psy-war

  • La formazione dell’opinione pubblica. Aspetti della guerra psicologica* (1° Parte)

    [Seconda parte] – [Terza parte]

     

     

    di Julio Loredo

    Lungo i secoli, la Rivoluzione e la Contro-Rivoluzione si sono scontrate in ogni possibile campo: politico, filosofico, culturale, religioso e perfino militare. Il principale campo di battaglia, però, resta sempre l’opinione pubblica. Dal relativo peso sull’opinione pubblica di uno o dell’altro schieramento dipende il progresso oppure il retrocesso di entrambe. Per un contro-rivoluzionario, studiare l’opinione pubblica e le tecniche per influenzarla è come per un militare imparare le tattiche di guerra e l’uso delle armi. Oggi non si tratta più semplicemente di una guerra ideologica, quanto piuttosto psicologica.

    La guerra psicologica

    Da quando, nel secolo VI AC, Sun Tzu rilevò i fattori psicologici coinvolti in una guerra, questo elemento è stato sempre presente in tutti i conflitti. A lungo ritenuto un elemento secondario della guerra, nel secolo XX l’aspetto psicologico acquisì un’importanza crescente, anche ma se considerato ancora come un coadiuvante.

    Man mano gli esperti capirono che si trattava di una guerra a sé – intrecciata col conflitto armato e con quello politico – che poteva a volte vincere battaglie decisive anche da sola. Nacque così il concetto di guerra psicologica (Psychological Warfare). Le vecchie tecniche di persuasione ideologica man mano lasciarono il campo a quelle psicologiche. Queste nuove tecniche, scrive Plinio Corrêa de Oliveira, “non sono inferiori [alla propaganda ideologica] e, sotto alcuni aspetti, perfino la superano, come tecniche di persuasione indiretta e implicita”.[1]

    Prenderò qualche spunto da una collettanea di testi di Plinio Corrêa de Oliveira intitolata Psy-War, tratti soprattutto da conferenze negli anni 1978-1979.[2] La collettanea comprende ben 541 pagine. Dovrò, dunque, essere quasi schematico nella mia esposizione.

    La guerra psicologica rivoluzionaria

    “Nell’ordine concreto – dice il pensatore brasiliano – nei nostri giorni la guerra psicologica è il grande mezzo di conquista della Rivoluzione. Ci troviamo in una situazione di netto vantaggio della Rivoluzione sulla Contro-Rivoluzione, situazione raggiunta col largo utilizzo della guerra psicologica. La guerra classica – politica e militare – continua, ma è un mero supporto a quella psicologica, e non più l’elemento principale”.

    Come indica il suo nome, si tratta di una guerra, portata avanti con mezzi psicologici, al servizio della Rivoluzione. Ha come scopo “polverizzare qualsiasi parvenza di ordine, instaurando l’anarchia tribale”.[3] Proprio perché di solito non utilizza mezzi violenti, questa guerra non è sempre facile da percepire e, quindi, da debellare. Questa mancanza di percezione della guerra psicologica rivoluzionaria ha costituito un vero handicap per certa destra nei tempi moderni. Negli anni Ottanta, per esempio, la “neorrevolución” del PSOE – tutta psicologica e culturale – spiazzò completamente la destra spagnola, ancora aggrappata agli schemi franchisti della Guerra Civile.

    Noi dobbiamo avere la consapevolezza di essere in guerra. “I concetti di guerra e di pace si sono confusi e mescolati – scrive Plinio Corrêa de Oliveira – La pace totale non esiste più, è un aspetto velato della guerra. E la guerra totale non esiste più perché indossa la maschera della pace. Quando c’è un misto di pace e di guerra, non c’è pace, c’è la guerra. Oggi c’è uno stato di guerra permanente, una psy-guerra. Dobbiamo assolutamente smettere di immaginare di essere in pace. Siamo in uno stato di guerra permanente”.

