urbani.

    Tutto ciò permette di comprendere meglio quanto sia necessaria una consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria oggi, anno del Signore 2022. Ma per produrre i suoi frutti, è necessario che si uniscano al Papa tutti i vescovi cattolici del mondo, ciascuno nella propria diocesi, così come espressamente richiesto dalla Madonna.

    Data la gravità del momento, con il mondo sull’orlo di una possibile terza guerra mondiale a seguito del conflitto russo-ucraino, l’auspicio è che il Santo Padre esorti tutti i suoi fratelli nell’episcopato a recitare insieme a lui la consacrazione il prossimo 25 marzo.

     

    Note

    [1]ALONSO J.M., La verdad sobre el secreto de Fátima, Ejército Azul, Ediciones Sol de Fátima 1988², p. 81.

    [2] CODEVILLA G., La laicità dello Stato nella revisione costituzionale della Federazione di Russia

     

    © La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte.  

  • S.E. mons. Schneider sulla consacrazione della Russia e dell'Ucraina da parte di papa Francesco

    In una sua esaustiva valutazione prima e dopo l’atto a San Pietro nel giorno dell’Annunciazione, mons. Athanasius Schneider risponde alle domande della nota vaticanista americana riguardo l’importanza della Consacrazione del 25 marzo, la sua portata, la controversia sull’espressione “Terra del Cielo” attribuita alla Madonna e altri importanti aspetti dell’evento.

     

     

    di Diane Montagna

    [AGGIORNAMENTO]

    25 marzo 2022 (OnePeterFive) - Nei giorni scorsi sono sorte polemiche per una discrepanza nella traduzione di un titolo attribuito alla Madonna contenuto nell'atto di consacrazione al Cuore Immacolato offerto da Papa Francesco questa sera nella Basilica di San Pietro.

     

    Mentre la traduzione inglese dice:

    Perciò, o Madre, ascolta la nostra preghiera.

    Stella del mare, non farci naufragare nella tempesta della guerra.

    Arca della Nuova Alleanza, ispira progetti e percorsi di riconciliazione.

    Regina del Cielo, restituisci al mondo la pace di Dio.

     

    L'originale italiano dice:

    Accogli dunque, o Madre, questa nostra supplica.

    Tu, stella del mare, non lasciarci naufragare nella tempesta della guerra.

    Tu, arca della nuova alleanza, ispira progetti e vie di riconciliazione.

    Tu, "terra del Cielo", riporta la concordia di Dio nel mondo.

     

    L'originale italiano "terra del Cielo" non si traduce in inglese come "Regina del Cielo", ma come "earth of Heaven" o "Heaven's earth".

    Avendo portato questa discrepanza all'attenzione del portavoce vaticano Matteo Bruni, che l'ha inoltrata alle autorità competenti ed è in attesa di una risposta, abbiamo chiesto al vescovo Athanasius Schneider, la cui competenza è la patristica (cioè lo studio dei Padri della Chiesa), se avesse familiarità con questa espressione, e se ci fossero problemi inerenti al suo uso. Ecco la sua risposta:

    ***

    (Mons. Athanasius Schneider): Nell'Atto di Consacrazione della Russia e dell’Ucraina al Cuore Immacolato di Maria, l'espressione "terra del Cielo" [dall'originale italiano] è stata tradotta nelle altre lingue latine (portoghese, spagnolo, francese) allo stesso modo. In tedesco è stata tradotta: "Du Irdische im Himmel" (cioè, Tu sei la terra del Cielo). In molte lingue slave, e in russo, è stato tradotto: "terra celeste"; in slovacco: "terra dal cielo"; e in polacco: "terra del cielo". E come lei fa notare, in inglese è stata tradotta "Regina del cielo", quando una resa più accurata sarebbe "Heaven’s earth" o, più letteralmente, “earth of Heaven.” ("terra del cielo").

    Anche se c'è un'evidente discrepanza nelle traduzioni, comunque l'espressione "terra del Cielo" non è di per sé eretica o pagana. Non bisogna vedere immediatamente in questa espressione un parallelo con la Pachamama, ma interpretarla in modo oggettivo, benevolo e cattolico, il che è possibile. Ci sono poesie e canti mariani tradizionali cattolici con espressioni abbastanza simili come "Maria è il giardino celeste" o il "giardino del cielo". Consideriamo poi come l'espressione si accorda con la Sacra Scrittura, i Padri e la Liturgia:

    Sacra Scrittura

    L'espressione "earth of heaven" o "heaven’s earth" può essere interpretata in modo coerente con la Sacra Scrittura. Può avere il significato di "nuova terra" usato in 2Pietro 3, 13 e Apocalisse 21, 1-2 ed è coerente con la profezia dell'Antico Testamento che vediamo realizzata in Maria: "si apra la terra e produca la salvezza e germogli insieme la giustizia” (Isaia 45,8).

    Padri e dottori della Chiesa

    Troviamo anche espressioni simili nei Padri della Chiesa. Sant'Efrem il Siro scrisse: "La terra vergine di un tempo diede alla luce l'Adamo che è signore della terra, ma oggi un'altra vergine ha dato alla luce l'Adamo che è signore del cielo" (Inni sulla Natività, 1,16). Qui, la verginità è paragonata alla terra; la "terra vergine" scelta da Dio per far nascere il primo Adamo è un tipo di Maria, la terra vergine che ha dato alla luce Gesù Cristo, il secondo Adamo. Più tardi, San Giovanni Crisostomo dirà:

    “La parola Eden significa terra vergine. Ora tale era quella regione in cui Dio piantò il paradiso.... Ora questa vergine (terra) è un tipo della Vergine. Perché come quella terra, senza aver ricevuto alcun seme, fiorì per noi il paradiso; così anche Maria, senza aver concepito l'uomo, fiorì per noi Cristo (De mutatione nominum, 2, 3-4)”.

    Allo stesso modo, San Giovanni Damasceno disse: "Le porte del paradiso si aprono e ricevono la terra portatrice di Dio, sulla quale ha avuto origine Cristo, l'albero della vita eterna" (Omelia 3 sulla Dormizione di Santa Maria). E in un inno del XI secolo composto da San Pietro Damiano in onore della Beata Vergine Maria, il santo esclama "Es et terra cœlestis", cioè "e tu sei la terra celeste" (Rhythmus de S. Maria virgine).

    Liturgia bizantina

    Secondo un articolo pubblicato il 23 marzo 2022 dall'Osservatore Romano, l'espressione "terra del Cielo" è "tratta da un inno monastico bizantino-slavo, e significa poeticamente l'unione del cielo e della terra che possiamo contemplare in Maria, che è anche assunta in cielo con il suo corpo". La liturgia bizantina contiene, infatti, espressioni simili a "terra del cielo". Di Maria si dice: "Io sono la terra incolta" (Liturgia bizantina, Octoechos [Libro degli Inni], voce 8, domenica, inno 6), che significa: "Io sono la terra celeste", "la terra verginale", la "terra paradisiaca". E altrove è lodata come "Terra benedetta, sposa benedetta di Dio, terra incolta e salvatrice del mondo" (Canone per la Santa Cena, Ode 1, Theotokos).

    Maria è la Madre della nuova creazione. Il mistero della sua Assunzione corporale al cielo è anche legato al significato di "terra nuova" o "terra celeste". P. Garrigou-Lagrange lo spiega così:

    La maledizione divina espressa nella Genesi comprende, in parte: "E in polvere ritornerai". Maria, benedetta tra tutte le donne, doveva essere esente da questa maledizione, non doveva conoscere la corruzione della tomba; cioè l'ora della risurrezione doveva essere anticipata per lei. La resurrezione gloriosa è seguita dall'Assunzione o elevazione in cielo del suo corpo glorioso, che non è più fatto per la terra dove tutto passa, appassisce e si corrompe.

    ***

    [AGGIORNAMENTO]

    ROMA, 23 marzo 2022 (OnePeterFive) - Con la pubblicazione odierna da parte del Vaticano (in 35 lingue) dell'Atto di Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria che Papa Francesco leggerà il 25 marzo, abbiamo chiesto al vescovo Athanasius Schneider se crede che la formula soddisfi gli elementi essenziali della richiesta della Madonna a Fatima. Ecco la sua risposta, seguita dalla nostra intervista più approfondita sulla Consacrazione di Russia e Ucraina.

    (Sua Eccellenza mons. Athanasius Schneider): "Rispetto alla formulazione dei due precedenti atti di consacrazione, fatti da Papa Pio XII (nel 1952) e da Papa Giovanni Paolo II (nel 1984), le parole e la forma della consacrazione che sarà usata da Papa Francesco il 25 marzo esprimono più chiaramente le richieste della Madonna di Fatima. Papa Francesco ha persino aggiunto la parola "solennemente" a "consacrare", un'espressione che mancava nelle formule del 1952 e del 1984:

    1952: “in modo specialissimo, consacriamo tutti i popoli della Russia al medesimo Cuore immacolato” (Lettera Apostolica di Pio XII, SACRO VERGENTE ANNO, Consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria).

    1984: "O Madre degli uomini e dei popoli... Ti affidiamo e consacriamo quegli uomini e quelle nazioni, che di questo affidamento e di questa consacrazione hanno particolarmente bisogno". (Papa Giovanni Paolo II, Consacrazione degli uomini e delle nazioni).

    2022: “Noi, dunque, Madre di Dio e nostra, solennemente affidiamo e consacriamo al tuo Cuore immacolato noi stessi, la Chiesa e l’umanità intera, in modo speciale la Russia e l’Ucraina.” (Atto di Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria).

