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Plinio Corrêa de Oliveira:  Due lettere, reverenti e filiali, rimaste senza risposta…

 

 

Nel 1943, Plinio Corrêa de Oliveira, allora presidente dell’Azione Cattolica di San Paolo, scrisse il libro «In difesa dell’Azione Cattolica», denunciando gli errori neomodernisti e democratici-cristiani che serpeggiavano nell’associazione. La risposta dei progressisti fu una feroce campagna contro di lui, che lo portò a perdere la presidenza dell’Azione Cattolica, la leadership delle Congregazioni Mariane, la direzione del settimanale cattolico O Legionário, e alla fine perfino il lavoro.

Nel 1944 fu nominato arcivescovo metropolita di San Paolo mons. Carlos Carmelo de Vasconcelos Motta, favorevole alle nuove tendenze. La polemica attorno al libro di Plinio Corrêa de Oliveira era al culmine. Mentre alcuni vescovi, superiori religiosi e teologi lo attaccavano con acredine, altri lo difendevano con altrettanta decisione. Il giovane leader cattolico era riuscito a stanare l’eresia, che dovette quindi presentarsi con la sua vera fisionomia.

Nella sua prima Lettera Pastorale, mons. Motta decretò sotto obbedienza che ogni polemica sull’Azione Cattolica cessasse, poiché le questioni controverse sarebbero state risolte in modo autorevole dall’Assemblea Episcopale per l’Azione Cattolica. Plinio Corrêa de Oliveira ubbidì senza indugio e, per un anno, fu messo alla gogna, ridotto al silenzio mentre i suoi avversari violavano impunemente la “tregua” imposta da mons. Motta.

Annunciata nel settembre 1945 la tanto aspettata riunione dell’Assemblea Episcopale, il leader cattolico non esitò a scrivere all’Arcivescovo la lettera che trascriviamo sotto. Il dott. Plinio chiedeva soltanto una cosa: essere giudicato. Se aveva sbagliato, implorava di essere corretto. Se non aveva sbagliato, perché allora veniva avversato in questo modo? La Commissione finì i lavori senza prendere nessuna decisione sulle tesi del libro.

Pochi mesi dopo, fu annunciata una riunione plenaria dei vescovi brasiliani per trattare i problemi dell’Azione Cattolica.

Tramite il suo amico, mons. José Maurício da Rocha, vescovo di Bragança Paulista, Plinio Corrêa de Oliveira indirizzò allora una lettera all’Episcopato nazionale. In essa reiterava ciò che mesi prima aveva scritto a mons. Motta: chiedeva di essere giudicato.

La lettera fu letta nel plenario da mons. Rocha ed ebbe l’effetto di una bomba. Nella confusione che ne seguì, mons. Antônio dos Santos Cabral, arcivescovo di Belo Horizonte, cominciò a piangere… Interpellato sul motivo di tale pianto, egli rispose: “Le loro eccellenze non vedono cosa è successo? Con questa lettera il dott. Plinio ha rovesciato la situazione. Prima sul banco degli imputati c’era lui e noi eravamo i giudici. Adesso a essere giudicato sarò io, poiché ho condannato pubblicamente questo libro. Come potete giudicare me, con un foglio di servizio alla Chiesa lungo più di trent’anni? Sarebbe un insulto alla mia vecchiaia!”. La scena fu riferita al dott. Plinio dallo stesso mons. Rocha.

Nonostante l’intervento di alcuni vescovi in sostegno di Plinio Corrêa de Oliveira, la questione non arrivò mai al plenario. E la campagna di calunnie nei confronti del leader cattolico continuò. Il dott. Plinio scrisse allora una lettera al Nunzio, Apostolico che aveva concesso la Prefazione al libro, e che nel frattempo era stato nominato cardinale. Trascriviamo brani di questa lettera, della quale manca l’ultima pagina.

 

Lettera a mons. Motta

San Paolo, 22 settembre 1945

Eccellenza Reverendissima,

Bacio rispettosamente l’anello di Vostra Eccellenza.

Ho saputo dai giornali della riunione della Commissione episcopale per l’Azione Cattolica.

Questo fatto era già stato anticipato nella prima Lettera Pastorale di Vostra Eccellenza, pubblicata circa un anno fa. In essa, Vostra Eccellenza aveva chiesto la completa cessazione delle polemiche all’interno dell’Azione Cattolica, fino a quando le questioni controverse non fossero state decise dalla Commissione. Sono quindi indotto a ritenere che le suddette materie saranno oggetto del venerato pronunciamento delle Loro Eccellenze alla fine di questa riunione.