    Ed ecco un aspetto di questa guerra: lo scontro interno, cioè nelle nostre stesse anime, fra la sensazione di normalità e la consapevolezza di essere in guerra contro la Rivoluzione. In noi non c’è spazio per lo spirito borghese e pacifista. “In questo senso – commenta Plinio Corrêa de Oliveira – questa serie di riunioni sulla psy-war è anche una sorta di esercizi spirituali per estirpare dalla nostra anima lo spirito pacifista borghese”.

    La guerra psicologica comprende quella ideologica: “Ho sempre sostenuto che la guerra delle idee, cioè lanciare idee contro un avversario che ha delle idee, in modo tale da conquistare alle nostre idee elementi neutri che oscillano tra loro e noi, oppure elementi che stanno dalla loro parte ma che hanno ancora delle zone mentali dalla nostra parte, questa è la cosa più efficace che si possa fare, e che è più decisiva per la storia del mondo delle guerre belliche. Ritengo che maneggiare le idee sia molto più decisivo per la storia del mondo che maneggiare le armi. Noi conduciamo la battaglia incruenta delle idee più decisiva che se avessimo mitragliatrici o lanciassimo bombe”.

    La guerra psicologica rivoluzionaria si distingue dall’indottrinamento classico perché agisce direttamente sulle tendenze: “La propaganda rivoluzionaria classica diffondeva le dottrine per via logica. Ora si è passati alla psico-propaganda. Nella psico-propaganda la diffusione è molto meno di dottrine quanto di impressioni, ed è rivolta molto più all’inconscio e al temperamento che alla logica. La propaganda dottrinale fa evolvere l’individuo attraverso i processi del normale ragionamento, toccando determinati interessi. La psico-propaganda manipola il nucleo della mentalità umana. In questo senso una nuova forma di bottiglia può aiutare di più il comunismo che mille discorsi di un leader comunista”.

    Questa guerra ha un lato soprannaturale, oppure preternaturale: “La guerra psicologica rivoluzionaria, considerata come un sistema di lotta tra anime in connessione con la Contro-Rivoluzione e la Rivoluzione, entra nel soprannaturale e nel preternaturale. È una guerra tutta intrisa di soprannaturale o di preternaturale, il che le conferisce una bellezza augusta. Allo stesso tempo lottiamo noi e lottano sopra di noi gli angeli e i demoni”. In questo senso, è una guerra religiosa.

    D’altronde, è una guerra fra due opposte esemplarità: quella che partendo dalla bellezza porta verso l’alto fino a Dio, e quella che partendo dall’orrendo porta verso il basso fino al demonio. Ed ecco il pulchrum della lotta contro-rivoluzionaria, non sempre trattato dagli autori tradizionalisti.

    Lo scopo della guerra psicologica rivoluzionaria

    Entriamo dunque nell’analisi più dettagliata della guerra psicologica rivoluzionaria.

    Qual è il suo scopo? Il dott. Plinio lo riassume così: “Non si tratta solo di capitolare davanti alla Rivoluzione, ma di rinunciare alla civiltà e far immergere nella IV Rivoluzione”. E continua: “È una strategia volta a prendere l’uomo che ha già potenzialmente aderito all’estremo della Rivoluzione, ma che ha molte abitudini mentali non ancora conformi alla Rivoluzione, e che perciò non osa rompere con le istituzioni e gli ambienti ai quali è abituato. Si tratta di prendere questa massa di uomini, che costituisce l’immensa maggioranza dell’Occidente, e fare una sorta di graduale lavaggio del cervello che tolga le convinzioni ai pochi che ancora ne hanno. I fatti superficiali della Storia non sono altro che artifici per accelerare questo processo di alterazione delle abitudini mentali dell’opinione pubblica, preparando non solo la capitolazione, ma la creazione dell’uomo tribale”.

