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USA: una polarizzazione che rischia di far saltare l’americanismo

 

 

di Julio Loredo

Sono appena rientrato in Italia dopo un lungo giro di conferenze negli Stati Uniti per presentare l’edizione americana del mio libro sulla Teologia della liberazione[1]. Il primo segnale di essere di nuovo in Europa è stato l’annuncio, all’aeroporto di Londra, per ricordare che in Italia c’è ancora l’obbligo di indossare la mascherina sull’aereo e nell’aeroporto. Mi ero ormai abituato alla totale assenza di restrizioni sanitarie, con quella sensazione di libertà e di normalità che ne consegue.

 

Vetus e Novus Ordo Missae

Il secondo segnale di essere di nuovo a casa è stato quando ho voluto fare la comunione in bocca. Nyet! L’arcidiocesi di Milano lo ha vietato perentoriamente. Mi ero ormai abituato alla situazione americana, dove in tutte le chiese, perfino in quelle più progressiste, si può ricevere normalmente la comunione in ginocchio e sulla lingua. Anche lì ci sono le norme emanate dalla Nccb (National Conference of Catholic Bishops), ma prevale lo zelo per le anime dei fedeli. E, infatti, a differenza dell’Italia, negli Stati Uniti non c’è stato un calo rilevante delle presenze. Nel caso della Messa in latino, i numeri sono addirittura raddoppiati o triplicati dall’inizio della pandemia.

E parlando della Santa Messa, colpisce il gran numero di celebrazioni in rito romano antico, quello “straordinario”. Il Latin Mass Directory elenca ben 640 parrocchie che celebrano la Messa tridentina. Nella sola diocesi di Arlington (Virginia), dove ero ospite del TFP Washington Bureau, un terzo delle parrocchie offre almeno una Santa Messa tridentina la domenica, e spesso anche nei giorni infrasettimanali. Per non parlare delle chiese dedite esclusivamente al rito tradizionale. Nell’area metropolitana di Washington D.C. ci sono ben ventidue Messe domenicali tradizionali, tutte piene e frequentate anche da noti personaggi pubblici della capitale.

Chiama pure l’attenzione che, celebrando parimenti il Novus Ordo, molti sacerdoti lo fanno in modo assai composto: versus Deum, usando il Canone I (cioè, quello tradizionale), col crocefisso al centro, cantando alcune parti in latino e via dicendo. C’è una chiara voglia di andare a destra quanto possibile, specie tra i giovani sacerdoti.

Impressiona anche l’abbigliamento dei fedeli. Nelle Messe tradizionali, ma anche in quelle nuove, regge ancora l’uso del Sunday Best: molti uomini vengono in giacca e cravatta, le donne col velo sul capo e gonna sotto il ginocchio. Sono numerose le famiglie con molti figli.

C’è dunque una conversione generale in atto? Non andrei così lontano. Mentre c’è una fortissima crescita del tradizionalismo, il progressismo, ancora largamente maggioritario, avanza imperterrito verso aberrazioni sempre più strampalate, come ad esempio le Messe Lgbt. In altre parole, quello che vediamo negli Stati Uniti è una crescente polarizzazione dell’opinione pubblica cattolica. Proprio questa polarizzazione, sulla quale tornerò più avanti, costituisce la grande novità.

Si stanno sollevando questioni che fino a poco tempo fa erano tabu. Eccone due esempi. Mentre ero lì, è scoppiata una polemica su Jacques Maritain nelle pagine della rivista cattolica intellettuale First Things. Mentre prima c’era un virtuale consenso fra i cattolici americani nel considerare sotto una luce positiva il ruolo del pensatore francese, proprio perché conciliava cattolicesimo e liberalismo, adesso c’è una crescente contestazione da parte della destra cattolica “integralista”, una realtà prima quasi inesistente. In opposizione allo spirito conciliatore e liberale di Maritain, questa destra propone una nuova “mentalità da Contro-Riforma”.