    La Madonna non ha detto che l'approvazione papale della comunione riparatrice nei primi sabati debba essere parte della formula di Consacrazione. Ella chiese l'approvazione papale di questa pratica solo al fine di ottenere i frutti da Lei promessi con l'atto di Consacrazione. L'approvazione papale potrebbe manifestarsi, per esempio, in un decreto della Penitenzieria Apostolica che dica che i fedeli che praticano la comunione riparatrice nei cinque Primi Sabati otterranno l'indulgenza plenaria. Un tale decreto generalmente indica che è stato approvato dal Santo Padre.

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    SUA ECCELLENZA MONS. SCHNEIDER SULLA CONSACRAZIONE DELLA RUSSIA E DELL'UCRAINA DA PARTE DI PAPA FRANCESCO

    21 marzo 2022 (Roma) - Mentre Papa Francesco si prepara a consacrare la Russia e l'Ucraina al Cuore Immacolato di Maria il 25 marzo, il vescovo Athanasius Schneider condivide i suoi pensieri su questo evento storico e su ciò che i fedeli dovrebbero aspettarsi della Consacrazione se svolta secondo i desideri della Madonna.

    Oltre alle sue speranze di pace, il vescovo ausiliare di Astana, Kazakistan, i cui primi anni li trascorse nella Chiesa clandestina sovietica, e che ha costruito la più grande chiesa dell'Asia centrale dedicandola alla Madonna di Fatima, discute anche la decisione di includere l'Ucraina nella consacrazione, l'importanza della partecipazione di Benedetto XVI, e le sue speranze per una possibile unità con gli ortodossi attraverso questo atto.

    S.E. mons. Schneider, che nel nostro libro-intervista con lui del 2019, "Christus Vincit: il trionfo di Cristo sulle tenebre del nostro tempo", ritiene che la consacrazione della Russia non si sia finora svolta secondo i desideri della Madonna, ha parlato con OnePeterFive il 21 marzo. Qui di seguito il nostro colloquio:

    (Diane Montagna): Eccellenza, quei lettori che potrebbero non conoscere la storia e i dettagli della richiesta della Madonna a Fatima di consacrare la Russia al suo Cuore Immacolato, cosa dovrebbero tenere a mente?

    (Vescovo Athanasius Schneider): Vorrei offrire ai lettori il seguente estratto tratto da un articolo di Padre David Francisquini, pubblicato sulla rivista brasiliana "Catolicismo" (Nº 836, Agosto/2020), e intitolato "A consagração da Rússia foi efetivada como Nossa Senhora pediu?" ["La consacrazione della Russia è stata effettuata come la Madonna ha chiesto?"]. Credo che l'autore fornisca un succinto riassunto degli elementi essenziali. Egli scrive:

    Nell'apparizione del 13 luglio 1917, la Madonna disse ai bambini che Dio avrebbe "punito il mondo per i suoi crimini con la guerra, la fame e la persecuzione della Chiesa e del Santo Padre. [...] Per impedire questo, verrò a chiedere la consacrazione della Russia al mio Cuore Immacolato e la comunione di riparazione nei primi sabati. Se le mie richieste saranno ascoltate, la Russia si convertirà e ci sarà la pace; in caso contrario, essa diffonderà i suoi errori in tutto il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni; i buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno annientate; alla fine, il mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre mi consacrerà la Russia, che si convertirà, e un periodo di pace sarà concesso al mondo".

    Dodici anni dopo, il 13 giugno 1929, mentre risiedeva a Tui, in Spagna, Suor Lucia ebbe una visione in cui la Madonna le disse: "È giunto il momento in cui Dio chiede al Santo Padre di fare, in unione con tutti i vescovi del mondo, la consacrazione della Russia al mio Cuore Immacolato, promettendo di salvarla con questo mezzo".

    Ancora nel 1929, la veggente fece conoscere questa richiesta a Papa Pio XI, e l'anno successivo scrisse al suo confessore, P. José Bernardo Gonçalves S.J., riferendo che Nostro Signore l'aveva esortata a chiedere al Santo Padre l'approvazione della devozione riparatrice dei primi sabati. E aggiungeva: "Se non mi sbaglio, il buon Dio promette di porre fine alla persecuzione in Russia se il Santo Padre si degnerà di fare, e allo stesso modo ordinerà ai Vescovi del mondo cattolico di fare, un atto solenne e pubblico di riparazione e di consacrazione della Russia ai Santissimi Cuori di Gesù e Maria".

    In una successiva comunicazione intima, Nostro Signore si lamentò con Suor Lucia: "Non accoglieranno la mia richiesta. Come il re di Francia, si pentiranno; e lo faranno, ma sarà tardi. La Russia avrà già diffuso i suoi errori in tutto il mondo". In una lettera al suo confessore, datata 18 maggio 1936, Suor Lucia dichiara: "Intimamente, ho parlato con Nostro Signore della questione; e poco tempo fa Gli ho chiesto perché non ha convertito la Russia senza che Sua Santità facesse questa consacrazione". Questa fu la risposta che Suor Lucia ricevette da Gesù: "Perché voglio che tutta la mia Chiesa riconosca questa consacrazione come un trionfo del Cuore Immacolato di Maria, per poi estendere la sua venerazione e porre, accanto alla devozione del mio Cuore Divino, la devozione di questo Cuore Immacolato".

    Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, Suor Lucia si rivolge direttamente al nuovo Papa, Pio XII: "In diverse comunicazioni intime, Nostro Signore non ha cessato di insistere su questa richiesta, promettendo recentemente - se Vostra Santità si degnerà di fare la consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria, con menzione speciale per la Russia, e di ordinare che, in unione con Vostra Santità e allo stesso tempo, lo facciano anche tutti i Vescovi del mondo - di abbreviare i giorni di tribolazione con cui ha deciso di punire le nazioni per i loro crimini, attraverso la guerra, la carestia e varie persecuzioni della Santa Chiesa e Vostra Santità."

    Dal 1984 fino alla caduta del muro di Berlino, Suor Lucia sostenne che nessuna delle consacrazioni fatte fino ad allora era stata "valida" (nel senso che avevano soddisfatto i requisiti fissati dalla Madonna). In un'intervista rilasciata nel 1985 alla rivista Sol de Fátima, dichiarò perentoriamente, riguardo a quelle effettuate da Giovanni Paolo II a Fatima (1982) e a Roma (1984): "Non c'è stata la partecipazione di tutti i vescovi, né è stata menzionata la Russia".

    In una lettera dell'8 novembre 1989, Suor Lucia dichiarò: "Sì [la consacrazione] è stata effettuata come richiesto dalla Madonna, dal 25 marzo 1984". E in una conversazione del Cardinale Tarcisio Bertone con Suor Lucia, questa avrebbe dichiarato: "Ho già detto che la consacrazione voluta dalla Madonna è stata fatta nel 1984 ed è stata accettata in Cielo".

    (DM) Eccellenza, come spiega questo cambiamento nel pensiero di Suor Lucia in soli quattro anni?

    (+AS):Nel suddetto articolo, P. Francesquini offre questa plausibile risposta:

    È legittimo congetturare che, nel rivalutare l'atto di Giovanni Paolo II nel 1984, Suor Lucia si sia lasciata influenzare dall'atmosfera di ottimismo che si diffuse nel mondo dopo il crollo dell'Impero Sovietico. Va notato che Suor Lucia non godeva del carisma dell'infallibilità nell'interpretazione dell'alto messaggio ricevuto. Pertanto, spetta agli storici, ai teologi e ai pastori della Chiesa analizzare la coerenza di queste dichiarazioni, raccolte dal Cardinale Bertone, con le precedenti affermazioni della stessa Suor Lucia. Tuttavia, una cosa è chiara: i frutti della consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria, annunciati dalla Madonna, sono lontani dall'essersi materializzati. Non c'è pace nel mondo.

    (DM): Eccellenza, crede che la consacrazione della Russia alla Madonna sia stata fatta?

    (+AS): Nel capitolo 19 del nostro libro "Christus vincit. Il trionfo di Cristo sulle tenebre del nostro tempo" (Fede & Cultura, 2020), abbiamo discusso questa domanda. Ho detto in quello scambio:

    Come sappiamo, il 25 marzo 1984, Papa Giovanni Paolo II consacrò tutta l'umanità al Cuore Immacolato, alla presenza della vera, originale statua di Fatima, in Piazza San Pietro. In quella consacrazione, egli menzionò specialmente quei popoli di cui la Madonna desiderava la consacrazione. Pertanto, fu una consacrazione implicita della Russia.

    Nella Cattedrale di Nostra Signora di Fatima a Karaganda, il centenario della prima apparizione della Madonna a Fatima, il 13 maggio 2017, fu celebrato nel contesto di un Congresso Mariologico. Papa Francesco inviò per l’occasione come legato pontificio il cardinale Paul Josef Cordes, e nell'omelia il cardinale Cordes menzionò la cosiddetta consacrazione della Russia al Cuore Immacolato, fatta da Papa Giovanni Paolo II nel 1984. Raccontò che qualche tempo dopo la consacrazione del 1984, fu invitato dal Papa a cena nel suo appartamento, e durante questo incontro chiese al Santo Padre: "Perché non ha consacrato esplicitamente la Russia?". Giovanni Paolo II gli rispose: "Era mia intenzione farlo". Il papa ha poi aggiunto che, a causa delle preoccupazioni dei diplomatici vaticani, non potè fare la consacrazione come aveva inizialmente previsto, consacrando la Russia in modo esplicito. Possiamo quindi vedere che, a causa delle conseguenze politiche presentate dalla diplomazia vaticana, Papa Giovanni Paolo II fece la consacrazione in questo modo implicito. Questi sono i fatti.