    Riassumendo. La guerra psicologica rivoluzionaria vuole:

             - strappare le giuste convinzioni ai pochi che le hanno;

             - strappare la possibilità di avere convinzioni ai pochi che hanno convinzioni
               sbagliate;

             - eliminare le abitudini mentali ancora civilizzate dei pochi che hanno civiltà;

            - indurre tutti alla capitolazione, preparando la IV Rivoluzione.

    Il dott. Plinio spiega, in modo assai dettagliato e pieno di esempi concreti, in cosa consista un’abitudine mentale rivoluzionaria, cioè un’abitudine senza base razionale salda radicata piuttosto nel subcosciente, e che la Rivoluzione scuote attraverso operazioni psicologiche, per esempio permettendo l’uso di abbigliamenti succinti nelle chiese. Senza negare dottrinalmente che la chiesa sia un luogo sacrale, la Rivoluzione smorza, salvo poi cancellare del tutto dallo spirito dei fedeli, l’esperienza che quello sia un luogo sacrale.

    Continua…

     

    *Conferenza data nel seminario “A scuola di politica. I fondamenti di teoria e di teoria dell’azione per chi vuole agire in politica”, organizzato dalla Fondazione Il Giglio, Napoli, 9 giugno 2022.

     

    Note

    [1] Plinio Corrêa de Oliveira, Trasbordo ideologico inavvertito e Dialogo, Editoriale Il Giglio, Napoli 2012, pp. 15-16.

    [2] Psy-War, collettanea di testi di Plinio Corrêa de Oliveira, tratti da conferenze pubbliche per soci e cooperatori della TFP brasiliana. Dalla registrazione magnetofonica, senza revisione dell’autore.

    [3] Plinio Corrêa de Oliveira, Tribalismo indígena.Ideal comuno-missionário para o Brasil do século XXI, Artpress, San Paolo, 1977.

     

    © La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte. 

  • La formazione dell’opinione pubblica. Aspetti della guerra psicologica* (3 Parte)

    [Prima parte] – [Seconda parte]

     

     

    di Julio Loredo

    Gli strumenti della guerra psicologica rivoluzionaria

    Plinio Corrêa de Oliveira analizza quindi alcuni degli strumenti usati dalla guerra psicologica rivoluzionaria. Farò proprio uno schema.

    La violenza. “Oltre che per produrre i fatti rivoluzionari – commenta Plinio Corrêa de Oliveira – la violenza può essere usata come operazione di guerra psicologica rivoluzionaria. Con l’uso abile della violenza si può portare gruppi umani a un disfacimento psicologico, in cui accettano le peggiori sconfitte, le più assurde umiliazioni, le più folli stravaganze. La Rivoluzione vuole portare i popoli ad adottare certi modi di pensare, abitudini e istituzioni da essa ispirate. La violenza è secondaria, strumentale, l’importante è il cambiamento”.

    L’economia. Mediante la manipolazione dell’economia si può produrre profondi cambiamenti psicologici. “Le crisi economiche e finanziarie – afferma Plinio Corrêa de Oliveira – siano esse naturali o provocate, sono eccellenti opportunità per far avanzare la Rivoluzione. Al punto che mi domando se, oltre agli aspetti tecnici, non costituiscano vere e proprie operazioni di guerra psicologica rivoluzionaria”.

    Il vocabolario. Da quando la Scuola di Francoforte iniziò a studiare in modo sistematico il linguaggio come strumento rivoluzionario, questo è diventato un’arma importante della guerra psicologica rivoluzionaria. Dice il dott. Plinio: “Un altro strumento di guerra psicologica rivoluzionaria è la manipolazione del linguaggio. Ciò che io potrei dire su tale manipolazione non ha limiti”.

