Stati Uniti

  • “Defund the police”. Boom di criminalità... Poi il ripensamento

     

     

     

    di Julio Loredo

    Nel 2019 esplose negli Stati Uniti una rivolta anarchica sotto i nomi di Black Lives Matter, Woke, Cancel Culture e altri. L’idea base era quella di cancellare la cultura occidentale, bruciando o sfigurando tutto ciò che potesse essere connesso all’idea di Ordine e di Civiltà. Nell’auge della rivolta, più di duecento città americane erano in fiamme.

    Uno degli slogan preferiti degli anarchici è Defund the Police – cioè togliere il finanziamento alla Polizia, vista non solo come strumento di repressione, ma anche come simbolo dell’autorità. Sull’onda della sommossa, diverse città hanno tagliato radicalmente i fondi pubblici alle Forze dell’ordine, ridimensionandole di conseguenza.

    I risultati non si sono fatti attendere.

    A Portland, l’epicentro delle proteste, lo scorso anno gli omicidi sono aumentati del 533%, mentre le sparatorie hanno visto un incremento del 126%. A New York, si sono contati 150 delitti gravi in più rispetto ai 319 del 2019. A Philadelphia si è raggiunto il picco di 500 omicidi. Tra le città più colpite dalla sedizione, e che hanno quindi tagliato i fondi alla Polizia – come Los Angeles, Chicago e Atlanta – il tasso di criminalità dei primi cinque mesi del 2021 è stato sette volte superiore rispetto a quello del 2020.

    Secondo i database della Polizia, la maggior parte di queste violenze sono riconducibili proprio alla mancanza di mezzi come conseguenza del finanziamento ridotto.

    Un anno dopo, alcune città hanno iniziato a fare marcia indietro, ripristinando i finanziamenti annullati o addirittura incrementandoli. A New York City, il sindaco Bill de Blasio ha detto che avrebbe ripristinato i novantadue milioni di dollari per un nuovo distretto di Polizia, dopo aver rigettato il progetto la scorsa estate. Il sindaco di Baltimora, che l’anno scorso aveva guidato gli sforzi per tagliare il budget della Polizia di 22 milioni di dollari, ha recentemente proposto un aumento di 27 milioni di dollari. In Oakland, California, le autorità hanno ripristinato tre dei ventinove milioni tagliati, mentre il sindaco propone addirittura di aumentarlo di 24 milioni di dollari.

    Secondo quanto informa il Wall Street Journal (“Cities Reverse Defunding the Police Amid Rising Crime”, 26 maggio 2021), almeno venti grandi città americane stanno avendo ripensamenti.

    Imperterrita, la sinistra democratica ha continuato a osteggiare la Polizia, accusandola di interferire nella politica. La deputata della California Karen Bass è giunta a identificare il problema maggiore “nel modo in cui gruppi di forze dell’ordine si stanno avvicinando alla prospettiva di una nuova legislazione come a un attacco ai loro diritti”.

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  • Aborto negli Usa. L’inizio della fine?

     

     

    di Samuele Maniscalco

    La Corte Suprema degli Stati Uniti d’America ha iniziato ad esaminare la causa costituzionale intentata dalla Jackson Women’Health Organization contro una legge varata nel 2018 dal parlamento del Mississippi.

    La norma contestata dalla sinistra vieta il ricorso all’aborto dopo la quindicesima settimana di gravidanza (eccetto emergenze mediche e gravi anomalie fetali), in contrasto con quanto stabilito nel 1992 dalla sentenza Planned Parenthood v. Caseysecondo la quale, invece, l’aborto è praticabile fino a quando il feto non sia autosufficiente.

    Cioè fino a sette mesi di gravidanza…

    Il tema, è dunque di epocale importanza.

    Dopo il dibattito generale svoltosi in aula la mattina del 1 dicembre scorso, i pro life americani hanno espresso un cauto ottimismo per una sentenza che arriverà non prima del giugno 2022.

    C’è infatti la generale impressione che la famosa sentenza Roe v. Wade che nel 1973 legalizzò l’aborto, possa essere ribaltata o quantomeno limitata, con effetti a cascata sull’intero sistema abortista.

    Ne sono consapevoli anche a sinistra.

    Ad esempio, intervistata da Il Manifesto1, la giurista, docente e studiosa Mary Ziegler non ha nascosto il suo disappunto per una battaglia che ritiene quasi vinta dai pro life:

    Personalmente credo che per Roe e Casey sarà la fine, o l’inizio della fine. Per legittimare la legge del Mississippi la Corte ha solo due possibilità: rovesciare Roe v. Wade o cambiarne il significato. […] La Corte dovrà stabilire o che la viabilità(del feto, ndr) è un parametro incostituzionale, o che non esiste un diritto a scegliere l’aborto.

    Leggere l’intera intervista è estremamente interessante.

    Se ne ricava infatti l’importanza di non cedere mai a compromessi su questioni fondamentali come la difesa della vita: il compromesso è infatti la moneta tipica della sinistra per trasbordare i buoni da posizioni intransigenti a posizioni sempre più blande.

    Negli Stati Uniti è successo invece l’esatto contrario. E il prossimo anno, a cinquant’anni dalla legalizzazione dell’aborto, i pro life potrebbero cogliere una vittoria clamorosa.

    Una cosa è comunque certa: a giugno, quale che sia la decisione della Corte, l’America sarà ancora più divisa.

    E non è detto che sia un male.

     

    Note

    1. Aborto negli Stati Uniti, l’inizio della fine? – Il Messaggero, 01.12.21

     

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  • Come una nota catena di panetterie ha scoperto che il socialismo non funziona

     

     

    di Edwin Benson

    Un recente articolo di John Ellis ha riportato la notizia che la catena Paneraha chiuso il suo ultimo ristorante "Paghi quanto vuole". Situato a Boston, l'audace esperimento è terminato il 15 febbraio 2019.

