La guerra dei Cristeros – Una epopea messicana di devozione, fedeltà e coraggio sotto il fuoco nemico

di Cesar Franco
«Viva Cristo Re! Viva Nostra Signora di Guadalupe!»
Esattamente cento anni fa, questo grido di fede militante risuonò in tutto il Messico. Fu l’inizio della Cristiada, l’epopea militare dei Cristeros, come venivano chiamati in modo dispregiativo questi combattenti cattolici. Oggi, è invece un titolo di gloria.
Per decenni, la storia della Cristiada è rimasta nascosta dietro una diffusa campagna di silenzio. Parlarne era un suicidio politico. Una discussione approfondita poteva rivelarsi mortale. Jean Meyer, professore di storia alla Sorbona sposato con una donna messicana, fu il primo a rompere il silenzio. La sua monumentale opera in tre volumi, La Cristiada, fu pubblicata tra il 1973 e il 1975. La sua ricerca è impressionante grazie alle interviste condotte con alcune delle figure principali della Cristiada o con i loro figli.
Ciononostante, l’argomento rimase ancora in gran parte sconosciuto al grande pubblico. Il famoso film For Greater Glory: The True Story of Cristiada (2012) portò l’argomento all’attenzione mondiale. Quando i produttori contattarono il famoso attore Andy García per interpretare il generale Enrique Gorostieta, egli ammise di non aver saputo nulla di quella guerra in precedenza. Perciò, dovette studiare la storia per interpretare il ruolo.
Un’epopea medievale nel XX secolo contro una rivoluzione anticattolica.
¡Viva Cristo Rey! era il grido di battaglia dei cattolici, giovani e anziani, ricchi e poveri, istruiti e analfabeti. Questi uomini e donne fedeli rischiarono la vita per difendere la fede romana una, santa, cattolica e apostolica in Messico.
L’invocazione di Cristo Re era intenzionale. I Cristeros non combattevano solo per ripristinare il culto cattolico in Messico e i diritti della Chiesa. Si adoperavano anche per instaurare un ordine sociale su cui regnasse Cristo, come sottolineò Pio XI nella enciclica Quas Primas (1925). Attingevano alla storica devozione al Sacro Cuore, tramandata dai missionari gesuiti. In tal modo, si collegarono idealmente a un movimento genuinamente controrivoluzionario.
La loro epica lotta è paragonabile a quella dei vandeani francesi, che combatterono «per l’Altare e il Trono». Altri l’hanno paragonata ai carlisti spagnoli, che combattevano «per Dio, per la Patria e per il Re». I cristeros traevano ispirazione dalle figure delle crociate medievali, adottandone alcuni simboli. La Cristiada fu come un’epopea medievale ambientata all’inizio del XX secolo.
Una rivoluzione anticattolica
Nel 1910 scoppiò una rivoluzione in Messico. Il generale Francisco Ignacio Madero si ribellò contro la dittatura di Porfirio Díaz, che aveva preso il potere dal 1876. Varie fazioni — non sempre allineate tra loro — si unirono all’insurrezione. Tra queste vi erano le forze agrarie guidate da Emiliano Zapata e quelle socialiste guidate da Pancho Villa. Persino un nipote del rivoluzionario italiano Giuseppe Garibaldi, Peppino Garibaldi, partecipò a questa rivoluzione.
Madero fu eletto presidente nel 1911, ma fu successivamente rovesciato e ucciso da fazioni più radicali. Il 1913 segnò la vittoria definitiva delle fazioni socialiste. Nel 1917 fu adottata una nuova Costituzione con forti connotazioni socialiste e anticattoliche. Essa vietava le scuole cattoliche, gli ordini religiosi e la proprietà immobiliare da parte della Chiesa. Tutti gli atti religiosi, compresa la celebrazione della Santa Messa, richiedevano l’autorizzazione e la supervisione del governo. Lo Stato si pose come superiore alla Chiesa sotto ogni aspetto.
In realtà, la Costituzione del 1917 era talmente anticattolica che due presidenti consecutivi, Venustiano Carranza (1917–1920) e Álvaro Obregón (1920–1924), esitarono ad applicarla pienamente. Tuttavia, la rivoluzione messicana perseguitava la Chiesa ogni volta che ne ebbe l’occasione. Nel solo 1915, ad esempio, furono assassinati 160 sacerdoti. Nel 1921 si verificò un famoso attentato dinamitardo contro l’altare di Nostra Signora di Guadalupe, immagine veneratissima dal popolo messicano. La Basilica subì ingenti danni, ma l’immagine della Madonna rimase miracolosamente intatta.
Arriva Plutarco Elías Calles
Nel 1924, Plutarco Elías Calles, un altro socialista, prese il potere. Iniziò immediatamente ad applicare la Costituzione nelle sue forme più radicali, dando luogo a una persecuzione diffusa contro la Chiesa cattolica. Ispirato dalla Rivoluzione Francese e dalla sua «Chiesa costituzionale», Calles tentò di istituire una Chiesa nazionale, separata da Roma. Quando questo bizzarro progetto fallì, scatenò una persecuzione sempre più feroce. Il 4 gennaio 1926 promulgò una legge che imponeva la rigorosa applicazione della Costituzione, compreso l’inasprimento delle pene attraverso una riforma del Codice Penale.