    La musica. Dice il pensatore brasiliano. “È evidente, ed è anche dimostrato da studi scientifici, che la musica moderna semina disordine nella vita delle persone. A sua volta, questo disordine crea l’appetito per la musica moderna. Perché se questa musica produce disordine, allo spirito dedito al disordine piacerà questa musica, perché la dipendenza ama essere nutrita. Dalla cacofonia chiamata musica moderna nascono necessariamente altre cacofonie. Ecco la musica come fattore nel processo rivoluzionario”.

    I tipi umani. I tipi umani mostrano un certo stato psicologico, e possono rappresentare anche un certo ordine politico e sociale. Per esempio, Stalin rappresentava perfettamente la brutalità della dittatura sovietica, tanto quanto Roosevelt raffigurava la spensieratezza hollywoodiana. “Attraverso i tipi umani – dice il dott. Plinio – la Rivoluzione può presentare tutto un ordine di cose che vuole impiantare”.

    L’abbigliamento.  Afferma Plinio Corrêa de Oliveira:“In ogni grande rivoluzione sociale c’è un cambio nell’abbigliamento; e in ogni grande cambio di abbigliamento c’è una rivoluzione sociale, o almeno psicologica. Per esempio, il passaggio dalla giacca alla camicia, e da questa alla maglietta è una vera Rivoluzione. Quando una persona smette di indossare la giacca e indossa solo la camicia, prende vita in lui una rivoluzione psicologica che poi sarà sociale. Egli si è lasciato prendere dal permissivismo, l’essenza della Rivoluzione”.

    I ritmi. La Rivoluzione ha riempito il mondo moderno di ritmi antinaturali. Commenta il pensatore brasiliano: “Questi ritmi non hanno un significato direttamente ideologico, ma preparano disordini temperamentali. Ciò rende difficile all’intelligenza dell’uomo di andare avanti e operare normalmente. L’uomo ha bisogno di raccoglimento e di sovrapporre la serenità al trambusto, in modo tale da rivolgere lo spirito verso l’alto”.

    La reazione della Contro-Rivoluzione      

    Salto un lungo capitolo – che da sé potrebbe essere tema di un’altra riunione – sulla guerra psicologica rivoluzionaria nella Chiesa. E vado alla conclusione. Esiste una psy-war contro-rivoluzionaria?

    Plinio Corrêa de Oliveira smonta alcune obiezioni, come ad esempio: la guerra psicologica scatena le passioni, cosa che il bene non può fare, quindi, non esiste una guerra psicologica contro-rivoluzionaria. Egli dimostra, al contrario, che ci sono azioni contro-rivoluzionarie che costituiscono guerra psicologica, perfino molto più potente di quella rivoluzionaria.

    Esistono episodi della Contro-Rivoluzione totalmente nella linea psicologica. Per esempio quando la Regina Maria Antonietta affrontò la plebaglia sul balcone di Versailles. I rivoluzionari ne furono così impressionati che cominciarono a gridare Vive la Reine!

    C’è, però, una sostanziale differenza: “Nella guerra psicologica rivoluzionaria i metodi affogano la ragione nella marea crescente delle impressioni; la logica diventa schiava; l’immagine, la sconsideratezza ne sono le regine. Nella guerra psicologica contro-rivoluzionaria la ragione è la regina e i metodi sono strumenti per farla regnare su tutto l’individuo. È la civiltà della logica”.

    L’azione tendenziale e psicologica della Contro-Rivoluzione si fonda sul simbolismo. Le cose furono create da Dio con una funzione simbolica: esse rimandano verso l’alto, come una bella aurora, oppure verso il basso, come il maiale, simbolo della lussuria. Pondera il pensatore brasiliano: “Questa carica simbolica è in grado di parlare direttamente ai miei sensi, ordinandoli verso lo spirituale. Quando l’oggetto simbolico è tale da ordinare verso lo spirituale, esso dirige i miei sensi verso l’Ordine, mi fa percepire l’Ordine in modo eccellente. In questo modo, le cariche fortemente simboliche possono smantellare le situazioni psicologiche create dalla Rivoluzione. Questa azione raggiunge un apice quando l’uomo stesso diventa simbolo della Contro-Rivoluzione”.