    Panera Cares

    La catena "Panera Cares" (Panera si Preoccupa) una volta gestiva cinque ristoranti - uno ciascuno a Boston, Chicago, Dearborn (Detroit), Portland (Oregon), e St. Louis (Missouri). Era una idea del fondatore di Panera, Ron Shaich. In un discorso registrato, aveva spiegato che il concetto era nato dopo che lui e uno dei suoi figli avevano fatto un esperimento volontario mettendosi al bancone del cibo. Quella sera, decise di escogitare un modo molto efficiente per rendere accessibile cibo di qualità a coloro che soffrono di "insicurezza alimentare".

    Il signor Shaich ha una lunga storia di successo nella preparazione di cibo. Prima di fondare Panera Bread, possedeva la catena di panetterie Au Bon Pain, che opera in 29 stati degli Stati Uniti, soprattutto nelle grandi città e nelle città universitarie. Au Bon Pain creò una versione americanizzata della tipica panetteria francese. Il signor Shaich poi vendette quella catena e fondò Panera. Entrambe le sue aziende operavano su una premessa simile: la gente voleva prodotti da forno di alta qualità ed era disposta a pagare un prezzo premium per averli. Più recentemente, le due catene essendo così simili, si sono fuse e ora offrono menu affini.

    L'idea di base dietro Panera Caresera semplice. I ristoranti avrebbero servito cibo simile alla stessa tariffa di altre sedi Panera. Tuttavia, i clienti avrebbero pagato solo quanto si ritenevano in grado di pagare. In questo modo, Panera sarebbe stata in grado di fornire sicurezza alimentare su piccola scala ai bisognosi.

    Il socialismo su piccola scala

    Nel 1875, Karl Marx scrisse la sua frase più famosa: "Da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni". L'idea non era originale, ma la sua precisa formulazione è impressa nella coscienza di ogni socialista e pseudo-socialista nel mondo.

    Suona così bene. È così logica, eppure così altruista. Va bene con altri luoghi comuni come "la nazione più ricca del mondo dovrebbe essere in grado di nutrire il suo popolo". Si può quasi sentire in sottofondo persino una versione di Imagine di John Lennon.

    Intenzionalmente o no, Panera Caresha messo alla prova l’asserzione di Marx. Il signor Shaich credeva che coloro che erano in grado avrebbero pagato volentieri qualcosa in più per fornire cibo a coloro che non potevano permettersi di pagare il prezzo pieno. Credeva anche che coloro che non potevano permettersi il prezzo pieno avrebbero pagato quello che potevano.

    La candela si spegne

    Purtroppo, la fede del signor Shaich in questa premessa si è dimostrata troppo ottimista. La guida culinaria Eater Detroit descrive la breve storia di Panera Cares. "I ristoranti non erano finanziariamente sostenibili... Panera Cares stava recuperando solo tra il 60 e il 70 per cento dei suoi costi totali. Le perdite sono state attribuite agli studenti che affollavano il ristorante e mangiavano senza pagare, così come ai senza tetto che visitavano il ristorante per ogni pasto della settimana".

    Nel 2017, Panera è stata venduta a un conglomerato. Il signor Shaich ha lasciato l'azienda l'anno successivo. I nuovi proprietari hanno staccato la spina a Panera Cares,spegnendo le luci lo scorso 15 febbraio.

    Il socialismo fallisce sempre

    Il socialismo erode i segni vitali delle economie che una volta erano sane, siano esse economie piccole o grandi. Le stesse idee economiche che hanno eroso l'altruismo di Panera Cares hanno consumato il Venezuela. La lista delle economie devastate dal socialismo è lunga e crescente. La lista di successi socialisti è invece vuota.

    I progressisti moderni – molto emotivi ma scarsi nell'analisi - cercano di inserire le nazioni scandinave nella colonna del successo. Non sanno di descrivere un'epoca di ormai quasi cinquant'anni fa. Anche i sistemi di welfare "dalla culla alla tomba" degli anni sessanta e settanta hanno fallito. Nonostante quelle società non abbiano ancora ristabilito mercati completamente liberi, anche la catena sinistrorsa CNN deve ammettere che si sono spostate ben a destra.

    Ogni nuova corrente di socialisti in erba crede di poter evitare i disastri socialisti del passato, ritenendosi composte da persone brillanti, giovani e altruiste in grado di trasformare gli obiettivi di Karl Marx in realtà.

    Pur non essendo un marxista, a un certo punto sembra che anche il proprietario di Panera, Ron Shaich, l’abbia pensata così. Il suo non era quell'ottimismo stralunato e cerebralmente vuoto dei socialisti moderni.  Il grande ristoratore stava lavorando in un settore in cui aveva una vasta esperienza. Aveva il controllo di tutte le risorse necessarie. Era motivato dalle migliori intenzioni. Aveva il dono dell'ottimismo. Il bisogno che stava cercando di soddisfare era reale. Il suo piano era di portata limitata, ma aveva piani per crescere gradualmente. Se ci fosse stato un modo per un'impresa del genere di soddisfare quel bisogno, Panera Cares avrebbe dovuto avere successo.

    Cosa succede quando manca la responsabilità

    Il suo fallimento mostra il difetto intrinseco del socialismo. Questo difetto è così fondamentale che anche un imprenditore di successo nel libero mercato non è in grado di ovviare. Il socialismo rimuove l'elemento della responsabilità personale.

    I socialisti si trovano molto a disagio con la responsabilità personale perché essa crea disuguaglianze. Qualsiasi sistema si dividerà fra quelli che esercitano la responsabilità e quelli che non la esercitano. Quelli che sono responsabili affronteranno qualsiasi iniziativa legittima e prospereranno; gli irresponsabili invece no. Il risultato sarà sempre e comunque l'ineguaglianza.

    Accettando il fatto che coloro che intraprendono "le iniziative giuste" prospereranno, il libero mercato ispira le persone a generare senso di responsabilità. Il socialismo invece genera senso di dipendenza. Le società dipendenti non possono prosperare. Come dimostra l'esperienza di Panera Cares, alla fine falliscono.

    Attribuzione immagine:By Miosotis Jade - Own work, CC BY-SA 4.0, Via Wikimedia.

     

    Fonte: Return to Order, Febbario 2019. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

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  • Cosa succede se l'economia è in pieno boom e nessuno si presenta per lavorare?