Un altro esempio: ho assistito a una conferenza serale sulla riforma liturgica, in un’importante chiesa del centro di Washington, in cui il Novus Ordo ne è uscito spennato. Quante parrocchie italiane si potrebbero permettere una tale riunione?

Questa polarizzazione all’interno del cattolicesimo americano corre parallela a un simile fenomeno in campo politico.

 

Un dibattito basilare nella destra americana

L’elezione di Donald Trump nel 2016 è stata causa ed effetto di profondi mutamenti in atto nell’opinione pubblica americana e, in concreto, nel movimento conservatore. C’è in questo momento un dibattito basilare nella destra americana, speculare a uno simile nella sinistra. Non molto visibile sui grandi media, questo dibattito è invece assai vivace negli ambienti accademici e nei think tank. Dall’Indipendenza, la politica americana ha funzionato dentro certi binari che né la destra né la sinistra hanno mai oltrepassato. In termini italiani potremmo dire che oscillava fra centro-destra e centro-sinistra. Ambedue i campi si proclamavano, però, fedeli agli ideali della Rivoluzione Americana e all’American way of life. Non uscivano da ciò che si usa chiamare The American Proposition. Perfino i cattolici vi si erano adeguati[2].

L’equilibro ha cominciato a rompersi con l’elezione di Ronald Reagan nel 1980, il primo presidente legato al conservative movement piuttosto che all’establishment repubblicano. L’elezione di Reagan segnò l’irruzione negli Stati Uniti della scuola anti-rivoluzionaria europea che si ispira al britannico di fine ‘700 Edmund Burke, scuola diffusa oltre atlantico da pensatori come Russell Kirk[3]. Va notato en passant che i cosiddetti neo-conservatori – molto attivi nel governo di George W. Bush – non sono da tutti considerati membri a pieno titolo del movimento, quanto piuttosto un’anomalia. Giudizio col quale io concordo pienamente.

Oggi, il dibattito nella destra sembra aver raggiunto un altro livello. Per la prima volta nella storia degli Stati Uniti si cominciano a mettere in discussione alcuni principi basilari della democrazia americana. Perfino l’Illuminismo, sorgente della Rivoluzione Americana, è oggetto di critica. C’è un riallineamento del tradizionale asse destra-sinistra e uno spostamento della destra dal globalismo cosmopolita verso un nazionalismo di tipo populista, simile a certi sviluppi occorsi nell’altra sponda dell’Atlantico.

Anche la sinistra americana si sta radicalizzando rapidamente, uscendo quindi dai binari consolidati: Green New Deal, aborto libero, frontiere aperte, difesa del socialismo (fino ad oggi una parola impronunciabile nella politica americana), movimento LGBT e via dicendo. Tipico esempio di questa tendenza è Bernie Sanders, sconfitto nelle primarie, ma pur sempre leader dell’ala sinistra del Partito Democratico, sempre più decisiva. D’altronde, la sinistra si sta mostrando sempre più estremista, favorendo la violenza, le rivolte razziali e l’odio alla polizia e alle Forze Armate. Questa sinistra non si manifesta più negli schemi del vecchio New Deal, di rooseveltiana memoria, quanto piuttosto nei movimenti eversivi come Black Lives Matter, Woke e Cancel Culture.

Un altro esempio è la deputata Alexandria Ocasio-Cortez, stella in ascesa della sinistra americana, eletta nella lista dei Democratic Socialists of America.

Oggi la sinistra governa gli Stati Uniti. È espressivo che, quale fonte d’ispirazione, Joseph Biden abbia messo nel Salone Ovale un busto dell’agitatore socialista César Chávez, discepolo di Saul Alinsky, il demoniaco fondatore della sinistra populista[4].