    Tanto più che, in questo caso, si sommano l’azione angelica e quella della grazia divina: “Posso immaginare un’azione soprannaturale che si esercita in virtù dell’azione degli angeli. Abbiamo quindi l’angelo come elemento apice della guerra psicologica contro-rivoluzionaria, producendo un’azione che anche l’anima umana stessa può produrre, ma l’angelo lo fa su scala soprannaturale”.

    La guerra psicologica rivoluzionaria non si smonta con trattati dottrinali. Questi sono indirizzati alla ragione. La psy-way è tutt’altra cosa. Ben vengano i libri, ma solo se sono affiancati da un’azione anche psicologica. “Dobbiamo opporci alla Rivoluzione in tutta la linea – scrive Plinio Corrêa de Oliveira.  La Contro-Rivoluzione darà il meglio di sé solo quando al discorso razionale ne affiancherà uno simbolico. Solo allora avrà la capacità di modellare una nuova era storica che chiuda il periodo rivoluzionario. Quante azioni della Contro-Rivoluzione si sono esaurite nell’aspetto dottrinale! Come sarebbe bello se fossero state completate con un’azione psicologica! Per esempio, i nostri manifesti non dovrebbero solo essere pubblicati sui giornali, ma declamati in piazza pubblica. Le azioni della Contro-Rivoluzione devono sfociare in mosse che tocchino il temperamento, questo sarebbe l’epilogo del ragionamento. Mi duole vedere quanto la Contro-Rivoluzione sia indietro in questo campo!”.

    Concludiamo con Plinio Corrêa de Oliveira affermando che la chiave della vittoria è la schiavitù d’amore alla Madonna, come definita da S. Luigi Maria Grignion di Montfort: “Credo che il segreto più profondo della lotta tra la Rivoluzione e la Contro-Rivoluzione sia che la Madonna, comunicando questa grazia a coloro che sono suoi schiavi, comunichi la sostanza vittoriosa della Contro-Rivoluzione. E credo che tutti coloro che hanno fatto seriamente e onestamente questa consacrazione abbiano anticipato il momento in cui questa grazia si volgerà vittoriosamente contro la coorte di coloro che seguono il diavolo e li sconfiggeranno”.

     

    *Conferenza data nel seminario “A scuola di politica. I fondamenti di teoria e di teoria dell’azione per chi vuole agire in politica”, organizzato dalla Fondazione Il Giglio, Napoli, 9 giugno 2022

    © La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte.

  • La formazione dell’opinione pubblica. Aspetti della guerra psicologica* (2° Parte)

    [Prima parte] – [Terza parte]

     

     

    di Julio Loredo

    L’essenza della guerra psicologica rivoluzionaria

    La guerra psicologica rivoluzionaria intende cancellare, nella misura del possibile, lo stesso senso dell’essere connaturato all’uomo. Plinio Corrêa de Oliveira cita in merito un esperto: “La guerra psicologica rivoluzionaria cerca di provocare un impatto psicologico totale, cioè non solo usa la propaganda, che colpisce i pensieri, ma vuole degradare completamente l’uomo, trasformandolo in un homunculum ex hominum”. Commenta il dott. Plinio: “Questa guerra vuole ridurre la psiche, la mente umana, a una cosa così insignificante, tale che l’uomo sia completamente degradato e possa essere comandato con la punta di un bastone. Egli sarà lo zombi dei futuri signori della terra. Lo scopo è degradare l’uomo intero –moralmente e psichicamente, nella sua intelligenza, volontà, sensibilità, e anche fisicità – per farne lo zombi del secolo XXI”.

    “Quali sono le cose degradabili nell’uomo e come degradare ciascuna? Ecco l’essenza di questa arte maledetta. Come si prende l’intero uomo e lo si degrada? È necessario conoscere ogni fibra della natura umana per degradarla una a una. Quali sono i mille elementi della mobilità, dell’azione, della sensibilità, del pensiero dell’uomo? E come degradare ciascuno di questi?”.

