Perché non dobbiamo isolarci?

di John Horvat
In quanto nazione più potente del mondo, negli Stati Uniti succedono tante cose. Abbiamo un territorio immenso con una popolazione varia e dinamica. Inoltre, soffriamo di enormi problemi interni che richiedono molta attenzione. Con le molte cose che accadono all'interno del Paese, siamo tentati di rivolgerci verso noi stessi e di non prestare attenzione ai problemi esterni.
Per questo motivo, molti invitano all'isolamento e a prendersi cura dell'America prima di tutto. Ovviamente, non c'è nulla di male nell'affrontare seriamente i nostri problemi nazionali o addirittura nel dare loro la priorità. Tuttavia, non possiamo ignorare i pericoli dell'isolazionismo in un contesto astioso verso di noi.
Abbiamo degli obblighi
Che ci piaccia o no, essere una potenza mondiale comporta delle responsabilità nei confronti di altre nazioni e regioni che garantiscono ordine e commercio. Che ci piaccia o no - e c'è molto che non ci piace - il mondo globalizzato è interconnesso.
I nostri interessi nazionali e le nostre catene di approvvigionamento si intersecano con gran parte di ciò che accade a livello politico. Conflitti, ideologie e lotte per il potere rendono il mondo un luogo molto pericoloso da vivere e che necessita di costante attenzione e vigilanza. Dobbiamo essere coinvolti in queste questioni per evitare che il caos si impadronisca del mondo.
L'America fa anche parte di alleanze più grandi che contribuiscono a mantenere la stabilità del mondo. Soprattutto, facciamo parte dell'Occidente, che ha dominato il mondo nel dopoguerra e contiene i resti della civiltà cristiana per cui vale la pena lottare.
La tentazione dell'isolazionismo
La fatica di questa enorme responsabilità pesa su di noi. In tempi di decadenza come i nostri, la tentazione dell'isolazionismo ci spinge a scrollarci di dosso i nostri doveri e a pensare egoisticamente solo a noi stessi. Giudichiamo i costi e gli sforzi delle nostre alleanze troppo elevati. Noi abbiamo dato, ci diciamo. Per troppo tempo abbiamo pagato con il nostro tesoro e con il nostro sangue il prezzo di una pace post-bellica precaria. Lasciamo che altri si facciano avanti.
Ci cono anche quelli che a pretesto della decadenza culturale e morale, non solo vogliono ritirarsi dalla scena mondiale ma persino isolarsi dagli altri all'interno della nostra stessa nazione. Alcuni chiedono di ritirarsi in una "opzione Benedetto", in attesa di tempi migliori e di una rinascita della morale cristiana. Altri, più egoisticamente, insistono sulla necessità di prendersi cura solo di se stessi e di non fare nulla per gli altri. Sostengono di non aver bisogno di nessuno.
L'isolazionismo porta al separatismo
Così, l'impulso a isolarsi diventa contagioso. Il fascino introspettivo dell'isolamento porta presto al separatismo interno. L’idea del divorzio internazionale lascia spazio alle tentazioni di una serie di divorzi nazionali tra regioni e Stati, di cui alcuni stanno già parlando. Ogni isolamento porta a un successivo isolamento, poiché ogni località diventa un centro a se stante. Alla fine, l'unità della nazione si frantumerebbe in mille pezzi.
L'illusione peggiore è che alcuni pensano che tutto quest’allentamento dei legami possa avvenire nel vuoto politico. Credono che possiamo isolarci e fare i nostri comodi perché poi non succederà nulla. Il mondo ci lascerà in pace se noi lo lasciamo in pace.
Un reset generale
Ma il mondo non ci lascerà in pace. Non possiamo permetterci il lusso di staccarci senza affrontare la nostra distruzione. Se l'America s’isola, altri occuperanno il vuoto di potere. Peggio ancora, molti avversari sfrutteranno questa opportunità per unire gran parte del resto del mondo contro di noi.
In effetti, i pezzi si stanno riallineando per una nuova ristrutturazione generale che cambierà fortemente il paesaggio politico e noi ignoriamo i rischi di questo riallineamento; Saremo sciocchi se non cerchiamo l'aiuto di altre nazioni per affrontarlo. Essendo la prima potenza globale, questo riallineamento mondiale si prospetta principalmente a scapito dell’America.