    Suor Lucia fu interrogata su questo atto. Lei disse: "Il cielo l'ha accettato". Ma questa frase di Suor Lucia, o altre frasi simili, non significano per me che questo atto sia stato il più perfetto. Certo, quando un papa fa una preghiera e una consacrazione così bella, il cielo l’accetta. Il cielo accetta ogni preghiera sincera e bella. Ma questo non significa, secondo me, che in futuro non si possa fare un atto di consacrazione più perfetto, che anche il cielo riceverà e accetterà.

    (DM): Allora, lei crede che la consacrazione, come la Madonna l'ha chiesta a Fatima, sia stata fatta o no?

    (+AS): Non è ancora stata fatta nel modo richiesto dalla Madonna. Secondo me, la consacrazione deve essere fatta più perfettamente, e questo significa con la menzione esplicita della Russia insieme alle altre condizioni, come specificate dalla Madonna. Spero e credo che un giorno, con un perfetto atto di consacrazione della Russia al Cuore Immacolato da parte di un futuro papa, il cielo riverserà molte abbondanti grazie per la Chiesa e l'umanità, e per la piena conversione della Russia (Christus Vincit, pp. 299-300).

    (DM): Il Vaticano ha annunciato che Papa Francesco consacrerà la Russia e l'Ucraina al Cuore Immacolato di Maria il 25 marzo, festa dell'Annunciazione, durante una funzione penitenziale alle 17 nella Basilica di San Pietro. La Sala Stampa della Santa Sede ha informato i giornalisti che la consacrazione stessa avverrà probabilmente intorno alle 18:30 (Roma), cioè alla conclusione della funzione penitenziale. Il Vaticano ha anche confermato che Papa Francesco ha invitato i vescovi del mondo, e i loro sacerdoti, a unirsi a lui in questa consacrazione. Alcuni si chiedono perché il Papa abbia incluso l'Ucraina, e se la sua inclusione rappresenti un ostacolo all'adempimento della specifica richiesta della Madonna. Cosa direbbe a coloro che si interrogano su questo?

    (+AS): Data l'attuale e dolorosa guerra in Ucraina, è del tutto comprensibile che Papa Francesco menzioni anche l'Ucraina. Si dovrebbe anche considerare che nel luglio 1917, quando la Madonna parlò per la prima volta della consacrazione della Russia, una gran parte del territorio dell'attuale Ucraina apparteneva all'Impero Russo, che chiamava alcune regioni di questo territorio "Piccola Russia" e "Russia del Sud". Se il Papa oggi menzionasse solo la Russia, una gran parte del territorio (cioè la maggior parte dell'attuale Ucraina), che la Madonna aveva davanti agli occhi nel luglio 1917, sarebbe esclusa dalla consacrazione.

    (DM): Alcuni sostengono che, per rispondere fedelmente alla richiesta della Madonna, il Papa deve "ordinare" e non solo "invitare" i vescovi del mondo a unirsi a lui nel consacrare la Russia al Cuore Immacolato. Come risponderebbe a questa obiezione? Quali sono, secondo lei, gli elementi essenziali che devono essere inclusi nella consacrazione, e cosa non è essenziale?

    (+AS): Nella richiesta della Madonna bisogna distinguere gli elementi essenziali da quelli secondari. Gli elementi essenziali, secondo me, sono: la consacrazione al Cuore Immacolato di Maria (e non solo alla "Madre di Dio" o alla "Beata Vergine Maria"); la menzione esplicita della Russia (la menzione aggiuntiva di un'altra nazione vicina alla Russia, o di tutte le nazioni del mondo, non invaliderà la consacrazione poiché l'elemento essenziale della "Russia" è incluso); che sia fatta in unione con tutti i vescovi (questa unione non deve includere il cento per cento dei vescovi quantitativamente parlando, ma l'intero episcopato in senso morale. In un senso simile, se il papa, in un concilio ecumenico, si unisse a una minoranza dottrinalmente sana e respingesse una maggioranza eterodossa, la dottrina o il dogma promulgato sarebbe l'insegnamento di tutta la Chiesa, anche se proclamato dal papa insieme alla parte minore dell'episcopato). A mio avviso, il modo in cui il papa convoca i vescovi a partecipare all'atto della consacrazione (se con un invito formale o con un ordine esplicito) è secondario.

    (DM): La menzione della comunione riparatrice nei cinque primi sabati è essenziale?

    (+AS): Come notato sopra, nell'apparizione del 13 luglio 1917, la Madonna disse che per prevenire i castighi divini (guerra, fame e persecuzione della Chiesa e del Santo Padre) sarebbe venuta a chiedere la consacrazione della Russia al suo Cuore Immacolato e la comunione riparatrice nei primi sabati. "Se le mie richieste saranno ascoltate", disse, "la Russia si convertirà e ci sarà la pace". Più tardi, in una lettera del 1929 al suo confessore, P. José Bernardo Gonçalves S.J., Suor Lucia riferì che la Madonna l'aveva esortata a chiedere al Santo Padre l'approvazione della devozione riparatrice dei Primi Sabati. A mio parere, l'approvazione della pratica della comunione riparatrice dei Primi Sabati non deve necessariamente essere inclusa esplicitamente nella formula di consacrazione. L'approvazione papale potrebbe anche essere manifestata, per esempio, in un decreto della Penitenzieria Apostolica, dicendo che i fedeli che praticano la comunione riparatrice nei cinque primi sabati otterranno l'indulgenza plenaria. Un tale decreto indica generalmente che è stato approvato dal Santo Padre.

    (DM): La distinzione tra rivelazione pubblica e privata è anch'essa importante da tenere presente?

    (+AS): Bisogna distinguere attentamente tra rivelazione divina pubblica e rivelazione privata. I messaggi nelle apparizioni della Madonna a Fatima e poi separatamente a Suor Lucia, anche se riconosciuti dalla Chiesa come di carattere soprannaturale, sono tuttavia una rivelazione privata. La Chiesa ci insegna a questo proposito:

    L'economia cristiana dunque, in quanto è l'Alleanza nuova e definitiva, non passerà mai, e non è da aspettarsi alcun'altra Rivelazione pubblica prima della manifestazione gloriosa del Signore Nostro Gesù Cristo (Concilio Vaticano II, Dei Verbum, 4).

    Lungo i secoli ci sono state delle rivelazioni chiamate «private», alcune delle quali sono state riconosciute dall'autorità della Chiesa. Esse non appartengono tuttavia al deposito della fede. Il loro ruolo non è quello di «migliorare» o di «completare» la Rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica. Guidato dal Magistero della Chiesa, il senso dei fedeli sa discernere e accogliere ciò che in queste rivelazioni costituisce un appello autentico di Cristo o dei suoi santi alla Chiesa. La fede cristiana non può accettare «rivelazioni» che pretendono di superare o correggere la Rivelazione di cui Cristo è il compimento. È il caso di alcune religioni non cristiane ed anche di alcune recenti sette che si fondano su tali «rivelazioni». (Catechismo della Chiesa Cattolica, 67).

    (DM): Il Vaticano non ha ancora pubblicato la preghiera di consacrazione che sarà utilizzata il 25 marzo, ma se conterrà gli elementi essenziali, quali effetti devono aspettarsi i fedeli dalla consacrazione?

    (+AS): L'effetto dell'atto di Consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria, anche se fatto in modo perfetto secondo la richiesta della Madonna, non deve essere inteso come se fosse un sacramento, il cui effetto deriva dalla sua valida celebrazione (ex opere operato). Un atto di consacrazione, teologicamente parlando, è un sacramentale (sacramentale), il cui effetto dipende principalmente dalla preghiera di impetrazione della Chiesa (ex opere operantis ecclesiae). La teologia cattolica precisa che i sacramentali (sacramentalia) non producono la grazia ma la preparano. Un atto di consacrazione non ha un effetto automatico, immediato e spettacolare o sensazionale. Dio, nella sua sovrana, sapiente e misteriosa Provvidenza, si riserva il diritto di determinare il tempo e il modo di realizzare gli effetti di una consacrazione. Facciamo bene a tenere a mente le parole di Nostro Signore: "Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta” (Atti 1, 7). Il modo in cui la Divina Provvidenza guida la storia della salvezza e la storia della Sua Chiesa è solitamente caratterizzata da una crescita organica e dalla gradualità. Il nostro compito è quello di fare ciò che la Madre di Dio ha detto; per il resto spetta alla Provvidenza determinare secondo tempi e modi a noi non ancora noti. Come diceva Sant'Agostino, fino al ritorno di Cristo, "la Chiesa farà il suo pellegrinaggio in mezzo alle persecuzioni del mondo e alle consolazioni di Dio" (cfr. De civitate Dei, 18, 51).

    (DM): Eccellenza, quali sono le sue speranze per la consacrazione della Russia?

    (+AS): Si deve sperare che la consacrazione della Russia acceleri la sua conversione, che include necessariamente la riunificazione della Chiesa ortodossa russa con la Sede Apostolica, diventando così veramente cattolica. Solo allora ci sarà una vera conversione agli occhi di Dio, poiché la conversione non può essere a metà. Il vescovo Alexander Chira (+ 1983), un vescovo greco-cattolico clandestino di Zakarpattia (Rutenia carpatica), che viveva in esilio a Karaganda, Kazakistan, disse nel suo ultimo sermone, pronunciato in tedesco, il 13 maggio 1983:

    A Fatima, in Portogallo, la Madre di Dio ha rivelato: La Russia si convertirà all'unità cattolica (Russland bekehrt sich zur Katholischen Einigkeit). La dolorosa divisione tra la Chiesa dell'Est e dell'Ovest ha già strappato la Russia alla vera Chiesa di Cristo per 900 anni. I tentativi di guarire questa vecchia ferita nel Corpo Mistico di Cristo sono stati fatti più di una volta. La malvagità umana, l'iniquità e l'astuzia hanno frustrato i più amorevoli e nobili sforzi della Chiesa Cattolica. E ora, inaspettatamente, l'amorevole Madre di Dio prende la questione nelle sue mani. È apparsa a Fatima a tre bambini. Non è sorprendente che sia apparsa non ad eruditi e potenti capi militari, ma solo a tre semplici bambini di villaggio? E ha rivelato: La Russia si convertirà alla Chiesa cattolica!