    “Un tale stato non si può raggiungere senza il peccato. Il libero arbitrio è inalienabile anche nell’homunculus, e senza il suo consenso non vi si arriva.Deve esserci quindi un peccato cui l’uomo acconsente. Questo peccato è necessariamente contro il primo comandamento. Per essere supremo deve compiere un supremo tentativo contro il supremo comandamento. È un peccato apice, il peccato più alto contro l’amore di Dio”.

    Per arrivare a questo punto estremo, la Rivoluzione deve togliere all’uomo ogni punto di riferimento, sia esterno sia interno. Ed ecco la sistematica distruzione delle istituzioni: lo Stato, la Famiglia, la Scuola, i corpi sociali e via dicendo. È a questa luce che dobbiamo considerare la rivoluzione culturale oggi in atto. In questo senso, l’asso nella manica della Rivoluzione è la demolizione della Chiesa. Tale demolizione fa sì che l’uomo perda la certezza della Fede e sia, quindi, lasciato alle sue forze, necessariamente deboli e fallibili.

    Un altro elemento del disfacimento della psiche umana è la distruzione della proprietà privata, che offre all’uomo certezza e sicurezza.

    Il dott. Plinio usa diverse pagine per descrivere un aspetto importante della distruzione dei punti di riferimento: il disfacimento del tessuto sociale: “Io vorrei esaminare un aspetto della guerra psicologica rivoluzionaria: la trasformazione del popolo in massa, con l’eliminazione delle elite organiche. Lo Stato è l’organismo politico della Nazione. La Nazione è il popolo organizzato organicamente. Trasformando il popolo in massa, questo sarà facilmente manipolabile dalla propaganda”.

    Come la Rivoluzione manipola l’opinione pubblica

    L’opinione pubblica non è altro che l’insieme delle opinioni individuali, e si comporta come un’immensa anima collettiva. Tutti i fenomeni che hanno luogo nell’anima umana hanno luogo mutatis mutandis nelle società: “Tutte le regole della guerra psicologica nel campo individuale si applicano all’opinione pubblica. La guerra psicologica sull’opinione pubblica è del tutto incomprensibile se non la si conosce perfettamente a livello individuale”.

    Plinio Corrêa de Oliveira analizza quindi, lungo diversi capitoli, l’azione rivoluzionaria sugli individui. Impossibile dare qui, nell’angusto ambito di una riunione, una visione d’insieme di tale analisi. Ci dovremo accontentare di uno schema.

    Due sono le tappe dell’azione rivoluzionaria:

    - Produzione di circostanze che inclinino la mentalità del paziente nella direzione desiderata dall’agente

    - La persuasione vera e propria

    Per produrre tali circostanze, la Rivoluzione deve classificare il temperamento del paziente secondo due criteri:

    - Dal punto di vista del binomio inerzia-movimento:

             -- Persone stabili

             -- Persone instabili

    - Dal punto di vista della modalità del movimento:

             -- Quelli cui piace negoziare

             -- Quelli cui piace litigare

             -- Quelli cui piace concludere subito a prescindere dalla modalità

    L’inclinazione della mentalità del paziente si fa manipolandone idee, sensazioni e abitudini in tre ambiti:

             - Prestigio

             - Sicurezza

             - Svago

    Le stesse regole che valgono per l’individuo, valgono anche per una società. Ci sono, per esempio, società più tendenti a valorizzare il prestigio, piuttosto che la sicurezza o lo svago. Normalmente, però, la Rivoluzione manipola tutte e tre.

