Pregare per la conversione dell’Inghilterra  

Presentando la nuova edizione di The Conversion of England by the Power of Prayer, che raccoglie le preghiere del cardinale Nicholas Wiseman e una conferenza del cardinale Herbert Vaughan, mons. John Armitage riflette sul passato cattolico dell’Inghilterra e sui segni di una possibile «terza primavera» di conversione. 

di Edward Pentin

CANTERBURY, Inghilterra — Mentre in Inghilterra si moltiplicano i segni di una rinascita del cattolicesimo, soprattutto tra i giovani, è stato pubblicato un nuovo libretto, quanto mai opportuno, intitolato The Conversion of England by the Power of Prayer (La conversione dell’Inghilterra con la forza della preghiera).

Il libretto, che propone una storica conferenza sul tema del cardinale Herbert Vaughan, arcivescovo di Westminster dal 1892 al 1903, contiene anche le preghiere per la conversione dell’Inghilterra composte da un suo predecessore, il cardinale Nicholas Wiseman, arcivescovo di Westminster dal 1850 al 1865.

Queste preghiere furono recitate ogni giorno dai seminaristi del Venerabile Collegio Inglese di Roma fino al 1965, quando vennero sostituite da preghiere più brevi per l’unità dei cristiani, alla vigilia della storica visita a Roma dell’arcivescovo anglicano di Canterbury Michael Ramsey. Il libretto, pubblicato dalla Catholic Truth Society, suona come un appello ai fedeli inglesi perché evangelizzino il Paese, noto per essere consacrato come «Dote di Maria».

La prefazione a questi due testi ripubblicati è stata scritta da mons. John Armitage, maestro della Guild of Our Lady of Ransom (Confraternita di Nostra Signora della Mercede), un’organizzazione cattolica che promuove l’evangelizzazione e riaccoglie nella Chiesa i cattolici che se ne sono allontanati, in Inghilterra e nel Galles.

In questa recente intervista al Register, mons. Armitage, parroco nell’East London ed ex rettore del Santuario di Nostra Signora di Walsingham, attinge al ricco passato cattolico dell’Inghilterra per mostrare che il Paese è sempre stato cattolico, spiega il significato e l’importanza della «Dote di Maria» e condivide le sue riflessioni sul perché e sul come possa essere in atto una «terza primavera» di conversione alla fede.

Mons. Armitage, lei ha affermato che l’Inghilterra è sempre stata cattolica, anche durante e dopo la Riforma. Può spiegare meglio che cosa intende?

Il primo segno pubblico del cristianesimo in questo Paese fu il martirio di sant’Albano, intorno all’anno 304. Albano era un soldato romano che incontrò un sacerdote cristiano: questo ci dice, innanzitutto, che a quel tempo qui in Inghilterra c’erano sacerdoti cristiani, e sappiamo che la fede giunse per la prima volta in Inghilterra con l’occupazione romana del Paese. Nel 314 si tenne il Concilio di Arles [la prima assemblea rappresentativa dei vescovi cristiani dell’Impero romano d’Occidente], al quale erano presenti tre vescovi britannici — Eborio di York, Restituto di Londra e Adelfio di Colchester — il che dimostra davvero la presenza del cristianesimo nella Britannia romana.

Perché allora sant’Agostino fu inviato a convertire gli inglesi nel 597?

Papa san Gregorio Magno inviò missionari in Inghilterra perché nel sud del Paese non c’era nessuno dei grandi missionari del nord. A quel tempo non esisteva un’Inghilterra in quanto tale: c’era la Britannia, e non c’era un’identità comune, se non il fatto di chiamarla, appunto, Britannia. Quando sant’Agostino giunse nel sud della Britannia, compresa Canterbury, la popolazione adorava divinità diverse, e il principale dio anglosassone dell’epoca era Woden.

Fu dunque questa la «prima primavera» della conversione dell’Inghilterra, secondo l’espressione coniata da san John Henry Newman?

Sì, la prima primavera della Chiesa in questo Paese ebbe inizio con il martirio di sant’Albano; poi vennero la grande missione di Agostino e la costruzione dell’Inghilterra come identità. E ricordiamo che i primi luoghi da cui si diffuse la fede furono i monasteri: per questo abbiamo monasteri in tutto il Paese. Si edifica così la prima primavera del cristianesimo in questo Paese, che ci accompagna fino alla seconda primavera.

Nel marzo 2020, poco prima che esplodesse la crisi del COVID, l’Inghilterra è stata nuovamente consacrata come «Dote di Maria». Che cosa significa esattamente «Dote di Maria» e perché è importante?

Ha due significati. Uno è quello continentale, per cui la dote è ciò che una donna porta al marito quando si sposa. Non è così in Inghilterra. In Inghilterra la dote è il denaro o la terra riservati a una donna nel caso in cui il marito muoia. È una cosa molto diversa. E le sue radici risalgono fino alle Crociate, quando gli uomini partivano e semplicemente non tornavano più, senza che si sapesse che cosa fosse loro accaduto. Così la dote divenne ciò che viene riservato a una madre. Ecco perché in varie parti del Paese, se si va nei villaggi, si vede la «dower house», la casa che apparteneva alla signora del maniero dopo la morte del marito. Quando l’erede prendeva possesso della residenza principale, lei la lasciava per andare ad abitare nella dower house, e diventava nota come la «dowager» [la nobildonna vedova]. Così, in Inghilterra, «Dote di Maria» significa che il Paese è riservato a Maria.