Ebbene, il mio libro «In difesa dell’Azione Cattolica» ha toccato tutti, o quasi tutti, i temi sui quali Vostra Eccellenza ha chiesto il silenzio. Questo libro è, quindi, strettamente legato alle discussioni in atto. Pertanto, mi sembra fuor di dubbio che le proposizioni da me esaminate nel libro saranno oggetto del pronunciamento della Commissione, che le ritenga o meno da me sostenute.

Viviamo in un’epoca di sconvolgimenti generali. I recenti eventi mostrano che perfino le stelle possono cadere dal cielo. Appena poco tempo fa, l’anima nazionale rabbrividì al frastuono di una colonna della Chiesa che si spezzava [l’apostasia di mons. Carlos Duarte Costa, vescovo emerito di Botucatu, ndr]. Tutto dunque può temere il nostro Venerabile Episcopato. In questi tristi frangenti, vorrei dichiarare esplicitamente che, se questi fossero tempi normali, io mi considererei esonerato dal dover commentare checchessia, lasciando che il linguaggio dei fatti parlasse per me. Nelle mani di Vostra Eccellenza, mio Arcivescovo, vengo a depositare la mia dichiarazione di rispetto filiale e di risoluta obbedienza a Vostra Eccellenza e all’intera Gerarchia Cattolica del mio Paese. Alzando gli occhi, dichiaro con tutte le forze della mia anima, la mia obbedienza assoluta al supremo e indefettibile Magistero, e alla sacra autorità della Santa Sede Apostolica. In questo momento prego Dio, per l’intercessione della Beata Vergine Maria, di togliermi la vita prima che io consenta al minimo dubbio in qualsiasi punto di dottrina che la Santa Chiesa insegna o insegnerà.

Ho scritto il libro basandomi sempre su testi del Magistero infallibile e su documenti pontifici. Sono disposto a versare il mio sangue, se necessario, per difendere queste verità. Se ho sbagliato nell’interpretare il pensiero del Romano Pontefice, sono fermamente risoluto ad accettare come falso e pernicioso tutto ciò che, a mio privato e fallibile giudizio, era parso vero e buono. E, con la grazia di Dio, ritratterò pubblicamente e senza riserve, praticando questo atto di umiltà con la fierezza con cui i figli del mondo accolgono le glorie della terra.

La conosco, la venero, e confermo qui l’immutato proposito di rendere a Vostra Eccellenza tutta l’obbedienza che gli devo, per istituzione divina e per le leggi ecclesiastiche, nell’esatta misura in cui la Santa Chiesa prescrive tale obbedienza. Questi sentimenti si estendono alla Venerabile Commissione Episcopale, in unione con la quale Vostra Eccellenza ha voluto decidere sulle materie riguardanti l’Azione Cattolica.

Perciò prego la riverita Commissione, per mezzo di Vostra Eccellenza, che, con tutta fermezza e precisione, si pronunci sui temi riguardanti l’Azione Cattolica che io ho esaminato nel mio libro o in qualsiasi altra sede.

Devo anche aggiungere che non mi accontento appena con l’attendere docilmente il giudizio decisivo su tutta questa faccenda, ma che lo desidero ardentemente.

Un anno fa, eravamo in piena polemica. Vostra Eccellenza la fece cessare con un atto legittimo della sua autorità. Ecco la collezione del Legionario [settimanale diretto da Plinio Corrêa de Oliveira, ndr] di questo lungo anno di silenzio e di obbedienza. Nemmeno l’esame più meticoloso potrà indicare una sola linea tracciata dalla nostra penna, né il più vago riferimento ai punti mesi in discussione. Ho aspettato nel silenzio più riverente il pronunciamento di Vostra Eccellenza, che Ella ha rimandato per decidere solo in futuro e in unione con gli eccellentissimi membri della Commissione Episcopale per l’Azione Cattolica. Nelle mie lezioni, nelle mie conferenze, in tutti gli ambienti dove si poteva udire la mia voce, non si è mai sentito che io abbia in qualche modo sollevato un solo punto sul quale, per volere di Vostra Eccellenza, gravava il silenzio più inviolabile.

Mi duole dirlo a Vostra Eccellenza, ma durante quest’anno siamo stati messi alla gogna. L’armistizio è stato osservato solo da una parte. Ci sono stati degli avversari che, non rispettando nemmeno la nostra obbedienza, hanno continuato la battaglia. Per un anno intero è stato scritto e proclamato il contrario di quello che pensiamo, mentre noi eravamo costretti al silenzio; e talvolta anche con riferimenti molto amari nei nostri confronti. Con questa mando a Vostra Eccellenza un ritaglio di stampa che mostra come, nell’ardore della polemica contro di noi, nemmeno l’illustre, santa e meritoria Compagnia di Gesù fu risparmiata.

