sinodo generale

  • Presentazione/Il Cammino sinodale tedesco e il progetto di una nuova Chiesa

    Pubblichiamo di seguito la presentazione dell’opera di Diego Benedetto Panetta (Il Cammino sinodale tedesco e il progetto di una nuova Chiesa) scritta dal presidente di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia. Il presente studio sarà a breve disponibile. Per prenotare una o più copie cartacee scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o a Associazione Tradizione Famiglia Proprietà, Via Nizza, 110 - 00198 – Roma.

     

     

    di Julio Loredo

    Questo libro tratta del cosiddetto “Cammino sinodale tedesco” (Synodale Weg). La posta in gioco, tuttavia, deborda di molto l’ambito germanico. Per autorevoli osservatori della vita della Chiesa quanto si discute nel Weginfluenzerà possentemente il Sinodo Generale convocato da Papa Francesco per gli autunni del 2023 e del 2024, cosi come già ha influenzato le consulte pre-sinodali effettuate in diverse nazioni (1).

    Trascurando per ora il fatto statistico del bassissimo riscontro d’interesse trovato nei fedeli di tutto il mondo su “cammini” e/o consulte pre-sinodali, nel nostro studio ci soffermiamo ad analizzare l’importanza dei contenuti trattati e l’intensità dell’impegno profuso dalle autorità ecclesiastiche coinvolte per realizzare quanto auspicato da Francesco già nel 2015, in occasione del discorso per il cinquantesimo anniversario dell’istituzione del Sinodo dei vescovi: “Il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio [...] è dimensione costitutiva della Chiesa”(2).

    Per ora, indipendentemente da altre considerazioni, il Cammino sinodale tedesco, presentandosi come una risposta a questo invito papale, ha occupato la scena come un grande protagonista di questa “dimensione costitutiva della Chiesa del terzo millennio”. L’ombra delle sue audaci proposte si proietta a livello mondiale su tutto il processo sinodale avviato nella Chiesa.

    Una implicita riserva di Papa Francesco al Cammino sinodale tedesco si e voluta scorgere su una questione di metodo anziché di contenuto. Secondo uno dei vaticanisti più accreditati, Sandro Magister, a giudizio del Papa nel Wegtedesco “il problema sorge quando la via sinodale nasce dalle élite intellettuali, teologiche, e viene molto influenzata dalle pressioni esterne”, quando invece andrebbe fatta “con i fedeli, con il popolo”. Mostrando come queste “opinioni” del popolo vengono largamente condizionate dall’esterno della Chiesa, dai grandi protagonisti dei modelli culturali imperanti, Magister conclude che il contagio del ‘cammino sinodale’ della Germania, non arginato dal papa, ha ormai valicato le frontiere e minaccia di condizionare lo stesso sinodo generale sulla sinodalità(3).

    Recentemente, un’altra autorevole firma, Ed Condon, ha scritto su The Pillarqualcosa di ancora più esplicito: “Molti osservatori fanno notare il sostegno pubblico del segretario del Sinodo, il cardinale Mario Grech, alla controversa via sinodale tedesca, (con) una serie di incontri (in) Vaticano, soprattutto dopo che i delegati (delWeg tedesco) hanno votato a favore di formali strutture di governo della Chiesa guidate da laici, della benedizione delle unioni omosessuali nelle chiese e dell’intercomunione con i protestanti. I vescovi tedeschi hanno anche visitato gli uffici di Grech nelle ultime settimane, e ai membri principali della conferenza è stata concessa una serie di udienze private con Papa Francesco, dando l’impressione ad alcuni osservatori vaticani che l’intero processo sinodale globale abbia una sorta di ‘opzione preferenziale’ per i tedeschi(4).

    Se si dovesse avverare una decisiva influenza del Wegtedesco sui prossimi Sinodi sulla Sinodalità che, secondo il Cardinale Grech, “non saranno più un evento ma un processo”, cioè una sorta di sinodo permanente (5), possiamo essere sicuri che si tratterà in realtà di un ambizioso progetto di riforma della Chiesa universale, col rischio di scardinarla dalle fondamenta, o di reinventarla su basi diverse da quelle volute da Nostro Signore e consolidate in duemila anni di storia. Si parla già di una “nuova Chiesa sinodale”.

     

    Dal conciliarismo alla sinodalità permanente: la “lunga marcia” di un processo

    I promotori del modello “sinodale” di Chiesa non partono tanto da disquisizioni teologiche quanto dal desiderio, direi la bramosia, di adattare la Chiesa alla modernità, come un’irrifiutabile esigenza dello “spirito del tempo”. Troviamo in loro, per prima cosa, un profondo anelito per uno stato di cose più ugualitario e permissivista. In opposizione al doppio principio di gerarchia e di autorità, due nozioni concepite come valori metafisici esprimono bene lo spirito di questa riforma: uguaglianza assoluta e liberta illimitata. Il naturale bisogno di spiegare tale anelito ha dato origine a tendenze ideologiche, a scuole teologiche e, poi, a movimenti di riforma. In altre parole, si è passati dalle tendenze alle idee, e poi ai fatti.