Calles vietò la tonaca talare al clero e mise fuori legge espressioni come «grazie a Dio» e «se Dio vuole». Anche il tradizionale «adiós» fu proibito perché fa riferimento a Dio (Dios). Le truppe di Calles fecero irruzione nelle chiese a cavallo, interrompendo le funzioni religiose per arrestare i sacerdoti, decine dei quali furono uccisi. I soldati scatenavano un inferno all’interno dei templi. Calles costrinse inoltre i dipendenti pubblici cattolici a scegliere tra rinunciare alla propria fede o perdere il posto di lavoro. Teppisti aggredivano i fedeli all’uscita dalla Messa e interrompevano le processioni religiose in tutto il Paese.
Data la forte devozione religiosa del popolo messicano, la situazione era chiaramente insostenibile. I cattolici non potevano più rimanere passivi. La risposta cattolica si sviluppò in tre fasi principali: una campagna dottrinale, una serie di boicottaggi e, quando tutto il resto fallì, l’insurrezione armata. Al centro di questa imponente reazione vi era un forte movimento cattolico, con posizioni chiaramente controrivoluzionarie e un atteggiamento militante.
La leadership
Il 9 marzo 1925 fu fondata a Città del Messico la Liga Nacional de Defensa de la Libertad Religiosa. A guidarla era un leader cattolico di lunga data, l’avvocato Rafael Ceniceros y Villarreal. Secondo lo storico Jean Meyer, «Ceniceros era convinto che la Chiesa salvasse le anime, civilizzasse la società, ispirasse la politica, umanizzasse l’economia e plasmasse la nazione».
Oltre alla Liga, anche l’Asociación Católica de la Juventud Mexicana (ACJM) svolse un ruolo di primo piano. Fu fondata nel 1913 dal padre gesuita Bernard Bergöend e si ispirava alle congregazioni mariane. Il suo motto era «Per Dio e per la Patria». Il suo obiettivo era quello di organizzare le forze attive del Paese per ripristinare l’ordine sociale cristiano in Messico. Il suo primo presidente fu l’avvocato e scrittore René Capistrán Garza.
L’ACJM era organizzata sia a livello diocesano che parrocchiale e arrivò a contare oltre ventimila membri. Si concentrava sulla formazione dottrinale e sulle soluzioni pratiche alle questioni attuali. Anacleto González Flores, noto come «il Maestro», fu senza dubbio il principale leader intellettuale del movimento. Nel maggio del 1925, Pio XI gli conferì la Croce pro Ecclesia et Pontifice «per la sua opera a difesa della religiosità dei cattolici messicani». Il 1° aprile 1927 fu fatto prigioniero e fucilato per ordine di Plutarco Elías Calles. Altri si unirono alla resistenza attraverso l’opera dell’Unión Católica Mexicana, nota come «la U». Tra le donne, c’erano gruppi come le Brigate di Santa Giovanna d’Arco e le Pie Figlie di Maria.
Tentativi di persuasione non violenta
Il 14 marzo 1925, la Liga pubblicò il suo primo volantino dottrinale. Quasi immediatamente accadde qualcosa di straordinario: centinaia di migliaia di volontari scesero in strada per distribuire il volantino della Liga ai passanti. Sfidando le autorità, giovani piloti cattolici sorvolarono le città con i loro aerei, spargendo migliaia di volantini al vento. Ragazzini lasciavano volantini nelle cassette postali. Nell’aria si respirava uno spirito di crociata. Tutti si sentivano chiamati all’azione.
Il governo di Calles rispose alla campagna intensificando la persecuzione. La Liga Nacional organizzò allora un boicottaggio di tutti i prodotti di fabbricazione statale. La produzione interna crollò. Le vendite di tabacco calarono del 75%. I cinema rimasero vuoti. I trasporti pubblici erano irregolari. Nessuno acquistava benzina o biglietti della lotteria. Con un colpo di genio, la Liga fece sorvolare sulle principali città decine di mongolfiere che recavano la scritta «Boicottaggio!» sui fianchi. Allo stesso tempo, la Liga lanciò una petizione contro la repressione religiosa, che raccolse quasi due milioni di firme (su una popolazione di quindici milioni).
Anziché riconoscere la popolarità della Liga, Calles portò la persecuzione a un estremo difficilmente immaginabile. Creò le «brigate antifanatismo», incaricate di rintracciare i leader cattolici in tutto il Paese e di ucciderli senza processo. Divenne «di moda» esporre le teste mozzate dei leader cattolici e appendere i loro cadaveri ai lampioni.
Di fronte a questa situazione, la Chiesa compì un potente gesto simbolico. A partire dal 1° agosto 1926, i vescovi messicani, con l’approvazione del Vaticano, sospesero il culto pubblico in Messico. Non ci furono più messe né sacramenti.
