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Appendice 1

Azione Cattolica: origine e sviluppo di una definizione

(La classica definizione di Azione Cattolica e il suo naturale e meraviglioso sviluppo hanno ispirato a Sua Eminenza il Cardinale Adeodato Giovanni Piazza, della Commissione Cardinalizia per l'Azione Cattolica Italiana, un articolo illuminante e importante, da tenere sempre presente.)

1. La definizione di Pio XI

Il provvidenziale movimento dell'Azione Cattolica, che ha assunto aspetti e forme sempre più adeguate alle esigenze dei tempi, deve senza dubbio il suo stato attuale, sia teorico che pratico, al genio pastorale del defunto Sovrano Pontefice Pio XI. Se non ha avuto il merito di trovare il nome o di avviare l'attuale movimento di organizzazione dei laici, che, come sappiamo, è sorto durante il pontificato di Pio IX e ha continuato a svilupparsi durante il governo dei suoi successori Leone XIII, Pio X e Benedetto XV, nessuno può negare a Pio XI il merito di aver dato all'Azione Cattolica una definizione chiara e precisa, a partire dalla quale è stato possibile costruire un solido edificio capace di sfidare i secoli.

Pio XI fu scelto per governare la Chiesa dopo che importanti esperienze avevano rivelato che il movimento laicale dell'Azione Cattolica aveva non solo notevoli prerogative e meriti, ma anche difetti (come generalmente accade per tutte le cose umane). Grazie alla sua sagace e profonda intuizione, Pio XI capì che per evitare che il movimento si smarrisse e per garantirne la vitalità, era necessario integrarlo nella vita organica della Chiesa. Nella sua prima enciclica, Ubi Arcano, che contiene i germi di tutto il suo prodigioso pontificato e fu pubblicata dopo una lunga meditazione, troviamo le linee fondamentali della definizione dell'Azione Cattolica. Poco dopo, in discorsi memorabili, la formulò come segue: "La collaborazione dei laici con l'apostolato gerarchico". Questa definizione, come implicitamente afferma lo stesso Papa, trae origine da un passo di San Paolo divenuto famoso proprio per la sua geniale interpretazione: "adjuva illas quae mecum laboraverunt in Evangelio" (Fil 4,3). Infatti, come l'evangelizzazione "in evangelio" è la sostanza dell'apostolato affidato da Cristo agli apostoli e ai loro successori, cioè la gerarchia istituita da Dio nella Chiesa, così la collaborazione data a quest'opera dai laici "quae mecum laboraverunt" è la sostanza dell'Azione Cattolica. È impossibile ignorare la profondità dogmatica e l'accuratezza di questa definizione.

2. Collaborazione o partecipazione

Volendo sottolineare l'unione che l'Azione Cattolica deve avere con la vita e l'attività della Chiesa, Pio XI non esitò a sostituire la parola "collaborazione" con "partecipazione", una variante che, ovviamente, non cambia in alcun modo il concetto. Questa variante gli fu forse suggerita dal meraviglioso testo di San Pietro, che Pio XI aveva già citato e applicato nella sua prima enciclica (Urbi arcano, 23 dicembre 1922):

“Dite ai vostri fedeli del laicato che quando essi, uniti ai loro sacerdoti ed ai loro Vescovi, partecipano alle opere di apostolato individuale e sociale, per far conoscere e amare Gesù Cristo, allora più che mai essi sono ‘la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato’ (1Pt 2, 9)”.

È chiaro che non si tratta di una partecipazione formale al sacerdozio e all'apostolato, ma di una partecipazione all'attività sacerdotale e apostolica, che è l'unica possibilità per i cristiani comuni. E poiché questa partecipazione è soprannaturale nella sua sostanza e sublime nei suoi fini, essa eleva notevolmente i laici, rendendoli partecipi dell'irradiazione e dei frutti dell'apostolato.