    Tale anelito non e nuovo. Già all’inizio del secolo XV, col pretesto di accomodare la Chiesa alla nuova mentalità nata con l’Umanesimo, sorse la corrente detta “conciliarista”, che intendeva ridurre il potere gerarchico del Papa in favore di un’assemblea conciliare. La Chiesa avrebbe dovuto strutturarsi, come espressione della volontà dei fedeli, in “sinodi” locali e regionali, largamente autonomi, ognuno con la sua lingua e i suoi costumi. Questi sinodi si sarebbero dovuti poi riunire periodicamente in un “Concilio generale” o “Santo Sinodo”, detentore della massima autorità nella Chiesa. Il Papa, ridotto a un primum inter pares, avrebbe dovuto a sua volta sottomettersi alle decisioni dei concili, mediante il voto paritario dei partecipanti.

    Il conciliarismo contribuì possentemente all’indebolimento della Chiesa, fomentando abitudini di autonomia che prefiguravano quelle “chiese nazionali” create poi dalla Rivoluzione protestante all’insegna del Los von Rom!. Siamo all’inizio di quel processo di distruzione della Chiesa e della Cristianità denominato in seguito “Rivoluzione”. Questo processo andò avanti, con manifestazioni sempre più radicali dei suoi postulati ugualitari e libertari, attraverso tappe ben definite, magistralmente studiate da Plinio Correa de Oliveira in «Rivoluzione e Contro-Rivoluzione»(6): pseudo Riforma protestante (1517), Rivoluzione francese (1789), Comunismo (1917), Rivoluzione culturale (1968). Parimenti andò avanti anche la bramosia di taluni cattolici di adattare la Chiesa alla Rivoluzione, vista come l’ineluttabile vincitrice del futuro.

    A cavallo fra Settecento e Ottocento, a proposito di accomodare la Chiesa ai nuovi tempi inaugurati dalla Rivoluzione francese, sorse la corrente poi nota come “Cattolicesimo liberale” che, intrisa di egualitarismo, proclamava una democrazia livellatrice nella società e nella Chiesa. “Il futuro della società moderna dipende da due questioni: correggere la democrazia con più libertà, e conciliare il cattolicesimo con la democrazia liberale. (…) Noi accettiamo, noi invochiamo i principi e le libertà proclamati nel 1789”, tuonava Charles de Montalembert (7). Secondo loro, l’uguaglianza e la libertà dei tempi moderni richiedevano una Chiesa senza gerarchie e senza autorità dottrinale. “Noi adoriamo Dio come autore sovrano della Rivoluzione che ci libera. (…) Il vero regime del cattolicesimo è quello della libertà universale. [Nella Chiesa] siamo tutti uguali”, affermava nel 1791 Claude Fauchet, vescovo “costituzionale” di Calvados (8).

    La strada era ormai tracciata. Agli inizi del Novecento queste idee eterodosse sfociarono nel Modernismo (definito da san Pio X “sintesi di tutte le eresie”) la cui idea di Chiesa era cosi fluida che nemmeno contemplava una struttura visibile, e tantomeno un Magistero. Nel delirio modernista, la Chiesa e un mero prodotto della coscienza collettiva, vale a dire l’associazione di singole coscienze che mettono in comune le proprie esperienze religiose. Insomma, un’emanazione vitale della collettività dei cristiani, e non un’istituzione. “La visione di Gesù non comprendeva la fondazione di una Chiesa”, scrisse Alfred Loisy, l’esponente più in vista della corrente (9).

    Il progetto riformista del Modernismo – sempre col pretesto di adattare la Chiesa ai tempi che correvano – fu ripreso negli anni Trenta dalla cosiddetta Nouvelle Théologie, che elaboro il concetto di Chiesa “popolo di Dio” nel senso odierno. L’espressione e perfettamente legittima. Pero, in un ambiente surriscaldato dal progressismo e desideroso di adattare la Chiesa alle tendenze rivoluzionarie del momento, essa assunse lineamenti non consoni al Magistero. Abbandonando la concezione teologica di “popolo”, cioè l’insieme dei battezzati che per la grazia santificante diventano cittadini del Regno dei Cieli, si adottarono concezioni sociologiche, derivanti sia dalla dottrina democratica (il popolo sovrano) sia dalla dottrina marxista (il popolo proletario). Applicando tali concezioni alla Chiesa, ne risulto un’ecclesiologia ugualitaria del tutto estranea alla Tradizione. “La mia visione di Chiesa mette in discussione il sistema piramidale, gerarchico e giuridico stabilito dalla Contro-Riforma— affermava Yves Congar — la mia ecclesiologia è quella del «popolo di Dio»”(10) .

     

    1943: il grido d’allarme di Plinio Corrêa de Oliveira

    Riguardo al Modernismo, la Nouvelle Théologiepoté contare su un vantaggio fondamentale: mentre i modernisti avevano sempre costituito un élite intellettuale, con poca presa sulla massa dei fedeli, la Nouvelle Théologieriuscì invece a infiltrare vasti settori dei movimenti laicali, specialmente l’Azione Cattolica. “La nuova Azione Cattolica nata negli anni Venti e Trenta capovolse il metodo [teologico]. Noi fummo intimamente legati a questa rivoluzione”, si vantava nel 1975 P. Marie-Dominique Chenu (11).