     

     

    di John Horvat

    Il mercato del lavoro si è ristretto mentre i datori di lavoro si affannano a trovare lavoratori. Troppi posti di lavoro stanno inseguendo troppo pochi lavoratori. La narrativa ufficiale afferma che la crisi è causata dalla "Grande Dimissione", una situazione in cui i lavoratori si dimettono in numero record per cercare un impiego più redditizio altrove. Con l'economia che torna a ruggire in risposta alla pandemia, le aziende stanno cercando di attirarli con benefici e salari più alti. Dunque, l'intera faccenda potrebbe essere ridotta a un problema economico di domanda e offerta di lavoro.

    La sinistra propone un grande pacchetto di stimolo per fornire migliori posti di lavoro e benefici. Nuovi progetti di infrastrutture riporterebbero al lavoro più persone risolvendo così la crisi dell’impiego.

    I posti di lavoro ora non sono un problema. L'attuale mercato del lavoro consiste in circa dieci milioni di posti di lavoro offerti, due posti di lavoro per ogni persona che ne è in cerca. Tutto quello che la gente deve fare è presentarsi. Il problema più urgente è quello di coloro che semplicemente non si presentano. Un gran numero di americani non è nemmeno interessato a farlo. Questo problema va oltre l'economia. È un problema morale di coloro che si sono disconnessi dalla società e dall'economia.

    In calo i tassi di partecipazione alla forza lavoro

    Già prima della crisi COVID, il mercato del lavoro era in sofferenza a causa di un enorme settore di lavoratori che si rifiutava di offrirsi per lavorare. Le statistiche sulla disoccupazione riflettono solo coloro che stanno attivamente cercando lavoro. Quelli che hanno rinunciato alla ricerca o hanno preso altri accordi non contano.

    Ecco perché l'attuale tasso di disoccupazione è così basso, e il numero di coloro che non lavorano è così alto. Dall'agosto 2020, il tasso di partecipazione della forza lavoro è bloccato a un ostinato 62% della popolazione. È 1,5 punti sotto i livelli pre-pandemici ed è persino sotto i tassi della Grande Depressione. La gente non si offre per lavorare!

    Gli economisti sono preoccupati per il gran numero di maschi abili nella loro prima età lavorativa che si ritirano dal lavoro appesantendo l'economia e la società. L'esodo sta mettendo a dura prova i servizi sociali e danneggiando la vita familiare.

    Perché gli uomini sono assenti

    Nicholas Eberstadt è un economista politico dell'American Enterprise Institute che ha studiato a lungo il tramonto del mercato del lavoro. Il suo libro del 2016, Men Without Work, esamina le cause dietro il drastico calo della partecipazione alla forza lavoro, che raggiunse un picco del 67% nel 2000.

    Gli uomini stanno abbandonando la forza lavoro in gran numero. Nel suo libro, il dottor Eberstadt ha stimato che un vero e proprio esercito di dieci milioni di uomini abili è assente dal lavoro. Questi uomini sono vittime di un cambiamento culturale che li ha colpiti duramente e li ha allontanati dal loro tradizionale ruolo di fornitori.

    Alcune ragioni per la diminuzione dei ranghi includono la crisi degli oppioidi, la cultura dei videogiochi e la stigmatizzazione dei lavori tradizionalmente maschili come l'edilizia. Altri si affidano a genitori, mogli e amici per tenersi a galla. Eberstadt nota anche un sospetto aumento del numero di americani in età lavorativa che ricevono pagamenti federali di invalidità, raddoppiati dal 2,2% nel 1977 al 4,3% nel 2020.

    Cosa fanno con il loro tempo?

    Invece di lavorare, molti uomini stanno semplicemente a casa senza far niente. Un rapporto del governo sostiene che i fannulloni passano molto tempo a "guardare". Passano un sacco di ore su schermi di ogni dimensione e forma. Alcuni passano fino a 2.000 ore all'anno, quasi come un lavoro a tempo pieno. Film in streaming, videogiochi e social media riempiono le loro giornate.

    I lockdown per COVID hanno peggiorato le cose facilitando il rimanere seduti a guardare. Prima del COVID, alcuni di questi uomini avevano almeno un umile lavoro part-time. L'inondazione di benefici e i trasferimenti dai pacchetti di aiuti COVID ha dato a molti una scusa per non fare nulla.

    "Abbiamo fatto una prova generale limitata a un reddito base universale", riferisce più recentemente Eberstadt sui 18 mesi di benefici COVID che hanno scoraggiato il lavoro. La gente si è fatta l'idea che il governo ha risorse infinite per sostenerli nel loro ozio.

    Abbandono della società civile

    Ancora peggio, gli uomini senza lavoro non sono impegnati nella società civile, quindi non contribuiscono al bene comune. Questo settore senza lavoro è narcisisticamente assorbito da se stesso. Raramente questi uomini in età lavorativa sono coinvolti nel volontariato, nel culto religioso, nelle attività familiari o nei dibattiti pubblici.

    "In generale, gli uomini che non lavorano non 'fanno' la società civile", dice Eberstadt in un'intervista al Wall Street Journal. "Semplicemente non spendono il loro tempo aiutando in casa, o nel culto; un'intera gamma di attività, semplicemente non le fanno".

    Se l'America avesse mantenuto i tassi di partecipazione al lavoro della prima parte del secolo, Eberstadt crede che oggi ci sarebbero tredici milioni di posti di lavoro in più. Non ci sarebbe carenza di persone disposte a lavorare e l'economia sarebbe molto più sana.

    Il fatto triste è che una volta che le persone sono pagate per non fare nulla, è difficile farle lavorare di nuovo.

     

    Fonte: American Thinker, 8 Febbraio 2022. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia

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  • Il presidente Biden, la Comunione e la guerra civile cattolica

     

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    di James R. Bascom

     

    Il 18 giugno, la Conferenza episcopale degli Stati Uniti (USCCB) ha votato, con 168 voti favorevoli e 55 contrari, in favore della stesura di un documento per delineare le condizioni per una corretta ricezione della Comunione eucaristica da parte dei cattolici. Sarà scritto dal Comitato per la dottrina della Conferenza episcopale e verrà sottoposto all'approvazione dell'assemblea episcopale di novembre.