Può parlarci della «seconda primavera», l’emancipazione cattolica dell’Inghilterra?

Lei e io siamo entrambi frutto della «seconda primavera». Le nostre chiese, le nostre scuole, i nostri monasteri, i nostri conventi sono tutti frutto della seconda primavera. L’establishment inglese cercò di distruggere la prima primavera, o di trasferirla nella Chiesa d’Inghilterra, ma la seconda primavera arriva con il Primo Sinodo Provinciale di Westminster, nel 1852: è allora che Newman pronunciò dal pulpito di Oscott il suo celebre sermone sulla «seconda primavera», nel quale afferma: «Una cosa sola io so: che secondo il nostro bisogno, così sarà la nostra forza».

Si potrebbe dire che oggi il nostro bisogno è più grande che mai?

Certamente, senza alcun dubbio. Il che ci porta a questa generazione. Lo vediamo nella storia di questo Paese: nulla resta fermo; la storia non sta ferma. «Mutamento e rovina vedo tutt’intorno; o Tu che non muti, resta con me», dice l’inno Abide With Me («Resta con me»). È questo il fondamento stesso del cattolicesimo. L’unico modo per comprendere il cattolicesimo è questo: nulla cambia; è tutto ciò che gli sta intorno a cambiare: la storia, la cultura, le guerre, le carestie, e chi più ne ha più ne metta — tutto questo cambia. Io non faccio qualcosa di nuovo ogni giorno; faccio ogni giorno qualcosa di antico, cioè celebrare l’Eucaristia. È questa la chiave per comprenderlo: «Mutamento e rovina vedo tutt’intorno». È l’esperienza dei nostri giovani oggi; ma poi trovano qualcosa che non cambia, scoprono che non è cambiato da migliaia di anni, e allora dicono: «Forse qui c’è qualcosa».

Una volta lei ha detto, citando sant’Agostino, che la fede è «sempre antica, sempre nuova».

Sì, è questo che rende il cristianesimo così vitale in ogni epoca. Se fosse soltanto antico, sarebbe semplicemente superato. E se fosse superato, non durerebbe. Se fosse nuovo di zecca, beh, non ci si potrebbe fidare, perché non si saprebbe dove andrà a finire. È l’unione dell’antico e del nuovo che ci dà un cattolicesimo vitale.

Direbbe dunque che la «terza primavera» è ora in corso, che ci sono segni di una possibile riconversione dell’Inghilterra?

Non credo che ci siano dubbi al riguardo, ma questo non si basa soltanto sulle statistiche: si basa su ciò che possiamo vedere e su testimonianze dirette. Se tre anni fa mi avesse detto che sarebbe accaduto ciò che stiamo vivendo ora, non le avrei creduto. Qui, in questa parrocchia, in questo momento abbiamo 22 persone che hanno appena iniziato il percorso di iniziazione cristiana degli adulti (RCIA), e soltanto due di loro sono battezzate: non si tratta di convertiti. Non è un fenomeno universale, ma c’è la sensazione diffusa che stia accadendo qualcosa. Due settimane fa abbiamo avuto anche la processione Adoremus [processione eucaristica attraverso una parte di Londra], e mentre eravamo in fila davanti alla cattedrale di Westminster c’erano seminaristi dappertutto — davvero dappertutto. Il rettore di Allen Hall [seminario londinese fondato originariamente nel 1524] mi ha detto che è «pieno fino all’ultimo posto».

Che cosa caratterizza, a suo avviso, questa rinascita?

Dobbiamo riconoscere, prima di tutto, la grande frase di Agostino: «Ci hai fatti per te, o Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te». Ora, se dovessi spiegare perché i giovani stanno entrando nella Chiesa, direi che è proprio per questo. C’è questa inquietudine, perché nient’altro funziona.

Riguardo al libretto della CTS di cui lei ha scritto la prefazione, The Conversion of England by the Power of Prayer, può spiegare che tipo di indicazioni contiene per aiutare le persone in Inghilterra a ritornare alla fede?

Il primo testo raccoglie le preghiere composte negli anni Cinquanta dell’Ottocento dal cardinale Nicholas Wiseman [il primo arcivescovo di Westminster], che scriveva alle soglie della seconda primavera; il secondo è una conferenza tenuta dal cardinale Herbert Vaughan [il terzo arcivescovo di Westminster] alla fine del XIX secolo. Non sono dunque cose di attualità, ma sono il «sempre antico, sempre nuovo».

Quanta fiducia e quanta speranza nutre che, nonostante il secolarismo e la diffusione dell’islam in Inghilterra, la fede cattolica alla fine prevalga e il Paese torni alla fede?

Sono molto pessimista, ma sono pieno di speranza. […] Sono cristiano, quindi sono pieno di speranza. La speranza ci porta oltre il pessimismo che nasce dagli eventi.

 

Fonte: National Catholic Register 2 novembre 2026. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.

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