    Un caso concreto: la Prussia

    Plinio Corrêa de Oliveira analizza un caso concreto: l’uso che la Rivoluzione fece della Prussia per scardinare il baricentro del mondo germanico, strappandolo dalle mani delle cattoliche Austria e Baviera e spostandolo verso la protestante monarchia di Berlino, salvo poi creare il Secondo Reich sotto gli Hohenzollern. Scrive il pensatore brasiliano.

    “La cosa iniziò col padre di Federico II, con la creazione di un esercito molto appariscente in cui servivano uomini di guerra di tutta l’Europa. Inventarono un cappello vagamente a forma di mitra, che rendeva l’uomo più alto. Inventarono il Parademarsch e uno stile di manovra militare nuovo. Soprattutto, instillarono in questi uomini una psicologia che era in parte la loro naturale psicologia, e in parte un’esagerazione”.

    “Impiantarono nel profondo delle loro menti un’idea del prestigio del soldato alto, dalle spalle larghe, grande e sano, ebbro del ruolo che svolge, che marcia con passo fermo, aprendo una linea retta e incutendo terrore, diffondendo il panico nelle nazioni marce didouceur de vivre. E marciavano per le città con le donne e i bambini che gli correvano dietro acclamandoli”.

    “Questo produsse nel popolo una sensazione di sicurezza: chi mai avrebbe potuto toccare la Prussia, che contava su un tale esercito? Nessuno la poteva attaccare né insultare perché aveva questi uomini dalle spalle larghe, buone armi e molto coraggio”.

    “E anche lo svago diventò militare. Non si può negare che una parata ha molta bellezza. Ogni festa pubblica assunse un carattere militare, lo sfarzo della Corte divenne militare. Tutti i piaceri assunsero un tono militare”.

    “Mettete questo a confronto con la Francia e l’Austria. È completamente diverso: porcellane, delicatezza, valzer, balli, toni soavi, colori pastello, gentilezza. Francia e Austria furono svuotate della voglia di combattere. L’unica classe che rimaneva guerriera era la nobiltà, comunque sempre meno importante socialmente. Erano pronte per essere soprafatte dalla Prussia”.

    “Quanto all’Austria, basta mettere a confronto le canzoni di Schubert con il Parademarsch per capire chi avrebbe vinto lo scontro. E con questo, l’egemonia cattolica sul mondo germanico finì”.

    Vedete, quindi, che l’operazione psicologica comporta la manipolazione delle impressioni, dei fatti della vita quotidiana, delle tendenze, in modo apparentemente sconnesso, ma in realtà indirizzate verso un orientamento essenziale, una linea maestra. Ovviamente, dopo questo lavoro tendenziale vengono gli intellettuali che danno un fondamento dottrinale a questa mentalità. Così, mentalità e dottrina si appoggiano a vicenda.

    Ricettività e “carica elettrica” nell’opinione pubblica

    Prima di lanciare un’offensiva psicologica, e poi durante la stessa offensiva, bisogna misurare il grado di ricettività del paziente, prendendo in considerazione anche l’azione angelica e demoniaca. Dice Plinio Corrêa de Oliveira: “Questa ricettività scende e sale secondo le circostanze proprie del temperamento pubblico, secondo la maggiore o minore azione del demonio, secondo ciò che la Madonna permette o non permette e le grazie che elargisce. Tutto ciò forma un movimento di apertura o di chiusura della sensibilità, a volte molto caotico, molto incerto”.

    Sia la Rivoluzione sia la Contro-Rivoluzione devono essere molto attente all’oscillazione della ricettività dell’opinione pubblica, contrariamente rischiano di rompersi le gambe.

    Nessuna rivoluzione è fatta senza una carica di “elettricità”, cioè di eccitazione temperamentale dell’opinione pubblica. Bisogna sempre saper misurare questa carica prima di lanciare qualsiasi iniziativa. Un esempio. Esiste oggi molto più “carica elettrica” quando si tratta di difendere la vita degli animali che quando si difende la vita del bambino nascituro. È una situazione che bisogna prendere in considerazione quando si progettano azioni per la vita.

