La mediocrità di Curtis Yarvin

 

Immagine AI generata con ChatGPT di OpenAI, modificata con Canva Pro

 

di John Horvat

La scena politica è piena di persone che mettono in discussione i fondamenti liberali della società odierna. Una di queste correnti è quella che si autodefinisce "Dark Enlightenment" (Illuminismo oscuro), che invita i suoi seguaci a mettere in discussione la modernità e l'establishment liberale che la sostiene. Tra i suoi esponenti di spicco c'è Curtis Yarvin.

Yarvin è una curiosa figura postmoderna che sfida deliberatamente ogni classificazione. L'autore cinquantunenne è uno sviluppatore di software che si occupa di commenti politici, e le sue riflessioni su Substack erano relativamente sconosciute fino a poco tempo fa.

Gran parte del suo lavoro è contenuto nel suo blog, ora chiuso, Unqualified Reservations, che scriveva sotto lo pseudonimo di Mencius Moldbug. Da allora ha scritto un libro intitolato 2024: Gray Mirror—Fascicle I: Disturbance , in cui cerca di spiegare la sua posizione antiliberale e la sua visione del futuro. Il problema è che, poiché non riconosce modi più classici per presentare in modo coerente la sua prospettiva e i suoi obiettivi, il meglio che possiamo fare è cercare di districare i suoi pensieri che sembrano prosperare sul caos.

L'ingresso nella notorietà

Con la vittoria della destra alle elezioni di novembre, Yarvin ha guadagnato un seguito considerevole. Tra i suoi lettori e ammiratori figurano il vicepresidente J. D. Vance e i venture capitalist Peter Thiel e Marc Andreessen. Le interviste con i grandi media come The New York Times gli hanno dato una certa notorietà al di fuori della frangia da cui è emerso. Il suo pensiero s’inserisce nella crescente ondata populista che si riscontra ovunque.

Il commentatore trasandato ha tutte le carte in regola per essere popolare tra la destra antiliberale. È sfacciato, sarcastico, scettico e cinico. Il suo stile è irriverente e volgare. Non gli interessano le regole e le formalità. Le sue invettive contro l'establishment non lasciano nulla in piedi. Ogni certezza deve essere messa in dubbio, ogni istituzione deve essere diffidata.

Nel suo libro Gray Mirror (ndt, Lo Specchio Grigio), Yarvin sostiene apertamente un cambio di regime in cui un unico personaggio deva guidare la società come un amministratore delegato. Sebbene paragoni questa figura a un monarca, chiaramente non vuole vincolarlo alle usanze tradizionali e alle limitazioni associate a un re. Il suo personaggio sarebbe dotato di tutti i poteri di un monarca/amministratore delegato che porta a termine le cose, ma senza orpelli né vincoli.

Egli ritiene che un cambiamento di regime frenerebbe il declino dell'establishment liberal e woke (che egli chiama la “Cattedrale”) e aprirebbe la strada a un nuovo mondo più sensibile alle esigenze della società.

Un libro difficile de recensire, quasi illeggibile

Siccome i pensatori di solito espongono le loro idee nei libri, si direbbe che Gray Mirror sarebbe un punto di partenza logico per comprendere questo curioso scrittore. Tuttavia, l'opera di Yarvin non è all'altezza delle aspettative. Qualsiasi lettore che si aspetti chiarezza ne uscirà deluso. Chiunque voglia recensire il libro rimarrà altrettanto frustrato. Si tratta davvero di un’“illuminismo oscuro”.

Gray Mirror è impossibile da recensire perché è quasi illeggibile. È una raccolta di commenti sconclusionati – in parte blog, in parte social media, in parte battute su Facebook – e la cosa peggiore è che sembra volerlo essere intenzionalmente. Una recensione classica del libro sarebbe un esercizio futile, poiché esso resiste violentemente un tale tentativo. L'autore rifiuta di inserire il libro in qualsiasi schema classico.

Inoltre, Yarvin non fornisce alcuna soluzione in questo primo “fascicolo”, ma semina solo dubbi sull'establishment. Da bravo marketer, conclude bruscamente il libro, promettendo un altro fascicolo non ancora scritto intitolato Process, che viene pubblicizzato come un manuale che delinea i processi per l'azione collettiva, il cambiamento di regime e l’avvento del governo di monarchi/CEO. Questo primo fascicolo non fornisce volutamente alcun indizio su quali potrebbero essere questi processi.

