proprietà privata

  • La proprietà privata è diritto naturale primario, non secondario

     

     

    di Ettore Gotti Tedeschi

    Caro dottor Tosatti, le allego un articolo, pubblicato sulla prestigiosa ed influente rivista americana di economia Forbes, scritto da un mio amico argentino Alejandro Chafuen, cattolico ed economista, direttore internazionale dell’Acton Institute.

    L’Acton Institute (il nome è riferito allo storico e politico inglese Lord John Acton) è il maggior think-tank americano, fondato da father Robert Sirico, la cui missione è quella di promuovere una società libera e virtuosa fondata sulla libertà individuale e ispirata a principi cattolici.

    In questo articolo Chafuen spiega il pensiero di un grande gesuita di fine ‘800, padre Matteo Liberatore SJ, il quale contribuì alla stesura dell’Enciclica Rerum Novarum del grande Papa Leone XIII (1891).

    In questo articolo Chafuen spiega la irrinunciabile priorità della proprietà privata, per il bene comune, come diritto secondo natura e perciò primario, non secondario e derogabile. Come invece viene insegnato nell’Enciclica Fratelli Tutti, negando il pensiero persino di San Tommaso d’Aquino.

    Ricorda Chafuen che padre Liberatore fu anche un fondatore della Civiltà Cattolica nel 1850. Nel suo libro “Principi di politica economica” (1891) scrive che <proprietà significa esclusivo possesso di un bene con il potere di disporne secondo sua volontà>. Evidentemente lo scrisse quale sfida alle teorie socialiste dell’epoca che lui considerava, stretto senso, <contronatura>.

    Padre Liberatore considerava la proprietà privata necessaria per assicurare la pace, il benessere proprio e quello futuro dei figli. Disporne significa poter realizzare la vera solidarietà personale e fraterna verso il prossimo bisognoso, solidarietà che è anzitutto privata, altrimenti non è solidarietà cristiana.

    Aggiunge che ciò che giustifica la volontà di cancellare la proprietà privata è la volontà di rendere l’uomo debole, indifeso e vulnerabile.

    Non solo, io aggiungo la volontà di rendere sterile il suo lavoro, e inutile per esercitare vera carità cristiana nei fatti.

    Per p. Liberatore il maggior problema socioeconomico è piuttosto dare troppo potere allo Stato.

    Chafuen pertanto critica l’Enciclica Fratelli Tutti dove è scritto che la proprietà privata può solo esser considerata un diritto naturale secondario che deriva dalla destinazione naturale dei beni creati.

    Questa differente visione del tema proprietà privata, secondo Chafuen, sta nel fatto che p. Liberatore, a differenza dall’attuale pontefice, conosceva bene l’economia e i pericoli del socialismo.

    Considerare la proprietà privata secondaria è errato e pericoloso, essendo la conseguenza naturale del lavoro dell’uomo.

    Amen.

     

    Fonte: Stilvm Curiae – Marco Tosatti, 11 Dicembre 2021.

  • Proprietà privata diritto secondario: un assist ai regimi

     

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    di Stefano Fontana

     

    Papa Francesco afferma spesso che quello alla proprietà privata non è un diritto assoluto e che può essere limitato. Di recente è tornato sull’argomento con il videomessaggio alla Conferenza internazionale sul lavoro dell’ONU del 17 giugno scorso con queste parole: «A volte quando si parla di proprietà privata, dimentichiamo che è un diritto secondario, che dipende da questo diritto primario, che è la destinazione universale dei beni». Anche stavolta, le sue affermazioni si sono accompagnate ad altre sulla società “dello scarto” e sulla necessità di ripensare completamente questa economia “che uccide”. Chi ascolta i discorsi del papa è spinto a collegare il richiamo alla proprietà privata come diritto “secondario”, e quindi che si può manomettere in virtù di quello primario, e la necessità di opporsi all’economia “che uccide” perché non accetterebbe manomissioni alla proprietà privata.

  • Verità Dimenticate

    Se lo stato a sé attribuisce e ordina le iniziative private, la famiglia corre pericolo

     

     

    PIO XII, Lettera Enciclica SUMMI PONTIFICATUS (20-10-1939):

    È (…) nobile prerogativa e missione dello stato il controllare, aiutare e ordinare le attività private e individuali della vita nazionale, per farle convergere armonicamente al bene comune, il quale non può essere determinato da concezioni arbitrarie, né ricevere la sua norma primariamente dalla prosperità materiale della società, ma piuttosto dallo sviluppo armonico e dalla perfezione naturale dell'uomo al quale la società è destinata, quale mezzo, dal Creatore.

    Considerare lo stato come fine, al quale ogni cosa dovrebbe essere subordinata e indirizzata, non potrebbe che nuocere alla vera e durevole prosperità delle nazioni. E ciò avviene, sia che tale dominio illimitato venga attribuito allo stato, quale mandatario della nazione, del popolo, o anche di una classe sociale, sia che venga preteso dallo stato, quale padrone assoluto, indipendente da qualsiasi mandato.

    Se lo stato infatti a sé attribuisce e ordina le iniziative private, queste, governate come sono da delicate e complesse norme interne, che garantiscono e assicurano il conseguimento dello scopo ad esse proprio, possono essere danneggiate, con svantaggio del pubblico bene, venendo avulse dall'ambiente loro naturale, cioè dalla responsabile attività privata.

    Anche la prima ed essenziale cellula della società, la famiglia, come il suo benessere e il suo accrescimento, correrebbe allora il pericolo di venir considerata esclusivamente sotto l'angolo della potenza nazionale e si dimenticherebbe che l'uomo e la famiglia sono per natura anteriori allo stato, e che il Creatore diede ad entrambi forze e diritti e assegnò una missione, rispondente a indubbie esigenze naturali.