    Spiega il dott. Plinio: “Qualcuno mi dirà: Lei ha molte volte fatto delle operazioni magistrali. Perché non inventa un modo per cambiare la sensibilità dell’opinione pubblica? Il fatto è che ci sono cose nel flusso della Storia che si possono cambiare, ma a volte no. Bisogna essere sempre molto attenti alla situazione concreta e all’influenza del demonio o della grazia. La sensibilità dell’opinione pubblica è influenzata dai venti demoniaci ma anche dalla luce della grazia. Se, quando questa luce risplende, i contro-rivoluzionari sanno interpretarla e canalizzarla, ci può essere una vittoria. Questa vittoria può dare inizio a una cavalcata di riconquiste. Altre volte questa luce semplicemente non risplende. Per esempio, Nostro Signore Gesù Cristo stesso esclamò nell’Orto degli Ulivi:Haec est hora vestra et potestas tenebrarum!.

    Plinio Corrêa de Oliveira dedica quindi diverse pagine a spiegare come, attraverso la guerra psicologica, la Rivoluzione riesce a smorzare, e poi cancellare, delle idee, salvo poi inocularne altre. Prima di ogni mossa, la Rivoluzione deve operare un’immobilizzazione ideologica dell’opinione pubblica. Questa manovra tende a cancellare le condizioni psicologiche per il vero entusiasmo, togliere la base alle vere convinzioni e impedire qualsiasi “vibrazione” temperamentale buona. Esempio tipico è la diminuzione dell’entusiasmo per i veri eroi di un tempo.

    Altri capitoli sono dedicati all’analisi di come, attraverso la guerra psicologica, la Rivoluzione demolisce le abitudini mentali tradizionali, salvo poi modificarle e crearne delle nuove. Le abitudini mentali di un popolo fanno parte della sua tradizione. La Rivoluzione cerca i punti deboli, cioè laddove queste abitudini non sono solide in conseguenza della decadenza morale, salvo poi smorzarle, cancellarle e sostituirle con nuove. Con questa manovra, la stessa mentalità del popolo cambia in un senso rivoluzionario.

    Come si compie questa manovra? Risponde Plinio Corrêa de Oliveira: “La Rivoluzione demolisce le vecchie abitudini, basate sulla tradizione, prima silenziando le loro fondamenta dottrinali. Così l’abitudine diventa pura consuetudine. Nessuno più sa perché si fa una certa cosa in un certo modo. Quando un popolo non sa più come giustificare una certa abitudine, la generazione successiva non potrà resistere all’impatto di un’abitudine diametralmente opposta”.

    Altro capitolo – e mi scuso se a volte sembro quasi telegrafico, ma sto cercando di riassumere più di cinquecento pagine – altro capitolo è dedicato allo studio della manipolazione dei riflessi, cioè delle reazioni istintive. Questo si fa alternando periodi di sopore e tedio a periodi di eccitazione febbricitante. Cioè, periodi di indifferenza e periodi di iper-attività.

    Commenta Plinio Corrêa de Oliveira: “Questo configura una situazione ambigua di tensione e di inquinamento. La persona resta un po’ stordita, un po’ addormentata, ma con una leggera sonnolenza piacevole nell’anima e nel corpo come a dire: ‘Posso godermi la vita ancora per un po’, poi vedremo…’ Questo è uno stato d’animo molto favorevole alle azioni preternaturali, per l’esaurimento che provoca, per il disorientamento che provoca e la situazione disumana in cui si trova l’anima, che le fa venire voglia di saltare non importa dove. Questo è un modo molto utile per togliere ai contro-rivoluzionari la voglia di lottare”.

    Continua…

     

    *Conferenza data nel seminario “A scuola di politica. I fondamenti di teoria e di teoria dell’azione per chi vuole agire in politica”, organizzato dalla Fondazione Il Giglio, Napoli, 9 giugno 2022.

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