Il sottotitolo, Disturbance (ndt, disturbo o turbamento), è l'obiettivo dichiarato del libro, e quindi forse il modo migliore per discuterne è farlo inquietante. In effetti, il libro è inquietante non perché il suo contenuto sia importante. Difatti, non lo è. È inquietante perché rappresenta un modo caotico di affrontare i problemi, e questo è di cattivo auspicio. Egli s’impegna nella distruzione prima di discutere i processi, il che apre le porte a qualsiasi cosa.

Si possono notare tre disturbi. Il primo è la mancanza di certezza.

In quanto figura anti liberale, Yarvin mette in discussione l'intera narrativa liberale risalente all'Illuminismo, includendo i concetti di democrazia, progresso e prospettive storiche. Egli critica inoltre il mondo woke che ha stravolto tutto. Sostiene che tutte queste cose siano fallimentari, come dimostra la crisi all'interno della società. Pertanto, devono essere tutte messe in discussione, senza che ci siano certezze d’afferrare nella rete oscura della quasi-narrazione del libro. Egli sostiene pure che le spiegazioni tradizionali siano parziali e ingannevoli. Non ci si può fidare di nessuno, forse nemmeno di se stesso.

Questa sfiducia è insita nel testo. L'autore promette al lettore che, dopo aver letto il libro, "potresti non avere molte risposte, ma dovresti avere molte più domande". L'obiettivo del libro è "sconvolgere il senso di dove ci troviamo. Le nostre narrazioni storiche, politiche e filosofiche non sono infallibili".

Non ci si può affidare alle narrazioni, ai canoni e alle credenze religiose del passato, non perché siano sbagliati ma perché semplicemente "non sono infallibili". Non possono essere interpretati alla luce oscura dell'attuale regime di "insensatezza”.

 "Non possiamo usare la tradizione per guidarci verso il futuro", afferma Yarvin. "Questo perché abbiamo un passato falso. Qualsiasi passato reale e utile deve essere costruito partendo dai principi fondamentali". Egli invita i lettori a "scriverlo da soli".

I lettori sono deliberatamente lasciati alla deriva e senza punti di riferimento, con le loro certezze passate scosse. In questo stato di turbamento, Yarvin li invita ad aggrapparsi all'idea di un cambiamento di regime indefinito, che egli presenta come almeno auspicabile.

Il secondo disturbo contraddice il primo. Su una piattaforma di dubbi, Yarvin costruisce un quadro di semi-certezze. La stessa persona che mette tutto in discussione chiede poi al lettore di considerare seriamente le idee radicali che propone, e che ammette potrebbero funzionare o meno.

Così, l'autore pontifica sulle sue riflessioni, affermandole con forza, senza svilupparle o rifletterci profondamente. Tuttavia, questa forte affermazione assume un'aria di autorità, come se pretendesse di sapere cosa sta succedendo.

Con il suo stile scherzoso, insinua di conoscere il gioco dell'oligarchia al potere, smascherando il suo dominio sulla società simile a quello del film fantascientifico Matrix. Egli si ripromette anche di scrivere da zero il manuale per il cambiamento di regime, per rendere il mondo un posto migliore.

Il disturbo finale diventa la formula per il cambiamento di regime. Senza di esso, nulla andrà avanti.  Questo sconvolgimento definitivo s’inserisce nel prisma visuale di potere freddo e duro del libro. La soluzione politica che fornisce Yarvin è quella di un uomo forte simile a Cesare, che risolve tutto in modo efficiente esercitando il suo potere e la sua tecnica. L'autore riduce tutto al potere senza considerare il vasto mondo delle considerazioni morali, culturali e di altro tipo che rendono l'atto di governare allo stesso tempo umano e complesso.

Non ci sono riferimenti alla carità o alle nozioni tradizionali di moralità o virtù. Non esistono alti ideali o beni sociali. In quanto ateo, Yarvin omette qualsiasi riferimento a un Dio amorevole che governa il mondo attraverso la Sua Provvidenza.