Tuttavia, tutto ciò ha una portata più ampia. Gli intenzionati architetti di questo cambiamento mirano a colpire l'Occidente come principio organizzatore del mondo e vorranno introdurre nuovi paradigmi, ideologie e narrazioni postmoderne che scuoteranno e rovesceranno le attuali certezze.
L'Ucraina e il mondo multipolare
Non dobbiamo cercare lontano per trovare le prove di questo riallineamento anti-occidentale che avanza sulla scena mondiale. Suoi protagonisti già discutono apertamente dei loro piani a spese nostre.
Consideriamo la guerra in Ucraina. Ha innescato un massiccio riallineamento che sta alterando radicalmente ciò che resta dell'ordine postbellico. Prima della guerra, la Russia e la Cina hanno fatto ogni sforzo per integrarsi nei sistemi globalizzati dell'Occidente, che ora tanto deplorano. (…)
Un mondo bipolare, non multipolare
La guerra in Ucraina ha provocato una dura rottura con l'Occidente. Invadendo un Paese limitrofo, la Russia ha innescato una serie conseguenze che la ponevano al di fuori delle principali reti globali. Si è avvicinata alla Cina, che da undici anni lavora alla creazione della sua vasta iniziativa parallela Belt and Road, che comprende oltre 150 nazioni. In effetti, la guerra ha facilitato la stretta alleanza di tre grandi potenze anti-occidentali: Russia, Cina e l’Iran con il suo islamismo radicale. (…)
Tutti questi sviluppi indicano una divisione mondiale che è molto più bipolare che multipolare, poiché c’è un fattore unificante che è il desiderio di scalzare le potenze occidentali. (…)
Perché attaccare l'Occidente?
Qualcuno potrebbe chiedersi perché queste nazioni e questi gruppi si impegnino così tanto contro l'Occidente, chiaramente decadente. Non si oppongono all'Occidente perché è decadente, perché condividono la stessa decadenza giacché la rivoluzione culturale è ormai globalizzata.
Si oppongono all'Occidente perché è l'Occidente, un sistema imperfetto che difende ancora alcuni elementi chiave dell'ordine. Si oppongono soprattutto alla massima espressione dell'Occidente che è stata la Cristianità, sopravvissuta ancor’oggi nel mito e nella leggenda. Il principio stesso di Occidente cristiano è un ostacolo al mondo multipolare post-liberale che essi immaginano.
Nel suo libro Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, il pensatore cattolico Prof. Plinio Corrêa de Oliveira ripercorre i processi rivoluzionari e le rivoluzioni che hanno attaccato l'Occidente cristiano negli ultimi cinquecento anni.
Nel suo attuale stato di decadenza, l'Occidente, sia nei suoi elementi cattivi che in quelli buoni, rappresenta una fase storica che deve essere distrutta se si vuole che la prossima rivoluzione abbia successo. Tutte le strutture, le narrazioni, i miti e i temi cristiani devono essere cancellati per inaugurare un nuovo, enigmatico mondo post-cristiano.
Poco importa se questa distruzione è operata dal corporativismo di turno, dal liberalismo laico, dall'islamismo radicale o dalle ideologie orientali. L'Occidente è il bersaglio.
Quale Occidente dobbiamo difendere
La domanda a cui dobbiamo rispondere è quale Occidente dobbiamo difendere.
L'unica opzione per gli Stati Uniti è quella di reagire. Tuttavia, non potremo vincere se difendiamo un Occidente decadente. Dobbiamo tornare alle radici del nostro ordine cristiano, come desiderano tanti americani che si addolorano per la nostra nazione. Allora avremo gli elementi per vincere.
Invece di isolarci nella nostra decadenza, dovremmo affermare con coraggio l'Occidente in ciò che ha di buono. Soprattutto, non possiamo rimanere inattivi e isolati mentre coloro che tramano la nostra distruzione ci attaccheranno da ogni parte e non si fermeranno finché non saremo sconfitti.
Fonte: Tfp.org, 26 Marzo 2024. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.
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