    Dobbiamo anche sperare che la consacrazione della Russia affretti il trionfo del Cuore Immacolato di Maria, che consisterà in un autentico rinnovamento della vita della Chiesa Cattolica, cioè in un nuovo splendore della purezza della Fede Cattolica, della sacralità della liturgia e della santità della vita cristiana.

    Infine, dobbiamo sperare che la consacrazione della Russia affretti un'era di pace per l'umanità. Tuttavia una pace vera e duratura nella società umana sarà stabilita solo se Cristo regnerà sulla società umana. Come scrisse Papa Pio XI: "È dunque evidente che la vera pace di Cristo non può essere che nel regno di Cristo: «La pace di Cristo nel regno di Cristo»; ed è del pari evidente che, procurando la restaurazione del regno di Cristo, faremo il lavoro più necessario insieme e più efficace per una stabile pacificazione" (Enciclica, Ubi arcano, 49).

    (DM): Il segretario personale del Papa emerito Benedetto XVI, l'arcivescovo Georg Gänswein, ha confermato che Benedetto XVI si unirà a Papa Francesco e ai vescovi del mondo nella consacrazione di Russia e Ucraina il 25 marzo. Il Vaticano ha detto che lo farà privatamente dal Monastero Mater Ecclesiae, cioè dalla cappella della sua residenza in Vaticano. Quali sono i vostri pensieri su questa notizia? 

    (+AS): È una gioia per tutta la Chiesa che l'ex Papa Benedetto XVI che, naturalmente, è uno dei membri più eminenti dell'episcopato mondiale dei nostri giorni, si unisca alla consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria.

     

    Fonte: OnePeterFive, 25 Marzo 2022. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

    © La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte.

  • Tra i cardinali circola un memorandum sul prossimo conclave. Eccolo

     

     

    (s.m.) Dall’inizio della Quaresima passa di mano in mano tra i cardinali che eleggeranno il futuro papa questo memorandum. Il suo autore, che si firma col nome di Demos, “popolo” in greco, è sconosciuto, ma risulta sicuro padrone della materia. Non si può escludere che sia egli stesso un cardinale.

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    IL VATICANO OGGI
     
    I commentatori di ogni scuola, anche se per ragioni diverse, con la possibile eccezione di padre Spadaro, SJ, concordano sul fatto che questo pontificato è un disastro sotto molti o più aspetti, una catastrofe.
    1. Il successore di san Pietro è la roccia su cui è edificata la Chiesa, una grande fonte e causa di unità mondiale. Storicamente, a partire da sant'Ireneo, il papa e la Chiesa di Roma hanno un ruolo unico nel preservare la tradizione apostolica, la regola della fede, nel garantire che le Chiese continuino a insegnare ciò che Cristo e gli apostoli hanno insegnato. In precedenza il motto era: “Roma locuta. Causa finita est” [Roma ha parlato, la causa è finita]. Oggi è: “Roma loquitur. Confusio augetur” [Roma parla, cresce la confusione].
    (A) Il sinodo tedesco parla di omosessualità, di donne sacerdote, di comunione per i divorziati. E il papato tace.
    (B) Il cardinale Hollerich rigetta l'insegnamento cristiano sulla sessualità. E il papato tace. Ciò è doppiamente significativo perché il cardinale è esplicitamente eretico; non usa parole in codice o allusioni. Se il cardinale continuasse senza la correzione romana, ciò rappresenterebbe un'altra più profonda rottura della disciplina, con pochi (o nessuno?) precedenti nella storia. La congregazione per la dottrina della fede deve agire e parlare.
    (C) Il silenzio è ancor più in evidenza quando stride con la persecuzione attiva dei tradizionalisti e dei monasteri contemplativi.
    2. La centralità di Cristo nell'insegnamento si indebolisce; Cristo viene rimosso dal centro. A volte Roma sembra addirittura confusa sull'importanza di uno rigoroso monoteismo, alludendo a un certo concetto più ampio di divinità; non proprio panteismo, ma come una variante del panteismo indù.
    (A) Pachamama è idolatrica, anche se forse non era intesa come tale inizialmente.
    (B) Le monache contemplative sono perseguitate e sono fatti tentativi per cambiare gli insegnamenti dei carismatici.
    (C) L'eredità cristocentrica di san Giovanni Paolo II nella fede e nella morale è oggetto di attacchi sistematici. Molti docenti dell’istituto romano per la famiglia sono stati allontanati; la maggior parte degli studenti se ne sono andati. L’accademia per la vita è gravemente disastrata, ad esempio alcuni suoi membri hanno recentemente sostenuto il suicidio assistito. Le pontificie accademie hanno membri e oratori ad invito che sostengono l'aborto.
    3. Il mancato rispetto della legge in Vaticano rischia di diventare uno scandalo internazionale. Questi problemi sono stati concretizzati nel processo in corso in Vaticano a dieci accusati di negligenza finanziaria, ma il problema è più vecchio e più ampio.
    (A) Il papa ha cambiato la legge quattro volte durante il processo per aiutare l'accusa.
    (B) Il cardinale Becciu non è stato trattato con giustizia perché è stato rimosso dal suo incarico e privato delle sue dignità cardinalizie senza alcuna prova. Non ha ricevuto il giusto processo. Tutti hanno diritto a un giusto processo.
    (C) In quanto capo dello Stato vaticano e fonte di ogni autorità di legge, il papa si è servito di questo potere per interferire nei procedimenti giudiziari.
    (D) Il papa a volte, se non spesso, governa con decreti pontifici, motu proprio, che eliminano il diritto di appello delle persone colpite.
    (E) Molti membri del personale, spesso sacerdoti, sono stati sbrigativamente cacciati dalla curia vaticana, spesso senza una valida ragione.
    (F) Le intercettazioni telefoniche sono regolarmente praticate. Non sono sicuro di quanto spesso ciò sia autorizzato.
    (G) Nel processo inglese contro Torzi, il giudice ha criticato aspramente i pubblici accusatori vaticani. I quali o sono incompetenti e/o sono stati condizionati, impediti di fornire il quadro completo.
    (H) L'irruzione della gendarmeria vaticana al comando del dottor Giani, nel 2017, nell'ufficio del revisore dei conti Libero Milone, in territorio italiano, era probabilmente illegale ed è stata in ogni caso intimidatoria e violenta. È possibile che le prove contro Milone siano state fabbricate.
    4. (A) La situazione finanziaria del Vaticano è grave. Negli ultimi dieci anni (almeno) ci sono stati quasi sempre deficit finanziari. Prima del COVID, questi deficit erano di circa 20 milioni di euro all'anno. Negli ultimi tre anni sono stati circa 30-35 milioni di euro all'anno. I problemi datano a prima sia di papa Francesco che di papa Benedetto.
    (B) Il Vaticano ha di fronte un pesante deficit del fondo pensioni. Intorno al 2014 gli esperti della COSEA stimavano che nel 2030 il deficit sarebbe stato di circa 800 milioni di euro. Questo prima del COVID.
    (C) Si stima che il Vaticano abbia perso 217 milioni di euro sul palazzo di Sloane Avenue a Londra. Negli anni '80 il Vaticano fu costretto a sborsare 230 milioni di dollari dopo lo scandalo del Banco Ambrosiano. A causa dell'inefficienza e della corruzione, negli ultimi 25-30 anni il Vaticano ha perso almeno altri 100 milioni di euro, e probabilmente parecchi di più, forse 150-200 milioni..
    (D) Nonostante la recente decisione del Santo Padre, i processi di investimento non sono stati centralizzati (come raccomandato dalla COSEA nel 2014 e tentato dalla segreteria per l’economia nel 2015-16) e restano privi del consiglio di esperti. Per decenni, il Vaticano ha avuto a che fare con finanzieri di cattiva reputazione, evitati da tutti i banchieri che godono di stima in Italia.
    (E) Il rendimento delle 5261 proprietà immobiliari vaticane resta scandalosamente basso. Nel 2019 il ricavo medio (prima del COVID) era di quasi 4.500 dollari all'anno. Nel 2020 era di 2.900 euro per proprietà.
    (F) Il ruolo mutevole di papa Francesco nelle riforme finanziarie (progressi incompleti ma sostanziali nella riduzione della criminalità, molto meno riusciti, tranne che allo IOR, in termini di redditività) è un mistero e un enigma.
    Inizialmente il Santo Padre ha sostenuto con forza le riforme. Poi ha impedito la centralizzazione degli investimenti, si è opposto alle riforme e alla maggior parte dei tentativi di smascherare la corruzione e ha sostenuto (allora) l'arcivescovo Becciu, al centro dell'establishment finanziario vaticano. Poi, nel 2020, il papa si è rivoltato contro Becciu e alla fine dieci persone sono state messe a processo e accusate. Nel corso degli anni, sono state avviate poche azioni penali a partire dalle segnalazioni di infrazioni dell'AIF.
    I revisori dei conti di Price Waterhouse and Cooper sono stati allontanati e il revisore generale Libero Milone è stato costretto a dimettersi nel 2017 con accuse inventate. Si stavano avvicinando troppo alla corruzione in segreteria di Stato.
    5. L'influenza politica di papa Francesco e del Vaticano è trascurabile. Intellettualmente, gli scritti papali mostrano un declino rispetto ai livelli di san Giovanni Paolo II e di papa Benedetto. Le decisioni e le linee politiche sono spesso "politicamente corrette", ma ci sono stati gravi fallimenti nel sostenere i diritti umani in Venezuela, Hong Kong, Cina continentale e ora nell'invasione russa.
    Non c'è stato alcun sostegno pubblico per i fedeli cattolici in Cina che sono stati perseguitati a intermittenza per la loro fedeltà al papato per più di 70 anni. Nessun sostegno pubblico vaticano alla comunità cattolica in Ucraina, in particolare ai greco-cattolici.
    Questi temi dovrebbero essere rivisitati dal prossimo papa. Il prestigio politico del Vaticano è ora a un livello basso.
    6. A un livello diverso, minore, dovrebbe essere regolarizzata la situazione dei tradizionalisti tridentini (cattolici).
    A un livello ancora più modesto, dovrebbe essere nuovamente consentita la celebrazione delle messe “individuali” e con piccoli gruppi al mattino nella basilica di San Pietro. Al momento, questa grande basilica di prima mattina è come un deserto.
    La crisi del COVID ha coperto il forte calo del numero di pellegrini presenti alle udienze papali e alle messe.
    Il Santo Padre ha scarso appoggio tra seminaristi e giovani sacerdoti e nella curia vaticana esiste una diffusa disaffiliazione.
    Il prossimo conclave
    1. Il collegio dei cardinali è stato indebolito da nomine eccentriche e non è stato più riconvocato dopo il rifiuto delle posizioni del cardinale Kasper nel concistoro del 2014. Molti cardinali sono sconosciuti l’uno all’altro, aggiungendo una nuova dimensione di imprevedibilità al prossimo conclave.
    2. Dopo il Vaticano II, le autorità cattoliche hanno spesso sottovalutato il potere ostile della secolarizzazione, del mondo, della carne e del diavolo, specialmente nel mondo occidentale e hanno sopravvalutato l'influenza e la forza della Chiesa cattolica.
    Siamo più deboli di 50 anni fa e molti fattori sono al di fuori del nostro controllo, almeno a breve termine, ad esempio il calo del numero dei credenti, la frequenza delle presenze alla messa, la scomparsa o l'estinzione di molti ordini religiosi.
    3. Il papa non ha bisogno di essere il miglior evangelizzatore del mondo, né una forza politica. Il successore di Pietro, in quanto capo del collegio dei vescovi, che sono anche i successori degli apostoli, ha un ruolo fondamentale per l'unità e la dottrina. Il nuovo papa deve capire che il segreto della vitalità cristiana e cattolica viene dalla fedeltà agli insegnamenti di Cristo e alle pratiche cattoliche. Non viene dall'adattamento al mondo o dal denaro.
    4. I primi compiti del nuovo papa saranno il ripristino della normalità, il ripristino della chiarezza dottrinale nella fede e nella morale, il ripristino del giusto rispetto del diritto e la garanzia che il primo criterio per la nomina dei vescovi sia l'accettazione della tradizione apostolica. La competenza e la cultura teologica sono un vantaggio, non un ostacolo per tutti i vescovi e soprattutto per gli arcivescovi.
    Questi sono fondamenti necessari per vivere e predicare il Vangelo.
    5. Se i raduni sinodali continuano in tutto il mondo, consumeranno molto tempo e denaro, probabilmente distogliendo energie dall'evangelizzazione e dal servizio piuttosto che approfondendo queste attività essenziali.
    Se ai sinodi nazionali o continentali sarà data autorità dottrinale, avremo un nuovo pericolo per l'unità della Chiesa mondiale, per cui, ad esempio, la Chiesa tedesca ha già ora posizioni dottrinali non condivise da altre Chiese e non compatibili con la tradizione apostolica.
    Se non ci sarà una correzione romana di simili eresie, la Chiesa si ridurrebbe a una vaga federazione di Chiese locali, con visioni diverse, probabilmente più vicina a un modello anglicano o protestante, rispetto a un modello ortodosso.
    Una immediata priorità per il prossimo papa deve essere quella di eliminare e prevenire uno sviluppo così pericoloso, richiedendo unità nell'essenziale e non permettendo differenze dottrinali inaccettabili. La moralità dell'attività omosessuale sarà uno di questi punti critici.
    6. Mentre il giovane clero e i seminaristi sono quasi completamente ortodossi, a volte piuttosto conservatori, il nuovo papa dovrà essere consapevole dei cambiamenti sostanziali apportati alla leadership della Chiesa dal 2013, forse soprattutto in Sud e Centro America. C'è un nuovo balzo nell’avanzata dei protestanti “liberal” nella Chiesa cattolica.
    È improbabile che uno scisma avvenga a sinistra, dove abitualmente non fanno drammi sulle questioni dottrinali. Uno scisma è più probabile che arrivi da destra ed è sempre possibile quando le tensioni liturgiche sono infiammate e non smorzate.
    Unità nelle cose essenziali. Diversità in quelle non essenziali. Carità in tutto.
    7. Nonostante il loro pericoloso declino in Occidente e l'intrinseca fragilità e instabilità in molti luoghi, si dovrebbe prendere in seria considerazione la fattibilità di una visita apostolica all’ordine dei Gesuiti. Sono in una situazione di catastrofico declino numerico, da 36 mila membri durante il Concilio a meno di 16 mila nel 2017 (con probabilmente il 20-25 per cento di loro sopra i 75 anni di età). In alcuni luoghi, c'è anche un catastrofico declino morale.
    L'ordine è altamente centralizzato, suscettibile di riforma o rovina dall'alto. Il carisma e il contributo dei Gesuiti sono stati e sono così importanti per la Chiesa che non dovrebbe essere loro consentito di scomparire indisturbati dalla storia o di ridursi semplicemente a una comunità afroasiatica.
    8. Occorre affrontare il disastroso calo del numero dei cattolici e l'espansione dei protestanti in Sud America. Ciò è stato pochissimo menzionato nel sinodo amazzonico.
    9. Ovviamente occorre lavorare molto sulle riforme finanziarie in Vaticano, ma questo non dovrebbe essere il criterio più importante nella selezione del prossimo papa.
    Il Vaticano non ha debiti sostanziali, ma i continui disavanzi annuali alla fine porteranno al fallimento. Ovviamente, si prenderanno provvedimenti per rimediare, per separare il Vaticano da complici criminali e bilanciare entrate e spese. Il Vaticano dovrà dimostrare competenza e integrità per attirare consistenti donazioni che aiutino a risolvere questo problema.
     