3. Nella prima enciclica di Pio XII

Abbiamo ora il piacere di affiancare la prima enciclica di Pio XI alla prima e recentissima enciclica dell'attuale Sommo Pontefice, Pio XII, Summi Pontificatus, che dedica all'Azione Cattolica una pagina molto incoraggiante e piena di paterna gentilezza. In essa, utilizza la già classica definizione di laici formati dall'AC per acquisire una profonda comprensione della loro nobile missione. In una bella e descrittiva definizione, il Pontefice afferma cosa sono questi laici e qual è la loro missione:

“Una fervida falange di uomini e di donne di giovani e di giovinette, ubbidendo alla voce del sommo pastore, alle direttive dei loro vescovi, si consacra con tutto l'ardore dell'anima alle opere dell'apostolato, per ricondurre a Cristo le masse di popolo che da lui s'erano distaccate”.

Il Santo Padre Pio XII preferisce ovviamente la parola collaborazione, più facile da capire e meno soggetta a fraintendimenti; ma accetta e conferma anche l'interpretazione profonda del suo predecessore, scrivendo: “Questo lavoro apostolico, compiuto secondo lo spirito della chiesa, consacra il laico quasi a «ministro di Cristo» in quel senso che sant'Agostino (...) spiega”. E il pontefice si riferisce proprio al testo agostiniano, che sembra essere un felice presagio e un'anticipazione di un'attività che oggi ha un nome e una dottrina, ed è diventata una consolante realtà.

Pio XI ha dichiarato di aver definito l'Azione Cattolica come una partecipazione o collaborazione dei laici all'apostolato gerarchico della Chiesa con una particolare ispirazione di Dio. Questa testimonianza è sufficientemente autorevole e solenne da non lasciare spazio a dubbi. Inoltre, sappiamo che il Papa gode, anche al di fuori della sua infallibilità, di una speciale assistenza da parte di Dio nel governo della Chiesa, a cui l'Azione Cattolica è così intimamente legata. Gli eventi hanno pienamente confermato la realtà di questa speciale ispirazione di Dio.

4. Frutti preziosi della definizione

Dal terreno solido e profondo della definizione papale è nata infatti un'abbondante letteratura dogmatica, di cui il pontefice stesso ha fornito gli elementi di base più perspicaci e brillanti. Nella Sacra Scrittura ha trovato alcuni testi molto belli che illuminano i vari aspetti del movimento di apostolato dei laici, la sua necessità e il suo obbligo, la sua ammirevole eccellenza; le sue origini nel Vangelo, nelle epistole degli apostoli e nella tradizione cristiana; le sue finalità e le sue caratteristiche e, infine, una fioritura di passi della Scrittura che trovano nell'Azione Cattolica un'applicazione così legittima, e a volte così naturale, che sembrano essere stati scritti proprio per essa. Da parte sua, studiando questo movimento e verificandolo dal punto di vista dei vari dogmi, la teologia ha fatto emergere e messo in luce armonie notevoli e insospettabili.

Il concetto di apostolato gerarchico ha aperto la strada allo studio comparato dell'Azione Cattolica in relazione alla costituzione divina e alla vita organica della Chiesa, mentre il concetto di collaborazione è servito da guida per ricordare la grande legge della solidarietà cristiana, che implica una comunione di interessi e un'azione reciproca per il bene di tutti in generale e di ciascuno in particolare.

Da qui passò alla dottrina del Corpo Mistico, insegnata da San Paolo, e alle relative verità dell'incorporazione comune a Cristo, della vita soprannaturale in Cristo e del conseguente obbligo di collaborare per l'avvento del Regno di Cristo. Nei due sacramenti del Battesimo, che opera l'incorporazione, e della Cresima, che impone espressamente la collaborazione e allo stesso tempo fornisce le energie indispensabili, egli vide non solo le fonti del sacerdozio regale, ma anche le caratteristiche dell'apostolato a cui tutti i laici sono chiamati a partecipare.

5. Gerarchia e laici

È così che, per forza di cose, si approfondì lo studio delle relazioni tra gerarchia e laici e si trovarono i mezzi di collaborazione necessari. L'Azione Cattolica è stata quindi costruita su una solida base dottrinale.