  • La bozza del parere sulla Roe versus Wade mostra come una legge ingiusta non possa mai consolidarsi come una legge

     

     

    di John Horvat

    Come era prevedibile, la bozza del parere - votata a maggioranza - sulla sentenza pro aborto Roe versus Wade, firmata dal giudice Samuel Alito e poi trapelata ai media, sta infiammando il Paese. L'inattesa rivelazione dell'intenzione della Corte Suprema di rovesciare la Roe v. Wade dà alla sinistra rabbiosa il tempo di mobilitarsi in difesa dell'aborto procurato. Difatti, sta ora intimidendo il pubblico con minacce di violenza e di "furore".

    Naturalmente, il presente dibattito non riguarda solo il parere del giudice Alito. La maggior parte degli attivisti abortisti probabilmente non l'ha neppure letto. Tuttavia, capisce il danno che arrecherà alla loro causa e orienta il dibattito in modo da enfatizzare i punti drammatici.

    Allo stesso modo, anche la maggior parte dei pro-life americani non ha letto il documento di 98 pagine. Ma pure loro sanno cosa esso significhi per la loro causa. Essi non si illudono sul fatto che il documento sia il minimo che ci si possa aspettare da questi giudici e che fermerà l'aborto, ma comprendono che potrebbe essere un passo significativo verso questo obiettivo. Se fosse finalmente pubblicato, potrebbe anche essere un duro colpo psicologico per la causa abortista in tutto il mondo.

    Entrambe le parti sanno che il documento non è quello che sembra. Tuttavia, comprendono il valore simbolico del parere e del suo potente impatto sul pubblico. Per la prima volta, questo parere dimostra che agli occhi della Corte Suprema la Roe v. Wade non è una legge consolidata. Costringe la parte favorevole all'aborto ad ammettere che questo mal definito "diritto" può essere ribaltato. Chiunque vinca questa battaglia simbolica vince la guerra.

    Il problema dell'originalismodebole e traballante

    In gioco si trovano due prospettive giuridiche inconciliabili. La sinistra nega l'esistenza di una legge morale. Rifiuta quindi qualsiasi restrizione nei confronti di un individuo, anche se si tratta di un bambino innocente nel grembo materno. La posizione pro-vita afferma una legge morale universale, che dichiara che l'uccisione di una vita umana innocente è sempre e ovunque un omicidio e deve quindi essere proibita.

    Il parere di Alito non entra in questo dibattito di prospettive morali, ma si limita ad evidenziarlo.

    Il problema del parere del giudice Alito è che si basa su un originalismo1debole e traballante, che non rappresenta né una minaccia né una vittoria per nessuna delle due parti. Il parere condanna giustamente la Roe v. Wade come una legge costruita male. Tuttavia, si tratta di un'obiezione quasi tecnica, che non entra nel merito della questione morale.

    La posizione del giudice soffre di una mancata volontà di tornare alla lunga tradizione occidentale della Legge Superiore2, rimanendo nella falsa sicurezza di una legge positiva creata dall'uomo e che può cambiare nel tempo. Così viene scartata la solidità di una legge morale naturale data da Dio che è valida per tutti i tempi, luoghi e popoli, giacché si basa su una natura umana immutabile.

    Una posizione così superficiale non risolve questo problema. I giudici devono avere il coraggio di tornare alla legge morale naturale.

    L'aborto non è una legge consolidata

    Il merito del parere sta nell’umile riconoscimento che la sentenza Roe v. Wade è una legge sbagliata. Anche dei giuristi liberali lo hanno ammesso nel corso degli anni. La bozza della maggioranza ha il coraggio di proclamare che l'aborto procurato non è una legge "consolidata".

    Il giudice Alito si scusa ulteriormente ammettendo che la Corte Suprema è responsabile di questa cattiva legge che ha polarizzato il paese. Egli afferma che solo la Corte può rimediare al grave errore, che ha tolto tante vite in quasi mezzo secolo, abolendo la Roe. Per due volte, il giudice Alito afferma che la Roe "era gravemente sbagliata". Questo è il primo e gradito mea culpa della Corte Suprema.

    Nelle parole del giudice cattolico: "La Roe era clamorosamente sbagliata fin dall'inizio. Il suo ragionamento era eccezionalmente debole e la decisione ha avuto conseguenze dannose. E lungi dal portare a una soluzione nazionale della questione dell'aborto, Roe e Casey hanno infiammato il dibattito e approfondito la divisione". (p. 6). Più avanti, Alito lo ribadisce, affermando che "Roe era.... gravemente sbagliata e profondamente dannosa". Per ragioni già spiegate, l'analisi costituzionale di Roeandava molte oltre ogni ragionevole interpretazione delle varie disposizioni costituzionali a cui vagamente faceva riferimento" (p. 40).

    Una legge ingiusta non è affatto una legge

    Nel sottolineare gli errori della Roe, il giudice della Corte Suprema rafforza la massima giuridica lex iniusta non est lex, cioè una legge ingiusta non è affatto una legge. Nato con Sant'Agostino, questo concetto è stato ulteriormente ampliato da San Tommaso d'Aquino e proclama che lo scopo della legge è quello di sostenere la giustizia a beneficio del popolo governato. Una legge ingiusta vanifica lo scopo del diritto e quindi cospira contro di esso. Questa visione logica corrisponde alla legge morale naturale.

    Le umili scuse offerte a nome della Corte possono servire come una prima espiazione per un peccato nazionale che ha gravemente offeso Dio e macchiato profondamente l'onore dell'America.

    Tuttavia, è necessario molto di più. Una legge ingiusta non potrà mai essere una legge consolidata. I giudici devono fare di più. Devono trovare il coraggio di entrare nella grande battaglia morale che sta al centro più candente della guerra culturale americana. Devono abbandonare la finzione amorale, relativista e secolarista dell'originalismo, che consente soluzioni a metà. Come trapelato, la bozza di Alito votata dalla maggioranza sosterrà i divieti di aborto in metà degli Stati, riconoscendo al contempo la legalità dell'aborto post-natale in altri. La vile omissione della Corte di condannare l'errore morale dell'aborto procurato non fa che aggravare i problemi della nazione.

