La Spagna si risveglia
Per anni, specie durante i governi socialisti (1982-1996, 2004-2011), la Spagna è stata vittima di ciò che il filosofo Julián Marías aveva definito un’“anestesia indotta che sopprime i riflessi del corpo sociale”. Un’abile propaganda aveva anestetizzato un popolo di per sé esuberante. Approfittando di tale narcolessia i socialisti portarono avanti la “rivoluzione tremenda ma silenziosa” sbandierata dal vicepresidente Alfonso Guerra. Praticamente non ci fu nessuna reazione.
Non si può, però, mantenere un paziente anestetizzato per sempre. Lentamente, come uscendo da un incubo durato troppo a lungo, la Spagna ha cominciato a svegliarsi. Prova ne è la fortissima reazione contro l’aborto che segna, ormai da qualche anno, la vita pubblica spagnola e coinvolge milioni di persone in periodiche manifestazioni di piazza.
Facendosi eco di quest’onda in piena, l’Esecutivo capeggiato dal popolare Mariano Rajoy ha presentato un disegno di legge che, modificando la normativa socialista, riduce i casi in cui è possibile praticare un aborto. Tanto è bastato per mandar il Paese, e anche l’Europa, in subbuglio. “Torniamo all’età della pietra!” tuonava la ministro francese, Marisol Touraine.
In proposito, abbiamo intervistato due protagonisti della lotta per la vita in Spagna: Alicia Latorre, presidente della Federación Española de Asociaciones Provida e Ignacio Arsuaga, presidente di HazteOir. A loro la parola.