Per sua stessa natura e definizione, l'Azione Cattolica è l'attività di laici organizzati al servizio della Chiesa; non è quindi autonoma o indipendente. La collaborazione richiede necessariamente che le parti coinvolte condividano gli stessi obiettivi e si accordino su realizzazioni concrete. Nel nostro caso, richiede anche la subordinazione alla gerarchia ecclesiastica. Sia per la dignità del sacerdozio (che non hanno), sia per la natura dell'apostolato, che per missione divina è riservato al sacerdozio gerarchico, i laici non possono entrare nel campo dell'apostolato in qualsiasi modo.

Spetta quindi alla gerarchia determinare gli obiettivi e le condizioni concrete di questa collaborazione, in base alle esigenze e alle possibilità generali o specifiche dei diversi luoghi. E il compito specifico dell'Azione Cattolica è quello di studiare le varie iniziative di lavoro negli ambienti laici e di operare affinché ottengano l'approvazione dell'autorità ecclesiastica competente. Solo così la collaborazione potrà essere fruttuosa e di successo.

È sulla base di questo principio, e con questo spirito, che le masse dei fedeli sono state invitate a svolgere il lavoro apostolico; e bisogna dire che esse hanno compreso l'onore offerto loro da questa chiamata a imprese sublimi, e hanno risposto con una generosità e una sollecitudine davvero ammirevoli.

Questo successo è certamente la migliore constatazione contenuta nella definizione di Pio XI, che, avvicinando l'Azione Cattolica all'attività della Chiesa, nobilitò il lavoro dei laici e li elevò a un'attività quasi sacerdotale. È proprio questo che hanno capito i fedeli, illuminati dagli assistenti ecclesiastici nominati dalla gerarchia e inviati a rappresentarla nelle varie associazioni come inviati del Signore. E gli eccellenti laici dell'AC non solo non vedevano ostacolata la loro attività dall'assistenza dei sacerdoti, ma ne traevano immenso incoraggiamento e beneficio, sia per la loro formazione spirituale che per la sicurezza del loro lavoro apostolico. Non a caso Pio XI, nel suo nuovo e conciso stile applicato all'AC, pronunciò la significativa frase sugli assistenti ecclesiastici: "in manibus tuis sortes meae".

6. Creare un'unione più stretta tra sacerdozio e laicato

Sono lieto di constatare che uno dei frutti più preziosi di questa condizione del programma, cioè l'assistenza spirituale del clero, è stato proprio quello di realizzare una più stretta unione tra i laici cattolici e il clero, e soprattutto con i pastori della Chiesa, alimentando nei loro cuori una tenera devozione e un attaccamento sempre più vivo al Sommo Pontefice, Vicario di Cristo e Capo visibile della Chiesa universale; ai vescovi, posti dallo Spirito Santo a governare le Chiese particolari; e ai parroci, posti dai vescovi a pascere parte del loro gregge; in una parola, a tutti coloro che comunemente vengono chiamati gerarchia ecclesiastica, dall'alto in basso.

È quindi naturale per noi essere i primi a gioire di questi successi. Non c'è infatti un solo vescovo che non abbia toccato con mano l'opera edificante e davvero provvidenziale dell'Azione Cattolica, sia nella guida dei suoi membri (tutti in cammino verso una più profonda conoscenza e una fervente pratica della vita cristiana) sia nei frutti abbondanti dell'attività apostolica, volta a sradicare il male e a promuovere il benessere spirituale delle famiglie e della società. In effetti, in alcune parrocchie dove l'Azione Cattolica ha aiutato i sacerdoti nel loro ministero ad arare, seminare e raccogliere, si sono verificate vere e proprie trasformazioni. Le testimonianze unanimi di vescovi, parroci e, soprattutto, pontefici, sono senza dubbio un grande elogio per l'Azione Cattolica.

Tutti sanno cosa pensava l'indimenticabile Pio XI dell'Azione Cattolica, alla quale faceva riferimento in tutti i suoi discorsi e in tutti i suoi documenti, anche solenni, sempre con nuove riflessioni sul pensiero centrale della sua definizione, suggerimenti molto puntuali e appelli ed esortazioni calorosi e commoventi.

