Editoriale: La gioia del Natale

 

Se in ogni epoca il Natale apre uno squarcio di serenità e di luce in mezzo alle tribolazioni della vita quotidiana, ques- t’anno esso assume un significato speciale.
L’anno che volge al termine non è stato facile, fra conflitti e crisi varie. Lo spettro della guerra si staglia sempre più minaccioso. Diversi Paesi, fra cui gli Stati Uniti e la Russia, dicono di voler riprendere i test nucleari.


A novembre la Germania ha richiamato 60mila riservisti. Si parla del riarmo dell’Europa, cioè dell’inversione della logica di pace che ha guidato il nostro continente per quasi un secolo.


Anche nella Chiesa si diffonde la preoccupazione. Pensavamo che con il nuovo Pontificato si sarebbe voltata pagina. E, infatti, Papa Leone ha dato non pochi passi nella giusta direzione. Ma il potere delle lobby progressiste sembra ancora soverchiante.


Ne è prova il Documento del Dicastero per la Dottrina della Fede sui titoli della Madonna, che contradice secoli di sviluppo teologico, per non parlare del sensus fidelium. Ne è prova il pellegrinaggio giubilare delle lobby LGBT in Vaticano. Ne sono prova diversi nomine di persone che rappresentano una continuità col precedente pontificato.
E molti si chiedono: fino a quando perdurerà la crisi nella Chiesa?


Arriviamo alla fine dell’anno esausti, tesi, impensieriti per il futuro…


È proprio adesso che nasce il Principe della Pace. Gli angeli canteranno ancora: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà”. Andiamo a Betlemme e inginocchiamoci davanti a Colui che ci porta serenità e pace.


Se a volte rischiamo di perdere la speranza, sopraffatti dal cupo panorama, guardiamo verso la mangiatoia di Betlemme, da dove ci viene ogni salvezza. Un messaggio di tranquillità, di forza e di fiducia in mezzo alle tenebre odierne.


Ecco che, fra poche settimane, dalla sua umile culla il Bambino Gesù ci parlerà con voce soave e attraente: “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò!”. E noi proveremo una gioia sconosciuta ai pagani. Una gioia che ci darà la forza necessaria per affrontare l’anno venturo.


“Oh voi che passate per la via, fermatevi e vedete se c’è un dolore simile al mio”, esclamò il Profeta Isaia, prevedendo la Passione del Salvatore e la compassione di Maria. Ma egli avrebbe potuto anche dire, profetizzando le gioie cristiane perenni e indistruttibili che il Natale porta all’apogeo:


“Oh voi che passate per la via, fermatevi e vedete se c’è una gioia simile alla mia. Oh voi che vivete avidamente per l’oro, oh voi che vivete stoltamente per la vanagloria, oh voi che vivete turpemente per la sensualità, oh voi che vivete diabolicamente per la rivolta e il crimine: fermatevi e vedete le anime veramente cattoliche, illuminate dalla gioia del Natale: che cos’è la vostra gioia paragonata alla loro?”


Questa è la gioia, la vera gioia cristiana, che auguriamo a tutti i nostri amici e sostenitori in questo Santo Natale 2025, insieme ai nostri migliori auspichi per un felice Anno Nuovo 2026.