    L’11 marzo 1940 Plinio Correa de Oliveira fu nominato presidente della Giunta arcidiocesana dell’Azione Cattolica di San Paolo. Da questo osservatorio privilegiato, egli venne a conoscenza diretta dei mali che iniziavano a infettare il laicato. Inizio quindi a denunciarli dalle pagine del Legionário, settimanale cattolico da lui diretto. Il male, pero, era penetrato troppo profondamente, non di rado con l’appoggio di alte autorità ecclesiastiche. Decise quindi di scrivere un libro offrendo un’accurata diagnosi dei mali che affliggevano la Chiesa.

    Con la prefazione del Nunzio apostolico in Brasile, mons. (poi cardinale) Benedetto Aloisi Masella, fu pubblicato nel 1943 «In Difesa dell’Azione Cattolica». L’opera costituì la prima confutazione di ampio respiro degli errori progressisti serpeggianti all’interno dell’Azione Cattolica in Brasile e, di riflesso, nel mondo.

    Dopo aver analizzato la natura dell’Azione Cattolica e il rapporto tra i laici e la gerarchia, il pensatore brasiliano affronta le deviazioni riguardanti la liturgia, la spiritualità e i metodi di apostolato. Tali errori avevano come comune denominatore il voler diminuire, fino a quasi annullarla, la struttura gerarchica della Chiesa. Il glorioso Corpo Mistico di Cristo, avvertiva il leader cattolico, correva il rischio di trasformarsi in una rete di “confraternite massoniche” (12) costituite da laici, che avrebbero assunto poteri fino a quel momento appartenenti ai sacerdoti e ai vescovi.

    In appendice, come chiave di lettura, Plinio Correa de Oliveira trascrisse la Lettera apostolica Notre Charge Apostolique, in cui san Pio X condanna Le Sillonprecisamente per le sue dottrine democratiche ugualitarie. Tali dottrine, glossa il pensatore brasiliano, “sono sovversive e rivoluzionarie”(13). Lo spirito ugualitario si palesava anche nel modo di concepire la liturgia. già allora, infatti, proprio all’interno dei circoli dell’Azione Cattolica, iniziarono pratiche che prefiguravano la riforma liturgica del 1969 e i suoi abusi. Questi errori, chiamati allora “liturgicismo”, furono oggetto di un’accurata analisi da parte di Plinio Correa de Oliveira, che così si dimostro pure pioniere nella denuncia delle derive modernistiche in campo liturgico. Secondo il pensatore brasiliano, “siamo in presenza non di errori sparsi, ma di tutto un sistema dottrinale basato su errori fondamentali, e molto coerente nel professarli in tutte le loro conseguenze”(14). Questo sistema non era altro che il vecchio Modernismo, ripresentato sotto nuove forme, ma pur sempre distruttivo di ogni elemento gerarchico nella Chiesa.

     

    1969: la denuncia della “Chiesa nuova”

    Il Concilio Vaticano II (1962-1965) e stato da molti – sia “progressisti” che “tradizionalisti” – paragonato agli Stati Generali che diedero il via alla Rivoluzione francese. Infatti, il nuovo rapporto che il Concilio volle inaugurare fra Chiesa e mondo moderno apri il vaso di Pandora delle riforme, avviando un processo che, nella pratica, quando non anche nella dottrina, ha assunto sempre più il volto di una Rivoluzione francese permanente. Mentre alcuni leggono il Concilio attraverso un’ermeneutica girondina moderata, altri ne propongono una lettura di tipo giacobina radicale, e non mancano quelli che corrono verso un babuvismo estremo. Proprio come nel 1789.

    Allarmato con la deriva che stavano prendendo gli avvenimenti nella Chiesa – da lui previsti trent’anni prima – Plinio Correa de Oliveira pubblico nel 1969 un’ampia e articolata denuncia: “Gruppi occulti tramano la sovversione nella Chiesa”(15). Secondo il pensatore brasiliano, il filo rosso del movimento sovversivo e l’insubordinazione e la disalienazione, intendendo con questo la “liberazione” della Chiesa da ogni e qualsiasi norma dottrinale o struttura organizzativa. La disalienazione, spiega Plinio Correa de Oliveira, implica “la ribellione contro ogni superiorità e ogni disuguaglianza”. Affermando che “il supremo obiettivo è una Chiesa non alienante né alienata”, il pensatore brasiliano passa in rivista i diversi campi dove si si vorrebbe attuare tale disalienazione:

    1a disalienazione della Chiesa: in relazione a Dio. La nuova Chiesa propone un Dio che non e trascendente ma immanente. Un Dio impersonale, come un elemento diffusamente sparso in tutta la natura.

    2a disalienazione della Chiesa: in relazione al soprannaturale e al sacro. Le cose della Chiesa – sacramenti, sacerdozio, ecc. – non vanno ritenute “sacre”. La sacralita deve morire con la fine delle alienazioni.