Proprio questa radicalizzazione della sinistra – in nome di un concetto di libertà sempre più totalizzante – sta sollevando a destra dubbi sulla vera natura della libertà e, quindi, sull’essenza dei diritti umani e del cittadino. Mentre i “paleoconservatives” si aggrappano ancora all’idea illuminista di libertà, pur interpretandola in modo conservatore, altri prospettano invece uno Stato forte e confessionale che intervenga a favore del bene e contro il male nella società. La divisione è anche generazionale: mentre i giovani seguono quest’ultima linea, i più anziani sono legati per lo più alla prima.

La tradizionale divisione politica destra-sinistra si sta trasformando in una divisione fra nazionalisti e internazionalisti, protezionisti e partigiani del libero mercato, sovranisti e partigiani delle frontiere aperte. Parte della vecchia destra sta scegliendo di diventare internazionalista e globalista, mentre parte della vecchia sinistra sta scegliendo di diventare nazionalista e protezionista.

L’elezione di Donald Trump ha fatto emergere in forma dirompente questo dibattito. Leggiamo in un manifesto sottoscritto da diverse figure del conservatorismo cattolico: “Non c’è possibilità di ritornare al consenso conservatore di prima di Trump. Esso è crollato nel 2016. […] Qualsiasi tentativo di rilanciare questo fallito consenso conservatore dell’era precedente a Trump sarebbe fuorviante e dannoso per la destra”[5].

Dall’esito di questo dibattito dipenderà il futuro del Paese e, di conseguenza, anche del mondo.

È significativo che Return to Order, il libro di John Horvat che contesta a fondo il modello liberale americano, abbia venduto quasi quattrocentomila esemplari. L’opera del vicepresidente della TFP americana propone un ritorno alla società organica tradizionale, cioè alla Civiltà Cristiana. E molti americani sono d’accordo.

 

La fine dell’americanismo?

Questa crescente polarizzazione dell’opinione pubblica americana, sia a destra sia a sinistra, rischia di incrinare lo spirito americanista che fino ad oggi ha guidato il Paese[6].

Il sistema americano si fonda su una way of life liberale, affabile e ricettiva, che considera con distacco i contrasti di opinione, come essendo tipici di società arretrate; una way of life ottimista e irenica che predilige il pragmatismo e schiva la disquisizione teorica, sempre pericolosa in quanto facilmente suscita idee assolute e, quindi, perniciose divisioni ideologiche. Questa way of life permise di stabilire un clima di tranquilla convivenza distante anni luce dall’ambiente europeo, endemicamente dilacerato da polemiche e da guerre.

La polarizzazione oggi in atto negli Stati Uniti contraddice frontalmente l’essenza di questa way of life, rischiando in ultima analisi di farla saltare in aria. Tale fenomeno arriverà fino alle sue ultime conseguenze? È ancora presto per dirlo. Tanto più che, dalla parte del bene, c’è sempre il fattore soprannaturale che, con un soffio dello Spirito Santo, può operare meraviglie.

 

Note

[1] Julio Loredo de Izcue, Liberation Theology. How Marxism Infiltrated the Catholic Church, The American TFP, 2022.

[2] Cfr. John Courtney Murray SJ, We Hold These Truths. Catholic Reflections on the American Proposition, Sheed & Ward 1960.

[3] La letteratura sul conservative movement è vastissima. Un riassunto si trova in Modern Age, vol. 26, n° 3-4, 1982.

[4] Lo chiamo “demoniaco” in senso proprio. Egli, infatti, dedica il suo principale libro Rules for Radicals “a Lucifero, il primo rivoluzionario della storia”. Cfr. Saul D. Alisnky, Rules for Radicals. A Pragmatic Primer for Realistic Radicals, Vintage Books, Chicago 1969.

[5] AAVV, “Against Dead Consensus”, First Things, 21 marzo 2019.

[6] Cfr. Pew Research Center, “Political Polarization in the American Public”, 12 giugno 2014; Frank Newport, “The Impact of Increased Political Polarization”, Gallup, 5 dicembre 2019.

 

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