Per me, il martirio più grande sarebbe il perdurare di questo stato di cose, per la mancanza di una sentenza chiara, indiscutibile, autorevole da parte di un organo così elevato sui punti dottrinali in questione. Per me, questa sentenza sarebbe una vera liberazione, perché così cesserebbe il silenzio forzato cui ci ha ridotto l’obbedienza filiale, e potremmo uscirne verso la piena e fraterna concordia degli animi, in unione con tutti i nostri fratelli nella Fede. Da questa sentenza mi aspetto ciò che essa, e solo essa, può dare: la carità cementata, non nel silenzio su una questione così capitale, ma nell’unione di tutti sotto il regime dell’obbedienza, al Sole insostituibile della Verità.

Il Magistero è fonte di pace nella Chiesa. Davanti a esso io mi inginocchio con riverenza e obbedienza. Dal Magistero aspetto ciò che Vostra Eccellenza aveva promesso un anno fa: un insegnamento retto, ortodosso, che ci indichi una chiara comprensione dei testi sacri e degli insegnamenti infallibili del Romano Pontefice.

Per un anno intero ho rinunciato al naturale e imprescrittibile diritto di difesa. Voglio credere che, se avessi potuto sottoporre a Vostra Eccellenza tutte le sfide dottrinali che sono stato costretto a lasciar passare in silenzio, nell’immobilità più assoluta, avrei avuto la Sua approvazione per dire una parola chiarificatrice. Non l’ho fatto. Sono perfino andato oltre. Ho interrotto le polemiche anche su questioni esterne all’Azione Cattolica. Questa situazione apparentemente insopportabile è diventata per me sopportabile nella prospettiva del pronunciamento che si sta annunciando. Tale è l’attesa filiale con cui aspetto la sentenza della Commissione.

Questi sono, Eccellenza Reverendissima, i sentimenti e le intenzioni che lascio nelle mani di Vostra Eccellenza. Colgo l’occasione per domandare la Vostra benedizione e la Vostra preghiera affinché io possa rimanere sempre saldo nella mia incrollabile fedeltà alla Chiesa.

Di Vostra Eccellenza, Figlio e servo in Nostro Signore,

Plinio Corrêa de Oliveira

 

Lettera al Nunzio Apostolico

San Paolo, 1 gennaio 1946

Eminenza Reverendissima,

(…)

È inevitabile che [nel libro «In difesa dell’Azione Cattolica»] io abbia trattato della cosiddetta “questione liturgica”, intimamente intrecciata a gravi errori circa la natura dell’Azione Cattolica e il suo modo di agire.

Sua Eminenza sa benissimo come la penso sulla gravità del rischio a cui questi problemi espongono la Chiesa in Brasile. Non vedo nel “liturgicismo” e negli eccessi dell’Azione Cattolica mere esuberanze di certi gruppi di laici dalla testa calda. Il male ha messo radici più profonde e mette a rischio la stessa fedeltà del Brasile alla Chiesa di Roma.

Finché ho avuto libertà di azione, ho combattuto questi errori con tutte le mie forze. Più di un anno fa, però, la Lettera Pastorale scritta da S.E. l’Arcivescovo [Carlos de Vasconcelos Motta] mi ha imposto il silenzio. Vostra Eminenza ha potuto verificare, nelle pagine del Legionario, a quali estremi ho portato la mia obbedienza a quest’ordine. Altri provvedimenti sono seguiti, tutti in modo tale da minare la mia reazione agli errori “liturgici”. Il canonico [Antonio de Castro] Mayer fu deposto dall’Assistenza Generale dell’Azione Cattolica e confinato in una lontana e oscura Parrocchia, dove si sta comunque distinguendo come parroco modello. Io e tutti i giovani d’Azione Cattolica con cui collaboravo nella lotta contro il “liturgicismo” siamo stati estromessi dalle nostre cariche di dirigenti. Inoltre, siamo accuratamente tenuti a distanza da tutte le iniziative cattoliche importanti: Lega Elettorale, Legionário, ecc. Letteralmente, siamo stati colpiti di morte civile in tutti questi campi.

Fortunatamente, ho osservato riguardo a S.E. l’Arcivescovo la condotta più corretta che si possa desiderare. Lo attestano le raccolte del Legionário, e la lettera che scrissi a Sua Eccellenza in occasione della riunione della Commissione Episcopale per l’Azione Cattolica, della quale Sua Eminenza possiede una copia. Più recentemente, in occasione della tremenda campagna che l’80% delle classi colte di San Paolo fece contro S.E. l’Arcivescovo Carlos Carmelo de Vasconcelos Motta, ho inviato a Sua Eccellenza un rispettoso e cordiale telegramma.