    Nonostante il miglioramento delle procedure e una maggiore trasparenza, le continue difficoltà finanziarie rappresentano una grande sfida, ma sono molto meno importanti dei pericoli spirituali e dottrinali che la Chiesa deve affrontare, specialmente nel Primo Mondo.
     
    Demos
    Quaresima 2022
     
    Fonte: Settimo Cielo - Sandro Magister, 15 Marzo 2022.
  • Tra Mosca e Kyiv il papa ha smarrito la strada

     

     

    di Sandro Magister

    È difficile trovare una guerra in cui la distinzione tra aggressore e aggredito sia così netta come nell’attuale conflitto in Ucraina. Eppure è proprio questa distinzione che risulta assente nelle parole e negli atti di papa Francesco. La sua visita all’ambasciatore di Russia presso la Santa Sede, venerdì 25 febbraio, ne è stato l’esempio lampante. “Durante la visita il papa ha voluto manifestare la sua preoccupazione per la guerra in Ucraina”, ha titolato in prima pagina “L’Osservatore Romano”. Non una riga in più, nessun articolo a seguire. Perché era solo quello e nient’altro ciò che il papa voleva si sapesse del suo contatto con la Russia di Vladimir Putin e del patriarca di Mosca Kirill.

    Certo, Francesco ha anche parlato per telefono con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e con l’arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica Sviatoslav Shevchuk. Per il mercoledì delle ceneri ha indetto una giornata di preghiera e di digiuno “per la pace in Ucraina e nel mondo intero”. E sia lui sia il segretario di Stato cardinale Pietro Parolin hanno più volte chiesto ai contendenti di deporre le armi. Ma “facendo finta di non capire che se si invoca il cessate il fuoco nel bel mezzo di un’invasione si sta in realtà invitando il popolo invaso alla capitolazione, gli si sta chiedendo di accettare l’occupazione del proprio paese”, ha scritto sul “Corriere della Sera” del 27 febbraio Angelo Panebianco, numero uno dei politologi italiani di scuola liberale.

    Tutt’altra musica nelle Chiese dell’Ucraina invasa dalla Russia. Nei suoi appassionati messaggi ai fedeli, trasmessi ogni giorno dai sotterranei della cattedrale cattolica di Kyiv, l’arcivescovo Shevchuk prega per “gli eroici soldati della guardia di frontiera dell’isola Zmijiny nel Mar Nero” uccisi per non essersi arresi all’invasore, per “l’eroe che al prezzo della propria vita ha fermato l’esercito russo vicino a Kherson facendosi esplodere assieme al ponte sul fiume Dnipr”, insomma, sia “per tutte le vittime innocenti tra i civili” che “per tutti coloro che combattono in difesa della nazione”.