    La Corte Suprema deve abbracciare la lex iusta. Ancorata alla più alta legge morale naturale, una legge giusta è e sarà sempre una vera legge.

     

    Note

    1. “Il principio o la convinzione che un testo debba essere interpretato in modo coerente con il modo in cui sarebbe stato inteso o era destinato a essere inteso al momento in cui è stato scritto (specialmente nel caso della Costituzione americana) – Dizionario di Oxford.

    2. Principio di legge divina o morale considerato superiore alle costituzioni e alle leggi promulgate – Merriam Webster.

     

    Fonte: Tfp.org, 17 maggio 2022. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

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  • La preoccupante situazione americana: una nuova guerra civile su tutto

    Questa nuova guerra civile non ha confini fisici; la divisione è ovunque, anche all'interno delle famiglie. Siamo due nazioni inestricabilmente mescolate.

     

     

    di John Horvat

    Molti parlano della minaccia di una guerra civile in un'America sempre più polarizzata. L'antipatia della sinistra per la destra ha certamente raggiunto un alto livello di irrazionalità e vetriolo. Nessun settore della cultura e della politica è esente, poiché i conflitti sembrano essere sorti spontaneamente negli ultimi decenni, sorprendendo tutti per la loro intensità, audacia e portata. Una volta si riteneva che fosse una metafora, ora la guerra civile è considerata una possibilità letterale.

    Tuttavia, i parametri standard che definiscono le guerre civili sono assenti dalla scena attuale. Queste guerre hanno luogo nel tempo e nello spazio. Quindi, ci dovrebbe essere un luogo geografico per questo conflitto. Nonostante ci siano Stati rossi e blu, ogni Stato è un misto dei due colori in gradi diversi. Questa guerra civile non ha confini fisici; la divisione è ovunque, anche all'interno delle famiglie. Siamo due nazioni inestricabilmente mescolate.

    Una guerra civile senza cause profonde?

    I conflitti politici del passato ruotavano atorno alle scottanti preoccupazioni del giorno. La schiavitù, il socialismo, i problemi del lavoro, la razza, la guerra del Vietnam e altre questioni dividevano l'America in posizioni ideologiche e morali ben definite. Oggi, questioni come l'aborto procurato, il "matrimonio" omosessuale e le questioni morali sono altamente controverse e appassionate. Tuttavia, queste non hanno ancora raggiunto un’intensità tale da scatenare un conflitto.

    C'è una divisione significativa nel paese, ma non è centrata su questioni scottanti. Possiamo dire che la nuova guerra civile sfida le diverse problematiche perché nessun singolo argomento fornisce chiare linee di demarcazione. C'è un malessere generale in cui destra e sinistra sfogano il loro malcontento sullo stato attuale della politica, dell'economia e della cultura. Prevale una paradossale situazione di stallo instabile che sembra non avere un'unica causa principale.

    Questa mancanza di definizione permette ad alcuni di dire che è una guerra civile sul nulla. "Più il vetriolo aumenta", scrive John Harris su Politico, "meno consenso c'è sulle origini della rabbia".

    Invece di concentrarsi su contenuti precisi, il dibattito si riduce a personalità politiche esplosive che manifestano rabbia, ma non ne definiscono i motivi. Una crescente incompatibilità temperamentale carica tutto l’ambiente. Niente è esente: sport, grammatica, educazione, mode, prati, musica o matematica (anch’essa razzista). La discordia così si installa nella nostra esistenza quotidiana.

    La guerra civile sulle strutture sociali

    Ecco, infatti, il centro di questa lotta, si tratta di una guerra civile su tutto.

    In una guerra civile su tutto, le tematiche diventano secondarie. Come in una coppia che sta divorziando, esse possono essere scelte quasi a caso. Allo stesso modo, nella nuova guerra civile americana, l'obiettivo non è una singola terribile situazione, bensì i sistemi e le strutture sociali che costituiscono il nostro stile di vita. Questo è il centro della nostra aspra battaglia che prende di mira tutto, anche il dettaglio meno ideologico.

    Tutte le società si costituiscono su strutture sociali concordate che regolano e organizzano le persone perché vivano insieme in pace e virtù. Strutture come tradizioni, costumi e maniere incarnano principi e generano modi di essere e di agire. Le strutture politiche come gli organi di governo, le gerarchie e la giurisprudenza, danno alla nazione stabilità e continuità. Nelle arti, le strutture culturali esprimono lo spirito di un popolo.

    Ciò che rende così controverse tutte queste strutture nei nostri decadenti tempi neo-pagani è che sono impregnate di un carattere cristiano. L'Occidente cristiano ha assunto principi morali, filosofici e religiosi per tutta la società che hanno temperato le passioni sfrenate del peccato originale e costruito una civiltà all'interno di quadri metafisici e soprannaturali.

    Questa influenza cristiana è radicata in innumerevoli aspetti della nostra vita quotidiana. Ciò che rimane di questa civiltà cristiana mantiene la società civile, ordinata e caritatevole. Man mano che la società decade, tuttavia, questi stessi resti, non importa quanto piccoli o vaghi siano, rendono la vita non vivibile a una sinistra impazzita.

    La sinistra vuole distruggere il sistema americano

    Così, l'America è un'accozzaglia di strutture che mescolano frammenti cristiani, idee illuministe, dinamismo moderno e caos postmoderno. Ciò non soddisfa più nessuno. Questa America incoerente è l'obiettivo della nuova guerra civile su tutto.

    La sinistra non fa mistero del suo obiettivo. I radicali di sinistra sono unanimi nel chiedere un "cambiamento sistemico". Questo non significa la riforma o la sostituzione di alcuni aspetti delle nostre strutture sociali. Significa distruggere tutte quelle strutture che non sono influenzate dall'utopia ideologica della sinistra. Il più delle volte, i resti dell'ordine cristiano, non importa quanto piccoli, devono essere sradicati - la bandiera, il patriottismo, i dieci comandamenti e i simboli religiosi - tutto ciò che parla di Dio e della patria deve essere distrutto. Anche gli avanzi della mentalità illuminista di un tempo - libertà, progresso, scienza, logica, ragione e identità - devono sparire.