Nel suo regime pseudo-monarchico che funziona come una società per azioni, tutto diventa un esercizio di dinamiche di potere. L'obiettivo indefinito è quello di rendere il mondo un posto migliore in cui vivere. Tuttavia, non rimane chiaro cosa ciò significhi o come debba essere realizzato.

Il suo sistema non affronta le gravi questioni morali che dividono le nazioni, ma le sopprime. La guerra culturale è una guerra fittizia che verrà semplicemente dichiarata conclusa senza che nessuna delle parti possa ottenere la vittoria. Egli non propone un'alternativa morale. Sembrerebbe che l'aborto, il matrimonio omosessuale e altri stili di vita permissivi che polarizzano così tanto l'America rimarranno in vigore.

Nel frattempo, le profonde questioni relative alla finalità, al significato e alla morale rimangono irrisolte in un momento in cui queste questioni richiedono a gran voce delle soluzioni.

Un Picasso del mondo filosofico

Ciò che rende Gray Mirror così inquietante è che tali idee stanno guadagnando terreno tra alcuni conservatori. In tempi d’instabilità politica e incertezza morale, spesso emergono autori che attraggono menti superficiali. Essi suscitano scalpore perché affermano con forza le loro idee. Diventa di moda citarli come pensatori profondi, se non profeti, che leggono i segni dei tempi.

A proposito di Gray Mirror, viene in mente ciò che l’Enciclopedia Britannica scriveva sul libro di Martin Heidegger del 1927, Essere e tempo: "Sebbene quasi illeggibile, è stato immediatamente percepito come di primaria importanza".

Tali opere sono incomprensibili al grande pubblico. Pochi riescono a capire cosa intenda Yarvin nel capitolo intitolato "L'eziologia della tossicità politica". Tuttavia, nessuno vuole ammettere che i "vestiti nuovi" dell'imperatore non esistono. Questi pensatori sono come i Picasso del mondo filosofico, dove tutti fingono di trovare un significato in tele confuse che non ne hanno alcuno.

Tempi di mediocrità radicale

Il pensatore cattolico Plinio Corrêa de Oliveira una volta ha commentato che le filosofie contorte sono il prodotto di menti mediocri. Mancano della logica cristallina e dello slancio che dovrebbero caratterizzare una buona filosofia. Tali pensatori non riescono a portare le loro idee alle loro conseguenze finali.

Al contrario, intasano il loro pensiero con gergo inventato e ragionamenti complicati. Si affezionano e diventano ossessionati dalle loro creazioni e facilmente narcisisti. Come Gray Mirror, le loro opere diventano difficili da leggere. Sono disturbi, non soluzioni.

Una valutazione del genere può sembrare severa e persino poco caritatevole. Tuttavia, non si tratta di un attacco personale. Opere come Gray Mirror riflettono molto più la cultura attuale che qualsiasi individuo.

La società soffre di una mediocrità radicale, in cui nessuno vuole affrontare le cause o accettare le conseguenze delle proprie azioni. Tutto deve essere senza effetto; nessuno si assume la responsabilità. Mettendo in discussione tutto, le persone si vedono come vittime di coloro che cercano di ingannarle.

Forse è proprio questo mettere in discussione che rende la visione di Yarvin attraente per alcuni conservatori. Egli offre una facile via d'uscita: basta allontanarsi dai problemi complessi sostenendo che sono narrazioni false e che tutto può essere riscritto.

Offre anche uno sfogo a coloro che sono stanchi del disordine e vogliono agire senza valutare a fondo tutte le conseguenze. Un forte potere esecutivo potrebbe liberarci dalle situazioni confuse. Tali "soluzioni" non richiederebbero necessariamente che gli individui cambino vite disordinate e mettano in pratica la virtù.

La radicale mediocrità di Curtis Yarvin e di quelli come lui consiste nella riluttanza ad affrontare le questioni esistenziali che richiedono una risoluzione. Ciò porta alla pericolosa e paradossale era dell'Illuminismo Oscuro, che sarebbe meglio definire come Rifiuto della Saggezza.

 

Fonte: Law&Liberty, 25 agosto 2025. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

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