    Ma c’è di più. Nemmeno la Chiesa ortodossa d’Ucraina soggetta al patriarcato di Mosca ha approvato l’invasione, come invece ha fatto in Russia la Chiesa madre. Il suo primate Onufry, metropolita di Kyiv, ha invocato fin dall’inizio la benedizione di Dio sui “nostri soldati che proteggono e difendono la nostra terra e il popolo, la sovranità e l’integrità dell’Ucraina”. E ha denunciato aggressioni a suoi sacerdoti e fedeli e devastazioni di chiese ucraine ortodosse ad opera delle truppe russe: tutto l’opposto di quanto asserito da Putin nel suo fantasioso discorso del 21 febbraio, in cui accusava le autorità ucraine di perseguitare gli ortodossi fedeli a Mosca e indicava in se stesso il giustiziere.

    Non solo. Il 28 febbraio il sinodo di questa stessa Chiesa ha pubblicato un messaggio di piena solidarietà al popolo ucraino, con un diretto appello al patriarca di Mosca Kirill affinché chieda “alla leadership della Federazione Russa”, cioè a Putin, di “immediatamente fermare un’aggressione che già sta minacciando di trasformarsi in una guerra mondiale”. Con nessun commento, fino ad oggi, del patriarcato di Mosca.

    Più prevedibile la condanna dell’invasione russa da parte dell’altra Chiesa ortodossa di Ucraina, indipendente dal patriarcato Mosca e da questo messa al bando ed esclusa dalla comunione eucaristica. Il suo metropolita Epifanio ha anche lui rivolto il 27 febbraio, domenica, “giorno in cui ricordiamo il giudizio universale”, un vibrante appello al patriarca Kirill, affinché “se non può levare la voce contro l’aggressione almeno aiuti a riportare in patria i corpi dei soldati russi che hanno pagato in Ucraina con le loro vite l’idea della ‘grande Russia’”.

    La “grande Russia”, sia politica che religiosa, è in effetti l’idea madre dell’aggressione di Mosca all’Ucraina. Idea che per Putin si fa disegno neoimperiale, mentre per il patriarcato di Mosca è questione d’identità e di primato.

    La Chiesa ortodossa d’Ucraina soggetta alla giurisdizione di Mosca conta la metà del clero, un terzo dei fedeli e un buon 40 per cento delle parrocchie dell'intero patriarcato russo, 12 mila su 30 mila circa. Perderle, per Mosca sarebbe un dramma. E se poi a queste 12 mila parrocchie si sommano le altre migliaia appartenenti alle altre due Chiese ortodosse attualmente esistenti in Ucraina – quella con metropolita Epifanio e quella più piccola separatasi da Mosca al seguito dell’autoproclamato patriarca Filarete –, l’insieme dell’ortodossia ucraina diventerebbe la seconda più popolosa ortodossia del mondo, capace di rivaleggiare con il patriarcato di Mosca, fino ad oggi primo indiscusso per numero di fedeli.

    Rivelatrice del timore di questa perdita è stata l'omelia che il patriarca Kirill ha tenuto domenica 27 febbraio a Mosca, tutta mirata a invocare la tenuta dell’unità – anche geografica e politica – tra l’ortodossia russa e la Chiesa ucraina soggetta a Mosca, “a protezione della nostra comune, storica madrepatria contro ogni forza esterna che voglia distruggere questa unità”.

    Sta di fatto che l’aggressione della Russia all’Ucraina non aiuta a cementare questa unità. Tutto il contrario. Nei giorni scorsi, un sondaggio del centro di ricerca russo “Razumkov” ha riscontrato che ben due terzi dei fedeli della Chiesa ortodossa d’Ucraina soggetta al patriarcato di Mosca condannano l’invasione e che la stima per il loro primate Onufry – anche lui come s’è visto critico – è molto più alta di quella per il patriarca Kirill, la cui popolarità è scesa a picco.

    Ma poi ci sono anche i quasi cinque milioni di ucraini greco-cattolici, una comunità viva, con una storia popolata di martiri, animata da sincero spirito ecumenico con i connazionali ortodossi e da un forte spirito d’autonomia rispetto alla Russia. È la Chiesa più in pericolo in un’Ucraina che cadesse sotto il giogo di Mosca, eppure è incredibilmente maltrattata da Roma, da quando Francesco è papa.

    Alla fine del 2014 la prima aggressione della Russia all’Ucraina, l’occupazione armata della sua marca orientale nel Donbass e l’annessione della Crimea trovarono la Santa Sede ai margini, come indifferente, se non per lamentare, nelle parole di Francesco, una “violenza fratricida” che metteva tutti alla pari. E questo nonostante l’allora nunzio vaticano in Ucraina, Thomas E. Gullickson, inviasse rapporti sempre più allarmati sulle tragedie dell’occupazione. Ciò che a Francesco premeva di più era incontrare il patriarca di Mosca Kirill, legato a filo doppio con Putin e avversario irriducibile proprio dei greco-cattolici d’Ucraina, da lui squalificati – col termine sprezzante di “uniati” – come falsi imitatori papisti dell’unica vera fede cristiana ortodossa.

    Nel febbraio del 2016 Francesco e Kirill si incontrarono all’Avana col protocollo laico dei capi di Stato, nell'area di transito dell’aeroporto, senza alcun momento di preghiera, senza una benedizione. Solo un colloquio privato e la firma di una dichiarazione congiunta tutta sbilanciata dalla parte di Mosca e subito accolta dai greco-cattolici ucraini, dallo stesso arcivescovo di Kyiv e persino dal nuovo nunzio Claudio Gugerotti come un “tradimento” e “un appoggio indiretto all’aggressione russa all’Ucraina”.

    Due anni dopo, nel 2018, quando in Ucraina stava per nascere una nuova Chiesa ortodossa indipendente dal patriarcato di Mosca, vista da questo come una peste ma con simpatia dai greco-cattolici, di nuovo Francesco scelse di stare più dalla parte di Kirill e – ricevendo in Vaticano una delegazione del patriarcato russo presieduta dal suo potente ministro degli esteri, il metropolita Hilarion di Volokolamsk – si produsse in una arringa contro gli “uniati” greco-cattolici, a cui ingiunse di “non immischiarsi nelle cose interne della Chiesa ortodossa russa”. Il testo integrale dell’intervento del papa, che doveva restare riservato, fu alla fine reso pubblico dopo che il patriarcato di Mosca, plaudente, ne aveva anticipato i passaggi ad esso più favorevoli.

    Oggi l’intero mondo ortodosso è in crisi drammatica proprio a motivo di quanto accade in Ucraina, dove la nuova Chiesa indipendente da Mosca ha ricevuto il riconoscimento canonico del patriarcato ecumenico di Costantinopoli, delle Chiese di Grecia e Cipro e del patriarcato di Alessandria e di tutta l’Africa. Ma proprio per questo Mosca ha rotto la comunione eucaristica con tutte queste Chiese.

    In questo scisma che divide l’ortodossia, il patriarcato di Mosca sta persino operando per sottomettere l’Africa alla propria giurisdizione, sottraendola al patriarcato di Alessandria. È impensabile, quindi, che accetti passivamente di perdere l’Ucraina, come proprio sta accadendo, invece.

    In un libro-intervista sulla storia del cristianesimo in Ucraina, l’arcivescovo greco-cattolico Shevchuk sogna la rinascita nel suo paese di un’unico patriarcato di tutti i cristiani, ortodossi e cattolici. Il sogno non è storicamente infondato, tutt’altro. Ma a Roma, al vertice della Chiesa, regna incertezza, se non smarrimento, al punto che nemmeno si osa dire il nome di chi sta aggredendo in armi l’Ucraina politica e religiosa.

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    Riguardo agli ebrei d’Ucraina, tra i quali il presidente Zelensky, e ai rapporti tra Israele e la Russia, è di notevole interesse questa intervista del demografo israeliano Sergio Della Pergola:

    > “Il cuore di Israele è verso l’Ucraina, ma la testa guarda anche a Mosca”

    Come pure l'offerta di mediazione del rabbino capo della Russia Berel Lazar, nato a Milano e molto vicino a Putin, rilanciata dal quotidiano di Mosca "Kommersant".

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    POST SCRIPTUM - Poco dopo la pubblicazione di questo post, il patriarcato di Mosca ha dato notizia dettagliata, con numerose foto, di un incontro tra il patriarca Kirill e il nunzio apostolico in Russia, Giovanni D’Aniello, nella residenza ufficiale del patriarcato, il monastero Danilov:

    > His Holiness Patriarch Kirill met with the Apostolic Nuncio in Russia

    Secondo quanto riferito, il patriarca Kirill ha avuto solo parole di apprezzamento per papa Francesco, la cui “moderata e saggia posizione su molte questioni internazionali – ha detto – è coerente con la posizione della Chiesa ortodossa russa”, a partire dall’incontro di Cuba del 2016. “È molto importante che le Chiese cristiane, compresa la nostra, non diventino, volontariamente o involontariamente, a volte senza la minima intenzione, attori delle complesse e contraddittorie tendenze dell'attualità”, ha sottolineato il patriarca di Mosca.

    Inoltre il 6 marzo, che nella liturgia ortodossa era la "domenica del perdono", il patriarca Kirill ha pienamente giustificato nell'omelia la guerra scatenata dalla Russia, in nome del rifiuto delle "false libertà dei paesi democratici", a suo dire testimoniate dalle parate del "gay pride".

     

    Attribuzione foto: Kremlin.ru, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons.

    Fonte: Settimo Cielo – Sandro Magister, 3 Marzo 2022.

  • Traditionis custodes: una guerra sull’orlo dell’abisso

     
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    di Roberto de Mattei

     

    L’intento del Motu proprio di papa Francesco Traditionis custodes, del 16 luglio 2021, è quello di voler reprimere ogni espressione di fedeltà alla liturgia tradizionale, ma il risultato sarà quello di accendere una guerra che si concluderà inevitabilmente con il trionfo della Tradizione della Chiesa.