    3a disalienazione della Chiesa: in relazione alla fede, alla morale, al Magistero e all’azione evangelizzatrice. La nuova Chiesa non si pretende Maestra. Né tratta i fedeli come discepoli, perché ciò sarebbe alienante. Ognuno riceve carismi dallo Spirito Santo, che parla direttamente all’anima.

    4a disalienazione della Chiesa: in relazione alla Gerarchia ecclesiastica. Per disalienare la Chiesa dalla Gerarchia, occorre democratizzarla.

    5a disalienazione della Chiesa: in relazione al Potere Pubblico. La Chiesa nuova dichiara di non avere bisogno del Potere pubblico, né di volere con esso relazioni da Potere a Potere.

    Alla fine del processo si arriverebbe a una “Chiesa nuova, panteista, demitificata, desacralizzata, disalienata, ugualitaria e messa al servizio della Rivoluzione”.

     

    Il Cammino sinodale tedesco

    Il “Cammino sinodale tedesco” assume e porta avanti il vecchio sogno conciliarista. “Francesco ora affronta l’opera maggiore del suo pontificato: quella del passaggio da una Chiesa gerarchica a una Chiesa ‘sinodale’, vale a dire democratica e decentralizzata– scrive il vaticanista Jean-Marie Guénois – Questo implica un cambiamento profondo della cultura ecclesiale, volto a porre fine al ‘clericalismo’, il potere dei sacerdoti e dei vescovi, nella Chiesa”(16).

    Sulla stessa lunghezza d’onda il vaticanista Andrea Gagliarducci: “Papa Francesco vuole che tutti siano messi sullo stesso piano, che i sacerdoti non si sentano al di sopra dei laici e che i vescovi non abbiano più potere dei sacerdoti. Così facendo, però, decostruisce un mondo, svuota i simboli di significato”(17).

    Sintetizzando il senso delle riforme volute dal cammino sinodale, il filosofo Stefano Fontana afferma: “Si vuole introdurre nella Chiesa la democrazia liberale moderna”(18).

    Portato alle sue ultime conseguenze logiche, il Cammino sinodale implicherebbe la distruzione di Santa Romana Chiesa. Non sono io a dirlo, bensì il cardinale Gerhard Müller, già Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede: “Stanno sognando un’altra chiesa che non ha nulla a che fare con la fede cattolica... e vogliono abusare di questo processo, per spostare la Chiesa cattolica, non solo in un’altra direzione, ma verso la (sua) distruzione” (19).

    Il Cammino sinodale tedesco si inserisce pienamente nel processo rivoluzionario ugualitario e libertario che ebbe inizio nel secolo XV. Proprio in questo risiedono la sua forza e la sua pericolosità. Non si tratta di una chimera rimuginata da qualche teologo teutonico, bensì di un progetto che raccoglie e canalizza tendenze molto radicate nell’uomo moderno, alimentate poi dalla potentissima macchina propagandistica della Rivoluzione.

    Se a ciò aggiungiamo i segni di incoraggiamento a questo processo che arrivano dalle sfere ecclesiastiche, capiamo che siamo di fronte alla “tempesta perfetta”. Figlia della gesta di Plinio Correa de Oliveira, l’Associazione Tradizione Famiglia Proprietà mancherebbe gravemente ai suoi doveri se, in questo drammatico frangente, non innalzasse la sua voce in difesa della Sposa di Cristo. Una voce intrisa di venerazione per la Cattedra di Pietro, ma anche ferma nell’indicare le insidie che incombono.

    È perciò che offriamo ai nostri cari lettori l’importante studio del dott. Diego Benedetto Panetta sul Cammino sinodale tedesco, strettamente basato su fonti originali. Per chi vuole restare fedele alla Chiesa di sempre, questo studio costituisce un’ammonizione e una convocazione alla lotta dottrinale, proprio nell’ottantesimo anniversario del primo grido di allarme che Plinio Correa de Oliveira lancio con In difesa dell’Azione Cattolica.

     

    Note

    1. Sandro Magister, Il sinodo tedesco contagia l’intera Chiesa, senza che il papa lo freni.

    2. Discorso del Santo Padre per la commemorazione del 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi, 17 ottobre 2015.

    3. Sandro Magister,Il sinodo tedesco contagia l’intera Chiesa, senza che il papa lo freni.Grassetti nostri.

    4. Ed. Condon, Is Pope Francis' synodal extension a plan, or a punt?. Grassetti nostri.

    5. Stefano Fontana, Il Sinodo permanente, stortura che accresce i timori.

    6. Cfr. Plinio Correa de Oliveira, Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, Roma, Luci sull’Est, 1998.

    7. Charles de Montalembert, L’Église libre dans l’État libre, in Emmanuel Barbier, Histoire du Catholicisme Libérale et du Catholicisme Social en France, Yves Cadoret, Bordeaux, 1924, vol. I, pp. 33-34.

    8. Claude Fauchet, Sermon sur l’accord de la réligion et de la liberté, Parigi, 14 febbraio 1791, in Migne, Collection intégrale et universelle des orateurs sacres, Paris 1855, vol. 66, col. 159-174.