    Anche alcuni elementi fuorviati della parte conservatrice, percependo la decadenza del sistema attuale dell'America, sostengono opzioni non equilibrate che finiscono per negare l'ideale cristiano.

    Un grande disagio, una irritazione generale

    Nel corso dei secoli, ci sono sempre stati alcuni che hanno sfidato il sistema in America, ma si trovavano ai margini politici. Non hanno mai comandato quella massa critica necessaria per scatenare una guerra civile.

    Ciò che rende le cose diverse ora è che ampi settori della sinistra hanno problemi con il sistema americano e le sue strutture miste. La vita all'interno delle vecchie strutture li limita e li frustra. La loro crescente irritazione potrebbe esplodere in una guerra civile su tutto.

    L'immensa decadenza della nostra società gioca anch’essa un ruolo importante in questa irritazione. La destra vive l'inquietudine di non essere all'altezza dei suoi standard morali; la sinistra è impaziente di imporre la sua agonizzante rivoluzione alla nazione. Entrambe le parti ricorrono a semplificazioni, cospirazioni e iperboli, cercando una via d'uscita dalla confusione. Una frustrazione generale alimenta la grande rabbia che travolge la nazione.

    Come individui intrappolati in una casa in fiamme, molti barcollano verso le uscite, boccheggiano alla ricerca d’aria che dia loro sollievo dal fumo e dalle fiamme. L'istinto, più che la ragione, guida le loro azioni. Nel loro tormentato dolore, la confusione provocata del fuoco diventa il loro nemico, più che il fuoco stesso. La soluzione diventa qualsiasi cosa, non importa quanto assurda, purchè offra una sorta di sollievo.

    L'attenzione dovrebbe concentrarsi nel rintracciare e arrestare i piromani che accendono il dibattito per i loro scopi. Dovrebbe essere diretta a capire la natura degli incendi. Queste dovrebbero essere domande interessanti per chiunque voglia evitare una guerra civile su tutto.

     

    Fonte: Tfp.org, 1 Fabbraio 2022. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia

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  • Sarà abolito l’aborto negli Stati Uniti?

     

     

    di Tommaso Scandroglio

    Forse la Corte Suprema degli Stati Uniti potrà mandare in soffitta la famigerata sentenza Roe vs Wade del 1973 che legalizzò l’aborto in tutto il Paese, a cui seguì nel 1992 un’altra storica sentenza dello stesso tenore: Planned Parenthood v. Casey. Ma, come vedremo, la prudenza è doverosa per più motivi.

    La Corte è stata chiamata a vagliare una decisione della 5th Circuit Court of Appeals con sede a New Orleans che riteneva incostituzionale la legge del 2018 del Mississippi la quale prevede la possibilità di vietare l’aborto dopo la 15esima settimana di gestazione. Sui media per ora sta circolando solo la prima bozza di proposta di voto della Corte per cancellare la due sentenze appena citate, a cui forse sono già seguite altre bozze. Questo documento – redatto dal giudice Samuel Alito a febbraio, ma diventato di dominio pubblico solo in questi giorni–- ha ricevuto il placet di altri quattro giudici repubblicani che siedono presso la Corte: Clarence Thomas, Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett. I giudici democratici, Stephen Breyer, Sonia Sotomayor e Elena Kagan, pare che stiano elaborando una contro-bozza. Il presidente della Corte suprema John Roberts non si sa che decisione prenderà al riguardo.  
     
    C’è da appuntare che raramente nella storia della Corte un documento così riservato è stato pubblicato anzi tempo. Pare proprio che questa fuga di notizie sia stata architettata da qualcuno per danneggiare l’iniziativa dei giudici conservatori. Infatti ora, prima di arrivare al verdetto finale atteso tra un paio di mesi, ci sarà tutto il tempo per aizzare le piazze, per mobilitare i media e soprattutto per votare al Congresso una norma, già annunciata da Biden, che legittimi l’aborto in tutto il Paese, vanificando così un’eventuale pronuncia della Corte contro l’aborto.
     
    Ma veniamo al contenuto della bozza, evidenziandone solo alcune parti per motivi di spazio. Innanzitutto il documento di certo non pecca in quanto a chiarezza: «Riteniamo […] che la Costituzione non attribuisca il diritto all’aborto. Roe e Casey devono essere annullate. È tempo di dare ascolto alla Costituzione e l’autorità di regolamentare l’aborto deve essere restituita al popolo e ai suoi rappresentanti eletti». Ciò a voler dire che, se anche la Corte buttasse nel cestino queste due sentenze, l’aborto non diventerebbe automaticamente reato in tutta la Nazione, ma “semplicemente” la sua disciplina verrebbe demandata ai parlamenti dei singoli stati, parlamenti che, ad oggi, hanno dovuto legiferare in materia rispettando i vincoli giuridici presenti nelle sentenze Roe e Casey. E quindi alcuni stati probabilmente continuerebbero a legittimare l’aborto pienamente, altri lo permetterebbero ma prevedendo alcuni vincoli e altri ancora, forse, lo vieterebbero in toto.
     
    Nel testo della bozza si possono sottolineare anche altre affermazioni dinamitarde per il mainstream attuale: «Roe aveva terribilmente torto sin dall’inizio. Il suo ragionamento è stato eccezionalmente debole e la decisione ha avuto conseguenze dannose. E lungi dal portare a una soluzione nazionale sulla questione dell’aborto, Roe e Casey hanno acceso il dibattito e approfondito la divisione». Sul tema della divisione sociale provocata dalla legittimazione dell’aborto la bozza insiste ancora: «Roe non è certo riuscita a porre fine alla divisione sulla questione dell’aborto. Al contrario, Roe ha ‘infiammato’ una questione nazionale che è rimasta amaramente divisiva nell’ultimo mezzo secolo. […] L’incapacità di questa Corte di porre fine al dibattito sulla questione non avrebbe dovuto sorprendere.
     