7. Attualmente

A sua volta, la recente enciclica Summi Pontificatus ha fatto conoscere al mondo, nel modo più eloquente, ciò che l'attuale Sommo Pontefice Pio XII pensa dell'Azione Cattolica. In questa enciclica, il Papa testimonia che, in mezzo alle sofferenze e alle angosce dell'epoca attuale, trova nell'Azione Cattolica, che è già penetrata in tutto il mondo, un'intima consolazione e una gioia celeste, per la quale ringrazia umilmente e profondamente Dio ogni giorno. Afferma inoltre che l'AC emana fonti di grazia e riserve di forza, il cui valore sarebbe difficile da apprezzare nel nostro tempo. Dice anche che la preghiera della Chiesa al Padrone della messe di inviare operai nella sua vigna è stata esaudita in modo consono alle necessità del tempo presente, integrando e completando molto felicemente le energie, spesso ostacolate e insufficienti, dell'apostolato sacerdotale. E conclude con queste notevoli parole:

“Questa collaborazione del laicato con il sacerdozio rivela preziose energie, a cui è affidata una missione che cuori nobili e fedeli non potrebbero desiderare più alta e consolante”.

In effetti, in Pio XII risuonano la voce, il battito paterno e l'alto pensiero del defunto, grande pontefice dell'Azione Cattolica.

8. La Commissione cardinalizia in Italia

Queste misure prese da Pio XII subito dopo la sua elezione, ovviamente ispirate dalla stima e dall'affetto per l'Azione Cattolica, possono essere meglio apprezzate oggi alla luce delle auguste espressioni dell'enciclica Summi Ponticatus, che a molti potevano sembrare sorprendenti. Mi riferisco all'istituzione e alla nomina di una Commissione cardinalizia per l'alta direzione dell'Azione Cattolica italiana.

In considerazione dell'enorme quantità e portata del lavoro che grava sul suo supremo e universale ministero, e soprattutto in considerazione del grande sviluppo dell'Azione Cattolica in Italia, invece di riservarsene personalmente l'alta direzione, come aveva fatto per ovvie ragioni il suo venerato predecessore, Pio XII decise di affidare questo onorevole incarico alla suddetta Commissione, seguendo così la norma tradizionale del governo della Chiesa in Italia, applicando ad essa quanto era già stato fatto in altri Paesi. Questa è una chiara prova del suo alto e paterno interesse, e sembra persino indicare una certa direzione che dovrebbe portare la definizione di cui abbiamo appena parlato al suo sviluppo finale. Per formare la Commissione cardinalizia convocò vescovi residenziali, cioè vescovi attualmente impegnati nell'esercizio dell'apostolato gerarchico, il che sembra indicare che la necessità di dipendenza dell'Azione Cattolica dalla sacra gerarchia deve essere ulteriormente sottolineata.

9. Assistenti ecclesiastici

Inoltre, ci sono dei precedenti. È quindi certo che, per il naturale corso delle cose, l'attività degli assistenti ecclesiastici all'interno delle associazioni dell’Azione Cattolica ha lentamente acquisito importanza. Si dice che in molte diocesi sembra auspicabile la nomina di un sacerdote che presieda il Consiglio diocesano; sarà così l'interprete e l'esecutore più sicuro delle norme del vescovo. Non è stato dimenticato nemmeno il triste episodio del 1931, che ha portato all'intesa tra la Santa Sede e il governo italiano, che potrebbe essere definita un supplemento al Concordato sull'Azione Cattolica. In queste convenzioni si legge il principio che tutti conoscono:

"L'Azione Cattolica Italiana è essenzialmente diocesana e dipende direttamente dai vescovi, che ne eleggono i dirigenti ecclesiastici e laici. È chiaro che essi dipendono direttamente, ma non esclusivamente, dai vescovi che, nel loro ministero ordinario, sono subordinati alla suprema autorità del Vicario di Cristo".

In questa stessa occasione, sono state ricordate le famose parole di un Padre della Chiesa: "Nihil sine episcopo" a cui si potrebbe aggiungere, tutto sommato, un'altra: "Nihil sine parocho". La prima azione di Pio XII ha portato l'Azione Cattolica decisamente in questa direzione.