    9. Alfred Loisy, L’évangile et l’église, p. 182, cit. inMarcel Chossat, in DAFC, vol. III, col. 629, s.v. “Modernisme”.

    10. Yves Congar, in Jean Puyo, Une vie pour la verité. Jean Puyo interrogue le Père Congar,Le Centurion, Paris 1975, p. 102.

    11. Cit. in Jacques Duquesne, Un théologien en liberté. Jacques Duquesne interrogue le Père Chenu,Le Centurion, Paris 1975, pp. 58-59.

    12. Plinio Correa deOliveira, Em defesa da Ação Católica, AveMaria, San Paolo, 1943, p. 77.

    13. Ibid., p. 361.

    14. Ibid., p. 101.

    15. “Grupos ocultos tramam a subversao na Igreja”, Catolicismo, aprile-maggio 1969.

    16. Vik van Brantegem, Le Figaro: «Papa Francesco crea dei cardinali per garantire la sua continuità».

    17. Andrea Gagliarducci, Pope Francis, the crisis of unity.

    18. Stefano Fontana, I tre buchi neri del Sinodo che mettono in pericolo la Chiesa.

    19. National Catholic Register, Cardinal Müller on Synod on Synodality: ‘A Hostile Takeover of the Church of Jesus Christ … We Must Resist’.

     

    © La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte

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    Che potrà succedere se il cammino sinodale tedesco sarà presentato come paradigma per tutta la Chiesa Cattolica coinvolta anch’essa in un cammino sinodale? Vale la pena leggere ciò che l’ex-cappellano della regina Elisabetta, il dott. Gevin Ashenden, ha descritto su quel che accadde nel celebre sinodo generale anglicano, chiamato “della svolta”, che portò lui e altri a lasciare quella denominazione e ad entrare nella Chiesa romana. Vi proponiamo ampli brani del su articolo pubblicato dal vaticanista Robert Moyniham su Inside the Vatican.

    ***

    Risultato di un sinodo: entrambe le ali strappate alla chiesa anglicana

    Un ex cappellano anglicano della regina d'Inghilterra parla del suo ingresso nella Chiesa cattolica - e della fine dell'anglicanesimo.

     

    Dottor Gavin Ashenden*

    A volte arriva un momento in cui improvvisamente vediamo le cose in modo completamente diverso. I filosofi l’hanno spesso chiamato "il momento rivelatore". Più popolarmente si parla del momento in cui cade la monetina.

    Uno di questi momenti arrivò per me quando, dopo una votazione al Sinodo Generale della Chiesa d'Inghilterra, i progressisti si rifiutarono di fare spazio a coloro che volevano praticare la fede come era stata ricevuta, e il mio Vescovo diceva disperato mentre lasciavamo l'assemblea: "Questa", disse, "è la fine dell'esperimento ecumenico durato 500 anni che era l'anglicanesimo". Pensai che forse era un po' esagerato, ma riflettendo ho cominciato a rendermi conto della forza della sua osservazione. Quello che voleva dire era che nella guerra civile tra puritani, anglo-cattolici e progressisti, i progressisti avevano appena messo a segno un colpo da kappaò che avrebbe riconfigurato la Chiesa per sempre.

    La Chiesa d'Inghilterra è un'entità che confonde. Sembra una sola Chiesa, ma non lo è; è stato un compromesso concettuale fin dal suo inizio. Per dirla in modo più semplice, la Chiesa ha ereditato edifici e strutture ecclesiali cattoliche ma si vestiva e pregava come protestante. Nel corso degli anni il pendolo del potere è oscillato avanti e indietro tra puritani e sacramentalisti, ma nel XX secolo la Chiesa ha cominciato a cedere sotto l'assalto della cultura secolare, guidata prima da Darwin, Durkheim, Marx e Freud, e poi si è accasciata sotto l'assalto del revisionismo teologico tedesco del XIX secolo. Ma fu il femminismo della seconda metà del XX secolo che fece più danni.

    Una Chiesa di Stato è particolarmente vulnerabile al cambiamento culturale. Se la società che serve comincia a rifiutare i valori o la cultura cristiana, si trova di fronte a un terribile dilemma. O assecondare questo rifiuto, cospargendo di benedizioni spurie la direzione non-cristiana o anti-cristiana in cui va la società; oppure prendere una posizione morale e chiamare la società a tornare ai valori cristiani; in altre parole, a pentirsi.

    Ci sono stati momenti in cui si tentò la strada del pentimento. Wesley lo richiese per il peccato personale e l'incredulità collettiva nel XVIII secolo; Wilberforce e la Setta di Clapham, contro la schiavitù nel XIX secolo; il vescovo George Bell, contro i bombardamenti a tappeto delle città tedesche e il massacro dei civili nel XX secolo.

    Tuttavia il femminismo della seconda metà del XX secolo non ha portato solo donne prete, ma è stato come un cavallo di Troia per una varietà di valori utopici secolari: il relativismo, l'uguaglianza totale, il trionfo del soggettivo sull'oggettivo, la campagna per ripulire l'utero dai neonati indesiderati, il ripudio del patriarcato e della "mascolinità tossica".

    Anche se attraenti in termini secolari, tutti questi argomenti hanno minato aspetti dell'integrità della Rivelazione Divina.