    Questa Corte non può tendere ad una soluzione permanente di una polemica nazionale che genera rancori semplicemente dettando un accordo e dicendo al popolo di andare comunque avanti. Qualunque sia l’influenza che la Corte può avere sull’atteggiamento della gente, [questa influenza] deve derivare dalla forza delle nostre argomentazioni, non da un tentativo di esercitare il ‘crudo potere giudiziario’». Insomma, per Alito e i suoi colleghi, la Corte suprema che decise dei casi Roe e Casey impose la propria decisione ad un’intera Nazione non con la forza delle idee, ma con la forza dell’ideologia. E infatti un’altra critica riguarda l’irrigidimento della disciplina normativa statuale su questa materia provocata dalla Roe vs Wade: «Negli anni precedenti [a Roe v. Wade], circa un terzo degli Stati aveva liberalizzato le proprie leggi, ma Roe ha interrotto bruscamente quel processo politico. Ha imposto lo stesso regime fortemente restrittivo all’intera Nazione e ha di fatto demolito le leggi sull’aborto di ogni singolo Stato».
     
    Alito poi insiste che il presunto diritto ad abortire non fa parte del portato culturale statunitense, né è presente nella tradizione giuridica americana: «la conclusione inevitabile è che il diritto all’aborto non è profondamente radicato nella storia e nelle tradizioni della Nazione», anche perché esiste «una tradizione ininterrotta di proibire penalmente l’aborto [… ] dai primi giorni della Common law fino al 1973. […] Fino all’ultima parte del 20° secolo, nella legge americana non c’era nessun puntello per avvalorare un diritto costituzionale ad abortire. Zero. Nessuno. Nessuna disposizione costituzionale statale aveva riconosciuto un tale diritto». 
     
    La bozza poi afferma giustamente che la distinzione presente in Roe vs Wade tra feto che può sopravvivere o non sopravvivere una volta nato «non ha senso». Ma proseguiamo: il parere, anticipando una possibile obiezione degli avversari, afferma che non è inusuale che la Corte sconfessi se stessa e ribalti certi orientamenti da lei assunti nel passato. Ed efficacemente cita alcuni propri pronunciamenti sulla segregazione razziale. Inoltre il giudice Alito tiene a precisare che non ci può essere fissismo giuridico da parte della Corte riguardo ad un tema su cui, in questi decenni, la sensibilità sociale è cambiata ed è cambiata in favore della vita: «La Corte ha mandato in cortocircuito il processo democratico, impedendo di parteciparvi ad un gran numero di americani che hanno dissentito in vari modi da Roe». Da qui la conclusione: «Roe e Casey rappresentano un errore che non può essere lasciato in piedi».
     
    Il giudice Alito, inoltre, sa bene che questa decisione entrerà in rotta di collisione con il politicamente corretto: «Non possiamo permettere che le nostre decisioni siano influenzate da condizionamenti esterni come la preoccupazione per la reazione del pubblico al nostro lavoro. Non pretendiamo di sapere come reagirà il nostro sistema politico o la nostra società alla decisione odierna di annullare Roe e Casey . E anche se potessimo prevedere cosa accadrà, non ci potremmo permettere che questa conoscenza influenzi la nostra decisione».
     
    La conclusione è chiarissima: «Riteniamo che Roe e Casey debbano essere annullate. La Costituzione non fa alcun riferimento all’aborto e nessun diritto del genere è implicitamente tutelato da alcuna disposizione costituzionale». 
     
    Questi sono solo alcuni estratti della bozza, composta da ben 93 pagine. Come accennato, la decisione definitiva arriverà tra circa due mesi e in questo lasso di tempo tutto potrà ancora accadere.
     

    Fonte: Corrispondenza Romana, 4 maggio 2022. 

  • STATI UNITI/ Rapporto sul Partito Democratico: come nascondere il proprio tallone d’Achille e illudere gli elettori

     

     

    John Horvat II

     

    La vittoria del 2020 sul filo del rasoio alla Camera e al Senato USA ha costretto alcuni funzionari del Partito Democratico a farsi un esame di coscienza e a chiedersi cosa è andato storta in un'elezione che hanno definito come una vittoria. Troppo fragile questa vittoria per essere chiamata un chiaro mandato popolare.

    Pertanto, diversi gruppi dell’area democratica hanno ordinato uno studio delle elezioni 2020 in modo da dare un serio sguardo allo stato del Partito. Ciò che hanno trovato è stato inquietante per una corrente politica che pensa che le sue idee siano sulla cresta dell’onda popolare.

    Il rapporto di 73 pagine ha rilevato che il Partito Democratico sta perdendo terreno tra coloro su cui ha sempre contato per ottenere il voto: elettori neri, ispanici e asiatico-americani. Questi blocchi di voto non sono monolitici e stanno comparendo delle crepe. Molti americani liberali hanno paura delle idee socialiste del Partito. Temono giustamente che la chiamata dell'estrema sinistra a “de-finanziare” (defund) la polizia porterà la nazione al caos e all'anarchia.

     

    Un problema di comunicazione o una comunicazione sbagliata?

    La conclusione del rapporto è chiara. Dice che i Democratici hanno un problema di comunicazione, ma sarebbe più accurato dire che il Partito ha un problema ideologico. In effetti, i Democratici dovrebbero disfarsi dell'ideologia di sinistra che sta trascinando il Partito alla rovina. Senza questo cambiamento di rotta il Partito non ripeterà la vittoria del 2020 alle prossime elezioni.

    Tre grandi gruppi di area democratica, Third Way, Collective PAC e Latino Victory Fund, hanno commissionato il rapporto che è risultato zeppo di autocritiche e lamentele. Tuttavia, il linguaggio dello studio non è stato così schietto da riconoscere che le posizioni di sinistra dei candidati sono state sbagliate. Invece, lo studio accusa il successo repubblicano di false dichiarazioni, disinformazione e di sviluppo deformato di tematiche di discussione.

    L’intero studio ha richiesto sei mesi per essere completato e analizza tre dozzine di elezioni per la Camera e il Senato, intervistando 143 persone ritenute chiave, tra legislatori, candidati e sondaggisti. Il rapporto ha esaminato le elezioni del Senato e della Camera sia negli stati rossi (repubblicani) che in quelli blu (democratici).