Per poter adempiere al mandato ricevuto dal Sovrano Pontefice, la Commissione cardinalizia aveva bisogno di un organo centrale incaricato di ricevere e trasmettere le sue direttive. A tal fine, è stato creato l'Ufficio Centrale di Azione Cattolica, naturalmente presieduto dal Segretario della suddetta Commissione. In questo modo, sotto l'alta guida della Commissione, fu creata una direzione centrale, con le corrispondenti direzioni nelle diocesi e nelle parrocchie. Di conseguenza, si formarono gli uffici diocesani e parrocchiali nel quadro dei gradi della gerarchia: il vescovo, divinamente investito dell'autorità ordinaria, e il parroco, la "cui paroecia collata est in titulum cum cura animarum sub Ordinari loci autoritate exercenda" (Can. 451, paragrafo 1). L'apostolato dei laici non potrebbe essere più saldamente inserito nella vita e nell'organizzazione della Chiesa.

10. Continuità sostanziale dell'Azione Cattolica

Nonostante tutto ciò, non c'è stato alcun cambiamento sostanziale negli obiettivi e nella struttura dell'Azione Cattolica, la cui organizzazione interna e le cui leggi rimangono intatte, salvo alcune piccole modifiche che la Commissione può introdurre. Per questo continuerà a funzionare come prima, nelle sue varie categorie, naturalmente sotto la direzione della rispettiva autorità ecclesiastica competente. Solo i consigli diocesani, che prima avevano solo una funzione di monitoraggio e coordinamento, sono stati assorbiti dagli uffici, che hanno un mandato più ampio e le cui decisioni sono più efficaci perché provengono dall'autorità giurisdizionale.

È chiaro che, come le associazioni devono limitarsi al campo d'azione proprio, cioè all'esecuzione dei piani di lavoro approvati dagli Uffici, così gli Uffici non possono e non devono allontanarsi dalle loro funzioni direttive cercando di sostituirsi alle presidenze o ai consigli delle varie associazioni, con le quali rimangono comunque legati attraverso la Consulta, che è un organo complementare che rende un grande servizio agli Uffici comunicando loro il frutto degli studi e delle esperienze fatte nel campo dell'apostolato.

I comunicati ufficiali della Commissione Cardinalizia e del Segretario Generale hanno già delineato la giurisdizione e i rapporti delle nuove Commissioni direttive, che saranno illustrati più dettagliatamente negli Statuti. Per il momento è sufficiente precisare lo spirito guida di queste innovazioni, che mirano a promuovere una maggiore unione delle organizzazioni con la gerarchia, che sarà un grande vantaggio per l'Azione Cattolica, e a sottolineare la subordinazione gerarchica culturale dei vari Uffici, che devono conoscere e comprendere i limiti delle loro attribuzioni.

Se i vescovi sono tenuti a rispettare e ad applicare nelle proprie diocesi gli statuti e le norme generali della Commissione cardinalizia, che agisce in nome del Santo Padre e quasi lo rappresenta, a maggior ragione i parroci saranno tenuti a fare lo stesso nei confronti del proprio vescovo, dal quale ricevono - per il momento - il mandato di agire come vogliono. L'esistenza di un Ufficio superiore che applichi rapidamente qualsiasi rimedio in caso di necessità non è quindi senza ragione.

Ci riserviamo per un altro articolo alcune considerazioni sui vantaggi ricercati e previsti dalle nuove disposizioni; ma non vogliamo concludere senza prima elevare il nostro pensiero a Dio per ringraziarlo di cuore di aver ispirato a Pio XI una definizione di cui la Chiesa ha tanto beneficiato durante il suo glorioso pontificato, e di aver ispirato a Pio XII l'idea di consolidare questa definizione in modo più autorevole e convincente, conducendo così l'Azione Cattolica Italiana verso nuovi traguardi e conquiste sotto l'egida di questo nuovo pontificato pieno di rassicuranti promesse di speranza.

Adeodato G. Card. Piazza

Patriarca di Venezia

Membro della Commissione cardinalizia

per l'Azione Cattolica Italiana