    E così che è iniziato un processo crescente di preferire sistemare le cose sulla terra piuttosto che portare le anime in cielo; la Gaia dell'apocalitticismo ecologico e la priorità dell'antirazzismo divennero tematiche superiori al pentimento personale e alla rinascita dell'anima.

    Tuttavia i due movimenti collegati ma distinti che si sono proposti di cambiare il DNA apostolico della Chiesa d'Inghilterra sono state le ordinazioni delle donne al sacerdozio e all'episcopato, e poi la ratifica delle relazioni e del matrimonio omosessuale. Sia l'ordinazione delle donne che l'affermazione delle identità e delle relazioni gay erano obiettivi secolari di primo piano. Ma né il femminismo che stava dietro al primo, né il disordine della rivoluzione sessuale che stava dietro al secondo, erano coerenti con la Scrittura o la tradizione. Quindi, o questa era una nuova rivelazione che la Chiesa e il mondo stavano aspettando... o era qualcos'altro.

    Il femminismo cominciò ad esprimersi in un'antipatia sempre più forte verso la mascolinità. La guerra dei sessi divenne più aggressiva. La promozione di una maggiore simpatia per l'omosessualità si trasformò in una minaccia stridente e aggressiva per mettere a tacere le voci che mettevano in dubbio la sua legittimità.

    Dov'era la Chiesa d'Inghilterra in queste guerre culturali? Come molti gruppi protestanti, era pesantemente concentrata sui valori del progresso e dell'auto-miglioramento personale, sociale e politico. Riapparvero due vecchie eresie per dare una piattaforma a questo nuovo pensiero. L'arianesimo emerse quando le femministe si complimentarono con Gesù per la sua limitata ma degna accettazione delle donne, ma lo castigarono per essere un uomo del suo tempo, cieco ai miglioramenti che il XXI secolo avrebbe scoperto. Egli non era il Logos che stava sulla soglia del tempo e dello spazio come il Cristo cosmico paolino, ma una figura storica limitata dalla sua particolare cultura. E il pelagianesimo pose le basi per l'ambizione irrealizzabile di migliorare la sorte delle persone attraverso una rinnovata energia politica e sociale che rimuovesse l'ingiustizia e l'ineguaglianza. Mentre la Chiesa spostava il peso delle sue energie dall'evangelizzazione e dalla Bibbia alla giustizia sociale e all'attivismo, i fedeli più tradizionali alle due estremità dello spettro, la puritana e la cattolica, iniziarono ad andarsene.

    Fu un voto al Sinodo Generale, in cui entrambe queste circoscrizioni chiesero che le loro integrazioni teologiche e spirituali fossero riconosciute e protette, che causò tanto sgomento al collega vescovo che ho menzionato prima.

    Gli evangelici e gli anglo-cattolici imploravano i loro compagni anglicani di rispettare le loro credenze e di non imporre loro donne prete e vescovi. La maggioranza liberale rifiutò e lo fece con una soddisfazione giubilante.

    Mentre lasciavo quel Sinodo, ebbi un'esperienza che agì come una lente interpretativa per molto di ciò che stava accadendo nella Chiesa in generale. Mi trovai ad aspettare alla fermata dell'autobus, dove accanto a me apparve una nota donna prete, attivista femminista. (Lei stessa sarebbe presto diventata vescovo, e si distingueva per due cose: l'amore e la promozione del nudismo e la sua discreta coabitante lesbica). Le dissi qualcosa a proposito dei tempi terribili e contundenti che avevamo passato al Sinodo. "Beh, naturalmente lei sa perché abbiamo fatto quello che abbiamo fatto, no?", mi sputò quasi in faccia. "No, non credo di saperlo", risposi. "Ci siamo vendicati di tutti voi. Vi abbiamo punito per ogni offesa e mancanza di rispetto che qualcuno di voi abbia mai mostrato a una donna".

    Rimasi stupito sia dalla sua veemenza che da quello che aveva detto. Senza smettere di questionare la sua supposizione di misoginia diffusa, risposi: "Ma lei ha invocato uno spirito di vendetta. Questo è uno spirito che si oppone profondamente allo Spirito Santo. Ha un'idea dello scompiglio che l'invocazione di un tale spirito provocherà nella Chiesa?".

    Lei mi guardò con aria assente. Parlavamo due lingue diverse e vivevamo in due mondi differenti.

    Quindi sì, l'esperimento ecumenico durato 500 anni che era stata la Chiesa d'Inghilterra finiva lì. Lo scomodo e precario equilibrio tra puritani, anglo-cattolici e i devoti dello zeitgeist, era finito.

    Il potere del collante era stato efficace ma la lotta intestina era finita con l'epurazione dei puritani e degli anglo-cattolici. I puritani avevano fornito alla miscela anglicana un congregazionalismo vigoroso ed evangelico; e i sacramentalisti avevano iniettato un certo grado di pietà e spiritualità cattolica, presa in prestito dalla Madre Chiesa, un'inclinazione per la santità e l'eucaristia. Erano loro che avevano portato sia la profondità della preghiera che l'ampiezza del sangue nuovo con la conversione. Strappate entrambe le ali della Chiesa, ciò che rimase fu un centro superficiale, politicizzato e de-energizzato, incapace di rinnovamento spirituale, pentimento o conversione.