     

    Il programma radicale è diventato il messaggio

    Il rapporto demolisce il mito di un Partito Democratico unito e dimostra che la direzione del Partito ha perso il contatto con la sua base. Inoltre, c'è poco consenso tra i democratici su come affrontare le carenze. La prima delle quali è che la sinistra radicale ha dominato il dibattito all'interno del Partito nel 2020.

    Le loro tematiche sono state poi martellate ripetutamente sul pubblico americano, senza alcuna opposizione interna. Di conseguenza, l’agenda radicale è diventata l'agenda del Partito nonostante le preoccupazioni dell'elettorato.

    "Vincere o perdere, autodefinirsi progressisti o moderati, così i Democratici hanno costantemente sottolineato la mancanza di una forte identità del Partito Democratico come una preoccupazione significativa nel 2020", conclude il rapporto. “In assenza di una forte identità di partito, la discussione si è concentrata sulle tematiche del G.O.P. (Partito Repubblicano). Finendo per suggerire che i nostri candidati avrebbero ‘bruciato la tua casa e cancellato la polizia’".

    Questa impostazione è servita come munizione ai repubblicani al fine di avvertire l'elettorato dei disastri che si sarebbero presentati. I repubblicani non hanno dovuto travisare la linea del Partito Democratico; hanno solo dovuto ripeterla a una nazione inquieta.

    I Democratici moderati, se esistono, non hanno condannato la tossica retorica dei radicali. In assenza di un programma coerente, il grido di rivoluzione dei radicali è diventato il messaggio sostitutivo del Partito. Di conseguenza, gli elettori hanno respinto molti dei suoi candidati anche se poi hanno votato per il leggermente più “moderato” signor Biden.

    Anche la vittoria presidenziale non è stata un mandato per il messaggio centrale del Partito, ma il risultato naturale di un amaro sentimento anti-Trump, proprio come il malessere anti-Hillary aveva catapultato alla vittoria il candidato repubblicano quattro anni prima. Tali sentimenti non saranno presenti nelle elezioni del 2022 quando i democratici dovranno correre su qualcosa che fa parte tangibilmente del mondo reale.

     

    Due vulnerabilità democratiche

    Lo studio mette in evidenza due questioni che non sono di buon auspicio per i Democratici. Questi problemi sono legati al programma del Partito ed è improbabile che cambino. Lo studio non raccomanda che vengano abbandonati. Tuttavia, esorta vivamente il Partito a riformularli in modo da renderli più appetibili per il pubblico americano.

    Il primo problema è il socialismo. Agli americani il socialismo non piace. I democratici cercano di evitare la parola. Tuttavia, questo non impedisce loro di proporre programmi massicci d’intervento di un governo enorme, nuovi diritti e progetti di legge immorali. Di conseguenza, indipendentemente da ciò che dicono, ciò che i Democratici fanno riflette le dottrine socialiste. Non c'è modo di evitare questa conclusione. La mentalità socialista spinge un programma anticristiano, anti-proprietà e anti-moralità che divide il popolo americano, inquadrandolo in una falsa narrativa marxista della lotta di classe.

    Pertanto, il rapporto dice che l'etichetta socialista si è rivelata particolarmente ripugnante per i lavoratori ispanici che lavorano duramente per accumulare guadagni o che sono fuggiti da paesi socialisti. Molti altri si risentono del tono anti-impresa libera dai blocchi COVID che hanno stoppato l'economia senza mostrare nessuna fretta di riaprire.

    Il secondo problema che a danneggiare il marchio democratico è la pressione per “de-finanziare” la polizia. Questo non è un travisamento della posizione del Partito. Al contrario, funzionari eletti del Partito l’hanno fatto con vanto. Al culmine delle rivolte la scorsa estate, le città controllate dai democratici hanno tagliato i budget della polizia per sottolineare in modo drammatico la "violenza" dell’istituzione. Da allora, una corrispondente ondata di criminalità ha costretto sindaci e consigli comunali a ridare i fondi tolti alla polizia.

    Lo studio ha scoperto che il termine "de-finanziare" (defund) è altamente impopolare, specialmente nelle comunità nere che presumibilmente sarebbero le vittime della brutalità della polizia. La richiesta di de-finanziare può piacere ai militanti di Black Lives Matter ma non certo ai neri poveri che vivono in aree infestate dalla criminalità. Il rapporto invita i Democratici a cambiare il loro pacchetto di de-finanziamento. Chiamatelo re-immaginazione, ri-allocazione o ri-qualsiasi altra cosa, ma state lontani dalla parola tossica “defund” (de-finanziare”).

    Il rispetto dell'America per la legge e l'ordine fa che il de-finanziamento della polizia sia un filo di alta tensione.

     

    Gelida ricezione alla auto-critica

    La reazione al rapporto non è stata del tutto positiva. I Democratici della sinistra radicale, specialmente quelli delle coste orientale e occidentale, non hanno ammorbidito la loro retorica, rendendo problematico per il Partito modificare il proprio messaggio. Tale riluttanza è un regalo ai repubblicani che devono solo ripetere i messaggi radicali della sinistra per segnare punti.

    In effetti, alcuni esponenti della sinistra si lamentano del fatto che non c'è nulla di sbagliato nel messaggio e che il Partito stia usando le critiche ai suoi attivisti come capro espiatorio per i propri fallimenti. Così, essi pensano che la soluzione sia introdurre ancora più socialismo, non meno.

    I democratici “moderati”, dal canto loro, si comportano da radicali. Quasi tutti hanno votato per le proposte più radicali, come il disegno di legge federale sul controllo del voto, i progetti di “infrastruttura” e l'Equality Act. D'altra parte, nessuno denuncia a gran voce l'ideologia socialista o anti-polizia del Partito.

    La raccomandazione urgente al cambiamento è allarmante perché non mira a cambiare le cattive idee dei democratici ma solo il modo di presentarle. Il rapporto sembra allenare i candidati: "Non dire che vogliamo il socialismo o de-finanziare la polizia... anche quando lo facciamo".

    Del resto, chiedere ai democratici di rinunciare al socialismo e all'ideologia anti-polizia è quasi come chiedere loro di smettere di essere democratici.

     

    Fonte: Tradition Family and Property, 25 Giugno 2021. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà.

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