Ricordo questi fatti, non per fare sterili lamentele, ma semplicemente per dimostrare che mi mancano tutti i mezzi per porre freno a un pericolo tanto grave come il “liturgicismo”.

Mi resta la mia fedeltà. E mi sentirei a disagio con la coscienza se non la proponessi a Vostra Eminenza, in questo momento importante in cui Ella si prepara per accedere all’augusto consiglio del Vicario di Cristo [come cardinale di Santa Romana Chiesa].

Sono sicuro che tutta la confusione riguardo al “liturgicismo” e agli errori dell’Azione Cattolica svanirebbe se si facesse luce sulle questioni sollevate dal mio libro.

Dal nord al sud del Paese, alcuni esclamano che ho una buona dottrina, altri sussurrano che ho commesso un errore.

Come ho sbagliato? In cosa? Nessuno lo dice! Non ho mai ricevuto, per la mia edificazione e correzione, un concreto chiarimento sull’argomento.

Quello che è certo è che nessuno può negare l’esistenza degli errori che ho denunciato. Il mio libro precede l’enciclica Mystici Corporis, eppure contestava già gli stessi errori contro i quali agì la sollecitudine paterna del Sommo Pontefice. Come spiegare questo atteggiamento “profetico” che ho assunto? Ho indovinato gli errori?

L’unico punto che può essere messo in discussione è se la dottrina che ho sostenuto circa l’Azione Cattolica è giusta oppure sbagliata. Se è giusta, lo si dica per la difesa della verità, la salvezza delle anime e l’esaltazione della Chiesa. Se è sbagliata, lo si dichiari allo stesso modo. Quello che non riesco a capire è il silenzio. Il silenzio in cui si ostinano i fautori dell’errore, e da cui solo loro traggono profitto.

Questa offerta l’ho già fatta ad altri, e ora la lascio nelle mani di Vostra Eminenza. Capisco che alcuni membri del nostro Venerabile Episcopato pensino che io abbia commesso un errore nel mio libro. Denunciate dunque la mia opera al Sommo Pontefice. Io stesso scriverò una lettera, che accompagnerà la denuncia, nella quale mi impegnerò a ritrattare quanto ho scritto, a distruggere le rimanenti copie dell’edizione, e a fare la pubblica penitenza che la giustizia del Santo Padre ordinasse, nell’ipotesi che io abbia davvero sbagliato.

C’è un caso più semplice da risolvere? C’è un fautore di errori più comodo da affrontare?

Genuflesso davanti all’augusta persona del Sommo Pontefice, faccio mia la domanda del Salvatore: “Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?” (Gv 18, 23).

Eminenza, conosco troppo bene la congiura liturgicista, per non avere dubbi che l’odio dei miei oppositori farà salire fino alla Curia Romana, e se possibile fino alle auguste orecchie del Santo Padre, il mio oscuro nome.

Chiedo a Vostra Eminenza una sola grazia. Lascio questa richiesta nelle vostre mani. Oltre a ciò, da Vostra Eminenza chiedo solo le vostre benedizioni e preghiere.

[A Roma] non mancheranno di chiedere a Vostra Eminenza chi sia questo fautore di discordia, di indisciplina e di errori, che ha scritto un libro intitolato «In difesa dell’Azione Cattolica». Dica Vostra Eminenza che questo fautore di discordia, pro bono pacis, è legato da più di un anno alla colonna della diffamazione, senza protestare, senza ribellarsi, senza sdegnarsi, senza che nessuno abbia mai potuto dire che ho pronunciato una sola parola contro l’Autorità: “Sicut ovis qui ad occisionem ductus est, non aperuit os suum”. Dica Vostra Eminenza che ha letto la lettera che questo ribelle scrisse al suo Prelato, in occasione della riunione della Commissione Episcopale per l’Azione Cattolica. Soprattutto, Eminenza, dica che questo fautore di errori chiede, mendica, mendica per il Cuore misericordioso di Gesù Cristo, una sola cosa: che il Santo Padre si degni di condannare i suoi errori, affinché (illeggibile) detestare me stesso (illeggibile) così che io possa presentarmi completamente, senza esitazione o restrizione, ritenendo buono, interamente buono, eternamente buono, quello che il Sommo Pontefice dirà (ultima pagina mancante).

 

Fonte: Rivista Tradizione Famiglia Proprietà, Anno 29, n. 98 – Giungo 2023.

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