    I puritani fuggirono verso il più ampio mondo evangelico, e gli anglo-cattolici presero un grato rifugio nell'Ordinariato della Cattedra di San Pietro della Chiesa Cattolica, eretto per quei fedeli provenienti dall'anglicanesimo. Più del 10% del clero parrocchiale cattolico romano ora è ex-anglicano.

    Nel frattempo, la vittoria dei progressisti sembra sempre più una vittoria di Pirro. I dati demografici sono negativi. Solo l'1,9% frequenta le chiese. Tra il 2009 e il 2019, i battesimi, i matrimoni e i funerali sono diminuiti del 30-40%. E il 33% dei fedeli anglicani ha più di 70 anni.

    Mentre gli anglicani conservatori si mobilitano in tutto il mondo, la mancanza di qualcosa di equivalente al Magistero Cattolico li lascia preda di scismi e conflitti settari. Quelli numerosi fra di noi che si sono rivolti alla Chiesa Cattolica l’hanno fatto perché le turbolenze dei nostri giorni ci hanno fatto ripensare alle rivendicazioni della Riforma - e le hanno trovate carenti. In questo riesame, molti di noi hanno riletto i Padri dei primi cinque secoli e non vi hanno trovato elementi di Lutero, Calvino, Zwingli o erasmiani, bensì la Chiesa Cattolica e il Magistero. La promessa di Gesù a Pietro in Matteo 16:18, "Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa", rintocca con una nuova e urgente risonanza.

     

    *Gavin Ashenden è un ex arcivescovo anglicano e cappellano onorario della regina Elisabetta d'Inghilterra, ora convertito e laico cattolico. Dopo un'illustre carriera accademica e clericale, è stato nominato Cappellano della Regina nel 2008; si è dimesso nel 2017. Nel dicembre 2019, il dottor Ashenden è stato ricevuto nella Chiesa cattolica dal vescovo di Shrewsbury, in Inghilterra.

     

    Fonte: Inside the Vatican, 1 Gennaio 2022. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia

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  • Un Sinodo Autodistruttivo

     

     

    Fr. Gerald E. Murray

    Il Segretariato Generale del Sinodo dei Vescovi ha pubblicato la scorsa settimana il Documento di lavoro (Working Document – WD nel seguito con i numeri di riferimento) per la fase continentale del Sinodo per una Chiesa sinodale . Mette in discussione, senza scusarsi, varie dottrine cattoliche con il pretesto di ascoltare lo Spirito Santo che, eccezionalmente, in qualche modo parla attraverso le lamentele e le critiche di coloro che rifiutano ciò che la Chiesa insegna e che ha sempre insegnato.

    I contributi da tutto il mondo che contraddicono la dottrina cattolica sono citati o riassunti con approvazione perché “esprimono in modo particolarmente potente, bello o preciso sentimenti espressi più in generale in molte relazioni” (6). Quei sentimenti godono della presunzione di verità ispirata dallo Spirito mentre le dottrine causano alienazione e dolore.

    Emblematiche sono le affermazioni di un gruppo parrocchiale americano: «La visione di una Chiesa capace di inclusione radicale, appartenenza condivisa e profonda ospitalità secondo l’insegnamento di Gesù è al centro del processo sinodale:  Invece di comportarci come guardiani che cercano di escludere altri dal tavolo, dobbiamo fare di più per assicurarci che le persone sappiano che tutti possono trovare un posto e una casa qui.” (31). Il WD spiega inoltre che «l’esperienza sinodale può essere letta come un cammino di riconoscimento per coloro che non si sentono sufficientemente riconosciuti nella Chiesa» (32).

    Allora chi si sente escluso? “Tra coloro che chiedono un dialogo più significativo e uno spazio più accogliente troviamo anche coloro che, a vario titolo, sentono una tensione tra l’appartenenza alla Chiesa e le proprie relazioni amorose, come ad esempio: divorziati risposati, genitori single, persone che vivono in un matrimonio poligamo, persone LGBTQ, ecc. (39). Questo ottiene anche una seconda menzione: «Tanti riassunti danno voce anche al dolore di non poter accedere ai Sacramenti sperimentati dai divorziati risposati e da coloro che hanno contratto matrimoni poligami. Non c’è unanimità su come affrontare queste situazioni” (94).

    Chi altro si lamenta? “Dopo un attento ascolto, molte relazioni chiedono che la Chiesa continui il suo discernimento in relazione a una serie di questioni specifiche: il ruolo attivo delle donne nelle strutture di governo degli organi ecclesiali, la possibilità, per donne con una formazione adeguata, di predicare negli ambienti parrocchiali, e un diaconato femminile. Diversità di opinioni molto maggiori sono state espresse sul tema dell’ordinazione sacerdotale delle donne, che alcuni rapporti richiedono, mentre altri considerano una questione chiusa” (64).

    La soluzione? «[La] conversione della cultura della Chiesa, per la salvezza del mondo, è legata concretamente alla possibilità di stabilire una nuova cultura, con nuove pratiche e nuove strutture» (60).

