La scommessa high-tech della Cina: ponte verso il futuro e buca profonda?

di Gary Isbell
Sia nelle vivaci città che nei tranquilli paesini della Cina si sta verificando uno strano paradosso. È la storia di due realtà contrastanti. Le auto elettriche sfrecciano davanti a condomini vuoti e complessi di uffici multipiano sono deserti. Robot all'avanguardia sfornano beni di consumo che i laureati disoccupati che li hanno costruiti non possono permettersi.
Mentre la Cina cerca di colmare il divario tecnologico con gli Stati Uniti, ampie fasce della sua economia crollano sotto il peso di una pianificazione inadeguata, del debito e dello spreco dilagante. Lo scontro tra queste due realtà ha un prezzo incredibilmente alto. I fondi statali vengono investiti in iniziative in perdita, mentre le reti di sicurezza sociale essenziali sono al limite. Si tratta di un enorme spreco di risorse, una scommessa che privilegia il silicio alla stabilità.
Il costo dell'autosufficienza
La strategia di Pechino è chiara: costruire una fortezza di autosufficienza contro i blocchi tecnologici stranieri. Quindi, espandersi e inondare i mercati mondiali con beni sovvenzionati. Infine, dominare quei mercati con spietata efficienza. Tuttavia, una strategia di questo tipo non tiene conto del costo reale delle cose basato sulla domanda e sull'offerta. E ciò porta a un enorme spreco.
Si consideri il mercato dei veicoli elettrici. Dei 129 marchi che l'anno scorso si contendevano il dominio del mercato, solo 15 potranno sopravvivere al decennio. Oppure si veda l'industria dei robot umanoidi, già saturata da oltre 150 aziende. I governi locali, terrorizzati all'idea di lasciare fallire questi "campioni" della tecnologia, li tengono in vita artificialmente, impedendo al mercato di eliminare i più deboli.
La realtà di un'economia in crisi
Nonostante la patina luccicante del progresso tecnologico, le crepe di questa situazione artificiale sono visibili. I prezzi delle case sono crollati, lasciando le famiglie ansiose e costrette a risparmiare ogni centesimo . Nelle campagne, centinaia di milioni di persone sopravvivono ancora con pochi dollari al giorno.
Prendiamo ad esempio la contea di Mianchi nella provincia di Henan. Qui, la spesa per la scienza e la tecnologia è aumentata del 50% nonostante il calo delle entrate pubbliche. È stato costruito un parco industriale per la robotica con finanziamenti statali. Tuttavia, le persone che mantengono in funzione la città – falegnami, insegnanti, meccanici e poliziotti – chiedono a gran voce il pagamento degli stipendi non versati. Il governo non ha i soldi per pagare i propri eccessi e risponde a queste richieste con la promessa di pagare più in là, accompagnata dall’augurio surreale di avere una "vita piacevole". Cioè, il pianificatore centrale comunista finanzia il futuro senza riuscire a pagare il presente.
L'eredità del comunismo: debiti e opportunità mancate
Il debito pubblico è lievitato fino a raggiungere circa 23.000 miliardi di dollari, raddoppiando in soli cinque anni. Il Fondo Monetario Internazionale stima che gli aiuti statali alle imprese – sussidi in denaro, agevolazioni fiscali e crediti a basso costo – abbiano fatto scendere il PIL di 800 miliardi di dollari.
La soluzione è semplice, ma Pechino non vuole saperne. Dovrebbe smettere di investire nel cemento e iniziare a dare potere ai consumatori. Allontanarsi dagli investimenti e dalle esportazioni e lasciare che sia il mercato a decidere chi sono i vincitori e chi i perdenti. Un'economia guidata dal mercato piuttosto che dalla pianificazione comunista creerebbe una rete di sicurezza sociale più forte e incoraggerebbe le persone a spendere anziché accumulare risparmi per i tempi difficili.
Prepararsi per il lungo periodo
Per ora, Xi-Jinping mantiene la rotta, determinato a esibire al mondo la sua via d'uscita dalla crisi. Il surplus commerciale ha recentemente superato il trilione di dollari, a testimonianza della potenza manifatturiera della Cina. Questa ricerca dell'autosufficienza non è nuova giacché riecheggia la spinta all'indipendenza di Mao Zedong negli anni Sessanta. La differenza oggi sta nelle risorse: la Cina dispone ora di un esercito di scienziati e di una montagna di capitali gentilmente concessi dall'Occidente.
Eppure, lo spettro dello spreco aleggia su questo moderno Grande Balzo in Avanti. Miliardi investiti in settori privilegiati come le biotecnologie e i veicoli elettrici sono evaporati senza creare i posti di lavoro necessari per una generazione in ansia. Con un giovane su sei senza lavoro nelle città, il divario tra le ambizioni high-tech e la realtà economica è netto.
Senza alcun riguardo per i principi morali, i funzionari comunisti insistono sul fatto che l'autosufficienza è il fondamento della prosperità e della sicurezza. Ma mentre la Cina corre verso l'orizzonte tecnologico, viene da chiedersi: sta costruendo un ponte verso il futuro o scavando una buca da cui non potrà uscire?
Fonte: Tfp.org, 19 gennaio 2026. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.
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