  • Traditionis Custodes. Lettera di fedeli legati alla Messa tradizionale ai cattolici di tutto il mondo, che dal Papa regnante attendono del pane anziché delle pietre

     

     

    Lettera di fedeli legati alla Messa tradizionale ai cattolici

    Chi di voi, se suo figlio gli chiede del pane, gli darà una pietra? (Mt 7, 9)

    Cari fratelli e sorelle in Cristo,
    È con grande tristezza che abbiamo appreso della decisione di Papa Francesco di abrogare le principali disposizioni del Motu proprio Summorum Pontificum promulgato da Papa Benedetto XVI il 7 luglio 2007. Dopo decenni di divisioni e litigi, questo Motu proprio è stato per tutti i fedeli cattolici un’opera di pace e riconciliazione.

    Roma viola la parola data da Papa Benedetto XVI, con brutalità e intransigenza, ben lungi dall’accoglienza fraterna di cui tanto si parla.

    La volontà espressa nel Motu proprio Traditionis Custodes del 16 luglio 2021 è quella di far scomparire dalla Chiesa la celebrazione della Messa di San Pio V. Questa decisione ci provoca profonda costernazione. Come comprendere questa rottura con il Messale tradizionale, realizzazione “venerabile e antica” della “legge della fede”, che ha santificato tanti popoli, tanti missionari e ha contribuito a fare tanti santi? Che male fanno i fedeli che semplicemente desiderano pregare come hanno fatto per secoli i loro genitori e i loro avi? Come ignorare che la Messa tridentina oggi converte moltissime anime, attira assemblee giovani e ferventi, suscita tantissime vocazioni, ha dato origine a seminari, comunità religiose, monasteri, e che è la spina dorsale di innumerevoli scuole, opere giovanili, catechesi, ritiri spirituali, pellegrinaggi?

    Molti di voi, fratelli cattolici, sacerdoti, vescovi, avete condiviso con noi la vostra incomprensione e il vostro profondo dolore: grazie per le vostre numerose testimonianze di sostegno.

    Promuovere la pace della Chiesa per costruire l’unità nella carità, ma anche portare i cattolici a riconnettersi con un’eredità che è loro propria, facendo scoprire al maggior numero possibile di persone le ricchezze della tradizione liturgica, tesoro della Chiesa, tali sono stati gli obiettivi perseguiti da Summorum Pontificum. Il Papa emerito Benedetto XVI vede ora la sua opera di riconciliazione essere rovinata durante la sua vita.

    In un’epoca scevra di materialismo e lacerata dalle divisioni sociali e culturali, la pace liturgica ci appare come una necessità assoluta per preservare la fede e la vita spirituale dei cattolici in un mondo che muore di sete. La drastica restrizione dell’autorizzazione a celebrare la messa nella sua forma tradizionale riaccende la diffidenza, il dubbio, l’incomprensione, e preannuncia il ritorno di una disputa liturgica che è straziante per il popolo cristiano.
    Qui lo affermiamo solennemente, davanti a Dio e agli uomini: non permetteremo a nessuno di privare i fedeli di questo tesoro, che è anzitutto un tesoro della Chiesa. Non rimarremo inattivi di fronte al soffocamento spirituale delle vocazioni nei seminari tradizionali, ora preparato dal Motu proprio Traditionis Custodes. Non priveremo i nostri figli di questo mezzo privilegiato di trasmissione della fede che è la fedeltà alla liturgia tradizionale.

    Chiediamo dunque a Papa Francesco, quali figli al loro padre, di revocare la sua decisione e di voler abrogare Traditionis Custodes, ripristinando in tale modo la piena libertà di celebrare la Messa tridentina, per la gloria di Dio e il bene dei fedeli. Del pane anziché delle pietre.

    L’8 settembre 2021, nella festa della Natività della Beata Vergine Maria.

     

    Letter of faithful attached to the traditional Mass to the Catholics

    What father, if his son asks him for bread, will give him a stone? (Mt 7, 9)

    Dear Brothers and Sisters in Christ,
    It is with great sadness that we learned of Pope Francis’ decision to abrogate the main provisions of the Motu Proprio Summorum Pontificum, promulgated by Pope Benedict XVI on July 7, 2007. After decades of divisions and quarrels, that Motu Proprio was, for all the Catholic faithful, a work of peace and reconciliation.
    Rome violates the word given by Pope Benedict XVI with brutality and intransigence, far from the much vaunted fraternal welcoming.
    The explicit will of Pope Francis, stated in the Motu Proprio Traditionis Custodes, of July 16, 2021, is to see the celebration of the Mass of the Tradition of the Church disappear. This decision drives us to great dismay. How can we understand this rupture with the traditional Missal, a “venerable and ancient” actualization of the “law of faith,” which has bore fruit through so many nations, so many missionaries, and so many saints? What harm is done by the faithful who simply want to pray as their ancestors had done for centuries? Can we be unaware that the Tridentine Mass converts many souls, that it attracts young and fervent assemblies, that it arouses many vocations, that it has given rise to seminaries, religious communities, monasteries, that it is the backbone of many schools, youth groups, catechism activities, spiritual retreats, and pilgrimages?
    Many of you, Catholic brothers and sisters, priests, and bishops, have shared with us your failure to understand this and your deep sorrow: thank you for your many testimonies of support.
    To promote peace within the Church, in order to build unity in charity, and also to lead Catholics to reconnect with their own heritage by making as many people as possible discover the riches of liturgical tradition, the treasure of the Church: those were the goals pursued by Summorum Pontificum. Pope Emeritus Benedict XVI witnesses his work for reconciliation destroyed during his own lifetime.
    In a time steeped in materialism and torn by social and cultural divisions, liturgical peace appears to us as an absolute necessity for the Faith and for the spiritual life of Catholics in a world that is dying of thirst. The drastic restriction of the authorization to celebrate Mass in its traditional form will bring back mistrust, doubt, and it heralds the return of an agonizing liturgical war for the Christian people.
    We solemnly affirm, before God and before men: we will not let anyone deprive the faithful of this treasure which is first of all that of the Church. We will not remain inactive in the face of the spiritual suffocation of vocations laid forth in the Motu proprio Traditionis Custodes. We will not deprive our children of this privileged means of transmitting the faith which is faithfulness to the traditional liturgy.
    As children to their father, we request Pope Francis to reverse his decision, by abrogating Traditionis Custodes and restoring full freedom to celebrate the Tridentine Mass, for the glory of God and the good of the faithful. Bread rather than stones.
    September 8, 2021, on the feast of the Nativity of the Blessed Virgin Mary

     

    Lettre de fidèles attachés à la messe traditionnelle aux catholiques

    Quel père, si son fils lui demande du pain, lui donnera une pierre ? (Mt 7, 9)

    Chers Frères et Sœurs dans le Christ,
    C’est avec une immense tristesse que nous avons appris la décision du pape François d’abroger les principales dispositions du Motu Proprio Summorum Pontificum promulgué par le pape Benoît XVI, le 7 juillet 2007.
    Après des décennies de divisions et de querelles, ce Motu Proprio fut, pour tous les fidèles catholiques, une œuvre de paix et de réconciliation.
    Rome viole la parole donnée par le pape Benoît XVI, avec brutalité et intransigeance, bien loin de l’accueil fraternel tant vanté.
    La volonté affirmée du pape François, dans le Motu Proprio Traditionis Custodes du 16 juillet 2021 est de voir disparaître la célébration de la messe de la Tradition de l’Eglise. Cette décision nous plonge dans la consternation. Comment comprendre cette rupture avec le Missel traditionnel, réalisation «vénérable et antique» de la «loi de la foi», qui a fécondé tant de peuples, tant de missionnaires et tant de saints? Quel mal font les fidèles qui souhaitent, simplement, prier comme le firent leurs pèresdepuis des siècles? Peut-on ignorer que la messe tridentine convertit de nombreuses âmes, qu’elle attire des assemblées jeunes et ferventes, qu’elle suscite de nombreuses vocations, qu’elle a fait surgir des séminaires, des communautés religieuses, des monastères, qu’elle est la colonne vertébrale de nombreuses écoles, œuvres de jeunesse, catéchismes, retraites spirituelles et pèlerinages?
    Beaucoup d’entre vous, frères catholiques, prêtres, évêques, nous avez fait part de votre incompréhension et de votre profonde douleur : merci pour vos nombreux témoignages de soutien.
    Favoriser la paix de l’Église afin de construire l’unité dans la charité, mais aussi amener les catholiques à renouer avec leur propre héritage en faisant découvrir au plus grand nombre les richesses de la tradition liturgique, trésor de l’Église, tels étaient les buts poursuivis par Summorum Pontificum. Le pape émérite Benoît XVI voit son œuvre de réconciliation détruite de son vivant.
    Dans une époque imprégnée de matérialisme et déchirée par les divisions sociales et culturelles, la paix liturgique nous apparaît comme une nécessité absolue pour la foi et la vie spirituelle des catholiques dans un monde qui meurt de soif. La restriction drastique de l’autorisation de célébrer la Messe selon sa forme traditionnelle fera resurgir la méfiance, le doute et annonce le retour d’une querelle liturgique déchirante pour le peuple chrétien.
    Nous l’affirmons solennellement, devant Dieu et devant les hommes: nous ne laisserons personne priver les fidèles de ce trésor qui est d’abord celui de l’Église. Nous ne resterons pas inactifs devant l’étouffement spirituel des vocations que prépare le Motu proprio Traditionis Custodes. Nous ne priverons pas nos enfants de ce moyen privilégié de transmission de la foi qu’est la fidélité à la liturgie traditionnelle.
    Comme des fils à leur père, nous demandons au pape François de revenir sur sa décision, en abrogeant Traditionis Custodes et en rétablissant la pleine liberté de célébration de la messe tridentine, pour la gloire de Dieu et le bien des fidèles. Du pain plutôt que des pierres.
    Le 8 septembre 2021, en la fête de la Nativité de la Très sainte Vierge Marie