    Allora come ci arriviamo? “[Camminare] insieme come Popolo di Dio richiede di riconoscere la necessità di una conversione continua, individuale e comunitaria. Sul piano istituzionale e pastorale, questa conversione si traduce in un’altrettanto continua riforma della Chiesa, delle sue strutture e del suo stile, sulla scia della spinta al continuo ‘aggiornamento’…” (101).

    L’insegnamento della Chiesa, datole da Cristo, è il problema.

    Alla Chiesa viene chiesto di discutere seriamente di scartare gli insegnamenti che contraddicono le credenze e i desideri di:

    – coloro che vivono in secondi “matrimoni” adulteri;

    – uomini che hanno due o tre o più mogli;

    – omosessuali e bisessuali;

    – persone che credono di non essere del sesso con cui sono nate;

    – donne che vogliono essere ordinate diaconi e sacerdoti;

    – laici che vogliono l’autorità data da Dio ai vescovi e ai sacerdoti.

    Qualcosa qui rafforza o promuove la fedeltà agli insegnamenti di Cristo? Ovviamente no.

    Si tratta di cambiare la Chiesa.

    Qualcuno dal Regno Unito ha fatto il commento più pertinente dell’intero documento: “ Non mi fido del Sinodo. Penso che sia stato indetto per portare un ulteriore cambiamento agli insegnamenti di Cristo e a ferire ulteriormente la sua Chiesa.” (18).

    Nella fase successiva di questo processo sociale autodistruttivo – le Assemblee Continentali previste per l’inizio del 2023 – ai vescovi del mondo viene dettato che:

    tutte le Assemblee siano ecclesiali e non meramente episcopali, assicurando che la loro composizione rappresenti adeguatamente la varietà del popolo di Dio: vescovi, presbiteri, diaconi, consacrati e consacrate, uomini e donne laiche. . . . è importante prestare particolare attenzione alla presenza delle donne e dei giovani (laici e laiche, consacrati e donne in formazione, seminaristi); le persone che vivono in condizioni di povertà o di emarginazione e coloro che hanno un contatto diretto con questi gruppi e persone; delegati fraterni di altre confessioni cristiane; rappresentanti di altre religioni e tradizioni religiose; e alcune persone senza affiliazione religiosa (108) [Enfasi aggiunta dal traduttore].

    Data questa lista, i vescovi saranno una minoranza.

    E il loro ruolo? “A loro è richiesto di individuare modalità adeguate per svolgere il loro compito di validazione e approvazione del Documento finale, assicurando che sia frutto di un cammino autenticamente sinodale, rispettoso del processo che si è svolto e fedele alle diverse voci del Popolo di Dio in ogni continente” (108) (Enfasi aggiunta nel testo originale).

    In altre parole, i vescovi devono fungere da segretari di registrazione. Non è loro consigliato garantire ed assicurare la fedeltà dell’assemblea all’insegnamento della Chiesa.

    Il WD chiede alla Chiesa di operare con “trasparenza” (79). Un buon punto di partenza sarebbe che il Segretariato sinodale pubblichi tutte le comunicazioni scritte ricevute. Qualcuno, ad esempio, ha lamentato: la perdita della fede nella presenza reale di Cristo nell’Eucaristia; la mancanza di vocazioni sacerdotali nel mondo sviluppato; il forte calo della frequenza alle messe, ai battesimi e ai matrimoni in chiesa; lo scandalo di vescovi e cardinali che contraddicono ripetutamente in pubblico l’insegnamento della Chiesa; la perdita di fedeli cattolici a favore delle Chiese evangeliche; il crollo del sistema scolastico cattolico nel mondo sviluppato; il diffuso fenomeno degli abusi liturgici mentre la celebrazione della Messa tradizionale latina è fortemente ridotta o addirittura vietata; il crollo degli ordini religiosi a causa della secolarizzazione e il rifiuto della fedeltà dottrinale e della vita ascetica.

    È evidente che oggi nella Chiesa è in corso una palese rivoluzione, un tentativo di convincerci che abbracciare l’eresia e l’immoralità non è peccato, ma piuttosto una risposta alla voce dello Spirito Santo che parla attraverso persone che si sentono emarginate da una Chiesa che finora è stata infedele alla sua missione.

    Il WD afferma:  Per usare un’immagine biblica, si potrebbe dire che il cammino sinodale ha segnato i primi passi del ritorno da un’esperienza di esilio collettivo, le cui conseguenze toccano l’intero Popolo di Dio: se la Chiesa non è sinodale, nessuno può davvero sentirsi completamente a casa” (24).

    Preghiamo affinché i Padri sinodali, e tutti i vescovi, si alzino e difendano l’insegnamento e la pratica della Chiesa contro questo esercizio di comportamento autodistruttivo sponsorizzato dal Vaticano.

    Sono in gioco le anime.

    Traduzione di Vincenzo Fedele

     

    Fonte: Stilvm Curiae - Marco Tosatti, 10 Novembre 2022. Articolo orginale apparso su The Catholic Thing, 31 Ottobre 2022.