Scoppia la Cristiada
Dopo aver consultato eminenti teologi e aver chiesto la guida del Vaticano, i cattolici messicani presero le armi contro il governo. Ciò segnò l’inizio della Cristiada. Lo scontro iniziale tra le truppe federali e i Cristeros avvenne il 29 agosto a Huejuquilla el Alto, nello stato di Jalisco, e si concluse con una decisiva vittoria cattolica. Le rivolte si diffusero rapidamente in Jalisco, Nayarit, Zacatecas, Guanajuato e Michoacán, per poi estendersi gradualmente all’intera regione centrale del Paese.
Uno spirito di crociata dominava il movimento. Proprio come i loro antenati crociati si lanciavano in battaglia gridando «Dio lo vuole», i Cristeros caricavano il nemico gridando «¡Viva Cristo Rey!» Le truppe di Calles rispondevano con il proprio grido di battaglia: «¡Viva Satanás!» (Viva Satana!).
L’emergere di un leader militare
Nei suoi primi tempi, la Cristiada ebbe esiti contrastanti. Alle vittorie seguivano le sconfitte e i ribelli faticavano a mantenere il controllo dei territori. L’esercito dei Cristeros era composto per lo più da contadini, pieni di fede ed entusiasmo, ma scarsamente armati e privi di un piano di battaglia chiaro. Era una guerra condotta con tattiche di guerriglia mordi e fuggi. Purtroppo, pochi membri dell’élite – proprietari terrieri, professionisti e altri – si unirono all’insurrezione.
Le sorti della guerra cambiarono nel luglio 1927, quando il generale Enrique Gorostieta Velarde assunse il comando dell’esercito cristero. Gorostieta era un ufficiale di carriera e un veterano delle guerre rivoluzionarie. Per molto tempo, molti commentatori affermarono che fosse ateo e che avesse accettato l’incarico solo per denaro. Questa calunnia è stata ormai completamente smentita. Era un fervente cattolico e accettò la sfida con uno spirito soprannaturale.
Gorostieta riuscì a portare organizzazione e disciplina militare nell’insurrezione disorganizzata. Unificò i comandi militari e riunì tutte le forze sotto la Guardia Nazionale. Dal momento in cui assunse il comando dell’esercito cristero, gli insorti sconfissero l’esercito federale in tutte le regioni in cui era presente: Jalisco, Michoacán, Colima e Zacatecas.
Inizialmente, la Guardia Nazionale contava 12.000 combattenti. Quel numero salì a 25.000 nel 1928 e raggiunse il picco di 50.000 nel 1929. Era un vero e proprio esercito: ben organizzato, ben armato e, soprattutto, motivato. Tutti gli sforzi del governo per sedare la ribellione fallirono. I Cristeros sconfissero intere divisioni di truppe federali. La vittoria sembrava vicina.
«Colloqui di pace» dominati dall’avidità
Purtroppo, il governo federale riuscì a infiltrare un agente nella cerchia ristretta del generale Gorostieta. Questi fu tradito e ucciso il 2 giugno 1929. È sepolto nella chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo a Jalisco.
La guerra stava già volgendo al termine. Le ostilità cessarono tre settimane dopo. L’ambasciatore statunitense Dwight D. Morrow diresse i colloqui di pace. Il presidente Calvin Coolidge aveva incaricato Morrow di porre fine alla guerra per evitare di compromettere gli interessi americani in Messico.
Allo stesso modo, la stragrande maggioranza dei vescovi messicani non appoggiava l’insurrezione e ritirò il proprio sostegno alla Liga. Nonostante la feroce persecuzione sotto Calles, preferirono un approccio conciliante. Il destino della Cristiada era ormai segnato.
Gli «Arreglos»
Il 21 giugno 1929 furono firmati gli «Arreglos» (accordi), che portarono a un cessate il fuoco immediato, al disarmo degli insorti e alla loro «immunità». I termini dell’accordo furono disastrosi: le leggi anticattoliche rimasero in vigore.
Obbedendo agli ordini dei vescovi, i Cristeros deposero le armi. Violando le promesse di immunità, le truppe federali ne fucilarono molti. Le città che avevano dato rifugio ai Cristeros furono distrutte. La persecuzione del clero continuò: il numero dei sacerdoti in Messico scese da circa 4.500 nel 1926 a soli 334 nel 1934.
In effetti, la Cristiada fu un capitolo della lotta secolare tra la Vergine Maria e il serpente. Ci furono molti esempi di autentica santità. Le gesta del giovanotto José Santos del Río — canonizzato nel 2016 — furono immortalate nel film For Greater Glory. Nel 2000, Papa Giovanni Paolo II dichiarò beati venticinque martiri cristeros. Nel 2005, Benedetto XVI beatificò altri tredici cristeros, tra cui Anacleto González Florez. Attualmente sono in corso ben quaranta processi di canonizzazione per persone coinvolte nella Guerra dei Cristeros.
La Chiesa cattolica in Messico non ha mai riottenuto la propria libertà, poiché il governo continua ad attuare politiche dannose per la fede. Lo sfortunato «dialogo» con i nemici della fede ha portato solo sventura alla Chiesa in Messico.
Fonte: Tfp.org, 6 ottobre 2026. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.
© La riproduzione è autorizzata a condizione che venga citata la fonte.