    Bernard Antony, Président de l’AGRIF
    Xavier Arnaud, Forum catholique
    Victor Aubert, Président d’Academia Christiana
    Moh-Christophe Bilek, Notre Dame de Kabylie
    François Billot de Lochner, Président Fondation de Service politique
    Benjamin Blanchard, Délégué général de SOS Chrétiens d’Orient
    Anne Brassié, Journaliste et écrivain
    Jacques Charles-Gaffiot, Historien d’art
    Thibaud Collin, Professeur agrégé de philosophie
    Laurent Dandrieu, Journaliste
    Yves Daoudal, Journaliste – Directeur de Blog
    Marie-Pauline Deswarte, Docteur en Droit
    Stéphane Deswarte, Docteur en Chimie
    Cyrille Dounot, Docteur en droit, licencié en droit canonique
    Alvino-Mario Fantini, The European Conservative
    Claude Goyard, Professeur des universités
    Max Guazzini, Avocat
    Michael Hageböck, Summorum Pontificum Freiburg
    Maike Hickson, Docteur en Littérature, écrivain
    Robert Hickson, Professeur, écrivain
    Michel De Jaeghere, Journaliste et essayiste
    Marek Jurek, Ancien pdt de la Diète de Pologne
    Peter Kwasnieswki Ecrivain
    Philippe Lauvaux, ULB Paris Assas
    Pierre de Lauzun, Haut fonctionnaire Ecrivain
    Massimo de Leonardis, President International Commission of Military History
    Anne le Pape, Journaliste
    Christian Marquant, Président de Paix Liturgique
    Michael Matt, The Remnant
    Roberto de Mattei, Ancien président du CNR (CNRS italien)
    Jean-Pierre Maugendre, Renaissance Catholique
    Philippe Maxence, Rédacteur en Chef de L’Homme Nouveau
    Charles de Meyer, Président de SOS Chrétiens d’Orient
    Paweł Milcarek, Christianitas
    Jean-Marie Molitor, Journaliste
    Martin Mosebach, Ecrivain
    Hugues Petit, Docteur en Droit
    Philippe Pichot-Bravard, Docteur en Droit
    Jean-Baptiste Pierchon, Docteur en Droit
    Hervé Rolland, Vice-Président de ND de Chrétienté
    Reynald Secher, Historien
    Jean Sévillia, Journaliste, Historien, Ecrivain
    Henri Sire, Ecrivain, compositeur, chercheur
    Jeanne Smits, Journaliste – Directrice de Blog
    Jean de Tauriers, Président de Notre Dame de Chrétienté
    Guillaume de Thieulloy, Editeur de presse
    Jérôme Triomphe, Avocat
    Philippe de Villiers, Ancien ministre, écrivain

     

    Fonte: Korazym.org, 10 settembre 2021.

  • Tre cose che non accadranno all'incontro del presidente Biden con papa Francesco

     

     

    di John Horvat 

    Il Vaticano ha confermato che il presidente Biden incontrerà Papa Francesco quando si recherà in Europa per il vertice del G20 a Roma il 30-31 ottobre. Non sono stati rilasciati dettagli su ciò che potrebbe essere discusso nel breve incontro privato.
     
    Tuttavia, le passate dichiarazioni di entrambi i partecipanti possono fornire alcune idee su ciò che non accadrà all'incontro.  Inoltre, l'udienza del 9 ottobre del Papa con Nancy Pelosi è indicativa di cosa non aspettarsi alla fine di questo mese quando il Papa si vedrà con Biden. Una dichiarazione della ottantunenne presidente della Camera ha riferito che i temi discussi durante la sua visita con il pontefice sono stati l'ambiente, la migrazione e i diritti umani. La visita del presidente Biden seguirà probabilmente un formato simile. Ecco tre cose da non aspettarsi durante l'udienza.
     
    1. Niente sull'aborto
    La riunione non riguarderà l'aborto. Non aspettatevi nessuna clamorosa condanna dell'aborto procurato.  Il presidente Biden non cambierà la sua agenda radicale andata oltre qualsiasi altro presidente nel promuovere la strage di vite innocenti. Non aspettatevi che Papa Francesco lo critichi, rimproveri o gli faccia una lezione sul suo scandaloso sostegno all'aborto.
     
    Questa visita dovrebbe smentire tutte le illusioni che ci sia speranza di dialogo con i cattolici liberal su questo tema. Il presidente Biden mostra chiaramente che l'aborto è una questione non negoziabile per lui e per il suo partito e che non farà alcun compromesso o concessione in questa battaglia. L'aborto procurato è il dogma centrale del suo credo liberal. Il suo aggressivo impegno per l'aborto illimitato non mostra alcuna pietà per i molti americani nascituri morti sotto il suo sguardo.
     
    Per molto tempo, alcuni cattolici hanno nutrito l'idea che i politici pro-aborto fossero pecorelle confuse, ignoranti e disinformate bisognevoli di un'ampia "guida" pastorale per spiegare loro la dottrina cattolica. La doppia visita di Nancy Pelosi e del presidente Biden renderà palese che non sono interessati alla guida dottrinale della Chiesa o al ritorno all'ovile.
     
    Tragicamente, diventerà evidente che il peccato mortale dell'aborto procurato non è importante neanche per il Vaticano. Non ci sarà nessuna condanna o duro rimprovero da parte di Papa Francesco su questa questione preminente, nonostante l'opportunità unica.
     
    2. Niente su questioni morali
    Non aspettatevi che l'incontro sia su questioni morali. La nuova teologia della terra è più che probabile che sia un tema centrale dell'incontro. I due sono d'accordo sulla "giustizia climatica". È molto più probabile che ci siano lamentele contro la società dei consumi piuttosto che contro i temi caldi della sessualità che distruggono la fibra morale dell'America.
    Qualsiasi menzione di Dio è più probabile che assomigli alla Pachamama venerata al Sinodo dell'Amazzonia a Roma l'anno scorso che all'unico vero Dio del culto cattolico.
     
    Ancora una volta, è il momento di abbandonare le illusioni. Nessuno cambierà le proprie posizioni. Da una parte, Papa Francesco ha scritto le encicliche Laudato Si' e Fratelli Tutti, che delineano la sua decisa agenda ecologica in favore dell’immigrazione di massa non controllata. Da parte sua, il presidente Biden sta cercando di far passare al Congresso (con il nihil obstant di Bernie Sanders) una versione del Green New Deal dell’Alexandria Ocaso Cortez (ndt, deputato neo-marxista), travestito da “legge sulle infrastrutture”.
     
    3. Nessuna scomunica
    Non aspettatevi dall'udienza di vedere alcuna scomunica. Papa Francesco vede le scomuniche come anti-pastorali - tranne che per i cattolici devoti che si attengono fortemente alla Tradizione. Papa Francesco ha appena detto che non ha mai negato la Comunione a nessuno durante i suoi decenni da vescovo. Questa visita non romperà con il suo rifiuto di ammonire i famigerati politici cattolici che scandalizzano i fedeli con il loro empio disprezzo per l'insegnamento della Chiesa.
     
    D'altra parte, né il presidente Biden né la signora Pelosi temono la scomunica. Sembra che non ci sia nulla che entrambi possano intraprendere tale da provocare un'azione disciplinare. Mons. Salvatore Cordileone - arcivescovo di San Francisco, dove risiede la signora Pelosi - ha definito il Women's Health Protection Act del 2021, che cerca di codificare il "diritto" all'aborto nella legge federale, come "il tipo di legislazione che ci si aspetta da un satanista devoto, non da un cattolico devoto". Tuttavia, non l'ha scomunicata.
     
    Tragicamente, la visita del presidente Biden al Santo Padre servirà solo a convalidare la loro indifendibile posizione pro-aborto. Non ci sarà alcun "dialogo" per cercare la conversione del presidente alla posizione corretta. Sia il presidente che l'oratore useranno le loro visite per strombazzare la "buona accoglienza" in Vaticano. Parallelamente, Papa Francesco continuerà le sue politiche sbagliate che favoriscono la sinistra radicale.
     
    La visita può aiutare però a frantumare tutte le illusioni. Gli atteggiamenti esibiti durante queste visite indicano che nessuna delle persone coinvolte cambierà le loro posizioni.
     
    Coloro che si oppongono all'aborto procurato devono continuare il loro ammirevole lavoro dentro questa dolorosa conclusione. Devono continuare a pregare, ponendo tutta la loro fiducia in Nostro Signore e in Sua Madre e in nessun altro. Devono confidare che Dio porrà fine a questi giorni di maledizione e castigo. Devono ricordare le parole consolanti della Chiesa nell'Introito della Quarta Domenica di Avvento, il Rorate caeli desuper: "confortati,/ confortati, o mio popolo, improvvisa verrà/ la tua salvezza. Perché ti struggi/ d'amarezza, per il dolore che ti penetra? Ti/ porterò io a salvezza, non temere; sono/ infatti il tuo Signore, il tuo/ Creatore, l'Ideale tuo, il tuo Redentore.”
     
    Fonte: Return to Order, Ottobre 2021. Traduzione a cura di Tradizione Famglia Proprietà - Italia

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